Skip to main content
Quando: giovedì 16 aprile 2026, ore 18:00 - 19:30
Dove: Grisù Sala Macchine, via Poledrelli 21
Quando: 30 marzo 2026, ore 17
Dove: Sala Imbarcadero , Castello Estense

    Autore: Rodolfo Baraldini

    Corso Isonzo pericolosa, “istituiamo una zona 30”

    Incontro del Forum Ferrara Partecipata per presentare la “Petizione per corso Isonzo zona 30 km/h”

    Corso Isonzo, una delle arterie più trafficate dell’area urbana, con un aumento progressivo degli incidenti che secondo dati del Comune di Ferrara e della Regione Emilia Romagna si quantificano in 10 all’anno dal 2004 al 2024.

    Per questi motivi il Forum Ferrara Partecipata ha scelto di organizzare un incontro pubblico mercoledì 25 febbraio dalle 18 alle 19.30 al Centro Promozione Sociale Acquedotto (corso Isonzo,42). Saranno presenti Piergiorgio Cipriano (architetto) e Romeo Farinella (urbanista dell’Università di Ferrara) e sarà presentata la “Petizione per corso Isonzo zona 30 km/h”.

    Una petizione trae origine dal Piano di qualità dell’aria della Regione Emilia-Romagna (Piar) che prevede l’estensione della zona 30 nei centri urbani e al Piano Urbano Mobilità Sostenibile di Ferrara (Pums) che prevede l’istituzione di Isole Ambientali nelle zone 30 individuate negli ambienti residenziali.

    I promotori chiedono “l’istituzione di una zona 30 in corso Isonzo per aumentare la sicurezza dei pedoni, ciclisti e residenti e ridurre il traffico veicolare migliorando la qualità della vita e la vivibilità del quartiere”.

    “A questo fondamentale cambiamento – spiegano i promotori – dovrà necessariamente associarsi la realizzazione di percorsi ciclabili sicuri con modifica del sistema di parcheggio”.

    “Com’è già accaduto – concludono – per la petizione di via XX Settembre, questi interventi trovano ragione nella necessità di tutelare in modo concreto l’incolumità di chi si sposta a piedi o in bicicletta, promuovere una mobilità urbana sostenibile e rendere la strada più vivibile, sicura e a misura di cittadino”.

    Zona 30, Forum Ferrara Partecipata organizza un incontro pubblico e sottoscrive una petizione

    L’intento è quello di ridurre traffico e incidenti, chiedendo limiti di velocità più bassi e una mobilità più sicura

    Mobilità più sana e sicura. Mercoledì 25 dalle 18 alle 19.30, si svolgerà al Centro promozione sociale Acquedotto, di corso Isonzo 42 a Ferrara, un incontro con cittadini e residenti promosso dal Forum Ferrara Partecipata, durante il quale verrà presentata la ‘Petizione per corso Isonzo zona 30 km/h.’

    La petizione si richiama al Piano di qualità dell’aria della Regione Emilia-Romagna che prevede l’estensione della zona 30 nei centri urbani e al Piano urbano mobilità sostenibile di Ferrara che prevede l’istituzione di isole ambientali nelle zone 30 individuate negli ambienti residenziali.

    “Corso Isonzo è divenuto una delle arterie più trafficate dell’area urbana in orario di punta – dichiarano i referenti -. Secondo dati del Comune di Ferrara e della Regione Emilia-Romagna nel periodo 2004-2024 si sono verificati circa 10 incidenti l’anno. Ma ciò che maggiormente preoccupa è l’aumento progressivo degli incidenti”.

    “Con questa petizione – affermano – viene dunque richiesta l’istituzione di una zona 30 in corso Isonzo per aumentare la sicurezza dei pedoni, ciclisti e residenti e ridurre il traffico veicolare migliorando la qualità della vita e la vivibilità del quartiere. A questo fondamentale cambiamento dovrà necessariamente associarsi la realizzazione di percorsi ciclabili sicuri con modifica del sistema di parcheggio”.

    “Com’è già accaduto per la petizione di via XX Settembre – aggiungono in conclusione -, questi interventi trovano ragione nella necessità di tutelare in modo concreto l’incolumità di chi si sposta a piedi o in bicicletta, promuovere una mobilità urbana sostenibile e rendere la strada più vivibile, sicura e a misura di cittadino”.

     

    Mobilità sostenibile, la città torna a pedalare per farsi ascoltare

    Corteo di biciclette in centro contro i ritardi del Pums e per chiedere più sicurezza stradale: associazioni e cittadini sollecitano cantieri e investimenti concreti

    Un rumoroso e giocoso corteo di biciclette ha percorso sabato mattina le strade del centro di Ferrara per la 20ª biciclettata collettiva organizzata col fine di sensibilizzare la città sul tema della mobilità sostenibile e della sicurezza stradale. Si tratta di una iniziativa nata due anni fa per scuotere le coscienze e l’Amministrazione comunale su questi temi.

    Un modo pacifico ma determinato per ricordare che la città, nonostante le sue potenzialità, arranca nella transizione verso una mobilità moderna e sicura.

    Promossa inizialmente da Caldirolo Libera, la manifestazione, settimana dopo settimana, ha visto la partecipazione e l’adesione di numerose realtà del territorio, tra cui Fiab Ferrara – Amici della Bicicletta, il Forum Ferrara Partecipata e varie associazioni di quartiere, a testimonianza di un malcontento trasversale e diffuso.

    Le ragioni della protesta: il conto alla rovescia del Pums
    Il fulcro della protesta è il crescente scollamento tra la pianificazione e la realtà. Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pums), adottato dall’Amministrazione comunale nel lontano 2019, attende da quasi duemila giorni di trovare piena attuazione. Un documento che avrebbe dovuto disegnare il futuro della mobilità ferrarese la cui attuazione, secondo i manifestanti, è in ritardo quando su alcuni punti neppure è partita.

    “Non stiamo pedalando per svago, ma per affermare un diritto fondamentale: muoversi in città senza mettere a rischio la propria incolumità – ha dichiarato uno dei partecipanti, portavoce del comitato organizzatore -. Ferrara, che dovrebbe essere un’eccellenza italiana della ciclabilità, registra ancora tassi di incidentalità e mortalità stradale insostenibili. Non possiamo più aspettare. Chiediamo che il Pums esca dai burocratici cassetti delle buone intenzioni e si trasformi in cantieri e infrastrutture moderne. Sono passati sette anni dall’adozione ed è inaccettabile che molti degli obiettivi del piano sembrino oggi irraggiungibili”.

    Le associazioni denunciano una cronica carenza di investimenti strutturali che, di fatto, blocca la realizzazione di opere cruciali per la sicurezza e penalizza la qualità della vita, disincentivando l’uso della bicicletta come alternativa reale e sicura all’auto privata.

    Un appello a due fronti: pedalata tra i punti neri della città
    La 20ª biciclettata non è stata solo una passerella, ma un vero e proprio sopralluogo collettivo. Il percorso è stato studiato per toccare alcuni dei “punti neri” della viabilità cittadina, quei luoghi dove la convivenza tra auto, bici e pedoni è più conflittuale e pericolosa.

