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Quando: Martedì 21 aprile 2026, ore 21
Dove: Centro Sociale il Melo, via del Melo, 60
Quando: Martedì, 21 aprile 2026, ore 10
Dove: presso la sede della Provincia, corso Isonzo, 105

    Autore: Rodolfo Baraldini

    DI CHI È LA CITTÀ, PROCESSI PARTECIPATIVI E RIGENERAZIONE URBANA

    DI CHI È LA CITTÀ, PROCESSI PARTECIPATIVI E RIGENERAZIONE URBANA

    Mercoledì 10/05, ore 17:00, c/o Factory Grisù, Via Mario Poledrelli, 21

    ne parlano:
    Carlo Cellamare urbanista, DICEA, Università La Sapienza di Roma,
    Alfredo Alietti sociologo urbano, Dipartimento di studi Umanistici, Università di Ferrara
    con: Dalia Bighinati, Forum Ferrara Partecipata.

    OPERE DI PUBBLICA INUTILITÀ: OVVERO COME UNA CITTADINANZA PARTECIPATA PUÒ IMPEDIRLE.

    Il discorso è partito da quel piccolo inutile parcheggio che stanno realizzando in via del Melo.

    Nuovo inutile parcheggio in costruzione in via del Melo
    Nuovo inutile parcheggio
    Attuale parcheggio in via del Melo
    Attuale grande parcheggio
    BLU : parcheggio davanti all’asilo
    VERDE: parcheggio davanti al Centro Sociale
    ROSSO: nuovo inutile parcheggio

    Grazie ad un architetto esperto di norme,procedure e pratiche, in provincia e comune, abbiamo ricostruito il percorso che sta portando a realizzare un piccolo parcheggio, impermeabilizzando un area verde, adiacente ad un grande parcheggio quasi sempre praticamente vuoto, in una strada con moltissimi più posti auto che residenti, insomma un parcheggio di cui non si sentiva assolutamente il bisogno, a scapito di verde pubblico e soprattutto alberi.

    È evidente che contrariamente ai bei progetti ed alle belle parole, chi programma il futuro della città ha ancora in mente il modello auto-centrico di una città a misura d’auto e non d’uomo. Visto che l’attuale grande parcheggio 2 o 3 giorni all’anno può risultare pieno, hanno pensato “bene” di aggiungere una quindicina di posti auto con un nuovo parcheggio.

    Dopo che l’architetto ci ha parlato di accordi tra comune e privati, RUE, PUG, POC, PUA, PSC, PUMS, leggi regionali abbiamo capito che questa inutile opera urbanistica è stata realizzata nel rispetto delle norme e che se qualche cittadino avesse voluto far notare che quel nuovo parcheggio rappresenta un inutile consumo di suolo, non favorisce la mobilità sostenibile e che insomma non serve ad una cippa e si potevano fare cose molto migliori, avrebbe dovuto, entro 60 giorni da quando è stato pubblicato il bando, il POC, il PUA o qualche altro imperscrutabile acronimo, inviare le sue osservazioni o istanze o contestazioni. A queste istanze inviate nei tempi prescritti, gli amministratori devono rispondere positivamente o negativamente, per lo più attraverso i tecnici responsabili. Se l’istanza non viene inviata nei 60 giorni prescritti diventa una normale “lettera” agli ammministratori locali, una di quelle che, se si vuole ottenere qualcosa, tanto vale inviare “aperta” anche ai giornali. Quanti cittadini vanno a consultare tutti i bandi e atti del comune per vedere se ce ne è qualcuno dove dovrebbero opporsi? Che strumenti esistono per consentire alla cittadinanza una effettiva partecipazione alla programmazione urbana? Nelle città che hanno circoscrizioni e quartieri definiti da statuto, il comune comunica anticipatamente al consiglio di circoscrizione o di quartiere gli atti, ma a Ferrara dove questo decentramento amministrativo non esiste come è possibile informare e coinvolgere la cittadinanza prima che vengano prese decisioni che vanno contro i suoi interessi? Il problema che si pone allora è proprio quello della democrazia diretta/partecipativa e di come queste possano realizzarsi. In politica, quando si parla di cittadinanza partecipata questo concetto è solitamente ristretto a un problema di consenso o dissenso. Consenso/dissenso che nella democrazia partecipativa deve manifestarsi non solo il giorno delle elezioni. Una vera partecipazione comporta poi che il contributo della cittadinanza sia anche propositivo. Ammesso però che ci siano strumenti in grado di raccogliere e rafforzare la “voce” dei cittadini, con le loro rivendicazioni e proposte, si deve sempre verificare che disponibilità hanno i governanti ad ascoltare quella “voce”. Purtroppo una classe politica che si preoccupa del consenso della cittadinanza solo il giorno delle elezioni, difficilmente è disposta a istituire strumenti che consentano ad una cittadinanza partecipata di esercitare una influenza sui processi politici. Una reale democrazia partecipativa comporta la formazione di scelte collettive e implica un trasferimento di quote di potere dai governanti ai cittadini. I cittadini dovrebbero sempre poter disporre delle informazioni necessarie per poter esprimere il proprio punto di vista informato. Nella campagna contro il Fe.ris abbiamo verificato come fosse poco informata la cittadinanza e come questo fosse il principale ostacolo nel coinvolgerla. Visto che a Ferrara, ma penso in tutta Italia, siamo molto lontani dall‘avere le condizioni e strumenti necessari per una efficiente democrazia partecipata ed anche la cosiddetta e-democracy è ben lontana da realizzarsi che cosa possiamo fare ?

    1° Sfruttare tutti i canali e strumenti di informazione e comunicazione disponibili per coinvolgere i cittadini

    2° Pretendere dalla amministrazione locale che vengano istituiti strumenti di consultazione e ascolto dei cittadini e se non lo fanno alzare la nostra voce

    3° Pretendere dalla amministrazione locale che attivi processi negoziali finalizzati a prendere decisioni condivise tra l’amministrazione e i cittadini portatori d’interesse e se non lo fanno portare avanti le nostre rivendicazioni con l’azione diretta.

    Intervento introduttivo all’assemblea del 25 gennaio 2023, integrata con l’intervento all’incontro del 14 marzo, sul recupero dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli a Ferrara

    La caserma Pozzuolo del Friuli ha cessato la propria funzione militare nel 1997. Si tratta quindi, da oltre
    vent’anni, di una grande struttura dismessa, perché ha perso la funzione per la quale era stata costruita.
    Occupa uno spazio importante nel centro storico della città , buona parte di un grande isolato nel quale è
    inserito anche palazzo Schifanoia. Quello che, in passato, sarebbe stato definito un “comparto risorsa”, un
    comparto utile cioè a dare soluzione anzitutto a problemi esistenti nel quadrante del centro storico in cui si
    trova inserito.
    Il comparto era, e di fatto è tuttora, di proprietà pubblica e questo dovrebbe facilitarne il recupero per
    funzioni utili alla comunità locale. Avviene invece da tempo in questo Paese che le proprietà demaniali non
    siano considerate, in quanto tali, al servizio delle comunità locali in cui si trovano ma voci di bilancio, da
    mettere in vendita sul mercato immobiliare per “fare cassa”. A questo proposito mi pare indicativa una
    breve lettera che firmai come presidente della sezione di Italia Nostra di Ferrara inviata nel dicembre del
    2003 al Ministero del Tesoro: “In occasione della importante riunione fissata in data odierna presso codesto
    Ministero, avente per oggetto il destino del complesso immobiliare della caserma Pozzuolo del Friuli di
    Ferrara, la locale sezione di Italia Nostra richiama con forza l’attenzione dei Ministeri competenti sulla
    importanza strategica della struttura, attraverso adeguati strumenti di pianificazione, per la soluzione di
    problemi riguardanti l’intero centro storico della città, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità.
    Auspica pertanto che il complesso immobiliare sia assicurato al controllo e all’uso pubblico attraverso
    l’interesse dichiarato ed espresso dal Comune di Ferrara”.
    Non è un comparto da recuperare in modo qualunque: qualsiasi altra Amministrazione Comunale dal 97
    ad oggi sarebbe stata capace di recuperare quel comparto alle condizioni che vengono proposte-imposte
    oggi dalla attuale Amministrazione col progetto Fe.Ris; il fatto è che si sarebbero vergognati anche solo a
    proporre una operazione del genere:
    si tratta di una grande operazione speculativa privata nell’area della caserma, collegata con operazioni
    speculative in aree esterne di grande pregio, finora considerate intoccabili dalla pianificazione urbanistica
    vigente e dalle norme che regolano, dagli anni ’50 ad oggi, lo sviluppo della città. Un regalo senza
    precedenti ad operatori privati attraverso lo strumento dell’accordo di programma, che creerebbe un
    precedente gravissimo, una autostrada per future operazioni del genere.
    Cosa prevede il progetto Fe.Ris nel suo complesso è cosa nota ed evito di ripeterla. Mi limito a dire che nel
    comparto della ex caserma vengono proposti nuovi edifici a pochi passi da palazzo Schifanoia
    assolutamente inguardabili dal punto di vista architettonico e che viene proposta una nuova piazza, forse
    per cercare di dimostrare che nell’intervento c’è anche un interesse pubblico, dove non è mai esistita e
    dove costituirebbe una anomalia nel tessuto edilizio storico della città.
    Occorre ricordare che l’intera area e buona parte degli edifici che su di essa insistono è vincolata dalla
    Soprintendenza. Un vincolo che fu posto, che io sappia, dall’allora soprintendente regionale Elio Garzillo su
    buona parte degli immobili storici posti in vendita dal Demanio nel tentativo di salvarli da interventi
    unicamente speculativi potenzialmente devastanti.

