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Quando: Martedì 21 aprile 2026, ore 21
Dove: Centro Sociale il Melo, via del Melo, 60
Quando: Martedì, 21 aprile 2026, ore 10
Dove: presso la sede della Provincia, corso Isonzo, 105

    Autore: Rodolfo Baraldini

    Ferrara Partecipata chiede più sicurezza sulle strade: presentata una petizione al sindaco

    Il forum propone zona 30 e pista ciclabile protetta: “Velocità elevate e spazi insicuri per pedoni e ciclisti”

    Il forum Ferrara Partecipata, ha presentato una petizione per la messa in sicurezza di via Venti Settembre. “Trecento cittadini di Ferrara, preoccupati per la sicurezza della strada a causa delle velocità elevate delle auto che percorrono la via e della mancanza di spazi sicuri per pedoni e ciclisti, hanno promosso e sottoscritto una petizione per chiedere al sindaco di intervenire per migliorare la sicurezza e la vivibilità di via Venti Settembre”.

    Presentata mercoledì 7, la petizione chiede “l’istituzione di una zona 30 e la realizzazione di un percorso ciclabile in sede propria, sicuro e delimitato, lungo tutta la via, insieme ad interventi strutturali per la sicurezza e la vivibilità urbana. Chiede inoltre la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza, dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

    La petizione si inserisce nel solco delle politiche europee e nazionali che promuovono la moderazione del traffico e la sicurezza stradale: “zone 30 e piste ciclabili sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”.

    E viene aggiunto che “tenendo conto i dati ISTAT, per cui in Italia nel 2024 il 73,3% del totale degli incidenti stradali (173.364) sono avvenuti in aree urbane, con un indice di mortalità di 1,1 morti ogni 100 incidenti, si evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni”.

    Pertanto, “la richiesta di realizzare in via Venti Settembre una pista ciclabile protetta risulta conseguente alla pericolosità della corsia attualmente transitabile in bicicletta. In coerenza con il Piano nazionale sicurezza stradale 2030 che considera i ciclisti tra le categorie di utenti della strada a rischio e individua linee strategiche specifiche per la tutela della loro sicurezza, mediante interventi relativi al miglioramento dell’infrastruttura stradale, tale corsia, ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria. Sarà così garantita la sicurezza dei ciclisti e ridotta la conflittualità con i veicoli a motore”.

     

     

    Ferrara Partecipata, appello ai sindaci. “La gestione dell’acqua di Cadf migliore di Hera”

    Il Forum scrive una lettera aperta nella speranza che l’azienda mantenga il servizio nei comuni di riferimento e che possa candidarsi alla gestione anche in altri

    Con la presente ci rivolgiamo ai sindaci dei Comuni proprietari di Cadf SpA (ex Consorzio Acque Delta Ferrarese), l’azienda a totale proprietà pubblica che gestisce il servizio idrico nei vostri Comuni.

    Com’è noto, alla fine del 2027 scadrà la concessione del servizio idrico a Cadf, così come anche negli altri Comuni in provincia di Ferrara, in cui la gestione del servizio idrico è affidata a Hera Ferrara. La fine del 2027 può apparire una data lontana, ma, in realtà, la decisione sul futuro del servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara arriverà presumibilmente nel prossimo anno o nei primi mesi del 2027. E’ quindi importante iniziare a discuterne, anche pubblicamente.

    Per quanto ci riguarda, non abbiamo alcun dubbio sul fatto che una gestione pubblica, come quella di Cadf, sia decisamente migliore di quelle di carattere privatistico, come Hera Ferrara, che mettono al centro la realizzazione di profitti e dividendi piuttosto che la scelta di fornire un servizio efficace per i cittadini.

    Questa convinzione deriva intanto da considerazioni di ordine generale. L’acqua è bene comune per eccellenza, diritto umano universale e su di essa, e sulla sua gestione, non pensiamo si debbano realizzare profitti. A maggior ragione, nella situazione che stiamo vivendo, di crisi ecologica e ambientale, che fa sì che il tema della preservazione e del risparmio di una risorsa naturale e finita, com’è appunto l’acqua, sia assolutamente fondamentale.

    In più, ci sono i risultati concreti di Cadf e Hera Ferrara, che avvalorano questa valutazione: Cadf presenta tariffe più basse rispetto ad Hera Ferrara, produce investimenti pro-capite più alti, ha perdite idriche lineari inferiori.

    Ci sono, insomma, tutte le ragioni per sostenere che il futuro del servizio idrico nella provincia di Ferrara guardi alla soluzione della gestione pubblica e non ad una di carattere privatistico. A partire da qui, vi chiediamo di farvi parti in causa fattiva di tale prospettiva, anche interloquendo in modo più ravvicinato con le nostre associazioni, che si occupano da lungo tempo del tema dei beni comuni e della loro tutela, promuovendo anche uno o più incontri tra noi.

    Ciò significa, nel momento in cui fosse confermato che, alla luce della legislazione attuale, alla scadenza delle concessioni, occorre procedere alla costituzione di un unico soggetto che gestisca il servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara e una volta svolte le necessarie verifiche di tale orientamento, lavorare perché Cadf possa perlomeno continuare a gestire il servizio idrico nel proprio perimetro di riferimento oppure possa candidarsi ad essere il soggetto che gestisce il servizio stesso in tutta la provincia di Ferrara.

    Del resto, ciò sta succedendo in altri territori del Paese: pensiamo a Cuneo, dove si sta mettendo in campo la scelta di arrivare ad un unico soggetto gestore a totale proprietà pubblica oppure, per stare più vicino a noi, a Parma, che vive una situazione simile a quella della provincia di Ferrara, dove un’azienda a totale capitale pubblico, Emiliambiente SpA, che opera in una parte della suddetta provincia, si sta proponendo come soggetto gestore unico del servizio idrico in tutto il territorio provinciale.

    Senza dimenticare quello che è in corso nell’Ato di Firenze, Prato e Pistoia, dove, anche grazie all’iniziativa dei movimenti per l’acqua e per i beni comuni, culminata nel referendum cittadino che si è svolto ad Empoli, si sta abbandonando l’ipotesi negativa di una multiutility da quotare in Borsa per scegliere, invece, la strada di una società pubblica “in house”.

    Citiamo questi esempi non solo per rendere evidente come la battaglia per l’acqua pubblica sia ancora molto presente nel Paese, ma anche per far presente che vive ancora la sensibilità che, nel 2011, portò la maggioranza assoluta dei cittadini italiani ad esprimersi per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Quell’importante risultato venne tradito e ignorato. Il 2026 e il 2027 nella provincia di Ferrara e Provincia saranno l’occasione per riprendere il filo e dare risposta a quella volontà popolare. In attesa di un vostro cortese riscontro e di una disponibilità esplicita ad un prossimo incontro-confronto, porgiamo cordiali saluti.

     

    Ztl, Ferrara Partecipata rilancia: salute, vivibilità e futuro ecologico

    Lunedì 1 dicembre, alle 18, il chiostro di Santa Maria in Vado ospiterà il secondo incontro pubblico sulla mobilità nella zona medioevale

    Il dibattito sulla mobilità nella zona medioevale di Ferrara torna al centro dell’agenda cittadina. Lunedì 1 dicembre, alle 18, il chiostro di Santa Maria in Vado ospiterà il secondo incontro pubblico promosso dal Forum Ferrara Partecipata, aperto ai residenti del quartiere e a tutti i cittadini interessati. Un appuntamento pensato per discutere “i problemi della mobilità nella zona medioevale e della mancata estensione della Ztl” e per valutare “proposte di interventi urgenti per il miglioramento della situazione attuale”.

    Il Forum torna così a sollecitare un cambio di passo dopo la petizione presentata l’8 maggio scorso al sindaco, con cui si chiedeva la realizzazione dell’ampliamento della Ztl medioevale “tra corso Giovecca e via Baluardi e tra via Porta Romana/via Quartieri e viale Alfonso d’Este”. Nella richiesta figuravano anche nuove aree pedonali – “via Savonarola, via Cisterna del Follo, via Scandiana” – e l’attivazione di un servizio di trasporto pubblico con minibus elettrici “in tutta la Ztl B ed E”, così da rendere più agevole l’accesso alla zona. Obiettivi che il Pums (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) prevedeva entro il 2022.

    La risposta arrivata il 22 settembre, definita dal Forum “del tutto insoddisfacente”, ha comunicato che l’estensione della Ztl “non verrà realizzata nelle modalità prescritte dal Pums vigente” e che verrà rinviata “a tempi indefiniti”. Un esito giudicato inaccettabile dai promotori.

    “Vogliamo una città che scelga la salute, la vivibilità e il futuro ecologico, non la conservazione dello status quo”, afferma il Forum, sottolineando come la mobilità sia “un tema centrale per il futuro della città”. L’obiettivo è una Ferrara “libera dalle automobili e quindi ‘vivibile’”: una vivibilità che riguarda “il miglioramento della qualità dell’aria”, “la sicurezza stradale” e “la qualità degli spazi”. Per questo, ribadiscono, il rinnovamento deve partire dai temi della “decarbonizzazione nel trasporto” e della “mobilità ad emissione zero”.

    All’incontro di lunedì saranno presenti le tre promotrici della petizione – Giuliana Bonalberti, Francesca Cigala Fulgosi e Anna Faccini – insieme al professor Romeo Farinella, urbanista dell’Università di Ferrara. Una nuova occasione per confrontarsi, partecipare e delineare, insieme, la città che molti cittadini dicono di desiderare.

    Incontro pubblico: ZTL la città che vogliamo, non quella che ci negano

    Dopo oltre 4 mesi di silenzio, il Comune ha risposto alla nostra petizione sull’ampliamento della ZTL senza entrare nel merito e rinviando tutto a tempi indefiniti. Una scelta che va contro gli obiettivi del PUMS e del PAIR 2030, che indicano chiaramente la strada: meno traffico privato, più aree pedonali, più sicurezza e aria pulita. Ferrara non può restare ferma! Vogliamo una città che scelga la salute, la vivibilità e il futuro ecologico, non la conservazione dello status quo

    In sella alla bici per chiedere più sicurezza

    Una trentina di ciclisti ha percorso le strade del centro storico di Ferrara nella tarda mattinata di sabato scorso, partendo…

    Una trentina di ciclisti ha percorso le strade del centro storico di Ferrara nella tarda mattinata di sabato scorso, partendo dal Torrione di Porta Mare. Indossavano pettorine catarifrangenti con vari slogan come: “Più Bici – Meno Auto -Meno Smog – Più Salute”. L’iniziativa, promossa da Caldirolo Libera, Fiab e Forum Ferrara Partecipata, rientra nelle periodiche biciclettate iniziate nel 2023, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sui ritardi nell’applicazione del Piano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) e sull’allarmante tasso di incidentalità e mortalità stradale in città. Nonostante una percepita, seppur lenta, evoluzione nel comportamento degli utenti della strada e gli investimenti in alcune infrastrutture ciclabili, le statistiche e la cronaca continuano a riportare un numero inaccettabile di incidenti e investimenti di pedoni e ciclisti, anche sulle strisce pedonali. Un dato inaccettabile, sottolineano gli organizzatori, per una città che si è autoproclamata “città delle biciclette”. Il percorso della protesta, lento e rumoroso, ha toccato arterie chiave come corso di Porta Mare fino a Porta Po, via Arianova, via Belvedere, e via Ariosto. Molte di queste strade, evidenziano gli attivisti, sono prive persino delle “piste ciclabili emergenziali” (quelle delimitate unicamente da vernice sulla carreggiata) e, in alcuni casi, si trasformano in nodi di traffico intenso negli orari di ingresso e uscita dalle scuole. “Queste vie avrebbero dovuto essere considerate ‘strade scolastiche’ nel PUMS, con chiare limitazioni al traffico e al parcheggio,” si legge in una nota congiunta. “Queste biciclettate servono a ricordare alla nostra amministrazione che esiste un problema concreto di mobilità sostenibile, inquinamento da traffico e, soprattutto, di sicurezza stradale, che deve essere affrontato e risolto senza ulteriori indugi”.

