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Quando: Sabato 6 giugno 2026, ore 10
Dove: Parco Pareschi, Corso Giovecca 148

    Autore: Rodolfo Baraldini

    Visione e contenuti per la Ferrara del futuro

    Campo Democratico propone il cashback per remunerare da parte di Hera i ferraresi che impiegano tempo per la raccolta differenziata

    Nell’intervento pubblicato da Estense.com il signor Corrado Oddi per conto del Forum Ferrara Partecipata e della Rete Giustizia Climatica propone due azioni concrete attorno alle quali aggregare le forze del centro sinistra per un prossimo programma di governo a Ferrara:

    1. eliminare (o forse solo ridurre drasticamente) la circolazione dei mezzi con motore termico in tutta l’area entro le mura, sostituendola con mezzi pubblici e biciclette;

    2. sfilare da Hera la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani e il servizio di distribuzione dell’acqua potabile e trasferirli a una gestione diretta del Comune di Ferrara.

    Sul tema della mobilità, dice cautamente Oddi, bisognerebbe predisporre un progetto basato su dati chiari e studio del problema. Verissimo: soluzioni drastiche come quelle prospettate in premessa da Oddi ci sembrano più dettate da un a-priori ideologico (via le auto dalla città) e dalla mancanza di una seria analisi dei fabbisogni di mobilità espressi dai cittadini ferraresi, che da un approccio realistico e efficace al problema.

    Dato che si tratta (e su questo non vi sono dubbi) di un problema davvero complesso, politiche di riduzione del traffico privato motorizzato debbono essere compatibilizzate, oltre che con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento, con le differenti caratteristiche della popolazione e i diversi bisogni di mobilità che questa esprime.

    Chi vive in città difficilmente si sposta in auto all’interno del centro storico ed usa già largamente i mezzi pubblici, la bici, i piedi, o i monopattini a seconda dell’età e delle condizioni di salute. Questo tipo di mobilità va indubbiamente incentivata e sostenuta, magari con una rete di precorsi protetti sulla viabilità minore che riservi gli assi viari fondamentali (Giovecca-Cavour, Porta Po-Porta Mare, corso Isonzo-Cittadella, e così via) al traffico motorizzato al quale sono peraltro già dedicati numerosi parcheggi per soste brevi o medie.

    Ma diversi di coloro che vivono in centro hanno ugualmente la necessità di spostarsi verso la periferia o il forese: per necessità di lavoro, per l’accesso ai grandi centri commerciali, per recarsi al Sant’Anna: questa tipologia di mobilità richiede normalmente l’uso dell’auto.

    Inoltre anche entro mura sono localizzate numerose ditte di artigiani di diversi mestieri: solitamente la loro attività professionale comporta l’utilizzo di un furgone attrezzato che non può essere abbandonato fuori mura.

    Vi sono poi tanti cittadini che abitano nelle numerose frazioni del forese che si recano in città (anche in centro) per lavoro o per l’accesso ai numerosi servizi pubblici e privati che ancora sono collocati dentro il perimetro murato.

    Per i dipendenti pubblici, o per chi ha orari predeterminati e costanti potrebbero essere funzionali i cosiddetti parcheggi di attestamento (lasci l’auto e prendi il bus-navetta); ma a ben vedere è già in gran parte così: basti guardare come sono densamente parcheggiate le zone periferiche, come ad esempio i piazzali interni dell’ex ospedale o via Orlando Furioso, dove il parcheggio è libero e da dove ci si sposta facilmente verso le diverse aree del centro. Soluzioni più radicali come i parcheggi scambiatori a est e ovest della città con un servizio frequente di navette verso il centro sono state proposte da decenni e mai realizzate per la scarsa efficienza e gli alti costi di gestione.

    Allora studiamo i flussi, la loro motivazione, le caratteristiche degli utenti, ma senza soluzioni predeterminate e di sapore un poco ideologico.

    Veniamo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti di origine urbana; non condividiamo assolutamente l’ipotesi di riportarli a una gestione diretta del Comune: non solo per una ragione di costi (sono stati realizzati studi dall’esito incerto, ma tendenzialmente essi mostrano la convenienza della gestione affidata a un operatore specializzato) quanto per due altri motivi fondamentali.

    Il servizio di igiene urbana è parte di una filiera che non si esaurisce nella raccolta differenziata, nel trasporto dei rifiuti raccolti e nello spazzamento di strade e aree pubbliche: richiede tecnologie e soluzioni impiantistiche (selezione, trattamento, smaltimento differenziato) che richiedono investimenti, competenze gestionali e know-how tecnologici che si acquisiscono solo gestendo servizi su larga scala.

    Oltre a ciò la ripubblicizzazione in capo al Comune sarebbe possibile o attraverso una gestione in economia e in questo caso il Comune di Ferrara dovrebbe assumere centinaia di operatori, acquistare decine di automezzi specializzati e così via spendendo, oppure il Comune potrebbe ricorrere, magari costituendo una società ad hoc per la gestione, al massiccio decentramento produttivo dei servizi operativi, senza avere più le competenze imprenditoriali per gestire un tale massiccio affidamento di servizi e attività specialistiche a ditte private.

    Noi pensiamo che il Comune di Ferrara debba casomai rafforzare le proprie strutture tecnico-progettuali, innovare i servizi e le modalità di relazione con cittadini e imprese assumendo tecnici e personale ad alta professionalità anziché autisti e operatori ecologici.

    Vanno affrontate invece con Hera due questioni rilevantissime: la prima riguarda la qualità del servizio di igiene urbana erogato da Hera. Non basta fregiarsi di risultati eccelsi nella raccolta differenziata (ma inviteremmo a guardare nei cassonetti per verificare quanto è realmente differenziato il loro contenuto) quando tante isole ecologiche sono abbandonate per troppi giorni alla lordura di rifiuti di ogni genere abbandonati o mal versati nei contenitori specifici e quando pattume di ogni genere resta per tanto tempo a terra per via o nelle piazze spazzate troppo poco. Né vale l’obiezione che è colpa dei cittadini sporcaccioni: verissimo, ma Comune e Hera non possono fare finta di nulla. Il Comune dovrebbe impegnarsi a negoziare con Hera, a parità di costi, uno standard di servizi nettamente migliore e corrispondente a una città a forte vocazione turistica. Hera redige bilanci che evidenziano centinaia di milioni di utile netto: cosa succederebbe se limitasse tale utile a un milione in meno e con questo affidasse a una coop sociale il compito di mettere al lavoro 30 o 40 ragazzi per tenere pulite le isole ecologiche e spazzare strade e piazze?

    La seconda questione è quella del cashback: per fare funzionare bene la raccolta differenziata che consente ad Hera di collocare con profitto sul mercato alluminio e acciaio, plastiche e vetro, tutte le famiglie ferraresi impiegano decine e decine di ore all’anno: gratis. Il Comune dovrebbe aprire una vertenza con Hera perché questo lavoro venisse remunerato proprio attraverso la restituzione di denaro contante sui conti correnti delle famiglie ferraresi.

    Veniamo alla proposta del signor Oddi di ripubblicizzare il servizio idrico integrato. Anche a questo proposito siamo in disaccordo e per diversi motivi:

    . per mantenere efficiente e rinnovare la rete idrica servirebbero investimenti ingenti dell’ordine di 90-100 euro all’anno per utente; i dati nazionali ci dicono che solo le gestioni industriali dell’acqua potabile raggiungono valori vicini a tali importi, mentre le gestioni in economia (quelle pubbliche, appunto) non sono in grado di avvicinare neppure la metà di tale cifra.

    . Ferrara, come tante altre città, dispone di una rete fognaria in buona parte vetusta e sottodimensionata, specialmente nei sempre più frequenti casi di precipitazioni sovrabbondanti; noi pensiamo che solo un soggetto industriale di adeguata forza economica e finanziaria e dotato del necessario know-how possa affrontare un problema di questa importanza e onerosità.

    . le reti idriche dovranno essere sempre più integrate su larga scala per assicurare l’acqua dove ce ne sarà più bisogno e gestire efficientemente politiche di risparmio idrico: non ci sembra sia un argomento alla portata di un comune, ma deve diventare (sulla base di strategie e obiettivi pubblici) strategia industriale delle grandi aziende del settore.

    . infine sempre più si imporrà nel prossimo futuro la necessità di coordinare l’attività di depurazione delle acque reflue con l’impiego di tali acque in agricoltura e dunque la necessità di un coordinamento tra aziende che gestiscono il ciclo idrico integrato e il Consorzio di Bonifica: una scala di integrazione che non può essere governata da nessun comune, ma richiede forte coordinamento tra aziende specializzate.

    Fino a qui le nostre obiezioni di merito alle proposte lanciate da Forum Ferrara Partecipata e da Rete Giustizia Climatica, ma vogliamo aggiungere che prima ancora non ci convince il metodo e il percorso che propone il signor Oddi. Secondo noi le proposte per una alternativa di governo (poche, chiare e su temi davvero importanti per la vita delle persone) dovrebbero stare dentro una cornice progettuale e programmatica capace di indicare una idea di futuro per la città; invece proposte spot di cui resta difficile cogliere il senso generale hanno scarsa utilità se non per la visibilità del proponente.