    Il mio parere, del tutto personale, è che in interventi di recupero-rigenerazione di aree dismesse di questo
    tipo non è da escludere a priori che siano necessari anche nuovi volumi. Gli indici volumetrici nei nostri
    centri storici sono normalmente elevati, ma la qualità della vita all’interno delle città storiche è
    normalmente alta, perché la qualità della vita dipende da altri fattori preminenti, quali ad esempio la
    socialità, la maggior possibilità di relazioni sociali e la presenza di servizi.
    La eventuale necessità di volumetrie aggiuntive (o integrative, poi spiego in seguito cosa intendo) devono
    però nascere da un progetto generale di recupero del comparto che abbia come protagonisti principali
    istituzioni pubbliche, per finalità di preminente interesse pubblico, progetto che poi può essere in parte
    realizzato anche con il concorso di privati. E’ illusorio pensare che un comparto del genere possa essere
    recuperato unicamente con iniziativa privata: oppure sì, è possibile, ma alle condizioni capestro proposte
    nel progetto Fe.Ris., considerate normali, anzi positive, da questa Amministrazione.
    Fissati i paletti all’interno dei quali ci si può muovere, chi dovrebbero essere i protagonisti e per quali
    finalità?
    Il comparto è di grande qualità – palazzo Schifanoia, istituzioni museali civiche, strutture universitarie nelle
    vicinanze- quindi Comune e Università innanzitutto, anche con il coinvolgimento della Cassa Depositi e
    Prestiti, attuale proprietaria dell’immobile.
    Per quali funzioni?
    – funzioni di completamento e di servizio delle vicine strutture museali – lo splendido edificio della
    cavallerizza si presta a destinazione convegnistica-congressuale, ma anche espositiva (per il
    comune, per l’università, per la città)
    – strutture didattiche per l’università e strutture residenziali per l’università, ma con investimenti
    pubblici legati al diritto allo studio, unici capaci di calmierare il mercato speculativo che colpisce gli
    studenti fuori sede
    – strutture residenziali pubbliche o private ed eventuali attività economiche di vicinato
    – altre funzioni utili o necessarie a risolvere problematiche presenti nel quartiere, funzioni da
    identificare parlando con la gente che vi abita, con incontri come questo. La storia nel nostro paese
    ci insegna che una città è viva se si mantiene vivo il centro storico. Tutte le parti di una città hanno
    pari dignità, ma il centro storico è, in genere, la parte più ricca di valori architettonici e di valori
    sociali identitari di una comunità; un centro storico vive se è abitato, se è vissuto. Ma vivere in
    centro comporta pregi, ma anche difetti e difficoltà. Queste difficoltà vanno identificate e, per
    quanto è possibile, superate, anche attraverso il recupero consapevole e mirato di comparti risorsa
    come quello della caserma Pozzuolo del Friuli.
    Identificate le nuove funzioni, utili e condivise, l’ente pubblico promotore deve farsi carico della
    progettazione. Il progetto mura insegna: fu possibile accedere ai fondi FIO perché era pronto un progetto
    credibile e di qualità di recupero della cerchia muraria e di gran parte della strutture culturali e museali
    della città. Per cogliere nel modo migliore possibile le occasioni di finanziamento occorre farsi trovare
    pronti.
    Dicevo sopra che per le nuove funzioni può essere che siano necessarie anche nuove costruzioni. L’ipotesi
    non mi scandalizza a priori. Bisogna però capire come.
    Io credo che in questi casi il metodo migliore sia sempre quello di partire dalla storia. Nella parte del
    comparto in cui il progetto Fe.ris colloca le nuove costruzioni c’era il convento di San Vito. Ecco io ripartirei

    da quello, per capire cosa è successo nel tempo, cosa è rimasto, cosa è stato demolito, cosa è stato
    trasformato. Una rilettura di quella preesistenza, una ricomposizione volumetrica parziale in chiave
    contemporanea (non certo rifacimenti in stile) potrebbe essere una strada per una riproposizione di parte
    del tessuto edilizio storico di quel comparto. Non certo edifici totalmente avulsi dal contesto come quelli
    proposti nel progetto Fe.Ris. e non certo una piazza, dove una piazza non serve e non c’è mai stata,
    proposta unicamente per dimostrare un inesistente interesse pubblico nell’intervento.
    Si sta parlando, lo ripeto, di una occasione straordinaria per reinserire nella vita della città un isolato
    importantissimo, che non può avvenire senza una grande presenza e volontà degli enti pubblici. Si tratta
    ora di verificare, e lo propongo anche come indicazione di lavoro per il Comitato, la effettiva volontà e
    disponibilità degli investitori pubblici potenzialmente interessati:
    – anzitutto la Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria dell’immobile, che mi risulta abbia tra le proprie
    attività e finalità il finanziamento di progetti e programmi di pubblica utilità,
    – l’Università, trattandosi di comparto vicino ad importanti strutture universitarie; l’Università
    investe ogni anno somme cospicue per il miglioramento e completamento delle proprie strutture
    anche nella nostra città,
    – il Comune, che dovrebbe essere il primo protagonista nel recupero del comparto, ovviamente
    ribaltando totalmente la convinzione che l’isolato possa essere utilmente recuperato affidandolo
    interamente all’iniziativa privata,
    – l’Acer, altro importante investitore pubblico nella città, per interventi di edilizia residenziale
    sociale nelle varie forme possibili, nel solco di una tradizione percorsa per decenni nel centro
    storico della nostra città dall’ex IACP con importanti risultati.
    Va detto infine che ogni intervento di recupero degli edifici esistenti, soprattutto se vincolati, deve partire
    da una attenta analisi tipologica degli edifici stessi per scegliere funzioni con essa compatibili. Le nuove
    funzioni vanno scelte anche in base alle caratteristiche degli edifici storici che le devono ospitare e non,
    come troppo spesso avviene, scelte a priori per poi manomettere gli edifici che le ospitano.