    WOMEN’S WISE WORKSHOPS “DAL VIVERE GLI SPAZI AL PROGETTARE I LUOGHI” PROGETTO PARTECIPATIVO WWW. ATTRAVERSARE CONOSCERE COPROGETTARE

    Leggi file PDF

    Responsabile scientifico: Letizia Carrera, docente di Sociologia del territorio presso l’Università di
    Bari, coordinatrice del Laboratorio di Studi Urbani URBALAB

    Il progetto di ricerca è stato promosso dal gruppo “Ferrara, le donne e la città” al fine di sollecitare
    una nuova consapevolezza dei bisogni e dei diritti delle donne nell’esperienza urbana, mettere in luce
    le difficoltà e i problemi che le donne affrontano nella vita quotidiana riguardo alla mobilità, alla
    sicurezza, ai servizi, agli spazi di relazione, ripensare in concreto gli spazi della città, le periferie, la
    mobilità, la cura dell’ambiente urbano attraverso il confronto con le esigenze e le esperienze di vita
    vissuta per giungere a possibili proposte di interventi sulla città.
    Attraverso esperienze di laboratori urbani e di riflessione collettiva, le partecipanti al processo di
    ricerca-azione hanno esplorato lo spazio urbano, condividendo percezioni, bisogni e proposte per
    rendere la città più inclusiva e attenta alle esigenze delle donne.
    I risultati vengono resi pubblici e presentati agli Amministratori con l’auspicio di contribuire a creare,
    in prospettiva, le condizioni per una migliore qualità della vita delle donne e degli altri attori urbani
    nella città.
    “La città accogliente e friendly per le donne è una città che sa tendere all’obiettivo di essere inclusiva,
    sostenibile e people friendly”.
    Il laboratorio WWW trova la sua matrice teorica nel principio del “diritto alla città” tematizzato dal
    filosofo francese Henri Lefebvre e che si declina sia come diritto a vivere pienamente la città, sia come
    diritto a partecipare alla sua progettazione.
    Questa teorizzazione è il fondamento dei principi di democrazia territoriale – il diritto a una città di
    qualità a prescindere dallo specifico luogo di residenza andando oltre il limite della città “spezzata” tra
    centro e periferie -, e di quello di giustizia sociale – diritto a poter fruire delle opportunità e dei servizi
    messi a disposizione dalla città a prescindere dalla specifica dotazione individuale di risorse
    economiche, culturali e sociali. Il richiamo evidente è alla teoria della capabilities di Amartya Sen e
    Martha Nussbaum che ritiene imprescindibile centrare l’attenzione sulle reali opportunità fruibili dai
    soggetti (opportunities) più che sulla loro mera presenza nello spazio urbano

    PREMESSA
    Le città sono storicamente progettate secondo un immaginario maschile, che spesso ignora i bisogni e
    le esperienze quotidiane delle donne. L’adozione del “gender mainstreaming” nella pianificazione
    urbana può permettere di superare alcuni limiti di questo approccio, favorendo un accesso equo ai
    servizi e una maggiore partecipazione ai processi decisionali.
    “Le donne vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali, economiche e simboliche
    che condizionano la loro vita quotidiana” ( Leslie Kern 2019), ma è proprio a partire da questi ostacoli

    che proprio loro possono generare una nuova visione urbana: più sensibile, più umana, più
    sostenibile.
    Le città infatti non sono neutre. Sono state progettate da urbanisti maschi per soddisfare modelli
    maschili di vita centrati sul lavoro produttivo, su spostamenti lineari, su tempi rigidi, su strutture
    pensate per un uomo adulto, sano, motorizzato. Ma la vita reale, quotidiana, è ben più complessa e a
    pagarne il prezzo sono soprattutto le donne, con le loro giornate frammentate tra lavoro, cura,
    spostamenti multipli, carichi familiari.
    Da queste analisi discende la seconda declinazione del diritto alla città a cui si è fatto riferimento, che
    richiama in modo stringente la necessità che gli amministratori e i progettisti dialoghino in modo
    continuo e sostanziale con i cittadini e, naturalmente con le cittadine, riconosciuti quali portatori di
    specifiche competenze e di un sapere connesso alla pratiche quotidiane
    Molte città hanno già iniziato a integrare la parità di genere nelle politiche urbanistiche, sociali e
    culturali: a Vienna, a Barcellona, ad Amsterdam, a Bilbao si sono realizzati interventi che,
    soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne, hanno contribuito ad attivare processi di uguaglianza dei
    diritti e percorsi di transizione ecologica.
    Per il cambiamento è necessaria un approccio sistemico abbandonando una visione unicamente
    economica del mondo per assumere una visione ecologica, in grado di collegare le complesse
    dinamiche della vita quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei
    servizi ai cittadini ( educazione, sanità, trasporti ). Le donne, per la loro esperienza di vita, sono
    portatrici di una visione sistemica, complessa, capace di tenere insieme tempi, relazioni, spazi e
    necessità. Oggi più che mai è di questa complessità che abbiamo bisogno.
    “Le donne possono dare un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza
    urbana, con la forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non
    funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere e delle
    responsabilità”( Elena Granata 2023 ).
    Da queste premesse deriva l’urgenza di iniziare ad elaborare, con la partecipazione diretta delle
    donne e sulla base dell’analisi dei loro bisogni, proposte concrete di modifica della città da sottoporre
    agli Amministratori. Proposte che parlino di trasporti più accessibili, di spazi pubblici sicuri e
    accoglienti, di orari urbani compatibili con la vita reale, di servizi di prossimità.
    OBIETTIVI
    • Rilevare le percezioni femminili dello spazio e delle sue pratiche d’uso: comprendere come le
    donne vivono e percepiscono gli spazi urbani, identificando aree che favoriscono o ostacolano
    la loro mobilità e sicurezza. “Spazi e luoghi gender friendly per progettare città people
    friendly”.
    • Promuovere l’empowerment sociale e politico: incoraggiare le donne a diventare agenti attive
    nel processo di progettazione urbana, fornendo loro strumenti per rilevare esigenze e bisogni
    ed esprimere proposte.

    • Influenzare le politiche urbane: utilizzare i dati raccolti durante i laboratori urbani per avviare
    un dialogo con le amministrazioni territoriali e proporre soluzioni concrete di
    infrastrutturazione urbana per garantire una maggiore inclusività e attenzione alle esigenze di
    genere.

    METODOLOGIA
    Poiché l’intento prioritario era dare voce alle donne della città, si è adottato il consolidato metodo
    della ricerca sociologica qualitativa che consente di esplorare fenomeni sociali complessi e di acquisire
    comprensione delle dinamiche sociali, tramite il punto di vista dei soggetti e il significato che essi
    attribuiscono alle loro esperienze.
    QUI un testo esplicativo di Letizia Carrera, docente che ha curato la ricerca.
    DAL «progettare per» AL «progettare con»
    Il progetto Women’s Wise Walkshops è centrato sulla premessa di riconoscere la competenza delle
    cittadine e dei cittadini che abitano i luoghi. È fondato su un processo partecipativo complesso che
    persegue un duplice obiettivo: ascoltare, dare struttura e amplificare le voci di chi abita la città e
    promuovere il coinvolgimento civico e la connessione tra attori sociali diversi al fine di una
    progettazione urbana partecipata.

    FASI e STRUTTURA del progetto e impianto delle attività di ricerca-azione
    1. Identificazione, in collaborazione con associazioni locali e gruppi organizzati del territorio, di
    donne che presentino tratti sociali differenziati in una logica intersezionale.
    2. Conduzione di interviste semi-strutturate con le donne residenti nei quartieri selezionati
    come riferimento territoriale per i laboratori urbani.
    3. Organizzazione di focus group basati sui risultati iniziali emersi dai protocolli di intervista e
    misurazione degli iniziali investimenti individuali sulle pratiche partecipative.
    4. Implementazione di walkshop urbani, progettati sulla base del modello delle dérive
    situazioniste, ma con una maggiore declinazione sociale, che coinvolgano donne di diverse
    età e background sociali.
    5. Creazione di mappe tematiche basate su metodologie partecipative e rivalutazione del livello
    di engagement delle cittadine coinvolte nei diversi percorsi.
    6. Sviluppo di un documento condiviso che sintetizzi le osservazioni e i rilievi raccolti dalle tre
    fasi precedenti, delineando infine una serie di raccomandazioni di politiche urbane e
    interventi concreti per gli spazi urbani.
    7. Realizzazione di tavoli di confronto con la cittadinanza e con gli amministratori locali, sulla
    base dei dati emersi per un dialogo e una riflessione condivisa sui risultati per l’elaborazione
    di specifiche politiche urbane.

