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Autore: Rodolfo Baraldini

Strade, la petizione del ’Forum’: “Via XX Settembre è pericolosa. Zona 30 e una pista ciclabile”

La richiesta inviata al sindaco per avere una strada più protetta per “gli utenti più deboli” “Le aree a bassa velocità hanno ridotto il numero di incidenti e l’inquinamento acustico” .

na petizione per chiedere l’istituzione di una ’Zona 30’ e la realizzazione di un percorso ciclabile in via XX Settembre, “sicuro e delimitato, lungo tutta la strada, insieme ad interventi strutturali per la sicurezza e la vivibilità urbana”. A presentarlo è il Forum Ferrara partecipata il quale chiede, inoltre, “la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza, dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

La petizione si inserisce nel solco delle politiche europee e nazionali che promuovono la moderazione del traffico e la sicurezza stradale: zone 30 e piste ciclabili “sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, spiegano gli esponenti del Forum, “gli interventi per abbassare la velocità sono misure salvavita, a basso costo e realizzabili, per ridurre le morti e i ferimenti dovuti alla circolazione stradale e facilitare molteplici benefici per la salute, l’ambiente e l’equità”.

Gli esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea “raccomanda che in tutte le aree urbane dell’Ue sia implementato il limite di velocità dei 30 considerato che a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 orari”. Inoltre il Piano nazionale della sicurezza stradale (Pnss) 2030 promuove il limite dei 30 “come misura chiave per ridurre gli incidenti sulle strade urbane”. Secondo una ricerca del Politecnico di Atene del 2024 (G. Yannis, E. Michelaraki), basato sull’analisi di 47 studi condotti su 40 città europee, le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti.

Le aree a bassa velocità hanno inoltre ridotto l’inquinamento acustico stradale tra i 2 e i 4 decibel e migliorato la qualità dell’aria riducendo le emissioni inquinanti, principalmente di ossidi di azoto e particolato fine. “Tenendo conto che, secondo i dati Istat – prosegue il Forum –, in Italia nel 2024 il 73,3% del totale degli incidenti (173.364) sono avvenuti in aree urbane, con un indice di mortalità di 1,1 morti ogni 100 incidenti, si evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni. La richiesta di realizzare in via XX Settembre una pista ciclabile protetta risulta conseguente alla pericolosità della corsia attualmente transitabile in bicicletta. In coerenza con il Piano nazionale, che considera i ciclisti tra le categorie di utenti a rischio, tale corsia, ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria”.

Ferrara, 300 firme per rendere via XX Settembre più sicura

Petizione al sindaco per Zona 30, pista ciclabile protetta e interventi strutturali: “Una strada più vivibile e a misura di persona”

Trecento cittadini ferraresi hanno deciso di mobilitarsi per chiedere un intervento concreto sulla sicurezza di via XX Settembre, una delle arterie urbane attraversate quotidianamente da auto, pedoni e ciclisti. Alla base dell’iniziativa, spiegano i promotori, ci sono “le velocità elevate delle auto che percorrono la via e la mancanza di spazi sicuri per pedoni e ciclisti”, elementi che rendono la strada poco vivibile e potenzialmente pericolosa.

La petizione, presentata il 7 gennaio al sindaco di Ferrara, chiede in primo luogo “l’istituzione di una Zona 30 e la realizzazione di un percorso ciclabile in sede propria, sicuro e delimitato, lungo tutta la via”, affiancate da una serie di interventi strutturali per migliorare sicurezza e qualità urbana. Tra le richieste figura anche “la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza”, con ipotesi che vanno “dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

L’iniziativa si colloca esplicitamente nel quadro delle politiche europee e nazionali sulla moderazione del traffico. Come ricordato nel documento, “zone 30 e piste ciclabili sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”. A sostegno della richiesta vengono citate anche le raccomandazioni internazionali: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, “gli interventi per abbassare la velocità sono misure salvavita, a basso costo e realizzabili”, mentre il Gruppo di esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea raccomanda l’adozione generalizzata del limite dei 30 km/h nelle aree urbane dell’Unione, poiché “a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 km/h”.

Dati e studi rafforzano ulteriormente la posizione dei firmatari. Una ricerca del Politecnico di Atene del 2024, basata su 47 studi condotti in 40 città europee, evidenzia che “le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti”, con benefici anche sul fronte dell’inquinamento acustico e della qualità dell’aria. In Italia, ricordano i promotori citando Istat, nel 2024 “il 73,3% del totale degli incidenti stradali (173.364) sono avvenuti in aree urbane”, un dato che “evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni”.

Particolare attenzione è dedicata anche alla sicurezza dei ciclisti. La richiesta di una pista ciclabile protetta in via XX Settembre nasce dalla constatazione che l’attuale corsia “ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria”. Un intervento che, secondo i promotori, permetterebbe di “garantire la sicurezza dei ciclisti e ridurre la conflittualità con i veicoli a motore”, in coerenza con il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030.