    Proposta per l’Ex-Caserma

    Accolgo volentieri l’invito a mettere per iscritto il mio intervento all’assemblea del Forum del 14 marzo
    scorso. È chiaro che una vera progettazione sarà possibile solo una volta conosciuta la natura e l’entità dei
    finanziamenti, l’articolazione interna degli edifici, la possibilità di modificarli e quant’altro. Quanto segue ha
    dunque solo lo scopo di partecipare al “concorso di idee” e stimolare il dibattito.
    Credo che le future destinazioni d’uso degli edifici dell’ex caserma debbano tenere conto della natura del
    quartiere in cui si inseriscono, che è sostanzialmente residenziale e (felicemente) privo di grandi esercizi
    commerciali, che si trovano però a poca distanza, facilmente raggiungibili anche senza ricorso all’auto.
    Nello stesso tempo l’area è caratterizzata dall’importante presenza di sedi universitarie, scuole e musei. La
    riqualificazione dell’ex caserma costituisce un’occasione per porre in dialogo fra loro queste vocazioni.
    Concordo dunque con l‘intervento di Ranieri Varese che propone di trasformare la Cavallerizza in uno
    spazio pubblico condiviso da residenti, studenti e visitatori: una struttura flessibile e multifunzionale che
    possa essere utilizzata per conferenze, riunioni e assemblee, spettacoli e mostre. Potrebbe ospitare anche
    un internet point con una piccola mediateca, dove sia possibile leggere i giornali online o vedere un film
    bevendo un caffè, così da rendere vivo e frequentato quotidianamente l’ambiente anche in assenza di
    iniziative.
    Quanto all’area dell’ex caserma, gli spazi sono molto ampi e piuttosto che pensare a un’unica destinazione
    proporrei un loro utilizzo a scopi differenti e complementari. Un edificio potrebbe ospitare aule per la
    didattica universitaria e sale studio, di cui in città non c’è meno bisogno che di alloggi per studenti. Al piano
    terra una mensa-ristorante-self service sarebbe frequentata sia da studenti che da turisti. Non escluderei a
    priori una trasformazione di parte degli stabili della caserma in residenze universitarie (i centri storici
    vivono se sono abitati), purché la loro quantità sia commensurata alla capacità di ricezione di un quartiere
    che non è affatto spopolato e purché si trovi una soluzione al problema del parcheggio.
    Non vorrei generalizzare un disagio personale ma mi sembra che le palestre siano fra i servizi di cui la città e
    il quartiere non siano sufficientemente dotati. Questa carenza costringe me come diversi altri cittadini ad
    accompagnare in auto i figli minori presso impianti periferici, spesso in orari serali, con conseguente
    aggravio di traffico e inquinamento. Aggiungo che la palestra della scuola media “Dante Alighieri” non è in
    grado di supplire alle necessità dell’istituto e gli studenti sono costretti a spostarsi presso la “Biagio
    Rossetti”, distante 700 m. L’utilizzo serale della palestra della Dante da parte di società sportive aumenta
    inoltre il problema del parcheggio per i residenti, in particolare nelle vie di Sant’Andrea e Formignana.
    Senza pensare a un centro di grandi dimensioni, una o due nuove palestre, che sarebbero più facilmente
    raggiungibili da viale Alfonso I, potrebbero essere utilizzate da studenti medi e universitari, società sportive,
    cittadini residenti nel quartiere e non.
    Mi sembra inoltre condivisibile la proposta avanzata da Emanuela Mari di destinare parte del complesso
    dell’ex caserma ad ampliare il giardino e a ospitare servizi di supporto all’attività del Museo di Palazzo
    Schifanoia, quali aule didattiche e per conferenze e depositi attrezzati per le opere. La riapertura dei varchi
    già esistenti alle due estremità dell’edificio ovest della caserma permetterebbe di collegare Palazzo
    Schifanoia con gli spazi espositivi di Palazzo Bonaccossi e, attraverso il Tennis Club Marfisa, con la
    retrostante Palazzina, le cui logge ed edifici nel giardino sono da tempo sede – a mio parere adattissima e
    da incentivare – di attività didattiche e concerti. Un percorso continuo riunirebbe così in un unico
    organismo i tre musei civici d’arte antica posti tra via Scandiana e corso della Giovecca; nello stesso tempo
    la condivisione di uno spazio comune come l’ex piazza d’armi aprirebbe maggiormente il museo alla città e
    all’università permettendogli di svolgere quella funzione di più ampia utilità sociale che oggi ci si attende
    dai musei.

    Esprimo infine un ultimo desiderio: mi piacerebbe che la riqualificazione dell’area dell’ex caserma fosse
    accompagnata dal restauro delle rovine della chiesa di Sant’Andrea che da tempo attendono almeno la
    rimozione della vegetazione che, seppure pittoresca e suggestiva, impedisce la lettura dei resti della
    struttura architettonica e sta sgretolando le superfici murarie e il poco che rimane di intonaci e stucchi
    antichi. Alcuni cartelli e un’applicazione multimediale accessibile tramite QR Code potrebbero raccontare la
    storia del complesso monastico e degli altri istituti religiosi un tempo presenti nell’area e rimandare ai
    dipinti e alle sculture ora conservati presso la Pinacoteca Nazionale e Casa Romei (un prototipo di
    ricostruzione digitale della chiesa è già stato approntato dalle Gallerie Estensi in collaborazione con la
    Fondazione Istituto Tecnico Superiore Tecnologie Industrie Creative di Bologna). Il sito potrebbe costituire
    così parte di un percorso tematico che colleghi i musei nazionali di Palazzo Costabili, Casa Romei e Palazzo
    dei Diamanti intrecciandosi a quello sopra descritto dei musei civici d’arte antica. La cura e la gestione
    quotidiana dell’area monumentale potrebbe essere affidata alla adiacente scuola media costituendo in tal
    modo un laboratorio didattico permanente.
    Mi scuso per la lunghezza.
    Un cordiale saluto a tutte e tutti.

    Marcello Toffanello
    Storico dell’arte, curatore di museo, residente nel quartiere

    Ferrara e il suo futuro urbanistico. Un Pug senza nessun confronto con i cittadini

    L’intervento sulle pagine di Estense.com a firma Romeo Farinella, professore di Urbanistica all’Università di Ferrara

    In queste settimane Ferrara è stata attraversata da numerose iniziative che sono entrate nel merito dei problemi della città.

    Esperti, ricercatori, studenti di architettura, giornalisti hanno sviscerato insieme a gruppi di cittadini ferraresi e non, temi quali: il senso della rigenerazione urbana nell’era della transizione ecologica, il consumo di suolo, la natura in città, la mobilità sostenibile, il diritto alla casa, la privatizzazione dello spazio pubblico e l’uso improprio degli spazi naturali della città. Si sono confrontate situazioni e problemi di Ferrara con esperienze nazionali, internazionali.

    Insomma, tutti temi che riguardano il presente e il futuro di una città. Tutti temi che vertono sul come tradurre concretamente in azioni le ampie e generiche linee strategiche del Pug in corso di elaborazione a Ferrara. Peccato che in questi incontri pubblici, quindi aperti a tutti i cittadini, non si siano visti i principali attori politici e tecnici della città.

    Tra le pratiche di governo di una città, vi è anche la definizione di strategie, visioni e strumenti urbanistici. Spesso chi amministra cerca di relegare questa dimensione operativa alla sfera della “tecnica urbanistica”, quindi una cosa per esperti, associata ai portatori di interessi forti, che hanno i denari per avvalersi di contro esperti (architetti, ingegneri, avvocati, ecc.) in grado dialogare (spesso condizionandoli) con i processi amministrativi.

    Ma il futuro della città (che un Pug ha il compito di stabilire almeno per un dato periodo) riguarda anche il cittadino comune, singolo e associato, che una corretta pratica di governo (in linea con quanto suggerito da organismi quali Ue o Onu) dovrebbe mettere in condizione di essere informato e ascoltato.

    Uno strumento urbanistico come il Pug propone una ipotesi di sviluppo e organizzazione urbana, attraverso una sintesi, elaborata a partire da un quadro di problemi ai quale dare soluzione. Questo processo si traduce in politiche, che prevedono azioni, che per realizzarsi devono trovare risorse economiche (es. potenziare il trasporto pubblico) e norme, che devono regolare le trasformazioni ordinarie (es. edificare o ristrutturare una casa o lottizzare un terreno). Il problema è chi definisce, orienta o condiziona la definizione degli obiettivi e delle azioni.

    Altra riflessione: la realtà come sappiamo non è un insieme coerente, i “portatori di interesse” sono molteplici, e qui sta la difficoltà di governare, ma è la realtà che si deve adattare alla “norma” (voluta da qualcuno in base a proprie convinzioni o pressioni) o al contrario la “norma” deve essere in grado di interpretare la realtà (cercando di essere il più condivisa possibile)?

    Per rispondere a tali domande da anni si sono sviluppate, in fase di elaborazione degli strumenti urbanistici, esperienze di “ascolto della città” e dei suoi cittadini. Questo non significa solo sentire il parere dei “poteri forti” (attori economici, associazioni di categoria o professionali, enti, ecc.) ma avviare delle procedure (e se ne stanno sperimentando tante in Francia, Germania, Olanda, Danimarca, Spagna) che consentano ai cittadini, alle loro associazioni locali, e a chiunque abbia qualcosa da dire o suggerire di sentirsi coinvolto in un processo in corso (il Pug) che riguarda il futuro della sua città. Quindi non essere coinvolti solo a cose fatte, a decisione prese.

