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Dove: Corso di Porta Mare. Torrione san Giovanni
Quando: Sabato 7 dicembre , ore 10:30
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    30/09/2023

    Democrazia partecipativa

    Gruppo di lavoro sulla democrazia partecipativa del Forum Ferrara Partecipata

    Premessa

    La definizione di “democrazia partecipativa” è fluida nel suo parziale sovrapporsi ad altre forme di democrazia (diretta, rappresentativa, deliberativa, ecc.). C’è un generale consenso nel considerarla un rapporto tra governanti e governati dove si da vita a tecniche dirette a permettere che coloro che sono interessati da una decisione pubblica siano consultati ed esprimano una propria posizione. Si tratta di strumenti/tecniche di informazione, consultazione e confronto che devono comportare l’inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dalla decisione pubblica. Le norme nazionali e locali da tempo prevedono la partecipazione dei cittadini singoli o associati alle scelte delle amministrazioni, ma essa non è ancora divenuta patrimonio di tutti (amministrazioni e cittadini).

    Sin dal primo incontro è stato chiaro a tutti che parlare di ‘democrazia partecipativa’ non significhi solo parlare di come migliorare un sistema chiuso di gestione amministrativa costituito da protocolli e carte bollate ma soprattutto di come dare impulso ad un processo aperto di sviluppo in cui attività di tutti i soggetti coinvolti convergano al conseguimento di risultati concreti, attività che possono avvalersi di diversi strumenti ed articolarsi in diverse azioni mirate a rendere sempre più riconosciuti presenza e fabbisogni reali della cittadinanza nelle scelte e nelle decisioni amministrative ad integrazione e supporto del sistema di rappresentanza politica istituzionalmente costituito. In questo quadro di considerazioni è apparso subito importante per tutti rivolgere una particolare attenzione all’esigenza sociale di cercare momenti e forme concrete che possano soddisfare il bisogno di risonanza, sostegno e approfondimento su bisogni condivisi in nuclei di cittadinanza costituitisi sulla base di criteri di appartenenza ad aree urbane o criteri di co-interesse su tematiche specifiche quali ad es. salute, sicurezza, mobilità, economia, network sociale, etc..

    L’esperienza sino ad oggi comune è che esiste un enorme divario tra ‘sapere’ e ‘fare’ in relazione a lle molte tematiche a cui necessita porre argine attraverso un forte incentivo alla realizzazione di occasioni che diano impulso a relazioni vive e spazio al dialogo sociale attraverso l’ascolto profondo per una mappatura dei sistemi e per l’attivazione di azioni concrete di rigenerazione sociale ed urbana.

    E’ necessario creare momenti in cui cittadinanza e comunità possano trovare opportunità di accendere la propria fiamma di ispirazione ed azione.

    In questo contesto, l’analisi e le proposte che seguono intendono offrire una prima griglia di intervento relativo alle forme di democrazia partecipativa e diretta per il Comune di Ferrara.

    Le forme partecipative attualmente esistenti

    Gli strumenti partecipativi previsti dalle norme attuali sono relativamente efficaci soprattutto perché quasi sempre inutilizzati o “inutili”. Spesso manca una reale disponibilità all’ascolto dei governanti che si accontentano del consenso raccolto col voto, con i sondaggi di opinione o col contatto diretto attraverso i social. Spesso la cosiddetta “cittadinanza attiva” che potrebbe partecipare ai processi partecipativi, è profondamente scollegata dalla cittadinanza non attiva.

