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Quando: 20/10/26
Dove: Ferrara sala ex refettorio via Boccaleone 19

    ACQUA PUBBLICA: UN PASSO AVANTI, MA LA MOBILITAZIONE CONTINUA!

    Il Difensore civico regionale ha risposto alla nostra istanza di intervento per omessa risposta del Comune di Ferrara in merito alla petizione popolare prot. N° 117616 del 12/06/26 ai sensi degli artt. 8 e 11 del Dlgs 267/2000 e L.R. 25/2003 e ha esortato formalmente il Comune di Ferrara a fornire, entro 30 giorni, un riscontro motivato sullo stato dell’iter e sulle decisioni relative alla petizione per la ripubblicizzazione del servizio idrico.
    Una petizione sottoscritta da oltre 600 cittadini, presentata nel giugno scorso e già riconosciuta ammissibile i cui punti cardine sono: riconoscere formalmente l’acqua come bene comune privo di finalità lucrative; affidare la gestione del servizio idrico integrato a un’azienda interamente pubblica mediante il modello in house; promuovere una gestione unica a livello provinciale in vista della scadenza delle concessioni di fine 2027.
    Siamo soddisfatti di questo intervento: la partecipazione dei cittadini merita ascolto e risposte. E il silenzio dell’Amministrazione non può essere la risposta a una richiesta così importante per il futuro di un bene comune.
    💧 Ma non basta ottenere una risposta: vogliamo che si apra finalmente una discussione concreta sulla gestione pubblica dell’acqua.
    Per questo rilanciamo la mobilitazione del Forum Ferrara Partecipata: l’acqua è un bene comune, non una merce. E il futuro del servizio idrico riguarda tutte e tutti noi.

    Campagna per la ripubblicizzazione servizio idrico

    La nostra campagna per la ripubblicizzazione del servizio idrico, consta allo stato attuale di una serie di attività che si possono  riassumere in:

    1) lettera alle forze politiche e gruppi consiliari, sindacato, in cui si dichiarava, vista la scadenza alla fine del 2027 delle concessioni del servizio idrico, affidate a Hera nel Comune di Ferrara e altri Comuni dell’Alto Ferrarese e a CADF nel territorio del Basso Ferrarese, l’ interessamento ad un confronto per esaminare le problematiche connesse alla scadenza delle concessioni e agli affidamenti futuri del servizio idrico.

    2) lettera con gli stessi intenti ai Comuni del basso ferrarese serviti da CADF

    3) le iniziative pubbliche “Acqua. Un bene comune e i conflitti mondiali” e “Ferrara un territorio d’acqua”

    4) raccolta firme per petizione al Comune di Ferrara con la richiesta di attivarsi perché, alla scadenza della concessione del servizio idrico, la nuova gestione del servizio idrico nel Comune di Ferrara venga affidato ad un’azienda a totale capitale pubblico “ in house providing”, sulla base delle condizioni che saranno presenti relative alle modalità di affidamento del servizio stesso.

    5) indizione di un bando di concorso denominato “SIAMO LA STESSA ACQUA” presso la scuola di grafica in Ferrara, allo scopo di ideare una campagna di comunicazione visiva per trasformare la percezione dell’acqua e promuovere:

    ● il messaggio che l’acqua non è una merce, ma diritto universale e bene comune;

    ● la necessità di rendere pubblico il servizio idrico, sottraendolo agli interessi privati;

    ● lo sviluppo di consapevolezza dei rischi legati alla risorsa acqua nel contesto della crisi climatica;

    ● la conoscenza del paesaggio ferrarese come territorio plasmato dall’acqua.

    Il lavoro svolto dai giovani è stato ottimo e il materiale sarà utilizzato per la nostra campagna.

    5) incontri con Atersir, forze  politiche, associazioni, cittadini.

                                                                                                           

    Allegati

    A) Schema per ripubblicizzazione servizio idrico

    B) Manifesto campagna acqua

    C) Petizione ripubblicizzazione servizio idrico Comune Ferrara

    D) Volantino per banchetti petizione

    A quindici anni dal tradito referendum sull’acqua, inchiesta sulle pratiche di privatizzazione del servizio idrico

    Tratto da Altreconomia 293 — Giugno 2026

    I tentacoli della finanza sull’acqua. Inchiesta sul referendum tradito

    di Luca Martinelli — 1 Giugno 2026

    Una protesta a Milano contro la privatizzazione dell’acqua pubblica davanti al palazzo della Regione. Nel capoluogo lombardo l’assalto dei privati sull’acqua è stato, per ora, sventato © Agenzia Fotogramma

    I 26 milioni di “Sì” che nel 2011 avevano chiesto la gestione pubblica delle risorse idriche sono stati disattesi. Le controparti -A2A, Acea, Hera e Iren- hanno vinto. Gli azionisti, tra cui BlackRock, festeggiano mentre i costi in bolletta esplodono.

    A quindici anni dal referendum del 12 e 13 giugno 2011, mentre emergono a causa della crisi climatica nuove consapevolezze sulla complessità della gestione di acquedotti, fognature e sistemi di depurazione, il bilancio di quel voto è senz’altro negativo.

    Anche se 26 milioni di italiani scelsero il “Sì” (cioè la maggioranza assoluta della popolazione, dato da tenere a mente visto il progressivo allontanamento dalle urne negli ultimi tre lustri), decidendo di abrogare due norme relative all’affidamento dei servizi pubblici locali e alla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, a vincere davvero sono stati i grandi “nemici” di allora: le società multi-servizi (oltre all’idrico gestiscono rifiuti e distribuzione elettrica e gas) quotate in Borsa, A2A, Acea, Hera e Iren.

    L’immagine che meglio le descrive è quella delle piovre che allargando e allungando i tentacoli coprono un’area sempre più estesa del Paese. Questo è vero, in particolare, per Acea, Hera e Iren che hanno visto aumentare in modo significativo il numero di abitanti serviti, che è passato da 13,87 milioni di persone nel 2014 a 16,5 milioni nel 2025: il 20% in più e pari al 28% della popolazione del Paese alla fine dello scorso anno.

    Oltre un residente su quattro, insomma, paga la bolletta a una società quotata in Borsa. E questa è sempre più cara: nel 2025 la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane è stata pari a 528 euro, il 5,4% in più rispetto ai 500 del 2024, mentre confrontando il dato con il 2019, il costo a livello nazionale è aumentato del 30%, come spiega il dodicesimo “Rapporto sul servizio idrico integrato”, presentato dall’organizzazione Cittadinanzattiva a marzo 2026.

    “La tariffa media è calcolata considerando una famiglia di tre componenti e un consumo di 182 metri cubi annui. Nel 2011 la spesa annua era pari a 274 euro. L’aumento è del 92%, a fronte di un’inflazione sotto il 30%”, spiega Corrado Oddi, tra i portavoce del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e del Comitato referendario “2 Sì per l’acqua bene comune”, oggi tra i referenti della Rete emergenza climatica e ambientale in Emilia-Romagna. Oddi invita a scorrere l’elenco delle città più care sul dossier di Cittadinanzattiva. Sul podio ci sono Frosinone (973 euro), Pisa (861 euro) e Livorno (860 euro), dove il servizio idrico integrato è affidato direttamente a società pubblico-private partecipate da azionisti quotati: sono Acea Ato 5 (controllata al 98,5% da Acea, a Frosinone), Acque (partecipata 45% da Acea, a Pisa) e Asa (partecipata al 40% da Ireti, cioè Iren, a Livorno).