    Tutto questo a Ferrara non vi è stato, non so se è programmato. Ad una pratica di governo condivisa e dialogante, si è preferito sostituire una pratica di comando dove all’idea di “cittadinanza attiva” è stata sostituita quella di “soggetto portatore di interessi” (stakeholder), quindi selettivo, e scelto sulla base di un interesse particolare che si sovrappone all’idea di “città come bene comune”.

    Il consenso è gestito da capipopolo che si fanno interpreti degli umori del popolo, senza nessun confronto critico. Si esalta il “culto del fare” ma, come e per chi, lo stabilisce chi comanda. I messaggi che si lanciano sono semplificati e retorici, i nemici sono chiari, l’interlocuzione con la critica e la conoscenza viene silenziata, o ridicolizzata, o assunta in nome di una “tecnicalità” che non crea problemi e non mette in discussione ciò che si asserisce.

    Questo atteggiamento non è conservatore o progressista (viene usato in entrambi i campi) ma è tipico di una visione neoliberale dello sviluppo dove l’economia e la sua finanziarizzazione, hanno di fatto sostituito la politica e trasformato il cittadino in consumatore, mettendo in mano il futuro della città a poteri spesso non visibili (es. il 40% dell’intero progetto Isola-Garibaldi a Milano dal 2013 è in mano alla Qatar Holding, mentre il futuro di altre importanti aree della città sono in mano alle società proprietarie di Milan e Inter e in generale il futuro urbanistico di Milano è gestito dalla potente immobiliare Coima).

    E quindi, come è capitato con il Feris e come ora sta capitando con l’accordo con Coop Alleanza per l’area di Foro Boario, si avviano operazioni su aree strategiche per il futuro della città basate su accordi di interesse dove prevale l’interesse privato, per funzioni dichiarate pubbliche ma non necessarie, o non prioritarie, senza un coinvolgimento della città e mentre si sta elaborando un Pug che dovrebbe dirci come potrebbe essere usata quell’area di grande interesse per tutta la città.

    Quindi la domanda è perché l’amministrazione ferrarese non ha ancora sentito l’esigenza di organizzare un grande momento pubblico e politico (come hanno fatto altre città) di presentazione delle linee strategiche del suo futuro piano urbanistico? Abbiamo capito in questi anni che molta attenzione è rivolta al potenziamento del turismo delle “trippe”, dello spettacolo usa e getta che abusa dei beni comuni (piazze storiche che per un mese si trasformano in palcoscenici privati), della privatizzazione dello spazio pubblico a fini commerciali.

    Qualcuno potrebbe obiettare che abbiamo ora a Ferrara una grande e straordinaria esposizione sul rinascimento (cosa vera, il cui merito va agli organizzatori) ma si tratta del rilancio di iniziative che appartengono all’ identità” ferrarese perlomeno da quando è nata Ferrara Arte. È quindi la ripresa di una “tradizione” e non il frutto di una nuova visione politica.

    Colpisce però la bassa qualità (e la dismissione) del commercio di Ferrara città d’arte: che è sotto gli occhi di tutti, anche nelle vie più centrali del centro storico. Nel Pug si parla di “città dei 15 minuti” e sarebbe interessante sapere dai progettisti come intendono realizzare questo obiettivo avendo cinque centri commerciali e ipermercati che generano tra l’altro un traffico sovradimensionato rispetto alla dimensione della città.

    Se non si parte da questa premessa la “città dei 15 minuti” sarà solo per i quartieri “gentrificati”, dove le botteghe e i servizi rinascono per chi se lo può permettere. La riflessione potrebbe continuare con le politiche abitative e del lavoro, temi assenti dai dibattiti della città.

    Colpisce infine l’orizzonte limitato e provinciale di importanti e storiche associazioni di categoria come il Cna, Ascom, Confartigianato e Confesercenti che identificano, in un loro comunicato congiunto, l’internazionalizzazione di Ferrara con un evento effimero come il concerto di Bruce Springsteen, del quale tra l’altro chi lo contesta ha solo messo in discussione il luogo scelto (il Parco urbano) e non l’opportunità di farlo.

    Forse queste associazioni e molti cittadini non si rendono conto che Ferrara è già internazionale per la sua storia, la sua cultura, la sua università, peccato che attorno a questi valori “locali” non si riesca strutturare una visione “internazionale” di lunga durata, preferendo alla sedimentazione, al coordinamento, alla inclusione (certo più difficile da pensare e gestire perché necessità di complessità di pensiero e di governo) la cultura dell’evento mordi e fuggi.

    Pensare che il futuro dell’internazionalizzazione di una città sia legata a un concerto rock, ad un’expo, o a un’olimpiade fa tremare le vene ai polsi anche perché mette in luce la mediocrità di una classe dirigente, come dimostrano i fallimenti in molte città europee delle fasi post-evento.

    Si potrebbe poi dire che per un paese dalle cento città come l’Italia il futuro e l’internazionalizzazione se legata solo alla singola città è perdente, se invece diventa una politica federativa e condivisa da reti di città sarà più forte. Lo hanno capito anche Oxford e Cambridge, due città dalla forte identità “locale”, che insieme a Milton Keynes si stanno costituendo come sistema metropolitano rafforzando il trasporto pubblico territoriale, stessa cosa potremmo dirla per Marsiglia e Aix-en-Provence, ormai divenute un’unica realtà metropolitana, o per la regione della Ruhr. Tutti sistemi di città riorganizzati a partire dal potenziamento della mobilità pubblica urbana e interurbana

    Anche per questo sarebbe necessario un sereno e ricco dibattito pubblico promosso da chi amministra la città (invitando anche le città vicine a partire da Bologna), in particolare in occasione della redazione di un nuovo strumento urbanistico generale. Così come la vitalità, l’interesse, la curiosità, l’amore per la città, che si ritrova nelle le attività promosse dal Forum Ferrara Partecipata e da altre associazioni andrebbero valorizzate in quanto risorse attive sul territorio, in quanto presidi civici, e non ridicolizzate o stigmatizzate come è capitato di leggere frequentemente.

    *professore di Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, dove dirige il CITERlab, un laboratorio di ricerca che opera nel campo della progettazione urbana e territoriale

     

    Romeo Farinella

    professore di Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, dove dirige il CITERlab, un laboratorio di ricerca che opera nel campo della progettazione urbana e territoriale

    Proposte per l’Ex-Caserma

    Uno Spazio come quello dell’Ex Caserma con due localizzazioni al lati della via Scandiana
    può essere una buona occasione per drenare parte del flusso di auto che accedono alla
    città, in un quartiere vicino al centro e denso di attrattive turistico-culturali, a partire
    dall’attiguo Museo di Schifanoia e dal Lapidario Civico per proseguire in direzione di Casa
    Marfisa e Casa Romei che si trovano sulla stessa direttrice verso il centro e che sul lato est
    permettono l’accesso al convento di San Antonio, della basilica di San Giorgio e da lì il lungo
    Volano fino al Meis.
    La mia proposta è quella di pensare ad un parcheggio nell’area dell’Ex Cavallerizza legato
    all’acquisto dei biglietti per gli accessi museali, attraverso la definizione di un percorso
    strutturato che leghi assieme diverse situazioni di interesse storico-culturale ovvero un
    parcheggio dedicato esclusivamente a chi viene in città per scegliere un pacchetto con un
    itinerario di visita ai monumenti della città. Insomma un parcheggio dedicato ai turisti a
    prezzi calmierati, ma che acquistano ingressi nei luoghi museali pubblici.
    L’accesso potrebbe avvenire direttamente da via Porta Romana, Via Formignana e dritti in
    Ex-Cavallerizza. Si potrebbe conservare la struttura esterna e organizzare il parcheggio
    interno coperto, magari con noleggio bici.
    Book shop e biglietteria informativa dall’altro lato in una parte dell’Ex Caserma.
    La cubatura dell’ex Caserma (di cui andrebbero conservate e restaurate le parti più
    “antiche”) potrebbe invece diventare un polo dell’istruzione, innanzitutto accogliendo la
    sede del Cpia, il Centro per l’Istruzione degli adulti, una scuola statale che oggi è malamente
    ricoverato presso l’Aleotti in un seminterrato soggetto ad allagamenti.
    Data l’utenza prevalentemente adulta e straniera, bisognosa di percorsi di orientamento
    sia di studio che di formazione professionale, l’area potrebbe fungere da polo di riferimento
    anche per gli studenti universitari stranieri con tanto di alloggi a prezzo calmierato.
    Mi immagino una sorta di campus che accoglie gli studenti dai 16 ai 60 anni, che è l’utenza
    dell’istruzione per adulti, in un contesto dove convive l’area di istruzione (CPIA), l’area di
    formazione professionale con tanto di laboratori (centri di formazione), l’area di supporto
    all’università (aule studio, multimediali, altri laboratori) e un’area di accoglienza abitativa
    per gli studenti stranieri. Si tratta di un’utenza che in gran parte si muove senza auto e con
    mezzi pubblici o biciclette, quindi la localizzazione è funzionale essendoci vicine diverse
    fermate degli autobus e anche delle corriere. Inoltre il parcheggio dell’ex Cavallerizza nei
    giorni feriali, potrebbe riservare parte dei parcheggi ai frequentatori del Campus.

