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Quando: Sabato 6 giugno 2026, ore 10
Dove: Parco Pareschi, Corso Giovecca 148

    Autore: Rodolfo Baraldini

    PER UN LAVORO STABILE E DIGNITOSO

    Una nuova idea di città non può prescindere dal come si pensa debba essere il ruolo del lavoro in essa. A maggior ragione in una situazione come quella di Ferrara, che, praticamente da sempre, conosce tassi di crescita inferiori a quelli medi della regione e, invece, tassi di disoccupazione superiori ad essi. Da una parte, registriamo ( indagine Ires CGIL Emilia-Romagna) che, rispetto al periodo pre-lockdown, la provincia di Ferrara presenta il dato peggiore in tutta la regione per quanto riguarda il volume di occupati e anche la quantità di lavoro ( -7,2% Unità Lavoro per Anno e -2,9% occupati); dall’altra, l’Unione delle Camere di Commercio, con il suo sistema Excelsior, segnala che la provincia di Ferrara nel 2022 ha perso circa 2000 posti di lavoro rispetto al 2021 e che per i nuovi ingressi previsti 4 su 5 avverranno con contratti a termini. Anche per Ferrara si conferma che il lavoro è sempre più povero e precario.

    E’ evidente che una politica che guarda all’affermazione di un lavoro ricco e stabile, insomma con caratteristiche di essere lavoro dignitoso, è difficile da costruire semplicemente su scala territoriale e necessita di scelte coerenti a livello nazionale, sia relativamente alle politiche industriali che a quelle del lavoro. Non c’è dubbio che va ribaltata quella dell’attuale governo, che ha ripreso e peggiorato quelle già sviluppate nei decenni precedenti, anche dai governi di centro-sinistra, per cui ora si pensa a far crescere l’occupazione, ma nei settori con bassi salari e alta precarietà ( vedi commercio e turismo) e anche favorendo l’economia irregolare e illegale.

    Ciò non toglie che sia possibile mettere in campo iniziative che, anche nei territori, guardino a tale prospettiva: premessa di fondo è una nuova qualità dell’intervento pubblico, capace di garantire e rafforzare la gestione pubblica dei beni comuni ( vedi la scheda “Per la pubblicizzazione dei beni comuni”), rilanciare e riqualificare le attività produttive, favorire la conversione ecologica dell’economia.

    In primo luogo, questa traiettoria deve essere scelta dall’Amministrazione comunale per l’impostazione delle scelte della propria gestione diretta. Invece, in questi anni l’Amministrazione, anche per quanto si riferisce al proprio personale pubblico, è andata in direzione contraria: ha promosso l’esternalizzazione di servizi importanti, come parte del sistema bibliotecario, che si è aggiunta a quella parziale effettuata in passato relativa ai servizi per l’infanzia; ha diminuito in modo significativo l’occupazione diretta a tempo indeterminato ( – 154 unità dal 2019 al 2022, passando da 1105 dipendenti comunali a tempo indeterminato a 951 nel 2022), mentre è cresciuta quella a termine e con contratti precari, soprattutto lavoratori interinali e contratti di formazione-lavoro ( complessivamente + 56 unità dal 2019 al 2022, passando da 98 a 154). Stella polare di queste politiche sbagliate è stata l’ulteriore diminuzione delle spese per il personale, che si è ridotta da da più di 45 mln. di € del 2019 a poco di più di 43 mln. di €.

    Invertire questa tendenza, percorrere una strada alternativa diventa fondamentale per affermare un’altra idea di città. In particolare, senza avere la pretesa di essere esaustivi, bisognerebbe mettere in campo almeno 3 interventi “di minima”:

    • Una politica occupazionale del lavoro pubblico comunale, che scelga di privilegiare i contratti a tempo indeterminato ed elimini quelli precari, con l’eccezione di quelli fisiologici ( vedi supplenze nei servizi per l’infanzia).
    • La costituzione di un Osservatorio sulla e contro la precarietà, con il compito di indagare e combattere le forme di lavoro povero, precario e irregolare.
    • La costituzione di un Tavolo partecipativo per il lavoro dignitoso, con l’obiettivo di promuovere un vero e proprio Piano straordinario per il lavoro così orientato e che veda la partecipazione delle parti sociali, dei soggetti interessati a tale prospettiva, dell’Università e del sistema creditizio.

    WEB-DEMOCRACY

    In attesa della conclusione delle vacanze estive, faccio pervenire una mia proposta che afferisce alla Democrazia Diretta e Partecipativa, come ho anticipato interloquendo con Corrado Oddi, pur senza entrare nei dettagli.

    Purtroppo non mi è stato possibile presenziare alle assemblee del gruppo “Partecipazione”.

    In ogni caso, ecco un’estrema sintesi della mia proposta, che potrei successivamente sviluppare in modo ben più ampio, circostanziato e contestualizzato.

    Si tratta della ideazione, realizzazione e implementazione di

    UNA PIATTAFORMA DIGITALE PUBBLICA DI CONSULTAZIONE DELLA CITTADINANZA

    gestita dall’Amministrazione Municipale ( che si può avvalere di un Ufficio Informatico costituito da uno staff di una trentina di dipendenti), che ha facile accesso ai dati contenuti e archiviati presso l’Ufficio Elettorale.

    Per ora ritengo quanto sopra illustrato sufficiente agli obiettivi della redazione del presente documento condiviso.

    FLASH MOB PER UNA CASERMA PARTECIPATA

    FORUM FERRARA PARTECIPATA

    FLASH MOB PER UNA CASERMA PARTECIPATA

    Venerdì 16 febbraio

    – Per fare pressione sul sindaco che non ha dato corso a quanto stabilito dal Consiglio comunale del 27 febbraio che impegnava il Sindaco e la Giunta ad attivare il percorso di partecipazione dei cittadini sulle scelte per la riqualificazione della caserma Pozzuolo del Friuli e che non ha ancora risposto alle lettere del 5/6 e del 23/11 in cui lo sollecitiamo ad attivare il coinvolgimento dei cittadini.

    – Il 10/10 il Consiglio comunale ha approvato una risoluzione che impegna la Giunta a mettere in bilancio il finanziamento del percorso partecipativo.

    -Sul quotidiano municipale Cronaca Comune dell’1/2 l’assessore Balboni ha annunciato che l’incarico per la realizzazione del percorso partecipato relativo alla Caserma Pozzuolo del Friuli è stato affidato alla società Consorzio Ferrara in Ricerca.

    Ne prendiamo atto con la speranza che finalmente venga avviato un vero percorso partecipativo, ma continueremo con i flash mob finché non ne verrà fissata la data di inizio.

    – Vogliamo che i cittadini siano coinvolti nelle scelte di trasformazione della città!

    – Continuano i flash mob. Siete tutti invitati a partecipare.

    Tutti i venerdì dalle 11 alle 12, sotto il Municipio, davanti al Volto del Cavallo

     

    VOGLIAMO CHE I CITTADINI SIANO COINVOLTI NELLE SCELTE DI TRASFORMAZIONE DELLA CITTÀ

    CHIEDIAMO CHE IL SINDACO AVVII IL PERCORSO PARTECIPATIVO SULLA RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA DELLA
    CASERMA POZZUOLO DEL FRIULI, così come stabilito dalla mozione approvata dal consiglio comunale del 27 febbraio in
    cui è stato bloccato il progetto Fe.ris.

    I cittadini devono poter avere voce nelle decisioni di trasformazione della città, nelle decisioni che riguardano la
    collettività e i beni comuni, devono poter partecipare direttamente alle scelte che modificano la qualità dell’abitare e
    del vivere la città.

    Il progetto Fe.ris avrebbe svenduto ai privati l’ex caserma Pozzuolo del Friuli, con aggiunta di nuovi volumi di
    edificazione alti 18 metri, e avrebbe cementificato aree di pregio in prossimità delle Mura, per realizzare un parcheggio
    in via Volano e l’ennesimo ipermercato in via Caldirolo. Tale progetto è stato bloccato perché era radicalmente
    sbagliato, privo di utilità pubblica, ambientalmente non sostenibile, regressivo rispetto ad un’idea di città che guarda
    al futuro. L’anno scorso Fe.ris era stato presentato in consiglio comunale senza una preliminare discussione con gli
    abitanti della città.

    Il progetto di riqualificazione dell’area della ex caserma dovrà essere ripensato: è necessario che finalmente i cittadini
    siano coinvolti prima dell’elaborazione del nuovo progetto, affinchè le proposte, le idee, le valutazioni che
    emergeranno nel percorso partecipativo possano orientare e guidare la successiva elaborazione tecnica.

    Il 5 giugno abbiamo scritto una lettera al Sindaco per sollecitarlo ad avviare il confronto e gli abbiamo consegnato una
    pubblicazione con le prime proposte dei cittadini. Non abbiamo ricevuto risposta.

    Il 10 ottobre il Consiglio comunale ha approvato una risoluzione che impegna la
    Giunta a mettere in bilancio il finanziamento del percorso partecipativo, ma
    ancora non sono stati decisi tempi e modi per avviare una effettiva
    partecipazione.

    In attesa di una sollecita azione della Giunta perché effettivamente si dia corso al
    percorso partecipativo,
    il Forum Ferrara partecipata ha deciso di proseguire con questi flash mob del
    venerdì fino alla partenza concreta del processo partecipativo.

    Continuiamo a chiedere che i cittadini siano coinvolti
    e che si apra un dibattito in città!

    Ex caserma: “Bene la risoluzione, ma i sit-in proseguiranno fino all’avvio del processo partecipativo”

    La precisazione del Forum Ferrara Partecipata dopo il voto in Consiglio comunale. Le iniziative del venerdì davanti al municipio non si interromperanno fino a quando non si darà concreta attuazione alla consultazione dei cittadini

    La risoluzione che impegna la Giunta ad avviare un percorso partecipato per la riqualificazione dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli, votata e approvata martedì in Consiglio comunale, non interrompe le iniziative del Forum Ferrara Partecipata, in particolare il sit-in settimanale del venerdì in piazza Municipale.

    Lo ha voluto precisare a chiare lettere lo stesso Forum, specificando che ciò che ha votato il Consiglio non è altro “quello che da mesi chiede la rappresentanza del Forum Ferrara partecipata ogni venerdì” e che nella stessa seduta in origine “il documento era stato presentato dalle opposizioni, ma la maggioranza, per manifestare il proprio assenso, ne ha prodotto uno simile che alla fine è stato approvato”.

    “Per la verità – aggiungono gli esponenti del Forum Ferrara Partecipata – il Consiglio comunale quella stessa richiesta l’aveva già espressa il 27 febbraio scorso, votando la messa in disparte del progetto urbanistico denominato Fe.Ris, di cui l’area della ex Caserma era il cuore. Da allora nelle sedi istituzionali cittadine era calato il silenzio sull’argomento, e perciò il Forum aveva scritto al sindaco il 5 giugno, ricordando gli impegni presi pubblicamente e allegando alla lettera una serie di proposte raccolte nel frattempo tra cittadini e associazioni, a riprova dell’interesse a esprimere la propria partecipazione attiva. All’ennesimo silenzio, si è passati al sit-in settimanale, con tanto di striscione dotato di contagiorni dal 27 febbraio e distribuzione di volantini esplicativi”.