    Il piccolo corteo ha percorso Corso Isonzo, uno degli assi portanti del traffico cittadino. Qui, i dati ufficiali parlano chiaro: negli ultimi 5 anni si è registrato un costante e progressivo aumento degli incidenti, molti dei quali coinvolgono utenti deboli della strada. “Pedalare qui nelle ore di punta è un’impresa”, commenta un partecipante. “Le auto sfrecciano e alcuni attraversamenti sono pericolosi. Serve un intervento radicale”. Il gruppo di ciclisti ha poi sfilato lentamente lungo via XX Settembre, dove la richiesta di una riqualificazione a misura d’uomo e non di automobile sembra arenata.

    La protesta si è mossa su un doppio binario di richiesta: alle istituzioni (Comune, Prefettura, Regione) un impegno immediato e concreto per sbloccare i finanziamenti e accelerare la messa in sicurezza dei punti critici, completando finalmente la rete ciclabile prevista dal Pums e rendendo più sicuri gli incroci più pericolosi; alla comunità un appello alla responsabilità collettiva. La sicurezza – spiegano gli organizzatori – è anche una questione di educazione e rispetto reciproco. Gli organizzatori lanciano un messaggio chiaro a tutti gli utenti della strada – automobilisti, ciclisti e pedoni – invitandoli ad adottare comportamenti virtuosi per ridurre il rischio di incidenti e abbassare i livelli di inquinamento. “Non ci fermeremo qui – concludono gli organizzatori – e continueremo a pedalare e a presidiare il territorio fino a quando non vedremo cambiamenti tangibili. La
    biciclettata è il nostro modo di ridisegnare idealmente la città che vorremmo. Chiediamo al sindaco e alla Giunta fatti concreti”.

    Una cittadina e il tema della mobilità a Ferrara

    Ferrara è conosciuta per essere un luogo tranquillo, vivibile, oltre che essere la “Città delle biciclette”, come si legge sui cartelli di accesso alla città.

    La bicicletta è il mezzo molto usato dai ferraresi sia per spostarsi nel centro urbano, che per raggiungere le vicine periferie.

    Sulle strade di Ferrara, comunque, si nota una massiccia presenza di automobili, lunghe file di auto parcheggiate ricoprono lo spazio ai lati delle strade e contribuiscono a ridurre l’ampiezza della carreggiata, destinata allo scorrimento sia dei veicoli che dei ciclisti.

    In Corso Giovecca, uno degli assi di attraversamento carrabile del centro storico, si è intervenuti con una segnaletica orizzontale che ha definito con chiarezza la corsia ciclabile per i ciclisti, i quali muovendosi tra le auto in sosta e quelle in movimento, sono a rischio, perché in balia del comportamento degli automobilisti.

    La città avrebbe bisogno di un sistema strutturato di percorsi ciclabili e pedonali, che creino circuiti interconnessi così da formare una rete che colleghi tutte le parti della città. Ad oggi questa non è presente, non bastano i “rammendi”, ma occorrerebbe predisporre di politiche integrate che potenzino le reti ciclabili e il trasporto pubblico sostenibile, proponendosi come sistema alternativo all’uso dell’automobile.

    Il trasporto su strada inoltre contribuisce assieme agli impianti di riscaldamento, a produrre l’emissione di gas inquinanti e “l’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in quanto responsabile dell’aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, oltre ad avere effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile”, come si legge nel progetto nazionale “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”.

    Nella zona medioevale soprattutto, sono state adottate misure per facilitare l’utilizzo della bicicletta, quali il consolidamento e l’estensione delle zone a traffico limitato e l’istituzione delle zone a 30 Km/h.

    Nella zona di mia residenza, l’introduzione del limite di velocità a 30 Km orari e lo spazio delimitato per i pedoni in Via Naviglio, separando il traffico automobilistico dalle biciclette, sono state soluzioni apparentemente semplici, ma molto apprezzabili in termini di viabilità e di sicurezza per gli utenti. Altre zone della città dovrebbero essere prese in considerazione, come ad esempio la parte più moderna di Corso Isonzo/ Viale Cavour. Attualmente Corso Isonzo è uno degli assi della città molto trafficati e con alto rischio di incidenti, soprattutto durante le ore di punta, al mattino tra le 9 e le 11 ed al pomeriggio tra le 17 e le 19. Quando c’è maggiore congestione del traffico, aumenta pure il pericolo di incidenti, non solo per le auto, ma anche per gli utenti più vulnerabili come i ciclisti e i pedoni. Ho letto che dai dati estratti da

    https://dati.comune.fe.it/dataset/incidenti-stradali (2004 -> 2021) e da https://servizimoka.regione.emilia-romagna.it/mokaApp/apps/MISTER20/index.html ( 2022 -> 2024) il numero totale di incidenti gravi registrato in corso Isonzo è stato di 211 (in media, circa 10 all’anno) con 2 morti e 234 feriti (in media,11 all’anno). Il 23% degli incidenti (48) è avvenuto nell’incrocio tra Corso Isonzo e Via Cassoli (a ovest) e Via Garibaldi (est), causando 53 feriti. Un altro 36% (75 incidenti) è avvenuto invece in corrispondenza della rotonda con Corso Piave (a ovest) e Via Piangipane (est), con 84 feriti ed un morto.

    Monitoraggio incidente stradale -investimento pedone -Coroso isonzo
    Monitoraggio incidente stradale -investimento pedone -Corso Isonzo

    Io, ad esempio, mi sento molto in difficoltà quando sto per attraversare la via, soprattutto nel tratto da me più frequentato e che va da via Cassoli verso Via Garibaldi, perché anche se le strisce pedonali sono ben segnalate, la via è molto larga ed è difficile prevedere la risposta degli autisti di entrambe le corsie di marcia, per cui parto e mi affido al destino, in uno stato di ansia.

    Io non sono un addetto ai lavori, ma penso che la moderazione del traffico per mezzo di dossi prima dell’incrocio o, in alternativa, una segnalazione semaforica con video camera, o anche l’introduzione in Corso Isonzo della velocità 30 Km/h, potrebbero essere interventi utili a rallentare la velocità delle auto, e rendere più sicuro l’utente debole.

    Il tema della sicurezza sulle strade è tanto importante che dovrebbe essere al primo posto e andare oltre le visioni politiche di parte, attraverso uno studio attento e continuamente monitorato che permetta in tempi rapidi di adottare modifiche strutturali e soluzioni tecniche che riducano i rischi e la pericolosità delle strade e che abbiano una ricaduta sulla salute di tutti, in particolare per i più vulnerabili.