    Chi paga? Fondi PNRR per l’investimento pubblico per la realizzazione degli ambienti
    scolastici (già di pertinenza pubblica) e per gli alloggi a canone fisso; affitto anticipato dei
    centri di formazione professionale in cambio di canone zero negli anni a venire;
    organizzazione di lavoro autogestito, sfruttando competenze pregresse di chi si rivolge al
    Cpia, spesso immigrati con competenze specifiche o italiani espulsi dal contesto lavorativo
    per vari motivi. Si potrebbe creare una sorta di mutua autogestione per alcuni aspetti
    connessi per esempio all’impiantistica, alla definizione e gestione degli spazi verdi o
    dell’arredamento interno in cambio dell’alloggio per un predefinito periodo di tempo e
    come forme di start up per nuove attività imprenditoriali ( accesso ai bandi per le start up).
    In sostanza una sorta di Città del ragazzo, modello Don Calabria ma tarata sugli adulti
    nell’ottica della formazione permanente, dell’accoglienza multietnica e dell’inclusività.

    Risanare la città: fermare le auto è possibile?

    Gli incontri, organizzati dal Forum con il Dipatimento di Architettura, hanno in questi mesi evidenziato le tante problematicità del nostro vivere urbano: quali spazi ci mancano, quale mobilità sostenibile, la crisi ecologica.
    Sono da studiare trasformazioni possibili, cambiamenti della città e dei nostri comportamenti. Il Forum in tutte le sue iniziative ha sempre ribadito che i cittadini devono partecipare alle decisioni prese dall’Amministrazione, per cui è necessario informarsi, confrontarsi, proporre.
    L’incontro di Caldirolo Libera sul parcheggio inutile di Via del Melo ha fatto emergere alcune questioni che si potrebbero portare avanti nel gruppo e nel quartiere.
    Ridurre l’uso delle auto nella città sostituendole con mezzi pubblici e biciclette è da più di 50 anni che se ne parla, ma attualmente non è tra le priorità della politica italiana.
    Elena Dorato, architetto-urbanista, spiega chiaramente nel suo intervento ( incontro Forum, “Abitare sano….del 19 aprile) le relazioni tra mobilità e salute e rileva che non si è cambiato il modello di sviluppo delle città, basato sulla centralità dell’auto, dove la pianificazione è basata sulla fluidità del transito auto e sui parcheggi perché possano sostare.
    Sedentarietà, inquinamento, consumo di suolo per i parcheggi(auto ferme per il 92% del tempo), insufficienza del verde pubblico, mortalità per incidenti, meno spazio per i nostri corpi, sono i danni prodotti dalle auto nelle città, in quanto mezzo di trasporto dominante.
    Dice Dorato che è ora, perché è possibile, parecchi gli esempi di città e di tecnologie di supporto, di progettare, pianificare interventi in cui la città sia delle persone e non delle auto.
    È un problema culturale e politico che se affrontato, cambierà la qualità della vita urbana.
    È ora di riprendere queste questioni, devono tornare attuali: lasciare l’auto a casa e gestire gli spostamenti in altro modo, rivedere l’uso delle vie, delle strade, per permettere una mobilità a misura umana nella città.

    Abitare sano: mobilità, salute urbana e diritto alla casa – Forum Ferrara Partecipata

    Oggi 19 aprile alle ore 17 il penultimo degli Incontri sulla città, organizzato dal Dipartimento di architettura Unife e dal Forum Ferrara Partecipata

    Si tiene oggi 19 aprile alle ore 17 il penultimo degli Incontri sulla città, organizzato dal Dipartimento di architettura Unife e dal Forum Ferrara Partecipata. Nella sala sinodale della Parrocchia di San Giacomo Apostolo, via Arginone 161, si svolge il tema “Abitare sano: mobilità, salute urbana e diritto alla casa”.

    Elena Dorato, architetto-urbanista, Dipartimento di Architettura di Unife, discuterà delle relazioni complesse tra progettazione della mobilità e le ricadute sulla qualità e vivibilità urbana. Gli spazi della mobilità costituiscono oggi un patrimonio fondamentale e non (più) negoziabile per la nostra salute e per la salute delle nostre città. Un campo di dibattito e azione per definire politiche e progetti lungimiranti e realmente sostenibili, capaci di rompere con la tradizione della città organizzata per il traffico veicolare privato e muoversi, invece, a favore della costruzione di una “piattaforma integrata di spazi pubblici” a sostegno di migliori condizioni di vivibilità, socialità e sicurezza.

    Diego Carrara, economista ed esperto di politiche della casa si occuperà del “diritto ad abitare”, che è una questione ancora aperta, nel nostro Paese e nella nostra regione, soprattutto per i ceti a basso reddito. Questo diritto, soprattutto dopo la pandemia, è ancora ignorato, mancano le politiche abitative pubbliche e una programmazione degna di questo nome. Tutto questo ha una ricaduta negativa, anche sulla salute dei cittadini e sulla loro vita nelle città.

    ABITARE SANO: MOBILITÀ, SALUTE URBANA E DIRITTO ALLA CASA

    ABITARE SANO: MOBILITÀ, SALUTE URBANA E DIRITTO ALLA CASA
    17:00, c/o Sala Sinodale della Parrocchia di San Giacomo Apostolo, Via Arginone, 161
    ne parlano:
    Elena Dorato, architetto-urbanista, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara
    Diego Carrara, economista e esperto di politiche della casa
    con: Andrea Ubiali, Forum Ferrara Partecipata

    Disegnare Ferrara con il Forum La progettazione è partecipata

    Nel Salone d’Onore di Palazzo Tassoni, via Ghiara 36, oggi alle 16 si svolge l’incontro ‘Disegnare Ferrara. Un incontro di progettazione partecipata’, organizzato dal Dipartimento di Architettura, Laboratorio di Sintesi Finale di Urbanista, prof Romeo Farinella in collaborazione con il Forum Ferrara Partecipata. L’incontro è organizzato nell’ambito delle attività del Laboratorio di Sintesi Finale di Urbanistica Lsfd, diretto dal prof Romeo Farinella e parteciperanno docenti e studentesse del Lsfd e sono stati invitati rappresentanti di enti, agenzie, istituzioni. Si tratta di un’iniziativa culturale, svolta all’interno di un percorso didattico. Il Lsfd è il laboratorio del 5° anno dove le studentesse e gli studenti del Dipartimento di Architettura preparano le loro tesi di laurea.
    Lo scopo di questo incontro è di contribuire alla costruzione del quadro problematico necessario per lo sviluppo delle tesi di laurea che secondo la nostra consuetudine si presentano come momenti di ricerca progettuale, applicando un metodo di lavoro denominato research by design. L’incontro è pubblico e tutti i partecipanti potranno partecipare contribuire al dialogo.

