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Quando: Sabato 6 giugno 2026, ore 10
Dove: Parco Pareschi, Corso Giovecca 148

    Autore: Rodolfo Baraldini

    Riflessioni dopo l’iniziativa pubblica sulla democrazia partecipativa

    L’immagine che il professor Lewansky ci ha fornito nella sua conferenza è stata molto suggestiva. L’aver trattato il tema con tecniche comunicative di libera associazione concettuale ci ha arricchito di intenzioni positive verso la proposta di una “partecipazione deliberativa” ma ….. dopo la fascinazione ritornando tra le ombre della realtà tutto ha perso luminosità: dopo una immagine splendente, il buio e nessun strumento per orientarsi. Siamo noi a dover dare una forma a questi buoni propositi? Ma come?!

    Come qualsiasi oggetto percepito ha una sua ombra per essere considerato possibile così una idea, un progetto ha una sua dimensione invisibile per rendersi realizzabile. E’ proprio su questo che mi sembra necessario trovare il modo di lavorare. A mio giudizio anche la “partecipazione deliberativa” se non si realizza in pratiche sociali vive può diventare un carrozzone per esercitazioni laterali a pratiche politiche tradizionali cioè, in definitiva, generare attività lontane dall’essere momenti di crescita e consolidamento di comunità nel loro ruolo sociale.

    Perché suggerimenti e suggestioni su un progetto possano trovare la propria forma reale è necessario che si avviino processi reali di sviluppo e apprendimento tra soggetti consapevoli di essere titolari di interessi legittimi. Dare sostegno alla formazione di gruppi sociali che per appartenenza o per competenza siano in grado di costituirsi come soggetti attivi sul territorio diventa un obiettivo auspicabile.

    La sperimentazione, ad esempio, è stata indicata come inutile dal professore; in realtà, a mio giudizio, è molto utile non tanto per fornire risultati di legittimazione al progetto – e su questo ha ragione Lewansky quando sostiene che non servono ulteriori conferme dell’efficacia della sua proposta – quanto per rendere viva e trovare modalità attraverso cui la “partecipazione deliberativa” diventa uno strumento acquisito e praticabile nel tempo ed in diverse situazioni.

    In definitiva, non si possono affrontare dinamiche sociali complesse senza dare impulso a relazioni vive in processi aperti e curare confronti con tutti i soggetti coinvolti.

    Per poter cogliere le opportunità però, bisogna essere in grado di saperle individuare e rileggere. Di qui la necessità di sviluppare quelle capacità di ascolto e di osservazione del nostro mondo esterno così come coltivare riflessioni e riconoscimenti del nostro mondo interiore (queste capacità sono riferibili sia al singolo individuo che ad una organizzazione complessa).

    In questo processo strategico di sviluppo organizzativo e sociale si possono riassumere tre momenti sostanziali:

    -L’osservazione e la sua interpretazione

    -L’intervento e la sua sperimentazione

    -La definizione del progetto e la sua esecuzione, l’idea e la struttura

    La sequenzialità è del tutto arbitraria. Ciascuno di questi momenti si articola in polarità che possono esprimersi in conflittualità o rigenerarsi in armonia ed accordi. Il “come” sviluppare processi di effettiva realizzazione di scelte comuni e condivise viene ad essere di strategica importanza per il successo e l’efficacia degli interventi individuati e solo l’esperienza ci può fornire suggerimenti effettivi.

    Il primo delicato momento di avvio di qualsiasi percorso di sviluppo è quello che riguarda la capacità di osservare la realtà delle situazioni che ci interessano nella molteplicità degli elementi che le descrivono. Non concentrare in poche mani l’esclusività dei rilievi e delle valutazioni e riuscire a produrre una visione multi-prospettica, non ancorata a pregiudizi e preconcetti, sul fenomeno osservato possono essere obiettivi non trascurabili. La complessità dei fenomeni trova nella centralizzazione di strutture decisionali modalità di rallentamento nel fare e vischiosità nei risultati perseguibili.

    Il secondo momento è costituito da quelle scelte ed interventi possibili che possono emergere dal confronto con la memoria delle esperienze condotte: il confronto tra le diverse linee interpretative e tra le diverse forme di intervento nella loro sperimentazione sembra essere un passaggio indispensabile per arrivare alla formulazione di un progetto efficiente ed efficace.

    In questo percorso, la capacità di dialogo mi sembra essere la facoltà indispensabile: riuscire a portare non solo i singoli cittadini ma anche leaders e organizzazioni, operatori qualificati e tecnici competenti a riconoscere il bisogno di sviluppare capacità personali di pensiero aperto, inclusivo e capacità di ascolto dovrebbe essere un obiettivo centrale per sviluppare sensibilità a forme di dialogo “generativo”.

    Il risultato finale sarà una diagnosi articolata del tema trattato che può condurci con discreta attendibilità all’individuazione di un progetto concreto di interventi realizzabili.

    L’ultimo momento del processo completa e consolida le attività ed i ruoli di esercizio individuati come necessari in una visione condivisa tra tutti gli attori reali della situazione in considerazione e definisce un progetto che individua modalità e tempistica per una concreta ed efficiente operatività. Anche su questo piano le possibilità di formare e sviluppare strategie di collaborazione e potenziamenti professionali e tecnici sono diverse e non possono che essere obiettivi da proporsi in itinere.

    In definitiva, proporrei di lavorare insieme su questi aspetti, anche con l’ausilio di esperti, per un percorso che si ispira a collaborazioni e forme attive di partecipazione diretta in gruppi sociali e comunità.

     

     

    Democrazia partecipativa, base per il futuro di Ferrara

    In un incontro del Forum Ferrara Partecipata presentate le proposte per un sistema da attivare a livello comunale per garantire l’effettiva partecipazione dei cittadini al governo della città

    di Giovanni Iannucci

    Il Forum Ferrara Partecipata, in un incontro pubblico al Centro Grisù del 29 novembre, ha invitato tutti i cittadini a riflettere sul significato e sull’importanza del voto in questo momento di forte crisi da parte delle democrazie rappresentative.

    “Come i cittadini possano partecipare” nelle scelte che li riguardano deve essere un tema al centro della futura campagna elettorale. “Come Forum riteniamo che la democrazia partecipativa sia la base fondamentale per poter costruire il futuro di Ferrara”.

    Sono state evidenziate tre linee guida ben strutturate. La prima riguarda l’esperienza del Bilancio partecipativo nel quale i cittadini, in assemblee territoriali, possono esprimersi riguardo la destinazione di investimenti comunali in aree specifiche. La seconda linea guida della democrazia partecipativa contempla l’Assemblea cittadina, composta da un campione estratto a sorte e rappresentativo della composizione sociodemografica della cittadinanza che si esprime su temi strategici. Infine la Web-Democracy, vale a dire lo sviluppo di piattaforme e strumenti digitali che rendono effettiva e diffusa la partecipazione dei cittadini dal basso, sull’esperienza di diverse città europee.

    Rodolfo Lewanski, professore all’Università di Bologna e tra i massimi esperti in Italia di democrazia partecipativa, ha voluto porre l’attenzione sul termine partecipazione, in quanto “è una parola abusata, distorta, violentata, manipolata e che serve a manipolare. Le decisioni devono essere sempre collettive, non sto decidendo io cosa mangiare stasera a cena”.

    Alessandra Marin, professoressa all’Università di Ferrara ed esperta di urbanistica partecipata, ha spiegato in cosa consista il rapporto tra urbanistica e partecipazione: “Il rapporto tra la città, il territorio e i percorsi di coinvolgimento dei cittadini può avere diversissime declinazioni. Serve avere chiaro il quadro conoscitivo partecipato che diventa uno strumento di supporto alle decisioni urbanistiche”:

    Massimo Rossi, uno dei primi sindaci in Italia a realizzare un bilancio partecipato nel paese di Grottammare, nel corso del suo intervento si è concentrato “sull’importanza cardine di questa democrazia generativa in grado di portare a una trasformazione, a un cambiamento della società nella sua complessità”.

    Cos’è il Forum Ferrara Partecipata

    Il Forum è costituito da cittadini e associazioni: Associazione Cohousing Solidaria, Ass. Fiumana, Ass. PiazzaVerdi, Ass. Rua-Udu, Circolo Laudato si’ di Ferrara Comacchio, Cittadini del Mondo, Comitato Acqua Pubblica di Ferrara, Donne per la Terra, Extinction Rebellion Ferrara, Ferraresi Uniti per Liberare il Centro Storico da Auto e Furgoni, Fridays For Future Ferrara, Italia Nostra, Koesione22, Legambiente Ferrara, Parents For Future Ferrara, Periscopio, Pirati del Po, Plastic FreeFerrara, Pontegradella in transizione, Teachers For Future Ferrara, Uisp, Viviferrara, Wwf.

    “La città del domani?. Con i cittadini”

    Il Forum Ferrara Partecipata organizza un incontro pubblico per discutere di democrazia partecipativa, Bilancio Partecipativo, Assemblea Cittadina e Web-Democracy per costruire il futuro di Ferrara. Tre relatori esperti discuteranno con i cittadini e le forze politiche.

    Si intitola: ’Tra un’elezione e l’altra. In che modo i cittadini possono partecipare davvero a costruire il futuro di Ferrara e delle sue frazioni’. Parliamo dell’incontro pubblico del Forum Ferrara Partecipata promosso per domani alle 17.30 nella Sala Macchine di Grisù. “All’incontro verranno – così una nota – presentate le proposte del Forum per un sistema strutturato di democrazia partecipativa da attivare a livello comunale per garantire l’effettiva partecipazione dei cittadini al governo della città. Saranno invitati a confrontarsi tre relatori, scelti per competenze ed esperienza sul tema, insieme ai cittadini e a tutte le forze politiche interessate, in vista delle prossime elezioni”.

    Tre le linee guida: l’esperienza del Bilancio partecipativo in cui i cittadini, in assemblee territoriali possono esprimersi sulla destinazione di risorse di investimenti comunali in aree specifiche. L’assemblea cittadina, composta da un campione estratto a sorte e rappresentativo dal punto di vista socio-demografico della cittadinanza che si esprime su temi strategici, come nell’assemblea per il clima di Bologna. Infine, la web-democracy, lo sviluppo di piattaforme e strumenti digitali che rendano effettiva e diffusa la partecipazione dei cittadini dal basso, sull’esperienza di diverse città europee. Interverranno Rodolfo Lewanski, professore dell’Alma Mater, e tra i massimi esperti in Italia di democrazia partecipativa, Alessandra Marin di Unife ed esperta di urbanistica partecipata, e Massimo Rossi, uno dei primi sindaci in Italia a realizzare un bilancio partecipato a Grottammare. “L’incontro – spiegano gli organizzatori – invita a riflettere sul significato del voto, in un momento di crisi delle democrazie rappresentative, dove calano i votanti a ogni tornata elettorale e aumenta la sfiducia nelle istituzioni. Come Forum riteniamo che la democrazia partecipativa sia la base fondamentale per poter costruire il futuro di Ferrara”. La serata sarà la prima di una serie a cui faranno seguito una sulla conversione ecologica ed energetica della città e un’altra sui beni comuni.

    La Democrazia Partecipativa per costruire un nuovo futuro per Ferrara. Il Forum chiama tutti al confronto: mercoledì 29 novembre, ore 17,30 al Grisù

    Il Forum Ferrara Parecipata, Rete composta da numerose Associazioni e cittadini che, dopo l’impegno per contrastare il progetto Fe.ris., ha esteso la sua riflessione e iniziativa sui temi riguardanti la visione della città, organizza mercoledì 29 novembre alle ore 17,30 (presso la Sala Convitto della Factory Grisù di via Poledrelli)  un incontro pubblico sul tema :“ Tra un’elezione e l’altra: in che modo i cittadini possono partecipare davvero a costruire il futuro di Ferrara e delle sue frazioni”.