    Insieme per l’ambiente. Rete Giustizia climatica confluisce nel Forum Ferrara Partecipata

    “Un sodalizio che diventa garanzia di presidio”. Tra gli impegni quelli dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia

    “La crisi climatica si sta aggravando. Speriamo che questa scelta ci porti a essere più incisivi nel portare dei cambiamenti a livello locale, perché uniti si è più forti”. Con queste parole Francesca Cigala del Forum Ferrara Partecipata ha annunciato lunedì 9 febbraio la confluenza di Rete giustizia climatica all’interno del Forum, una scelta maturata anche in conseguenza della pluriennale attività della Rete, nata nel 2020, e della partecipazione attiva alle tematiche ambientali della città, come dimostra la promozione di tre petizioni sui temi della creazione di spazi verdi, della mobilità sostenibile e la trasparenza sugli interventi ambientali.

    Diversi i temi che saranno portati avanti di concerto tra le due associazioni, in primis quello del verde pubblico. Laura Felletti Spadazzi, referente di Plastic Free Onlus, ha sottolineato l’impegno dimostrato dall’amministrazione comunale nell’aumento delle aree verdi e nella sottoscrizione del nuovo contratto di servizio con Ferrara Tua – datato all’autunno del 2020 -, ma con alcune remore: “Siamo nel 2026 e per quanto riguarda gli sfalci vengono fatti a seconda delle mansioni e non degli obiettivi. Non tutti lavorano bene quindi ci sono dei casi in cui vengono distrutti dei manti erbosi”.

    Tra le altre inadempienze Felletti Spadazzi ha segnalato la mancata realizzazione del bosco dei nuovi nati, l’omessa riduzione dell’utilizzo di diserbanti pericolosi in città, il problema delle potature: “Sembra che in fase operativa ci sia un analfabetismo ambientale. Manca una testa a Ferrara Tua che possa far mettere in atto queste piccole cose, che poi piccole non sono”.

    Ulteriori tre tematiche, simbolo degli interventi della Rete, sono state messe in luce da Corrado Oddi, anche per confermarne gli obiettivi per il futuro lavoro congiunto al Forum Ferrara Partecipata: la lotta agli impianti energetici a biometano, rispetto alla quale “stiamo lavorando perché la legge regionale sulle aree idonee inverta la tendenza attuale”; il tema dei rifiuti con il “contrasto agli inceneritori e la battaglia contro la riconferma della privatizzazione del servizio a Hera”; infine il tema dell’acqua, su cui Oddi ha annunciato un intervento nel prossimo futuro a favore della ripubblicizzazione.

    “Alla fine del 2027 scadranno le concessioni del servizio idrico in tutta la provincia – ha infatti affermato Oddi -. Nel Comune di Ferrara e nell’Alto ferrarese la gestione è affidata a Hera, mentre nel Basso ferrarese il servizio idrico è operato da Cadf, una spa a totale capitale pubblici”. Per Oddi, l’unione tra Rete e Forum sarà anche un chiaro segnale per le realtà associative del territorio: “Vogliamo lanciare un segnale a tutto il mondo associativo affinché trovi elementi di raccordo e convergenza”.

    Un’altra battaglia che sarà portata avanti dalle due associazioni congiunte sarà quello della mobilità: “Il Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile ndr) , approvato nel 2019, non è stato applicato e questo è uno scandalo – ha accusato Cigala -. Il Piano avrebbe la possibilità di risolvere molte problematiche dell’inquinamento dell’aria della città, perché propone una trasformazione con centro storico in Ztl, zone 30 e mobilità pubblica incrementata”. L’appello dunque alle istituzioni: “Chiediamo a sindaco e giunta di applicare il loro Piano”.

    Il Forum e la Rete, come ha spiegato Roberto Piccioli del Forum, hanno inoltre aderito alla raccolta firme Reca (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna) per presentare alla Regione 4 proposte di legge di iniziativa popolare regionale sui temi ambientali (acqua, rifiuti, energia e consumo di suolo).

    Un sodalizio che diventa garanzia di presidio è l’ulteriore aspetto positivo addotto da Davide Cristofori, ex membro di Friday For Future, che lancia un appello alle famiglie di Ferrara: “Il tanto lavoro che ci sta dietro lo facciamo per il nostro territorio, il nostro ambiente inizia qui. Conosco tante persone che abitano a Ferrara che si indignano se vedono una cartaccia in montagna e poi lanciano per terra la sigaretta quando sono in piazza Ariostea: questo dovrebbe spingerci a riflettere”.

    “È necessaria la confluenza con il Forum Ferrara Partecipata per unire le forze” ha concluso Giuseppe Manzo, referente provinciale di Plastic Free, sottolineando la necessità di portare avanti le tematiche proposte dalle due realtà associative “stimolando la cittadinanza a diventare attiva, altrimenti non avremo mai un cambiamento”.

    Ambiente, Rete Giustizia Climatica confluisce nel Forum Ferrara Partecipata

    La decisione: “Vogliamo far crescere le istanze e la sensibilità ambientale in città”

    Rete Giustizia Climatica confluisce nel Forum Ferrara Partecipata. Questa scelta – fanno sapere i referenti – non discende tanto dall’idea di pensare all’esaurimento di un’esperienza che molto ha prodotto rispetto al fatto di far crescere le istanze e la sensibilità ambientale nella città, quanto piuttosto all’evoluzione e al rilancio della stessa, in una situazione mutata rispetto a quando essa era nata”.

    “Nello stesso tempo – viene aggiunto -, la nostra decisione intende anche costituire un segnale rivolto alla tante associazioni e movimenti presenti in città che si muovono in una logica di affermare un’idea di modello sociale fondato sulla solidarietà, sulla democrazia partecipata e sui beni comuni, nel senso di promuovere aggregazioni e convergenze più larghe tra le stesse, superando elementi di frammentarietà e sovrapposizione che, in diverse occasioni, tendono a manifestarsi”.

    Rete Giustizia Climatica chiosa sostenendo di aver compiuto “un atto importante, che, da una parte, vuole confermare e rafforzare l’ispirazione da cui prese le mosse, e cioè la necessità che il tema della transizione ecologica e ambientale rivesta un ruolo fondamentale nelle prospettive di cambiamento sociale, e, dall’altra, intende contribuire a rendere ancora più incisivo l’apporto che le associazioni e i movimenti sociali recano alla città, in un momento in cui occorre sconfiggere le tendenze regressive che sono presenti e, invece, far avanzare l’idea di una convivenza basata sulla pace, la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale”.

     

    Forum Ferrara Partecipata: “Ferrara Città 30 si deve fare”

    Dopo la sentenza del Tar su Bologna, l’associazione difende il modello e replica al vicesindaco: “Non ideologia, ma dati e sicurezza stradale”

    Il TAR dell’Emilia Romagna, richiamando vizi formali negli atti della delibera comunale, blocca Bologna Città 30 e il vicesindaco di Ferrara esulta affermando ”sono stati ascoltati i cittadini invece che le ideologie”. Ma di quali cittadini parla? Di quale ideologia parla?

    La sentenza del TAR ha accolto il ricorso non dei cittadini ma di due tassisti bolognesi che lamentavano minori guadagni: in questo caso sono state accolte le istanze di interessi economici privati a scapito della sicurezza di tutti.