    Partiamo dall’evidenziare la situazione attualmente esistente in tema di partecipazione, così come è fissata dallo Statuto Comunale e dal Regolamento per la disciplina delle forme della partecipazione popolare all’Amministrazione locale e dal Regolamento comunale per la partecipazione nel governo e nella cura dei beni comuni, che in futuro dovranno essere puntualmente analizzati al fine di apportare i necessari emendamenti ed integrazioni. In particolare, Il regolamento per la disciplina delle forme della partecipazione popolare all’amministrazione locale del comune di Ferrara stabilisce che i soggetti privati singoli o associati possono chiedere al Comune di Ferrara l’attivazione di un percorso partecipativo su un tema di interesse collettivo. I soggetti privati singoli o associati possono progettare e gestire un percorso partecipativo nel rispetto delle normative regionali. Il regolamento e lo Statuto comunale prevedono come istituti di partecipazione popolare : istanze, petizioni, proposte di deliberazione consiliare, consultazioni popolari e referendum popolari. Le istanze, sottoscritte senza obbligo di autenticazione anche dal singolo cittadino, sono richieste che i cittadini possono rivolgere agli organi decisionali dell’Amministrazione comunale, per sollecitare l’intervento in una situazione concreta, specifica e particolare, di pubblico interesse, devono essere indirizzate al Sindaco. Non sono dirette ad ottenere un provvedimento amministrativo. Il Sindaco provvede a rispondere alle istanze tramite gli uffici e servizi comunali competenti che si assumono la responsabilità del procedimento. Le petizioni sono intese a sollecitare l’intervento dell’Amministrazione comunale per la migliore tutela di interessi collettivi o diffusi in materie determinate o per questioni specifiche e particolari . I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della petizione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della petizione. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori. Devono essere sottoscritte da almeno 100 cittadini, indirizzate al Sindaco e depositate a cura dei promotori, e sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. L’esame di ammissibilità della petizione è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della petizione alle funzioni del Comune. Le proposte di deliberazione consiliare sono dirette a promuovere interventi dell’Amministrazione comunale in materia di interessi diffusi o collettivi di competenza comunale. Non sono ammesse proposte che che hanno per oggetto gli stessi oggetti esclusi dalla possibile richiesta di referendum, ed in particolare quelle incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni. Richiedono la raccolta di minimo 500 firme e devono essere formalizzate (in forma di proposta deliberativa) e depositate a cura dei promotori. I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della proposta di deliberazione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della proposta. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori. L’esame di ammissibilità della proposta è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della proposta di deliberazione alle funzioni del Comune. Se la proposta ha per oggetto l’adozione di un provvedimento di natura regolamentare, deve essere redatta in articoli; se comporta nuove o maggiori spese a carico del bilancio comunale, devono essere indicati l’importo e i mezzi per farvi fronte. Prima di raccogliere le firme, i promotori possono richiedere la collaborazione degli uffici e servizi comunali coinvolti nell’oggetto della proposta per una sua migliore formulazione tecnica e per una verifica della non manifesta illegittimità dell’atto. Le proposte di deliberazione sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. I referendum popolari possono essere richiesti da almeno il 3% degli iscritti nelle liste elettorali del Comune (108.509 nel 2019). Con il referendum consultivo tutti gli elettori del Comune sono chiamati a pronunciarsi in merito a piani, programmi, interventi, progetti ed ogni altra iniziativa riguardante materie di esclusiva competenza dell’ente locale, per consentire agli organi comunali di assumere le determinazioni di competenza dopo aver verificato gli orientamenti della comunità. Per il referendum consultivo non è previsto alcun quorum di partecipazione. Il referendum abrogativo è ammesso per l’abrogazione totale o parziale di delibere di Consiglio e di Giunta del Comune di interesse generale della popolazione. Non possono formare oggetto di referendum:

    1. la revisione dello Statuto comunale e degli statuti delle Aziende Speciali;
    2. il regolamento del Consiglio comunale e del decentramento;
    3. gli atti di mero adempimento di leggi e regolamenti nazionali e regionali e di norme statutarie;
    4. l’ordinamento del personale del Comune, delle istituzioni e delle aziende speciali;
    5. il bilancio preventivo ed il conto consuntivo;
    6. i tributi locali e le tariffe dei servizi comunali;
    7. i provvedimenti relativi alla tutela e salvaguardia di minoranze etniche, religiose e di soggetti socialmente deboli;
    8. le materie già sottoposte a referendum, prima che siano trascorsi quattro anni.

    Il referendum abrogativo è escluso, oltre che nei casi indicati precedentemente, anche qualora gli atti sottoposti a detto referendum:

    • incidano su situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale o che riguardino servizi alla persona;
    • non siano di esclusiva competenza comunale e per la loro formazione sia prevista o sia intervenuta la convergente volontà di altri enti locali, della Regione e dello Stato;
    • incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni:
    • riguardino gli atti di costituzione di società per azioni e società a responsabilità limitata. L’esame ed il giudizio sulla legittimità ed ammissibilità dei quesiti referendari sono affidati al Segretario Generale, che decide entro 30 giorni dalla presentazione della relativa istanza, sentito il Collegio dei Garanti formato in conformità a quanto previsto dallo dello Statuto comunale.