     

    L’incontro, introdotto da Lucia Ghiglione, del Forum Ferrara Partecipata e che vedrà i contributi di Rodolfo Lewanski, professore Alma Mater, Scienze Politiche, già Autorità per la Partecipazione della Regione Toscana, Alessandra Marin, professoressa di urbanistica Università di Ferrara Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione e Massimo Rossi, ex Sindaco di Grottammare 0 Ascoli Piceno ), vuole essere un’occasione per approfondire i temi legati alla democrazia partecipativa, su come essa possa strutturarsi in un vero e proprio sistema che consenta ai cittadini di poter concorrere realmente alle decisioni che l’Amministrazione pubblica intende assumere.

    L’incontro è rivolto a tutta la cittadinanza e anche alle forze politiche e sociali.
    In particolare, chiediamo alle forze politiche, in un momento vicino alla prossima scadenza elettorale amministrativa, di partecipare ed intervenire a questa discussione, misurandosi con le proposte che in proposito Forum Ferrara Partecipata ha elaborato in questi ultimi mesi.

    Alleghiamo pertanto la parte del documento prodotto dal Forum sul tema della democrazia partecipativa, preannunciandovi che nei prossimi mesi promuoveremo analoghi incontri sui temi della conversione ecologica e sui beni comuni, sui quali abbiamo costruito altrettante elaborazioni e proposte.

    Coordinamento Forum Ferrara Partecipata
    p. contatti Corrado Oddi   3429218650 – Francesca Cigala  3473118833

    ALLEGATO
    LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA COME BASE PER COSTRUIRE LA CITTA’ DEL FUTURO

    Partiamo da qui con le nostre riflessioni e proposte perché, da una parte, siamo convinti che i meccanismi classici della democrazia rappresntativa non riescono più a coinvolgere fette consistenti di cittadini e, dall’altra, abbiamo assistito con l’attuale Amministrazione – ma questo ha riguardato anche le precedenti Amministrazioni di centro-sinistra- al venir meno della volontà di coinvolgimento nelle scelte e nell’ascolto dei cittadini e anche ad una mancanza forte di trasparenza nelle politiche amministrative che venivano compiute. A noi sembra sia venuto il momento di produrre una svolta e che il dare voce e possibilità di influire nelle scelte ai cittadini può costituire il passaggio fondamentale per disegnare il futuro della città, la sua affermazione come luogo e spazio di una convivenza che sappia affermare i valori della libera espressione e realizzazione delle persone, della giustizia sociale, della sostenibilità ambientale, dell’inclusione e della solidarietà. In questo senso, parliamo del ruolo fondamentale della democrazia partecipativa anche per Ferrara.

    E’ chiaro che parlare di democrazia partrecipativa non significa tanto parlare di come migliorare un sistema chiuso di gestione amministrativa, ma soprattutto di come dare impulso ad un processo aperto di sviluppo in cui le attività di tutti i soggetti coinvolti convergano al conseguimento di risultati concreti. Attività che possono avvalersi di diversi strumenti ed articolarsi in diverse azioni, mirate a rendere sempre più riconosciuti presenza e fabbisogni reali della cittadinanza nelle scelte e nelle decisioni amministrative ad integrazione e supporto del sistema di rappresentanza politica istituzionalmente costituito.

    E’ necessario, ovviamente, iniziare da una ricognizione sulle forme partecipative attualmente esistenti nel Comune di Ferrara (Scheda 1.1 LE FORME PARTECIPATIVE ATTUALMENTE ESISTENTI NEL COMUNE DI FERRARA), per poi passare a come esse vadano modificate, rendendo più forte il ruolo dei promotori degli strumenti partecipativi e più fruibili gli stessi, a partire dal referendum (Scheda 1.2 LE POSSIBILI MODIFICHE RISPETTO AGLI ATTUALI STRUMENTI  DI PARTECIPAZIONE).
    Si tratta, soprattutto, di individuare un sistema sufficientemente strutturato per dar vita ad una reale partecipazione della cittadinanza, prevedendo forme di discussione, diritto di proposta e possibilità di decisione da parte dei cittadini abitanti delle varie articolazioni territoriali (democrazia partecipativa “orizzontale”), ponendo al centro il ruolo delle Assemblee dei delegati territoriali e l’inizio di un percorso che guarda al Bilancio Partecipativo (Scheda 1.3 SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA ORIZZONTALE).
    Allo stesso modo, occorre valorizzare la partecipazione da parte di tutti gli abitanti su temi considerati fondamentali nel disegnare le scelte di fondo che riguardano la città ( democrazia partecipativa “verticale”), partendo dall’esperienza delle Assemblee tematiche dei cittadini (Scheda 1.4 SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVAVERTICALE). Infine, è importante anche utilizzare le potenzialità offerte dalle strumentazioni informatiche, costruendo una vera e peopria piattaforma digitale pubblica di reale partecipazione dal basso dei cittadini (Scheda 1.5 SULLA WEB-DEMOCRACY).

    SCHEDA 1.1 : LE FORME PARTECIPATIVE ATTUALMENTE ESISTENTI NEL COMUNE DI FERRARA
    Il regolamento e lo Statuto comunale prevedono come istituti di partecipazione popolare: istanze, petizioni, proposte di deliberazione consiliare, consultazioni popolari e referendum popolari. Le istanze, sottoscritte senza obbligo di autenticazione anche dal singolo cittadino, sono richieste che i cittadini possono rivolgere agli organi decisionali dell’Amministrazione comunale, per sollecitare l’intervento in una situazione concreta, specifica e particolare, di pubblico interesse, devono essere indirizzate al Sindaco. Le petizioni sono intese a sollecitare l’intervento dell’Amministrazione comunale per la migliore tutela di interessi collettivi o diffusi in materie determinate o per questioni specifiche e particolari . Devono essere sottoscritte da almeno 100 cittadini, indirizzate al Sindaco e depositate a cura dei promotori, e sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. Le proposte di deliberazione consiliare sono dirette a promuovere interventi dell’Amministrazione comunale in materia di interessi diffusi o collettivi di competenza comunale. Non sono ammesse proposte che che hanno per oggetto gli stessi oggetti esclusi dalla possibile richiesta di referendum, ed in particolare quelle incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni. Richiedono la raccolta di minimo 500 firme e devono essere formalizzate (in forma di proposta deliberativa) e depositate a cura dei promotori. Se la proposta ha per oggetto l’adozione di un provvedimento di natura regolamentare, deve essere redatta in articoli; se comporta nuove o maggiori spese a carico del bilancio comunale, devono essere indicati l’importo e i mezzi per farvi fronte. I referendum popolari possono essere richiesti da almeno il 3% degli iscritti nelle liste elettorali del Comune (108.509 nel 2019). Con il referendum consultivo tutti gli elettori del Comune sono chiamati a pronunciarsi in merito a piani, programmi, interventi, progetti ed ogni altra iniziativa riguardante materie di esclusiva competenza dell’ente locale, per consentire agli organi comunali di assumere le determinazioni di competenza dopo aver verificato gli orientamenti della comunità. Per il referendum consultivo non è previsto alcun quorum di partecipazione. Il referendum abrogativo è ammesso per l’abrogazione totale o parziale di delibere di Consiglio e di Giunta del Comune di interesse generale della popolazione. Non possono formare oggetto di referendum: a) la revisione dello Statuto comunale e degli statuti delle Aziende Speciali; b) il regolamento del Consiglio comunale e del decentramento; c) gli atti di mero adempimento di leggi e regolamenti nazionali e regionali e di norme statutarie; d) l’ordinamento del personale del Comune, delle istituzioni e delle aziende speciali; e) il bilancio preventivo ed il conto consuntivo; f) i tributi locali e le tariffe dei servizi comunali; g) i provvedimenti relativi alla tutela e salvaguardia di minoranze etniche, religiose e di soggetti socialmente deboli; h) le materie già sottoposte a referendum, prima che siano trascorsi quattro anni. Il referendum abrogativo è escluso, oltre che nei casi indicati precedentemente, anche qualora gli atti sottoposti a detto referendum: a) incidano su situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale o che riguardino servizi alla persona; b) non siano di esclusiva competenza comunale e per la loro formazione sia prevista o sia intervenuta la convergente volontà di altri enti locali, della Regione e dello Stato; c) incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni: d) riguardino gli atti di costituzione di società per azioni e società a responsabilità limitata. L’esame ed il giudizio sulla legittimità ed ammissibilità dei quesiti referendari sono affidati al Segretario Generale, che decide entro 30 giorni dalla presentazione della relativa istanza, sentito il Collegio dei Garanti formato in conformità a quanto previsto dallo dello Statuto comunale. Il parere di ammissibilità da parte del Collegio dei Garanti verte in particolare: a) sull’esclusiva competenza locale; b) sull’interesse generale della popolazione; c) sull’univocità del quesito; d) sulle condizioni di ammissibilità delle materie sottoposte a referendum, avuto riguardo alle esclusioni previste dello Statuto comunale sopra richiamate. La proposta sottoposta a referendum abrogativo è approvata se ha partecipato alla votazione il 40% degli aventi diritto e se ha ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi.

    SCHEDA 1.2 : LE POSSIBILI MODIFICHE RISPETTO AGLI ATTUALI STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE
    Assieme alla necessità di modificare la legge regionale, da cui discendono anche gli strumenti di partecipazione del Comune di Ferrara, diventa importante pensare ad interventi sullo Statuto comunale e sul Regolamento delle forme di partecipazione in direzione del rafforzamento della possibilità per i cittadini di influire sulle scelte dell’Amministrazione. Si possono prevedere in modo preciso sui singoli articoli degli atti suddetti, ispirandosi in particolare alle seguenti linee di indirizzo:

    validità delle firme raccolte online tramite un’apposita piattaforma messa a disposizione dall’Amministrazione comunale;
    maggiore coinvolgimento dei promotori delle petizioni, proposte di deliberazione e referendum, prevedendo che essi siano sentiti preventivamente rispetto all’ipotesi di non ammissibilità degli stessi e sulla base di osservazioni formulate per iscritto da parte degli organi preposti;
    previsione che le petizioni e le proposte di deliberazione siano sempre trattate dal ConsiglioComunale e che la loro illustrazione in quella sede venga svolta dai soggetti promotori; – previsione che le commissioni consiliari possano essere convocate su richiesta di gruppi di cittadini/associazioni ecc. per la trattazione di specifiche petizioni/proposte ove ora essi possono partecipare solo se invitati o come pubblico silente
    per quanto riguarda il referendum abrogativo, vanno rivisitati e limitati gli oggetti su cui esso non si può svolgere. Inoltre va eliminata la norma che rende inammissibile il referendum sulla base di un presunto “ interesse generale della popolazione”; occorre disporre che il deposito delle firme avvenga entro 180 giorni ( e non 120 giorni) dall’annuncio mediante avviso all’albo pretorio e approfondita la questione relaritiva al numero di tornate referendarie che si possono svolgere nel corso dell’anno; va modificata la disposizione in base alla quale il referendum abrogativo è valido se alla votazione ha partecipato almeno il 40% degli aventi diritto al voto, sostituendola con il meccanismo del cosiddetto “ quorum mobile” ( 50% degli aventi diritto al voto calcolato sulla media dell’effettiva partecipazione al voto nelle ultime tre tornate elettorali amministrative del Comune); va previsto che il referendum sia possibile se riguarda materia urbanistica e sia obbligatorio nel caso in cui si preveda la modifica delle forme di gestione dei servizi pubblici locali di interesse generale e di interesse economico generale.
    Inoltre, ad integrazione delle modifiche regolamentari su esposte, al fine di avviare un reale processo di partecipazione, è necessario, oltre alla preservazione degli spazi sociali esistenti, poter avere la disponibilità di luoghi diffusi sul territorio,  adatti ad ospitare momenti di socialità, di condivisione di eventi e di reale partecipazione dei cittadini, quali lo stesso Municipio, sale a disposizione del Comune e spesso inutilizzate, vecchie sedi di delegazioni comunali,centri sociali, scuole attiv e e/o dismesse, Locali pubblici gestiti da privati che siano disponibili ad inserirsi in questa rete e altro ancora.