    Fasi di realizzazione della ricerca
    • Individuazione di due quartieri, uno centrale e uno periferico, diversi per caratteristiche e
    problematicità in cui svolgere la ricerca: quartiere Arianuova-Giardino e quartiere Krasnodar.
    • Realizzazione di 65 interviste semistrutturate e realizzate in presenza rivolte a un campione di
    donne dei due quartieri diverse per estrazione socio-culturale, lavorativa ed età. Fasce di età
    18/35, 36/65, over 65. Interviste semistrutturate finalizzate alla raccolta di dati relativi a
    comportamenti, valutazioni, rappresentazioni dello spazio urbano e delle pratiche quotidiane,
    e di proposte per il miglioramento della qualità della vita del territorio.
    • Realizzazione di 2 focus groups: uno per quartiere, coinvolte complessivamente 25 residenti,
    diverse per estrazione socio-culturale, lavorativa ed età. Discussione di gruppo, a partire dai
    macrotemi emersi dall’elaborazione e dell’analisi delle interviste condotte nella fase
    precedente, finalizzata a raccogliere esperienze, idee, riflessioni, proposte delle partecipanti
    sui diversi temi urbani.
    • Realizzazione di 2 walkshops: uno per quartiere, coinvolte complessivamente 26 residenti,
    diverse per estrazione socio-culturale, lavorativa ed età. Laboratori urbani organizzati in due
    diverse fasi: a) realizzazione di camminate osservazionali (dérive) attraverso i luoghi urbani
    individuati come oggetto della riflessione condivisa con lavoro individuale: ogni partecipante
    osserva, riflette e prende appunti. b) Confronto sul tema individuato e sulle osservazioni
    ottenute, all’interno di uno spazio chiuso.
    • Realizzazione di 2 incontri, uno per quartiere, con tutte le partecipanti al focus group e al
    laboratorio urbano, per la discussione di gruppo sui materiali emersi dal lavoro complessivo
    trattati con il metodo delle Word Clouds per l’analisi del contenuto e con quello dell’analisi
    tematica.
    • Elaborazione di un documento condiviso che avanzi ipotesi di (ri)progettazione dello spazio
    urbano inteso quale elemento materiale e immateriale;
    • Realizzazione di un evento pubblico nel quale sono stati presentati e discussi i risultati emersi
    dall’analisi dei materiali esito del percorso di ricerca.
    I risultati emersi dal laboratorio WWW Ferrara mostrano con nettezza le potenzialità di questo
    metodo di indagine sociale in grado sia di cogliere dimensioni e rappresentazioni sottostanti i
    comportamenti e sia di mettere a valore un sapere pratico e quotidiano di esperibilità dei luoghi.
    Premessa necessaria dalla quale non si può prescindere è il riconoscimento di elevati livelli di fiducia
    nutrito dai cittadini nei confronti dell’amministrazione e la convinzione di essere parte di un percorso
    condiviso e sinergico per implementare nuovi progetti per migliorare l’infrastrutturazione materiale e
    immateriale dello spazio e quindi garantirne una maggiore vivibilità per tutti i diversi tipi di cittadini.
    I dati emersi, al pari di quelli generati dalle altre esperienze metodologiche, non vanno quindi
    interpretati come sterili critiche rivolte all’amministrazione, quanto, invece, come un percorso
    partecipato di ripensamento e di miglioramento degli elementi materiali e immateriali della città per
    aumentarne il livello di vivibilità.

    RISULTATI
    Per risultati si intendono le proposte operative emerse dal lavoro di ricerca al fine di riprogettare la
    città secondo una prospettiva di genere, per una città a misura di tutti i suoi abitanti: “una mappatura
    sociale per policy urbane di città gender/people friendly”.
    Proposte sintetizzate esposte per aree tematiche
    Mobilità
    • Pianificazione di una mobilità dolce, sicura e intermodale che si confronti con i tragitti
    complessi e frammentati spesso compiuti dalle donne ( lavoro, accompagnamento figli,
    acquisti, cura di persone anziane).
    • Rafforzamento della rete pedonale e ciclabile, migliorando l’illuminazione, la visibilità e la
    sicurezza (anche quella percepita).
    • Progettazione e implementazione del trasporto pubblico con attenzione a frequenza, orari
    serali, segnaletica accessibile, sicurezza alle fermate e veicoli facilmente accessibili.
    • Predisposizione di parcheggi di scambio e navette elettriche di collegamento (park & ride).
    • Diminuzione del costo del biglietto del bus o estensione della durata della validità.
    Spazi pubblici
    • Adeguamento strutturale degli spazi pubblici per l’accesso di soggetti con disabilità
    permanente e temporanea.
    • Riprogettazione degli spazi pubblici con una maggiore infrastrutturazione materiale e
    immateriale adeguata alla fruizione differenziata dei luoghi: più panchine, più bagni pubblici,
    più illuminazione, marciapiedi più larghi e ben manutenuti, rimozione barriere
    architettoniche.
    • Creazione di spazi verdi diffusi e migliore cura del verde esistente.
    Sicurezza
    • Applicazione del principio di “prevenzione ambientale del crimine” (CPTED) con criteri di
    progettazione orientati alla sicurezza: visibilità, presenza umana, illuminazione, assenza di
    barriere visive.
    • Contrasto dell’abbandono e della marginalità degli spazi pubblici tramite l’attivazione sociale
    e culturale sostenuta dall’amministrazione pubblica e da una rete multiattoriale.
    • Collaborazione con centri antiviolenza, associazioni e comitati per mappare aree a rischio e
    progettare interventi mirati.
    • Sostegno agli esercizi commerciali di prossimità come presidi di presenza di vitalità della zona
    e presidio di sicurezza.

    Servizi per i cittadini
    • Progettazione della città in funzione dei tempi di vita e di lavoro delle persone, promuovendo
    la “città dei 15 minuti” che consenta di accedere a servizi essenziali (scuole, centri di medicina
    territoriale, commercio, verde pubblico) in prossimità dell’abitazione.
    • Potenziamento dei servizi di prossimità (nidi, centri anziani, consultori, sportelli sociali, …)
    accessibili a tutte le fasce della popolazione.
    • Creazione di spazi pubblici flessibili, multifunzionali e intergenerazionali che incentivino la
    socialità e un nuovo modello di cura e di responsabilità sociale condivisa.
    • Investimento sugli esercizi commerciali di prossimità da considerare non solo come valore
    economico ma anche per il loro ruolo di veri presidi civici.
    Spazi associativi
    • Censimento e riqualificazione di edifici e spazi, in modo diffuso nella città, per garantire luoghi
    pubblici di incontro (anche al chiuso).
    • Biblioteche, cinema, palestre diffuse per creare occasioni di consumi culturali e di socialità.
    • Predisposizione di piani sociali (co-progettati) per aumentare il senso di sicurezza percepito
    dagli abitanti e consentite di fruire di queste possibilità anche la sera.
    • Case di quartiere (vedi https://www.retecasedelquartiere.org/cos-e-la-rete-delle-case/).
    Partecipazione
    • Attivazione di processi partecipativi che includano donne, giovani, anziani, persone con
    disabilità, caregiver e altri gruppi sottorappresentati nei processi decisionali, con
    un’attenzione anche alle diverse etnie presenti nella città.
    • Utilizzo di metodologie di ricerca-azione come i “gender walk” (camminate esplorative di
    genere),le mappe partecipate e i laboratori di quartiere per raccogliere dati qualitativi sull’
    esperienza urbana, da combinare con quelli statistico-demografici.
    • Favorire la presenza paritaria di donne e uomini nei tavoli decisionali per la progettazione
    urbana e in quelli connessi alle politiche sociali territoriali.
    • Favorire le associazioni e i comitati attraverso il finanziamento di una progettazione mirata
    alla rigenerazione (materiale e immateriale) dello spazio urbano.
    Lo strumento degli attraversamenti urbani, elemento innovativo rispetto alle attuali pratiche e ai
    metodi di conoscenza dei luoghi su base partecipativa, si è confermato in grado di garantire, anche in
    combinazioni con altre tecniche di indagine, una conoscenza approfondita e generativa dei territori in
    vista della possibilità di percorsi collaborativi con le amministrazioni del territorio per una
    riprogettazione e un miglioramento condivisi dello spazio urbano e delle forme dell’abitare.

    Ferrara, le donne e la città
    Ringrazia tutte le associazioni che hanno reso possibile questo lavoro partecipativo

    DOSSIER AGENDA ONU – PARITA’ DI GENERE Le buone pratiche: la città accogliente e friendly per le donne è una città inclusiva e sostenibile per tutti

    “Women’s Wise Workshop: dal vivere gli spazi al progettare i luoghi”, progetto partecipativo per Ferrara

    Il progetto di ricerca “Women’s Wise Workshop: dal vivere gli spazi al progettare i luoghi” (WWW) è stato promosso dal gruppo “Ferrara, le donne e la città” al fine di sollecitare  una nuova consapevolezza dei bisogni e dei diritti delle donne nell’esperienza urbana, mettere in luce  le difficoltà e i problemi che le donne affrontano nella vita quotidiana riguardo alla mobilità, alla  sicurezza, ai servizi, agli spazi di relazione, ripensare in concreto gli spazi della città, le periferie, la  mobilità, la cura dell’ambiente urbano attraverso il confronto con le esigenze e le esperienze di vita  vissuta per giungere a possibili proposte di interventi sulla città.

    Attraverso esperienze di laboratori urbani e di riflessione collettiva, le partecipanti al processo di  ricerca-azione hanno esplorato lo spazio urbano, condividendo percezioni, bisogni e proposte per  rendere la città più inclusiva e attenta alle esigenze delle donne.

    Il laboratorio WWW trova la sua matrice teorica nel principio del “diritto alla città” tematizzato dal filosofo francese Henri Lefebvre e che si declina sia come diritto a vivere pienamente la città, sia come diritto a partecipare alla sua progettazione.

    Questa teorizzazione è il fondamento dei principi di democrazia territoriale – il diritto a una città di qualità a prescindere dallo specifico luogo di residenza andando oltre il limite della città “spezzata” tra centro e periferie -, e di quello di giustizia sociale – diritto a poter fruire delle opportunità e dei servizi messi a disposizione dalla città a prescindere dalla specifica dotazione individuale di risorse economiche, culturali e sociali.

    Il richiamo evidente è alla teoria della capabilities di Amartya Sen e Martha Nussbaum che ritiene imprescindibile centrare l’attenzione sulle reali opportunità fruibili dai soggetti (opportunities) più che sulla loro mera presenza nello spazio urbano

    La città “maschile” ignora le donne e limita i cittadini

    Le città sono storicamente progettate secondo un immaginario maschile, che spesso ignora i bisogni e le esperienze quotidiane delle donne. L’adozione del gender mainstreaming nella pianificazione urbana può permettere di superare alcuni limiti di questo approccio, favorendo un accesso equo ai servizi e una maggiore partecipazione ai processi decisionali.

    “Le donne vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali, economiche e simboliche che condizionano la loro vita quotidiana” afferma Leslie Kern docente di geografia e ambiente presso l Munt Allison University, ma è proprio a partire da questi ostacoli che proprio loro possono generare una nuova visione urbana: più sensibile, più umana, più sostenibile.

    Le città infatti non sono neutre. Sono state progettate da urbanisti maschi per soddisfare modelli maschili di vita centrati sul lavoro produttivo, su spostamenti lineari, su tempi rigidi, su strutture pensate per un uomo adulto, sano, motorizzato.

    Ma la vita reale, quotidiana, è ben più complessa e a pagarne il prezzo sono soprattutto le donne, con le loro giornate frammentate tra lavoro, cura, spostamenti multipli, carichi familiari.