    “E ora, in attesa di una sollecita azione della Giunta, il Forum Ferrara partecipata ha deciso di proseguire con il sit-in del venerdì fino alla partenza concreta del processo partecipativo”.

    Feris, scintille dopo il voto in Aula: “Coinvolgete i cittadini nel progetto”

    Il Forum Ferrara Partecipata torna all’attacco: “Dopo la lettera mai ricevuto risposta dal sindaco”. Ferrara Nostra: “Con il nostro documento il Comune tornerà protagonista nella gestione del piano”.

    Dopo il voto in Consiglio comunale sul documento presentato dalla capogruppo di Ferrara Nostra Francesca Savini, è il Forum Ferrara partecipata a tornare sul progetto di riqualificazione dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli. E lo fa annunciando una nuova mobilitazione non tanto contro la realizzazione del progetto in sé, tanto più per chiedere al sindaco Alan Fabbri di “mantenere gli impegni”. “Venerdì – si legge nel comunicato del Forum – a partire dalle 11 torneremo sotto lo scalone municipale per chiedere al sindaco Fabbri di mantenere l’impegno preso in Consiglio comunale lo scorso 27 febbraio, di consultare i cittadini sulla riqualificazione dell’ex caserma in via Cisterana del Follo. “Il progetto di riqualificazione di quell’area – così i referenti del Forum – dovrà essere ripensato: è necessario che finalmente i cittadini siano coinvolti prima dell’elaborazione del nuovo piano, affinché le proposte, le idee, le valutazioni che emergeranno nel percorso partecipativo possano orientare e guidare la successiva elaborazione tecnica. Il 5 giugno abbiamo scritto una lettera al primo cittadino per sollecitarlo ad avviare il confronto e gli abbiamo consegnato una pubblicazione con le prime proposte dei cittadini. Non abbiamo ricevuto risposta”.

    Il documento discusso l’altro giorno – su quale c’è stato un ampio dibattito, durante il quale non sono mancati confronti accesi tra maggioranza e opposizione anche sul modo di intendere il concetto di partecipazione – ha riattizzato un focolaio mai spento del tutto. “Se finora il presidio non ha smosso il sindaco – spiegano ancora dal Forum – almeno si è rivelato utile per diffondere informazione civica. Molti cittadini, in effetti, hanno letto per la prima volta sul volantino in distribuzione le notizie del progetto Feris decaduto e delle richieste del Forum al primo cittadino”.

    Proprio dal gruppo Ferrara Nostra, arriva una nota di commento alla sessione di Consiglio comunale dell’altra sera, durante la quale è stata votata all’unanimità (a eccezione del voto di astensione della consigliera di FI, Diletta D’Andrea) la loro risoluzione. “Il nostro gruppo consiliare – si legge nella nota – in febbraio è riuscito a far approvare all’unanimità una mozione che ha definitivamente bloccato la realizzazione di un ipermercato in un’area verde fronte mura. Anche questa volta siamo riusciti nell’impresa di far approvare all’unanimità (tranne uno) il nostro documento, grazie al quale il Comune tornerà assoluto protagonista nella gestione del progetto Feris”. “Avete copiato”, dice l’opposizione, non volendo ammettere che “nella nostra proposta c’è una differenza sostanziale rispetto alla loro – si prosegue nel documento – un passo in avanti nella visione del progetto Feris, che sta proprio nella centralità del ruolo che il Comune deve assumere per muovere tutte le pedine in campo. Tant’è che alla fine l’hanno votata tutti”. Tranne una.

     

    Finalmente il Consiglio Comunale vota l’avvio di un percorso partecipato per la riqualificazione dell’ex Caserma Pozzuolo del Friuli. Ora però il Forum Ferrara Partecipata chiede di cominciare subito.

    Il Consiglio Comunale ha votato ieri, martedì 10 ottobre, una Risoluzione per chiedere al sindaco e alla giunta il finanziamento di “un percorso partecipato per la riqualificazione dell’ex Caserma Pozzuolo del Friuli”, che va nella stessa direzione di quello che da mesi chiede la rappresentanza del Forum Ferrara partecipata ogni venerdì, esponendo il suo striscione in piazza municipale, e cioè la partenza di un reale percorso partecipativo che coinvolga i cittadini nella costruzione delle proposte relative alla ex Caserma.
    Peraltro la risoluzione non specifica in modo preciso i tempi e le modalità con cui questo percorso si dovrebbe svolgere. In origine il documento era stato presentato dalle opposizioni, ma la maggioranza, per manifestare il proprio assenso, ne ha prodotto uno simile che alla fine è stato approvato.

    Già in primavera Il Forum aveva raccolto le proposte dei cittadini sulla riqualificazione della ex caserma e le aveva consegnate al Sindaco il 5 giugno scorso.
    Per la verità, il Consiglio Comunale quella stessa richiesta l’aveva già espressa il 27 febbraio scorso, votando la messa in disparte del progetto urbanistico denominato Fe.Ris., di cui l’area della ex Caserma era il cuore.
    Da allora nelle sedi istituzionali cittadine era calato il silenzio sull’argomento, e perciò il Forum aveva scritto al Sindaco il 5 giugno, ricordando gli impegni presi pubblicamente e allegando alla lettera una serie di proposte raccolte nel frattempo tra cittadini e associazioni, a prova dell’interesse ad esprimere il proprio interesse attivo.
    All’ennesimo silenzio, si è passati al sit-in settimanale, con tanto di striscione dotato di contagiorni dal 27 febbraio.

    Ora, in attesa di una sollecita azione della Giunta perché effettivamente si dia corso al percorso partecipativo, il Forum Ferrara Partecipata ha deciso di proseguire con il sit-in del venerdì fino alla partenza concreta del processo partecipativo.

    Forum Ferrara Partecipata

    Democrazia partecipativa

    Premessa

    La definizione di “democrazia partecipativa” è fluida nel suo parziale sovrapporsi ad altre forme di democrazia (diretta, rappresentativa, deliberativa, ecc.). C’è un generale consenso nel considerarla un rapporto tra governanti e governati dove si da vita a tecniche dirette a permettere che coloro che sono interessati da una decisione pubblica siano consultati ed esprimano una propria posizione. Si tratta di strumenti/tecniche di informazione, consultazione e confronto che devono comportare l’inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dalla decisione pubblica. Le norme nazionali e locali da tempo prevedono la partecipazione dei cittadini singoli o associati alle scelte delle amministrazioni, ma essa non è ancora divenuta patrimonio di tutti (amministrazioni e cittadini).

    Sin dal primo incontro è stato chiaro a tutti che parlare di ‘democrazia partecipativa’ non significhi solo parlare di come migliorare un sistema chiuso di gestione amministrativa costituito da protocolli e carte bollate ma soprattutto di come dare impulso ad un processo aperto di sviluppo in cui attività di tutti i soggetti coinvolti convergano al conseguimento di risultati concreti, attività che possono avvalersi di diversi strumenti ed articolarsi in diverse azioni mirate a rendere sempre più riconosciuti presenza e fabbisogni reali della cittadinanza nelle scelte e nelle decisioni amministrative ad integrazione e supporto del sistema di rappresentanza politica istituzionalmente costituito. In questo quadro di considerazioni è apparso subito importante per tutti rivolgere una particolare attenzione all’esigenza sociale di cercare momenti e forme concrete che possano soddisfare il bisogno di risonanza, sostegno e approfondimento su bisogni condivisi in nuclei di cittadinanza costituitisi sulla base di criteri di appartenenza ad aree urbane o criteri di co-interesse su tematiche specifiche quali ad es. salute, sicurezza, mobilità, economia, network sociale, etc..

    L’esperienza sino ad oggi comune è che esiste un enorme divario tra ‘sapere’ e ‘fare’ in relazione a lle molte tematiche a cui necessita porre argine attraverso un forte incentivo alla realizzazione di occasioni che diano impulso a relazioni vive e spazio al dialogo sociale attraverso l’ascolto profondo per una mappatura dei sistemi e per l’attivazione di azioni concrete di rigenerazione sociale ed urbana.

    E’ necessario creare momenti in cui cittadinanza e comunità possano trovare opportunità di accendere la propria fiamma di ispirazione ed azione.

    In questo contesto, l’analisi e le proposte che seguono intendono offrire una prima griglia di intervento relativo alle forme di democrazia partecipativa e diretta per il Comune di Ferrara.

    Le forme partecipative attualmente esistenti

    Gli strumenti partecipativi previsti dalle norme attuali sono relativamente efficaci soprattutto perché quasi sempre inutilizzati o “inutili”. Spesso manca una reale disponibilità all’ascolto dei governanti che si accontentano del consenso raccolto col voto, con i sondaggi di opinione o col contatto diretto attraverso i social. Spesso la cosiddetta “cittadinanza attiva” che potrebbe partecipare ai processi partecipativi, è profondamente scollegata dalla cittadinanza non attiva.

    Partiamo dall’evidenziare la situazione attualmente esistente in tema di partecipazione, così come è fissata dallo Statuto Comunale e dal Regolamento per la disciplina delle forme della partecipazione popolare all’Amministrazione locale e dal Regolamento comunale per la partecipazione nel governo e nella cura dei beni comuni, che in futuro dovranno essere puntualmente analizzati al fine di apportare i necessari emendamenti ed integrazioni. In particolare, Il regolamento per la disciplina delle forme della partecipazione popolare all’amministrazione locale del comune di Ferrara stabilisce che i soggetti privati singoli o associati possono chiedere al Comune di Ferrara l’attivazione di un percorso partecipativo su un tema di interesse collettivo. I soggetti privati singoli o associati possono progettare e gestire un percorso partecipativo nel rispetto delle normative regionali. Il regolamento e lo Statuto comunale prevedono come istituti di partecipazione popolare : istanze, petizioni, proposte di deliberazione consiliare, consultazioni popolari e referendum popolari. Le istanze, sottoscritte senza obbligo di autenticazione anche dal singolo cittadino, sono richieste che i cittadini possono rivolgere agli organi decisionali dell’Amministrazione comunale, per sollecitare l’intervento in una situazione concreta, specifica e particolare, di pubblico interesse, devono essere indirizzate al Sindaco. Non sono dirette ad ottenere un provvedimento amministrativo. Il Sindaco provvede a rispondere alle istanze tramite gli uffici e servizi comunali competenti che si assumono la responsabilità del procedimento. Le petizioni sono intese a sollecitare l’intervento dell’Amministrazione comunale per la migliore tutela di interessi collettivi o diffusi in materie determinate o per questioni specifiche e particolari . I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della petizione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della petizione. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori. Devono essere sottoscritte da almeno 100 cittadini, indirizzate al Sindaco e depositate a cura dei promotori, e sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. L’esame di ammissibilità della petizione è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della petizione alle funzioni del Comune. Le proposte di deliberazione consiliare sono dirette a promuovere interventi dell’Amministrazione comunale in materia di interessi diffusi o collettivi di competenza comunale. Non sono ammesse proposte che che hanno per oggetto gli stessi oggetti esclusi dalla possibile richiesta di referendum, ed in particolare quelle incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni. Richiedono la raccolta di minimo 500 firme e devono essere formalizzate (in forma di proposta deliberativa) e depositate a cura dei promotori. I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della proposta di deliberazione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della proposta. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori. L’esame di ammissibilità della proposta è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della proposta di deliberazione alle funzioni del Comune. Se la proposta ha per oggetto l’adozione di un provvedimento di natura regolamentare, deve essere redatta in articoli; se comporta nuove o maggiori spese a carico del bilancio comunale, devono essere indicati l’importo e i mezzi per farvi fronte. Prima di raccogliere le firme, i promotori possono richiedere la collaborazione degli uffici e servizi comunali coinvolti nell’oggetto della proposta per una sua migliore formulazione tecnica e per una verifica della non manifesta illegittimità dell’atto. Le proposte di deliberazione sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. I referendum popolari possono essere richiesti da almeno il 3% degli iscritti nelle liste elettorali del Comune (108.509 nel 2019). Con il referendum consultivo tutti gli elettori del Comune sono chiamati a pronunciarsi in merito a piani, programmi, interventi, progetti ed ogni altra iniziativa riguardante materie di esclusiva competenza dell’ente locale, per consentire agli organi comunali di assumere le determinazioni di competenza dopo aver verificato gli orientamenti della comunità. Per il referendum consultivo non è previsto alcun quorum di partecipazione. Il referendum abrogativo è ammesso per l’abrogazione totale o parziale di delibere di Consiglio e di Giunta del Comune di interesse generale della popolazione. Non possono formare oggetto di referendum:

    1. la revisione dello Statuto comunale e degli statuti delle Aziende Speciali;
    2. il regolamento del Consiglio comunale e del decentramento;
    3. gli atti di mero adempimento di leggi e regolamenti nazionali e regionali e di norme statutarie;
    4. l’ordinamento del personale del Comune, delle istituzioni e delle aziende speciali;
    5. il bilancio preventivo ed il conto consuntivo;
    6. i tributi locali e le tariffe dei servizi comunali;
    7. i provvedimenti relativi alla tutela e salvaguardia di minoranze etniche, religiose e di soggetti socialmente deboli;
    8. le materie già sottoposte a referendum, prima che siano trascorsi quattro anni.

    Il referendum abrogativo è escluso, oltre che nei casi indicati precedentemente, anche qualora gli atti sottoposti a detto referendum:

    • incidano su situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale o che riguardino servizi alla persona;
    • non siano di esclusiva competenza comunale e per la loro formazione sia prevista o sia intervenuta la convergente volontà di altri enti locali, della Regione e dello Stato;
    • incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni:
    • riguardino gli atti di costituzione di società per azioni e società a responsabilità limitata. L’esame ed il giudizio sulla legittimità ed ammissibilità dei quesiti referendari sono affidati al Segretario Generale, che decide entro 30 giorni dalla presentazione della relativa istanza, sentito il Collegio dei Garanti formato in conformità a quanto previsto dallo dello Statuto comunale.

     

    Il parere di ammissibilità da parte del Collegio dei Garanti verte in particolare:

    • sull’esclusiva competenza locale;
    • sull’interesse generale della popolazione;
    • sull’univocità del quesito;
    • sulle condizioni di ammissibilità delle materie sottoposte a referendum, avuto riguardo alle esclusioni previste dello Statuto comunale sopra richiamate.

    La proposta sottoposta a referendum abrogativo è approvata se ha partecipato alla votazione il 40% degli aventi diritto e se ha ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi.

    Le possibili modifiche rispetto agli attuali strumenti di partecipazione

    Assieme alla necessità di modificare la legge regionale, da cui discendono anche gli strumenti di partecipazione del Comune di Ferrara, diventa importante pensare ad interventi sullo Statuto comunale e sul Regolamento delle forme di partecipazione in direzione del rafforzamento della possibilità per i cittadini di influire sulle scelte dell’Amministrazione. Si possono prevedere in modo preciso sui singoli articoli degli atti suddetti, ispirandosi in particolare alle seguenti linee di indirizzo:

    • validità delle firme raccolte online tramite un’apposita piattaforma messa a disposizione dall’Amministrazione comunale;
    • maggiore coinvolgimento dei promotori delle petizioni, proposte di deliberazione e referendum, prevedendo che essi siano sentiti preventivamente rispetto all’ipotesi di non ammissibilità degli stessi e sulla base di osservazioni formulate per iscritto da parte degli organi preposti;
    • previsione che le petizioni e le proposte di deliberazione siano sempre trattate dal Consiglio Comunale e che la loro illustrazione in quella sede venga svolta dai soggetti promotori;
    • previsione che le commissioni consiliari possano essere convocate su richiesta di gruppi di cittadini/associazioni ecc. per la trattazione di specifiche petizioni/proposte ove ora essi possono partecipare solo se invitati o come pubblico silente
    • per quanto riguarda il referendum abrogativo , vanno rivisitati e limitati gli oggetti su cui esso non si può svolgere, in particolare rendendolo possibile sugli strumenti urbanistici. Inoltre va eliminata la norma che rende inammissibile il referendum sulla base di un presunto “ interesse generale della popolazione”; occorre disporre che il deposito delle firme avvenga entro 180 giorni ( e non 120 giorni) dall’annuncio mediante avviso all’albo pretorio e approfondita la questione relaritiva al numero di tornate referendarie che si possono svolgere nel corso dell’anno ; va modificata la disposizione in base alla quale il referendum abrogativo è valido se alla votazione ha partecipato almeno il 40% [mi pare che questa percentuale sia più tutelante dei diritti dei cittadini ] degli aventi diritto al voto, sostituendola con il meccanismo del cosiddetto “ quorum mobile” ( 50% degli aventi diritto al voto calcolato sulla media dell’effettiva partecipazione al voto nelle ultime tre tornate elettorali amministrative del Comune) ; va previsto che il referendum sia possibile se riguarda materia urbanistica e sia obbligatorio nel caso in cui si preveda la modifica delle forme di gestione dei servizi pubblici locali di interesse generale e di interesse economico generale.

    Inoltre, ad integrazione delle modifiche regolamentari su esposte, al fine di avviare un reale processo di partecipazione, è necessario poter avere la disponibilità di luoghi diffusi sul territorio adatti ad ospitare momenti di socialità, di condivisione di eventi e di reale partecipazione dei cittadini, quali lo stesso Municipio, sale a disposizione del Comune e spesso inutilizzate,, vecchie sedi di delegazioni comunali,centri sociali, scuole attiv e e/o dismesse, Locali pubblici gestiti da privati che siano disponibili ad inserirsi in questa rete e altro ancora.

    Verso un ruolo più forte e strutturato della democrazia partecipativa

    Al di là della ricognizione e del miglioramento delle forme partecipative attualmente esistenti, quello che va messo in campo è la predisposizione di un sistema strutturato che dia alla democrazia partecipativa un ruolo più forte, spostando poteri di intervento verso i cittadini, e, soprattutto, facendo di essa una modalità certa, definita e “normale” di concorso alla costruzione delle decisioni dell’Amministrazione. In questo senso, senza avere la pretesa di avanzare un modello precostituito, riteniamo utile evidenziare alcune piste di lavoro. In particolare, un sistema di democrazia partecipativa dovrebbe prevedere forme di discussione, diritto di proposta e possibilità di decisione sia da parte dei cittadini abitanti delle varie articolazioni territoriali ( democrazia partecipativa “orizzontale”), sia da parte di tutti gli abitanti su temi considerati fondamentali nel disegnare le scelte di fondo che riguardano la città ( democrazia partecipativa “verticale”), utilizzando anche le potenzialità offerte dalle strumentazioni informatiche.

    1) Sulla democrazia partecipativa orizzontale

    Punto di partenza per la costruzione della democrazia partecipativa orizzontale è l’esperienza del Bilancio partecipativo , ovvero quella che chiama gli abitanti suddivisi su base territoriale, e quindi portatori di un punto di vista specifico, a intervenire sulle scelte e sulla destinazione delle risorse, in particolare quelle di investimento, che l’Amministrazione Comunale è tenuta a compiere (ma uno schema analogo si potrebbe attuare anche per la costruzione del Piano Urbanistico Generale). I tratti salienti e costitutivi del Bilancio Partecipativo possono essere riassunti così:

    • diritto di proposta su una quota significativa degli investimenti comunali da parte delle Assemblee costruite nei territori in cui viene suddiviso il Comune;
    • messa a disposizione di risorse significative del bilancio comunale su cui le Assemblee possono intervenire;
    • suddivisione del Comune in aree territoriali diffuse, in modo tale da dar voce a bisogni specifici e differenziati;
    • costruzione di un meccanismo decisionale in cui, fermo restando al Consiglio comunale la decisione definitiva, si avvale di una rete importante di delegati scelti nelle Assemblee territoriali.
    • Un’ipotesi di lavoro per il Comune di Ferrara potrebbe essere quella di incardinarsi sui seguenti punti di riferimento:
    • dare le possibilità di esprimersi agli abitanti in una fase iniziale almeno sul 10% delle risorse relative alle spese in conto capitale, per poi arrivare nel medio periodo almeno al 25%;
    • costruzione di Assemblee territoriali diffuse. In proposito ricordiamo che il Comune nel 1971, anche se da allora è cambiata in modo significativo la situazione demografica, era suddiviso in 14 delegazioni e in 9 Quartieri. L’ipotesi di minima potrebbe prendere come riferimento la suddivisione in Circoscrizioni realizzata successivamente e fino al 2008 ( Circoscrizione Centro Cittadino; Circoscrizione Giardino Arianuova Doro (GAD); Circoscrizione via Bologna; Circoscrizione Zona Nord; Circoscrizione Zona Nord Ovest; Circoscrizione Zona Sud; Circoscrizione Zona Nord Est; Circoscrizione Zona Est);
    • costituzione di un’Assemblea territoriale dei delegati nei territori, la cui composizione dovrà essere ulteriormente approfondita, affiancata da una rappresentanza dei consiglieri comunali per l’esame e il pronunciamento sui progetti avanzati, prima del passaggio definitivo in Consiglio Comunale.

    2) Sulla democrazia partecipativa verticale

    Come detto sopra, essa ha lo scopo di far intervenire i cittadini su temi strategici che riguardano la fisionomia della città. In proposito, ci avvaliamo di un recente progetto finanziato dall’Unione Europea che ha studiato e analizzato oltre 300 esperienze internazionali e ne ha prodotto un vasto e approfondito report dal titolo “Innovazione nella partecipazione dei cittadini al decision making pubblico e nuove istituzioni democratiche. Cavalcare l’onda della deliberazione”.