    SCHEDA 1.3: SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA ORIZZONTALE
    Punto di partenza per la costruzione della democrazia partecipativa orizzontale è l’esperienza del Bilancio partecipativo, ovvero quella che chiama gli abitanti suddivisi su base territoriale, e quindi portatori di un punto di vista specifico, a intervenire sulle scelte e sulla destinazione delle risorse, in particolare quelle di investimento, che l’Amministrazione Comunale è tenuta a compiere (ma uno schema analogo si potrebbe attuare anche per la costruzione del Piano Urbanistico Generale). I tratti salienti e costitutivi del Bilancio Partecipativo possono essere riassunti così: – diritto di proposta su una quota significativa degli investimenti comunali da parte delle Assemblee costruite nei territori in cui viene suddiviso il Comune;

    messa a disposizione di risorse significative del bilancio comunale su cui le Assemblee possono intervenire;
    suddivisione del Comune in aree territoriali diffuse, in modo tale da dar voce a bisogni specifici e differenziati;
    costruzione di un meccanismo decisionale in cui, fermo restando al Consiglio comunale la decisione definitiva, si avvale di una rete importante di delegati scelti nelle Assemblee territoriali. Un’ipotesi di lavoro per il Comune di Ferrara potrebbe essere quella di incardinarsi sui seguenti punti di riferimento:
    dare le possibilità di esprimersi agli abitanti in una fase iniziale almeno sul 10% delle risorse relative alle spese in conto capitale, per poi arrivare nel medio periodo almeno al 25%;
    costruzione di Assemblee territoriali diffuse. In proposito ricordiamo che il Comune nel 1971, anche se da allora è cambiata in modo significativo la situazione demografica, era suddiviso in 14 delegazioni e in 9 Quartieri. L’ipotesi di minima potrebbe prendere come riferimento la suddivisione in Circoscrizioni realizzata successivamente e fino al 2008 ( Circoscrizione Centro
    Cittadino; Circoscrizione Giardino Arianuova Doro (GAD); Circoscrizione via Bologna;

    Circoscrizione Zona Nord; Circoscrizione Zona Nord Ovest; Circoscrizione Zona Sud;

    Circoscrizione Zona Nord Est; Circoscrizione Zona Est);

    costituzione di un’Assemblea territoriale dei delegati nei territori, la cui composizione dovrà essere ulteriormente approfondita, affiancata da una rappresentanza dei consiglieri comunali per l’esame e il pronunciamento sui progetti avanzati, prima del passaggio definitivo in Consiglio Comunale.
    SCHEDA 1.4 : SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA VERTICALE
    Essa ha lo scopo di far intervenire i cittadini su temi strategici che riguardano la fisionomia della città. In questo senso, uno strumento importante è rappresentato dall’esperienza dell’Assemblea cittadina su un tema specifico rilevante, composta da un determinato numero di residenti, selezionati per estrazione a sorte mediante campionamento casuale stratificato, cioè assicurando che il campione rappresenti le caratteristiche socio-demografiche della città (il campionamento si svolge proporzionalmente ai gruppi di età, ai quartieri e al genere). Un esempio di questo genere è la recente costituzione dell’Assemblea cittadina per il clima di Bologna, sta facendo discutere la cittadinanza, su base campionaria, sull’obiettivo di costruire una città solare, rinnovabile e sostenibile, accelerando la transizione energetica giusta, verso un modello basato sulla riduzione dei consumi energetici, l’efficientamento energetico, la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile, l’autoconsumo individuale, collettivo, le comunità energetiche. Ovviamente, le Assemblee dei cittadini possono svilupparsi su altri temi considerati rilevanti in relazione alle scelte di fondo da compiere ( per esempio, sui servi pubblici, sul lavoro, sul Piano Urbanistico generale e altro ancora). Sempre lungo questa direzione, è possibile anche ipotizzare la costituzione di un Osservatorio cittadino sui beni comuni, con il compito di studiare la situazione esistente e proporre soluzione di gestione partecipativa dei principali beni comuni e dei servizi che li erogano. Tale organismo potrebbe essere promosso da associazioni, comitati, comunità di cittadini e componenti dell’Amministrazione locale in grado di svolgere attività di osservazione, acquisizione di dati ed informazioni, consultazioni ed individuazione di azioni concrete di gestione oltre che di monitoraggio dei Beni Comuni.

    SCHEDA 1.5 :  SULLA WEB-DEMOCRACY
    Va sviluppata, anche in termini di supporto alla partecipazione attiva,  un’iniziativa relativa alla web-democracy e alla e-participation, cioè l’utilizzo degli strumenti informatici e digitali per rendere effettiva e diffusa la partecipazione dei cittadini. Oltre all’idea di poter ricorrere alle firme online nell’attivazione degli strumenti di partecipazione ( petizioni, proposte di deliberazione, referendum), si può pensare di dar vita ad una vera e propria piattaforma digitale pubblica di reale partecipazione dal basso dei cittadini, attivi e non attivi, tenendo presente esperienze analoghe già in vigore in diverse città europee, a partire da quella di Barcellona.

    PRIORITA’ E SCELTE OPERATIVE PER LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
    DefinFerraraire strumenti e regole che rendano obbligatoria e cogente la partecipazione dei cittadini. Modificare Statuto comunale e Regolamento sulle forme della partecipazione in questa direzione
    Isituzione e riconoscimento Assemblee/Comitati di Quartiere
    Istituzione e riconoscimento Assemblee dei cittadini su singole tematiche
    Messa a dispposizione spazi e sale pubbliche gratuite per aggregazioni sociali

    Nuovo Famila in via del Lavoro. “Persa un’altra occasione”

    Il Forum Ferrara Partecipata e la Rete Giustizia Climatica dicono il loro no alla costruzione del nuovo supermercato: “Comporta un ulteriore consumo di suolo e l’abbattimento di molti alberi”

    C’è chi dice no. Sono i rappresentanti di Forum Ferrara Partecipata e Rete Giustizia Climatica e lo fanno nei confronti della delibera relativa all’autorizzazione al rilascio del permesso di costruire un nuovo supermercato Famila in via del Lavoro, passata in Consiglio comunale con i soli voti della maggioranza (a eccezione del consigliere di FdI Federico Soffritti, ndr) e quelli contrari di tutta l’opposizione, in deroga alle vigenti norme urbanistiche, “adducendone la pubblica utilità in nome della rigenerazione e riqualificazione urbana“.

    “Esprimiamo la nostra totale contrarietà alla realizzazione di questo progetto che, secondo noi, nulla ha a che fare con la rigenerazione e la riqualificazione” esordiscono Ffp e Rgc, a nome delle ventidue associazioni e dei 250 cittadini che vi aderiscono. “Consideriamo una scelta politica sbagliata – proseguono- quella di considerare di pubblica utilità la realizzazione di un supermercato che non serve ai cittadini e la cui costruzione comporta un ulteriore consumo di suolo e l’abbattimento di molti alberi“.

    “Ci troviamo infatti – aggiungono – nuovamente di fronte all’apertura di una grande struttura commerciale, nonostante la città di Ferrara detenga già il primato della maggiore superficie per abitante adibita a strutture di questo tipo tra i comuni capoluoghi di provincia nella Regione e nonostante la zona dove è previsto l’intervento sia già ben servita da numerose analoghe strutture. Un ennesimo intervento che evidenzia una vera e propria ‘dipendenza dall’abuso’ di supermercati. E ci troviamo nuovamente davanti a una nuova cementificazione che comporta un bilancio negativo del verde. Infatti verrà sacrificata la vegetazione nata spontaneamente nel corso dei decenni di abbandono dell’area interrompendo un processo di rinaturalizzazione già in atto con più di ottanta alberi di notevoli dimensioni”.

    Il Forum Ferrara Partecipata e Rete Giustizia Climatica esprime tutta la sua contrarierà al progetto: “Una scelta sbagliata dunque che contraddice la necessità di intervenire per contrastare la crisi climatica (che produce siccità e allagamenti) e favorire la conversione ecologica e che continua ad ignorare, invece, l’utilità di promuovere il commercio di vicinato. Ancora una volta si è persa un’occasione. Quel terreno avrebbe dovuto essere acquistato dall’amministrazione comunale per farne l’uso più utile al bene comune all’interno di un piano che dia una prospettiva complessiva ad un comparto tanto degradato e che sia orientato a salvaguardare il verde“.

    “Per quanto ci riguarda, come Forum Ferrara Partecipata, continueremo la nostra iniziativa – concludono – perché si affermi una visione di città che assuma la priorità della tutela ambientale e promuova un utilizzo del territorio coerente con essa, contrastando iniziative, come quella dell’apertura di nuovi supermercati, che la contraddicono, riproponendo una vecchia e superata idea di sviluppo del consumo e del commercio“.

    Ex caserma. Fabbri non mantiene la parola

    Il Forum Ferrara Partecipata scrive al sindaco di Ferrara: “Aspettiamo da oltre 260 giorni”

    Lo scorso venerdì 17 novembre abbiamo contato pubblicamente 263 giorni da quando lei, in consiglio comunale, ha riconosciuto che sul progetto di recupero della ex caserma di via Cisterna del Follo sarebbe stato utile ascoltare i cittadini, e ha promesso di iniziare al proposito un percorso partecipativo per arrivare ad una condivisione cittadina sul futuro di quell’area.

    E tutti i venerdì da inizio estate, ci siamo schierati in Piazza Municipale per ricordarle la promessa che, con nostra sorpresa, non stava mantenendo.

    Pensavamo che, pur tra tanti impegni, per un Sindaco sia un impegno morale quello di mantenere la parola data. Il motivo dell’impegno morale è la democrazia.

    Le ricordiamo, signor Sindaco, che non è la prima volta che politici e amministratori ferraresi ignorano i movimenti e i comitati cittadini: sarebbe bene interrompere questa prassi negativa.

    Chiediamo quindi un incontro per sottoporle le motivazioni per cui la stiamo sollecitando ad avviare il percorso di coinvolgimento dei cittadini.

    Confidando che il dialogo diretto possa aprire spazi di comprensione reciproca, speriamo di poter ascoltare da lei tempi e modi per l’inizio del processo partecipativo promesso.

    Il Forum Ferrara Partecipata

    Lettera aperta al Sindaco di Ferrara: “Mantenga la sua promessa di avviare un confronto con i cittadini sul progetto di recupero della ex caserma Pozzuolo del Friuli di via Cisterna del Follo

    Signor Sindaco,

    Lo scorso venerdì 17 novembre abbiamo contato pubblicamente 263 giorni da quando lei, in consiglio comunale, ha riconosciuto che sul progetto di recupero della ex caserma di via Cisterna del Follo sarebbe stato utile ascoltare i cittadini, e ha promesso di iniziare al proposito un percorso partecipativo per arrivare ad una condivisione cittadina sul futuro di quell’area.