     

    DISEGNARE FERRARA. UN INCONTRO DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA Palazzo Tassoni (via Ghiara 36), giovedì 13 aprile ore 16,00

    Organizzato dal Dipartimento di Architettura, Laboratorio di Sintesi Finale di Urbanista, Prof. Romeo Farinella 
    in collaborazione con il Forum Ferrara Partecipata.
    INCONTRO PUBBLICO
    Salone d’Onore di Palazzo Tassoni, via Ghiara n. 36, Ferrara, giovedì 13 aprile 2023, con inizio alle ore 16

    L’incontro è organizzato nell’ambito delle attività del Laboratorio di Sintesi Finale di Urbanistica LSFD, diretto dal Prof. Romeo Farinella e parteciperanno docenti e studentesse del LSFD e sono stati invitati rappresentanti di Enti, Agenzie, Istituzioni.  Si tratta ovviamente di una iniziativa culturale, svolta all’interno di un percorso didattico. Il LSFD è il laboratorio del 5° anno dove le studentesse e gli studenti del Dipartimento di Architettura preparano le loro tesi di laurea.

    Attualmente sono in corso di elaborazione tre tesi di laurea riguardanti Ferrara che approfondiranno dei progetti di rigenerazione urbana riguardanti le aree comprese tra:
    – il Polo scientifico-tecnologico e Darsena City;
    – l’area gravitante attorno all’ex Caserma Pozzuolo del Friuli;
    – l’area gravitante attorno all’Ippodromo.
    Verranno approfondite anche le relazioni con il Po di Volano e con il futuro potenziale corridoio verde coincidente con l’interramento della linea ferroviaria verso est.

    Lo scopo di questo incontro è di contribuire alla costruzione del quadro problematico necessario per lo sviluppo delle tesi di laurea che secondo la nostra consuetudine si presentano come momenti di ricerca progettuale, applicando un metodo di lavoro denominato research by design. Lo scopo di questa iniziativa è anche quello di avvicinare l’università alla città contribuendo al rafforzamento del confronto sul futuro della città di Ferrara, attraverso un contatto con associazioni e cittadini, con l’obiettivo anche di rafforzare il public engagement di UNIFE nei confronti del suo principale territorio di riferimento.
    L’incontro è pertanto pubblico e tutti i partecipanti potranno partecipare contribuire al dialogo. L’incontro si svolgerà presso il Salone d’Onore di Palazzo Tassoni, via Ghiara n. 36, Ferrara, giovedì 13 aprile 2023, con inizio alle ore 16.

    Lavoro di gruppo degli studenti di Architettura

    DISEGNARE FERRARA. UN INCONTRO DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA

      Palazzo Tassoni (via Ghiara 36), giovedì 13 aprile ore 16,00

    DISEGNARE FERRARA. UN INCONTRO DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA

    Organizzato dal Dipartimento di Architettura, Laboratorio di Sintesi Finale di Urbanista, Prof. Romeo Farinella 
    in collaborazione con il Forum Ferrara Partecipata.
    INCONTRO PUBBLICO
    Salone d’Onore di Palazzo Tassoni, via Ghiara n. 36, Ferrara, giovedì 13 aprile 2023, con inizio alle ore 16

    L’incontro è organizzato nell’ambito delle attività del Laboratorio di Sintesi Finale di Urbanistica LSFD, diretto dal Prof. Romeo Farinella e parteciperanno docenti e studentesse del LSFD e sono stati invitati rappresentanti di Enti, Agenzie, Istituzioni.  Si tratta ovviamente di una iniziativa culturale, svolta all’interno di un percorso didattico. Il LSFD è il laboratorio del 5° anno dove le studentesse e gli studenti del Dipartimento di Architettura preparano le loro tesi di laurea.

    Attualmente sono in corso di elaborazione tre tesi di laurea riguardanti Ferrara che approfondiranno dei progetti di rigenerazione urbana riguardanti le aree comprese tra:
    – il Polo scientifico-tecnologico e Darsena City;
    – l’area gravitante attorno all’ex Caserma Pozzuolo del Friuli;
    – l’area gravitante attorno all’Ippodromo.
    Verranno approfondite anche le relazioni con il Po di Volano e con il futuro potenziale corridoio verde coincidente con l’interramento della linea ferroviaria verso est.

    Lo scopo di questo incontro è di contribuire alla costruzione del quadro problematico necessario per lo sviluppo delle tesi di laurea che secondo la nostra consuetudine si presentano come momenti di ricerca progettuale, applicando un metodo di lavoro denominato research by design. Lo scopo di questa iniziativa è anche quello di avvicinare l’università alla città contribuendo al rafforzamento del confronto sul futuro della città di Ferrara, attraverso un contatto con associazioni e cittadini, con l’obiettivo anche di rafforzare il public engagement di UNIFE nei confronti del suo principale territorio di riferimento.
    L’incontro è pertanto pubblico e tutti i partecipanti potranno partecipare contribuire al dialogo. L’incontro si svolgerà presso il Salone d’Onore di Palazzo Tassoni, via Ghiara n. 36, Ferrara, giovedì 13 aprile 2023, con inizio alle ore 16.

    Lavoro di gruppo degli studenti di Architettura

    OPERE DI PUBBLICA INUTILITÀ

    OPERE DI PUBBLICA INUTILITÀ 

     Dove inizia il viaggio che porta la terra fertile a essere asfaltata da una colata di cemento?  

    Questo è probabilmente quello che i cittadini del nostro quartiere hanno pensato, quando si sono visti costruire un nuovo parcheggio, accanto a un altro molto esteso in via del Melo, proprio a ridosso degli orti.  

    “E dopo questo pezzo di terra, non diventa più facile asfaltarne altri?” 

    Per rispondere a questa e ad altre domande sul futuro delle aree verdi che ci circondano, per essere in grado di riconoscere, di capire e di opporci al consumo indiscriminato del suolo, abbiamo organizzato un  

    incontro pubblico

    con l’architetto Massimo Mastella

    giovedì 20 aprile, alle ore 21.00

    presso la Contrada in via del Melo, 105

     

    CaldiroloLibera caldirololibera@gmail.com  

     

    https://www.facebook.com/groups/caldirololibera 

    https://ferrarapartecipata.it 

     

    Disegnare la città: università e cittadini insieme: un incontro di progettazione partecipata

    A Ferrara un incontro di progettazione partecipata con l’architetto Farinella e le associazioni

    “Le sfide che le città affrontano possono essere vinte in modo da permettere loro di continuare a prosperare e crescere, migliorando l’utilizzo delle risorse e riducendo l’inquinamento e la povertà. Il futuro che vogliamo include città che offrano opportunità per tutti, con accesso ai servizi di base, all’energia, all’alloggio, ai trasporti e molto altro.” Queste sono le parole che illustrano l’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’Onu: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi.

    Oggi metà dell’Umanità, vale a dire 4 miliardi di persone, vive in città, ed entro il 2030 quasi il 60% della popolazione mondiale abiterà in aree urbane che, pur occupando solamente il 3% della superficie terrestre, sono responsabili del 60-80% del consumo energetico e del 75% delle emissioni di carbonio.

    Come governare questi processi? La portata è globale e la scala planetaria: mentre nei Paesi poveri le sfide legate alla povertà e salute sono enormi, in quelli ricchi non basta inserire un po’ di verde per rinaturalizzare le città, ma occorre puntare alla valorizzazione e riuso del costruito e bloccare il consumo di suolo secondo un’“etica del metro cubo”.

    Disegnare Ferrara. Giovedì incontro di progettazione partecipata

    “Research by design” designa un metodo di ricerca progettuale accademica che consente di progettare gli interventi urbani in una maniera molto “aperta”, tenendo conto delle esigenze della città e dei cittadini che la abitano. È quello che fa, presso il  Dipartimento di architettura, il Laboratorio di sintesi finale di urbanista diretto dall’architetto Romeo Farinella.

    Romeo Farinella, architetto presso l’Università di Ferrara (©Unife)

    Sulla base di questo metodo, il Laboratorio ha organizzato per giovedì prossimo l’incontro pubblico “Disegnare Ferrara. Un incontro di progettazione partecipata”,  che, a partire dalle tesi di laurea in corso di elaborazione,  approfondirà i progetti di rigenerazione urbana riguardanti le aree comprese tra il Polo scientifico-tecnologico e Darsena City; l’area gravitante attorno all’ex Caserma Pozzuolo del Friuli e l’area gravitante attorno all’Ippodromo. Verranno approfondite anche le relazioni con il Po di Volano e con il futuro potenziale corridoio verde coincidente con l’interramento della linea ferroviaria verso est.