    Le città più care d’Italia sono Pisa, Frosinone e Livorno dove il servizio idrico è affidato direttamente a società pubbliche-private partecipate da azionisti quotati

    Eccola la piovra: ramificazioni di partecipazioni che rendono sempre più complesso capire dove -ovvero in quali territori- ci potrebbe essere spazio per parlare di ripubblicizzazione, cioè dell’idea che la vittoria al referendum potesse avviare una stagione per allontanare i soci privati e le società quotate ma anche portare a riformare il modello delle società per azioni in house.

    È certo, in questo campo, che “il referendum, con il primo quesito, ha comunque rallentato i processi di privatizzazione”, come sostiene Oddi. Alcune Regioni, città e Aree metropolitane restano saldamente in mano a società pubbliche, ad esempio la Regione Puglia, il Comune di Milano, la Città metropolitana di Milano o quella di Torino, e probabilmente questo ha portato anche a un rallentamento nell’espansione dei tentacoli: la quarta multiutility quotata, A2A, ad esempio, si sta lentamente sfilando dal settore, complice l’impossibilità di conquistare la gestione del servizio nelle proprie aree di riferimento, in particolare la Lombardia.

    In Toscana, è nato il progetto di Plures, una multiutility a controllo pubblico che dopo aver liquidato il socio privato presente a Firenze, Prato e Pistoia, che è Acea, avrebbe dovuto quotarsi in Borsa. “Questo non accadrà -continua Oddi-, perché i comitati hanno manifestato la propria contrarietà. A Empoli anche con un referendum comunale, indirizzando al momento la scelta della Regione verso il pubblico”. E ancora: “Ci sono vertenze aperte a Cuneo (dove a metà maggio è stata votata la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, ndr), a Macerata e poi Parma e Ferrara dove, con le concessioni in scadenza nel 2027, vorremmo porre la questione dell’affidamento in house”.

    L’in house providing, cioè l’affidamento diretto senza gara a un’azienda controllata al 100% dagli enti pubblici territoriali, era il nemico pubblico del Governo Berlusconi e del ministro degli Affari europei Andrea Ronchi, ex missino in quota Alleanza nazionale, che lega il suo nome a quella riforma e che oggi è presidente di Ferservizi Spa, una società (100% pubblica) che fa parte del gruppo Ferrovie dello Stato.

    “Attualmente è sotto attacco l’esperienza di ABC Napoli, l’unica azienda speciale a gestire il servizio in una città importante -spiega Oddi- il sindaco Manfredi ha in testa di trasformarla in una Spa a capitale pubblico”. La differenza non è solo formale ma è uno dei temi di cui tanto si è discusso al tempo del referendum: l’azienda speciale è un soggetto di diritto pubblico e non di diritto privato mentre una società per azioni potrebbe sempre aprire il proprio capitale a soci privati.

    ABC Napoli ha bilanci in ordine con pochi utili ma, e come emerge dal report di Cittadinanzattiva, Napoli e la Campania sono anche il capoluogo e la Regione dove le tariffe sono cresciute meno negli ultimi anni: la bolletta nel 2025 è di 251 euro meno della metà della media nazionale. “Il Governo Draghi con il decreto legislativo 201 del 2022 ha tolto la possibilità di affidamento della gestione ad aziende speciali per i servizi a rete -conclude Oddi-. Per società già esistenti, come ABC, c’è però la possibilità di una proroga”.

    “Attualmente è sotto attacco l’esperienza di ABC Napoli, l’unica azienda speciale a gestire il servizio in una città importante”

    – Corrado Oddi

    Un dato evidenzia ciò che può accadere quando il servizio è affidato a privati. Lo si misura sfogliando i bilanci dell’ultimo decennio di Acea, Hera e Iren: tra il 2014 e il 2025 le tre società quotate in Borsa hanno cumulato sull’idrico oltre 6,5 miliardi di margine operativo, 3,5 miliardi dei quali solo Acea e le sue controllate. Ogni anno le stesse aziende pagano agli azionisti dividendi sempre più alti mentre incassano finanziamenti pubblici per realizzare gli investimenti, anche quelli del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr): nel 2026 il consiglio d’amministrazione di Acea propone all’assemblea un dividendo di 1,20 euro per azione (il cui valore nominale è di 5,16 euro); per ogni azione Hera il dividendo è di 0,16 euro (valore nominale un euro); per quanto riguarda Iren, infine, la cedola è pari a 0,055 euro per azione (valore nominale un euro).

    La situazione però non riguarda solo margini e dividendi. La finanziarizzazione è anche altro: nel 2011 il 60,8% delle azioni Hera era controllato dal pubblico, nel 2025 tale quota è scesa al 45,82%. E tra i soci privati ci sono la banca d’affari Lazard e poi BlackRock, Vanguard, e State Street: la utility, insomma, è finita “nelle mani dei fondi”, citando il titolo del libro di Alessandro Volpi uscito nel 2024 per Altreconomia.

    Nel 2011 il 60,8% delle azioni Hera era controllato dal pubblico, nel 2025 la quota è scesa al 45,82%. Tra i soci privati ci sono BlackRock, Vanguard e State Street

    C’è poi il tema della revisione del meccanismo tariffario prevista dal secondo quesito referendario. Il punto è che, invece di cancellare la remunerazione del capitale, com’era indicato dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, le modifiche hanno finito per introdurre nuovi oneri che non vanno a coprire solo gli investimenti sulla rete ma -come è stato scoperto a Trieste, dove il gestore è Acegas-Aps, controllato da Hera- remunerano ad esempio anche i super stipendi dei dirigenti.

    La rendita “certa” all’interno di un mercato regolato porta poi ad altri paradossi che non possono essere ignorati: nel 2011 la capitalizzazione di Hera valeva 1,22 miliardi di euro, nel 2025 quasi sei miliardi di euro. Di questi, circa 3,25 miliardi sono in mani private che usano le azioni delle utility come asset finanziari.

    Tra il 2014 e il 2025 Acea, Hera e Iren, tutte quotate in Borsa, hanno cumulato sull’idrico oltre 6,5 miliardi di margine operativo, 3,5 miliardi solo Acea e le sue controllate

    Una dimostrazione è quanto successo nei primi mesi del 2026 nell’azionariato di Acea: a fine 2025 la multinazionale francese Suez deteneva il 23,33% delle azioni (valore 444,18 milioni di euro nel 2014, 1,1 miliardi nel 2025), mentre l’editore e costruttore Francesco Gaetano Caltagirone il 7,75% (che valeva 147,55 milioni nel 2014, 364,8 a fine 2025); nel primo trimestre entrambi sono scesi e vendendo le azioni Acea hanno incassato, secondo le nostre stime, ben 200 milioni (Suez) e 115 milioni di euro (Caltagirone).