     

    Il parere di ammissibilità da parte del Collegio dei Garanti verte in particolare:

    • sull’esclusiva competenza locale;
    • sull’interesse generale della popolazione;
    • sull’univocità del quesito;
    • sulle condizioni di ammissibilità delle materie sottoposte a referendum, avuto riguardo alle esclusioni previste dello Statuto comunale sopra richiamate.

    La proposta sottoposta a referendum abrogativo è approvata se ha partecipato alla votazione il 40% degli aventi diritto e se ha ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi.

    Le possibili modifiche rispetto agli attuali strumenti di partecipazione

    Assieme alla necessità di modificare la legge regionale, da cui discendono anche gli strumenti di partecipazione del Comune di Ferrara, diventa importante pensare ad interventi sullo Statuto comunale e sul Regolamento delle forme di partecipazione in direzione del rafforzamento della possibilità per i cittadini di influire sulle scelte dell’Amministrazione. Si possono prevedere in modo preciso sui singoli articoli degli atti suddetti, ispirandosi in particolare alle seguenti linee di indirizzo:

    • validità delle firme raccolte online tramite un’apposita piattaforma messa a disposizione dall’Amministrazione comunale;
    • maggiore coinvolgimento dei promotori delle petizioni, proposte di deliberazione e referendum, prevedendo che essi siano sentiti preventivamente rispetto all’ipotesi di non ammissibilità degli stessi e sulla base di osservazioni formulate per iscritto da parte degli organi preposti;
    • previsione che le petizioni e le proposte di deliberazione siano sempre trattate dal Consiglio Comunale e che la loro illustrazione in quella sede venga svolta dai soggetti promotori;
    • previsione che le commissioni consiliari possano essere convocate su richiesta di gruppi di cittadini/associazioni ecc. per la trattazione di specifiche petizioni/proposte ove ora essi possono partecipare solo se invitati o come pubblico silente
    • per quanto riguarda il referendum abrogativo , vanno rivisitati e limitati gli oggetti su cui esso non si può svolgere, in particolare rendendolo possibile sugli strumenti urbanistici. Inoltre va eliminata la norma che rende inammissibile il referendum sulla base di un presunto “ interesse generale della popolazione”; occorre disporre che il deposito delle firme avvenga entro 180 giorni ( e non 120 giorni) dall’annuncio mediante avviso all’albo pretorio e approfondita la questione relaritiva al numero di tornate referendarie che si possono svolgere nel corso dell’anno ; va modificata la disposizione in base alla quale il referendum abrogativo è valido se alla votazione ha partecipato almeno il 40% [mi pare che questa percentuale sia più tutelante dei diritti dei cittadini ] degli aventi diritto al voto, sostituendola con il meccanismo del cosiddetto “ quorum mobile” ( 50% degli aventi diritto al voto calcolato sulla media dell’effettiva partecipazione al voto nelle ultime tre tornate elettorali amministrative del Comune) ; va previsto che il referendum sia possibile se riguarda materia urbanistica e sia obbligatorio nel caso in cui si preveda la modifica delle forme di gestione dei servizi pubblici locali di interesse generale e di interesse economico generale.

    Inoltre, ad integrazione delle modifiche regolamentari su esposte, al fine di avviare un reale processo di partecipazione, è necessario poter avere la disponibilità di luoghi diffusi sul territorio adatti ad ospitare momenti di socialità, di condivisione di eventi e di reale partecipazione dei cittadini, quali lo stesso Municipio, sale a disposizione del Comune e spesso inutilizzate,, vecchie sedi di delegazioni comunali,centri sociali, scuole attiv e e/o dismesse, Locali pubblici gestiti da privati che siano disponibili ad inserirsi in questa rete e altro ancora.

    Verso un ruolo più forte e strutturato della democrazia partecipativa

    Al di là della ricognizione e del miglioramento delle forme partecipative attualmente esistenti, quello che va messo in campo è la predisposizione di un sistema strutturato che dia alla democrazia partecipativa un ruolo più forte, spostando poteri di intervento verso i cittadini, e, soprattutto, facendo di essa una modalità certa, definita e “normale” di concorso alla costruzione delle decisioni dell’Amministrazione. In questo senso, senza avere la pretesa di avanzare un modello precostituito, riteniamo utile evidenziare alcune piste di lavoro. In particolare, un sistema di democrazia partecipativa dovrebbe prevedere forme di discussione, diritto di proposta e possibilità di decisione sia da parte dei cittadini abitanti delle varie articolazioni territoriali ( democrazia partecipativa “orizzontale”), sia da parte di tutti gli abitanti su temi considerati fondamentali nel disegnare le scelte di fondo che riguardano la città ( democrazia partecipativa “verticale”), utilizzando anche le potenzialità offerte dalle strumentazioni informatiche.