    Lo studio parte dall’assunto che per poter individuare le esperienze rilevanti ai fini dell’analisi, debbano essere presenti tre elementi fondamentali:

    • deliberazione : intesa come un processo di valutazione accurata delle diverse opzioni, che deve avvenire attraverso l’accesso a informazioni accurate, pertinenti e diversificate, e che deve essere rivolto alla ricerca di un punto di incontro tra i partecipanti per raggiungere una decisione di gruppo.
    • rappresentatività: il gruppo coinvolto nel processo partecipativo deve corrispondere al profilo demografico della comunità, ovvero deve rappresentare una sorta di microcosmo della più ampia comunità. Questo può essere ottenuto attraverso un processo di campionamento casuale della popolazione, processo anche questo da approfondire in modo approriato;
    • impatto: deve essere garantito l’impegno dei policy maker a dare seguito e ad agire in base alle raccomandazioni pervenute da parte dei cittadini.

    In generale lo studio individua 12 diversi modelli , che possono essere più grossolanamente ricondotti a quattro tipologie di obiettivi:

    1. raccomandazioni informate dei cittadini su questioni di policy (Citizens’assembly,Citizens’ jury/panel, consensus conference, planning cell)
    2. Opinione dei cittadini su questioni di policy (G1000, Citizens’ council, citizens’ dialogue, deliberative poll, world wide views)
    3. Valutazione informata dei cittadini in vista di consultazioni elettorali (Citizens’ initiative review)
    4. Organi deliberativi rappresentativi permanenti (modello Ostbelgien, City observatory)

    Nella prima tipologia rientra l’ esperienza dell’Assemblea cittadina su un tema specifico rilevante , composta da un determinato numero di residenti, selezionati per estrazione a sorte mediante campionamento casuale stratificato, cioè assicurando che il campione rappresenti le caratteristiche socio-demografiche della città (il campionamento si svolge proporzionalmente ai gruppi di età, ai quartieri e al genere). Un esempio di questo genere è la recente costituzione dell’Assemblea cittadina per il clima di Bologna, sta facendo discutere la cittadinanza, su base campionaria, sull’obiettivo di costruire una città solare, rinnovabile e sostenibile, accelerando la transizione energetica giusta, verso un modello basato sulla riduzione dei consumi energetici, l’efficientamento energetico, la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile, l’autoconsumo individuale, collettivo, le comunità energetiche. Ovviamente, le Assemblee dei cittadini possono svilupparsi su altri temi considerati rilevanti in relazione alle scelte di fondo da compiere ( per esempio, sui servi pubblici, sul lavoro, sul Piano Urbanistico generale e altro ancora). Sempre lungo questa direzione, è possibile anche ipotizzare la costituzione di un Osservatorio cittadino sui beni comuni , con il compito di studiare la situazione esistente e proporre soluzione di gestione partecipativa dei principali beni comuni e dei servizi che li erogano. Tale organismo potrebbe essere promosso da associazioni, comitati, comunità di cittadini e componenti dell’Amministrazione locale in grado di svolgere attività di osservazione, acquisizione di dati ed informazioni, consultazioni ed individuazione di azioni concrete di gestione oltre che di monitoraggio dei Beni Comuni.

    3) Sulla web-democracy

    Infine, va sviluppata, anche in termini di supporto alla partecipazione attiva, un’iniziativa relativa alla web-democracy e alla e-participation, cioè l’utilizzo degli strumenti informatici e digitali per rendere effettiva e diffusa la partecipazione dei cittadini. Oltre all’idea di poter ricorrere alle firme online nell’attivazione degli strumenti di partecipazione ( petizioni, proposte di deliberazione, referendum), si può pensare di dar vita ad una vera e propria piattaforma digitale pubblica di reale partecipazione dal basso dei cittadini, attivi e non attivi, tenendo presente esperienze analoghe già in vigore in diverse città europee, a partire da quella di Barcellona. Il tema va approfondito e la piattaforma migliorata e resa finalmente operativa, potendo inglobare al suo interno: mappe di geolocalizzazione, forum di discussione, sondaggi e vari altri strumenti , inclusa l’Intelligenza Artificiale, che si ritengono funzionali alla reale partecipazione dal basso. A questo fine, è indispensabile costituire un gruppo specifico, composto da chi è interessato allo sviluppo e all’uso di una simile piattaforma.

    Da notare, in merito alla e-participation, che le piattaforme che tentano di praticare la reale partecipazione dal basso di tutti i cittadini hanno quasi totalmente fallito la loro mission, non per carenze ed impossibilità tecniche, ma per puri e semplici motivi di inopportunità e non gradimento politico, confermando così che solo con norme cogenti e tutelanti l’espressione dei cittadini nonché attraverso una forte e affollata rete di cittadinanza attiva in grado di connettersi e comunicare con il resto della cittadinanza, può realizzarsi una vera democrazia partecipativa.

    Gli strumenti di e-democracy e di e-participation andrebbero collegati e coordinati con gli strumenti fisici di partecipazione in modo da renderli reciprocamente sinergici gli uni agli altri.

    VOGLIAMO CHE I CITTADINI SIANO COINVOLTI NELLE SCELTE DI TRASFORMAZIONE DELLA CITTA’

    Chiediamo che il Sindaco avvii il percorso partecipativo sulla riqualificazione dell’area
    della caserma Pozzuolo del Friuli, così come stabilito dalla mozione approvata dal
    consiglio comunale del 27 febbraio in cui è stato bloccato il progetto Fe.ris.
    Chiediamo che il Sindaco mantenga gli impegni assunti dal consiglio comunale e dia
    corpo alle sue dichiarazioni in cui affermava di voler coinvolgere i cittadini sul progetto di
    recupero della caserma.
    I cittadini devono poter avere voce nelle decisioni di trasformazione della città, nelle
    decisioni che riguardano la collettività e i beni comuni, devono poter partecipare
    direttamente alle scelte che modificano la qualità dell’abitare e del vivere la città.
    Il progetto Fe.ris avrebbe svenduto ai privati l’ex caserma Pozzuolo del Friuli, con aggiunta
    di nuovi volumi di edificazione alti 18 metri, e avrebbe cementificato aree di pregio in
    prossimità delle Mura, per realizzare un parcheggio in via Volano e l’ennesimo ipermercato
    in via Caldirolo. Tale progetto è stato bloccato perché era radicalmente sbagliato, privo di
    utilità pubblica, ambientalmente non sostenibile, regressivo rispetto ad un’idea di città
    che guarda al futuro. L’anno scorso Fe.ris era stato presentato in consiglio comunale senza
    una preliminare discussione con gli abitanti della città.
    Il progetto di riqualificazione dell’area della ex caserma dovrà essere ripensato: è
    necessario che finalmente i cittadini siano coinvolti prima dell’elaborazione del nuovo
    progetto, affinchè le proposte, le idee, le valutazioni che emergeranno nel percorso
    partecipativo possano orientare e guidare la successiva elaborazione tecnica.
    Il 5 giugno abbiamo scritto una lettera al Sindaco per sollecitarlo ad avviare il confronto
    e gli abbiamo consegnato una pubblicazione con le prime proposte dei cittadini. Non
    abbiamo ricevuto risposta.
    Continuiamo a chiedere che i cittadini siano coinvolti e che si apra un dibattito in città.

    Forum Ferrara Partecipata

    Proposta per una “PIATTAFORMA DI CONSULTAZIONE DIGITALE DELLA CITTADINANZA”

    Che codesta L’amministrazione pubblica e la giunta in carica dichiarano di favorire e supportare il dialogo con i cittadini e la trasparenza degli atti anche attraverso uno sviluppo sempre più efficiente delle tecnologie informatiche

    Coerentemente, codesta amministrazione persegue fra i suoi obiettivi il gestire in modo sempre più efficace la comunicazione da parte dei cittadini e le reti di cittadinanza attiva e possiede o si perita di implementare adeguati strumenti tecnologici per raggiungerli , come si evince dal DUP (Documento Unico di Programmazione), che esplicita:

    1. 1.1.4 Proseguire nella realizzazione dei progetti partecipati al fine di implementare e stimolare la rete di cittadinanza attiva
    2. 3.4.1. 1. AMMINISTRARE OGGI

    OBIETTIVO MANDATO 1. AMMINISTRARE OGGI OBIETTIVO STRATEGICO 1.1 Un’amministrazione che si fa trasparente

    Principali scelte che caratterizzano il programma dell’amministrazione da realizzare nel corso del mandato amministrativo

     gestire in modo efficace la comunicazione da parte dei cittadini

    1. 3.4 Data Center in Ferrara: valorizzare i meccanismi di collaborazione Pubblico/Privati e realizzazione di un data center pubblico privato
    2. 3.4.2 : Smart City – agenda digitale

    Inoltre l’amministrazione dispone di un efficiente Ufficio Informatico che può vantare una trentina di addetti e può accedere a strumenti informatici di hardware e software adeguati

    Poiché nel comune di Ferrara insistono circa 63 mila nuclei familiari e 132 mila abitanti, credo

    sia assolutamente legittimo nonché opportuno, in un’ottica di E-Democracy e di Democrazia Diretta, consultare una più ampia platea di cittadinanza possibile in merito anche a decisioni politiche importanti per il futuro della città. Andare oltre alla consultazione di un gruppo pre-costituito e relativamente schierato ideologicamente ( com’è , la giunta lo ha capito, il gruppo F.F.P)

    Nell’ambito dell’Unione Europea esistono prassi di consultazione politica dei cittadini su platee ampie con consultazioni anche di carattere vincolante come ad esempio i numerosi referendum svizzeri su temi politici e amministrativi importanti

    Esistono inoltre innumerevoli piattaforme digitali attraverso le quali sarebbe possibile attuare consultazioni, anche di carattere politico , in un’ottica di cittadinanza attiva

    Il processo di definizione normativa tramite cui si è consentito il rafforzamento del concetto di cittadinanza digitale europea trova sostanza nel Regolamento eIDAS (Electronic IDentification Authentication and Signature) n° 910/2014 emanato in data 23 Luglio 2014 ed entrato in vigore l’1 Luglio 2016 con l’obiettivo di rafforzare la fiducia nelle transazioni nell’Unione Europea, fornendo una base normativa comune per interazioni elettroniche sicure fra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni”. 

    Per quanto riguarda il nostro paese la Legge del 7 agosto 2015 nr. 124 disciplina una Carta della Cittadinanza Digitale

    Peraltro sappiamo che consultazioni pubbliche rivolte alla cittadinanza si sono già svolte in regioni italiane ,come ad esempio in Toscana (Le Regioni e il Dipartimento della Funzione Pubblica promuovono una consultazione pubblica online, aperta a tutti e attiva dal 27 marzo al 27 maggio 2017) con l’obiettivo di conoscere e valutare la percezione dei cittadini  per poter fornire supporto alle Amministrazioni Pubbliche nella definizione di istanze politiche o amministrative.

    Quindi , in conclusione, credo possa essere più che mai obiettivo del nostro gruppo di Democrazia Partecipata nell’ambito di Forum Ferrara Partecipata attivarsi per promuovere e proporre all’attuale ( o futura ) Giunta l’implementazione e l’utilizzo di una piattaforma di consultazione digitale della cittadinanza (a fini puramente consultivi e non vincolanti politicamente per l’amministrazione pubblica) su istanze politiche o amministrative giudicate importanti o strategiche per il futuro della nostra città.

    Ciò è fattibilissimo semplicemente attingendo i dati dall’archivio dati dell’Ufficio elettorale .