    La stima di quanto ha incassato l’editore e costruttore Francesco Gaetano Caltagirone nel primo trimestre 2026 vendendo una parte della propria partecipazione in Acea è di 115 milioni di euro

    Acea intanto riceve finanziamenti pubblici (703 milioni di euro solo in ambito Pnrr) e potrebbe ottenere di posticipare di dieci anni la scadenza della concessione di gestione dell’acquedotto di Roma e provincia (in capo ad Acea Ato 2, quattro milioni di persone servite) per recuperare il capitale che investirà nel contestatissimo raddoppio dell’Acquedotto del Peschiera, un contenzioso aperto da vent’anni con il territorio reatino da cui proviene gran parte dell’acqua consumata nella capitale.

    Questa inchiesta è dedicata a Emilio Molinari (1939-2025), cuore e testa di quello straordinario movimento e anche molto altro © Gigi Malabarba

    Il professor Emanuele Fantini, che insegna all’Ihe delft institute for water education, il più grande istituto internazionale al mondo per la formazione post-laurea nel settore delle risorse idriche con sede a Delft in Olanda, sottolinea l’esigenza di riprendere lo spirito referendario, quello della straordinaria campagna che portò nel 2010 a raccogliere 1,4 milioni di firme. “Quel movimento seppe influenzare una serie di battaglie per altri beni comuni, dai fiumi al suolo, passando per quelle contro l’impianto delle mini centrali idroelettriche, sempre declinate in tema di beni comuni -spiega-. A questi si è poi aggiunto il tema della cura, che resta centrale tra attivisti e ricercatori, riuscendo a tenere insieme scala locale, azioni sul territorio e il legame con una rete di solidarietà internazionale all’interno di spazi, come il Forum sociale mondiale, che oggi mi sembra facciano fatica. La crisi climatica rende ancor più necessario tutto questo”. A 15 anni dal referendum, tornare a parlare di acqua bene comune è un’urgenza assoluta.

    © riproduzione riservata

    LA NOSTRA INIZIATIVA CONTINUA!

    Venerdì abbiamo tenuto il FLASH MOB sotto il Municipio.

    L’Amministrazione comunale deve esplicitare cosa intende fare per l’affidamento del servizio dei rifiuti. L’abbiamo ribadito anche in quest’occasione, chiedendo che l’Amministrazione convochi un’assemblea pubblica per discutere con la cittadinanza sulla scelta da compiere. Per quanto ci riguarda, insistiamo con l’idea della ripubblicizzazione del servizio, il passaggio alla modalità di raccolta porta a porta e il dimezzamento dell’inceneritore.

    FIRMA LA PETIZIONE!

    Un po’ di rassegna stampa sull’iniziativa:

    ARTICOLO DI ESTENSE.COM

    SERVIZIO SU TELESTENSE FERRARA

    ARTICOLO SU IL RESTO DEL CARLINO

    ARTICOLO SU LA NUOVA FERRARA

    È partita la petizione per la ripubblicizzazione del servizio rifiuti a Ferrara, firma ora!

    Hera è una società per azioni quotata in Borsa, a proprietà mista tra soggetti privati e pubblici (i Comuni che stanno nell’area che va da Modena alla Romagna, passando per Bologna, part del Triveneto e Ferrara) e adesso i privati detengono la maggioranza assoluta delle azioni, pari al 54,2%.

    La quotazione in Borsa e la maggioranza in mano ad azionisti privati fa sì che Hera persegua interessi aziendali finalizzati ad aumentare i propri profitti e distribuire lauti dividendi ai soci privati e pubblici, non a produrre un servizio pubblico efficiente e ambientalmente orientato.

    Per stare solo al 2023, Hera, complessivamente intesa, per i vari servizi che svolge (acqua, rifiuti, distribuzione gas e elettricità) e nell’insieme dei territori in cui è insediata, ha realizzato profitti per circa 375 milioni di € e distribuito dividendi per 205 milioni di €, in crescita progressiva rispetto agli ultimi anni.

    Con riferimento solo al servizio dei rifiuti urbani nel Comune di Ferrara, Hera tutti gli anni ha un profitto garantito di circa 700.000 €, cifra che i cittadini ferraresi pagano nelle bollette e che potrebbe invece essere utilizzata per diminuirle e/o fare investimenti.

    Un esempio clamoroso della logica privatistica e persino speculativa di Hera ci viene dalla vicenda delle tariffe del teleriscaldamento a Ferrara: ultimamente l’AGCM ( Autorità Garante della Concorrenza e del mercato) ha erogato una multa di quasi 2 milioni di € ad Hera, perché ha impedito ai consumatori di beneficiare dell’uso di fonti rinnovabili disponibili a costi contenuti per produrre un bene essenziale come il calore e ha imposto prezzi iniqui ed eccessivi rispetto ai costi.

    Persino il tanto decantato risultato del forte ricorso alla raccolta differenziata viene depotenziato, vista la scelta di Hera di continuare la raccolta differenziata con i cassonetti che comporta una scarsa qualità della raccolta stessa e non tramite il modello porta a porta.

    In compenso, secondo i dati raccolti da Cittadinanzattiva, nel 2024 la tariffa di una famiglia-tipo (3 componenti e un’abitazione di 100 mq) a Ferrara risulta essere di 298 €, a fronte di una media regionale di 273 €, il penultimo peggior risultato tra i Comuni capoluoghi di provincia in Emilia-Romagna.

    Insomma, bisogna cambiare strada e uscire dal monopolio di HERA.

    La gestione del servizio dei rifiuti urbani nel Comune di Ferrara è scaduta dalla fine del 2017. Hera sta continuando la gestione in proroga da quel momento.

    Si sta avvicinando il momento di decidere quale sarà il gestore del servizio dei rifiuti urbani per i prossimi 15-20 anni.

    L’Amministrazione Comunale di Ferrara sembra intenzionata a procedere ad una gara per affidare il servizio. Non ci vuole molto a realizzare che, andando su questa strada, Hera continuerà ad essere il gestore del servizio.

    Questa sarebbe una scelta sbagliata, deleteria sia dal punto di vista ambientale, sia per gli interessi generali dei cittadini.

    Chiediamo che l’Amministrazione Comunale di Ferrara affronti questa discussione in Consiglio comunale in tempi brevi e, anziché mettere a gara il servizio, lo affidi direttamente ad un’azienda pubblica, appositamente costituita. La scelta che, negli anni scorsi, è stata compiuta a Forlì e da altri 12 Comuni di quel territorio, dando vita ad ALEA, società a totale capitale pubblico, che sta realizzando i risultati migliori in Emilia-Romagna per quanto riguarda la riduzione nella produzione dei rifiuti, il minimo di rifiuti avviati a smaltimento e anche una buona situazione tariffaria (256 nel 2024 per la famiglia-tipo).

    Ripubblicizzare la gestione del servizio dei rifiuti urbani è anche la premessa per poi passare al sistema di raccolta porta a porta e realizzare lo stesso dimezzamento dell’incenerimento, obiettivi possibili da realizzare e che chiediamo vengano, anche questi, progettati.

    Questa petizione, proposta da Forum Ferrara Partecipata e Rete Giustizia Clilmatica Ferrara, serve a far presente alle istituzioni quanto sia importante per le cittadine e i cittadini cambiare direzione e imboccare la strada della ripubblicizzazione, a vantaggio della collettività e non più dei profitti delle multiutility. Potrà essere anche di esempio per altre città che vogliano intraprendere lo stesso percorso.

    FIRMA ORA!

    Liberiamo Ferrara da Hera n8

    Ripubblicizziamo la gestione dei rifiuti urbani a Ferrara!