    Da queste analisi discende la seconda declinazione del diritto alla città a cui si è fatto riferimento, che richiama in modo stringente la necessità che gli amministratori e i progettisti dialoghino in modo continuo e sostanziale con i cittadini e, naturalmente con le cittadine, riconosciuti quali portatori di specifiche competenze e di un sapere connesso alla pratiche quotidiane.

    Immagine generata con intelligenza artificiale

    Molte città hanno già iniziato a integrare la parità di genere nelle politiche urbanistiche, sociali e culturali: a Vienna, a Barcellona, ad Amsterdam, a Bilbao si sono realizzati interventi che, soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne, hanno contribuito ad attivare processi di uguaglianza dei diritti e percorsi di transizione ecologica.

    Per il cambiamento è necessaria un approccio sistemico abbandonando una visione unicamente economica del mondo per assumere una visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita quotidiana con la tutela dei beni comuni (aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi ai cittadini (educazione, sanità, trasporti).

    Le donne, per la loro esperienza di vita, sono portatrici di una visione sistemica, complessa, capace di tenere insieme tempi, relazioni, spazi e necessità. Oggi più che mai è di questa complessità che abbiamo bisogno.

    “Le donne possono dare un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere e delle responsabilità”, afferma Elena Granata, docente di Urbanistica del Politecnico di Milano e vicepresidente del Comitato scientifico delle Settimane Sociali dei cattolici italiani. .

    Da queste premesse deriva l’urgenza di iniziare ad elaborare, con la partecipazione diretta delle donne e sulla base dell’analisi dei loro bisogni, proposte concrete di modifica della città da sottoporre agli Amministratori. Proposte che parlino di trasporti più accessibili, di spazi pubblici sicuri e accoglienti, di orari urbani compatibili con la vita reale, di servizi di prossimità.

    Obiettivi del progetto

    • Rilevare le percezioni femminili dello spazio e delle sue pratiche d’uso: comprendere come le donne vivono e percepiscono gli spazi urbani, identificando aree che favoriscono o ostacolano la loro mobilità e sicurezza. “Spazi e luoghi gender friendly per progettare città people friendly”.
    • Promuovere l’empowerment sociale e politico: incoraggiare le donne a diventare agenti attive nel processo di progettazione urbana, fornendo loro strumenti per rilevare esigenze e bisogni ed esprimere proposte.
    • Influenzare le politiche urbane: utilizzare i dati raccolti durante i laboratori urbani per avviare un dialogo con le amministrazioni territoriali e proporre soluzioni concrete di infrastrutturazione urbana per garantire una maggiore inclusività e attenzione alle esigenze di genere.

    Metodologia 

    Poiché l’intento prioritario era dare voce alle donne della città, con  Letizia Carrera, docente di sociologia del territorio presso l’Università di Bari, coordinatrice del Laboratorio di studi urbani URBALAB e direttrice della ricerca WWW, si è adottato il consolidato metodo della ricerca sociologica qualitativa che consente di esplorare fenomeni sociali complessi e di acquisire comprensione delle dinamiche sociali, tramite il punto di vista dei soggetti e il significato che essi attribuiscono alle loro esperienze (qui ln dettaglio).

    Premessa necessaria dalla quale non si può prescindere è il riconoscimento di elevati livelli di fiducia nutrito dai cittadini nei confronti dell’amministrazione e la convinzione di essere parte di un percorso condiviso e sinergico per implementare nuovi progetti per migliorare l’infrastrutturazione materiale e immateriale dello spazio e quindi garantirne una maggiore vivibilità per tutti i diversi tipi di cittadini.

    I dati emersi, al pari di quelli generati dalle altre esperienze metodologiche, non vanno quindi interpretati come sterili critiche rivolte all’amministrazione, quanto, invece, come un percorso partecipato di ripensamento e di miglioramento degli elementi materiali e immateriali della città per aumentarne il livello di vivibilità.

    Risultati 

    Per risultati si intendono le proposte operative emerse dal lavoro di ricerca al fine di riprogettare la città secondo una prospettiva di genere, per una città a misura di tutti i suoi abitanti: “una mappatura sociale per policy urbane di città gender/people friendly.

    Proposte sintetizzate esposte per aree tematiche:

    Mobilità

    • Pianificazione di una mobilità dolce, sicura e intermodale che si confronti con i tragitti complessi e frammentati spesso compiuti dalle donne ( lavoro, accompagnamento figli, acquisti, cura di persone anziane).
    • Rafforzamento della rete pedonale e ciclabile, migliorando l’illuminazione, la visibilità e la sicurezza (anche quella percepita).
    • Progettazione e implementazione del trasporto pubblico con attenzione a frequenza, orari serali, segnaletica accessibile, sicurezza alle fermate e veicoli facilmente accessibili.
    • Predisposizione di parcheggi di scambio e navette elettriche di collegamento (park & ride). • Diminuzione del costo del biglietto del bus o estensione della durata della validità. Spazi pubblici
    • Adeguamento strutturale degli spazi pubblici per l’accesso di soggetti con disabilità permanente e temporanea.
    • Riprogettazione degli spazi pubblici con una maggiore infrastrutturazione materiale e immateriale adeguata alla fruizione differenziata dei luoghi: più panchine, più bagni pubblici, più illuminazione, marciapiedi più larghi e ben manutenuti, rimozione barriere architettoniche.
    • Creazione di spazi verdi diffusi e migliore cura del verde esistente.

    Sicurezza

    • Applicazione del principio di “prevenzione ambientale del crimine” (CPTED) con criteri di progettazione orientati alla sicurezza: visibilità, presenza umana, illuminazione, assenza di barriere visive.
    • Contrasto dell’abbandono e della marginalità degli spazi pubblici tramite l’attivazione sociale e culturale sostenuta dall’amministrazione pubblica e da una rete multiattoriale.
    • Collaborazione con centri antiviolenza, associazioni e comitati per mappare aree a rischio e progettare interventi mirati.
    • Sostegno agli esercizi commerciali di prossimità come presidi di presenza di vitalità della zona e presidio di sicurezza.

    Servizi per i cittadini

    • Progettazione della città in funzione dei tempi di vita e di lavoro delle persone, promuovendo la “città dei 15 minuti” che consenta di accedere a servizi essenziali (scuole, centri di medicina territoriale, commercio, verde pubblico) in prossimità dell’abitazione.
    • Potenziamento dei servizi di prossimità (nidi, centri anziani, consultori, sportelli sociali, …) accessibili a tutte le fasce della popolazione.
    • Creazione di spazi pubblici flessibili, multifunzionali e intergenerazionali che incentivino la socialità e un nuovo modello di cura e di responsabilità sociale condivisa.
    • Investimento sugli esercizi commerciali di prossimità da considerare non solo come valore economico ma anche per il loro ruolo di veri presidi civici.

    Spazi associativi

    • Censimento e riqualificazione di edifici e spazi, in modo diffuso nella città, per garantire luoghi pubblici di incontro (anche al chiuso).
    • Biblioteche, cinema, palestre diffuse per creare occasioni di consumi culturali e di socialità.
    • Predisposizione di piani sociali (co-progettati) per aumentare il senso di sicurezza percepito dagli abitanti e consentite di fruire di queste possibilità anche la sera.
    • Case di quartiere.

    Partecipazione

    • Attivazione di processi partecipativi che includano donne, giovani, anziani, persone con disabilità, caregiver e altri gruppi sottorappresentati nei processi decisionali, con un’attenzione anche alle diverse etnie presenti nella città.
    • Utilizzo di metodologie di ricerca-azione come i gender walk (camminate esplorative di genere),le mappe partecipate e i laboratori di quartiere per raccogliere dati qualitativi dell’esperienza urbana, da combinare con quelli statistico-demografici.
    • Favorire la presenza paritaria di donne e uomini nei tavoli decisionali per la progettazione urbana e in quelli connessi alle politiche sociali territoriali.
    • Favorire le associazioni e i comitati attraverso il finanziamento di una progettazione mirata alla rigenerazione (materiale e immateriale) dello spazio urbano.

     

    INCONTRO PUBBLICO – ZTL: LA CITTA’ CHE VOGLIAMO, NON QUELLA CHE CI NEGANO…

    Dopo oltre 4 mesi di silenzio, il Comune ha risposto alla nostra petizione sull’ampliamento della ZTL senza entrare nel merito e rinviando tutto a tempi indefiniti. Una scelta che va contro gli obiettivi del PUMS e del PAIR 2030, che indicano chiaramente la strada: meno traffico privato, più aree pedonali, più sicurezza e aria pulita. Ferrara non può restare ferma! Vogliamo una città che scelga la salute, la vivibilità e il futuro ecologico, non la conservazione dello status quo

    Forum Ferrara Partecipata: “Ztl ferma, dal Comune risposte tardive e vaghe”

    Inviata l’8 ottobre una lettera aperta al sindaco Alan Fabbri dopo la petizione di maggio: “La città ha bisogno di scelte, non di rinvii e alibi”

    “Risposta tardiva e del tutto insoddisfacente“. Con queste parole il Forum Ferrara Partecipata ha commentato la replica del Comune alla petizione presentata lo scorso maggio per chiedere il completamento della Ztl medioevale e la creazione di nuove aree pedonali nel centro storico. La posizione è stata illustrata al Centro Documentazione Donna dove le promotrici (Francesca Cigala Fulgosi, Annamaria Faccini e Giuliana Bonalberti) hanno consegnato ai giornalisti la lettera aperta indirizzata al sindaco Alan Fabbri e inviatagli pochi minuti prima.

    Il gruppo civico accusa l’amministrazione di non aver rispettato i tempi e le procedure previste dal regolamento comunale e, soprattutto, di aver fornito “una risposta evasiva, priva di motivazioni concrete“, che di fatto rinvia l’ampliamento della Ztl a tempo indeterminato, contraddicendo le previsioni del vigente Piano Urbano della mobilità sostenibile (Pums), approvato nel 2019 e che fissava il completamento dell’area entro il 2022.

    “Abbiamo chiesto semplicemente che venisse applicato il piano già approvato – ha dichiarato Fulgosi, portavoce del Forum – ma ci è stato risposto che l’estensione della Ztl è rimandata a un futuro indefinito. È una scelta politica, non tecnica: la volontà di non proseguire su una strada che migliora la vivibilità e la salute della città”.

    La petizione chiedeva di estendere la Ztl medioevale (B1) all’area compresa tra corso Giovecca e via Baluardi, da via Quartieri a via Porta Romana, e di pedonalizzare via Savonarola, via Cisterna del Follo e via Scandiana, come previsto dal Pums. Secondo il Forum, la replica del Comune – giunta 137 giorni dopo la presentazione dell’istanza, senza la firma dell’assessore competente – “non solo non spiega i motivi del ritardo, ma si limita a richiamare future linee guida regionali e nazionali ancora inesistenti”.