    Non ci convince l’idea di una sorta di forum unificato (una sorta di assemblea permanete) di tutti i soggetti che si oppongono all’attuale Amministrazione Comunale che dovrebbe preludere all’ennesimo tavolo programmatico per la condivisione del futuro programma elettorale del Centro Sinistra.

    Si entrerebbe subito in una zona grigia di mediazioni che non aiuterebbero a sviluppare liberamente e da parte di ciascuna forza una visione compiuta del futuro di Ferrara e del suo territorio per i prossimi lustri.

    Occorre invece che ciascun attore che si oppone alla giunta di destra e alle sue politiche esprima con la massima libertà la visione del futuro e la cali in proposte e progetti concreti (dalla sanità allo sviluppo economico e al lavoro, dalla mobilità ai servizi pubblici e privati, dalla cultura ai diritti sociali e alla casa).

    Se ciascun soggetto compirà liberamente tale lavoro di approfondimento e progettazione e inviterà tutta la società civile e la Politica a confrontarsi con le proprie idee e proposte si metterà in moto un percorso che farà emergere punti di incontro e di divergenza, ma le intese che ne potranno emergere avranno la solidità di un vero programma di governo.

    Infine, cosa forse più importante di tutte, solo un percorso aperto e dialettico su visione e contenuti e proposte per la Ferrara del futuro sarà in grado di offrire a chi aspira a governare il Comune dopo la seconda giunta Fabbri il terreno giusto per prendere posizione, farsi conoscere ed emergere come leader di una coalizione vincente.

    Mobilità e beni comuni, le priorità da cui ripartire

    Intervento di Corrado Oddi, portavoce del Forum Ferrara Partecipata e della Rete Giustizia Climatica

    È passato un po’ di tempo dallo svolgimento e dall’esito delle elezioni amministrative a Ferrara e questo consente di sviluppare qualche ragionamento più meditato in proposito.

    Mi sento di svolgere alcune valutazioni a carattere personale, enucleando in modo sintetico 5 punti di fondo.

    1) Non si può eludere una riflessione approfondita sulle ragioni della vittoria di Fabbri e della sconfitta pesante delle opposizioni. Ciò non è stato compiuto all’indomani del passaggio dell’Amministrazione Comunale alla destra nel 2019 ed è stato uno dei problemi che ci hanno portato alla replica di Fabbri, con ancora maggior consenso. Ovviamente, si può andare su questa strada se, intanto, si conviene che una sconfitta seria delle forze di opposizione si è verificata e non si indulga a valutazioni autoconsolatorie, dicendo, ad esempio, che il Pd in valori assoluti ha circa lo stesso numero di voti del 2019. In secondo luogo, questa riflessione non deve avere intenti di autoflagellazione o di ricerca di qualche capro espiatorio, ma, invece, muovere dalla consapevolezza che solo dall’esaminare quello che è successo si può risalire la china e trarre indicazioni utili per il futuro.

    2) Per quanto mi riguarda, le motivazioni profonde della sconfitta delle opposizioni stanno, da una parte, da una reale sintonia che si è costruita tra la persona del candidato Fabbri e buona parte della popolazione ferrarese e, dall’altra, da una qualità decisamente bassa nell’impostazione e nel messaggio veicolata dall’opposizione, in primis dalla coalizione raccolta attorno ad Anselmo, non solo in campagna elettorale, ma anche negli anni precedenti. Sul consenso che Fabbri è riuscito a costruire intorno a sé, ci sarebbe molto da dire, a partire dal fatto che, sia in termini generali sia qui a Ferrara, spoliticizzazione della società e personalizzazione della politica stanno andando di pari passo da diversi anni in qua. Quest’impasto, nelle politiche dell’Amministrazione di destra, si è sostanzialmente costruito su un’idea di galleggiamento sull’esistente per quanto riguarda le politiche economiche e sociali (con tratti poi anche regressivi sul piano dei diritti universali) e su alcune scelte di politica “culturale” e sull’utilizzo degli spazi pubblici, rese ancor più efficaci da un’abile capacità comunicativa, volte a dare l’immagine di una città che tornava ad essere dinamica, di una “città che rinasce”. A fronte di ciò, l’opposizione, quella almeno più consistente, si è sostanzialmente presentata in termini di denuncia delle scelte sbagliate dell’Amministrazione uscente, cosa in sé sacrosanta, ma senza riuscire ad accompagnarla con la proposizione di un’idea alternativa di città, con la messa a punto di un progetto alternativo credibile, sia in termini complessivi che su aspetti più specifici e puntuali.

    3) I suddetti punti di analisi possono essere più o meno condivisibili, e, comunque, già fare emergere consonanze o divergenze su questi sarebbe importante. In ogni caso, sembra che in molti ragionino sul consenso alto di Fabbri e sul fatto che l’opposizione debba riconquistarselo. Qui sta uno snodo fondamentale, quello cioè di capire come questo possa diventare possibile. Non vorrei che ci fosse una sorta di non detto da parte di alcuni propugnatori di questa tesi, e cioè che si tratta di riconoscere maggiormente le ragioni di Fabbri, e quindi di uscire da un’opposizione costruita prevalentemente sul contrasto alle scelte dell’Amministrazione per approdare ad una più forte considerazione di quanto da essa realizzato e annacquare il proprio dissenso. Una conclusione, a mio parere, del tutto sbagliata, che finirebbe per dare ancora più forza alla destra, sulla base del fatto banale, ma sempre vero, che “ l’originale è sempre meglio della copia”.

    Si tratta, invece, certamente, di avere ben chiaro che un’opposizione puramente costruita sui No non va da molte parti, è per sua natura subalterna e si fa dettare l’agenda politica dagli altri, ma che, nel contempo, il salto da fare è proprio quello di proporre un’alternativa, un’altra idea di città e di farla vivere tra le persone.

    4) Provo ad esemplificare questo ragionamento. A mio avviso, sarebbe necessario individuare 3-4 priorità, non un elenco della lista della spesa, ma alcuni temi decisivi ai fini di far emergere come la proposta che viene dall’opposizione sta su un terreno che guarda ad una prospettiva assolutamente diversa da quella della destra.

    Ne indico solo due, per ragioni di brevità e anche perché la scelta di tali priorità non può che essere il prodotto di un lavoro collettivo. La prima è quella della mobilità: penso che sarebbe decisivo costruire un vero e proprio progetto, corredato da dati e indicazione di risorse precise, per far sì che, entro le Mura, la mobilità avvenga prevalentemente attraverso il trasporto pubblico e quella “dolce”, basata su quella ciclabile e pedonale, con l’obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni climalteranti. Analogamente, si può ragionare sul tema dei beni comuni, a partire dalla gestione del servizio dei rifiuti urbani e di quello idrico, procedendo alla loro ripubblicizzazione, togliendoli a Hera, avendo presente che sul primo occorrerà decidere a breve, visto che la concessione è scaduta alla fine del 2017, e che sul secondo la concessione ad Hera finirà al termine del 2027. Ovviamente, un progetto non è semplicemente un bello studio scritto sulla carta (anche se questo è un fatto preliminare), ma si tratta di pensare a come sostenerlo con la mobilitazione sociale. E anche a comunicarlo in modo diffuso con gli strumenti adeguati, compresi i social media, su cui esiste un elemento di debolezza che va recuperato.

    5) Premessa di quest’ipotesi di lavoro è un punto di metodo e di percorso, che però assume un valore di assoluta sostanza. Non penso che si possa dare corpo a questa necessità di risalire la china se non si individua anche una sede collettiva nella quella produrre questa discussione. Nei giorni passati, su questo quotidiano, Romeo Farinella ha lanciato l’idea di costruire una sorta di “laboratorio di resistenza e proposta politica”, composto da tutti i soggetti, politici e sociali, interessati a questa prospettiva: la condivido e mi pare un’indicazione importante. Ferma restando l’autonomia reciproca tra forze politiche e soggetti di cittadinanza attiva e di rappresentanza sociale, convengo che è venuto il momento di mettere insieme riflessioni, idee, proposte, progettualità provenienti da tutte le realtà e le persone che vogliono lavorare per costruire una nuova prospettiva per Ferrara, preparandosi sin da adesso per mettere da parte la destra sulla base di uno sguardo lungo, di un’idea di futuro per la città.

    Si potrebbe iniziare costruendo per la ripresa, dopo la pausa estiva, una grande assemblea cittadina aperta, con le caratteristiche delineate sopra. Ragioniamo su questa o ipotesi analoghe, soprattutto diamoci l’occasione per reincontrarci e discutere insieme, per valorizzare l’intelligenza e la passione collettiva che sono risorse di tanti nella città.