    Lo sai che già oggi si potrebbe dimezzare il ricorso all’incenerimento dei rifiuti a Ferrara?

    • Nel corso degli anni la percentuale di rifiuti urbani bruciati dall’inceneritore a Ferrara è progressivamente diminuita, mentre, al contrario, è cresciuta quella di rifiuti speciali.

    • Così come è aumentata la percentuale di rifiuti bruciati provenienti da fuori regione.
    Nel 2023 i rifiuti urbani bruciati dall’inceneritore sono risultati essere di circa 60.000 tonnellate a fronte di un ricorso complessivo pari a più di 142.000 tonnellate.

    • Ciò significa che già oggi, mandando all’incenerimento solo i rifiuti urbani di Ferrara, si potrebbe dismettere una delle due linee dell’inceneritore, con il conseguente beneficio sull’ambiente e la salute dei cittadini

    #sputofatti
    #liberiamoFerraraDaHera


    Per saperne di più:
    ferrarapartecipata.it/rifiuti
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    Liberiamo Ferrara da Hera n7

    Ripubblicizziamo la gestione dei rifiuti urbani a Ferrara!

    Lo sai che chi ha ripubblicizzato il servizio dei rifiuti, uscendo dalla gestione di Hera, sta ottenendo i risultati migliori dal punto di vista ambientale ?

    Stiamo parlando di Alea, l’azienda totalmente pubblica che gestisce il servizio dei rifiuti urbani a Forlì e in altri 12 comuni limitrofi. Il 1 gennaio 2018 Alea subentra al gestore precedente HERA.

    Tra il settembre 2018 e il maggio 2019 compie la trasformazione del sistema di raccolta da prevalentemente stradale a porta a porta spinto con tariffa puntuale e in meno di 1 anno di trasformazione del servizio raggiunge e supera tutti gli obiettivi del piano regionale 2014-2020.

    A tutt’oggi, Alea presenta i risultati migliori in regione per la minore produzione di rifiuti (470 kg/anno/ abitanti contro i 612 di Ferrara) e, soprattutto, di minori rifiuti non riciclati ( 97 kg/anno/abitanti contro i 159 di Ferrara).

    Anche la tariffa, secondo i dati di Cittadinanza attiva, è inferiore a quella di Ferrara, 256 Euro all’anno per una famiglia tipo rispetto ai 298 Euro.

    #sputofatti
    #LiberiamoFerraraDaHera

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    Liberiamo Ferrara da Hera n.6

    Liberiamoci da Hera!
    Ripubblicizziamo la gestione dei rifiuti urbani a Ferrara

    Ci dicono che ripubblicizzare il servizio dei rifiuti urbani a Ferrara costa troppo.
    Non è vero! È un buon investimento per il futuro.
    Se prendiamo come riferimento lo studio realizzato dall’Università di Ferrara sulla gestione dei rifiuti, si evidenzia che il “costo” per costruire un’azienda interamente pubblica per gestire il servizio dei rifiuti urbani oscilla tra i 4,5 e 5,2 milioni di Euro.

    Risorse che sono più che reperibili tramite due possibili strade:

    • l’utilizzo di parte delle riserve di utili di Ferrara Tua, azienda interamente partecipata dal Comune di Ferrara, che ammontano nel 2023 a più di 17 milioni di Euro, di cui circa 8 disponibili
    • oppure attraverso la vendita di parte delle azioni di Hera possedute dal Comune di Ferrara e di cui lo stesso può liberamente disporre, che arrivano ad un valore superiore ai 20 milioni di Euro

    Insomma, se si ha la volontà politica, si possono tranquillamente trovare le risorse per un investimento, non un costo, volto a ripubblicizzare il servizio, che può portare benefici importanti per i cittadini.

    #liberiamoFerraraDaHera
    #sputofatti

    Liberiamo Ferrara da Hera n5

    Ecco quanto paga una famiglia media di Ferrara per arricchire Hera.

    Questa è la spesa media per ogni bimestre di una famiglia ferrarese tipo che usufruisce dei servizi di Hera per rifiuti, acqua, gas e elettricità. Una spesa che, annualmente diventa molto rilevante, soprattutto per i redditi medi e bassi.

    Questo è il prodotto dell’inflazione che aumenta, dei salari e degli stipendi che non aumentano a sufficienza, dell’aumento delle materie prime, in particolare del gas, il cui prezzo viene fissato, in modo perlopiù speculativo, dalla Borsa di Amsterdam.
    E anche del fatto che il sistema tariffario garantisce una significativa remunerazione del capitale (cioè profitti garantiti), che vale, con variazioni sui singoli servizi, attorno al 5-6% sul capitale investito.
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    #LiberiamoFerraraDaHera

    Liberiamo Ferrara da Hera n4

    Lo sai che le tariffe del servizio dei rifiuti urbani a Ferrara sono decisamente superiori alla gran parte dei capoluoghi di provincia in regione?

    💸 Nel Comune di Ferrara la tariffa media per il servizio rifiuti, paragonata con gli altri Comuni capoluoghi di provincia della regione, è superiore alla media e si posiziona al secondo posto, partendo da chi l’ha più alta, subito dopo il Comune di Rimini. 📈 In più, è quella che è cresciuta di più tra il 2023 e il 2024.
    ⬆️ Nel Comune di Ferrara una situazione tipo, quella di un nucleo familiare composto da tre persone e abitazione di 100 metri quadri, nel 2024 ha pagato 298 € rispetto ad una media dei Comuni capoluoghi di provincia della regione Emilia-Romagna che è di 273 €. Ce lo dice l’indagine di Cittadinanzattiva del 2024, che presenta il seguente dato:

    Bologna 286 € nel 2023, 287 € nel 2024, quindi +0,6%
    Cesena 243 € nel 2023, 240 € nel 2024, quindi – 1,1%
    Ferrara 278 € nel 2023, 298 € nel 2024, quindi 👉🏼+7,0%
    Forlì 256 € nel 2023, 256 € nel 2023, quindi 0%
    Modena 293 € nel 2023, 294 € nel 2024, quindi +0,6%
    Parma 243 € nel 2023, 251 € nel 2024, quindi +3,2%
    Piacenza 273 € nel 2023, 275 € nel 2024, quindi +0,9%
    Ravenna 270 € nel 2023, 274 € nel 2024, quindi +1,8%
    Reggio E . 244 € nel 2023, 247 € nel 2024, quindi +1,3%
    Rimini 296 € nel 2023, 310 € nel 2024, quindi +4,7%
    Media : 268 € nel 2023, 273 € nel 2024, quindi +2,0%

    #liberiamoFerraraDaHera
    #sputofatti

    “Raccolta e gestione rifiuti, serve rivedere tutto il piano”

    “Ripubblicizziamo la gestione dei rifiuti urbani a Ferrara”. Si tratta dell’appello e proposta da Rete giustizia climatica e Forum Ferrara…