    E tutti i venerdì da inizio estate, ci siamo schierati in Piazza Municipale per ricordarle la promessa che, con nostra sorpresa, non stava mantenendo.

    Pensavamo che, pur tra tanti impegni, per un Sindaco sia un impegno morale quello di mantenere la parola data. Il motivo dell’impegno morale è la democrazia.

    Le ricordiamo, signor Sindaco, che non è la prima volta che politici e amministratori ferraresi ignorano i movimenti e i comitati cittadini: sarebbe bene interrompere questa prassi negativa.

    Chiediamo quindi un incontro per sottoporle le motivazioni per cui la stiamo sollecitando ad avviare il percorso di coinvolgimento dei cittadini.

    Confidando che il dialogo diretto possa aprire spazi di comprensione reciproca, speriamo di poter ascoltare da lei tempi e modi per l’inizio del processo partecipativo promesso.

    In attesa di un suo riscontro, inviamo cordiali saluti

    Il Forum Ferrara Partecipata

    Democrazia partecipata e Ambiente

    A seguito degli interessanti interventi sul documento condiviso e la riunione del 12/09 c.m provo ad esprimere il mio pensiero.

    DEMOCRAZIA PARTECIPATA

    Condivido quanto espresso da Michele e Corrado ed altri nella succitata riunione in merito all’importanza del volantinaggio e del rapporto diretto con le persone. L’obiettivo è riuscire ad instillare la curiosità per la vita sociale, la voglia di impegnarsi al fine di conoscere, onde poter esprimere un giudizio qualificato in merito ai vari temi che via via occorre o si decide di affrontare.

    Questo è l’esatto opposto di quanto avviene ora sui “social”, (non c’è bisogno che mi ci dilunghi), quindi dobbiamo usarli per divulgare le nostre proposte, ma alle nostre condizioni.

    Non condivido la proposta presentata da Fochi all’ultima riunione, tanto meno il suo modo di porsi, ovvero “chi mi ama mi segua”. Si propone e se ne discute, tanto più che c’è già uno specifico gruppo di lavoro. Tale esperienza, per me anche poco democratica, è già stata fatta con i risultati che sappiamo. Sicuramente non aumenterebbe la consapevolezza dei cittadini.

    Ho qualche perplessità sulle assemblee dei cittadini, ma ovviamente bisogna approfondire.

    Come già detto nel documento e in riunione, occorre lavorare con quanto la normativa vigente ci permette, poi chiaramente in base alla esperienza maturata fare proposte di miglioramento che sappiamo sarebbero già, allo stato attuale, necessarie.

    AMBIENTE

    Il PUG resta l’obiettivo primario,anche perché attorno a questo girano gli altri temi ambientali che sono nei nostri pensieri, quindi mantenersi pronti a presentare le nostre “controdeduzioni” non appena possibile.

    Continuare con l’impegno sulla mobilità sostenibile, senza dimenticare da dove partiamo, cioè evitare di essere troppo avveniristici, il che potrebbe diventare un ostacolo.

    Insieme alle proposte di ulteriore ZTL e ZONA PEDONALE, dobbiamo presentare quelle per la periferia, al fine di evitare di far sentire escluso chi vi abita, anzi si senta coinvolto positivamente al cambiamento necessario. Procedere quindi con studi approfonditi su parcheggi scambiatori, efficientamento del trasporto pubblico, piste ciclabili, aree verdi, ecc. Va da se l’impegno per il risparmio energetico nell’ottica della decarbonizzazione. Al momento non condivido la gratuità del trasporto pubblico e fatico a vederlo come bene comune.

    Insistere sull’arresto del consumo di territorio (consiglio la lettura del libro “l’intelligenza del suolo” di Paolo Pileri), anzi ridurre la percentuale di quello già impermeabilizzato.

    Fare proposte tese a far fronte all’emergenza climatica, come già esplicitato sia nel documento condiviso che nella riunione.

    Concordo anche con il non dimenticare la negativa impronta ambientale dell’attuale regime alimentare e penso dovrebbe diventare argomento su cui impegnarci.

    Il tutto come è stato evidenziato nell’ottica di una riduzione dei consumi in senso lato, contro quindi una società basata sul consumismo e sulla crescita infinita, in parole povere prima i bisogni poi i desideri. Attualmente i desideri li fanno diventare bisogni.

    Ciò potrebbe anche essere un nostro mantra.

    C’è tanto su cui lavorare e, indipendentemente dai risultati, tale esperienza può arricchire chi partecipa. Abbiamo la fortuna di poterci avvalere di esperti, quali il Dott.Farinella ed altri (anche sociologi) per cui potranno scaturire solo proposte sostenibili.

    Termino sostenendo la proposta di Corrado sulla adesione convinta alla iniziativa della CGIL ed altre associazioni contro l’autonomia differenziata ed il presidenzialismo. Come dice lui se vanno avanti queste cose allora per un po’ non si parlerà di democrazia partecipata e andremo a pescare.

    Non siamo un partito ma stiamo facendo politica. Giusto chiamare i partiti,alla pari, in vista delle future elezioni.

    Bellezza e Qualità dei luoghi di vita

    Non ho ricette da proporre per il miglioramento della nostra città e pochissime competenze specifiche, se non quelle che mi derivano dalla frequenza ad un bellissimo corso universitario dal titolo “Paesaggio e Ambiente come bene comune”.

    La mia personale sensibilità si indirizza soprattutto sul tema della bellezza e della qualità dei luoghi di vita. Dobbiamo difendere Ferrara Patrimonio Unesco ed evitare che venga deturpata, dobbiamo cercare di avere voce in capitolo sulle scelte future e sulle trasformazioni della nostra città per salvaguardare i quartieri storici, i palazzi, le mura, le aree verdi e naturali, combattere le speculazioni e la “svendita” degli spazi, per preservare le specificità e l’identità dei luoghi, come abbiamo fatto esercitando pressione contro il Feris.

    Personalmente vorrei anche una città in connessione con il contesto periurbano e quello rurale, vista la nostra connotazione ancora fortemente agricola, che promuovesse lo sviluppo di economie locali con la creazione di filiere corte, il sostegno ai piccoli produttori che adottano tecniche a basso impatto ambientale, ai mercati locali e ai negozi di vicinato, il recupero di terreni pubblici abbandonati per l’attivazione di progetti innovativi di agricoltura, l’attivazione di percorsi educativi per i cittadini, la riduzione dello spreco alimentare e la promozione di un welfare di comunità, come sta avvenendo in molte città d’Italia, prima fra tutte Bologna con diversi progetti della Città metropolitana. Penso a una sorta di Carta di Milano, come quella che fu redatta in occasione di EXPO 2015 o all’attuale Manifesto per la Democrazia alimentare della Città metropolitana di Bologna, che potremmo redigere e proporre noi (visto che non lo fa l’amministrazione…), che potrebbero essere estesi anche ad altri aspetti, non solo a quello alimentare.

    Credo che qualunque sia la strada che decidiamo di intraprendere, sia fondamentale avere uno strumento di partecipazione, come più volte è stato ribadito anche in occasione della lotta al Feris. Se il Comune non ci fornisce la possibilità di dire la nostra ce la dovremmo prendere in qualche modo. La legge regionale 15 del 2018 sancisce tra i propri principi la partecipazione  attiva dei cittadini singoli e associati alla elaborazione delle politiche e delle decisioni pubbliche. Di particolare interesse il Capo II, art. 4, che prevede la possibilità di richiedere alla Regione e agli enti locali l’avvio di un processo partecipativo e ne indica le modalità. So che per i propri percorsi partecipativi la Regione opera attraverso il progetto open source ParteciPA che si basa sulla piattaforma di partecipazione democratica Decidim, utilizzata da molte amministrazioni nel mondo. Bisognerebbe approfondire.

    e-democracy & e-participation – Ipotesi di progetto

    Contributo per l’uso di internet e dei social & web media per la partecipazione attiva e civile dei cittadini dal basso  alla vita delle comunità

     PREMESSE:

    La ricerca su Google fornisce questi risultati:

    1. e-democracy  > Circa 511.000.000 risultati (0,28 secondi)  
    2. e-participation > Circa 1.140.000.000 risultati (0,33 secondi) 
    3. e-participation real platform examples > Circa 379.000.000 risultati (0,55 secondi) 

    Questi numeri da soli giustificherebbero la nascita di una piattaforma Social espressamente dedicata alla partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e alle decisioni che li riguardano.

    https://en.wikipedia.org/wiki/E-participation

    Ho trovato interessanti queste pagine web:
    – metodi partecipativi

    – Modello: I 7 livelli di partecipazione

     Però!

    … i però riguardano le difficoltà e le complicazioni nella  applicazione dal basso di una reale partecipazione dei cittadini.
    In questo senso è altamente propedeutico leggere le seguenti voci di wikipedia:

    che forniscono un quadro abbastanza esaustivo delle difficoltà e della complessità nel mettere in atto la partecipazione dal basso.

    Nota: queste pagine (se in lingua Inglese) si possono tradurre in Italiano usando il tasto destro del mouse e selezionando la voce – Traduci in Italiano.

     

    Cosa possiamo fare noi?

    1. Analizzare le piattaforme disponibili per l’implementazione di una web & social community
    2. Scegliere quella che riteniamo utilizzabile tenendo conto delle nostre capacità tecniche
    3. Valutare il costo di questa operazione:
      la partecipazione, non importa se fisica o web, ha comunque un costo che va sostenuto…
    4. Avviare corsi di formazione attinenti i seguenti argomenti:

                  Tecniche e metodi di problem solving

                  Sistemi e pratiche di risoluzione delle situazioni conflittuali

                  Metodi di facilitazione della discussione

                  Metodi di e-voting & sondaggi

                  Altro…..

     Piattaforme disponibili

    1. WordPress e le sue plugin
      www.wordpress.org
    2. Decidim
      www.decidim.org
    3. TikiWiki
      tiki.org
    4. Airesis (forse dismesso?)
      www.airesis.it 
    5. Concorder
      www.concorder.net
    6. Meetup (potrebbe essere usata temporaneamente solo per la fase iniziale)
      www.meetup.com

     Strumenti Web (fondamentali)

    Una piattaforma o un social per la partecipazione dal basso dei cittadini deve inglobare, in modo interconnesso, i seguenti tool:

    1. Mappe di Geolocalizzazione
    2. Forum di discussione (a livello di sito e di gruppo) per ogni argomento e visibile a tutti, con partecipazione alla discussione dei soli membri dello specifico gruppo.
    3. Gestione della community:

                  Membri. Profili. Campi del profilo personalizzati…

                  Impostazioni. Gestire le impostazioni dell’account. …

                  Gruppi. Gruppi di utenti estensibili. …

                  Flussi di attività. Per soci e gruppi. …

                  Notifiche. Ricevi una notifica. …

                  Amicizie. Collegamenti di amicizia. …

                  Messaggistica privata. …

                  …e altro ancora…

    1. Wiki per l’elaborazione condivisa e collaborativa di proposte
    2. Sondaggi
    3. Sistema di e-voting
    4. Supporto AI (Intelligenza Artificiale) per l’elaborazione delle sintesi degli argomenti a supporto della CI (Intelligenza Collettiva)
    5. Blog
    6. Calendario eventi
    7. Sistema di emailing
    8. Gestione delle iscrizioni.
      In merito si precisa che le iscrizioni sono:

                  Onerose e corrispondenti alle quote associative alla Associazione che gestirà il sito web-social

                  Nominative con verifica individuale . Non sono consentiti alias di nessun tipo e per nessun motivo

                  La foto del profilo iscritto dovrà essere reale e corrispondenti all’iscritto

    1. Gestione del sistema di pagamento quote & sostegni che includa anche le opzioni per i pagamenti ricorsivi
    2. Implementazione di una App per dispositivi mobili
    3. Altri strumenti che si riterranno funzionali alla reale partecipazione dal basso…

     

    Conclusioni

    Diventare operativi ed evolvere verso il Social Web per la partecipazione dal basso richiede:

    1. La creazione di un gruppo specifico che:
      1. Esegua l’analisi tecnica dei vari aspetti coinvolti
      2. Progetti un percorso partecipato che passo dopo passo porti alla costruzione della specifica piattaforma
      3. Implementi tramite web una piattaforma di discussione del progetto stesso
        Questa implementazione sarebbe un primo approccio prodromico, evolutivo e di valutazione in itinere della piattaforma che si ipotizza di mettere in campo
      4. La valutazione dei costi dell’operazione nei suoi vari aspetti
    2. Scelte partecipate
    3. Il contestuale coinvolgimento delle eccellenze universitarie nei settori:
      1. Antropologico, Sociologico ed Umanistico
      2. Manageriale
      3. Informatico in senso lato ed in particolare nella gestione degli aspetti relativi a:
    •       Gestione Server & DataBase
    •       Implementazione web
    •       Uso dell’intelligenza artificiale con particolare riferimento alla sua integrazione nei processi di sintesi delle iscussioni e di ausilio nelle decisioni finali

     

    Intermezzo
    Giorgio Gaber – La Libertà è Partecipazione

    Giorgio Gaber – La libertà

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Vorrei essere libero come un uomo.