    Ferrara Partecipata. In attesa della nuova giunta ultimo flash mob

    Il Forum da giugno dello scorso anno si trova ogni venerdì sotto il Volto del Cavallo per ricordare al sindaco che “non ha mantenuto gli impegni” su Feris

    Oggi l’ultimo flash mob di Ferrara Partecipata sotto il Palazzo Municipale. “Il sindaco non ha mantenuto gli impegni”. Dallo scorso giugno il Forum ogni venerdì si è trovato sotto il Volto del Cavallo “per chiedere al sindaco di avviare il percorso partecipativo sulla riqualificazione dell’area della caserma Pozzuolo del Friuli, così come era stato stabilito dalla mozione approvata dal consiglio comunale del 27 febbraio 2023 in cui era stato bloccato il progetto Fe.ris”.

    Avendo preso atto “che il sindaco non intende assumere le decisioni importanti per la città con il confronto e la partecipazione dei cittadini, in contraddizione con quanto espresso nelle linee programmatiche del suo mandato”, alla scadenza della consiliatura sospendono il flash mob, “in attesa di vedere quale sarà lo scenario politico che si determinerà con le prossime elezionicounali”.

    La consapevolezza con cui lo fanno è però quella di “continuare a vigilare” perché “dopo le elezioni la nuova giunta dovrà affrontare l’urgenza di riqualificare quel comparto della città” elaborando “un nuovo progetto”. Loro, il Forum Ferrara Partecipata sarà comunque pronto “a mettere in atto ulteriori mobilitazioni per opporci a nuovi progetti che non corrispondano realmente alle necessità del bene comune e per sostenere progetti innovativi che mettano al centro la pubblica utilità, la tutela dell’ambiente e del patrimonio architettonico”.

    Questa volta però “la riqualificazione dell’area della ex caserma dovrà essere ripensata coinvolgendo i cittadini prima dell’elaborazione del nuovo progetto, affinché le proposte, le idee, le valutazioni che emergeranno nel percorso partecipativo possano orientare e guidare la successiva elaborazione tecnica”.

    Forum Ferrara Partecipata non si schiera, ma condanna l’amministrazione uscente

    Il punto in vista delle elezioni. Una città decarbonizzata e che sappia guardare “con gli occhi delle donne”

    Un operato decisamente negativo quello dell’amministrazione comunale uscente secondo Ferrara Partecipata. Il Forum si è riunito lunedì 27 maggio per esporre il proprio punto di vista sulle imminenti elezioni e l’ha fatto senza mezzi termini. Sebbene abbia deciso di non sostenere esplicitamente nessuno dei candidati, quello che ha visto negli ultimi cinque anni di destra (e durante la campagna elettorale in particolar modo) è una propaganda avente “un occhio di riguardo ai ceti sociali più vicini alla loro politica, a partire da lavoratori autonomi ed esercenti di attività commerciali”.

    Ciò avrebbe così intensificato nuove discriminazioni e danneggiato la partecipazione democratica dei cittadini, quest’ultimo un punto fondamentale del Forum. Non solo, le realtà associative e sociali sarebbero state ridimensionate a fronte di una continua privatizzazione e logica proprietaria della città. “Basta citare il regolamento per l’assegnazione alle case popolari, l’utilizzo improprio di Parco Nord e la mancata consultazione dei cittadini sulla ristrutturazione della ex Caserma di via Cisterna del Follo”.

    L’invito del Forum Ferrara Partecipata agli elettori è quello di superare l’astensionismo, “una vera occasione di partecipazione attiva”, e di valutare attentamente che i programmi dei diversi candidati tengano conto delle questioni più urgenti che affliggono la città. In particolare, le strategie per una Ferrara decarbonizzata che sappia affrontare i cambiamenti climatici promuovendo una “mobilità dolce”, in bicicletta, un trasporto pubblico gratuito e più efficiente e disincentivando il consumo di suolo. “Ci siamo poi cimentati con il tema dei beni comuni, pensando innanzitutto alla pubblicizzazione del servizio dei rifiuti urbani e del servizio idrico. Abbiamo quindi ragionato sul potenziamento del ruolo e dell’intervento pubblico in settori e servizi fondamentali, come la sanità, la casa, i servizi per l’infanzia e quelli di carattere culturale”.

    Il Forum Ferrara Partecipata vuole continuare ad essere indipendente dalle forze politiche e qualunque sarà l’esito delle elezioni di giugno continuerà a fare il suo lavoro “prospettando una propria visione di città per il futuro e partecipata”. Una città che vuole tutelare i beni comuni “che devono rimanere pubblici” e che possa finalmente essere vista “con gli occhi delle donne”, con una organizzazione quindi più adeguata ad affrontare le diversità dei bisogni delle fasce più deboli. “Partire da un punto di vista di genere è importante perché è l’unico che può essere veramente inclusivo per tutti”.

    Politica, Forum Ferrara Partecipata: “Operato dell’Amministrazione negativo”

    La realtà associativa si è soffermata su partecipazione, beni comuni, ambiente

    Riceviamo e pubblichiamo:

    “L’8 e il 9 giugno, oltre che per le elezioni europee, si voterà a Ferrara anche per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale. Il Forum Ferrara Partecipata ha deciso di non pronunciarsi esplicitamente per sostenere un/a candidato/a a sindaco/a o una lista elettorale, tenendo fede alla propria ispirazione di voler essere un luogo di aggregazione e rappresentanza sociale di associazioni e cittadini che, prima di tutto, intendono costruire elaborazioni e proporre iniziative relative alla visione del futuro di Ferrara.

    Infatti, riteniamo che, al di là delle maggioranze politiche che hanno governato o governeranno la città, sia fondamentale il ruolo della cittadinanza attiva e dei movimenti sociali per orientare e incidere sulle scelte che si opereranno. Da questo punto di vista, qualunque sarà la composizione della prossima Amministrazione, il Forum Ferrara Partecipata continuerà il proprio lavoro e impegno in questa direzione.

    Questa nostra autonomia nei confronti delle forze politiche non significa indifferenza o estraneità rispetto a chi sarà scelto dai cittadini per guidare la futura Amministrazione comunale. Non foss’altro perché nei mesi passati il Forum ha messo in campo idee e proposte concrete su punti decisivi che riguardano la nostra visione di città. In particolare, ci siamo concentrati sui temi della democrazia partecipativa, pensando a essa come tratto fondante del coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine nelle scelte fondamentali della città. 

    In questo senso abbiamo avanzato l’idea di dar vita a vere e proprie assemblee di quartiere, con risorse dedicate per promuovere il bilancio partecipato, e ad assemblee cittadine, rappresentative degli abitanti, per affrontare temi, per esempio quello relativo ai cambiamenti climatici, che sono decisivi per il futuro della città. Abbiamo sviluppato proposte precise per realizzare la città ‘decarbonizzata’, muovendo dal fatto di privilegiare la mobilità a emissioni zero tramite il trasporto pubblico, tendenzialmente gratuito, e quella ‘dolce’ (ciclistica e pedonale, realizzando all’esterno della città parcheggi scambiatori con navette elettriche ogni 10 minuti). 

    Sempre su questo punto, abbiamo approfondito la necessità di procedere verso la transizione e la riqualificazione energetica, puntando con forza a sviluppare l’utilizzo delle energie rinnovabili e all’efficientamento energetico, di fermare il consumo di suolo e pensare a una vera e propria ‘trama verde’ per Ferrara, facendo di ciò uno dei punti di forza del nuovo Pug. Ci siamo cimentati con il tema dei beni comuni, pensando in primo luogo alla pubblicizzazione del servizio dei rifiuti urbani, alla sua riorganizzazione nel sistema di raccolta e nel ridimensionamento dell’inceneritore, e anche alla pubblicizzazione del servizio idrico. 

    Più in generale, abbiamo ragionato sul potenziamento del ruolo e dell’intervento pubblico in settori e servizi fondamentali, come la sanità, il trasporto pubblico locale, la casa, i servizi per l’infanzia e quelli di carattere culturale, tutti soggetti a processi, più o meno evidenti, di privatizzazione. Abbiamo poi voluto ragionare sulla grande questione della città vista con gli occhi delle donne, con la consapevolezza che un punto di vista di genere promuove accoglienza e inclusione per tutti. 

    Si tratta di costruire un avanzamento culturale e un percorso di riflessione e costruzione di proposte, che investono i temi dei tempi della città, di una sua organizzazione maggiormente adeguata ad affrontare le diversità dei bisogni e dei soggetti presenti in essa, a partire da quelli più deboli e che hanno meno voce. E’ a partire da quest’impostazione che ci interessa sviluppare alcune considerazioni rispetto alla prossima scadenza elettorale amministrativa relativa al Comune di Ferrara.