    L’incontro è organizzato in collaborazione con il Forum Ferrara partecipata e lo scopo è quello di avvicinare l’università alla città contribuendo al rafforzamento del confronto sul futuro della città, attraverso un contatto con associazioni e cittadini, con l’obiettivo anche di rafforzare il public engagement di Unife nei confronti del suo principale territorio di riferimento.

    “L’iniziativa – ha dichiarato il Forum Ferrara partecipata – rappresenta un importante spazio di confronto tra i ‘saperi’ dell’Università e i ‘saperi’ dei cittadini. Confronto e riflessione pubblica sulla rigenerazione di tre aree urbane significa mettere in pratica quell’esigenza di partecipazione dei cittadini riconosciuta da tutti ma raramente realizzata.”

    Il Forum Ferrara Partecipata si è costituito come luogo di riflessione sul futuro della città e della cittadinanza attiva. L’occasione che ha portato alla sua nascita è stato il dibattito scaturito dal Progetto Feris, ma l’obiettivo è più ampio e riguarda la volontà di consolidare a Ferrara un luogo di discussione sul futuro urbano, aspetto strutturale di ogni ipotesi o strategia di transizione ecologica.

    Insieme all’Università di Ferrara il Forum ha già  organizzato un ciclo di incontri pubblici (“Incontri sulla città”) rivolti alla cittadinanza per l’approfondimento di tematiche relative alla qualità del vivere e dell’abitare in città, preliminari all’elaborazione di proposte e visioni per la Ferrara di domani.

    L’incontro si svolgerà presso il Salone d’Onore di Palazzo Tassoni, via Ghiara n. 36, Ferrara, giovedì 13 aprile 2023, con inizio alle ore 16. È aperto al pubblico, e tutti i partecipanti potranno intervenire e contribuire al dialogo.

    DISEGNARE FERRARA. UN INCONTRO DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA

    Inviamo a tutte le associazioni e ai singoli aderenti al Forum l’invito a partecipare all’ INCONTRO DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA organizzato dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara in collaborazione con il Forum Ferrara Partecipata.

    Parteciperanno docenti e studentesse del LSFD_Laboratorio di Sintesi Finale in Urbanistica, Comitati cittadini e rappresentanti di Enti, Agenzie, Istituzioni.  Si tratta ovviamente di una iniziativa culturale, svolta all’interno di un percorso didattico.

    L’incontro è organizzato nell’ambito delle attività del Laboratorio di Sintesi Finale di Urbanistica LSFD, diretto dal professor Romeo Farinella e parteciperanno docenti e studentesse del LSFD e rappresentanti di Enti, Agenzie, Istituzioni.  Si tratta ovviamente di una iniziativa culturale, svolta all’interno di un percorso didattico. Il LSFD è il laboratorio del 5° anno dove le studentesse e gli studenti del Dipartimento di Architettura preparano le loro tesi di laurea.

    Attualmente sono in corso di elaborazione tre tesi di laurea riguardanti Ferrara che approfondiranno dei progetti di rigenerazione urbana riguardanti le aree comprese tra il Polo scientifico-tecnologico e Darsena City; l’area gravitante attorno all’ex Caserma Pozzuolo del Friuli di e l’area gravitante attorno all’Ippodromo. Verranno approfondite anche le relazioni con il Po di Volano e con il futuro potenziale corridoio verde coincidente con l’interramento della linea ferroviaria verso est.

    Lo scopo di questo incontro è di contribuire alla costruzione del quadro problematico necessario per lo sviluppo delle tesi di laurea che secondo la nostra consuetudine si presentano come momenti di ricerca progettuale, applicando un metodo di lavoro denominato research by design. Lo scopo di questa iniziativa è anche quello di avvicinare l’università alla città contribuendo al rafforzamento del confronto sul futuro della città di Ferrara, attraverso un contatto con associazioni e cittadini.

    L’incontro è pertanto pubblico e tutti i partecipanti del Forum potranno partecipare, contribuire al dialogo.

    PARTECIPATE E FATE PARTECIPARE|

    Coordinamento Forum Ferrara Partecipata

    Assemblea Forum Ferrara Partecipata

    Dopo esser riusciti a fermare il progetto originario di Feris, si tratta ora di decidere come proseguire la nostra iniziativa, sia per vigilare perchè Feris non rientri sotto mentite spoglie, sia per vedere come mettere in campo la nostra intenzione di lavorare per l’idea di futuro della città.
    Dovremo discutere come utilizzare il materiale emerso con l’assemblea pubblica del 14 marzo dedicata alle proposte per la ristrutturazione della ex Caserma e quali iniziative intraprendere per sostenere l’insieme del nostro progetto.
    Come potete vedere, ci aspetta una discussione impegnativa, per cui è importante la partecipazione di tutti.

    Il problema viabilità

    Come cittadina della zona di San Giorgio vorrei porre l’attenzione al tema viabilità.
    Anche se l’incontro è focalizzato più sulla ex-caserma, vorrei che ci fosse una attenta
    valutazione dei flussi che verranno attivati con la rigenerazione di quell’area della città,
    intrinsecamente connessa all’accesso sud-est Via Ravenna-Via Comacchio.
    Se si realizza uno studentato collegato con ciclabili, siamo certi che tutti gli studenti vadano
    solo in bici e non aumentino il traffico veicolare? Non si faranno nuove residenze private:
    quindi non saranno previsti nuovi parcheggi?
    I residenti di via Cisterna del Follo, tuttavia, chiedono più posti auto e da anni ne lamentano
    l’assenza. Le loro abitazioni sono state costruite senza un box auto quando queste ancora
    non esistevano e quindi sono costretti a lasciarle sulla strada, riducendo la larghezza della
    carreggiata e creando problemi alla sicurezza dei ciclisti che devono farsi da parte per
    lasciar passare le automobili in transito.
    Qualunque progetto venga attuato non può prescindere dai temi della mobilità sostenibile,
    con la riduzione dell’uso di automobili dentro la cerchia muraria, la creazione di parcheggi
    scambiatori esterni e il potenziamento dei mezzi pubblici.
    Si stimano ogni anno 60.000 morti premature per l’inquinamento in Italia. A Ferrara sforiamo
    troppo spesso i parametri di Pm10, le famigerate polveri sottili; siamo ai massimi livelli storici
    di concentrazione di smog che comporta problemi alla salute, malattie respiratorie croniche,
    incidenza tumori, ecc. come ci viene spesso ricordato dai medici.
    Abbiamo uno degli indici più alti di incidenti bici-auto. E’ vero che siamo la città delle
    biciclette, con il numero maggiore di bici circolanti, ma questo non dovrebbe essere una
    giustificazione quanto un ulteriore stimolo ad attuare politiche di prevenzione degli incidenti
    stradali e di messa in sicurezza dei percorsi ciclopedonali.
    Insomma, più sicurezza, sostenibilità, migliore qualità dell’aria…concordiamo tutti sul fatto
    che per ottenere questi obiettivi il traffico vada ridotto?
    Assistiamo spesso a prese di posizione contrarie a provvedimenti di limitazione del traffico:
    ingrandimento o regole più restrittive della ZTL, creazione di zone a 30Km, limitazioni alla
    circolazione di mezzi inquinanti euro 5, ecc…., sono misure molte volte osteggiate dai
    cittadini.
    Si teme che siano un attentato alla libertà individuale, alla libertà di circolazione, una
    limitazione alla proprietà privata: possiedo l’auto, ho la casa in centro, devo poterla usare
    liberamente….
    Vorrei ricordare che l’uomo non è soltanto soggetto di libertà per sé stesso. La sua libertà
    deve essere subordinata ai principi di tutela della salute pubblica e dei beni comuni, che
    hanno una destinazione universale (come la ztl nel centro per preservare il patrimonio
    storico artistico).
    L’interesse generale della comunità richiede oggi scelte importanti non più rinviabili, a causa
    dell’emergenza climatica.
    Scelte anche impopolari che gli amministratori pubblici sembrano restii a compiere. Per
    esempio, l’Amministrazione Comunale di Ferrara, degli 81 ML di euro di fondi del PNRR,
    sulla missione “infrastrutture per la mobilità sostenibile”, non ha previsto alcun investimento.
    Sono 6 le missioni del piano.
    Sulla missione 3 “transizione ecologica” sono previsti 21 milioni di cui 2,4 ml per 9 km di
    nuove piste ciclabili / ciclovie urbane e 7 ML per 10 nuovi autobus a idrogeno.
    (https://www.comune.fe.it/it/b/44054/pnrr-81-milioni-di-euro-intercettati-140milioni-potenziali)
    Una scelta che sembra avallare il paradigma tecnocratico (v. Papa Francesco, Laudato Sì),
    cioè la convinzione che la nuova tecnologia, in questo caso la mobilità elettrica o a idrogeno,
    risolverà tutti i problemi ambientali in futuro. Sì, gli autobus saranno meno inquinanti ma
    sostituiranno semplicemente i mezzi esistenti o potenzieranno i collegamenti? I nuovi mezzi
    elettrici eviteranno la congestione del traffico? In una città che invecchia, quanto ha senso
    investire solo sulla mobilità ciclabile?
    Le scelte di sviluppo della mobilità sostenibile richiedono prima di tutto un cambio di
    paradigma. Si tratta di un problema culturale: l’auto non è vista solo come un mezzo ma
    anche come status symbol e questo rende difficile rinunciarvi.
    Eppure, le tendenze del futuro ci invitano a vedere sempre più la mobilità non in funzione del
    mezzo privato ma come un servizio, in cui si realizza una mobilità condivisa: autobus e
    navette, car pooling (auto che si condividono su tragitti comuni), car sharing (noleggio auto
    di terzi), trasporto a chiamata, mezzi a guida autonoma, ecc.
    In questa ottica, per privilegiare il trasporto pubblico non basta rinnovare il parco mezzi,
    piuttosto occorre attuare politiche che favoriscano gli spostamenti con mezzi pubblici rispetto
    a quelli con auto private, in particolare all’interno delle mura cittadine.
    Si dovrebbe agire non solo con scelte basate sulla limitazione o l’aggravio di costi (tasse sui
    parcheggi, sui mezzi inquinanti, sui permessi per accedere in ztl, ecc.) ma con incentivi che
    rendano la mobilità condivisa più competitiva sia economicamente sia per tempi di
    percorrenza.
    Ad esempio, con l’estensione di abbonamenti gratuiti o agevolati per determinate categorie
    di utenti (studenti, anziani, pendolari, ecc.), con la creazione di parcheggi dedicati alle auto
    condivise o di corsie preferenziali per i mezzi pubblici.
    Come sui due assi viari principali est-ovest, Corso Giovecca-Viale Cavour e Corso Porta Po-
    Via Porta Mare, dove si potrebbero creare sensi unici opposti con una corsia solo per gli
    autobus per percorrere la distanza tra la Prospettiva e la Stazione ferroviaria in 5 minuti
    anziché in 20, quando il traffico è congestionato.
    Oppure nella cintura verde delle mura e del Parco Urbano a nord, tema al centro del nuovo
    PUG: si potrebbe pensare ad un collegamento ad anello con navetta pubblica ad alta
    frequenza, che renda l’auto privata meno attrattiva su questo percorso.
    Infine, ma non ultimo, il completamento della tangenziale est, per risolvere il nodo di
    accesso alla città a sud-est deviando il traffico automobilistico all’esterno dell’area di San
    Giorgio, ovviando all’attuale paralisi.
    In conclusione, vorrei invitare il Forum a monitorare il percorso di elaborazione della
    riqualificazione dell’area di Cisterna del Follo ed anche quello del futuro PUMS, facendosi
    portatore anche di questa nuova visione di mobilità urbana.