    Fulgosi ha inoltre ricordato che lo stesso monitoraggio del Pums, redatto per conto del Comune e pubblicato solo il 22 settembre 2025, “sottolinea come l’ampliamento delle Ztl e delle aree pedonali sia uno degli interventi più urgenti e al tempo stesso più in ritardo”. “Il documento – ha spiegato la portavoce – dice chiaramente che occorre più determinazione nell’attuare zone 30, Ztl e aree pedonali. Eppure l’amministrazione si limita a dire che se ne riparlerà al secondo monitoraggio, forse tra anni”.

    Durante l’incontro, Giuliana Bonalberti, residente nella zona interessata dall’ampliamento, ha raccontato le difficoltà quotidiane dei cittadini: “Traffico continuo, auto parcheggiate ovunque, pericoli per chi va a scuola o si muove in bicicletta. Non si riesce neppure a fermarsi per guardare i palazzi, le strade sono diventate corridoi di passaggio”.

    Annamaria Faccini, volontaria Unicef e membro del Forum, ha invece richiamato il diritto dei bambini “a vivere la strada come spazio sicuro e di autonomia”. “Una città a misura di bambino – ha affermato – è una città più sicura per tutti. E invece Ferrara oggi è pensata quasi esclusivamente per le auto”.

    Per Marino Pedroni e Rodolfo Baraldini, il nodo è politico: “Questa amministrazione mostra una crescente difficoltà ad accettare la partecipazione dei cittadini. Il Pums è stato approvato, ma mai applicato per davvero. Si invocano vincoli e normative quando manca la volontà di agire”. E Baraldini ha aggiunto: “Siamo in una città in cui quando sono stati installati degli autovelox in via Canapa il sindaco si è affrettato ad avvisare gli utenti che non erano in funzione rassicurandoli, come se fosse un problema fissare un limite di velocità e farlo rispettare“.

    Nella lettera aperta indirizzata al sindaco Fabbri, il Forum denuncia anche le contraddizioni con il Pair 2030, il Piano regionale per la qualità dell’aria: “Lo stesso documento regionale incoraggia i Comuni a ridurre il traffico privato, ampliare Ztl e aree pedonali, potenziare il trasporto pubblico. Parlare di limitazioni normative è quindi un alibi“.

    Il testo si chiude con un appello: “Chiediamo al Comune di spiegare come intenda rispondere alla forte domanda di riconversione ecologica della città”. Infine, l’invito a partecipare a un nuovo incontro pubblico il 23 ottobre alle 18 presso il chiostro di Santa Maria in Vado, con la partecipazione dell’urbanista e professore Romeo Farinella.

    Ztl, Forum: “Estensione rinviata a tempi indefiniti”. Ora un confronto con i resident — Ztl, Forum: “Estensione rinviata a tempi indefiniti”. Ora un confronto con i residenti https://www.ferraratoday.it/cronaca/estensione-ztl-rinviata-sindaco-forum-ferrara-partecipata.html © FerraraToday

    Inviata una lettera aperta al sindaco Alan Fabbri dopo la risposta alla petizione: i dettagli

    Dal completamento del Pums alla realizzazione di aree pedonali. Il tema della mobilità urbana rimane al centro di un intervento del coordinamento del Forum Ferrara Partecipata, che mercoledì 8 ottobre si è rivolto al sindaco Alan Fabbri attraverso una lettera aperta, in seguito alla risposta da parte dell’Amministrazione comunale alla petizione presentata nello scorso maggio.

    “Abbiamo ricevuto la risposta alla nostra petizione dello scorso maggio – hanno spiegato i componenti del Forum – in cui chiedevamo il completamento, previsto dal Pums, della Ztl medioevale nell’area da corso Giovecca a via Baluardi, da via Quartieri a via Porta Romana e la realizzazione delle aree pedonali in via Savonarola-via Cisterna del Follo e in via Scandiana”.

    Francesca Cigala Fulgosi ha evidenziato che “nello scorso mese di maggio chiedevamo attraverso una petizione, firmata non solo da residenti dell’area interessata, di dare applicazione al Piano del traffico. Un piano che prevedeva l’estensione della Ztl medievale B1 entro l’anno 2022, come previsto dal Piano urbano della mobilità sostenibile. La risposta, giunta dopo un nostro sollecito e 137 giorni di ritardo, ha richiamato una possibile modifica futura del Pums, per adeguarlo al Piano regionale della qualità dell’area che, viene detto, ‘non fisserà più obiettivi vincolanti di estensione della Ztl’. Viene quindi comunicato che l’estensione dell’attuale Ztl non verrà realizzata nelle modalità del Pums”.

    Nel dettaglio, la risposta dell’Amministrazione comunale ha indicato che “il Pair 2023, a differenza del precedente Pair 2020, non fissa più obiettivi vincolanti di estensione della Ztl, pur continuando a promuoverne l’ampliamento come misura utile per la sostenibilità urbana. La modifica si basa sugli esisti del monitoraggio regionale, che ha evidenziato una sostanziale invarianza delle superfici Ztl nei principali centri urbani”.

    Una situazione in cui, a detta degli attivisti del Forum Ferrara Partecipata, “l’estensione verrà rinviata a tempi indefiniti, e ciò in esatta opposizione di quanto da noi richiesto nella petizione”. Cigala Fulgosi ha aggiunto che “un analogo ragionamento può essere applicato al trasporto pubblico locale, per il quale lo stesso Pums denuncia l’incremento dell’utilizzo dell’auto privata”, segnalando che “andremo avanti”, e che il 23 ottobre alle 18, al Chiostro di Santa Maria in Vado, è prevista un momento di confronto con i residenti, al quale parteciperà anche il docente Romeo Farinella.

    Fra gli altri interventi dei componenti del Forum, Giuliana Bonalberti ha posto l’accento, da residente, sul tema della sicurezza stradale in un’area caratterizzata dalla presenza delle scuole Rossetti e Alighieri, dove “non vi è una zona 30”, mentre Anna Faccini, si è soffermata sulle iniziative dell’Unicef con l’Anci in materia di prevenzione di incidenti, a tutela di “bambini e adolescenti”.

    Marino Pedroni ha sottolineato “il ritardo nella risposta alla petizione come sintomo di come l’Amministrazione recepisce l’idea di cittadinanza attiva”, e Rodolfo Baraldini ha ricordato che “da tempo stiamo operando come gruppo mobilità”, rimarcando la mancata applicazione del Pums, che “si doveva realizzare con tempi certi”.

     

    L’anima smarrita del Buskers Festival

    Andrea Musacci

    «Quantificare l’afflusso del pubblico è praticamente impossibile, proprio per la peculiarità della manifestazione che non richiede spazi chiusi né tributi pecuniari». Così scriveva Monica Forti, addetta stampa del Ferrara Buskers Festival (FBF), in un articolo del 23 luglio 1988 uscito su “La Voce di Ferrara-Comacchio”. Cosa – quindi – contraddistingue questa rassegna musicale di cui tutti andiamo fieri? L’apertura e la gratuità. Caratteristiche ormai dimenticate.

    ZONA ROSSA PER 6 ORE AL GIORNO

    Per la quarta volta in sei anni, il Ferrara Buskers Festival (FBF) prevede infatti l’accesso a pagamento: nel 2020 la formula era di tre concerti a sera per ognuno dei cinque luoghi del centro selezionati. Costo del biglietto, 12 euro. L’anno dopo, sarà di 10 euro, col Festival chiuso dentro Parco Massari. L’anno scorso l’ancor più nefasta scelta: Quadrivio degli Angeli e Parco Massari a 11 euro (+ eventuali costi di prevendita). Quest’anno tra i 10 e i 12 euro (8-10 euro per l’ultima giornata) a seconda del periodo di acquisto del biglietto (+ 2 euro su Ticket Master per avere il biglietto digitale).

    In seguito alle critiche ricevute, il FBF ha deciso di riportare in pieno centro la manifestazione. Fino a sabato il festival inizia alle ore 19 con letture dal vivo in piazza Trento e Trieste e musica dalle 20. Ieri (mercoledì) la musica è iniziata alle ore 22 (tra due giorni lavorativi!). E fino a sabato il centro viene chiuso dalle 18 fino a mezzanotte: ben 6 ore. Domenica inizio alle 16, musica dalle 17, con chiusura del centro dalle 15 ca. Risultato: il Festival non torna ad essere gratuito e in più a essere chiuso per cinque pomeriggi e cinque sere di fila è buona parte del centro storico. Una vera e propria privatizzazione del cuore di Ferrara, e per un appuntamento che per sua natura non dovrebbe conoscere limitazioni alla libertà di movimento. Insomma, fuori tutti: la nostra piazza non è davvero nostra, ma solo di chi conclude una transazione finanziaria col Ferrara Buskers Festival. E il tutto in nome della “cultura” e della “libera espressione artistica”. Termini svuotati del loro reale significato. A dominare è la logica dello scambio (“vuoi accedere liberamente al cuore della tua città? Paghi”), oltre che della competizione (si veda il Premio “Gianna Nannini”).

     DIVIETI, GENTIL CONCESSIONI E…SDRAI

    Fino a domenica, chi abita nella “zona rossa FBF” deve dimostrare a vigilantes privati di abitare effettivamente a casa propria o di lavorare in una delle attività all’interno. A questo si è ridotto il festival degli artisti di strada: a un’operazione selettiva, con la quale si decide chi può o non può andare in piazza.

    «Tutti i residenti avranno libero accesso ed ogni lavoratore dell’area potrà entrare ed uscire senza problemi», è scritto sul sito del FBF. Già il solo sentirsi in dovere di specificarlo provoca un brivido lungo la schiena. Sui controlli all’ingresso è scritto (sempre sul sito FBF): è vietato introdurre – oltre ad armi, droghe e materiale esplosivo – anche… «bottiglie e lattine», «bottiglie di plastica»! E biciclette o monopattini… Inoltre: «Per gentile concessione (sic!) sono ammesse borracce vuote in plastica o alluminio, misura standard max 0,75 cl» e «bottigliette d’acqua da 0,50 cl APERTE [in maiuscolo nel sito], cibo solo in contenitori in plastica o carta» e «anche le vesciche ma solo vuote» (!).