    In primo luogo – e non è una sottolineatura scontata nel momento in cui il fenomeno dell’astensione dal voto diventa sempre più significativo – pensiamo sia importante che ci sia una forte partecipazione all’espressione della preferenza elettorale da parte dei cittadini e delle cittadine, in quanto riteniamo che tutte le occasioni di partecipazione siano da cogliere e valorizzare, convinti, come siamo, che occorre lavorare per superare il fenomeno negativo dell’astensionismo. Poi, è necessario esprimere il nostro giudizio su ciò che è successo in questi ultimi 5 anni. Infatti, l’Amministrazione di destra che abbiamo visto all’opera non solo non ha affrontato positivamente le questioni che riguardano la città di Ferrara, ma ha contribuito a peggiorare le condizioni in cui versa la città rispetto alla possibilità di progettare il proprio futuro. 

    Al di là di una facile propaganda che l’Amministrazione ha fornito a piene mani negli anni passati, Ferrara è stata amministrata in termini di sostanziale galleggiamento sull’esistente, con un occhio di riguardo rispetto ai ceti sociali che si sono presunti più vicini alla propria sensibilità (a partire dai lavoratori autonomi e dagli esercenti delle attività commerciali), con l’aggravante di costruire nuove discriminazioni, deprimere la partecipazione dei cittadini/e e ridimensionare il ruolo delle realtà associative e sociali, far emergere una logica proprietaria e di privatizzazione della città, bypassare le normali regole del funzionamento degli organismi istituzionali. 

    Su questi ultimi aspetti – ma l’elenco sarebbe lungo – basta citare il regolamento per l’assegnazione delle case popolari, poi corretto dopo il pronunciamento del Tribunale di Ferrara, la mancata consultazione dei cittadini sulla ristrutturazione della ex Caserma di via Cisterna del Follo, l’utilizzo improprio del Parco Nord con eventi incompatibili con la sua vocazione ecologica e ambientale. Per questo diciamo in modo chiaro e senza mezzi termini che l’operato dell’Amministrazione comunale uscente è stato decisamente negativo e, pertanto, è importante che questo giudizio si tramuti nel pronunciamento degli elettori e delle elettrici.

    Fissato questo punto, invitiamo dunque i cittadini e le cittadine di Ferrara a scegliere un/a candidato/a a sindaco/a e una lista elettorale che possano supportare i contenuti che abbiamo espresso e sopra succintamente richiamato, valutando i diversi programmi elettorali. Forum Ferrara Partecipata continuerà la propria iniziativa per far avanzare la nostra visione di città futura, che vogliamo partecipata dai cittadini e dalle cittadine nelle decisioni, capace di indicare una strada di salvaguardia della vita umana e del pianeta, incentrata sulla tutela dei beni comuni di tutta la collettività, consapevole della ricchezza che deriva dai diversi punti di vista di genere”.

    Ex Caserma, il Forum lascia il tavolo: “Non c’è volontà di un percorso partecipativo”

    Gli attivisti hanno sottolineato che continueranno le iniziative di mobilitazione: i dettagli

    Una lettera rivolta al sindaco e all’assessore comunale alla Partecipazione per manifestare la propria insoddisfazione dopo l’incontro dello scorso 14 maggio, promosso su mandato del Consorzio Futuro in Ricerca, in relazione alla riqualificazione dell’ex Caserma di Pozzuolo del Friuli. A scrivere la missiva, dopo avere lasciato il tavolo di confronto, è il Forum Ferrara Partecipata.

    Francesca Cigala ha ricordato “le promesse di coinvolgimento dei cittadini da parte del sindaco nel febbraio del 2023, e la risoluzione del Consiglio comunale sullo stanziamento di fondi per un percorso partecipato relativo all’ex Caserma”. Percorso, destinato ad articolarsi attraverso “l’incarico al Consorzio Futuro in ricerca”. Da qui all’incontro con “la docente del Politecnico di Torino Rosa Tamborrino, al quale siamo stati invitati insieme a una ventina di associazioni, di cui sette lì rappresentate”.
    Un appuntamento, dove “da subito sia il presidente del Consorzio sia la docente hanno chiarito che lo scopo consisteva unicamente nel raccogliere idee e proposte su destinazione e possibili usi dell’ex Caserma, di cui avrebbe tenuto conto nell’elaborazione della sua relazione tecnica”, ha spiegato Cigala, aggiungendo che “alla nostra richiesta circa l’eventualità di considerare l’incontro come preliminare all’avvio di un successivo percorso partecipativo, la docente ha ribadito di avere ricevuto dal Consorzio esclusivamente l’incarico di esprimere un parere rispetto agli usi dell’ex Caserma tramite una relazione scientifica sul sito e le sue vocazioni da un punto di vista storico e culturale”.

    Una situazione, dunque, “dove abbiamo preso atto che non ci sarà alcun percorso partecipativo”, e dove gli attivisti del Forum Ferrara Partecipata hanno abbandonato il tavolo, “insieme ad Arci e a Italia Nostra”, rendendo noto il loro disinteresse alla sua prosecuzione, “visto che non si ritiene necessario coinvolgere i cittadini nella discussione sulla futura riqualificazione dell’ex Caserma, come è prassi di ogni percorso partecipativo”. Corrado Oddi ha sottolineato che “non c’è la volontà di realizzare un percorso partecipativo”, concludendo che “continueranno le iniziative di mobilitazione attraverso i flashmob fino al 7 giugno”, in attesa di conoscere gli sviluppi.

    Il Forum Ferrara Partecipata porta le donne al centro della pianificazione urbana

    Grande interesse mercoledì pomeriggio per l’incontro organizzato dal Forum Ferrara Partecipata, chiamato “Le donne al centro della pianificazione urbana per nuovi modelli di convivenza”.

    Principale protagonista dell’appuntamento è stata Elena Granata, docente di urbanistica al Politecnico di Milano, che ha parlato – tra le altre – anche del suo libro “Il senso delle donne per la città”.

     

    Assemblea Pubblica: di chi è la città, l’amministrazione comunale deve ascoltare i cittadini

    VENERDÌ 5 APRILE ORE 17:30

    PIAZZA DELLA CATTEDRALE

    DI CHI È LA CITTÀ?

    L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DEVE ASCOLTARE I CITTADINI

    ASSEMBLEA PUBBLICA

    PER UNA MOBILITÀ BASATA SUL TRASPORTO PUBBLICO, I CICLISTI E I PEDONI PER UNA CITTÀ VERDE che sviluppi un nuovo Parco Sud e che eviti che il Parco Bassani sia snaturato con eventi insostenibili

    PER UN REALE UTILIZZO PUBBLICO DELLA EX CASERMA DI CISTERNA DEL FOLLO

    PER LA SALVAGUARDIA DEGLI SPAZI PUBBLICI, a partire da quelli dei centri sociali e in specifico del Centro Sociale La Resistenza

    PER IL RILANCIO DI UNA CULTURA LEGATA AL TERRITORIO E APERTA, a partire dalle biblioteche decentrate, con adeguati spazi per incontri, associazioni, gruppi informali e solidali PER UNA UNIVERSITÀ SOGGETTO INSERITO NEL TERRITORIO, accogliente per gli studenti PER LA TUTELA DELLA VOCAZIONE AGRICOLA DEL FORESE E LA QUALITÀ DELLA VITA NELLE FRAZIONI contrastando impianti impattanti e che la contraddicono, come il biogas e il biometano PER CONTRASTARE GLI ALLAGAMENTI, IL CONSUMO DI SUOLO E PER UNA RETE FOGNARIA EFFICIENTE

    Forum Ferrara Partecipata – Associazione Piazza Verdi – Centro Sociale La Resistenza Cittadini del Mondo – Ferrara 2030 – Koesione 22 – Italia Nostra – Caldirolo Libera

     


     

    DI CHI È LA CITTÀ?

    L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DEVE ASCOLTARE I CITTADINI

    Ormai da lungo tempo quest’ Amministrazione Comunale pensa alla città in termini di privatizzazione degli spazi pubblici e ai cittadini come semplici clienti e consumatori degli stessi.

    L’Amministrazione Comunale ha annunciato che intende approvare il Piano Urbanistico Generale (PUG) entro la metà del mese di aprile.

    Il PUG è lo strumento della pianificazione urbanistica della città con tutto quanto ne consegue in termini di mobilità, rigenerazione urbana, riqualificazione ambientale, utilizzo degli spazi, rapporto tra interesse pubblico e interesse privato.

    In poche parole tutto ciò che concerne la vivibilità di una città.

    In realtà, le proposte lì avanzate sono molto generiche e prive di linee guida più stringenti circa le scelte che può mettere in campo l’ Amministrazione.

    Nello stesso tempo, sono state prodotte più di 280 osservazioni da parte di cittadini, associazioni e realtà sociali.

    Noi pensiamo che occorre prendere tutt’ altra strada.

    Con le nostre osservazioni abbiamo evidenziato e chiediamo che si progetti un’ altra idea di città.