    Problemi di certificazione del voto possono essere tranquillamente e tecnicamente risolti con ricorso allo SPID.

    Faccio alcuni esempi di potenziali istanze di consultazione della cittadinanza:

    • Spostamento dello stadio di calcio fuori dalle mura

    • Utilizzo del parco Urbano

    • Creazione di una zona 30km all’interno delle mura

    • Utilizzo di beni pubblici

    • ecc ecc

    A margine di questa mia proposta , aggiungo che pur sostenendo le Assemblee dei Cittadini proposte da Francesca Cigala, non condivido assolutamente la prassi del sorteggio ( che va bene per le corti di giustizia di un tribunale americano) poiché inevitabilmente e irredimibilmente arbitraria.

    Quando ci sono istanze importanti o strategiche che l’amministrazione pubblica desidera condividere con la cittadinanza , credo che TUTTA la cittadinanza ( anche quelli che non la pensano come gruppi già costituiti e schierati ) deve essere consultata, non solo gruppi proponenti.

    Si tratta in sostanza di un referendum informale e non vincolante attuato su piattaforma digitale ( si spera pubblica) a scopo consultivo, ma che può fornire chiare indicazioni.

    Flash Mob, sotto il Volto del cavallo

    Il Forum Ferrara Partecipata si riunirà ogni venerdì sotto il Volto del Cavallo, il voltone di ingresso alla piazza del municipio, di fronte alla Cattedrale,  per continuare a sollecitare ad avviare al più presto il percorso di coinvolgimento dei cittadini, così come definito nella mozione approvata dal Consiglio comunale il 27 febbraio.

    Il fallimento della democrazia partecipativa

    Non fatevi ingannare dall’etimo, democrazia non è il governo del popolo, è infatti un rapporto tra governanti e governati dove il popolo, δῆμος, non governa, è governato; con però la possibilità di scegliersi i governanti e, come scrisse Popper, di cambiarli senza uso della violenza. Premesso che di democrazia partecipativa e deliberativa se ne parla soprattutto da quando (anni’80 del XX secolo) emerse chiaramente la crisi delle democrazie rappresentative (aumento dell’assenteismo, sfiducia nelle istituzioni, movimenti/partiti personali o populisti [dietro il populismo si nasconde il monarca]) volevo qui analizzare perché, nonostante tutti gli strumenti di partecipazione previsti e programmati dalle attuali norme sovranazionali, nazionali o locali, nei fatti la democrazia partecipativa non funziona.
    Per chi vuole saltare subito alla conclusione: la democrazia partecipativa non funziona perché siamo nell’era della audience democracy e della post-verità.
    Cambiando punto di vista: la democrazia partecipativa potrebbe funzionare se da parte dei governanti ci fosse una reale disponibilità all’ascolto e se la cosiddetta “cittadinanza attiva” non fosse “scollegata” dalla cittadinanza “non attiva”.
    Considerando:
    • audience democracy – la democrazia del pubblico che assiste allo spettacolo della politica
    • post-verità – circostanze nelle quali i fatti oggettivi sono meno influenti nell’orientare l’opinione pubblica di quanto lo siano gli appelli alle emozioni e alle convinzioni personali;
    entrambi i fenomeni non sono altro che un ineluttabile sviluppo all’interno dei processi democratici in quella che è stata definita l’era della comunicazione.

    Non molto tempo fa e da certe parti ancora oggi, se volevate impadronirvi del potere politico in un paese, era sufficiente controllare l’esercito e la polizia. Mao Tsé-Tung scriveva: “Il potere politico nasce dalla canna del fucile”. Oggi, in una società capitalista, dove l’informazione non è più uno strumento per produrre beni economici, ma è diventato esso stesso il principale dei beni, il potere politico è soprattutto in mano a chi controlla le comunicazioni. La definizione di “quarto potere” attribuita ai mezzi di comunicazione di massa per la loro influenza su un sistema democratico ha compiuto più di 250 anni. Venne formulata ben prima del film di Orson Wells. L’Italia ha insegnato al mondo che un imprenditore proprietario di televisioni e giornali, con un audience/pubblico enorme, può fondare dal nulla un suo partito/azienda e andare democraticamente al potere.
    Ben prima dell’avvento di internet, 1964/68 in una critica alle tesi di Marshall McLuhan ( quello de: Il medium è il messaggio ) Umberto Eco ( quello de: I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività) faceva notare che non basta possedere o controllare i mezzi di comunicazione di massa, si deve anche utilizzare nel messaggio il codice di chi lo riceve. Insomma, usando le forti espressioni di Eco ,”Internet ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità” tutte le volte che il suo messaggio utilizza il codice di chi lo riceve. Nella propaganda politica questo concetto di codice comune tra chi manda il messaggio e chi lo riceve può essere tradotto metaforicamente con: parlare alla testa o alla pancia della gente. La personalizzazione della politica e l’avvento dell’audience democracy ha spinto i governanti ad un contatto diretto/personale sui social media con il pubblico .
    La campagna elettorale di Trump nel 2016 è stata fatta più su twitter che in Tv.
    Valutando la presenza dei nostri amministratori locali su facebook ho trovato che Alan Fabbri, sindaco di Ferrara, ha 107.138 follower. Indipendentemente dal fatto che su facebook con una buona agenzia di web-marketing e un minimo investimento sia facile raccogliere qualche migliaio di follower questo dato rappresenta il fatto che in ogni momento il sindaco di Ferrara può raccontare la sua verità a più o meno 107000 persone; una diffusione maggiore di quella con qualunque testata giornalistica locale. Conoscendo i grandi limiti di facebook ( io ad esempio per anni non ho consultato la mia pagina ) i follower non rappresentano certamente consenso elettorale, ma sono un potenziale pubblico che assiste allo spettacolo della politica (audience).
    Cosa c’entra col fallimento della democrazia partecipativa?
    Un fattore importante perché la democrazia partecipativa “funzioni” è la disponibilità all’ascolto dei governanti. Ad esempio: una assemblea popolare che raccoglie si e no 200 cittadini, in massima parte appartenenti alla cosiddetta “cittadinanza attiva” , o per dirla come Umberto Eco, apocalittici, non è necessariamente rappresentativa dei desideri e bisogni della cittadinanza. I governanti attuali, novelli principi democratici, soppeseranno l’ascolto di queste istanze presentate da una sparuta cittadinanza attiva rispetto al ruolo schiacciante nella costruzione del consenso della demagogia, braccio politico della post-verità, vero e proprio canone del discorso politico che potenzialmente favorisce la volontà plebiscitaria. Se come scrisse Luigi Bobbio “l’essenza della democrazia non consiste nella conta dei voti tra posizioni precostituite, secondo il principio di maggioranza, ma nella discussione fondata su argomenti tra tutti i soggetti coinvolti dal tema sul tappeto” la cosiddetta cittadinanza attiva non può arrogarsi il ruolo di rappresentante di tutti i soggetti coinvolti. E senza una discussione che coinvolga anche la cittadinanza “non attiva” il processo partecipativo parte zoppo. Il problema non è solo nei nuovi canali di comunicazione che i demagoghi possono sfruttare. La televisione ha fatto una grande differenza nel modo in cui gli individui potevano connettersi agli elettori senza necessariamente aver bisogno dell’etichetta di un particolare partito politico o di una ideologia, ma i social media rendono ancora più facile per le figure che ambiscono al potere politico presentarsi direttamente al pubblico. La forza di questa comunicazione sta più che nel contenuto dei messaggi nella condivisione del codice di chi riceve il messaggio. E’ questo che, quasi sempre , manca nella comunicazione che fa la cosiddetta cittadinanza attiva, senza contare che spesso, con un atteggiamento autoreferenziale, neppure si preoccupa di comunicare a tutti i soggetti coinvolti le sue istanze, cercando il confronto diretto con i governanti prima ancora di aver coinvolto i cittadini. I governati sono sottoposti ad un bombardamento continuo di comunicazione politica: giornali, Tv, web e inevitabilmente sono portati a filtrare i contenuti in funzione del canale e del codice del messaggio. Gli esperti parlano di filtri epistemici, dove chi riceve il messaggio inevitabilmente è portato ad escludere canali e codici in cui non si riconosce. Per semplificare parlerei di pregiudizi. Insomma se il messaggio utilizza un canale o un codice “ambientalista” a priori se penso che gli ambientalisti sono dei fanatici imbecilli neppure ci provo a riceverlo. Lo stesso vale per codici “comunisti”, “fascisti”, “terrapiattisti”, “antivaccinisti”, “vaccinisti” ecc. ecc. Lo “scollegamento” tra cittadinanza attiva e cittadinanza non attiva è la seconda ragione, dopo la non disponibiltà all’ascolto dei governanti, dell’inevitabile fallimento della democrazia partecipativa. L’unica resistenza possibile, in un mondo dove “vince chi convince”, potrebbe essere in quella che Umberto Eco chiamò “guerriglia semiologica”, cioè una azione e comunicazione rivolta a chi riceve il messaggio politico adeguandosi al canale e rispettandone il codice. Questo non comporta necessariamente disconoscere la propria identità politica o ideologica; ma queste battaglie si vincono non dove la comunicazione parte ma dove arriva.

    Rodolfo Baraldini

    Contaminatio

    Ammetto che mi hanno ispirato, ho citato o spudoratamente copia-incollato, testi sull’argomento che qui per correttezza, e per chi volesse approfondire, elenco:

    • Bobbio, Luigi – Dilemmi della democrazia partecipativa – Franco Angeli -2006
    • Apocalittici e integrati: comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa, Milano, Bompiani, 1964
    • Filippo Ferrari e Sebastiano Moruzzi – Verità e Post-verità: Dall’indagine alla post-indagine, 1088press, Bologna – 2020
    • Nadia Urbinati, Dalla democrazia dei partiti al plebiscito dell’audience, in “Parolechiave” 1/2012,
    • Umberto Eco – L’ era della comunicazione. Dai giornali a Wikileaks – La nave di Teseo, 7 febbraio 2023
    • Marshall McLuhan – Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, 3 febbraio 2015
    • Luigi Bobbio, Gianfranco Pomatto – Il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche, Meridiana, Nuove forme di democrazia – 2007
    • Beus, Jos. – Audience Democracy: An Emerging Pattern in Postmodern Political Communication – 2011
    • Bernard Manin – The Principles of Representative Government , Cambridge University Press – 1997
    • N. Urbinati – Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia, Bologna, Il Mulino – 2020

    Ex caserma: “200 giorni dalla promessa del sindaco sulla partecipazione dei cittadini”

    Flash mob del Forum Ferrara Partecipata in municipio che ricorda al primo cittadino quanto da lui promesso sul coinvolgimento dei cittadini nel progetto di recupero dello stabile

    Ancora una volta l’ex caserma di Cisterna del Follo è stata protagonista, nella mattinata di ieri, di un flashmob, organizzato dal ‘Forum Ferrara partecipata’.

    Davanti l’atrio della piazza Municipale i manifestanti hanno esibito un cartello, sul quale spiccava la scritta “200 giorni dalla promessa del sindaco sulla partecipazione dei cittadini”.