    Bologna ha introdotto la Città 30 nel luglio 2023 e già nel primo anno di attività, nel 2024, si è registrata una diminuzione del 13% degli incidenti stradali e dell’11% dei feriti, mentre gli incidenti gravi sono diminuiti del 31%, il numero totale delle vittime è stato di dieci, con una riduzione del 49% rispetto agli anni precedenti, e non è morto nessun pedone. Il traffico è calato del 5% e l’inquinamento si è abbassato del 29,3%.

    Parallelamente sono aumentati gli spostamenti in bicicletta, l’uso del bike sharing, gli abbonamenti al trasporto pubblico e il car sharing. Questa è realtà, non ideologia.

    Bologna ha dimostrato che un cambiamento è possibile e non tornerà a vecchi schemi di mobilità ormai abbandonati da tutte le principali città europee. Il Sindaco ha già dichiarato infatti che adeguerà gli atti amministrativi necessari a rispondere ai rilievi del TAR e che non rinuncerà alla sicurezza ed ai benefici portati dai limiti dei 30 km orari.

    Meno velocità significa ridurre sia la probabilità, sia la gravità degli incidenti stradali. Il limite di 30 km/h salva vite: a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 km/h. Questo dato è sancito dal Gruppo di esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea che raccomanda che in tutte le aree urbane dell’Unione Europea sia implementato tale limite di velocità. Anche il Piano globale per la sicurezza stradale adottato dall’OMS raccomanda che “nelle aree urbane, dove esiste un tipico e prevedibile mix di utenti della strada (automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni) sia stabilito un limite massimo di velocità di 30 km/h”.

    Secondo una ricerca del Politecnico di Atene del 2024 (G. Yannis, E. Michelaraki), basato sull’analisi di 47 studi condotti su 40 città europee, le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti. Questi sono dati scientifici, non ideologia.

    Rallentare il traffico nelle aree urbane oltre a diminuire il numero di incidenti, morti e feriti e migliorare la sicurezza per pedoni, ciclisti, bambini, anziani, riduce l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento acustico, migliora il benessere dei cittadini perché facilita la mobilità attiva.

    Il modello “Città 30” è adottato in tantissime città europee, dalla Germania, alla Spagna, alla Francia, alla Svizzera, all’Olanda e si diffonderà sempre più anche in Italia. E’ un modello che mette al centro la salute delle persone e punta ad azzerare le morti in strada, ma è un modello che implica anche un profondo cambiamento culturale, di paradigma: dalla novecentesca “città delle auto” alla “città delle persone”. Ridurre la velocità è il primo passo di una trasformazione che integra sicurezza stradale, mobilità sostenibile, urbanistica, clima, inclusione sociale e salute pubblica. Dunque Città 30 come misura che non limita la libertà, ma anzi toglie i limiti esistenti a una piena libertà, per tutti, di vivere, respirare e spostarsi in modo sicuro.

    La sindaca di Parigi Hidalgo istituendo la Città 30 ha affermato: “La nostra ambizione è trasformare Parigi in una città più verde, sana, solidale. Per farlo, riduciamo lo spazio per le auto per restituirlo ai pedoni, alle biciclette, ai bambini, alla vita di quartiere. E’ una rivoluzione urbana che mette al centro la qualità della vita quotidiana di tutti i cittadini”.

    Anche per Ferrara vogliamo quartieri vivibili, con più verde, meno inquinamento e più legami sociali. Con più sicurezza, più salute, meno automobili e più trasporto pubblico. “Ferrara Città 30 non si farà mai” ha detto ieri il Vicesindaco della città. Noi diciamo invece “Ferrara Città 30 si deve fare il prima possibile”.

    Città 30: Oltre l’Ideologia, la Scienza della Mobilità Urbana

    “Una Ferrara città 30 non si farà mai” pare abbia dichiarato il vice-sindaco di Ferrara, Balboni all’indomani del ricorso di 2 tassisti al TAR dell’Emilia Romagna. A parte che “mai” è una espressione pesantuccia che non tiene conto della fugacità della vita terrena, non stupisce che il vice-sindaco si allinei alle posizioni espresse da Matte Salvini Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT),

    Eppure il concetto di “Città 30” non è un’imposizione isolata o un esperimento estemporaneo, ma un movimento tecnico e scientifico consolidato che sta ridefinendo il tessuto urbano europeo. Città come Parigi, Londra, Bruxelles e Graz hanno già dimostrato che la moderazione della velocità è la chiave per una convivenza urbana sostenibile.
    Ad esempio Tolosa — quarta città francese e polo universitario di eccellenza — ha compiuto un passo decisivo: dal primo gennaio 2024, il limite di 30 km/h è diventato la regola sull’85% delle strade urbane. L’obiettivo è “calmare” il traffico, mantenendo i 50 km/h come eccezione riservata esclusivamente ai grandi assi di scorrimento e alle linee strategiche. Non si tratta di una novità radicale, ma dell’evoluzione di un percorso iniziato già nel 1992 a Graz (Austria), dove l’accettazione sociale è passata dal 44% iniziale a oltre l’80% attuale, a seguito di benefici tangibili e misurabili.

    La Sicurezza Stradale: I Numeri che Non Mentono

    L’evidenza empirica mostra un impatto drastico della riduzione della velocità sulla frequenza e sulla gravità degli incidenti. In quanto esperti di pianificazione, analizziamo i dati reali che smentiscono ogni approccio aneddotico:
    • Graz: Ha registrato una riduzione del 50% della mortalità stradale nel lungo periodo.
    • Bruxelles: A soli sei mesi dall’introduzione (2021), gli incidenti sono calati del 20%, mentre il numero di morti e feriti gravi è diminuito del 25%.
    • Francia: Nelle circa 200 città coinvolte (tra cui Grenoble, Lille, Nizza), la mortalità stradale è crollata di quasi il 70%.

    Guardando Bologna, secondo i dati ufficiali del Comune di Bologna e dell’Ufficio Statistica della Città Metropolitana, il bilancio dell’intero 2024 confrontato con la media degli anni precedenti (2022-2023) mostra un netto calo della mortalità e della gravità degli incidenti.

    I Decessi: Si sono quasi dimezzati (-48,7%). Nel 2024 i morti sono stati 10, rispetto a una media di 19,5 dei due anni precedenti.
    I Pedoni: Per la prima volta dal 1991 (inizio delle serie storiche ISTAT a livello comunale), nessun pedone ha perso la vita sulle strade urbane di Bologna nel 2024.
    I Codici Rossi: Gli incidenti più gravi (gestiti dal 118 in codice rosso) sono diminuiti del 31%.

    Oltre alla mortalità, si è ridotto il numero complessivo di sinistri:

    Incidenti totali: Diminuiti del 13,1%.
    Feriti: Riduzione dell’11,1% (circa 270 persone ferite in meno rispetto alla media degli anni precedenti).
    Incidenti senza feriti: Calo del 20,7%, segno che la velocità ridotta permette di evitare molti tamponamenti o scontri minori.