    Vogliamo che le nostre osservazioni e obiettivi vengano presi in considerazione e le vogliamo presentare e discutere con i cittadini con una ASSEMBLEA PUBBLICA

    VENERDÌ 5 APRILE ORE 17:30 PIAZZA DELLA CATTEDRALE

    Forum Ferrara Partecipata – Associazione Piazza Verdi – Centro Sociale La Resistenza Cittadini del Mondo – Ferrara 2030 – Koesione 22 – Italia Nostra – Caldirolo Libera

    Ferrara Partecipata: osservazioni al Pug contro i grandi eventi al parco urbano

    Riguardano il Parco Nord e il Parco Sud chiedendo che nel primo “vengano specificate le funzioni incompatibili con la natura del parco” e maggiori specifiche per il secondo.

    Il Forum Ferrara Partecipata ha presentato, tra le altre,  due osservazioni al Piano Urbanistico Generale (Pug) relative al Parco Nord Bassani e al Parco Sud. Per quanto riguarda il Parco Nord Bassani, chiedono che “nella scheda del progetto guida vengano specificate le funzioni incompatibili con la natura del parco”.

    In particolare chiedono che “alla dicitura ‘spazi aperti per eventi temporanei’ venga aggiunta la dicitura ‘esclusi quelli che richiamano forte affluenza di pubblico concentrati in tempi ristretti, quelli con impatto acustico tale da recare danno o disturbo alla fauna del parco e delle zone limitrofe, quelli che possono recare danno alla  vegetazione del parco e quelli per il cui allestimento e svolgimento sia necessario l’accesso al parco di mezzi che possono danneggiare in modo permanente i percorsi ed il manto erboso del parco stesso’”.

    Chiaramente la richiesta è quella di evitare in futuro lo svolgimento di “iniziative, attività e manifestazioni chiaramente in contrasto con le finalità sopra descritte del parco stesso”. Ritengono infatti “che il Parco Nord Bassani debba avere come fondamentali le finalità ecologiche, ambientali e di difesa della  biodiversità proprie di un nodo ecologico del territorio provinciale e che, quindi, venga esclusa la possibilità di tenere lì eventi fortemente impattanti dal punto di vista ambientale, come  quello realizzato con il concerto di Bruce Springsteen”.

    Passando invece al Parco Sud, “in coerenza con quest’impostazione” e “visto che esso è solo genericamente tratteggiato nella stesura del Pug”, chiedono maggiori specifiche. Affermano infatti che nel documento sarebbe indicata solo la “potenzialità di attivazione di un vero e proprio Parco Sud, valorizzabile anche come sede di eventi temporanei, che comprende e mette a sistema le aree verdi pubbliche contigue all’aeroporto”.

    La richiesta “sia per realizzare effettivamente il Parco Sud e prevedere che in quell’area ci sia la possibilità di dar vita a eventi importanti, sia per evitare scelte insediative di attività e funzioni palesemente contrastanti, come sarebbe quella dell’ipotizzato Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr)”.

    “Si tratta – fanno notare – di osservazioni significative, che si inscrivono in un’idea di ‘Città  verde’, che guarda anche all’abbattimento delle emissioni climalteranti e al contrasto al cambiamento climatico, oltre al fatto di preservare e costituire aree finalizzate a sviluppare il  patrimonio ecologico e ambientale della città, sottraendolo a usi impropri e logiche di  privatizzazione”.

    L’attesa è quella di un’amministrazione comunale che “prenda seriamente in considerazione e dia risposte positive a queste nostre istanze; in ogni caso, continueremo la nostra iniziativa e mobilitazione perché questioni così rilevanti per il futuro della città si possano realmente concretizzare”.

    Pug, Forum Ferrara Partecipata chiede che l’area dell’ex Caserma sia inserita nelle ‘Strategie locali’

    I volontari hanno stilato un elenco di criteri per garantire qualità architettonica e continuità con la valenza storica del contesto

    Riceviamo e pubblichiamo:

    “Come Forum Ferrara Partecipata vorremmo segnalare a tutti coloro che hanno seguito le vicende del progetto Feris, il progetto di recupero della caserma Pozzuolo del Friuli contestato dai cittadini per la mancanza di pubblica utilità e di sostenibilità ambientale e poi bloccato dal Consiglio Comunale un anno fa, che la caserma è ‘scomparsa’ dal Piano urbanistico (Pug) della città.

    O meglio, il ‘Complesso delle Caserme Pozzuolo del Friuli e Ex Cavallerizza, complesso immobiliare dismesso da metà degli anni ’90 con edifici tutelati quali beni culturali’ è citato nella parte del Piano dedicato all’analisi dell’esistente ed è anche segnalato nella descrizione del quartiere centro storico tra gli edifici pubblici degradati e meritevoli di rigenerazione, ma poi scompare nella parte del Piano dedicato a ciò che operativamente si dovrebbe fare. La Caserma non viene menzionata nel lungo elenco di ‘Opportunità di rigenerazione e conversione’ che comprende invece edifici come la caserma Bevilacqua, l’Ex Ipsia di via Roverella, il palazzo Furiani, il chiostro San Benedetto, il palazzo Melli, l’Ex Poliambulanza e tanti altri.

    Riteniamo che la Caserma e la Cavallerizza, situate in un comparto di grande rilievo (che comprende palazzo Schifanoia, istituzioni museali civiche, strutture universitarie) rientrino a gran ragione in quelle ‘parti di città’ per cui prevedere, secondo la legge Urbanistica Regionale n, 24/2017 ‘gli obiettivi per il miglioramento della qualità urbana e ambientale, gli usi e le trasformazioni ammissibili, stabilendo i requisiti e le condizioni cui subordinare l’intervento’.

    Come Forum Ferrara Partecipata abbiamo presentato pertanto un’osservazione al Pug con la richiesta che l’area dell’ex Caserma sia inserita nelle ‘Strategie locali’ e che sia elaborata una ‘scheda progettuale d’ambito’ per la rigenerazione sia della Caserma Pozzuolo del Friuli che dell’Ex Cavallerizza e abbiamo inoltre elencato i criteri che, secondo noi, dovrebbero essere tenuti in considerazione per una corretta strategia di rigenerazione, in grado di garantire la qualità architettonica e la continuità con la valenza storico architettonica della parte di città in cui tali edifici sono inseriti.Questi i criteri di qualità elencati: 1) rispettare la qualità dell’insieme di spazi aperti e costruiti, limitando al massimo la quantità di nuove costruzioni, puntando su interventi che non superino in altezza gli edifici esistenti; 2) definire nuove destinazioni d’uso che garantiscano il rispetto del preminente interesse pubblico dell’area, per la realizzazione di servizi al cittadino coerenti con le caratteristiche di quell’area: servizi di tipo culturale (possibili funzioni di completamento e di servizio delle vicine strutture museali), di tipo formativo (specie universitario) e ricreativo, con una particolare predilezione per attività di tipo innovativo e inclusivo. Inoltre, si ritiene che gli edifici dell’ex Caserma siano particolarmente adatti ad un uso pubblico sociale per incontri, conferenze, riunioni, laboratori, spazi attualmente carenti in città. In particolare per l’edificio della Cavallerizza prevedere l’uso per attività convegnistiche, teatrali, performative, espositive mantenendo l’unicità dell’unitarietà e ampiezza dello spazio senza alterare l’attuale configurazione dello spazio interno;

    3) nel caso in cui sia prevista una destinazione ad uso residenziale e/o a residenza universitaria, prediligere interventi pubblici o privati convenzionata prezzo calmierato, al fine di evitare fenomeni di gentrificazione; 4) promuovere un’azione di rigenerazione che metta a sistema e garantisca la fruibilità pubblica degli spazi verdi e degli spazi aperti dell’intera area nel rispetto delle loro differenti caratteristiche (giardini storici, spazi pubblici di più ampia fruizione, ecc.). Nel trattamento dello spazio aperto, utilizzare ovunque possibile le tecniche che aumentino la permeabilità del suolo e diminuiscano il calore urbano;

    5) utilizzare, per l’intervento sull’edificato materiali e tecnologie compatibili con il valore storico degli edifici presenti e di basso impatto ambientale (bioedilizia), pur garantendo l’efficienza energetica e la sicurezza. Crediamo quindi che sia importante che l’area della Caserma rientri nel Piano urbanistico e ci attendiamo che la nostra osservazione venga accolta, anche per eliminare il sospetto che si vogliano tenere ‘le mani libere’ per interventi contrari all’interesse pubblico, come accaduto con il progetto Feris”.