    L’unico momento gratuito del Festival sarà dopo mezzanotte col “Buskers Night”: sono già state dimenticate le mille critiche al Ferrara Summer Festival sull’occupazione di piazza Trento e Trieste (e di piazza Ariostea) con gravi disagi per il sonno dei residenti. Da mezzanotte «si va avanti fino alle 3» del mattino sul Listone con altra musica dal vivo, djset e bevute libere. Ma sempre sul sito del FBF si sottolinea come «al Dopofestival non è consentito portare proprie bevande per questioni di sicurezza»! E dimenticati sono i discorsi sul Buskersgarden nel sottomura di Baluardi, nato nel 2000 come luogo dove dopo mezzanotte continuare a divertirsi lontano dal centro. Infine, due mesi e mezzo dopo la “Bike Night Emilia-Romagna”, per dar nuovo lustro alla vetusta piazza Patrimonio Unesco, tornano a gran richiesta gli sdrai nell’Oasi del Festival in p.zza Trento Trieste…

     «I BUSKERS? SON COME I MANAGER»

    È quindi l’anima stessa del busking a essere snaturata con un Festival che da cinque anni è sempre più dominato da logiche aziendali: “conviene ai commercianti del centro?”, è in sintesi ciò su cui si discute ogni anno. “Come fare in modo che la città (tradotto: alcuni commercianti) ne traggano sempre più profitto?”. L’arte di strada a Ferrara è diventata una mucca da mungere. Detto meglio, è diventata mero terreno di estrazione di profitto (naturalmente a favore di pochi).

    Ormai gli organizzatori ne parlano in modo sfacciato: “La strada è bellissima. Strategie e sfide del management: tra musica, arte e cultura” è il nome del Seminario svoltosi lo scorso 5 luglio a Palazzo Diamanti, promosso da FBF e Manager Italia (il «sindacato dei manager») in collaborazione con Confcommercio Ferrara. “Lo spirito dei buskers? È quello dei manager!”: a quella che sembra una battuta si son dedicate ore di riflessione: «La strada rappresenta il contesto dinamico in cui un manager opera ogni giorno. È uno spazio aperto (sic!), mai del tutto prevedibile, dove coesistono sfide e opportunità, direzioni chiare e incroci imprevisti», recita la presentazione dal sito di Manager Italia. Apertura e imprevedibilità: caratteristiche del busking castrate dalla formula “entri-se-paghi” del nuovo FBF. «I partecipanti – è scritto ancora sul sito di Manager Italia – saranno omaggiati con 1 accesso gratuito a una serata del Ferrara Buskers Festival». Insomma: sei un manager e hai partecipato all’evento a Diamanti? Entri gratis. Sei un “normale” cittadino? O paghi o stai fuori.

    E rimanendo nell’ambito economico, sempre sul sito del FBF, alla voce “Trasparenza” risulta come il Festival nel 2024 abbia ricevuto 242mila euro di contributi pubblici (Mibact, Regione, Comune Ferrara, Comune Comacchio, Camera di Commercio), con un aumento di quasi 50mila euro rispetto al 2023. Senza contare le erogazioni liberali (Art Bonus), pari a 42200 euro da inizio 2023 a inizio 2025.

     L’ANIMA SMARRITA FRA LE TRANSENNE

    In un articolo uscito su “Il Resto del Carlino” del 20 agosto 2000, Beppe Boron e Fabio Koryu Calabrò spiegavano così la loro idea del “Grande Cappello”, la possibilità – cioè – di donare una piccola cifra che sarebbe andata per 2/3 a progetti solidali, mentre 1/3 restava nelle casse del FBF: si chiede «solo mille lire a testa perché non vogliamo entrare in concorrenza con gli artisti di strada». Artisti che, inoltre, con gli ingressi selezionati dai biglietti perdono in buona parte il “gusto” della sfida di attirare l’attenzione di chi passa davanti a loro diretto ad altra destinazione. Della stessa idea era Giancarlo Petrini, esperto di teatro popolare e di strada: «Lo spettacolo di strada è contemporaneamente spettacolo di “cappello”. Nella piazza non si paga un regolare biglietto per assistere alle singole esibizioni» (in “La piazza delle meraviglie”, Trapezio, Udine, 1999).

    (ph. Andrea Musacci)

    L’organizzazione del FBF dovrebbe tornare ad essere “leggera”, “minima”, far cioè dimenticare a chi si vuol godere il contatto con gli artisti di strada, il trovarsi all’interno di una manifestazione, dandogli invece l’“illusione” che tra sé e il busker non ci sia nessuna sovrastruttura. Le transenne di 2 metri con teli neri che in questi giorni demarcano e occultano il nostro centro sanno invece di separazione, di area protetta, di zona rossa, non di libertà. Quella libertà che ognuno di noi ha vissuto in questi decenni di Festival, libertà di poter entrare e uscire un numero indefinito di volte dall’area buskers. Area – appunto – porosa, permeabile. Come la città, che è di tutti. Che è – soprattutto nel suo cuore, nel suo centro – apertura, luogo di incontro e condivisione, senza barriere. Il FBF ha sempre rappresentato – quindi – un evento simbolo dello spirito della città e della piazza, luogo ora – con il nuovo FBF – trasformato in recinto che divide i “privilegiati” dagli “altri”.

    Alcuni anni fa su una transenna che segnava il confine dell’area buskers, qualcuno al posto di “Comune di Ferrara” scrisse ironicamente “Comune di Stefano Bottoni”. Ora che il centro storico è davvero privatizzato, il nostro anonimo amico cosa dovrebbe scrivere? 

    «Partecipare al Ferrara Buskers Festival è stato «un brivido e, insieme, un ritorno al passato, ai motivi più diretti e intensi della mia attività: fuori dai dischi, dalle sale d’incisione, dai biglietti a pagamento».
    (Edoardo Bennato, intervista rilasciata a “L’Informazione”, 27 agosto 1994)

    “Ferrara, le donne e la città”: INCONTRO PUBBLICO DAL VIVERE GLI SPAZI AL PROGETTARE I LUOGHI PROGETTO WWW. WOMEN’S WISE WALKSHOPS

    INTRODUZIONE

    Come gruppo ”Ferrara, le donne e la città” abbiamo organizzato questo incontro
    per presentare alla cittadinanza, all’Amministrazione comunale e agli organi di
    informazione, i risultati di una ricerca che abbiamo condotto sul campo nei
    quartieri Arianuova-Giardino e Krasnodar,

    Una ricerca che è stata sviluppata in collaborazione con la professoressa
    Letizia Carrera dell’Università di Bari, docente di Sociologia del territorio e
    responsabile del progetto ”Women’sWiseWalkshops. Dal vivere gli spazi al
    progettare i luoghi”,

    Una ricerca realizzata per indagare, direttamente dalla voce delle donne, le
    carenze, le difficoltà, gli ostacoli che le donne incontrano oggi nel vivere gli
    spazi della città. Come vivono le donne gli spazi pubblici? Si sentono sicure?
    Hanno accesso ai servizi, alla mobilità, al verde, alla socialità?

    L’obiettivo è quello di promuovere una maggiore consapevolezza sui diritti delle
    donne non garantiti nell’esperienza urbana quotidiana e di raccogliere dati e
    informazioni che servano ad elaborare poi proposte concrete di interventi sulla
    città per migliorare la qualità della vita delle donne e di tutti. “ una città che
    migliora la vita delle donne, funziona meglio per tutti”

    Prima di dare la parola all’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara
    Angela Travagli, che ringraziamo per essere qui in rappresentanza di tutta
    l’Amministrazione, e alla Professoressa Carrera, che illustrerà la metodologia del
    lavoro e i dati emersi dalla ricerca, vorrei inquadrare il contesto e spiegare perché il
    nostro gruppo di lavoro ha deciso di impegnarsi in questa ricerca.

    Il gruppo si è costituito all’interno del Forum Ferrara Partecipata, una rete di
    cittadini e associazioni ambientaliste e socioculturali, nata in opposizione al
    progetto Feris (un progetto di speculazione edilizia presentato come rigenerazione
    urbana di pubblica utilità e bloccato anche grazie alla nostra mobilitazione). Il Forum
    si pone l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nelle scelte che riguardano la città
    e intende costruire proposte dal basso per una rigenerazione urbana inclusiva e
    sostenibile.

    Nella primavera scorsa, in occasione delle elezioni comunali, come Forum
    abbiamo presentato ai cittadini e ai politici le nostre proposte per un
    rinnovamento della città, abbiamo organizzato incontri pubblici sui temi della
    partecipazione, della conversione ecologica della città, della tutela e difesa dei
    beni comuni e abbiamo sottoposto all’attenzione di tutti il tema della città a misura
    di donna, invitando Elena Granata, urbanista del Politecnico di Milano, a
    introdurre la riflessione.
    Le città infatti non sono neutre. Sono state progettate da urbanisti maschi per
    soddisfare modelli maschili di vita: centrati sul lavoro produttivo, su spostamenti
    lineari, su tempi rigidi, su strutture pensate per un uomo adulto, sano, motorizzato.
    Ma la vita reale, quotidiana, è ben più complessa. E a pagarne il prezzo sono
    soprattutto le donne, con le loro giornate frammentate tra lavoro, cura, spostamenti
    multipli, carichi familiari.
    Come ha detto la professoressa Granata: “Le donne possono dare un contributo
    determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la forza
    delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non
    funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del
    potere e delle responsabilità”.

    Stimolate dalle suggestioni emerse e dalle letture sull’urbanistica femminista
    abbiamo deciso di impegnarci costituendo un gruppo di lavoro, che si è subito
    allargato anche a donne di altre associazioni e a cui abbiamo dato nome “Ferrara, le
    donne e la città”, per continuare il confronto su una visione di città che ponga al

    centro lo sguardo delle donne e per coinvolgere le donne della città in un
    processo di cambiamento.

    Pensiamo che la crisi climatica, la crisi ecologica e sociale in atto richiedano
    con urgenza cambiamenti radicali e una nuova visione urbana fondata sul bene
    comune, che sappia intrecciare il contrasto alla crisi climatica con l’equità e la lotta
    alle diseguaglianze, promuovendo spazi rigenerati dalle relazioni umane,

    Per Il cambiamento è necessaria una visione sistemica. Se l’urgenza, per una
    città più vivibile, è quella di contrastare l’emergenza climatica eliminando le
    emissioni di gas serra, sappiamo che ciò sarà possibile solo tramite un processo
    sistemico che modifichi sostanzialmente il nostro modo di produrre,
    consumare, abitare, instaurare relazioni sociali. Per farlo dobbiamo
    abbandonare una visione unicamente economica del mondo per passare a una
    visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita
    quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi
    ai cittadini ( educazione, sanità, trasporti ). Le donne, per la loro esperienza di
    vita, sono portatrici di una visione sistemica, complessa, capace di tenere
    insieme tempi, relazioni, spazi e necessità. E oggi, più che mai, è di questa
    complessità che abbiamo bisogno.

    Crediamo che ci sia bisogno di un “pensiero alternativo ed inedito” sulla città
    che anteponga alla città delle cose la città delle persone, alla città delle
    diseguaglianze la città delle differenze e che lo sguardo delle donne sulla città
    possa dare un grande contributo a cambiare il pensiero e immaginare nuovi
    modi di vivere, Abbiamo bisogno di città più giuste, più lente, più accessibili, più
    accoglienti, con meno macchine. Città che mettano al centro le relazioni, il
    benessere, la natura, il tempo della vita.