    Da notare che questi sono i risultati nel primo anno di introduzione del limite, con maggiori controlli e sanzioni, perchè il vero problema in Italia non è fissare un limite di velocità, ma farlo rispettare.

    • Riduzione del Rumore: Il calo dell’inquinamento acustico è stimato in 3 decibel, il che corrisponde a una percezione del rumore ridotta del 50% per l’orecchio umano.

    OBIETTIVO SCIENTIFICO GLOBALE: L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’ONU (Risoluzione 2020) puntano a salvare 25.000 vite umane entro il 2035 attraverso l’adozione diffusa dei limiti a 30 km/h nei centri abitati.

    Smontare i Falsi Miti della “Post-Verità”

    Il dibattito pubblico è spesso inquinato da ciò che definiamo “post-verità” o dalle narrative del “Partito dei Fleximen”, che descrivono i limiti di velocità come abusi di potere. Tuttavia, l’analisi tecnica smonta i tre pilastri dell’opposizione ideologica:
    • Il Mito del Tempo Perso: In città, la velocità media è già strutturalmente bassa a causa di semafori e congestione. A Ferrara, i dati estratti dalle API di Google Maps mostrano velocità medie in ora di punta tra 7,7 e 18 km/h. Lo studio condotto a Madrid è illuminante: la differenza di velocità media tra strade a 50 km/h e strade a 30 km/h è di soli 0,1 km/h (16,2 vs 16,1). Questo dimostra che il limite dei 50 km/h è, nei fatti, un’illusione psicologica che non produce alcun guadagno reale di tempo.
    • Il Mito dell’Inquinamento (Rapporto Giri/Marcia): L’inquinamento atmosferico dipende dal regime del motore (RPM) e dallo stile di guida. I dati tecnici indicano che chi procede a 30 km/h in terza marcia (regime più basso) consuma e inquina molto meno di chi procede a 50 km/h nella stessa marcia (regime più alto). Inoltre, eliminando le frenate e le accelerazioni brusche tipiche delle “drag race” semaforiche, si riduce drasticamente l’emissione di particolato.
    • Il Mito della Congestione: Un flusso sincrono a velocità moderata è idraulicamente più efficiente di un flusso asincrono con frequenti variazioni di velocità. Nella teoria delle code e nella fisica del traffico, i picchi nelle variazioni di velocità sono uno dei fattori principali che trasformano un flusso scorrevole in un ingorgo, dando  spesso origine a rallentamenti o code. Un singolo rallentamento può propagarsi come un’ “onda d’urto” nel traffico che si traduce in code e rallentamenti a catena.

    Analisi di Caso: Il Modello Tolosa vs. Il Paradosso di Ferrara

    Il confronto tra Tolosa e Ferrara evidenzia la differenza tra una pianificazione sistemica e una frammentata (cosiddetta “a macchia di leopardo”).
    Aspetto
    Caso Ferrara (Criticità)
    Caso Tolosa (Soluzioni)
    Sicurezza
    103° posto su 107 per mortalità in Italia. Tratti neri: Corso Giovecca, Via Bologna, Via Ravenna.
    Applicazione sistematica (85% delle strade) per un reale effetto “calmiere”.
    Percezione Sociale
    Ciclo vizioso: I genitori non si fidano (alta mortalità) e portano i figli in auto, aumentando la congestione alle scuole.
    Transizione assistita da radar educativi per sensibilizzare l’utenza senza approccio punitivo immediato.
    Pianificazione
    PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile) approvato ma non attuato; Zone 30 percepite come arredo urbano ignorato.
    Safe System: Sostituzione segnali verticali con bolli a terra per liberare i marciapiedi e favorire pedoni/ipovedenti.
    Infrastruttura
    Molte Strade urbane critiche come Via Caldirolo prive di marciapiedi o ciclabili .
    Regola generale del 30 km/h; i 50 km/h restano eccezione solo per assi di transito e hub bus.

    Oltre la Politica: L’Approccio “Safe System”

    La Città 30 non è una bandiera di parte. Se Bologna (centro-sinistra) è il primo capoluogo ad averla adottata estensivamente, la primogenitura italiana spetta a Olbia, amministrata dal centro-destra. Questo conferma che la moderazione della velocità è un pilastro del “Safe System” promosso dal Parlamento Europeo  con  la Risoluzione del 2021.
    Il “Safe System” rappresenta un cambio di paradigma: la responsabilità della sicurezza si sposta dall’utente all’infrastruttura. Il progettista deve prevedere l’errore umano e fare in modo che l’ambiente stradale non renda tale errore fatale. A 30 km/h, l’impatto tra auto e utente vulnerabile non è quasi mai letale; a 50 km/h lo è quasi sempre.

    Conclusione: Verso una Strada Democratica

    La Città 30 è uno strumento di democrazia spaziale. Restituisce la strada a bambini, anziani e alla mobilità attiva, sottraendola al monopolio del “corazzato” automobilista. Accettare di arrivare a destinazione con un ritardo insignificante — dell’ordine di secondi o decine di secondi — è un investimento necessario per la salute pubblica e la sicurezza di tutti.
    Rallentare non significa fermarsi, ma evolvere verso un modello urbano dove il diritto alla vita prevale sulla fretta illusoria. La scienza della mobilità ha parlato: moderare la velocità è l’unica via per una strada urbana che sia davvero di tutti.
    Visto che sentenza del TAR dell’Emilia-Romagna (gennaio 2026) ha sottolineato come la sicurezza non si ottenga con un “cartello generalizzato”, ma con un’analisi puntuale strada per strada mi aspetto che il vice-sindaco promuova un progetto di introdurre il limite dei 30 Km/h in ogni strada urbana di Ferrara dove c’è promiscuità tra auto e pedoni o ciclisti, di introdurre in tutte le strade urbane con il limite dei 30 gli attraversamenti rialzati e soluzioni come il restringimento della carreggiata, dossi o chicane che portano a rispettare il limite.

    Articoli correlati:

    Cittadini presi in giro Ferrara cambi approccio

    Il Forum e il consigliere Fiorentini sull’ex caserma Pozzuolo del Friuli

    «Un workshop con 3 associazioni dov’è il processo partecipativo?»

    Ferrara «L’amministrazione comunale continua a ignorare la sostanziale differenza tra la consultazione con portatori d’interesse e il percorso partecipativo con i cittadini». Non solo chiamato in causa, il Forum Ferrara Partecipata è stato proprio citato nelle slide di presentazione dell’indagine preliminare sull’ex caserma Pozzuolo del Friuli affidata dal Comune al Consorzio futuro in ricerca ormai due anni fa. Non come esempio virtuoso di metodo, bensì perché nel corso degli workshop la rete si è sfilata in quanto «le modalità proposte non si confacevano alle loro aspettative».