    Come un uomo appena nato
    che ha di fronte solamente la natura
    e cammina dentro un bosco
    con la gioia di inseguire un’avventura.
    Sempre libero e vitale
    fa l’amore come fosse un animale
    incosciente come un uomo
    compiaciuto della propria libertà.

    La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche il volo di un moscone
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione.

    [parlato]:

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.

    Come un uomo che ha bisogno
    di spaziare con la propria fantasia
    e che trova questo spazio
    solamente nella sua democrazia.
    Che ha il diritto di votare
    e che passa la sua vita a delegare
    e nel farsi comandare
    ha trovato la sua nuova libertà.La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche avere un’opinione
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero

    non è neanche il volo di un moscone

    la libertà non è uno spazio libero

    libertà è partecipazione.

    [parlato]:

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come l’uomo più evoluto
    che si innalza con la propria intelligenza
    e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza
    con addosso l’entusiasmo
    di spaziare senza limiti nel cosmo
    e convinto che la forza del pensiero
    sia la sola libertà.

    La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche un gesto o un’invenzione
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero

    non è neanche il volo di un moscone

    la libertà non è uno spazio libero

    libertà è partecipazione.

    La discussione è aperta
    ed è fondamentale la partecipazione attiva
    di tutti coloro che pensano di poter dare
    un contributo in questo ambito tecnologico!
    GRAZIE!

    Incontro Pubblico

    TRA UN’ELEZIONE E UN’ALTRA: IN CHE MODO I CITTADINI
    POSSONO PARTECIPARE DAVVERO A COSTRUIRE IL
    FUTURO DI FERRARA E DELLE SUE FRAZIONI

     

    I n tr o d u c e :
    Lucia Ghiglione

    del Forum Ferrara Partecipata

    I n t e r v e n g o n o :
    Rodolfo Lewanski  professore Alma Mater, Scienze Politiche; già Autorità per la Partecipazione della Regione Toscana

    Alessandra Marin professoressa di urbanistica Università di Ferrara Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione

    Massimo Rossi ex Sindaco di Grottammare ( Ascoli Piceno )

    PROPOSTE PER UNA CITTA’ FUTURA

    Che il nostro pianeta sia davanti a un collasso climatico ed ecologico che pone dei gravi rischi per la salute e la vita umana sulla Terra lo dice a gran voce, ormai da anni, praticamente tutta la comunità scientifica.  

    Il sesto rapporto  redatto dai 234 scienziati IPCC (International Panel on Climate Change) dell’Onu  conferma che la crisi climatica è inequivocabilmente causata dalle attività umane e che sta già colpendo ogni angolo del Pianeta, che si sta aggravando più rapidamente di quanto previsto e che  il tempo per fermare la catastrofe sta finendo: “Restano zero anni per evitare ulteriori pericolosi cambiamenti climatici”

    In Emilia Romagna,  area tra le più inquinate, cementificate e surriscaldate d’Europa, abbiamo visto direttamente lo sconquasso del caos climatico: non possiamo più rimandare; è necessario e urgente, prendere coscienza dell’impatto che la crisi ecologica e climatica ha sul Pianeta e agire per contrastarla il più possibile. 

    Dobbiamo partire da qui per pensare a un modello di città che guardi al futuro.  

    L’IPCC è chiarissimo su quali siano le cause principali del cambiamento climatico: le emissioni di gas serra dovute all’uso dei combustibili fossili (petrolio, carbone, gas) in tutte le attività umane.

    Sappiamo qual è la soluzione del problema: dobbiamo abbandonare rapidamente i combustibili fossili e accelerare sulla via della transizione energetica. 

    Ormai sappiamo che non è possibile una crescita infinita in un Mondo finito, sappiamo che per contrastare la crisi climatica ed ecologica dovremo cambiare il nostro modo di vivere e di relazionarci con la natura e gli spazi in cui viviamo, dovremo cambiare modelli di economia, dovremo modificare profondamente stili di vita, di produzione e di consumo,   dovremo individuare strade per scelte coraggiose che portino a una radicale e rapida trasformazione della società. Dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, dall’economia lineare all’economia circolare, dal consumismo alla sobrietà.  E sappiamo che dobbiamo farlo in un’ottica di giustizia climatica, senza far pagare il prezzo più alto alle classi più disagiate e ai Paesi più poveri.

    Per far fronte alla complessità dei problemi legati alla transizione energetica e alle azioni di adattamento alla crisi climatica   è necessario pensare a un nuovo modello di sviluppo che guardi alla salute e al benessere collettivo, alla salvaguardia del territorio e alla riduzione del consumo di suolo, alla tutela dei beni comuni, alla riduzione degli sprechi, alla ripubblicizzazione di servizi pubblici, a nuovi  modi di gestire le politiche del welfare, le politiche abitative, gli spazi e il verde urbano, la mobilità ed è necessario farlo coinvolgendo i cittadini in tutte le scelte importanti che riguardano il rinnovamento della città. 

    Partendo dunque  dall’urgenza  di ridurre la produzione di gas serra, “verso una città a emissioni zero”, dovendo fare una scelta, quali possono essere le proposte  prioritarie di rinnovamento per la città di Ferrara? 

    Provo a elencarle: 

    PROPOSTE PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

    Azioni per la mobilità

    Credo che per una visione di rinnovamento a Ferrara si debba partire dal  tema della “mobilità ad emissione zero. Da una visione di città libera dalle automobili e quindi “vivibile”. Vivibile per il miglioramento della qualità dell’aria, vivibile  per il miglioramento della qualità degli spazi. E’ fondamentale per l’ambiente, per la vivibilità della città e per la salute: la decarbonizzazione nel trasporto si accompagna infatti alla riduzione delle  emissioni inquinanti che anche nella nostra città raggiungono livelli nettamente superiori a quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità per tutelare la salute. 

    -Serve un nuovo piano per la decarbonizzazione del trasporto urbano basato sul trasporto pubblico e che ponga pedoni e ciclisti al centro, un piano  per  ridurre le emissioni e i gas serra dei veicoli pubblici e privati, per potenziare mezzi elettrificati, corse, orari del trasporto pubblico integrato, per estendere la mobilità condivisa, per far crescere la mobilità attiva a piedi (“ Pedibus” per i tragitti casa/scuola ) e in bicicletta  (messa in sicurezza e raccordi tra le piste ciclabili), per la valorizzazione delle vie d’acqua, per una nuova logistica della distribuzione delle merci con interdizione dell’abitato ai mezzi pesanti (distribuzione con mezzi elettrici e a pedale di ridotte dimensioni, con  orari regolamentati).

    Bisogna scegliere: non si può volere una città in cui l’aria non ti uccida e una città in cui le automobili circolino liberamente. Per incentivare l’uso dei mezzi pubblici, oltre che efficiente, il trasporto pubblico dovrebbe essere reso gratuito: è un “bene comune” e in un’ottica di demercificazione dei beni e dei servizi comuni, dovrebbe essere reso accessibile e conveniente per tutti.

    “Una  misura di giustizia sociale, che non solo incentiva l’uso dei mezzi pubblici,  contribuendo a ridurre l’inquinamento, ma anche  rilancia le attività commerciali nel centro della città” annuncia il sindaco di  Montpellier che dopo due fasi di sperimentazione, farà partire da dicembre il trasporto pubblico per tutti i 500.000 abitanti della città. Da molti anni sono in corso altre esperienze di trasporto pubblico. 

    -Serve un piano per una ridefinizione degli spazi urbani che penalizzi l’uso dei veicoli privati estendendo gli spazi pedonali e le ZTL e che ampli il più possibile l’estensione di “aree 30km/h” fino a diventare  “città 30”, che non  consiste semplicemente nella riduzione del limite di velocità, ma è un intervento più ampio e complesso, infrastrutturale e culturale, di riqualificazione dell’ambiente urbano mediante la restituzione di spazio pubblico alle persone, alla loro sicurezza e socialità. Il passaggio a “zona 30”  l’ha già fatto Bologna, che ha iniziato la transizione a luglio, dal 1 gennaio 2024 Milano diventerà tutta “zona 30”.  

    Per Ferrara è ormai necessario ampliare la zona pedonale e estendere la ZTL a tutto il centro  entro le Mura ( così come già previsto dal PUMS ). E’arrivata l’ora di liberare il centro storico dalle auto e di ridare spazio alle persone. Il nostro è un centro città che si presta benissimo, potendo essere attraversato a piedi in 30 minuti da est a ovest e da nord a sud. Servono agevoli parcheggi scambiatori ai quattro assi cardinali con navette gratuite ogni 10  minuti e bike-sharing  gratuito.

    Ed è necessario che ogni quartiere fuori le Mura abbia un centro con una ZTL e una zona pedonale per favorire aggregazione e vita sociale.

    Azioni per la riqualificazione energetica 

    Si tratta di implementare l’utilizzo delle energie rinnovabili fornite dal sole, dal vento e dall’acqua,  energie che non producono CO2 né inquinamento e che forniscono direttamente energia elettrica, una forma di energia molto più efficiente del calore generato dai combustibili fossili, e attuare politiche urbanistiche volte alla riduzione del fabbisogno energetico degli edifici grazie alla loro coibentazione e all’aumento dell’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento e raffreddamento.

    -Sostegno e sviluppo  delle  comunità energetiche con incentivi e campagne di informazione e promozione: l’energia deve diventare un bene comune, staccandosi dalla logica dei sistemi centralizzati in cui pochi producono/distribuiscono e tutti consumano la risorsa (se hanno la possibilità di acquistarla ), con le comunità energetiche si può realizzare un’economia di condivisione del vettore energetico rinnovabile e una rete che supporta l’autoconsumo collettivo. 

    -Adozione di energie  rinnovabili e efficientamento  energetico in tutti gli edifici pubblici. Con le ristrutturazioni edilizie  si possono tagliare del 44% i consumi termici del residenziale.

    -Rifiuto all’autorizzazione di nuove centrali a biogas e biometano nel territorio comunale (centrale di Villanova e altre ) Il  biometano non è rinnovabile, non è verde, non è sano:  vedi i 

    problemi per l’ambiente e la salute.