L’obiettivo finale è chiaro: “Promuovere una mobilità urbana sostenibile coerente con la vocazione di Ferrara ‘città delle biciclette’ e rendere via XX Settembre una strada più vivibile, sicura e a misura di persona”.

Ferrara Partecipata chiede più sicurezza sulle strade: presentata una petizione al sindaco

Il forum propone zona 30 e pista ciclabile protetta: “Velocità elevate e spazi insicuri per pedoni e ciclisti”

Il forum Ferrara Partecipata, ha presentato una petizione per la messa in sicurezza di via Venti Settembre. “Trecento cittadini di Ferrara, preoccupati per la sicurezza della strada a causa delle velocità elevate delle auto che percorrono la via e della mancanza di spazi sicuri per pedoni e ciclisti, hanno promosso e sottoscritto una petizione per chiedere al sindaco di intervenire per migliorare la sicurezza e la vivibilità di via Venti Settembre”.

Presentata mercoledì 7, la petizione chiede “l’istituzione di una zona 30 e la realizzazione di un percorso ciclabile in sede propria, sicuro e delimitato, lungo tutta la via, insieme ad interventi strutturali per la sicurezza e la vivibilità urbana. Chiede inoltre la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza, dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

La petizione si inserisce nel solco delle politiche europee e nazionali che promuovono la moderazione del traffico e la sicurezza stradale: “zone 30 e piste ciclabili sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”.

E viene aggiunto che “tenendo conto i dati ISTAT, per cui in Italia nel 2024 il 73,3% del totale degli incidenti stradali (173.364) sono avvenuti in aree urbane, con un indice di mortalità di 1,1 morti ogni 100 incidenti, si evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni”.

Pertanto, “la richiesta di realizzare in via Venti Settembre una pista ciclabile protetta risulta conseguente alla pericolosità della corsia attualmente transitabile in bicicletta. In coerenza con il Piano nazionale sicurezza stradale 2030 che considera i ciclisti tra le categorie di utenti della strada a rischio e individua linee strategiche specifiche per la tutela della loro sicurezza, mediante interventi relativi al miglioramento dell’infrastruttura stradale, tale corsia, ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria. Sarà così garantita la sicurezza dei ciclisti e ridotta la conflittualità con i veicoli a motore”.

 

 

Ferrara Partecipata, appello ai sindaci. “La gestione dell’acqua di Cadf migliore di Hera”

Il Forum scrive una lettera aperta nella speranza che l’azienda mantenga il servizio nei comuni di riferimento e che possa candidarsi alla gestione anche in altri

Con la presente ci rivolgiamo ai sindaci dei Comuni proprietari di Cadf SpA (ex Consorzio Acque Delta Ferrarese), l’azienda a totale proprietà pubblica che gestisce il servizio idrico nei vostri Comuni.

Com’è noto, alla fine del 2027 scadrà la concessione del servizio idrico a Cadf, così come anche negli altri Comuni in provincia di Ferrara, in cui la gestione del servizio idrico è affidata a Hera Ferrara. La fine del 2027 può apparire una data lontana, ma, in realtà, la decisione sul futuro del servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara arriverà presumibilmente nel prossimo anno o nei primi mesi del 2027. E’ quindi importante iniziare a discuterne, anche pubblicamente.

Per quanto ci riguarda, non abbiamo alcun dubbio sul fatto che una gestione pubblica, come quella di Cadf, sia decisamente migliore di quelle di carattere privatistico, come Hera Ferrara, che mettono al centro la realizzazione di profitti e dividendi piuttosto che la scelta di fornire un servizio efficace per i cittadini.

Questa convinzione deriva intanto da considerazioni di ordine generale. L’acqua è bene comune per eccellenza, diritto umano universale e su di essa, e sulla sua gestione, non pensiamo si debbano realizzare profitti. A maggior ragione, nella situazione che stiamo vivendo, di crisi ecologica e ambientale, che fa sì che il tema della preservazione e del risparmio di una risorsa naturale e finita, com’è appunto l’acqua, sia assolutamente fondamentale.

In più, ci sono i risultati concreti di Cadf e Hera Ferrara, che avvalorano questa valutazione: Cadf presenta tariffe più basse rispetto ad Hera Ferrara, produce investimenti pro-capite più alti, ha perdite idriche lineari inferiori.

Ci sono, insomma, tutte le ragioni per sostenere che il futuro del servizio idrico nella provincia di Ferrara guardi alla soluzione della gestione pubblica e non ad una di carattere privatistico. A partire da qui, vi chiediamo di farvi parti in causa fattiva di tale prospettiva, anche interloquendo in modo più ravvicinato con le nostre associazioni, che si occupano da lungo tempo del tema dei beni comuni e della loro tutela, promuovendo anche uno o più incontri tra noi.