    Ripubblicizziamo la gestione dei rifiuti urbani a Ferrara”. Si tratta dell’appello e proposta da Rete giustizia climatica e Forum Ferrara partecipata, presentato davanti ai referenti del comitato, Corrado Oddi, Marino Pedroni, Alessandra Guidorzi, Angela Soriani. Presenti anche Arianna Chendi, Giuliana Andreatti e Morena Felisatti de ‘La Comune’ (foto), che sostiene l’iniziativa. Una campagna che sarà al centro del flash mob ‘Liberiamo Ferrara da Hera’, promosso da Rete giustizia climatica e Forum, sabato alle 10 davanti allo sportello della multiutility in viale Cavour. La proposta si articola in tre azioni, ovvero, la ripubblicizzazione del servizio dei rifiuti urbani, un servizio di raccolta rifiuti porta a porta, questo con la finalità di dimezzare l’incenerimento dei rifiuti. “Dalla fine del 2017, quando è scaduta la concessione, Hera – ha spiegato Corrado Oddi – continua a gestire in proroga il servizio di raccolta dei rifiuti urbani nel Comune di Ferrara. A distanza di 7 anni, è venuto il momento di decidere quale sarà il soggetto che dovrà gestire questo servizio negli anni a venire. È sempre più chiaro che l’attuale amministrazione intende procedere a svolgere una gara per scegliere il soggetto cui affidare il servizio, con il risultato pressoché scontato che Hera continui a farlo per i prossimi 15-20 anni, vista l’esperienza concreta delle gare svolte”.

    Nella relazione di Oddi, emerge la proposta di avere una raccolta porta a porta, con tariffa puntuale e gestione pubblica del servizio. “Dare vita ad un’azienda totalmente pubblica – aggiunge – di proprietà del Comune, costruendo meccanismi di partecipazione alle scelte di fondo da parte dei lavoratori e dei cittadini. Ci sono diverse realtà che l’hanno fatto: per stare in Emilia-Romagna, è il caso di Alea, azienda pubblica del Comune di Forlì e di altri 12 Comuni limitrofi, nata nel 2018. E che oggi presenta i risultati migliori in regione, in termini di diminuzione dei rifiuti prodotti e di riciclaggio degli stessi”.

    Sui dati di raccolta, Corrado Oddi precisa ancora: “A Ferrara la raccolta differenziata à molto alta, circa l’87% dei rifiuti prodotti. Questo, però, è un dato ingannevole: bisogna infatti considerare anche quant’è la produzione complessiva dei rifiuti e gli scarti che derivano da una bassa qualità della differenziata. Su questi aspetti il Comune non va bene”.

     

    Rifiuti, il monopolio di Hera nel mirino: “Serve una società pubblica”

    Rete Giustizia Climatica, Forum Ferrara Partecipata e La Comune insieme per la campagna di ripubblicizzazione. Sabato il flash mob davanti allo sportello di viale Cavour 62

    In vista del flash mob che si terrà sabato 22 febbraio davanti allo sportello Hera di viale Cavour 62, alle ore 10, Rete Giustizia Climatica e Forum Ferrara Partecipata, con l’appoggio de La Comune, spiegano le ragioni della campagna “Liberiamo Ferrara da Hera”. Posto che la privatizzazione dei servizi non giova al portafoglio dei cittadini e nemmeno alla qualità della loro vita in termini di salute, la Rete e il Forum indicano la strada all’Amministrazione: “Ripubblicizzare la gestione dei rifiuti urbani”.

    Partendo dall’esempio virtuoso della città di Forlì che dal 2017 si affida a una società interamente pubblica per la gestione dei rifiuti, la Alea Ambiente Spa, il portavoce di Forum Ferrara Partecipata e Rete Giustizia Climatica Corrado Oddi chiarisce perché sarebbe necessario togliere il monopolio a Hera e creare, invece, una nuova azienda pubblica. “La concessione del servizio a Hera è scaduta dal 2017 – afferma – e da più di sette anni è in proroga”.

    “L’assessore Balboni ha annunciato che entro i primi tre mesi di quest’anno si dovrà decidere in Consiglio comunale l’affidamento del servizio – continua Oddi – ma l’ipotesi alla quale l’Amministrazione guarda è quella di aprire una gara”. Gara che “ovviamente vincerebbe Hera”, poiché per come è spartito il mercato hanno la meglio pochi grandi soggetti e, in particolare in Emilia-Romagna, “fanno da padrone le multiutility di Iren ed Hera”.

    Costerebbe troppo creare una nuova azienda pubblica? Questa è stata l’obiezione presentata da Balboni in commissione, come ricorda il portavoce. Tuttavia, secondo uno studio fatto dall’Università di Ferrara e dalla Rete Giustizia Climatica “l’investimento effettivo oscilla tra i 4,5 e i 5,2 milioni di euro. “Noi indichiamo due strade che rendono questo investimento possibile – dice Oddi –. Usare le riserve di utili di Ferrara Tua, che nel 2023 ne ha registrate più di 17 milioni di cui almeno 8 disponibili. Oppure, vendere le azioni libere di Hera che corrispondono a più di 20 milioni di introiti possibili con la vendita”.

    Oltre alla pubblicizzazione, Rete e Forum propongono la diffusione della raccolta porta a porta dei rifiuti. “Su 307 gestioni di rifiuti nella nostra Regione – dichiara Oddi – 57 sono considerate virtuose, e 43 di queste utilizzano il sistema porta a porta”. Virtuose perché “non è vero che la situazione del servizio rifiuti di Ferrara è così buona come viene molto spesso propagandato”, secondo il portavoce. Si riferisce al raggiungimento della città estense dell’87% di raccolta differenziata.

    “Un indicatore sfalsato – spiega – poiché va comparato quanto si differenzia rispetto non solo a quanti rifiuti si produce, ma anche rispetto a quanti scarti”. Mettendo insieme questi dati, ne esce che Ferrara in regione “è al penultimo posto per quanto riguarda gli scarti della raccolta differenziata (che sono sopra al 30%) e usando invece l’indicatore ‘minore rifiuti da smaltire’ si posiziona solo al quinto posto”.

    Considerato che il sistema di raccolta porta a porta responsabilizza il cittadino a una differenziata ancora più attenta, diminuirebbero non solo gli scarti, ma si dimezzerebbe anche l’incenerimento dei rifiuti. “Sulla base di questi numeri e con le proposte che avanziamo – conclude Oddi – ci sarebbero tutte le condizioni per migliorare la salute dei cittadini e la qualità dei servizi”.

    LIberiamo Ferrara da Hera! n3

    Lo sai che i risultati del servizio rifiuti gestito da Hera a Ferrara non sono così buoni come invece viene propagandato?

    Viene riportato molte volte che il servizio rifiuti a Ferrara avrebbe buoni risultati, citando il fatto che la raccolta differenziata à molto alta, circa l’87% dei rifiuti prodotti. Questo, però, è un dato ingannevole: bisogna infatti considerare anche quant’è la produzione complessiva dei rifiuti e gli scarti che derivano da una bassa qualità della raccolta differenziata.
    Su questi aspetti il Comune di Ferrara non va bene.
    Il parametro migliore cui far riferimento per valutare se una gestione è efficace dal punto di vista ambientale è quello che misura quanti sono i kg all’anno per abitante che vanno allo smaltimento, cioè non vengono riciclati.
    Quanto minori sono i rifiuti avviati allo smaltimento, tanto migliore è la gestione dei rifiuti. Se prendiamo questo parametro, allora vediamo che tra i 9 Comuni capoluoghi di provincia in Emilia Romagna, il Comune di Ferrara sta solo al 5° posto per minori kg per abitanti avviati a smaltimento.