    Le donne vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali,
    economiche e simboliche che condizionano la loro vita quotidiana. Ma proprio a
    partire da questi ostacoli possono generare una nuova visione urbana: più
    sensibile, più umana, più sostenibile.

    Molte città hanno già iniziato a integrare la parità di genere nelle politiche
    urbanistiche, sociali e culturali: a Vienna, a Barcellona, ad Amsterdam, a Bilbao
    hanno realizzato interventi che soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne hanno
    contribuito ad attivare processi di uguaglianza dei diritti e percorsi di transizione
    ecologica e sviluppato una idea di urbanistica femminista che prima di tutto mira ad
    eliminare ciò che crea ostacoli negli spostamenti e nella fruizione degli spazi,
    oltrechè disuguaglianze nel lavoro e nelle attività di cura.

    Il nostro gruppo di lavoro si propone quindi di promuovere anche a Ferrara un
    processo di trasformazione della città secondo l’ottica dell’urbanistica
    femminista e di iniziare ad elaborare con la partecipazione diretta delle donne,
    sulla base dell’analisi dei loro bisogni, proposte concrete di modifica della
    città da sottoporre agli Amministratori. Proposte che parlino di trasporti più
    accessibili, di spazi pubblici sicuri e accoglienti, di orari urbani compatibili con la vita
    reale, di servizi di prossimità,

    A questo scopo abbiamo pensato di attivare un lavoro di ricerca coinvolgendo
    direttamente le donne della città per l’analisi dei problemi e l’individuazione delle
    soluzioni, affiancato da un percorso di approfondimento teorico delle tematiche

    Per quanto riguarda la parte formativa/informativa, in collaborazione con
    l’Università di Ferrara, Dipartimento di Architettura, prof.Farinella e prof.ssa Dorato e
    Dipartimento di Scienze Giuridiche, prof.ssa Orsetta Giolo e Bernardini e con
    l’Università di Verona, Dipartimento di Scienze Giuridiche, prof.ssa Calafà, abbiamo
    organizzato diversi seminari su esempi di città più inclusive, su progetti ed
    esperienze di trasformazioni urbane, sul tema della mobilità urbana e gli orari della
    città, sulle teorie femministe del diritto in riferimento allo spazio urbano.
    .
    Per quanto riguarda la parte di ricerca e valutazione dei bisogni e delle
    proposte per noi era fondamentale farlo coinvolgendo direttamente donne di età e
    ruoli sociali il più possibile diversificati, tramite incontri di confronto e scambio
    relazionale, usando gli strumenti della ricerca sociologica qualitativa per raccogliere
    esperienze e proposte. L’incontro con la professoressa Carrera e con la ricerca che

    lei sta portando avanti in varie città d’Italia e all’estero ci ha permesso di elaborare i
    dati, le informazioni e le valutazioni che oggi la professoressa Carrera presenterà.

    Per noi il lavoro non è finito A questa prima parte seguiranno altri incontri e
    confronti per definire in maniera condivisa le proposte operative da sottoporre
    all’attenzione dell’Amministrazione comunale.

    Francesca Cigala Fulgosi

    Ferrara, le donne e la città: Progetto di trasformazione urbana della città dal punto di vista delle donne.

    Visione
    C’è bisogno di un pensiero alternativo e inedito sulla città e gli spazi.“ Si fa urgente una
    domanda di pensiero e di visioni nuove che mettano al centro le relazioni umane, i nessi tra
    le cose, il senso, l’immateriale, le connessioni tra saperi e discipline, gli ecosistemi, le reti, la
    biologia, i sensi” ( Elena Granata).
    L’emergenza climatica e la crisi ecologica e sociale in atto ci richiedono di
    reimmaginare le città. II modello attuale, basato sui valori immobiliari e sulle strutture
    produttive del secolo scorso, mostra limiti invalicabili. Per cambiare modello è indispensabile
    creare le condizioni per un’alternativa di giustizia sociale ed ecologica intrecciando il
    contrasto alla crisi climatica con l’equità e la lotta alle diseguaglianze.
    Se l’urgenza, per una città più vivibile, è quella di ridurre ed eliminare le emissioni di
    gas serra, sappiamo che ciò sarà possibile solo tramite un processo sistemico che
    modifichi grandemente il nostro modo di produrre, consumare, abitare, instaurare
    relazioni sociali. Per farlo dobbiamo ripensare i sistemi nel loro insieme,
    abbandonando la visione del mondo solo economica liberista che governa le aree urbane
    per passare a una visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita
    quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi ai
    cittadini ( educazione, sanità, trasporti).
    Lo sguardo delle donne sulla città può dare un grande contributo a cambiare il
    pensiero sulla città stessa e immaginare nuovi modi di vivere insieme.
    Le donne infatti vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali,
    economiche e simboliche che modellano la loro vita quotidiana: partendo da queste
    esperienze, elaborando una riflessione sulla città a misura di donna, si può ripensare
    la città nei suoi spazi e nelle dinamiche sociali affinchè diventino accoglienti e vivibili per
    tutte e tutti, ritessendo legami sociali e innescando la transizione ecologica. “La città che va
    bene alle donne è una città che va bene per tutti” (Dalia Bighinati) “Le donne possono dare
    un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la
    forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non funziona
    e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere e delle
    responsabilità” ( Elena Granata).
    Come ripensare la città in senso femminista ( da un articolo di Federica Meta in The good in
    town): Non si tratta però di rimpiazzare i cittadini medi maschi con donne che hanno più o
    meno gli stessi privilegi: si tratta di capire chi sia stato escluso dal processo di costruzione e
    sviluppo delle città. Di interrogarsi su chi sia la persona che gli amministratori si immaginano
    vivere quegli spazi. “Oltre che al genere, bisogna guardare anche a tutti gli altri sistemi di
    oppressione, come il razzismo e l’abilismo, ascoltando per esempio le voci e le esperienze
    di donne immigrate, donne con disabilità, madri single o senzatetto”, puntualizza Kern nel

    libro “La città femminista. La lotta per lo spazio in un mondo disegnato da uomini”. La città
    femminista è quella in cui le barriere, fisiche e sociali, vengono smantellate e tutti i corpi
    sono accolti e ospitati allo stesso modo. Una città che mette al centro l’assistenza, non
    perché questa debba rimanere un lavoro esclusivamente da donne, ma perché la città ha il
    potenziale per ripartirla in modo più uniforme. “La città femminista deve prendere spunto
    dagli strumenti creativi che le donne hanno sempre utilizzato per sostenersi a vicenda e
    trovare modalità per ricreare quel supporto all’interno del tessuto urbano stesso”, avverte
    Kern.
    “L’urbanistica femminista intende facilitare quei compiti che sono stati
    tradizionalmente assegnati alle donne, ovvero quelli legati alla riproduzione della vita e
    all’assistenza, e che nel tempo non sono stati tenuti in considerazione dalle politiche
    pubbliche perché slegati dall’ambito della produzione, ovvero prendersi cura di bambini e
    anziani, accudire la famiglia e assistere persone in condizione di vulnerabilità. Il femminismo
    applicato all’urbanistica mira a non perpetuare i ruoli assegnati, perché quei ruoli, così come
    le disuguaglianze che da essi derivano, sono stati costruiti ed è necessario realizzare azioni
    concrete per ottenere la parità di genere, azioni che interessino anche la pianificazione
    urbana. Le differenze di genere non devono implicare disuguaglianze nel diritto a vivere la
    città.” (Zaida Muxi Martinez)
    Negli ultimi anni sempre più città hanno iniziato a ripensare l’urbanistica in senso
    femminista, creando spazi pubblici e infrastrutture che tengano in considerazione le
    esigenze e le prospettive delle donne e del genere: mettendo al centro le persone, a partire
    dalle donne, l’urbanistica femminista, prima di tutto elimina ciò che crea ostacoli nella
    fruizione degli spazi, ma anche disuguaglianze nel lavoro e nelle attività di cura. Quindi si
    adopera per mettere a disposizione luoghi aperti agli stili di vita e alle legittime aspirazioni
    della popolazione femminile, nelle sue diverse componenti.
    A Vienna, a Lisbona, ad Amsterdam, a Bilbao e molte altre città sono stati così
    realizzati interventi che soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne hanno
    contribuito grandemente a contrastare l’emergenza climatica attivando percorsi di
    transizione ecologica: sono stati realizzati interventi di potenziamento del trasporto
    pubblico, sono state aumentate le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le piste ciclabili,
    allargati i marciapiedi, aumentate le panchine e i bagni pubblici, incrementato il verde di
    parchi e giardini, implementati i luoghi di aggregazione e incontro in spazi pubblici, sono stati
    ripensati i tempi della città e riorganizzati i servizi pubblici. Tutti Interventi diversificati che,
    partendo dalle esigenze concrete delle donne, hanno prodotto una migliore inclusione
    sociale e un miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita per tutti.

    Gruppo di lavoro
    Il Gruppo di lavoro, che si è costituito alcuni mesi fa a Ferrara e che si è dato il nome
    “Ferrara, le donne e la città”, intende seguire l’esperienza di altre comunità che già
    hanno avviato con successo un processo di trasformazione, secondo l’ottica
    dell’urbanistica femminista, non solo fisico, ma anche mentale, del modo di vivere la
    città.

    Si è costituito all’interno del Forum Ferrara Partecipata e in occasione delle recenti
    elezioni amministrative ha sottoposto all’attenzione dei cittadini e dei politici la necessità di
    confrontarsi su una visione di città futura che ponga al centro lo sguardo delle donne per un
    nuovo modello di convivenza e di progettazione urbana. Vedi l’incontro pubblico che
    abbiamo organizzato l’8/5/24 “Cambiare la città per cambiare il mondo. Le donne al
    centro della pianificazione urbana per nuovi modelli di convivenza” con l’urbanista
    Elena Granata.
    Intende allargarsi a chiunque condivida il progetto e voglia farsi parte attiva. Già ora
    sono entrate a far parte del gruppo rappresentanti di associazioni di donne che già hanno
    esperienze e contatti sul territorio ( FareDiritti ) e docenti universitarie con competenza in
    materia.
    Abbiamo delineato un programma di lavoro che veda prima di tutto l’individuazione di un
    obiettivo e di conseguenza il metodo e le azioni/strumenti per raggiungerlo. Proviamo di
    seguito a sintetizzarlo:

    Obiettivo
    L’obiettivo, che speriamo di raggiungere fra circa un anno, è quello di presentare
    all’amministrazione locale e ai media un documento con le richieste di modifiche della
    città, sulla base dell’analisi critica delle stesse donne.

    Metodo
    Il metodo che ci proponiamo di seguire è quello del confronto e della partecipazione.
    Confronto di idee, esperienze, approfondimenti tra gruppi di donne il più possibile
    eterogenee partendo dall’analisi dell’attuale, “quello che manca oggi”.
    Confronti tra diverse esperienze e conoscenze che inneschino un processo di crescita ed
    “empowerment” già strada facendo.