    Forum Ferrara Partecipata

    Caserma del Friuli “scomparsa” dal Pug

    Forum Ferrara Partecipata ha richiesto che venga inserita nelle “Strategie Locali”

    «La caserma “scomparsa” dal Piano Urbanistico della città». A segnalarlo Forum Ferrara Partecipata dopo la presentazione del Pug. «O meglio – precisa il gruppo – il complesso delle caserme Pozzuolo del Friuli ed Ex Cavallerizza, serie di immobili dismessa da meta degli anni ’90 con edifici tutelati quali “beni culturali” è citato nella parte del Piano dedicato all’analisi dell’esistente ed è anche segnalato nella descrizione del quartiere centro storico tra gli edifici pubblici degradati e meritevoli di rigenerazione, ma poi scompare nella parte del Piano dedicato a ciò che operativamente si dovrebbe fare.  «La Caserma non viene menzionata nel lungo elenco di “Oppotunità di rigenerazione e conversione” – prosegue Forum Ferrara Partecipata- che comprende invece edifici come la caserma Bevilacqua, I’ex Ipsia di via Roverella, il palazzo Furiani, il chiostro San Benedetto, il palazzo Melli, l’ ex Poliambulanza e tanti altri. Riteniamo che la Caserma e la Cavallerizza rientrino a gran ragione in quelle “parti di citta” per cui rivedere gli obiettivi per il miglioramento della qualità urbana e ambientale, gli usi e le trasformazioni ammissibili, stabilendo i requisiti e le condizioni cui subordinare ‘intervento».

    «Come Forum Ferrara Partecipata abbiamo presentato pertanto un’osservazione al Pug con la richiesta che ‘area dell’ex Caserma sia inserita nelle “Strategie locali” e che sia elaborata una “scheda progettuale d’ambito” per la rigenerazione sia della Caserma Pozzuolo del Friuli che dell’ex Cavallerizza».

     

    La caserma che non c’è

    Forum Ferrara Partecipata chiede che il complesso rientri nel Pug anche “per eliminare il sospetto che si vogliano tenere ‘le mani libere’ per interventi contrari all’interesse pubblico”

    Come Forum Ferrara Partecipata vorremmo segnalare a tutti coloro che hanno seguito le vicende del progetto Fe.ris, il progetto di recupero della caserma Pozzuolo del Friuli contestato dai cittadini per la mancanza di pubblica utilità e di sostenibilità ambientale e poi bloccato dal Consiglio Comunale un anno fa, che la caserma è “scomparsa” dal Piano Urbanistico (Pug) della città.

    O meglio, il “Complesso delle Caserme Pozzuolo del Friuli e Ex Cavallerizza, complesso immobiliare dismesso da metà degli anni ’90 con edifici tutelati quali beni culturali” è citato nella parte del Piano dedicato all’analisi dell’esistente ed è anche segnalato nella descrizione del quartiere centro storico tra gli edifici pubblici degradati e meritevoli di rigenerazione, ma poi scompare nella parte del Piano dedicatoa ciò che operativamente si dovrebbe fare.

    La Caserma non viene menzionato nel lungo elenco di “Opportunità di rigenerazione e conversione” che comprende invece edifici come la caserma Bevilacqua, l’ex Ipsia di via Roverella, il palazzo Furiani, il chiostro San Benedetto, il palazzo Melli, l’ex Poliambulanza e tanti altri.

    Riteniamo che la Caserma e la Cavallerizza, situate in un comparto di grande rilievo (che comprende Palazzo Schifanoia, istituzioni museali civiche, strutture universitarie) rientrino a gran ragione in quelle “parti di città” per cui prevedere, secondo la legge Urbanistica Regionale n. 24/2017 “gli obiettivi per il miglioramento della qualità urbana e ambientale, gli usi e le trasformazioni ammissibili, stabilendo i requisiti e le condizioni cui subordinare l’intervento”.

    Come Forum Ferrara Partecipata abbiamo presentato pertanto un’osservazione al Pug con la richiesta che l’area dell’ex Caserma sia inserita nelle “Strategie locali” e che sia elaborata una “scheda progettuale d’ambito” per la rigenerazione sia della Caserma Pozzuolo del Friuli che dell’Ex Cavallerizza e abbiamo inoltre elencato i criteri che, secondo noi, dovrebbero essere tenuti in considerazione per una corretta strategia di rigenerazione, in grado di garantire la qualità architettonica e la continuità con la valenza storico architettonica della parte di città in cui tali edifici sono inseriti.

    Il primo criterio di qualità elencato prevede di rispettare la qualità dell’insieme di spazi aperti e costruiti, limitando al massimo la quantità di nuove costruzioni, puntando su interventi che non superino in altezza gli edifici esistenti.

    Il secondo chiede di definire nuove destinazioni d’uso che garantiscano il rispetto del preminente interesse pubblico dell’area, per la realizzazione di servizi al cittadino coerenti con le caratteristiche di quell’area: servizi di tipo culturale (possibili funzioni di completamento e di servizio delle vicine strutture museali), di tipo formativo (specie universitario) e ricreativo, con una particolare predilezione per attività di tipo innovativo e inclusivo.

    Inoltre, si ritiene che gli edifici dell’ex caserma siano particolarmente adatti ad un uso pubblico sociale per incontri, conferenze, riunioni, laboratori, spazi attualmente carenti in città.

    In particolare per l’edificio della Cavallerizza prevedere l’uso per attività convegnistiche, teatrali, performative, espositive mantenendo l’unicità dell’unitarietà e ampiezza dello spazio senza alterare l’attuale configurazione dello spazio interno.

    Il terzo criterio, nel caso in cui sia prevista una destinazione ad uso residenziale e/o a residenza universitaria, mira a prediligere interventi pubblici o privati convenzionati a prezzo calmierato, al fine di evitare fenomeni di gentrificazione; mentre il quarto punta a promuovere un’azione di rigenerazione che metta a sistema e garantisca la fruibilità pubblica degli spazi verdi e degli spazi aperti dell’intera area nel rispetto delle loro differenti caratteristiche (giardini storici, spazi pubblici di più ampia fruizione, ecc.).

    Nel trattamento dello spazio aperto, utilizzare ovunque possibile le tecniche che aumentino la permeabilità del suolo e diminuiscano il calore urbano.

    L’ultimo criterio è quello di utilizzare, per l’intervento sull’edificato materiali e tecnologie compatibili con il valore storico degli edifici presenti e di basso impatto ambientale (bioedilizia), pur garantendo l’efficienza energetica e la sicurezza.

    Crediamo quindi che sia importante che l’area della Caserma rientri nel Piano Urbanistico e ci attendiamo che la nostra osservazione venga accolta, anche per eliminare il sospetto che si vogliano tenere “le mani libere” per interventi contrari all’interesse pubblico, come accaduto con il progetto Feris.

    Fe.ris, Ferrara Partecipata attende il coinvolgimento dei cittadini

    Il Forum continuerà “i flash mob finché non ne verrà fissata la data, è necessario che finalmente i cittadini siano coinvolti”

    Non si ferma Ferrara Partecipata e continuerà a trovarsi ogni venerdì sotto il Volto del Cavallo fino a quando non verrà avviato il percorso di partecipazione per una nuova progettualità dell’area dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli.

    L’assessore Alessandro Balboni ha annunciato l’avvio del percorso per cui è stato affidato un incarico alla società Consorzio Ferrara in Ricerca. Il Forum ne prende “atto con la speranza che finalmente venga avviato un vero percorso partecipativo, ma continueremo con i flash mob finché non ne verrà fissata la data di inizio”.

    Il progetto di riqualificazione dell’area, rispetto a come era stato presentato, “dovrà essere ripensato” ed “è necessario che finalmente i cittadini siano coinvolti prima”. Un percorso di “elaborazione del nuovo progetto” con idee e valutazioni che emergano “nel percorso partecipativo” e possano così “orientare e guidare la successiva elaborazione tecnica”.

    “Il 27 febbraio dell’anno scorso – riepiloga il Forum Ferrara Partecipata – il sindaco Fabbri, in Consiglio Comunale, aveva annunciato l’intenzione di coinvolgere la cittadinanza in un percorso partecipativo sulla riqualificazione della ex caserma”.

    Questo è avvenuto dopo che importanti mobilitazioni erano riuscite a bloccare il progetto Fe.ris che, dice il Forum, “avrebbe svenduto ai privati l’ex caserma Pozzuolo del Friuli, con aggiunta di nuovi volumi di edificazione alti 18 metri, e avrebbe cementificato aree di pregio in prossimità delle Mura, per realizzare un parcheggio in via Volano e l’ennesimo ipermercato in via Caldirolo”.

    Un progetto che “è stato bloccato perché era radicalmente sbagliato, privo di utilità pubblica, ambientalmente non sostenibile, regressivo rispetto ad un’idea di città che guarda al futuro. L’anno scorso Fe.ris era stato presentato in consiglio comunale senza una preliminare discussione con gli abitanti della città”.

    ’Ferrara partecipata’ in campo: “La politica rifletta su rinnovabili, consumo di suolo e aree verdi”

    Il forum affida ai partiti un pacchetto di proposte per la “conversione ecologica della città”. Il 16 gennaio convegno con Farinella e Venturi. Tagliati: “Vogliamo essere trasversali”.