    Liberiamo Ferrara da Hera – fatto n.2

    Lo sai che Hera è stata multata nel dicembre 2024 per quasi 2 milioni di € dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) per aver imposto prezzi iniqui ed eccessivi agli utenti del teleriscaldamento a Ferrara?

    Hera negli anni passati ha fatto pagare agli utenti del teleriscaldamento a Ferrara il 45% in più di quanto sarebbe stato equo incassare.
    Lo ha rilevato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha condannato Hera ad una multa di quasi 2 milioni di € per abuso di posizione dominante e per aver impedito ai consumatori di beneficiare dell’uso di fonti rinnovabili a costi contenuti per produrre un bene essenziale come il calore.

    Questo perché non esistendo all’epoca une regolamentazione nazionale chiara per le tariffe del teleriscaldamento, Hera ha pensato bene di fissare in sostanza unilateralmente, con la copertura del Comune di Ferrara, le tariffe del teleriscaldamento: un bell’esempio di pratica speculativa!
    PER SAPERNE DI PIÙ: https://ferrarapartecipata.it/rifiuti/

    SUL REPORT 2023 DI ARPAE ER SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI IN REGIONE

    1. Come già apparso sulla stampa nei giorni passati, il Report 2023 sulla gestione dei rifiuti in regione redatto da Arpae ER 2023, riferito ai dati consuntivi 2022, fornisce alcune indicazioni utili sul tema. Va, però, innanzitutto detto che i dati sono aggregati sulla base delle singole province e, quindi, non possono essere considerati come assolutamente indicativi per il Comune di Ferrara che, come noto, ha una gestione specifica affidata, sia pure in proroga, ad Hera.

    In ogni caso, possiamo lì ritrovare alcuni elementi significativi dei risultati 2022 anche per il territorio ferrarese, di cui almeno 3 pensiamo valga la pena vengano segnalati:

    – un buon risultato per quanto riguarda la raccolta differenziata, che vede la provincia di Ferrara, con il 77% sul totale dei rifiuti urbani, sia pure in lieve calo dello 0,4% rispetto al 2021, sempre al 3° posto nella classifica delle province in regione, come nel 2021 e comunque al di sopra della media regionale che si attesta al 74%;

    – un risultato discreto per quanto riguarda la produzione dei rifiuti urbani, per cui la provincia di Ferrara si colloca sempre al 4° posto in regione con 615 kg/abitante, la stessa quantità prodotta nel 2021, una situazione di poco inferiore alla media regionale che nel 2022 è stata pari a 628 kg/abitantei;

    – un risultato decisamente negativo per quanto riguarda il costo del servizio, che vede la nostra provincia nel 2022 al penultimo posto in regione, con un livello di 241€/abitante, inferiore solo a quello di Rimini, pari a 280 €/abitante, mentre la media regionale è di 213 €/abitante. Situazione analoga a quella del 2021, dove i numeri erano rispettivamente di 253, 282 e 223 €/abitante. In tema di costi, poi, il Report Arpae 2023 affronta la questione anche guardando alla situazione delle singole gestioni, e qui si trovano alcuni dati specifici relativi al Comune di Ferrara, visto che ha una gestione apposita da parte di Hera. In particolare, è possibile rilevare che il costo annuo procapite per gli abitanti di Ferrara è di 217 €, 12° posto peggiore tra i 19 ambiti di gestione presenti in regione.

    Questo breve excursus ci serve anche per dire che siamo in presenza di una situazione sostanzialmente stabile in regione e nella provincia di Ferrara tra il 2021 e il 2022, ragionamento che torna utile per l’approfondimento che svolgiamo subito di seguito.

    kg non riciclati

    kg/ab

    abitanti

    equivalenti

    kg/ab

    kg/equiv

    % RD

    Kg/ab RU

    % riciclo

    % non riciclato

    Forlì

    117.147

    194.053

    161

    97

    81,9%

    469

    65,7%

    34,3%

    Parma

    197.251

    327.729

    178

    107

    81,7%

    569

    68,7%

    31,3%

    Reggio Emilia

    170.561

    273.721

    189

    118

    83,1%

    664

    71,6%

    28,4%

    Rimini

    150.998

    313.621

    312

    150

    68,3%

    678

    54,0%

    46,0%

    Ferrara

    131.417

    218.178

    264

    159

    87,3%

    612

    56,9%

    43,1%

    Piacenza

    103.808

    182.554

    329

    187

    71,0%

    779

    57,8%

    42,2%

    Bologna

    392.690

    659.707

    318

    189

    57,2%

    522

    39,1%

    60,9%

    Ravenna

    157.262

    289.928

    396

    215

    60,6%

    693

    42,9%

    57,1%

    Modena

    185.415

    313.002

    403

    239

    61,1%

    665

    39,4%

    60,6%

    Regione

    4455598

    637

    La prima questione che possiamo indagare più a fondo è quella relativa ai risultati dei rifiuti non riciclati, l’indicatore che è quello maggiormente significativo sulla base dell’economia circolare, quella cioè orientata a produrre il minimo di scarti da inviare a smaltimento e massimizzare il recupero e riuso dei rifiuti. In questo senso, tale indicatore è molto migliore rispetto all’utilizzo di quello della raccolta differenziata, che non tiene conto della produzione complessiva dei rifiuti e della qualità della raccolta differenziata stessa. Ciò si attaglia perfettamente al nostro caso, per cui il Comune di Ferrara presenta la percentuale di raccolta differenziata più alta rispetto agli altri Comuni capoluogo di provincia ( 87,3%), ma si colloca solo al 5° posto per i minori kg/equivalenti non riciclati, pari a 159 su base annua. Meglio di Ferrara fanno, nell’ordine, Forlì, Parma, Reggio Emilia e Rimini, che registrano rispettivamente 97, 107, 118 e 150 kg/ equivalenti di rifiuti non riciclati.

    indifferenziata kg/res

    scarti RD

    % scarti RD su RD

    Forlì

    385

    85

    76

    19,70%

    Parma

    465

    104

    74

    15,90%

    Reggio Emilia

    551

    112

    77

    14,00%

    Rimini

    463

    215

    97

    20,90%

    Ferrara

    534

    78

    186

    34,90%

    Piacenza

    553

    226

    103

    18,60%

    Bologna

    299

    223

    95

    31,70%

    Ravenna

    419

    273

    123

    29,30%

    Modena

    406

    259

    144

    35,50%

    Fonte: Atersir e Arpae ER

    Nostra elaborazione

    Il punto è che, nella determinazione della quantità di rifiuti non riciclati, incidono, oltre alla percentuale della raccolta differenziata, anche la quantità complessiva di rifiuti urbani prodotti e lo scarto della raccolta differenziata, che viene comunque avviata a smaltimento per la sua scarsa qualità. E su questi 2 ultimi punti, il Comune di Ferrara non va bene. Infatti, per quanto riguarda la produzione di rifiuti, il Comune di Ferrara sta al 4° posto, con 612 kg/ abitanti, appena poco di meno della media regionale, mentre ancora peggiore è la situazione relativa agli scarti della raccolta differenziata, che sono ben il 34,9% del totale della raccolta differnziata, il secondo risultato peggiore, subito dopo il Comune di Modena.