    1) Sulla democrazia partecipativa orizzontale

    Punto di partenza per la costruzione della democrazia partecipativa orizzontale è l’esperienza del Bilancio partecipativo , ovvero quella che chiama gli abitanti suddivisi su base territoriale, e quindi portatori di un punto di vista specifico, a intervenire sulle scelte e sulla destinazione delle risorse, in particolare quelle di investimento, che l’Amministrazione Comunale è tenuta a compiere (ma uno schema analogo si potrebbe attuare anche per la costruzione del Piano Urbanistico Generale). I tratti salienti e costitutivi del Bilancio Partecipativo possono essere riassunti così:

    • diritto di proposta su una quota significativa degli investimenti comunali da parte delle Assemblee costruite nei territori in cui viene suddiviso il Comune;
    • messa a disposizione di risorse significative del bilancio comunale su cui le Assemblee possono intervenire;
    • suddivisione del Comune in aree territoriali diffuse, in modo tale da dar voce a bisogni specifici e differenziati;
    • costruzione di un meccanismo decisionale in cui, fermo restando al Consiglio comunale la decisione definitiva, si avvale di una rete importante di delegati scelti nelle Assemblee territoriali.
    • Un’ipotesi di lavoro per il Comune di Ferrara potrebbe essere quella di incardinarsi sui seguenti punti di riferimento:
    • dare le possibilità di esprimersi agli abitanti in una fase iniziale almeno sul 10% delle risorse relative alle spese in conto capitale, per poi arrivare nel medio periodo almeno al 25%;
    • costruzione di Assemblee territoriali diffuse. In proposito ricordiamo che il Comune nel 1971, anche se da allora è cambiata in modo significativo la situazione demografica, era suddiviso in 14 delegazioni e in 9 Quartieri. L’ipotesi di minima potrebbe prendere come riferimento la suddivisione in Circoscrizioni realizzata successivamente e fino al 2008 ( Circoscrizione Centro Cittadino; Circoscrizione Giardino Arianuova Doro (GAD); Circoscrizione via Bologna; Circoscrizione Zona Nord; Circoscrizione Zona Nord Ovest; Circoscrizione Zona Sud; Circoscrizione Zona Nord Est; Circoscrizione Zona Est);
    • costituzione di un’Assemblea territoriale dei delegati nei territori, la cui composizione dovrà essere ulteriormente approfondita, affiancata da una rappresentanza dei consiglieri comunali per l’esame e il pronunciamento sui progetti avanzati, prima del passaggio definitivo in Consiglio Comunale.

    2) Sulla democrazia partecipativa verticale

    Come detto sopra, essa ha lo scopo di far intervenire i cittadini su temi strategici che riguardano la fisionomia della città. In proposito, ci avvaliamo di un recente progetto finanziato dall’Unione Europea che ha studiato e analizzato oltre 300 esperienze internazionali e ne ha prodotto un vasto e approfondito report dal titolo “Innovazione nella partecipazione dei cittadini al decision making pubblico e nuove istituzioni democratiche. Cavalcare l’onda della deliberazione”.

    Lo studio parte dall’assunto che per poter individuare le esperienze rilevanti ai fini dell’analisi, debbano essere presenti tre elementi fondamentali:

    • deliberazione : intesa come un processo di valutazione accurata delle diverse opzioni, che deve avvenire attraverso l’accesso a informazioni accurate, pertinenti e diversificate, e che deve essere rivolto alla ricerca di un punto di incontro tra i partecipanti per raggiungere una decisione di gruppo.
    • rappresentatività: il gruppo coinvolto nel processo partecipativo deve corrispondere al profilo demografico della comunità, ovvero deve rappresentare una sorta di microcosmo della più ampia comunità. Questo può essere ottenuto attraverso un processo di campionamento casuale della popolazione, processo anche questo da approfondire in modo approriato;
    • impatto: deve essere garantito l’impegno dei policy maker a dare seguito e ad agire in base alle raccomandazioni pervenute da parte dei cittadini.