    Il percorso L’ha spiegato chiaramente il presidente del Cfr Donato Vincenzi martedì di fronte alla terza commissione, dove il vicesindaco Balboni e l’assessore Vita Finzi Zalman hanno delineato il raggio d’azione del Comune relativamente all’area – ben limitato essendo di proprietà di un fondo di Cassa depositi e prestiti e quindi escludendo la possibilità di prendere decisioni in autonomia – e nella quale l’opposizione si è scaldata al proferimento dell’espressione “percorso partecipativo”: «Si è trattata, nelle migliori delle ipotesi, e come recita il report stesso, di un’indagine preliminare – ripercorre il consigliere della lista civica Anselmo, Leonardo Fiorentini –. La giunta Fabbri la deve smettere di prendere in giro i cittadini. La partecipazione è ben altra cosa: qualcuno ha pensato di risolverla più facilmente con 18.300 euro di incarico ad uno spin off universitario. La destra al governo della città si tiene le mani libere per qualsiasi ipotesi, anche speculativa, su un bene che pur non essendo di proprietà comunale è tuttora nella sfera pubblica».

    Il Forum Tornando alla rete, qualche precisazione il Forum Ferrara Partecipata ci tiene a fornirla. Intanto «è stato presentato l’esito del “percorso partecipativo” promesso, peccato che i cittadini non siano stati coinvolti». Ecco il bis. «La stessa professoressa Tamborrino – la professionista esterna, ndr – aveva confermato di essere stata incaricata dal Cfr per esprimere un parere tecnico come urbanista che prevedeva la sola consultazione iniziale dei portatori d’interesse». E poi il Forum non è l’unica realtà che ha lasciato i lavori: «Un workshop, del maggio 2024, è stato realizzato con le associazioni culturali, sociali e ambientali. Delle 23 invitate se ne sono presentate 7. Di queste, tre associazioni (oltre a noi, Arci e Italia Nostra) hanno lasciato l’incontro. L’abbandono è dipeso dal fatto che il direttore del Cfr, a cui i partecipanti avevano chiesto se a quella sarebbero seguite altre riunioni con i cittadini, aveva affermato che sarebbe stata l’unica. Da quell’incontro uscì anche il presidente dell’Accademia delle scienze e rimasero solo i rappresentanti di Amici della Biblioteca Ariostea, Wunderkammer e Riaperture. È evidente che non sia stato realizzato alcun percorso partecipativo». Nulla da eccepire sui contenuti, «peraltro la ricerca conferma concetti, visioni e proposte già espresse in precedenti incontri pubblici organizzati dal Forum» ma a questo punto «è importante che si riprenda a lavorare per una reale riqualificazione dell’area coinvolgendo i cittadini, le associazioni e le forze sociali, con trasparenza e collaborazione, come era stato dichiarato». Ciò che preoccupa più la rete è che «l’ex caserma resti ancora a lungo abbandonata, in attesa di proposte di interesse da parte di privati. Il vicesindaco ha ribadito l’impossibilità per il Comune ad impegnarsi per un riutilizzo pubblico a carico del bilancio comunale. Noi pensiamo invece che l’amministrazione dovrebbe attivarsi per coordinare l’impegno di più soggetti pubblici, a cominciare da Regione, Università, Cassa depositi e prestiti per individuare un progetto e un piano di fattibilità che veda garantito il prevalente uso pubblico della struttura. Ferrara potrebbe diventare un laboratorio sulla rigenerazione urbana nelle città storiche, ma bisognerebbe cambiare strada». Quella dell’ex caserma intanto resta sbarrata.

    Caserma ex-Pozzuolo – Nessuno spiraglio

    A Ferrara si torna a parlare del futuro, sempre ignoto, della Caserma ex Pozzuolo del Friuli di via Cisterna del Follo (e dell’attigua ex Cavallerizza). L’enorme struttura (40mila metri quadri tra interni ed esterni) è chiusa dal 1992 e nel 2012 l’Agenzia del Demanio la vende al gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che a sua volta nel 2021 la cede a ArCo Lavori per farla diventare un campus universitario, all’interno del noto e tanto discusso Progetto Fe. Ris del Comune di Ferrara (progetto bocciato 3 anni fa).

    Lo scorso 13 gennaio, durante la 3 Commissione Consiliare di urbanistica, l’Assessore Stefano Vita Finzi Zalman e il vicesindaco Alessandro Balboni, insieme con il docente di UniFe che presiede il Consorzio “Futuro in ricerca” Donato Vincenzi, hanno illustrato la “Relazione finale sulle proposte di utilizzo degli spazi presenti nella Caserma Pozzuolo del Friuli”. Un rapporto che restituisce i risultati del processo “partecipato” relativamente alle proposte di utilizzo degli spazi di via Cisterna del Follo.

    A proporci un’analisi critica — sul metodo e sul contenuto — è il Forum Ferrara Partecipata, luogo di democrazia partecipativa e propositiva riguardante la vita della città. «I cittadini — spiegano dal Forum — non sono stati coinvolti in questo percorso. Quello che il direttore del Consorzio Futuro in Ricerca (CFR) ha presentato in Commissione è la Relazione elaborata dalla prof.ssa Rosa Tamborrino del Politecnico di Torino a cui il CFR, su mandato della Giunta comunale, aveva affidato l’incarico. In altre parole, ha presentato i risultati di un’indagine preliminare svolta dalla Tamborrino in cui sono raccolte valutazioni, visioni e valori dei portatori di interesse (stakeholder) che sono stati individuati al fine di definire un “quadro di orientamento sugli sviluppi possibili o non ammissibili della Caserma”. Lei stessa aveva confermato di essere stata incaricata dal CFR solamente per esprimere un parere tecnico come urbanista che prevedeva la sola consultazione iniziale dei portatori di interesse».

    La relazione, quindi, consiste nell’illustrazione dei risultati di due workshop. Uno — con allegato il questionario compilato a cura dell’Università del marzo 2024. Il documento allegato non fornisce alcuna indicazione sugli autori (quali dipartimenti e docenti coinvolti). L’altro, del maggio 2024, è stato realizzato con le associazioni culturali, sociali e ambientali della città. Delle 23 associazioni invitate se ne sono presentate 7. Di queste, 3 associazioni (Arci, Italia Nostra, Forum Ferrara Partecipata) hanno poi lasciato l’incontro. «L’abbandono — proseguono dal Forum — è dipeso dal fatto che il direttore del CFR ha risposto ai partecipanti che quello sarebbe stato l’unico incontro». E da quell’incontro uscì anche, poco dopo, il presidente dell’Accademia delle scienze; rimasero dunque fino alla fine di quell’unico appuntamento i tre rappresentanti, rispettivamente, di Amici della biblioteca Ariostea, Wunderkammer e Riaperture.

    Si è trattato, dunque, di una mera consultazione di pochissimi portatori di interesse e non di un percorso partecipato, che, secondo le regole ormai codificate della democrazia partecipativa, prevede una serie articolata di passaggi successivi, con diversi «incontri pubblici, formativi e informativi, dei cittadini con esperti, il loro coinvolgimento diretto in seminari e laboratori di confronto, per giungere alla formulazione di proposte». Nulla di ciò è avvenuto per l’ex caserma.