    Una chiara allusione al 27 febbraio scorso, momento in cui il primo cittadino di Ferrara, Alan Fabbri, aveva assunto l’impegno, durante il Consiglio comunale, di coinvolgere i ferraresi sul progetto di recupero della caserma.

    “I cittadini – ha affermato Leonardo Polastri di ‘Caldirolo libera’ – devono avere voce nelle decisioni riguardanti la propria città. I concetti di ‘collettività’ e di ‘bene comune’ devono essere salvaguardati e tutelati per vivere al meglio Ferrara”.

    Il progetto Fe.ris, a cui i manifestanti anche ieri mattina hanno mostrato contrarietà, prevedeva la realizzazione di un nuovo centro commerciale in via Caldirolo e la vendita ai privati degli spazi della caserma, destinata a divenire uno studentato e una ‘Food Court’.

    “È necessario che la popolazione sia coinvolta prima della stesura del nuovo progetto, affinché le proposte e le valutazioni, emergenti nel percorso partecipativo, possano guidarne l’elaborazione tecnica. Le idee partono dal ‘basso’”, ha orgogliosamente concluso Francesca Cigala, animatrice del ‘Forum Ferrara partecipata’.

    Riprendono i flash mob del Forum Ferrara partecipata

    Venerdì 15 settembre i cittadini torneranno sotto lo scalone municipale alle ore 11, per richiedere pubblicamente l’attenzione del sindaco

    Venerdì 15 settembre il Forum Ferrara partecipata torna sotto lo scalone municipale alle 11, per richiedere pubblicamente al sindaco di mantenere l’impegno, preso in consiglio comunale il 27 febbraio scorso, di consultare i cittadini sulla riqualificazione della ex caserma di via Cisterna del Follo.

    “Il progetto di riqualificazione di quell’area dovrà essere ripensato: è necessario che finalmente i cittadini siano coinvolti prima dell’elaborazione del nuovo progetto, affinché le proposte, le idee, le valutazioni che emergeranno nel percorso
    partecipativo possano orientare e guidare la successiva elaborazione tecnica.” – si legge sul volantino che verrà distribuito ai passanti – “Il 5 giugno abbiamo scritto una lettera al Sindaco per sollecitarlo ad avviare il confronto e gli abbiamo consegnato una pubblicazione con le prime proposte dei cittadini. Non abbiamo ricevuto risposta.”

    Da allora, ogni venerdì fino alla fine di luglio, il Forum, ha presidiato lo scalone, col suo striscione e il datario col conteggio dei giorni trascorsi dal 27 febbraio. Se finora il presidio non ha smosso il Sindaco, almeno si è rivelato utile per diffondere
    informazione civica. Molti cittadini, in effetti, hanno letto per la prima volta sul volantino in distribuzione le notizie del progetto Feris decaduto e delle richieste del Forum al primo cittadino.

    Progettare la città: diritti dei cittadini, tutela del suolo, salute e mobilità. Unife e Forum Ferrara partecipata a confronto

    Bilancio degli incontri fra il dipartimento diretto da Farinella e le associazioni

    Organizzare una serie di incontri per andare verso un approccio olistico e sistemico, in cui una rete di cittadini e l’Università possono collaborare per comprendere come pensare e realizzare una città migliore, viva, sana: è questo l’obiettivo della collaborazione, nata alcuni mesi fa, tra il Laboratorio didattico e di ricerca del Dipartimento di architettura di Unife, coordinato da Romeo Farinella, e il Forum Ferrara partecipata.

    Il Forum è l’unione di più associazioni attive a Ferrara e di semplici cittadini ed è sorto in opposizione al progetto approvato dal Comune di Ferrara “Fe.ris”, che prevedeva la realizzazione di un nuovo parcheggio a ridosso delle mura meridionali, di un nuovo studentato alto 18,5 metri accanto a Palazzo Schifanoia e l’edificazione di un ipermercato appena fuori le mura orientali, con relativo parcheggio.

    Romeo Farinella, docente di Progettazione urbanistica presso l’Università di Ferrara (ⓒunife.it)

    Grazie a questa collaborazione, tra il 10 marzo e il 10 maggio si sono svolte una serie di conferenze sulla città, con l’intento di sviluppare alcune riflessioni e stimolare un dibattito sull’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle nazioni unite (ONU): rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.

    I diritti dei cittadini e la tutela del suolo tra i temi del primo incontro

    Nel corso degli incontri si sono affrontate quattro diverse tematiche: il consumo di suolo, le nature urbane e gli spazi pubblici, la salute urbana e infine i processi partecipativi di progettazione.

    Immagine che contiene cielo, aria aperta, terreno, albero Descrizione generata automaticamenteL’area del parco Bassani dopo un concerto il 18 giugno: lo spazio pubblico è chiuso da mesi e l’evento ha devastato uno spazio fragile (ⓒferrarapartecipata.it)

    Il primo incontro è stato introdotto da un intervento di Farinella con una considerazione sui diritti dei cittadini: quello alla casa, ma anche e soprattutto quello alla città e all’uso degli spazi, spesso leso da un approccio neoliberista competitivo nel disegno e nella gestione degli stessi.

    Francesca Cigala, membro del Forum Ferrara partecipata, ha moderato il primo incontro (foto di Francesca Cigala)

    A tal proposito, Gabriele Bollini, urbanista, ha dimostrato che il consumo di suolo non è di fatto rallentato in Emilia Romagna, dal momento che la legge regionale del 2017, con cui si sono poste delle limitazioni, non è ancora vincolante: la sua entrata in vigore è stata infatti prorogata finora ogni anno. Ha inoltre sottolineato l’urgenza di avviare un cambiamento e l’importanza delle parole che usiamo, facendo riferimento al testo “100 parole per salvare il suolo” di Paolo Pileri, docente di Urbanistca al Politecnico di Milano.

    One health: serve un approccio globale, anche nella città

    Nel secondo seminario Anna Lambertini, architetto e docente di Architettura del paesaggio presso l’Università di Firenze, ha affrontato il concetto di paesaggio, che pur non attenendo al costruito,  lo contiene. “La disciplina dell’architettura del paesaggio – afferma – è qualcosa che riguarda più specie, e non solo quella umana. Si tratta dunque di progettare un habitat per tutte le specie.”

    La complessità della disciplina è anche quella della composizione delle nostre stesse città dove viviamo, luoghi eterogenei, composti di “spazi di vita”, e non mancano esempi di  interessanti progetti che hanno recuperato ciò che è stato dimenticato o trascurato, portando nuova luce alla città.

    Nel  terzo appuntamento Andrea Ubiali, giovane medico interno al Forum, ha sottolineato come “le diverse crisi che stiamo affrontando nell’epoca contemporanea, cioè la crisi epidemiologico-demografica, la crisi del sistema sanitario e la crisi climatica, siano correlate e vadano risolte assieme, con un approccio globale.”

    Sul filo di questa premessa, secondo Elena Dorato, ricercatrice e architetto dell’Università di Ferrara, si può parlare anche di una quarta crisi, quella della città, anch’essa correlata alle prime tre. In particolare, per quanto riguarda la salute urbana, un tema cruciale è la riconfigurazione del sistema della mobilità: “oggi – sostiene Dorato – scontiamo le conseguenze di una progettazione delle città mirata alla velocità e all’utilizzo efficiente dell’auto privata, che genera inevitabilmente grande inquinamento e di conseguenza grande danno alla salute dei cittadini. È fondamentale iniziare a ripensare il sistema urbano per aiutare le persone a muoversi attivamente e con piacere, a beneficio della città, che diventa più viva e bella, e della salute di chi vi abita.”

    Elena Dorato, ricercatrice presso l’Università di Ferrara (ⓒunife.it)

    Diego Carrara, economista esperto di politiche abitative e direttore dell’Azienda casa Emilia Romagna di Ferrara, ha declinato questa impostazione secondo le problematiche di vivere a Ferrara oggi: affitti sempre più alti e numerose persone sotto la soglia della povertà, per cui anche in questo ambito si dovrebbe intervenire con politiche pubbliche che portino beneficio a tutti coloro che compongono la città.

    Partecipazione e conflitto: l’importanza di coinvolgere i cittadini

    L’ultimo incontro, moderato dalla giornalista Dalia Bighinati, è stato dedicato all’importanza dell’ascolto dei cittadini e dell’interlocuzione tra essi e le istituzioni.

    Carlo Cellamare, urbanista e docente presso l’Università La Sapienza di Roma, che ha svolto esperienze di dialogo con i cittadini di alcuni quartieri della capitale, proprio partendo da queste ha spiegato che “parlare di ‘rigenerazione’ o ‘riqualificazione’ può essere troppo ambiguo in questi momenti di confronto tra cittadini: è necessario chiarire come ognuno pensa il futuro della città e il suo modello di sviluppo. Chiaramente non sarà facile che tutti siano d’accordo e molto spesso ci sono temi che creano grande divisione, come quello della mobilità.”

    Carlo Cellamare, urbanista e docente presso l’Università La Sapienza di Roma (ⓒuniroma1.it)

    Alfredo Alietti, sociologo e docente dell’Università di Ferrara, ha sottolineato a questo proposito l’importanza dei processi avviati dal Forum Ferrara partecipata, che si collocano in un’ottica partecipativa politica, riflettendo su come non ci possa appunto essere vera partecipazione senza conflitto: partecipazione è anzi proprio la capacità di portarlo avanti.

    Una lezione speciale: l’esperienza di Curitiba, Brasile

    Una “speciale” lezione è stata infine dedicata a realtà urbane diverse che si trovano ad affrontare problemi analoghi. Il tema dell’incontro è stato infatti la descrizione, da parte di Debora Rocha, docente e dottoranda presso l’Universidade Federal do Paraná, Curitiba, Brasile, delle azioni portate avanti da un gruppo di cittadini di Curitiba per rivendicare lo spazio pubblico di un parco. La narrazione del lungo processo di riconquista di questo spazio dà speranze ma anche amarezze, dato che – anche se riuscita – è stata in parte ridimensionata.

    Da quell’esperienza emerge l’importanza del prestare attenzione al modo in cui si comunicano le esigenze dei cittadini: non bisogna porsi pensando che si hanno nemici o amici, in maniera assoluta, ma cercare sempre di capire come trovare un terreno comune e dei punti di contatto senza perdere di vista l’obiettivo di migliorare la realtà. È vero però che il silenzio delle figure con cui si vorrebbe dialogare è anch’esso una chiara comunicazione. Il riferimento è agli attori dei processi di governance e delle politiche pubbliche.

    Queste riflessioni risultano particolarmente pertinenti in questo momento, dato che le azioni portate avanti dal Forum sono varie, ma l’appoggio dell’Università è in realtà parziale, in quanto proviene solo da alcune figure (le stesse che hanno organizzato e partecipato agli incontri) e inoltre continua a mancare una risposta efficace da parte dell’amministrazione pubblica e di  molti attori coinvolti nei processi decisionali. Tuttavia, come sottolineava Debora Rocha, fondamentali sono la continuità e la costanza del lavoro di chi lotta per una città diversa, e queste non sembrano mancare a chi è coinvolto nell’iniziativa del Forum.