    In conclusione, non c’è alcuna ragione per sostenere che il Comune di Ferrara presenta buoni risultati nelle politiche dei rifiuti ambientalmente orientate ( oltre al dato del costo del servizio, certamente non esaltante). Anzi, produzione significativa dei rifiuti e scarti importanti nella raccolta differenziata annullano di fatto il tanto sbandierato primato della più alta percentuale di raccolta differenziata in regione e tra le prime in Italia.

    RACCOLTA PORTA A PORTA, TARIFFA PUNTUALE, GESTIONE PUBBLICA: LE DETERMINANTI DEI RISULTATI MIGLIORI

    3. Se guardiamo poi alle situazioni che realizzano i risultati più importanti per le politiche dei rifiuti ambientalmente orientate, arriviamo a conclusioni decisamente interessanti.

    Sistema raccolta

    Tariffa puntuale

    Forlì

    Porta a porta

    Sì

    Parma

    Porta a porta

    Sì

    Reggio Emilia

    Porta a porta misto

    Sì

    Rimini

    Porta a porta misto

    No

    Ferrara

    Stradale misto

    Sì

    Piacenza

    Porta a porta misto

    No

    Bologna

    Stradale misto

    No

    Ravenna

    Stradale misto

    No

    Modena

    Stradale misto

    No

    Esse hanno parecchio a che fare con il modello organizzativo e tariffario messo in campo. Non può essere considerato casuale che i risultati migliori si ottengono dove si accoppia il sistema di raccolta porta a porta con la tariffazione puntuale e, a contrario, i peggiori dove la raccolta è di tipo stradale e non c’è la tariffazione puntuale. Ferrara, che utilizza la raccolta stradale mista con la tariffa puntuale, si colloca ametà strada. In più, il Comune di Forlì, che occupa saldamente il primo posto, è anche l’unico che ha una gestione totalmente pubblica.

    Insomma, anche per questa via, si giunge alla conclusione che gestione pubblica, ricorso al modello organizzativo basato sul porta a porta, utilizzo della tariffazione puntuale sono gli ingredienti per arrivare alla gestione migliore del servio dei rifiuti, quello che riduce la produzione, determina pochi scarti nella raccolta differenziata, riduce i rifiuti non riciclati.

    PER UNA POLITICA DEI RIFIUTI EFFICACE PER L’AMBIENTE E I CITTADINI

    RIPUBBLICIZZARE LA GESTIONE, PASSARE AL SISTEMA ORGANIZZATIVO PORTA A PORTA, RIDURRE L’INCENERIMENTO

    La vicenda della politica del ciclo dei rifiuti urbani a Ferrara va guardata con grande attenzione. Non solo perché essa è di per sé un tema molto rilevante rispetto alla salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini, ma anche perché assume un tratto emblematico dell’idea di città che si vuole progettare, del fatto di considerare i beni comuni come punti fondanti

    1. In primo luogo, va sfatata la narrazione per cui il Comune di Ferrara si collocherebbe ai primi posti in Italia per i buoni risultati ottenuti, a partire dal fatto che si considera come fondamentale la percentuale di raccolta differenziata , che, effettivamente, vede il Comune di Ferrara, con l’87,3% della stessa sui rifiuti prodotti nel 2021, al primo posto tra i comuni capoluoghi di provincia nella regione Emilia-Romagna e tra i primi in Italia. In realtà, l’indicatore che è quello maggiormente significativo sulla base dell’economia circolare è quello della minimizzazione dei rifiuti non riciclati , quello cioè che misura il minimo di rifiuti da inviare a smaltimento e il massimo di recupero e riuso dei rifiuti. In questo senso, tale indicatore è molto migliore rispetto all’utilizzo di quello della raccolta differenziata, che non tiene conto della produzione complessiva dei rifiuti e della qualità della raccolta differenziata stessa. Ciò si attaglia perfettamente al nostro caso, per cui il Comune di Ferrara presenta la percentuale di raccolta differenziata più alta rispetto agli altri Comuni capoluogo di provincia ( 87,3%), ma si colloca solo al 5° posto per i minori kg/equivalenti non riciclati, pari a 159 su base annua. Meglio di Ferrara fanno, nell’ordine, Forlì, Parma, Reggio Emilia e Rimini, che registrano rispettivamente 97, 107, 118 e 150 kg/ equivalenti di rifiuti non riciclati. Il punto è che, nella determinazione della quantità di rifiuti non riciclati, incidono, oltre alla percentuale della raccolta differenziata, anche la quantità complessiva di rifiuti urbani prodotti e lo scarto della raccolta differenziata, che viene comunque avviata a smaltimento per la sua scarsa qualità. E su questi 2 ultimi punti, il Comune di Ferrara non va bene. Infatti, per quanto riguarda la produzione di rifiuti, il Comune di Ferrara sta al 4° posto, con 612 kg/ abitanti, appena poco di meno della media regionale, mentre ancora peggiore è la situazione relativa agli scarti della raccolta differenziata, che sono ben il 34,9% del totale della raccolta differenziata, il secondo risultato peggiore, subito dopo il Comune di Modena. In conclusione, non c’è alcuna ragione per sostenere che il Comune di Ferrara presenta buoni risultati nelle politiche dei rifiuti ambientalmente orientate. Anzi, produzione significativa dei rifiuti e scarti importanti nella raccolta differenziata annullano di fatto il tanto sbandierato primato della più alta percentuale di raccolta differenziata in regione e tra le prime in Italia. A ciò si aggiunge una situazione tariffaria certamente non positiva per i cittadini ferraresi. Qui purtroppo – e questo è certamente un problema di non poco conto- siamo in presenza di poca trasparenza e opacità rispetto ai dati sui quali basare analisi precise. In questo senso ci tocca affidarci a quanto dichiarato pubblicamente dall’assessore Balboni, che ha sostenuto che il costo complessivo per una famiglia media relativo alle tariffe domestiche nel 2021 si è aggirato attorno ai 300 € annuali, rispetto ad una media regionale di circa 274 € nel 202 1, un livello dunque decisamente alto.

    2. Numerosi studi ed elaborazioni hanno accertato che i risultati migliori dal punto di vista delle politiche dei rifiuti secondo i principi individuati anche dalla stessa Unione Europea e dalla normativa italiana ( quelli delle famose 4R – riduzione, riuso, riciclaggio e recupero – che fissano la gerarchia nella gestione dei rifiuti) si realizzano laddove si utilizza la tariffa puntuale ( quella che dovrebbe essere costruita sulla prevalenza dei rifiuti effettivamente prodotti), il modello organizzativo è costruito sul sistema di raccolta porta a porta e la gestione è svolta da un’azienda pubblica. Da ultimo, ciò emerge anche dallo studio elaborato dalla Rete Giustizia Climatica di Ferrara, che ha esaminato le 307 gestioni del servizio dei rifiuti urbani nella regione Emilia-Romagna e ragiona in modo preciso sulla possibilità della ripubblicizzazione del servizio a Ferrara ( in allegato il testo completo). Ora, per quanto riguarda il Comune di Ferrara, siamo in presenza dell’applicazione della tariffa puntuale – anche se si potrebbe discutere su come essa è definita), ma il sistema di raccolta è basato sulle cosidette “calotte”, mentre la gestione del servizio, sia pure in proroga, è affidata ad Hera, grande azienda multiutility quotata in Borsa.