    Rispetto, invece, ai “contenuti” del progetto («destinazione d’uso collettivo e pubblico, restituzione ai cittadini di un pezzo di città, spazio multifunzionale per usi culturali, sociali e formativi, funzioni legate a studio, ricerca, convegnistica, tutela degli spazi aperti e del rapporto tra pieni e vuoti, importanza della partecipazione attiva della comunità, trasparenza e sostenibilità ambientale»), il Forum esprime una sostanziale condivisione, dato che la ricerca conferma concetti, visioni e proposte già espresse in precedenti incontri pubblici organizzati dal nostro Forum e nella pubblicazione in cui lo stesso ha raccolto idee, valutazioni e proposte espresse direttamente dai cittadini in un incontro pubblico organizzato il 14 marzo 2023.

    «L’importante — spiega ancora il Forum — è che si riprenda a lavorare per una reale riqualificazione dell’area, coinvolgendo i cittadini, le associazioni e le forze sociali della città. Con trasparenza e collaborazione. Così come era stato dichiarato. Non è solo una questione di rispetto degli impegni. Il percorso portato avanti dal Forum in questi tre anni si è avvalso della collaborazione della cattedra di Progettazione urbanistica del Dipartimento di Architettura, con il coinvolgimento di numerose laureande del laboratorio di urbanistica», mentre non ci risulta il coinvolgimento dei docenti di progettazione urbanistica nel workshop con Unife del marzo 2024. Proprio per questo, ci preoccupa che il Vicesindaco Balboni abbia affermato che “non ci sono i presupposti ora per un processo partecipativo perché non c’è una proposta da commentare, non c’è una dimensione progettuale né economica su cui lavorare”».

    Il vicesindaco ha ribadito l’impossibilità per il Comune ad impegnarsi per un riutilizzo pubblico a carico del bilancio comunale. «Noi pensiamo, invece, che l’Amministrazione comunale dovrebbe attivarsi per coordinare l’impegno di più soggetti pubblici, a cominciare da Regione, Università, Cassa Depositi e Prestiti oltre al Comune, per individuare un progetto e un piano di fattibilità che veda garantito il prevalente uso pubblico della struttura. Ferrara potrebbe diventare un laboratorio pubblico sulla rigenerazione urbana nelle città storiche, ma bisognerebbe cambiare strada».

    Andrea Musacci

    Strade, la petizione del ’Forum’: “Via XX Settembre è pericolosa. Zona 30 e una pista ciclabile”

    La richiesta inviata al sindaco per avere una strada più protetta per “gli utenti più deboli” “Le aree a bassa velocità hanno ridotto il numero di incidenti e l’inquinamento acustico” .

    na petizione per chiedere l’istituzione di una ’Zona 30’ e la realizzazione di un percorso ciclabile in via XX Settembre, “sicuro e delimitato, lungo tutta la strada, insieme ad interventi strutturali per la sicurezza e la vivibilità urbana”. A presentarlo è il Forum Ferrara partecipata il quale chiede, inoltre, “la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza, dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

    La petizione si inserisce nel solco delle politiche europee e nazionali che promuovono la moderazione del traffico e la sicurezza stradale: zone 30 e piste ciclabili “sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, spiegano gli esponenti del Forum, “gli interventi per abbassare la velocità sono misure salvavita, a basso costo e realizzabili, per ridurre le morti e i ferimenti dovuti alla circolazione stradale e facilitare molteplici benefici per la salute, l’ambiente e l’equità”.

    Gli esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea “raccomanda che in tutte le aree urbane dell’Ue sia implementato il limite di velocità dei 30 considerato che a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 orari”. Inoltre il Piano nazionale della sicurezza stradale (Pnss) 2030 promuove il limite dei 30 “come misura chiave per ridurre gli incidenti sulle strade urbane”. Secondo una ricerca del Politecnico di Atene del 2024 (G. Yannis, E. Michelaraki), basato sull’analisi di 47 studi condotti su 40 città europee, le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti.

    Le aree a bassa velocità hanno inoltre ridotto l’inquinamento acustico stradale tra i 2 e i 4 decibel e migliorato la qualità dell’aria riducendo le emissioni inquinanti, principalmente di ossidi di azoto e particolato fine. “Tenendo conto che, secondo i dati Istat – prosegue il Forum –, in Italia nel 2024 il 73,3% del totale degli incidenti (173.364) sono avvenuti in aree urbane, con un indice di mortalità di 1,1 morti ogni 100 incidenti, si evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni. La richiesta di realizzare in via XX Settembre una pista ciclabile protetta risulta conseguente alla pericolosità della corsia attualmente transitabile in bicicletta. In coerenza con il Piano nazionale, che considera i ciclisti tra le categorie di utenti a rischio, tale corsia, ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria”.

    Ferrara, 300 firme per rendere via XX Settembre più sicura

    Petizione al sindaco per Zona 30, pista ciclabile protetta e interventi strutturali: “Una strada più vivibile e a misura di persona”

    Trecento cittadini ferraresi hanno deciso di mobilitarsi per chiedere un intervento concreto sulla sicurezza di via XX Settembre, una delle arterie urbane attraversate quotidianamente da auto, pedoni e ciclisti. Alla base dell’iniziativa, spiegano i promotori, ci sono “le velocità elevate delle auto che percorrono la via e la mancanza di spazi sicuri per pedoni e ciclisti”, elementi che rendono la strada poco vivibile e potenzialmente pericolosa.

    La petizione, presentata il 7 gennaio al sindaco di Ferrara, chiede in primo luogo “l’istituzione di una Zona 30 e la realizzazione di un percorso ciclabile in sede propria, sicuro e delimitato, lungo tutta la via”, affiancate da una serie di interventi strutturali per migliorare sicurezza e qualità urbana. Tra le richieste figura anche “la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza”, con ipotesi che vanno “dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

    L’iniziativa si colloca esplicitamente nel quadro delle politiche europee e nazionali sulla moderazione del traffico. Come ricordato nel documento, “zone 30 e piste ciclabili sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”. A sostegno della richiesta vengono citate anche le raccomandazioni internazionali: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, “gli interventi per abbassare la velocità sono misure salvavita, a basso costo e realizzabili”, mentre il Gruppo di esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea raccomanda l’adozione generalizzata del limite dei 30 km/h nelle aree urbane dell’Unione, poiché “a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 km/h”.

    Dati e studi rafforzano ulteriormente la posizione dei firmatari. Una ricerca del Politecnico di Atene del 2024, basata su 47 studi condotti in 40 città europee, evidenzia che “le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti”, con benefici anche sul fronte dell’inquinamento acustico e della qualità dell’aria. In Italia, ricordano i promotori citando Istat, nel 2024 “il 73,3% del totale degli incidenti stradali (173.364) sono avvenuti in aree urbane”, un dato che “evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni”.