    Nuovo incontro per un progetto alternativo

    scrivo a seguito del vostro invito a presentare proposte anche da parte di chi non è
    intervenuto all’assemblea del 14 marzo u.s.
    Ho partecipato all’incontro suddetto e ho notato che tutte le interessantissime proposte
    relative all’utilizzo dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli vertevano sul contenuto delle attività
    che eventualmente potrebbero svolgersi all’interno di quegli spazi, ma non mi pare siano
    ancora stati avanzati suggerimenti riguardanti l’aspetto squisitamente tecnico, urbanistico-
    architettonico, vale a dire il criterio con cui si dovrebbe intervenire per il recupero del
    contenitore.
    Sarebbe importante secondo me opporre al progetto di Ar.Co qualcosa di meno impattante,
    quindi una ristrutturazione il più possibile rispettosa dell’edificio esistente, che non preveda
    demolizioni, nè superfetazioni o nuovi edifici fuori scala, come purtroppo si rinvenivano nella
    prima versione del Fe.Ris.
    Vanno evitati errori che secondo me sono stati commessi anche recentemente nella nostra
    città e Provincia, a seguito di interventi di “pseudo-ristrutturazione” di edifici d’epoca che si
    sono rivelati veri e propri rifacimenti, con l’aggiunta di notevoli volumi di nuovo cemento.
    Chiedo pertanto se si potesse dedicare un incontro specificamente a questi aspetti, facendo
    intervenire architetti ed esperti di progettazione urbana con i quali si possa elaborare un
    progetto tecnico alternativo di fattibilità.

    Il cohousing, soluzione per i giovani

    Vivere in cohousing significa abitare in un condominio che prevede spazi comuni, attività culturali, progetti ecologici condivisi e soprattutto la volontà di investire nelle relazioni.

    La nostra esperienza di vita nel cohousing SanGiorgio è una scelta che unisce all’economia delle spese quotidiane, il vantaggio di condividere spazi ed esigenze che vanno a beneficio dei rapporti di buon vicinato . Ogni co-housing può essere diverso, per la composizione delle famiglie, per la condivisione di bisogni, visione del mondo, finalità.

    L’associazione Cohousing Solidaria ha come una delle finalità, quella di diffondere e supportare la nascita di altri cohousing nella realtà ferrarese; il protocollo d’intesa firmato dall’amministrazione comunale nel 2014 con le associazioni di cohousing presenti nel territorio, ha riconosciuto la valenza e l’importanza di questo modello abitativo, finalizzato a migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.

    Uno dei problemi più importanti della cittadinanza ferrarese è, da molti anni, la denatalità.

    Alcune delle cause che la determinano sono : la disoccupazione giovanile, i lavori precari dei giovani, la difficoltà di prendere decisioni di matrimonio o di convivenza a causa di un mercato della casa che preferisce gli studenti alle famiglie, soprattutto se tali famiglie sono in condizioni di reddito precario; a questo si aggiunge la difficoltà di acquistare un immobile o di accendere un mutuo senza la garanzia, richiesta dalle banche, di un lavoro fisso.

    Il risultato di questo sistema è che le coppie si formano tardivamente e la costituzione di famiglie con bambini si sposta nel tempo, con il risultato spesso di avere un unico figlio.

    La proposta della associazione Co-housing Solidaria è di sperimentare un cohousing per giovani coppie, cui accedere con affitto agevolato per un tempo massimo, ad esempio, di otto/dieci anni, per consentire un ricambio di opportunità. Questo modello è stato efficacemente già sperimentato da alcuni Comuni italiani; in particolare il Comune di Bologna ha emesso nel 2015 un Bando per giovani con bassa ISEE, per un’abitazione in cohousing in pieno centro, ad affitto calmierato – vedi www.porto15.it per i dettagli. Il modello ha avuto molto successo e diverse amministrazioni lo stanno replicando, con parametri diversi ma sempre in cohousing, che viene riconosciuto come una dei migliori modelli abitativi possibili per la prevenzione del disagio.

    Nella ex-caserma una Accademia del Clima

    Buongiorno a tutti, ho visto che state raccogliendo le proposte per la destinazione d’uso della Caserma.

    Vi proporrei una Accademia del Clima, come visto a Parigi: uno spazio pubblico e libero, sempre aperto alle associazioni ambientaliste e ai cittadini impegnati in buone prassi ecologiche e climatiche, anche per la presentazione libri, una birra dopo il lavoro, un the alla domenica pomeriggio, qualche mercatino second hand (economia circolare) piuttosto che vendita di miele e prodotti a km zero..uno spazio culturale e di comunità insomma, da vivere giorno per giorno (pensate quanto sarebbe apprezzato dagli studenti universitari, che potrebbero incaricarsi della gestione mediante borsa di studio.. chissà). 

    Vi lascio il sito dell’Accademia di Parigi per approfondire. https://www.academieduclimat.paris/

    E alcune foto in allegato. L’interno era un giardino molto grazioso con tavolini.