    Il Forum Ferrara Partecipata apre la campagna elettorale. E sono i portavoce Alessandro Tagliati, Francesca Cigala e Sergio Fiocchi ad annunciarlo. La prima occasione pubblica sarà l’incontro, in programma martedì 16 gennaio alla sala della parrocchi di San Giacomo Apostolo (in via Argine ducale), con il docente Unife, Romeo Farinella e Margherita Venturi, docente dell’Alma Mater in cui verrà illustrata la proposta di realizzare un piano urgente di conversione ecologica della città. Saranno proprio i temi ambientali il fulcro dell’attività del Forum. “Consegniamo a tutta la politica – spiega Cigala – le nostre proposte che, sinteticamente, riguarderanno la mobilità, il passaggio alle rinnovabili (che presuppone l’abbandono dei combustibili fossili), la rinaturalizzazione della città con l’estensione delle aree verdi e lo stop al consumo di suolo”. Proprio sul tema della mobilità, Cigala insiste a più riprese spiegando che “non servono interventi a spot, ma serve una vera e propria rivoluzione sulla mobilità”. Lo slogan che lancia Tagliati delinea una prospettiva: “Ferrara deve diventare una grande comunità energetica”. Anche su questo punto, partendo dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, l’esponente del Forum rilancia la necessità di “realizzare un piano per l’installazione di pannelli solari sui tetti degli immobili comunali”. Perché evidentemente il motore propulsivo della rivoluzione green che l’associazione di cittadini ha in mente è proprio il Comune. La dimensione, secondo Fiocchi, deve essere quella “comunitaria: lo sforzo da fare è uscire dall’individualismo per cercare soluzioni che facciano bene alla collettività”. Al netto delle enunciazioni di principio, i militanti del Forum vogliono “consegnare alla politica” una serie di spunti operativi “per lavorare concretamente su questa emergenza sulla quale vengono spese tantissime parole, ma di fatti se ne vedono ancora ben pochi”. La dimensione, certamente, è globale. “Ma il primo sforzo per invertire la tendenza – ammonisce Cigala – deve partire proprio dalla dimensione delle città”. Se è vero che il Forum nasce come movimento civico di contrapposizione al progetto Feris (poi bocciato in Consiglio Comunale, dopo un lungo strascico polemico in particolare sull’ipotesi di realizzare un centro commerciale a ridosso delle Mura), lo sforzo dei militanti è quello “essere trasversali”. “Il nostro auspicio – aggiunge Tagliati – è che al nostro incontro non partecipino solo i cittadini o i politici di un solo schieramento. Vorremmo che tutti si confrontassero su questo tema”.

    Forum Ferrara Partecipata cerca la svolta: “Pubblicizzare i beni comuni”

    Terzo incontro organizzato da Forum Ferrara Partecipata per la città del futuro: al centro della discussione con la cittadinanza il tema dei beni comuni. Interviene Anna Zonari di La Comune Ferrara: “La nostra Traccia è un programma partecipativo”

    Una Ferrara del futuro, libera e democratica, e che tuteli i beni comuni. Nel terzo incontro organizzato da Forum Ferrara Partecipata nella sala sinodale della parrocchia di San Giacomo Apostolo si è discusso con la cittadinanza sul tema dei beni comuni e della loro pubblicizzazione.

    “I beni comuni non sono né privati né pubblici”, introduce Corrado Oddi di Forum Ferrara Partecipata. “Hanno una funzione collettiva: sono naturali e sociali. La loro gestione dovrebbe essere pubblica e partecipata, come prevede la Costituzione. Ma dagli anni Novanta in Italia si è diffusa la privatizzazione di questi beni, che ha portato delle conseguenze come la messa in gestione al mercato dei principali beni comuni, portando a minori investimenti e a maggiori tariffe“.

    Hera è un caso esemplare“, prosegue Oddi, “di multiutilities quotate in borsa mosse da logiche di mercato. La quota pubblica di Hera è in calo: e negli ultimi due anni, con gli incrementi delle bollette del 90% per le famiglie, i profitti e i dividendi dell’azienda sono aumentati”.

    “La proposta è svoltare verso la pubblicizzazione dei beni comuni. Prima di tutto, la questione dei rifiuti urbani: Hera lavora dal 2017 in proroga. E Ferrara è tra le città in regione che produce più rifiuti. Il sistema porta a porta darebbe migliori risultati: per diminuire la produzione di rifiuti e minimizzare quelli non riciclati, con costi abbordabili. E poi c’è l’inceneritore: si può chiudere una delle due linee, perché brucia più rifiuti speciali che urbani, nella prospettiva di un’uscita completa dall’incenerimento”.

    “Infine, ripubblicizzare il servizio idrico“, conclude Oddi. “Nel 2027 scadranno le concessioni a Hera e Cadf. Noi proponiamo un’unica azienda provinciale a capitale pubblico, e per farlo si deve iniziare dalla prossima amministrazione”.

    La parola passa a Marco Bersani, socio fondatore di Attac Italia: “Pubblico e privato sono due modi diversi di intendere la comunità, che non può essere gestita secondo logiche di mercato. Lo spazio e il tempo della nostra vita sono diversi da quelli del mercato: la vita ha un tempo lungo in uno spazio limitato, quello della comunità; al contrario il mercato ha uno spazio illimitato, e un tempo limitato in base ai profitti, generando scelte in contrasto con i diritti delle persone“.

    La partecipazione è necessaria per chi abita nella comunità e desidera la qualità della vita in un territorio, dal quale invece il mercato estrae i valori. È ormai fallito il modello liberista basato sulla globalizzazione: al centro delle riflessioni devono tornare le comunità territoriali, che si creano partecipando come cittadinanza alle decisioni, autoproducendo la propria energia e discutendo del suo consumo, concretamente. I Comuni invece – che producono meno debito pubblico – sono stati messi con le spalle al muro per mettere sul mercato ciò che prima non lo era, privatizzando dunque la ricchezza pubblica: è fondamentale ridiscutere le risorse in mano al Comune, per una comunità di cura”, conclude Bersani.

    Infine, l’intervento del sociologo e docente di Unife Alfredo Alietti. “Non si può parlare di bene pubblico senza partecipazione. Ma c’è un tertium non daturle istituzioni pubbliche. E non c’è trasformazione del bene pubblico senza la trasformazione delle istituzioni che governano un territorio, che siano di destra o sinistra: e il potere non sta cambiando, e tutti i discorsi sulla partecipazione rimangono nella retorica”.

    “Siamo in debito di risorse come debito pubblico, e viviamo in un momento di deficit di competenze democratiche. Come si crea la partecipazione?”, si domanda Alietti. “C’è chi non ha voce, e alla fine partecipa chi è preparato e possiede le risorse economiche e culturali e quindi sta già partecipando“.

    “Infine, una piccola critica. Tutte le ricerche sociologiche portano a un solo risultato: possiamo autogovernarci in modo che i beni comuni siano una risorsa per la comunità in un modo solo, cioè tra simili, quando ci si relaziona e riconosce secondo elementi comuni. Ma noi ci confrontiamo sempre con le diversità e con nuove richieste di diritti“.

    Dei tre candidati al ruolo di Primo cittadino invitati all’incontro, è intervenuta Anna Zonari di La Comune di Ferrara: “La nostra ‘traccia condivisa per cambiare Ferrara’ è un programma aperto, che si articola sui beni comuni; è un percorso partecipativo per la cittadinanza, che qui vive. Bisogna cambiare l’ottica con cui guardare all’amministrazione quando si parla di beni comuni, coinvolgendo i cittadini quando le decisioni non sono già state prese. Questo nostro percorso partecipativo dal basso, però, a volte è stato frainteso”.

    Poi, la candidata affronta un problema di questi giorni, l’inquinamento in città, dovuto alle polveri sottili ad alti livelli: “Non ho mai visto un post sui social sul tema dell’inquinamento a Ferrara da parte di Fabbri – ne parlo perché è lui il sindaco adesso. La figura del sindaco deve sensibilizzare le persone sui beni comuni, aiutarle a comprenderne le problematiche con l’educazione e non con i divieti”.

    Forum Ferrara Partecipata: no alla privatizzazione dei Beni Comuni

    Partecipazione attiva della cittadinanza e cura dei Beni Comuni, cioè dei beni e dei servizi funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona: sono i due poli della visione del futuro della città al centro del terzo incontro del Forum Ferrara Partecipata, che si è tenuto venerdì 16 Febbraio nella Chiesa di San Giacomo apostolo.

    Beni comuni cioe’ beni, naturali e sociali,  a disposizione  di tutti sono le risorse collettive su cui il Forum Ferrara partecipata  ha invitato i cittadini e le forze politiche al confronto per realizzare una nuova gestione pubblica di questi servizi, dai rifiuti, all’ acqua, all’energia, al trasporto pubblico, alla casa,alla  salute, che, per la loro stessa natura,   non possono essere orientati dalle logiche di mercato, cioè dalla corsa alle privatizzazioni,  ma devono basarsi sulla partecipazione della cittadinanza.

     Obiettivo dell’incontro una richiesta esplicita alle Istituzioni  di coinvolgimento nella progettazione della città guardando a una diversa idea dell’abitare insieme, in sostanza la proposta,di  una visione diversa  delle relazioni nella gestione dei beni comuni fra amministratori e cittadinanza che deve tutelarli e prendersene cura con una responsabilità condivisa.