    PROPOSTE PER L’ ADATTAMENTO ALLA CRISI CLIMATICA

    Azioni di adattamento per ridurre i rischi già presenti e quelli futuri, che saranno maggiori e più frequenti, non sono più rimandabili. Va ripensata l’organizzazione delle città dopo che negli ultimi decenni la cementificazione selvaggia ha trasformato e spesso compromesso il territorio.

    Abbiamo bisogno di una programmazione urbanistica in grado di ipotizzare un futuro possibile senza consumare suolo e anche di ipotizzare interventi di “decostruzione” per affrontare e mitigare gli effetti “isola di calore” tipica delle aree urbane. 

    La naturalizzazione delle città va orientata verso la complessità ecosistemica e non può ridursi solo a piantare più alberi: per poter godere di tutti i benefici connessi bisogna adottare un piano del verde complessivo  e coerente nella programmazione.

    Vanno gestiti i fenomeni meteorici sempre più estremi mettendo in sicurezza idraulica l’abitato ( visti i continui allagamenti) e  ponendosi il problema del controllo e riuso dell’acqua piovana anche attraverso il ridisegno degli spazi pubblici.

    -Anello verde intorno alla città e parco sud per gli effetti di mitigazione climatica e di riduzione dell’inquinamento, istituzione del garante del verde e ripubblicizzazione del servizio del verde del Comune. Considerato che  la manutenzione è fondamentale per la gestione del verde ( inutile piantare nuove piante se poi non sono adeguatamente curate ) e che l’attuale organizzazione di Ferrara Tua  non risponde alle necessità, bisogna pensare a nuove forme di internalizzazione del personale operativo. 

    -“Stop consumo suolo” applicato  realmente e depavimentazioni, dove possibile,  per ridurre le aree impermeabilizzate.

    -Pianificazione territoriale per la sicurezza idraulica per limitare i danni conseguenti alle piogge intense, che saranno sempre più frequenti, ed evitare i continui allagamenti di ampie zone della città. 

    -No alla  terza corsia dell’autostrada Bologna-Ferrara, no all’autostrada Cispadana, no alla autostrada “Nuova Romea Commerciale” 

    Ripubblicizzazione della gestione del servizio di raccolta dei rifiuti urbani con il passaggio al sistema porta a porta  e chiusura di una linea dell’inceneritore ( oggi oltre il 50% dei rifiuti bruciati sono rifiuti speciali ) per adottare un’economia circolare basata su riuso, riparazione e riciclo di tutto quello che produciamo e abbandonare l’economia dello spreco.

    PROPOSTE PER LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

    Indispensabile innovare  il rapporto tra città e democrazia. Non c’è decarbonizzazione senza democratizzazione.

    Per affrontare la  complessità sottesa a un ripensamento del modello di città è necessario ridefinire e innovare i processi di partecipazione democratica dei cittadini al fine di condividere le priorità e le finalità delle scelte di trasformazione e innovazione. 

    I grandi cambiamenti in tempi rapidi necessari ad affrontare la crisi climatica saranno possibili solo se condivisi con i cittadini anche perché questi  non sono più disposti ad accettare politiche che comportino cambiamenti e sacrifici significativi imposti dall’alto. Il consenso va rifondato. 

    Su questo tema si è costituito il Forum Ferrara Partecipata e su questo tema sta lavorando un gruppo di lavoro che elaborerà una proposta su cui fondare poi  un confronto politico.

    -Segnalo solo la mia convinzione che  affinché la partecipazione dei cittadini non sia una pratica vuota è necessario istituire le “Assemblee dei cittadini”, lo strumento di democrazia deliberativa-aleatoria maggiormente diffuso nel mondo e di maggior successo. 

    Assemblee dei cittadini sono attualmente in corso nei comuni di Milano e Bologna.

    Contributo alla riflessione sulle prospettive future del Forum

    Il mio contributo alla riflessione sulle prospettive future del Forum non sarà di carattere tecnico, ma tiene presenti gli interventi finora fatti nel presente documento, interventi che condivido e che apprezzo per la rilevanza dei temi e per la documentazione riportata. Il mio punto di vista è quello di cittadina attiva e di rappresentante di un’associazione che lavora per il bene della città. Di cosa sia questo “bene” e come lo si possa perseguire, ogni aderente al Forum ha una sua interpretazione, che in parte si incontra, si scontra, si intreccia con tutte le altre.

    Questa diversità di apporti è la ricchezza del Forum e anche la sua debolezza. È una ricchezza da preservare e da approfondire, che ha appena iniziato a esprimersi e che richiede tempi lunghi e distesi, e che può giovarsi di un aspetto di grande valore, secondo me, che è la partecipazione personale e la conoscenza diretta delle persone. È anche la sua debolezza, perché la molteplicità delle idee e delle prospettive potrebbe non essere funzionale all’intervento concreto in situazione, che richiede un tipo di compattezza tipica di un’organizzazione strutturata in altro modo.

    Il Forum, nato con l’intento di bloccare il progetto FE.Ris, ha avuto un impatto vincente perché, oltre alla innegabile giustezza della causa, su quell’obiettivo concreto e immediato le nostre diversità sono passate in secondo piano ed è prevalsa la comune lotta contro il pericolo. La caratteristica di movimento del Forum ha aggregato le persone contro un comune avversario. Ma nel momento in cui si devono elaborare progetti condivisi per il futuro, le varie prospettive e le diversità tornano a farsi sentire (giustamente). Se da una parte il confronto necessario non può dare per scontato nessun presupposto ma dovrebbe mantenere un alto profilo, dall’altra parte il dibattito, anziché inaridirsi nei tecnicismi, dovrebbe a mio avviso restare alla portata del cittadino “comune”, se si vuole allargare la base della partecipazione.

    L’approfondimento del confronto sulle idee di città che emergono richiede, oltre ai tempi lunghi e distesi, anche una sempre maggiore apertura e la disponibilità a esercitare il pensiero critico, anche verso se stessi. La volontà invece di essere presenti e incisivi nelle scelte politiche (non partitiche) richiede rapidità, operatività e obiettivi chiari e univoci.

    Ho messo in evidenza quelle che, dal mio punto di vista, sono due piste di sviluppo per il futuro del Forum, non necessariamente incompatibili. Dal punto di vista pratico, importante in ogni caso è continuare il monitoraggio delle mosse dell’Amministrazione Comunale e quello del territorio nelle sue molte criticità.

    Proposte per il miglioramento della qualità della vita e dell’abitare la città Valorizzazione dell’area del Po di Primaro e via Ravenna

    L’area del Po di Primaro è ricca sia dal punto di vista faunistico, che botanico e storico. È abitata da molte specie di uccelli acquatici tipici della nostra zona, canne palustri, robinie e querce.

    Sappiamo inoltre che proprio il Po di Primaro è stato testimone dell’incontro tra Lucrezia Borgia e Alfonso d’Este.

    il Po di Primaro attraversa la pianura, con zone in parte abitate e in parte selvatiche, nasce dal Po di Volano e arriva ad Argenta con una corrente molto lieve.

    Via Ravenna, che corre parallela al Po di Primaro , rappresenta un ingresso prioritario per il sud est della provincia (come il casello di Ferrara Sud, Argenta e Ravenna).

    La strada è stretta e la mancanza di marciapiedi e piste ciclabili rende difficile la fruizione in sicurezza di chi si sposta a piedi o in bicicletta.

    È urgente risolvere il nodo di via Ravenna.

    Le necessità per gli abitanti sono:

    • deviazione del traffico automobilistico creando alternative di scorrimento veloce.
    • Marciapiedi e piste ciclabili.
    • Linea di autobus urbani o navette per raggiungere il centro cittadino e altre zone cruciali della città.
    • Eventuale attivazione di una via d’acqua con corse frequenti.
    • Posizionamento di autovelox per il traffico in entrata e in uscita dalla città.

    Senza disturbare la fauna acquatica, si potrebbe favorire la pratica della canoa, e istituire dei centri di allenamento e addestramento per i canoisti.

    Il Po di Primaro così potrebbe rappresentare una via d’acqua per il lato sud est della città e costituire uno degli hub per lo scambio di mezzi leggeri: battelli, biciclette, navette, e treni.

    2 argomenti da affrontare per la città futura

    1) Predisporre gli strumenti normativi per garantire la partecipazione

    Avere a che fare con una Amministrazione evidentemente refrattaria al confronto, (persino con le minoranze consiliari, figurarsi con i cittadini comuni) rende , a mio parere, indispensabile e prioritario stabilire le basi sulle quali l’attività partecipativa può essere condotta. Si tratta di predisporre strumenti normativi che non rendano possibile la partecipazione sulla base del ‘ volubile sentire del sovrano’, ma che stabiliscano su quali temi, con quale tempistica, con quali referenti istituzionali ecc. essa diventi obbligatoria.

    Dalla lettura del testo costituzionale, sembra possibile affermare che il legislatore abbia voluto assegnare ai Comuni, e a tutti gli Enti territoriali in generale, il compito di favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà ( art. 118 c. 2 cost.). Il verbo “favorire” all’indicativo presente non lascia spazio a fraintendimenti. Si tratta di una funzione attribuita direttamente dalla Costituzione, che il Comune deve esercitare obbligatoriamente se non vuole incorrere in situazioni di illegittimità.

    In Italia esistono poco meno di 300 Regolamenti per l’amministrazione condivisa dei beni comuni, più o meno recenti (i primi risalgono al 2014) e diversamente strutturati, ma col passare del tempo si avverte tutta la complessità di questa regolamentazione pattizia e degli stessi temi da risolvere col modello collaborativo. Ferrara non è esente da questa temperie, accresciuta con l’insediamento dell’ultima Amministrazione, il che rende inapplicato l’attuale Regolamento. Esso inoltre, risalente al 2017,  sembrerebbe fosse stato impostato per subire una revisione/modifica dopo il 2019.

    Lo stesso Statuto del Comune, che pure contempla la partecipazione dei cittadini all’attività amministrativa e rimanda ad apposito regolamento ( art. 29 ss.), a mio parere andrebbe rafforzato e reso più cogente sulla definizione di ‘bene comune’ e di partecipazione .

    2) La questione climatica – tutela dell’ambiente art. 9 e 41 cost.

    Affrontare la questione climatica, io credo, debba diventare il perno centrale della politica del futuro e la lente attraverso la quale si dovranno leggere e declinare tutti gli altri problemi ( lavoro, produzione, progresso, benessere degli individui e delle società). L’argomento è senz’altro fuori dalla nostra portata nella sua globalità, ma non nei suoi singoli aspetti: anzi è tempo che “ tutti gli uomini di buona volontà” facciano pressing verso l’insipienza dei governi, locali o centrali che siano, troppo timidi verso questo problema se non addirittura negazionisti o riduttivistici. La dimensione della nostra città ci permetterebbe di diventare un ‘caso scuola’ sotto molteplici aspetti con proposte anche drastiche che dovranno essere probabilmente, in questa fase, anche impopolari. Condividendo perciò in larga parte gli spunti suggeriti da Ubiali e Perrone , avanzo qualche esempio concreto:

    –          revisione del Regolamento per l’accesso alle ZTL e Aree pedonali per liberare davvero il centro storico dalla presenza nefasta (anche per il patrimonio storico-architettonico) delle auto, furgoni, taxi , ma anche auto private;

    –          istituzione di veri parcheggi scambiatori decentrati dove si possano agganciare mezzi pubblici ad alta frequenza e bicipark,

    –          ripristino di una cospicua flotta di bus elettrici e di piccole dimensioni per il transito in centro storico;

    –          rivedere l’applicazione del PAIR nel nostro Comune che notoriamente ogni anno ha un numero significativo di sforamenti  dai valori ottimali di PM10 ( d’altra parte sfido chiunque a rendersi conto dell’effettivo vigore delle misure restrittive della circolazione – ottobre/marzo – visto il numero immutato di veicoli circolanti grazie al lungo elenco di esenzioni ai divieti). Oltre alle limitazioni già previste a livello regionale si potrebbe ad es. prospettare una circolazione a targhe alterne oppure escludere totalmente la circolazione entro mura dei veicoli diesel e benzina di qualunque categoria, ecc.