    Rosaria Carlino

    Ferrara. Di chi è la città? Spazio pubblico e concerti

    La gestione privatistica degli spazi pubblici è ormai un carattere ricorrente delle nostre città, per molteplici ragioni lunghe da spiegare in questa sede.

    Ferrara è una importante città storica che sta vivendo un conflitto tra due diverse idee di città e di futuro, con una amministrazione cittadina guidata da Lega e Fratelli d’Italia, e un gruppo numeroso di cittadini e associazioni che hanno avviato un’esperienza di “cittadinanza attiva” che ha generato il Forum Ferrara Partecipata. Il Forum è nato un anno fa in opposizione a un progetto (FéRIS) controverso e speculativo di rigenerazione urbana (che prevedeva la costruzione, nel vallo delle mura storiche, di un nuovo ipermercato, un parcheggio e uno “studentato privato”) presentato dalla amministrazione comunale come operazione di interesse pubblico. Il progetto è stato ritirato e oggi l’attenzione del Forum è incentrata sul futuro della città, con gruppi al lavoro su strumenti urbanistici e strategie urbane, ignorati dall’amministrazione. Uno dei temi approfonditi riguarda il diritto dei cittadini all’uso dello spazio pubblico.

    L’area del parco Bassani dopo il concerto del 18 giugno

    Recentemente si è svolto il concerto di Bruce Springsteen in un parco urbano ricco di biodiversità, che ha richiamato 50 mila persone, che hanno devastato uno spazio già fragilizzato dalle recenti abbondanti piogge. Il parco pubblico è chiuso al pubblico da tre mesi: prima per l’allestimento del palco e ora per i lavori di ripristino del verde. Inoltre, a giugno è iniziata la seconda edizione del Ferrara Summer Festival che, per un mese e mezzo, trasforma la principale piazza della città, con la sua Cattedrale gotico-romanica e il campanile rinascimentale attribuito all’Alberti, in un’arena con strutture che impediscono di vedere i monumenti mentre la piazza viene chiusa a cittadini e turisti impedendone la fruizione.

    La città è stata quindi trasformata in un luogo di eventi che impediscono (o limitano fortemente) la fruizione dello spazio pubblico. Lo spettacolo di Springsteen pone il tema dell’opportunità di svolgere eventi di massa in luoghi ambientalmente e paesaggisticamente sensibili, mentre i concerti pongono il problema dell’uso improprio degli spazi monumentali e soprattutto la loro privatizzazione. È lecito dunque chiedersi: “di chi è la città?”

    Il primo evento porta con sé il tema della biodiversità e del valore che le vogliamo attribuire nella nostra cultura e nelle nostre aree urbane. La biodiversità è un obiettivo strategico del Green Deal Europeo. Se si vuole puntare sul rafforzamento naturale di spazi pubblici, come il parco ferrarese, va messo in conto che i processi di “naturalizzazione” rafforzano la biodiversità, quindi va perseguita coerentemente altrimenti meglio non dichiararla nei documenti di indirizzo. Cosa sarebbe successo se Ferrara fosse stato l’epicentro delle piogge torrenziali romagnole di alcune settimane fa, con 50 mila persone in viaggio verso la città? Governare un territorio significa certamente “fare” ma anche “prevedere”.

    Piazza Trento Trieste occupata dalle strutture del Summer Festival

    La seconda argomentazione riguarda l’uso improprio degli spazi urbani storici. Il Sindaco di Ferrara ha dichiarato che molti artisti chiedono location pubbliche di prestigio per i loro concerti. Questo pone un interrogativo sull’etica di questi artisti e sul perché una città debba essere ostaggio di un agente di spettacolo. Spazi alternativi non mancano e un’amministrazione ha il dovere di scegliere nel rispetto delle esigenze di tutta la cittadinanza e non solo di qualche categoria economica. Ferrara è un sito Unesco e i 25 concerti previsti nel suo centro non sono solo un insulto alla bellezza della città, trasformata in una discoteca da spiaggia, con annessa anche la terrazza vip, ma sono anche pericolosi per la salute dei cittadini che vivono nel centro. Le normative vigenti ci dicono che le sorgenti di rumore da attività produttive o commerciali nelle zone prevalentemente residenziali devono essere limitate ed è noto che i concerti normalmente stanno tra i 100 e i 120 decibel mentre a 110 decibel si possono verificare danni all’udito anche dopo soli due minuti di esposizione. Normalmente la rumorosità notturna non deve superare i 40 decibel, oltre a questo limite si può parlare di disturbi del sonno, a 55 db (corrispondente a una strada rumorosa) i danni alle persone aumentano agendo sulla pressione arteriosa, il rischio di infarti, i disturbi psichici e i bambini e gli anziani sono i più esposti. Il primo concerto è finito alle ore 1.45.

    Lo spazio pubblico è il luogo dove si esplicitano le pratiche di appropriazione sociale della città. La qualità di queste pratiche è pertanto un indicatore di civiltà. L’esperienza ferrarese di questi anni mette in luce però un altro approccio dimostrando che a una pratica di governo condivisa e dialogante, si preferisce una pratica di comando dove l’idea di “cittadinanza attiva” è sostituita con quella di “soggetto portatore di interessi” (stakeholder), quindi selettivo, e scelto sulla base di un interesse particolare che si sovrappone all’idea di “città come bene comune”. Si esalta il “culto del fare” ma, come e per chi, lo stabilisce chi comanda. Questo atteggiamento non è conservatore o progressista (viene usato in entrambi i campi) ma è tipico di una visione neoliberale dello sviluppo (e della rigenerazione urbana) dove l’economia e la sua finanziarizzazione, hanno di fatto sostituito la politica e trasformato il cittadino in consumatore. Il diritto alla città, di conseguenza, tende a divenire una questione di censo che alimenterà le disuguaglianze. Imporre 25 concerti, tra giugno e luglio, nel cuore storico di una città è un sopruso e una violenza intollerabile e a noi viene detto che questo accade perché sono gli artisti che vogliono esibirsi guardando gli straordinari monumenti storici della città mentre a noi rimane la visione di tubi innocenti, bagni chimici di vari colori, tendoni neri, distese di attrezzi per spillare la birra e sedie di plastica che occupano lo storico listone della piazza di Ferrara.

    Romeo Farinella, professore di Progettazione urbanistica nel Dipartimento di Architettura della Università di Ferrara.

     

    pubblicato anche su https://volerelaluna.it/territori/2023/06/30/ferrara-di-chi-e-la-citta-spazio-pubblico-e-concerti/

    Le incognite di Feris Il sit-in del Forum “Oltre cento giorni senza essere convocati”

    Ferrara Partecipata annuncia battaglia: “Dopo la bocciatura del piano il sindaco si impegnò a coinvolgerci nel nuovo progetto. Poi, il silenzio”.

    di Federico Di Bisceglie

    Centoventitre. Il numero campeggia sullo striscione che i militanti del forum Ferrara Partecipata tengono tra le mani davanti allo scalone del Comune. Ai piedi del municipio, ieri mattina, circa venti cittadini si sono radunati per chiedere, essenzialmente, una cosa: poter dire la loro sul nuovo progetto di recupero dell’ex caserma di via Cisterna del Follo, dopo la bocciatura del piano originario affossato dal Consiglio comunale. Il (fu) Feris. Ma il numero, appunto, è quello che conta. “Sono passati 123 giorni da quando il sindaco Alan Fabbri, attraverso l’adozione di un documento in Consiglio comunale – scandisce Alessandro Tagliati, tra i promotori del forum – ha assunto pubblicamente l’impegno di condividere con la cittadinanza la stesura del nuovo progetto che porterà alla riqualificazione dello stabile di via Cisterna del Follo. Eppure, da allora, nessuno ci ha più detto nulla e non siamo più stati convocati”. La storia di Feris è parecchio burrascosa e l’ondata di polemiche scatenate dal progetto non si è ritratta, benché quel piano nei fatti non esista più. Sì, perché l’impegno assunto dall’amministrazione è quello, oltre al coinvolgimento dei cittadini, di individuare una destinazione alternativa per la realizzazione del supermercato, che originariamente era prevista in via Caldirolo a ridosso delle Mura. In realtà, come emerge dalle parole di Francesca Cigala Fulgosi, una delle animatrici del forum, il punto nevralgico è la partecipazione non solo nell’ambito della rielaborazione del piano che porterà alla riqualificazione dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli, ma anche e soprattutto del redigendo Piano Urbanistico Generale.

    “Più volte – scandisce Cigala Fulgosi – il Comune ha detto di voler avviare un percorso partecipato per la redazione del piano urbanistico. Eppure ancora nessuno è stato coinvolto. Sarebbe invece più che necessario avviarlo, questo percorso partecipato, per dare alla cittadinanza la possibilità di esprimersi sulle reali esigenze e su come immaginano il futuro urbanistico della città, anche al di là del quadrante nel quale insiste l’ex caserma”. All’inizio di giugno, il forum ha anche scritto una missiva al primo cittadino, ricordandogli l’impegno alla condivisione del progetto. “Anche in questo caso – dice l’attivista del forum – non abbiamo ricevuto alcuna risposta”. In uno dei passaggi della lettera, viene spiegato che “al fine di avviare un confronto pubblico – si legge – il Forum ha raccolto le proposte emerse in un ‘libretto’ dal titolo ‘Una caserma partecipata’, che le consegniamo, con la richiesta che venga pubblicato sul sito del Comune, in modo da aprire un dibattito e di poter raccogliere altri suggerimenti e considerazioni”. “Il nostro comitato – spiegano ancora gli attivisti all’interno della lettera – si è costituito, oltre che per contrastare Feris, anche per coinvolgere i cittadini nelle scelte che riguardano il futuro della città. Il nostro obiettivo è avviare un percorso di cittadinanza attiva finalizzato alla costruzione di una visione condivisa della trasformazione della città”. Tra gli attivisti al sit-in di ieri mattina ai piedi dello Scalone, anche Marino Pedroni, ex direttore del teatro Comunale, che insiste sulla necessità di “condividere con tutta la cittadinanza e non solo con i propri sostenitori, i progetti per il futuro della città”. Non si sa quali sviluppi ci saranno, d’ora in poi. Ciò che invece Cigala Fulgosi promette è che “il forum sarà in piazza tutti i venerdì di luglio per chiedere la partecipazione dei cittadini”.

     

    Forum Ferrara Partecipata: “123 giorni e ancora nessuna risposta dal sindaco”

    Il comitato cittadino si riunirà ogni venerdì sullo scalone del palazzo municipale per continuare a sollecitare ad avviare al più presto il percorso di coinvolgimento dei cittadini

    di Sara Bolognesi

    A quasi un mese dall’invio di una lettera aperta al sindaco Alan Fabbri, con cui il Forum Ferrara Partecipata chiede di cominciare al più presto il percorso di coinvolgimento attivo dei cittadini sulle scelte che riguardano la riqualificazione dell’area della ex caserma “Pozzuolo del Friuli”, dal primo cittadino non è arrivata nessuna risposta.