    In generale lo studio individua 12 diversi modelli , che possono essere più grossolanamente ricondotti a quattro tipologie di obiettivi:

    1. raccomandazioni informate dei cittadini su questioni di policy (Citizens’assembly,Citizens’ jury/panel, consensus conference, planning cell)
    2. Opinione dei cittadini su questioni di policy (G1000, Citizens’ council, citizens’ dialogue, deliberative poll, world wide views)
    3. Valutazione informata dei cittadini in vista di consultazioni elettorali (Citizens’ initiative review)
    4. Organi deliberativi rappresentativi permanenti (modello Ostbelgien, City observatory)

    Nella prima tipologia rientra l’ esperienza dell’Assemblea cittadina su un tema specifico rilevante , composta da un determinato numero di residenti, selezionati per estrazione a sorte mediante campionamento casuale stratificato, cioè assicurando che il campione rappresenti le caratteristiche socio-demografiche della città (il campionamento si svolge proporzionalmente ai gruppi di età, ai quartieri e al genere). Un esempio di questo genere è la recente costituzione dell’Assemblea cittadina per il clima di Bologna, sta facendo discutere la cittadinanza, su base campionaria, sull’obiettivo di costruire una città solare, rinnovabile e sostenibile, accelerando la transizione energetica giusta, verso un modello basato sulla riduzione dei consumi energetici, l’efficientamento energetico, la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile, l’autoconsumo individuale, collettivo, le comunità energetiche. Ovviamente, le Assemblee dei cittadini possono svilupparsi su altri temi considerati rilevanti in relazione alle scelte di fondo da compiere ( per esempio, sui servi pubblici, sul lavoro, sul Piano Urbanistico generale e altro ancora). Sempre lungo questa direzione, è possibile anche ipotizzare la costituzione di un Osservatorio cittadino sui beni comuni , con il compito di studiare la situazione esistente e proporre soluzione di gestione partecipativa dei principali beni comuni e dei servizi che li erogano. Tale organismo potrebbe essere promosso da associazioni, comitati, comunità di cittadini e componenti dell’Amministrazione locale in grado di svolgere attività di osservazione, acquisizione di dati ed informazioni, consultazioni ed individuazione di azioni concrete di gestione oltre che di monitoraggio dei Beni Comuni.

    3) Sulla web-democracy

    Infine, va sviluppata, anche in termini di supporto alla partecipazione attiva, un’iniziativa relativa alla web-democracy e alla e-participation, cioè l’utilizzo degli strumenti informatici e digitali per rendere effettiva e diffusa la partecipazione dei cittadini. Oltre all’idea di poter ricorrere alle firme online nell’attivazione degli strumenti di partecipazione ( petizioni, proposte di deliberazione, referendum), si può pensare di dar vita ad una vera e propria piattaforma digitale pubblica di reale partecipazione dal basso dei cittadini, attivi e non attivi, tenendo presente esperienze analoghe già in vigore in diverse città europee, a partire da quella di Barcellona. Il tema va approfondito e la piattaforma migliorata e resa finalmente operativa, potendo inglobare al suo interno: mappe di geolocalizzazione, forum di discussione, sondaggi e vari altri strumenti , inclusa l’Intelligenza Artificiale, che si ritengono funzionali alla reale partecipazione dal basso. A questo fine, è indispensabile costituire un gruppo specifico, composto da chi è interessato allo sviluppo e all’uso di una simile piattaforma.

    Da notare, in merito alla e-participation, che le piattaforme che tentano di praticare la reale partecipazione dal basso di tutti i cittadini hanno quasi totalmente fallito la loro mission, non per carenze ed impossibilità tecniche, ma per puri e semplici motivi di inopportunità e non gradimento politico, confermando così che solo con norme cogenti e tutelanti l’espressione dei cittadini nonché attraverso una forte e affollata rete di cittadinanza attiva in grado di connettersi e comunicare con il resto della cittadinanza, può realizzarsi una vera democrazia partecipativa.

    Gli strumenti di e-democracy e di e-participation andrebbero collegati e coordinati con gli strumenti fisici di partecipazione in modo da renderli reciprocamente sinergici gli uni agli altri.


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