    Azioni / strumenti
    Con quali azioni/strumenti intendiamo farci conoscere e di conseguenza conoscere i limiti,
    gli ostacoli nel vivere la città che le donne affrontano quotidianamente a Ferrara e le
    soluzioni che le stesse vorrebbero proporre? Elenchiamo in modo schematico:
    Incontri con le donne della città, formali e informali, nei centri di aggregazione, nei giardini
    pubblici, nelle biblioteche di quartiere, nei centri anziani, davanti alle scuole, in occasione di
    eventi pubblici di vario tipo… per lo scambio di conoscenze ed esperienze che ci
    riproponiamo.

    Passeggiate lungo la città, individuando i punti critici che rendono le nostre azioni
    quotidiane difficili e frustranti. Queste passeggiate nel contempo costituiscono momenti di
    incontro/confronto con le altre donne: c’è uno scambio di impressioni e di consapevolezza
    che le difficoltà del vivere quotidiano non sono un loro limite, ma la conseguenza di
    privazioni dei loro diritti.
    Interviste alle donne residenti, con poche domande mirate per raccogliere dati,
    informazioni, necessità, vissuti e proposte di soluzione ai bisogni soggettivi.
    Incontri pubblici di approfondimento con esperte: architette, urbaniste, sociologhe,
    giuriste, attiviste di movimenti e associazioni di città che stanno lavorando su queste
    tematiche.
    Lavoro di ricerca di testi, testimonianze, di esperienze in altri contesti.
    Spettacoli, video…
    Ferrara, 10 settembre 2024

    AGGIORNAMENTO GENNAIO 2025
    N.B: “Passeggiate” ( Attraversamenti urbani) e “Interviste” verranno svolte in
    collaborazione con l’Università di Bari con il Progetto: WWW “Women’s Wise Walkshops.
    Dal vivere gli spazi al progettare i luoghi” Responsabile scientifico: prof.ssa Letizia Carrera
    (Uniba-UrbaLab)
    N.B “Incontri pubblici di approfondimento” verranno svolti in collaborazione con
    l’Università di Ferrara, dipartimento di Architettura, professor Farinella, Dipartimento di
    Scienze Giuridiche, prof.ssa Giolo e con l’Università di Verona, dipartimento di Scienze
    Giuridiche, prof.ssa Laura Calafa’.

    Lo sguardo delle donne per migliorare la qualità della vita di chi abita la città – Video

    Incontro pubblico venerdì pomeriggio, promosso dal gruppo Ferrara le donne e la città, per raccontare i risultati della ricerca  condotta in questi mesi sui quartieri di  Krasnodar e Arianuova – Giardino,  sotto la direzione scientifica della professoressa Letizia Carrera, docente di Sociologia e Sociologia Urbana dell’Università di Bari .

    La ricerca ha coinvolto circa 100 donne abitanti dei due quartieri, e si è articolata sulle abitudini quotidiane relative alle scelte di muoversi a piedi all’interno del proprio quartiere e della propria citta’, sulle motivazioni sottese a quelle scelte,  sulle possibili proposte di interventi sul design urbano per favorire quelle modalità di spostamento.

    Fra gli obiettivi  anche l’intento di attivare occasioni di partecipazione attiva e di confronto su temi urbani specifici. ascoltando  direttamente la voce delle donne. All’incontro, aperto da Francesca Cigala Fulgosi, del Forum Ferrara partecipata e coordinatrice di Ferrara le donne e la città, ha portato il  saluto dell’Amministrazione  l’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara, dottoressa Angela Travagli.

    L’incontro , condotto dalla professoressa Carrera ha messo in evidenza la cornice teorica e politica della ricerca, che si propone di offrire all’Amministrazione cittadina una mappatura dei luoghi  come suggerimento per migliorare, in un’ottica di partecipazione collaborativa, la vivibilità quotidiana.

    La voce e lo sguardo delle donne, nell’impostazione teorica della ricerca, assumono il ruolo di chiave di lettura delle opportunità e delle criticità dei due quartieri  per migliorare, attraverso interventi di natura urbanistica  di modesta entità, la sicurezza e  le possibilità di socializzazione delle persone, nella prospettiva di una città vivace e inclusiva, aperta, accessibile  e accogliente per tutti coloro che la abitano.

    INCONTRO PUBBLICO “DAL VIVERE GLI SPAZI AL PROGETTARE I LUOGHI”

    Il gruppo  “Ferrara, le donne e la città” organizza per venerdì 20 giugno 2025, alle ore 17,30, presso la Sala Della Musica, via Boccaleone 19, un incontro pubblico per illustrare alla cittadinanza i risultati della prima parte di una ricerca effettuata su due quartieri della città, Arianuova – Giardino e Krasnodar, nell’ambito del progetto” WWW. Women’s Wise Walkshop. Dal vivere gli spazi al progettare i luoghi”.

    La ricerca, che ha coinvolto circa 100 donne, abitanti dei due quartieri, è stata realizzata dal gruppo “Ferrara, le donne e la città” insieme alla professoressa Carrera per promuovere una nuova consapevolezza dei bisogni e dei diritti delle donne. Si è cercato di comprendere le difficoltà e i problemi che le donne affrontano nella vita quotidiana riguardo alla mobilità, alla sicurezza, ai servizi, agli spazi di relazione per giungere a possibili proposte di interventi sulla città.

    Fra gli obiettivi della ricerca anche l’intento di attivare occasioni di partecipazione attiva e di confronto su temi urbani specifici. In questa ottica e per ripensare in concreto gli spazi della città, le periferie, la mobilità, la cura dell’ambiente urbano attraverso il confronto con le esigenze e le esperienze di vita vissuta, abbiamo ascoltato direttamente la voce delle donne.

    I risultati vengono resi pubblici e presentati agli Amministratori con l’auspicio di contribuire a creare, in prospettiva,  le condizioni per una migliore qualità della vita delle donne e degli altri attori urbani nella città.

    Prospettive femministe per cambiare la città e il mondo

    Incontro pubblico organizzato da “Ferrara, le donne e la città” mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, presso la Sala Consiliare “Lorenza Carlassare”

    Il gruppo “Ferrara, le donne e la città” organizza un incontro pubblico dal titolo: “Cambiare le città per cambiare il mondo. Abitare i diritti. Prospettive femministe per ripensare lo spazio urbano”, che si terrà mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, presso la Sala Consiliare “Lorenza Carlassare” in corso Ercole I° d’Este 44.

    L’incontro sarà introdotto da Paola Gatti del Forum Ferrara Partecipata e vedrà i contributi di Maria Giulia Bernardini e Orsetta Giolo, filosofe del Diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara.

    Nel corso del seminario verrà proposta un’analisi critica del rapporto tra diritti, soggetti e spazi urbani nell’ottica delle teorie femministe del diritto.

    Il gruppo “Ferrara, le donne e la città” con questo seminario prosegue la riflessione sulla necessità di reimmaginare le città, per una nuova visione urbana, fondata sul bene comune, che sappia intrecciare il contrasto alla crisi climatica con l’equità e la lotta alle diseguaglianze.

    Il Forum Ferrara Partecipata rilancia il futuro della mobilità: “Ripartiamo dal Pums”

    Presentata al sindaco Alan Fabbri la petizione che chiede una città per le persone, non per le automobili

    Con 136 firme raccolte tra i residenti delle zone interessate, la petizione presentata al sindaco Alan Fabbri dal Forum Ferrara Partecipata non è solo un atto simbolico, ma la voce concreta di una cittadinanza che chiede un cambio di rotta. Al centro, un messaggio chiaro: “È ora di restituire la città alle persone, non alle automobili”.

    Un’esortazione che nasce da una consapevolezza diffusa: Ferrara è invasa dalle macchine, congestionata nel traffico, inquinata nell’aria, ostile a pedoni e ciclisti. Ma la proposta della petizione non è affatto rivoluzionaria: è semplicemente l’invito a fare ciò che era già stato promesso nel 2019 con il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums). Quest’ultimo prevede infatti di allargare la Ztl B entro il 2022 e di estendere la Ztl a tutto il centro storico interno alle mura entro il 2030.

    Come spiega una delle promotrici della petizione, Francesca Cigala Fulgosi, il Piano aria integrato regionale (Pair) stabilisce che i comuni con più di 30mila abitanti debbano estendere le Ztl fino a coprire completamente i centri storici. Inoltre, il Piano triennale delle opere pubbliche 2024-2026, approvato nel luglio 2024, indicava interventi per l’allargamento della Ztl medievale e la creazione di nuovi varchi nel 2025, “ma tutto ciò resta inapplicato”, conclude Fulgosi.

    La richiesta dei cittadini è molto semplice: mettere in pratica ciò che è previsto dal Pums e, nello specifico, completare la Ztl medioevale (Ztl B) estendendola all’area compresa tra corso Giovecca e via Baluardi, da nord a sud, e tra via Quartieri e via Porta Romana, da ovest a est (Ztl E). A presentare i dettagli della petizione è Laura Trentini, che sottolinea come “il piano già preveda l’obiettivo ambizioso, ma tutt’altro che irrealizzabile, di rendere tutto il centro storico zona a traffico limitato entro il 2030”. E aggiunge: “La nostra è una perorazione, non chiediamo rivoluzioni, ma chiediamo che si proceda, con coerenza, su quanto già approvato”.

    La petizione chiede poi che siano realizzate aree pedonali in via Savonarola, via Cisterna del Follo e in via Scandiana, oltre a un ulteriore servizio di trasporto pubblico con minibus elettrici. Perché “i numeri parlano chiaro – ribadisce Fulgosi –. L’inquinamento atmosferico a Ferrara è ancora ben lontano dai parametri fissati dall’Oms. Gli incidenti stradali sono numerosi, i livelli di CO2 restano elevati e un terzo delle emissioni deriva dal traffico veicolare”.

    Ma la mobilità sostenibile è anche una questione di equità sociale, sicurezza, qualità della vita. Davanti alle scuole, ogni giorno, si assiste a parcheggi improbabili su marciapiedi e aiuole, bambini in pericolo, rumore e caos. “Non è più tollerabile – aggiunge Giuliana Bonalberti –. La città è diventata invivibile. Servono scelte coraggiose e un salto anche mentale”.

    Affinché tutto questo si renda possibile, serve un investimento serio sul trasporto pubblico locale: corse più frequenti, mezzi elettrici, mini-bus (i cosiddetti pollicini) collegati con i parcheggi scambiatori e con le zone periferiche. “I mezzi pubblici devono diventare competitivi con l’auto privata – afferma Anna Faccini –, non solo per il costo, ma per la comodità e la velocità. Ferrara è una città piccola, tutto è raggiungibile in poco tempo se si offre un’alternativa valida”.