    3. La vicenda della possibile ripubblicizzazione del servizio dei rifiuti urbani a Ferrara data ormai da lungo tempo. In particolare, essa ha origine dalla fine del 2017, quando scade la concessione del servizio ad Hera. Nel corso del 2018, le Associazioni “Ferraraincomune” e “Comitato Mi rifiuto” raccolgono circa 1000 firme su una proposta di delibera di iniziativa popolare comunale che chiede di approntare uno studio di fattibilità per la ripubblicizzazione del servizio e la costituzione di un Tavolo partecipativo per discutere la realizzazione di tale percorso. In data 22 ottobre 2018 il Consiglio comunale vota una delibera, che si discosta non poco dalle richieste contenute dalla delibera di iniziativa popolare, ma comunque decide la costituzione del Tavolo partecipativo. Il Tavolo parte nel 2019, con la precedente Amministrazione, e prosegue anche nel 2020 e 2021 , in modo stentato e poco produttivo. In ogni caso, dopo svariati confronti, si arriva alla primavera del 2022, quando l’assessore Balboni annuncia la decisione di procedere con lo studio di fattibilità e affidarlo all’Università di Ferrara. Tale studio, completato alla fine del 2022, è viziato da un’impostazione economicista, nel senso che si muove semplicemente sul piano dell’analisi dei costi che comporterebbe il passaggio al sistema organizzativo della raccolta porta a porta e alla ripubblicizzazione della gestione, senza mettere in relazione queste scelte ( e i relativi costi) con gli obiettivi che si possono realizzare dal punto di vista di un’efficace politica dei rifiuti.

    Peraltro, è possibile convenire con la stima delle risorse necessarie per passare alla gestione pubblica del servizio nel Comune di Ferrara, che lì è quantificato in un importo variabile tra i 4,4 e 5,2 milioni di €. Tale è il costo dell’investimento per la costituzione e l’avvio di una nuova azienda in house per la gestione del servizio dei rifiuti urbani relativo al Comune di Ferrara. Ebbene, tali risorse sono assolutamente in grado di essere reperite all’interno delle disponibilità economiche – finanziarie esistenti nel bilancio consolidato del Comune di Ferrara. In particolare, si possono individuare almeno 2 strade per compiere tale operazione. La prima è quella di seguire l’esperienza che ha portato alla creazione di Alea Ambiente S.p.a nel giugno 2017, azienda a totale capitale pubblico che serve il Comune di Forlì e altri 12 Comuni di quell’area. Essa si è costituita tramite l’intervento di Livia Tellius Romagna Holding S.p.a. in qualità di socio unico e con la dotazione di un capitale sociale di 2.000.000 di €, portato progressivamente ad oggi a 6.000.000 di €, sempre da parte di Livia Tellius. Livia Tellius Romagna Holding Spa, che è l’ h olding delle partecipazioni dei Comuni appartenenti all’Unione dei Comuni della Romagna forlivese. Essa è sostanzialmente equiparabile al ruolo e alla funzione svolta da Ferrara Tua Spa, dopo che essa ha incorporato con un’operazione di fusione inversa Holding Ferrara Servizi srl. Venendo ora al bilancio consuntivo di Ferrara Tua del 2022, si può facilmente notare come essa vanta un significativo patrimonio netto di 105.776.904 €, di cui 85.117.400 € di capitale sociale, 13.283.824 € come riserve di varia natura, di cui almeno 5.893.284 disponibili. ( oltre che da un risultato molto positivo di utili registratosi nel 2022 pari a 5.654.911 €). Da qui è assolutamente possibile attingere le risorse per dare vita ad una nuova azienda pubblica interamente posseduta da Ferrara Tua Spa, con la finalità di gestire il servizio dei rifiuti urbani nel Comune. La seconda ipotesi di lavoro è riferita all’operazione di vendita, anche parziale, delle azioni di Hera Spa detenute dal Comune di Ferrara e da Ferrara Tua Spa. Il riferimento è a circa 6.000.000 di azioni “libere”, cioe svincolate dal patto di sindacato dei Comuni soci, che non sono dunque disponibili, anch’esse possedute tra il Comune di Ferrara e Ferrara Tua. Azioni “libere”, che, se messe in vendita ( corso azionario al 2/4/2024 pari a 3,21 € con una variazione nei primi 4 mesi dell’anno tra un minimo di 2,87 ad un massimo di di 3,34 €), potrebbero arrivare a dare un introito non inferiore a circa 20 milioni di €). Anche una parte decisamente limitata di esso può agevolmente finanziare la ripubblicizzazione del servizio rifiuti. Questa seconda strada, quella della vendita delle azioni Hera, è sempre stata vista dai movimenti per i beni comuni come scelta non del tutto opportuna, perché comunque si andava ad indebolire la quota di proprietà pubblica di Hera, peraltro già fortemente viziata da orientamenti di natura privatistica. Questa remora oggi ha sempre meno ragione di essere, in particolare da quando la proprietà pubblica complessiva dei Comuni soci è scesa sotto il 50%: dal 20 settembre 2022, infatti, la quota complessiva dei 111 Comuni soci di Hera arrivava al 48,5%, mentre il restante flottante, costituito prevalentemente da azionariato privato diffuso, si attestava al 54,2%. 4. Collegata alla scelta della ripubblicizzazione, c’è quella del passaggio al sistema di raccolta porta a porta, che, come già detto, contribuisce in modo significativo soprattutto rispetto all’innalzamento della qualità della raccolta , diminuendone gli scarti successivi. Non a caso, nella graduatoria di miglior efficienza dei sistemi di raccolta, essa sta al primo posto, seguita da quella mista ( porta a porta assieme a quella stradale) e, i9nfine, da quella stradale, sia effettuata tramite “calotte” o cassonetti. Ovviamente, l’instaurazione del sistema porta a porta va preceduta dalla messa a punto di un adeguato piano organizzativo , che è utile venga discussa con la cittadinanza, insieme con le finalità cui esso si ispira. 5. Infine, occorre intervenire sul sistema dell’incenerimento . In prospettiva, come fa la proposta di legge regionale di iniziativa popolare in materia di rifiuti presentata da RECA ( Rete pe l’Emergenza Climatica e Ambientale ER) e da Legambiente regionale, si tratta di mettere a punto una strategia di uscita completa dall’incenerimento. Già oggi, però, guardando alla situazione ferrarese e a maggior ragione dopo il vulnus del 2022, per cui si è aumentata la capacità produttiva dell’inceneritore, passando da 130.000 tonn./anno a 142.000, è possibile giungere subito alla chiusura di una delle 2 linee dell’inceneritore, visto che ora esso brucia più rifiuti speciali che rifiuti urbani: su circa 146.000 tonn./anno trattate, circa 85.000 si riferiscono a rifiuti speciali e 61.000 ai rifiuti urbani del Comune di Ferrara, con una distribuzione percentuale rispettivamente del 58% e del 42%, mentre nel 2017 esse erano del 35% e del 65%. Anche per quanto riguarda la provenienza, nel corso del tempo, è aumentato il trattamento dei rifiuti provenienti da fuori regione, che nel 2023 rappresentano il 26%. Insomma, c’è n’è quanto basta per arrivare al dimezzamento dell’impianto rispetto alla situazione esistente.