    Particolare attenzione è dedicata anche alla sicurezza dei ciclisti. La richiesta di una pista ciclabile protetta in via XX Settembre nasce dalla constatazione che l’attuale corsia “ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria”. Un intervento che, secondo i promotori, permetterebbe di “garantire la sicurezza dei ciclisti e ridurre la conflittualità con i veicoli a motore”, in coerenza con il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030.

    L’obiettivo finale è chiaro: “Promuovere una mobilità urbana sostenibile coerente con la vocazione di Ferrara ‘città delle biciclette’ e rendere via XX Settembre una strada più vivibile, sicura e a misura di persona”.

    Ferrara Partecipata chiede più sicurezza sulle strade: presentata una petizione al sindaco

    Il forum propone zona 30 e pista ciclabile protetta: “Velocità elevate e spazi insicuri per pedoni e ciclisti”

    Il forum Ferrara Partecipata, ha presentato una petizione per la messa in sicurezza di via Venti Settembre. “Trecento cittadini di Ferrara, preoccupati per la sicurezza della strada a causa delle velocità elevate delle auto che percorrono la via e della mancanza di spazi sicuri per pedoni e ciclisti, hanno promosso e sottoscritto una petizione per chiedere al sindaco di intervenire per migliorare la sicurezza e la vivibilità di via Venti Settembre”.

    Presentata mercoledì 7, la petizione chiede “l’istituzione di una zona 30 e la realizzazione di un percorso ciclabile in sede propria, sicuro e delimitato, lungo tutta la via, insieme ad interventi strutturali per la sicurezza e la vivibilità urbana. Chiede inoltre la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza, dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

    La petizione si inserisce nel solco delle politiche europee e nazionali che promuovono la moderazione del traffico e la sicurezza stradale: “zone 30 e piste ciclabili sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”.

    E viene aggiunto che “tenendo conto i dati ISTAT, per cui in Italia nel 2024 il 73,3% del totale degli incidenti stradali (173.364) sono avvenuti in aree urbane, con un indice di mortalità di 1,1 morti ogni 100 incidenti, si evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni”.

    Pertanto, “la richiesta di realizzare in via Venti Settembre una pista ciclabile protetta risulta conseguente alla pericolosità della corsia attualmente transitabile in bicicletta. In coerenza con il Piano nazionale sicurezza stradale 2030 che considera i ciclisti tra le categorie di utenti della strada a rischio e individua linee strategiche specifiche per la tutela della loro sicurezza, mediante interventi relativi al miglioramento dell’infrastruttura stradale, tale corsia, ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria. Sarà così garantita la sicurezza dei ciclisti e ridotta la conflittualità con i veicoli a motore”.

     

     

    Ferrara Partecipata, appello ai sindaci. “La gestione dell’acqua di Cadf migliore di Hera”

    Il Forum scrive una lettera aperta nella speranza che l’azienda mantenga il servizio nei comuni di riferimento e che possa candidarsi alla gestione anche in altri

    Con la presente ci rivolgiamo ai sindaci dei Comuni proprietari di Cadf SpA (ex Consorzio Acque Delta Ferrarese), l’azienda a totale proprietà pubblica che gestisce il servizio idrico nei vostri Comuni.

    Com’è noto, alla fine del 2027 scadrà la concessione del servizio idrico a Cadf, così come anche negli altri Comuni in provincia di Ferrara, in cui la gestione del servizio idrico è affidata a Hera Ferrara. La fine del 2027 può apparire una data lontana, ma, in realtà, la decisione sul futuro del servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara arriverà presumibilmente nel prossimo anno o nei primi mesi del 2027. E’ quindi importante iniziare a discuterne, anche pubblicamente.

    Per quanto ci riguarda, non abbiamo alcun dubbio sul fatto che una gestione pubblica, come quella di Cadf, sia decisamente migliore di quelle di carattere privatistico, come Hera Ferrara, che mettono al centro la realizzazione di profitti e dividendi piuttosto che la scelta di fornire un servizio efficace per i cittadini.

    Questa convinzione deriva intanto da considerazioni di ordine generale. L’acqua è bene comune per eccellenza, diritto umano universale e su di essa, e sulla sua gestione, non pensiamo si debbano realizzare profitti. A maggior ragione, nella situazione che stiamo vivendo, di crisi ecologica e ambientale, che fa sì che il tema della preservazione e del risparmio di una risorsa naturale e finita, com’è appunto l’acqua, sia assolutamente fondamentale.

    In più, ci sono i risultati concreti di Cadf e Hera Ferrara, che avvalorano questa valutazione: Cadf presenta tariffe più basse rispetto ad Hera Ferrara, produce investimenti pro-capite più alti, ha perdite idriche lineari inferiori.

    Ci sono, insomma, tutte le ragioni per sostenere che il futuro del servizio idrico nella provincia di Ferrara guardi alla soluzione della gestione pubblica e non ad una di carattere privatistico. A partire da qui, vi chiediamo di farvi parti in causa fattiva di tale prospettiva, anche interloquendo in modo più ravvicinato con le nostre associazioni, che si occupano da lungo tempo del tema dei beni comuni e della loro tutela, promuovendo anche uno o più incontri tra noi.

    Ciò significa, nel momento in cui fosse confermato che, alla luce della legislazione attuale, alla scadenza delle concessioni, occorre procedere alla costituzione di un unico soggetto che gestisca il servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara e una volta svolte le necessarie verifiche di tale orientamento, lavorare perché Cadf possa perlomeno continuare a gestire il servizio idrico nel proprio perimetro di riferimento oppure possa candidarsi ad essere il soggetto che gestisce il servizio stesso in tutta la provincia di Ferrara.

    Del resto, ciò sta succedendo in altri territori del Paese: pensiamo a Cuneo, dove si sta mettendo in campo la scelta di arrivare ad un unico soggetto gestore a totale proprietà pubblica oppure, per stare più vicino a noi, a Parma, che vive una situazione simile a quella della provincia di Ferrara, dove un’azienda a totale capitale pubblico, Emiliambiente SpA, che opera in una parte della suddetta provincia, si sta proponendo come soggetto gestore unico del servizio idrico in tutto il territorio provinciale.

    Senza dimenticare quello che è in corso nell’Ato di Firenze, Prato e Pistoia, dove, anche grazie all’iniziativa dei movimenti per l’acqua e per i beni comuni, culminata nel referendum cittadino che si è svolto ad Empoli, si sta abbandonando l’ipotesi negativa di una multiutility da quotare in Borsa per scegliere, invece, la strada di una società pubblica “in house”.

    Citiamo questi esempi non solo per rendere evidente come la battaglia per l’acqua pubblica sia ancora molto presente nel Paese, ma anche per far presente che vive ancora la sensibilità che, nel 2011, portò la maggioranza assoluta dei cittadini italiani ad esprimersi per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Quell’importante risultato venne tradito e ignorato. Il 2026 e il 2027 nella provincia di Ferrara e Provincia saranno l’occasione per riprendere il filo e dare risposta a quella volontà popolare. In attesa di un vostro cortese riscontro e di una disponibilità esplicita ad un prossimo incontro-confronto, porgiamo cordiali saluti.