    –          verde pubblico: grande piano di implementazione del verde pubblico con costituzione di nuovi parchi e/o collegamento di quelli esistenti (mi pare di ricordare che l’argomento fosse contemplato anche in una tesi di laurea illustrata presso la facoltà di architettura in uno degli ultimi incontri); valutazione di costi / benefici per una gestione del verde pubblico che non contempli l’esternalizzazione della sua manutenzione che non mi sembra dia grandi risultati circa la qualità degli interventi.

    –          verde privato: rendere più restrittive le possibilità di abbattimento delle alberature, siepi, alberi singoli ecc. con la possibilità di verifica sui controlli, da rendersi obbligatori,  preventivi e successivi degli abbattimenti e del ripristino;

    –          rendere più esplicita e cogente la regolamentazione circa la pavimentazione delle aree private/cortilive, ovvero che la parte permeabile dell’area totale non sia mai inferiore a quella minima stabilita per legge pari al 25%, al fine di evitare che successivamente al conseguimento dell’agibilità del fabbricato, si proceda liberamente ad ulteriori pavimentazioni dell’area che possano ridurre il succitato indice minimo, come spesso avviene (i comuni hanno facoltà di aumentarlo).

    –          PUG: La riunione tenutasi in data 3 agosto u.s. mi è sembrata un po’ come la foglia di fico per l’amministrazione, comunque l’argomento sarà primario per noi dal prossimo settembre. Butto lì una suggestione: il consumo del territorio a saldo zero da raggiungere entro il 2050 come previsto dalla LR 24/2017 mi pare del tutto anacronistico non solo visti gli eventi climatici attuali, ma anche in particolare per una città in costante calo di popolazione. Non si potrebbe proporre al Comune di Ferrara di anticipare virtuosamente questa tempistica?

    COME SALVARE IL PARCO URBANO

    Maggiori garanzie di tutela nel tempo del Parco Urbano possono derivare solo da livelli esterni più elevati di protezione, non dipendenti quindi dalle volontà e dalle politiche delle singole amministrazioni comunali che si succedono. La protezione dell’art.19 del Piano Paesistico Regionale (Zona di particolare interesse paesaggistico ambientale), fatta propria dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, deve essere mantenuta, ma non è, come si è visto, sufficiente, perché la norma fornisce prescrizioni troppo generali e generiche. Nè, d’altra parte, il Parco Urbano ha caratteristiche tali da poter essere inserito nelle zone di protezione naturalistica integrale. Per questo da tempo Italia Nostra aveva richiesto l’inserimento del sistema Parco delle Mura e Parco Urbano come Stazione del territorio protetto dal Parco Regionale del Delta del Po, cominciando il delta del fiume con i rami del Po di Volano e del Po di Primaro. Si ottenne un pronunciamento positivo delle giunte Sateriale e Tagliani, ma la cosa non ebbe seguito per veti politici ad altri livelli. Nulla vieta, oggi, di ribadire con forza la proposta, anche se, dopo l’entrata in vigore dell’ultima legge regionale di riforma dei Parchi e delle Aree Protette, il Parco del Delta sembra attraversare un periodo di grave crisi e debolezza (la vicenda Ortazzo e Ortazzino ne sono una prova tangibile).

    Da tempo poi le Associazioni culturali della città, soprattutto Ferrariae Decus e Italia Nostra, hanno avanzato la proposta di una sorta di organismo permanente di controllo e gestione delle Mura e del Parco Urbano, una sorta di Opera delle Mura, composto da rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e dei cittadini, data l’importanza che il sistema Mura e Parco Urbano rivestono nell’equilibrio urbanistico della città. La proposta finora non è stata accolta, ma anche in questo caso credo debba essere ripresa e ribadita.

    Il progetto di Tutela e Valorizzazione del Parco Urbano redatto negli anni ‘90 (giunta Sateriale), progetto cofinanziato dalla Regione e, fino a prova contraria, tuttora vigente poneva la valenza ecologica tra gli scopi principali del Parco. Questo aspetto va ribadito nel nuovo PUG- Piano Urbanistico Generale- , cercando di normare con precisione le funzioni e le attività compatibili col Parco e quelle incompatibili da svolgere altrove.

    Vanno escluse, ad esempio, attività che richiamino forte affluenza di pubblico concentrata in poco tempo, attività con impatto acustico tale da recare danno o disturbo alla fauna, attività che richiedano la costruzione di strutture temporanee di grandi dimensioni, per il cui allestimento sia necessario l’accesso di mezzi pesanti (quali autocarri e autoarticolati). Deve essere vietato, in ogni caso, l’accesso al parco di tali mezzi.

    Su quest’ultimo aspetto, che potrà essere oggetto specifico di Osservazione nelle fasi successive di elaborazione del PUG, è importante uno sforzo di elaborazione comune.

    FERRARA CITTA’ SANA

    L’idea attorno alla quale proponiamo di imperniare il futuro e lo sviluppo della nostra città – Ferrara – è quella di salute (ci scuserete per la nostra evidente deformazione professionale), intesa nel senso più ampio possibile del termine, ovvero di un completo stato di benessere,  fisico, psicologico e sociale, che abbracci tutto l’esistente: gli individui, compresi quelli appartenenti alle popolazioni più fragili e alle generazioni future, le forme di vita non umane, che nel complesso costituiscono la biosfera, e il vasto ecosistema che ne rende possibile la vita.

    Riteniamo che, intesa in questa accezione, la salute possa rappresentare una chiave di lettura trasversale alle molteplici tematiche che interessano la vita cittadina e il dibattito pubblico in ambito urbano. E’ infatti noto come a determinare lo stato di salute di una popolazione siano tutti i determinanti sociali, ovvero quei fattori che nel loro complesso costituiscono gli ambienti di vita in cui le persone nascono, crescono e lavorano. Tali fattori comprendono e abbracciano elementi come la casa, la mobilità, l’istruzione, la sanità, la socialità, l’alimentazione, il reddito, la produzione di energia, la gestione dei beni comuni. Tutti questi elementi sono rilevanti per la costruzione della salute e del benessere della popolazione e fondamentali per realizzare una transizione ecologica che renda possibile la sopravvivenza dell’ecosistema, a fronte di una crisi ecologica senza precedenti, che rende necessario mettere in discussione la nostra attuale organizzazione sociale. A questo proposito è particolarmente interessante far notare come una molteplicità di studi che si vanno accumulando nel tempo ha dimostrato che le scelte politiche necessarie al contrasto della crisi climatica sono anche le stesse che determinerebbero i migliori esiti in termini di salute, configurandosi di fatto come dei co-benefici, o delle soluzioni win-win. La costruzione di un benessere può dunque passare dal considerare la salute come l’elemento guida nella costruzione di tutte le politiche pubbliche, come suggerito dall’OMS.

    Da questa premessa discendono le nostre proposte concrete, elencate di seguito.

    1) Creazione di spazi istituzionali dove si esercitare la partecipazione democratica:

    Riteniamo che cittadini e istituzioni del Comune di Ferrara dovrebbero intraprendere un dialogo volto alla progettazione di un percorso di promozione della salute intesa come un processo che porti al progressivo trasferimento del controllo e del potere decisionale, dalle istituzioni ai cittadini, su tutte quelle questioni che sono rilevanti per la costruzione della salute e del benessere collettivo. (CFR: Glenn Laverack, Ronald Labontè. Health promotion in action). Aggiungiamo che il settore sanitario è chiamato per propria missione a promuovere progetti di questo tipo e potrebbe essere strategico ricercare l’alleanza con tale settore. In particolare, il DM 77/2022, che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale, individua anche uno specifico luogo in cui tale funzione potrebbe trovare una sua collocazione fisica e concreta, ovvero le Case della Comunità (CdC). Il documento ministeriale infatti definisce la CdC come “un progetto di innovazione in cui la comunità degli assistiti non è solo destinataria di servizi ma è parte attiva nella valorizzazione delle competenze presenti all’interno della comunità stessa: disegnando nuove soluzioni di servizio, contribuendo a costruire e organizzare le opportunità di cui ha bisogno al fine di migliorare qualità della vita e del territorio, rimettendo al centro dei propri valori le relazioni e la condivisione.”

    Tra gli obiettivi che lo sviluppo delle Case della Comunità deve garantire è esplicitamente citata “la partecipazione della comunità locale, delle associazioni di cittadini, dei pazienti, dei caregiver”, così come tra i servizi erogati è prevista la  “Partecipazione della Comunità e valorizzazione della co-produzione, attraverso le associazioni di cittadini e volontariato”h7yyb

    Sempre secondo il DM 77/2022 la CdC in sintesi svolge quattro funzioni principali:

    • è il luogo dove la comunità, in tutte le sue espressioni e con l’ausilio dei professionisti, interpreta il quadro dei bisogni, definendo il proprio progetto di salute, le priorità di azione e i correlati servizi;
    • è il luogo dove professioni integrate tra loro dialogano con la comunità e gli utenti per riprogettare i servizi in funzione dei bisogni della comunità, attraverso il lavoro interprofessionale e multidisciplinare;
    • è il luogo dove le risorse pubbliche vengono aggregate e ricomposte in funzione dei bisogni della comunità attraverso lo strumento del budget di comunità; è il luogo dove la comunità ricompone il quadro dei bisogni locali sommando le informazioni dei sistemi informativi istituzionali con le informazioni provenienti dalle reti sociali.

    Il Documento di indirizzo per il Metaprogetto della Casa di Comunità pubblicato da Agenas rende inoltre esplicito che nella progettazione delle Case della Comunità deve essere obbligatoriamente prevista la presenza di una sala riunioni polivalente destinata esplicitamente ai servizi per la comunità per creare uno spazio fisico per i bisogni della comunità.

    Alla luce di quanto detto, le CdC che insistono sul territorio di Ferrara potrebbero essere utilizzate, nel peggiore dei casi come mero spazio fisico dove la comunità possa riunirsi per discutere di questioni ritenute rilevanti per la salute  collettiva (tema già emerso come problematico in numerose riunioni del Forum), nel migliore dei casi come porta di ingresso e spazio di dialogo con le istituzioni per la co-progettazione di interventi che rispondano ai bisogni di salute collettivi. In tal senso esiste almeno un precedente di interesse, individuabile nella Casa della Salute Navile presso il comune di Bologna dove da tempo è in corso una sperimentazione volta a favorire la partecipazione comunitaria all’interno di tale struttura (alcuni riferimenti si possono trovare qui, qui e qui).

    2)promozione della mobilità attiva e dolce e il disincentivo all’utilizzo dell’automobile privata: Il tema della mobilità è fondamentale tanto per la salute umana quanto per i benefici ambientali e per la transizione ecologica. Esempi virtuosi da imitare comprendono: l’esperienza di Bologna città 30, l’abbassamento – se non l’abolizione – del costo dei mezzi pubblici (strategia già sperimentata in diversi paesi, tra le esperienze più recenti quella in Germania e quella di Montpellier).

    I disincentivi all’utilizzo dell’automobile privata potrebbero inoltre essere graduati, con interventi più onerosi nei confronti dei veicoli con maggiore pericolosità ambientale e per la salute umana come i SUV  (Un esempio è la tariffa per i parcheggi introdotta a Parigi , così come la tariffazione progressiva promossa dal comune di Lione).