    Tre i relatori e tre i racconti per rendere esplicito il senso della proposta. Quello di Corrado Oddi incentrato sulla necessità  per una societa democratica di rafforzare la gestione pubblica partecipata e il ruolo dell’intervento pubblico nella gestione dei servizi pubblici dalla sanità all’edilizia pubblica  al trasporto pubblico locale, con due proposte nell’immediato, la ripubblicizzazione di due fondamentali servizi gestiti da Hera, la gestione dei rifiuti urbani e del servizio idrico Oddi ha anche aggiunto la proposta di reinternalizzare  i servizi comunali, dai nidi alle scuole, dell’infanzia alle biblioteche, che sono state oggetti di esternalizzazioni dal 2010 in avanti.

    Per Marco Bersani, socio fondatore di Attac Italia, la piu vasta rete di opposizione alle logiche dell’economia e della politica neoliberista, il  governo delle persone e delle cose secondo il neoliberismo antepone il profitto ad ogni altra considerazione, facendo  del mercato il regolatore unico della convivenza civile- “Solo una  societa della cura, come  nuovo paradigma culturale, ha aggiunto,  può tornare ad assicurare una qualità della vita degna per tutta la collettività.

    Il professor Alfredo Alietti, sociologo di Unife, autore con Romeo Farinella, docente di Progettazione urbanistica, del  saggio “Per un manifesto contro la citta autoritaria” è intervenuto sul futuro delle nostre città e del loro ruolo all’interno dei processi democratici. La sua  riflessione intende legare città, democrazia, diritti, politiche, diseguaglianze, crisi ambientale, autoritarismo, portando allo scoperto il carattere disumano e disumanizzante di pratiche di governo di carattere neoliberista, contro le quali appare difficile opporsi,  divenute egemoni in questi anni nelle nostre comunità.

    All’invito esteso dal Forum ai candidati sindaco e sindaca alle prossime amministrative ha risposto positivamente Anna Zonari , intervenuta per  dare un contributo alla riflessione sulla domanda che il Forum intende rivolgere al/la futuro/a sindaco/a di Ferrara su come intenda promuovere nella prossima legislatura la gestione partecipata dei beni comuni, non come  semplice consultazione della cittadinanza, ma come decisione condivisa.  Impossibilitato ad intervenire il sindaco uscente Alan Fabbri, Nessuna risposta da parte di Fabio Anselmo.

    ‘Beni comuni, diritti e partecipazione’, il Forum: “Serve nuova gestione pubblica”

    Appuntamento aperto ai cittadini, ai candidati sindaci e a tutte le forze politiche

    L’argomento al centro del dibattito, dal titolo ‘Beni comuni, diritti e partecipazione’, è finalizzato a indicare proposte per una nuova gestione pubblica. L’incontro, in programma venerdì 16 febbraio alle 17.30 alla Parrocchia di San Giacomo apostolo, in via Arginone 161, è organizzato dal Forum Ferrara Partecipata.

    L’appuntamento sarà introdotto da Corrado Oddi, che presenterà le proposte del Forum in tema di beni comuni e vedrà i contributi di Marco Bersani, di Attac Italia, e di Alfredo Alietti, sociologo e docente all’Università di Ferrara. A moderare il dibattito sarà la giornalista Dalia Bighinati. “Intendiamo avanzare analisi e proposte – hanno evidenziato gli organizzatori – per definire impegni concreti che garantiscano un’effettiva tutela e difesa dei beni comuni, la cui gestione va ripubblicizzata e che deve essere una scelta al centro delle politiche di rinnovamento e trasformazione della città”. All’incontro pubblico, oltre alla cittadinanza tutta, l’invito da parte del Forum a partecipare e a intervenire è rivolto tutte le forze politiche e sociali. “In più – hanno aggiunto gli organizzatori – abbiamo esteso tale invito ai tre candidati sindaci Anselmo, Fabbri e Zonari”.

    Acqua e rifiuti: Ferrara Partecipata interroga i tre candidati sindaci sui “beni comuni”

    Venerdì 16 febbraio incontro pubblico organizzato dal Forum con Fabbri, Anselmo e Zonari per discutere di ripubblicizzazione dei servizi

    I beni comuni. È questo il tema dell’iniziativa proposta per venerdì 16 febbraio dal Forum Ferrara Partecipata, che alle ore 17.30, nella Sala Sinodale della Parrocchia di San Giovanni Apostolo, discuterà insieme a Marco Bersani, Attac Italia ed esperto di beni comuni e privatizzazioni, e Alfredo Alietti, sociologo e professore presso l’Università di Ferrara.

    All’incontro pubblico, aperto a tutta la cittadinanza, sono stati invitati a partecipare i tre candidati sindaci Fabbri, Anselmo e Zonari. Si tratta del terzo incontro organizzato da Forum Ferrara Partecipata, che aveva già proposto dibattiti relativi alla democrazia partecipativa e alla decarbonizzazione delle città.

    “Forum Ferrara Partecipata non sostiene nessun candidato e nemmeno liste elettorali – sottolinea Corrado Oddi in conferenza stampa – ma abbiamo ritenuto importante invitare i tre candidati affinché esprimano la loro opinione sui temi in campo. Il nostro interesse è quello di produrre proposte e riflessioni che vengano sentite e accolte anche in politica”.

    Il tema che sarà affrontato durante il dibattito è quello dei beni comuni, “che servono all’esercizio dei diritti fondamentali legati al libero sviluppo delle persone” continua Oddi. Divisibili in beni comuni naturali e sociali, devono essere gestiti dal pubblico e in maniera partecipata. “Sono decenni che i beni comuni sono soggetti alla privatizzazione, a Ferrara il servizio rifiuti e l’acqua pubblica sono in mano a Hera, che gestisce più che altro profitti, non servizi pubblici”.

    Forum Ferrara Partecipata propone che questi beni comuni siano gestiti dal pubblico o ripubblicizzati: la prima questione della quale si discuterà nella serata di venerdì sarà relativa alla gestione dei rifiuti, che Hera possiede in proroga dal 2017. “Appena sarà definita la prossima consiliatura, andrà deciso chi gestirà i rifiuti in città” spiega Oddi. Il secondo argomento di discussione riguarderà il servizio idrico, “che andrebbe ripubblicizzato: Ferrara alta è gestita da Hera, quella bassa da Cadf. Le concessioni scadranno nel 2027, sembra una data lontana ma non lo è: a quella data si dovrà passare a una sola azienda pubblica che gestisca in toto l’acqua provinciale. Ci si dovrà far trovare preparati, stabilendo un piano industriale ed economico” termina. La serata di venerdì riguarderà quindi principalmente la ripubblicizzazione del servizio.

    Anche Lucia Ghiglione è intervenuta in conferenza stampa, ricordando che “il nostro intento è quello di far riflettere i cittadini sui propri bisogni e sui beni per loro essenziali, che devono essere sottratti alle logiche del mercato. Privatizzare e appaltare fa sì che la capacità del Comune di far sentire la voce dei cittadini sia sempre meno forte”. In chiusura di conferenza Francesca Cigala Fulgosi ha ribadito: “Forum Ferrara Partecipata non partecipa a liste, ma fa politica proponendo partecipazione e conversione ecologica, le città devono programmare con attenzione alla giustizia e all’equità”.

    FLASH MOB PER UNA CASERMA PARTECIPATA

    FORUM FERRARA PARTECIPATA

    FLASH MOB PER UNA CASERMA PARTECIPATA

    Venerdì 22 marzo

    – Per fare pressione sul sindaco che non ha dato corso a quanto stabilito dal Consiglio comunale del 27 febbraio che impegnava il Sindaco e la Giunta ad attivare il percorso di partecipazione dei cittadini sulle scelte per la riqualificazione della caserma Pozzuolo del Friuli e che non ha ancora risposto alle lettere del 5/6 e del 23/11 in cui lo sollecitiamo ad attivare il coinvolgimento dei cittadini.

    – Il 10/10 il Consiglio comunale ha approvato una risoluzione che impegna la Giunta a mettere in bilancio il finanziamento del percorso partecipativo.

    -Sul quotidiano municipale Cronaca Comune dell’1/2 l’assessore Balboni ha annunciato che l’incarico per la realizzazione del percorso partecipato relativo alla Caserma Pozzuolo del Friuli è stato affidato alla società Consorzio Ferrara in Ricerca.

    Ne prendiamo atto con la speranza che finalmente venga avviato un vero percorso partecipativo, ma continueremo con i flash mob finché non ne verrà fissata la data di inizio.

    – Vogliamo che i cittadini siano coinvolti nelle scelte di trasformazione della città!

    – Continuano i flash mob. Siete tutti invitati a partecipare.

    Tutti i venerdì dalle 11 alle 12, sotto il Municipio, davanti al Volto del Cavallo