    Per questo motivo il comitato cittadino si riunirà ogni venerdì, per tutto il mese di luglio – “ma riprenderemo a settembre”, precisa Francesca Cigala – sullo scalone del palazzo municipale. L’obiettivo di questi sit in è tenere alta l’attenzione su questi temi e continuare a sollecitare il sindaco Fabbri ad avviare al più presto il percorso di coinvolgimento dei cittadini, così come definito mozione approvata dal Consiglio comunale il 27 febbraio.

    “Nella lettera aperta al sindaco si chiedeva anche la pubblicazione sul sito del Comune del libretto ‘Una caserma partecipata’, che contiene le proposte e le idee dei cittadini in merito alla riqualificazione dell’ex caserma, per aprire un dibattito e poter raccogliere altre idee e suggerimenti. Ad oggi questo non è ancora stato pubblicato” dichiara Cigala, aggiungendo come “la partecipazione dei cittadini al piano urbanistico è fondamentale, perchè determina il futuro della città”.

    Alle istanze che richiedono al più presto questo coinvolgimento attivo della cittadinanza anche Alessandro Tagliati, Marino Pedroni, ex direttore del teatro Comunale di Ferrara e Giovanna Foddis, cittadina, che sottolinea: “l’importanza di prendere in considerazione il pensiero dei cittadini ‘normali’, non appartenenti a partiti politici, in tutte le fasi di progettazione. Spero che l’attuale amministrazione e anche quelle future possano andare in questa direzione”.

    L’INSOSTENIBILE MOBILITÀ DI FERRARA: MODERARE LA VELOCITÀ

    Sulle dinamiche psicologiche dell’automobilista sono stati fatti molti studi. L’automobile, come riferimento simbolico può essere per l’automobilista un’arma, un’armatura, un partner, uno strumento di seduzione e quant’altro. I comportamenti nevrotici ed aggressivi oltre che la distrazione di chi guida hanno un impatto sulla sicurezza stradale. Una delle poche leve su cui si può agire anche a livello psicologico e culturale è moderare la velocità. Sui molti vantaggi che avremmo nel moderare la velocità delle auto in città non ci sono dubbi. Si riduce l’inquinamento (atmosferico, acustico ecc.), aumenta la sicurezza ( più tempo per reagire e minor spazio di arresto, minor energia d’impatto, ecc..), senza contare di come anche la salute “psichica” del conducente ne può beneficiare. Il  PUMS di Ferrara prevede un ampliamento delle “zone 30” oltre quelle già esistenti e da tempo si studia come calmierare il traffico all’interno delle mura, trasformando tutto il centro storico in una grande ZTL a 30Km/h.

    Bei propositi! In realtà la volontà di adottare e far applicare questi provvedimenti non è così evidente e si scontra con  istinti e comportamenti di chi non può fare a meno di premere sull’acceleratore. Già ora molti cartelli stradali con il limite dei 30 Km/h sembrano essere piazzati più come discutibile arredo urbano che come indicazioni di un limite di velocità da non superare assolutamente. Non è solo un problema culturale o di diseducazione stradale. C’è anche un problema di come e dove vengono imposte queste limitazioni della velocità e di che cosa si fa per far rispettare questi limiti. I residenti di aree dove il non rispetto del limite dei 30 aumenta enormemente i rischi di pedoni e ciclisti più volte hanno sollecitato l’amministrazione di introdurre dossi e/o autovelox ( vedi le segnalazioni al comune nella piattaforma FEDRO)

    Le risposte del comune alle richieste di aumentare la sicurezza delle strade dove le auto circolano a velocità eccessiva, raramente sono positive e sembrano connotate da una sostanziale insofferenza per queste segnalazioni e proposte che arrivano dal basso forse anche perché questi strumenti minimi di partecipazione della cittadinanza sono poco utilizzati dalla cittadinanza stessa.

    Da quando Ferrara ha aderito alla piattaforma FEDRO ( settembre 2015 ) sono state inviate 9012 segnalazioni e di queste solo 5587 sono state chiuse ( perlopiù su buche e segnaletica stradale). La cittadinanza non è neppure informata sull’esistenza di questi strumenti partecipativi.

    Il PUMS di Ferrara prevede un centro tutto ZTL, con una T a zero emissioni e, a parte la chimera di una ciclabile Frutteti-Caldirolo-Porta Mare , non definisce dettagliatamente in quali strade è indispensabile aumentare la sicurezza di pedoni e ciclisti.

    A parte qualche autovelox recentemente programmato nelle strade ed incroci funestati da gravi incidenti, non si vede una vera programmazione con interventi sistematici per la sicurezza stradale.

    Lo stesso inserimento del limite dei 30, soluzione facile, poco costosa ed immediatamente percorribile, quando richiesto dai cittadini, viene fatto raramente e quando fatto non risulta efficace. Siamo in Italia e non in Germania, qui la segnaletica stradale cerchiata di rosso per molti comunica un vago suggerimento e non un divieto. A Ferrara/città ci sono cartelli col limite dei 30Km/h che praticamente nessuno rispetta.

    Quanti automobilisti rispettano il limite dei 30 Km/h in Via Wagner-SS16 dal cavalcavia in direzione di Ipercoop Castello-via Bologna fino alla rotatoria di via Bologna?

    Ci sono anche molte strade urbane molto trafficate, senza marciapiede e/o ciclabile/ciclopedonale, dove molte macchine sfrecciano a velocità eccessiva e dove la distanza di sicurezza quando si sorpassano pedoni o ciclisti si misura in centimetri se non in millimetri.

    Via Caldirolo tra via Fornace e Porta mare, uno dei tratti urbani più pericolosi per i ciclisti.

    Così come i percorsi ciclabili discontinui, non connessi in rete, non funzionano, neppure qualche tratto di strada col limite dei 30 in mezzo a tante strade con limiti più alti non funzionano. Anche per questo Ferrara è una delle peggiori città come incidentalità e mortalità stradale.

    La soluzione, già ampiamente studiata e verificata da ingegneri ed urbanisti, è l’intero nucleo urbano residenziale con il limite dei 30 Km/h. Niente di nuovo. Bologna l’ha appena adottato, Non è la prima, in Italia: Cesena, Olbia, ma all’estero (Bilbao, Bruxelles, Edimburgo[20 miglia/h], Grenoble, Granz, Glasgow[20 miglia/h], Helsinki, Toronto, Zurigo. Insomma questa cosa di moderare ulteriormente la velocità delle auto nei centri urbani , da quando anche ONU e Parlamento Europeo l’hanno richiesto, non è solo una fissazione di qualche fanatico ambientalista. I vantaggi per tutti sono evidenti: riduce gli incidenti e la loro gravità, rende tutta la mobilità più sicura e induce le persone a utilizzare i mezzi pubblici e la bicicletta , migliorando così la qualità dell’aria e riducendo l’inquinamento acustico.

    Sarà per un generalizzato declino del senso civico, ma anche un provvedimento sacrosanto come quello di rendere Ferrara una città a 30 Km/h, trova molte resistenze. Anche per questo, nell’era della audience democracy e dei demagoghi digitali, il governo politico di Ferrara su un provvedimento come questo, non solo arriva in ritardo, ma sembra quasi che si rifiuti di prenderlo in considerazione. I programmi e bei propositi o obiettivi del PUMS approvato nel 2019 sono ben lontani da realizzarsi e nulla viene oggi fatto per preparare le persone affinché comprendano questo importante cambiamento, lo desiderino e lo mettano in atto.

    I principali argomenti di chi si oppone alla città a 30 Km/h sono:

    • Spostarsi in auto a Ferrara comporta tempi lunghi nonostante le distanze non esagerate; abbassando la massima velocità questi tempi si allungheranno. Probabilmente è VERO. Ma, per quanto sia un dato poco significativo, la velocità media delle auto si alzerà molto poco, in uno studio pubblicato su Madrid la velocità media nelle strade a 30 Km/h è di 16,2 contro 16,1 di quelle a 50 Km/h, e vari modelli numerici / simulazioni stimano che i tempi si allungherebbero si, ma nell’ordine dei secondi, massimo poche decine di secondi. Questo perchè già ora in città la velocità media delle auto è comunque molto inferiore ai 30 Km/h, nelle ore di punta non si raggiungono i 10 Km/h. Senza considerare che uno degli obiettivi della città a 30Km/h è ridurre le auto circolanti facendo crescere la quota di trasferimenti urbani a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici. Già oggi in molti percorsi urbani la bicicletta impiega meno tempo dell’auto, senza considerare i tempi che si perdono poi per parcheggiare le auto.
    • A Ferrara nelle ore di punta ci sono già fin troppi rallentamenti e code, abbassando la velocità massima aumenteranno gli ingorghi e le code. Questo è probabilmente FALSO. A parità di capienza della strada rallentamenti e ingorghi non aumentano riducendo la velocità massima, anzi, nei momenti di traffico intenso un flusso sincrono a velocità più bassa è in genere più efficiente di un flusso asincrono con picchi di velocità più alta. Insomma, una velocità più alta comporta rallentamenti più bruschi che con molto traffico si propagano e dilatano fino a formare le code. E’ vero però che aumentando il traffico pedonale e ciclistico ci saranno più attraversamenti di bici o pedoni che interferiranno con il flusso automobilistico; considerazione che ci riporta al punto precedente, visto che l’obiettivo non secondario è proprio quello di ridurre le auto circolanti.
    • Non è vero che abbassando la velocità si abbatta il numero di incidenti mortali. Questa obiezione appare controintuitiva se non illogica, visti i tanti studi che rilevano portentosi cali della mortalità e incidentalità nelle città che hanno adottato un limite generalizzato di velocità più basso dei 50 Km/h. Questa obiezione controintuitiva è supportata da una cattiva lettura dei dati statistici nazionali su incidentalità e mortalità in funzione del Km di strada a 30 Km/h per abitante. Anche uno studio nella città di Belfast evidenziava che la riduzione della velocità massima non avesse portato ad una significativa riduzione degli incidenti. Da queste indagini statistiche alcune città con molti km di strada a velocità limitata per abitante hanno comunque molti incidenti stradali gravi nonostante che l’impatto tra un’automobile che viaggia a 50 km/h e un pedone o un ciclista è quasi sempre fatale per l’utente debole della strada, mentre al contrario l’impatto a 30 km/h non è quasi mai letale e offre ampie rassicurazioni sulla minore gravità delle conseguenze. D’altra parte tra tempo di reazione e spazio di frenata a 30 km/h un veicolo percorre 13 metri, a 50 km/h ne percorre circa 28. Come detto precedentemente non basta avere alcune strade con il limite dei 30, limite difficile da far rispettare se piazzato a pelle di leopardo. Si deve ragionare per ampie zone se non per l’intera area urbana affinché la moderazione della velocità sia riflesso di un vero e proprio cambiamento di paradigma nella testa degli automobilisti, in modo che tra due attraversamenti o semafori, tra una rotatoria e l’altra, non ci siano più quelle gare di accelerazione tipo drag race che in condizioni di traffico intenso non fanno guadagnare neanche un secondo.  Solo imponendo un limite di velocità più basso in praticamente tutta un’area urbana e facendolo rispettare si può cambiare l’effettivo stile di guida della maggioranza degli automobilisti.