    Mezzi inquinanti non dovrebbero inoltre più essere pubblicizzati, come avviene nel comune di Amsterdam. La pubblicità può in generale essere considerata nociva di per sè in quanto induce iperconsumo non necessario e infelicità e potrebbe essere limitata almeno in alcune aree pubbliche o zone sensibili (ad. esempio attorno alle scuole)

    3) promozione di una transizione verso una dieta a base prevalentemente vegetale: L’alimentazione rappresenta uno tra i più importanti determinanti di salute in assoluto, con effetti su tutte le principali malattie cronico-degenerative. Il sistema di produzione alimentare, d’altro canto, rappresenta uno dei settori produttivi maggiormente impattanti sull’ambiente. Ci sono evidenze del fatto che una transizione verso una dieta prevalentemente vegetariana o vegana avrebbe conseguenze positive enormi su ambiente e salute delle persone.  Sulla base di questa consapevolezza il comune di Edimburgo nel 2023 ha sottoscritto l’appello per un trattato sui prodotti a base vegetale. Il comune di Ferrara potrebbe essere spinto a fare lo stesso.

    4) tutela delle aree verdi: vivere in un ambiente urbano dove è garantita una presenza consistente di spazi pubblici verdi è fondamentale per il benessere non solo dell’ecosistema ad esempio in termini di conservazione della biodiversità, ma anche degli individui in quanto permette loro di poter disporre di spazi gratuiti da utilizzare per tenersi in forma (camminata, corsa, bicicletta…) ma anche abbatte notevolmente l’impatto dell’aumento delle temperature sulla città. Riteniamo pertanto che il patrimonio naturale di cui dispone Ferrara vada tutelato e protetto.

    5) Tutela degli spazi sociali:. lo sviluppo e il supporto delle reti sociali e comunitarie di una comunità è uno dei più importanti determinanti di salute. Nel concreto tali reti sono i centri di volontariato, i centri sociali e tutti quegli spazi fisici e sociali dove vengono accolti gratuitamente e senza giudizio i bisogni materiali e sociali di una comunità. In particolare riteniamo importante avviare una campagna di azioni concrete a sostegno del centro sociale La Resistenza, recentemente posto sotto sfratto dal comune.

    6) aprire il dibattito su nuove forme di economia per affrontare il futuro: l’attuale sistema economico e produttivo, orientato alla crescita, rimane il principale motore di devastazione ambientale, inquinamento e danni a salute e pianeta. Il dibattito su come riuscire ad abbandonare l’attuale sistema per abbracciare forme alternative di economia è in corso da anni (CFR: Less is more: how degrowth will save the world, Jason Hickel). Tale problema ha dimensioni globali ed è estremamente ambizioso, ma il panorama internazionale mostra come siano già in corso esperimenti locali di attuazione concreta di modelli di economia circolare. Un esempio da cui Ferrara potrebbe trarre ispirazione è l’esperienza del comune di Amsterdam che sta provando ad applicare nel concreto il modello dell’economia della ciambella proposto dall’economista britannica Kate Raworth.

     

     

     

     

     

    LA QUESTIONE SICUREZZA

    La sicurezza: non è un gioco elettorale

    La notizia del ritorno dell’esercito a pattugliare le vie di Ferrara è di per sé inquietante: dà l’idea di una città ingovernabile e violenta. Non siamo a Beirut, né nella Belfast degli anni ottanta.

    E tutto questo quando, secondo i dati della questura, i reati sono in calo [1].

    Ma ciò che colpisce ancora di più è la scelta editoriale del Resto del Carlino: abbinare l’articolo che annuncia la notizia [2] ad una foto di un soldato armato dietro una panchina su cui sono seduti tre ragazzi di colore. Ciò che questa immagine comunica con molto forza è che tutti i giovani neri sono potenziali criminali, da tenere sotto sorveglianza.

    La stampa locale ferrarese ha un pessimo record per quanto riguarda la demonizzazione dei cittadini di origine straniera, sopratutto nei periodi pre elettorali. Nei tre mesi precedenti le elezioni amministrative del maggio 2019, secondo lo studio “Sono solo parole” condotto da Cittadini del Mondo-Occhioaimedia di Ferrara insieme all’associazione nazionale dei giornalisti “Carta di Roma”, più del 72% degli articoli sull’immigrazione e sulle minoranze etniche pubblicati nei tre principali quotidiani ferraresi riguardavano la criminalità.

    Questa pratica mediatica discutibile non si limita alla stampa locale.

    La mancanza di un dibattito razionale e informato sulla questione sicurezza nel discorso politico-mediatico nazionale e ferrarese, in particolare, è palese. Forse è giunto il momento di avviarlo, evitando allarmismi e strumentalizzazioni a fini elettorali.

    La notizia dell’arrivo dell’esercito significa il fallimento, almeno parziale, delle misure adottate dall’attuale Amministrazione, dalla rimozione delle panchine dai parchi alla recinzione dei giardini pubblici, dall’armamento della polizia municipale all’introduzione delle unità cinofile. Queste misure devono essere valutate una per una sia in termini di efficacia che di costi. I problemi legati alla sicurezza di un moderno complesso urbano multiculturale non possono essere risolti con soluzioni semplicistiche e populiste: dobbiamo essere pronti ad imparare dalle esperienze di altre città simili.

    Un’altra problematica che emerge dall’immagine razzista scelta dal Resto del Carlino riguarda la profilazione razziale, cioè la pratica da parte delle forze dell’ordine di procedere a operazioni di “stop and search” (fermo, controllo documenti e perquisizione) sulla base di pregiudizi fondati sul colore della pelle. A Ferrara, secondo le testimonianze raccolte dal “progetto Yaya” e riportate dall’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) al Comitato Europeo per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali [3], questa pratica è molto diffusa, generando tutta una serie di problemi: non solo disagio a livello sociale, insicurezza e conseguenze a livello psicologico ma anche una generale sfiducia nelle forze dell’ordine della città.

    I problemi causati dall’uso eccessivo di questi controlli non sono limitati al solo contesto multietnico. I giovani in generale e le persone economicamente svantaggiate hanno una probabilità maggiore di essere fermati e di essere insoddisfatti del trattamento riservato dalla polizia durante il fermo. Se il contatto con gli agenti è percepito come ingiusto, questo, secondo molti studi [4], può influire in senso negativo sul rapporto con le forze dell’ordine e con le istituzioni in generale e, di conseguenza, mettere in discussione il rispetto della legge e aumentare il rischio di considerare la violenza come un’opzione per raggiungere determinati obiettivi.

    La sicurezza non è un gioco elettorale. Per il bene delle nostre generazioni future, dobbiamo cominciare a parlarne seriamente.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Occhioaimedia-Cittadini del Mondo

    -1 https://questure.poliziadistato.it/it/Ferrara/articolo/135462e90c4dc78f8221194384

    -2 https://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/strade-sicure-esercito-gad-173c3d2d

    -3 https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2023/07/Submission-CERD-2023_ASGI.pdf

    -4 “Knife Crime Evidence Briefing” pubblicato dal College of Policing (Istituto di Polizia) inglese https://assets.college.police.uk/s3fs-public/2022-03/Knife_Crime_Evidence_Briefing.pdf).

    PER LA PUBBLICIZZAZIONE DEI BENI COMUNI

    I beni comuni e i servizi pubblici ad essi sottesi vengono interessati da un corposo processo di privatizzazione che data dagli anni ‘90 del secolo scorso. I servizi pubblici a rilevanza economica ( acqua, energia, ciclo dei rifiuti, trasporti) vengono progressivamente acquisiti da grandi aziende multinazionali e da multiutilities, il cui obiettivo di fondo è di massimizzare il valore degli azionisti e consegnati alle logiche di mercato. Il processo, seppure rallentato, non si ferma neanche di fronte al risultato referendario del 2011 sull’acqua ( ma che in realtà riguardava l’insieme dei servizi pubblici a rilevanza economica) che aveva sancito la volontà popolare di andare verso la pubblicizzazione degli stessi. I processi di privatizzazione hanno comportato forti aumenti tariffari, calo degli investimenti, incentivo all’aumento dei consumi, allontanamento della potestà decisionale dagli Enti locali e dai territori.

    Ebbene, nella prossima fase, a Ferrara si prospetta la possibilità concreta di mettere in campo l’opzione della ripubblicizzazione, almeno per quanto riguarda la gestione del servizio dei rifiuti urbani e del servizio idrico. Infatti, tale operazione diventa più che fattibile, anche dal punto di vista dei costi, nel momento in cui arriva a scadenza la concessione del servizio. Per la gestione dei rifiuti urbani, essa è finita alla fine del 2017 e da allora Hera continua l’affidamento in regime di proroga. Con l’autunno si profila l’idea di sciogliere questa situazione: emerge con sempre maggiore chiarezza l’intenzione dell’Amministrazione Comunale di procedere verso la messa a gara del servizio e, contemporaneamente, di confermare il pieno utilizzo dell’inceneritore, a fronte della possibilità di ricevere compensazioni monetarie da Hera. Insomma, lauti profitti e tutto il potere decisionale a Hera in cambio di qualche introiti per le casse del Comune. Un’altra ipotesi, da noi fortemente caldeggiata, è in campo e consiste nella possibilità della ripubblicizzazione tramite un’azienda pubblica comunale ( come realizzato a Forlì), più che aggredibile dal punto di vista dell’investimento, in primo luogo utilizzando le riserve di Ferrara Tua SpA, e anche nella chiusura di una linea dell’inceneritore, a fronte del fatto che oggi a Ferrara si bruciano più rifiuti speciali che rifiuti urbani.

    Per quanto riguarda il servizio idrico, la scadenza della concessione è fissata alla fine del 2027. In considerazione del dato per cui qui si tratterebbe, secondo la legislazione, di costituire un’unica azienda pubblica di dimensione provinciale e anche di far fronte ad una necessità significativa di risorse per compiere il subentro rispetto alle gestioni precedenti, risulta evidente che perseguire la giusta strada della ripubblicizzazione comporta che si inizi a lavorare da subito, mettendo in campo uno studio di fattibilità e un piano economico-industriale- finanziario finalizzato a quell’obiettivo. Si tratta, poi, di costruire questo percorso in modo partecipativo, visto che componente essenziale per la gestione dei beni comuni e dei servizi pubblici ad essi connessi è appunto quella di dar vita ad una gestione partecipata, oltre che dagli Enti locali, da cittadini e da lavoratori, e che essa va studiata appositamente.

    I processi di privatizzazione negli anni passati, anche a Ferrara, hanno poi coinvolto anche servizi di interesse generale, come parte dei nidi e delle scuole dell’infanzia e, da ultimo, di parte del sistema bibliotecario comunale. Ora, si tratta non solo di fermare ulteriori processi di esternalizzazione, ma di procedere alla reinternalizzazione delle suddette parti di servizio, aumentando, anche per questa via, il personale pubblico comunale.

    In buona sostanza, quindi, occorre agire per realizzare i seguenti obiettivi:

    Ripubblicizzazione della gestione del servizio dei rifiuti urbani e chiusura di una linea dell’inceneritore

    Approfondire da subito la possibilità della ripubblicizzazione del servizio idrico in scadenza alla fine del 2027

    Produrre un’ipotesi di gestione partecipativa dei servizi pubblici ripubblicizzati

    Reinternalizzare le parti di servizi pubblici generali ( parte dei nidi, delle scuole d’ infanzia e del sistema bibliotecario) che sono stati coinvolti nelle privatizzazioni negli anni passati