Ciò significa, nel momento in cui fosse confermato che, alla luce della legislazione attuale, alla scadenza delle concessioni, occorre procedere alla costituzione di un unico soggetto che gestisca il servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara e una volta svolte le necessarie verifiche di tale orientamento, lavorare perché Cadf possa perlomeno continuare a gestire il servizio idrico nel proprio perimetro di riferimento oppure possa candidarsi ad essere il soggetto che gestisce il servizio stesso in tutta la provincia di Ferrara.

Del resto, ciò sta succedendo in altri territori del Paese: pensiamo a Cuneo, dove si sta mettendo in campo la scelta di arrivare ad un unico soggetto gestore a totale proprietà pubblica oppure, per stare più vicino a noi, a Parma, che vive una situazione simile a quella della provincia di Ferrara, dove un’azienda a totale capitale pubblico, Emiliambiente SpA, che opera in una parte della suddetta provincia, si sta proponendo come soggetto gestore unico del servizio idrico in tutto il territorio provinciale.

Senza dimenticare quello che è in corso nell’Ato di Firenze, Prato e Pistoia, dove, anche grazie all’iniziativa dei movimenti per l’acqua e per i beni comuni, culminata nel referendum cittadino che si è svolto ad Empoli, si sta abbandonando l’ipotesi negativa di una multiutility da quotare in Borsa per scegliere, invece, la strada di una società pubblica “in house”.

Citiamo questi esempi non solo per rendere evidente come la battaglia per l’acqua pubblica sia ancora molto presente nel Paese, ma anche per far presente che vive ancora la sensibilità che, nel 2011, portò la maggioranza assoluta dei cittadini italiani ad esprimersi per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Quell’importante risultato venne tradito e ignorato. Il 2026 e il 2027 nella provincia di Ferrara e Provincia saranno l’occasione per riprendere il filo e dare risposta a quella volontà popolare. In attesa di un vostro cortese riscontro e di una disponibilità esplicita ad un prossimo incontro-confronto, porgiamo cordiali saluti.

 

ztl

Ztl, Ferrara Partecipata rilancia: salute, vivibilità e futuro ecologico

Lunedì 1 dicembre, alle 18, il chiostro di Santa Maria in Vado ospiterà il secondo incontro pubblico sulla mobilità nella zona medioevale

Il dibattito sulla mobilità nella zona medioevale di Ferrara torna al centro dell’agenda cittadina. Lunedì 1 dicembre, alle 18, il chiostro di Santa Maria in Vado ospiterà il secondo incontro pubblico promosso dal Forum Ferrara Partecipata, aperto ai residenti del quartiere e a tutti i cittadini interessati. Un appuntamento pensato per discutere “i problemi della mobilità nella zona medioevale e della mancata estensione della Ztl” e per valutare “proposte di interventi urgenti per il miglioramento della situazione attuale”.

Il Forum torna così a sollecitare un cambio di passo dopo la petizione presentata l’8 maggio scorso al sindaco, con cui si chiedeva la realizzazione dell’ampliamento della Ztl medioevale “tra corso Giovecca e via Baluardi e tra via Porta Romana/via Quartieri e viale Alfonso d’Este”. Nella richiesta figuravano anche nuove aree pedonali – “via Savonarola, via Cisterna del Follo, via Scandiana” – e l’attivazione di un servizio di trasporto pubblico con minibus elettrici “in tutta la Ztl B ed E”, così da rendere più agevole l’accesso alla zona. Obiettivi che il Pums (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) prevedeva entro il 2022.

La risposta arrivata il 22 settembre, definita dal Forum “del tutto insoddisfacente”, ha comunicato che l’estensione della Ztl “non verrà realizzata nelle modalità prescritte dal Pums vigente” e che verrà rinviata “a tempi indefiniti”. Un esito giudicato inaccettabile dai promotori.

“Vogliamo una città che scelga la salute, la vivibilità e il futuro ecologico, non la conservazione dello status quo”, afferma il Forum, sottolineando come la mobilità sia “un tema centrale per il futuro della città”. L’obiettivo è una Ferrara “libera dalle automobili e quindi ‘vivibile’”: una vivibilità che riguarda “il miglioramento della qualità dell’aria”, “la sicurezza stradale” e “la qualità degli spazi”. Per questo, ribadiscono, il rinnovamento deve partire dai temi della “decarbonizzazione nel trasporto” e della “mobilità ad emissione zero”.

All’incontro di lunedì saranno presenti le tre promotrici della petizione – Giuliana Bonalberti, Francesca Cigala Fulgosi e Anna Faccini – insieme al professor Romeo Farinella, urbanista dell’Università di Ferrara. Una nuova occasione per confrontarsi, partecipare e delineare, insieme, la città che molti cittadini dicono di desiderare.

Incontro pubblico: ZTL la città che vogliamo, non quella che ci negano

Dopo oltre 4 mesi di silenzio, il Comune ha risposto alla nostra petizione sull’ampliamento della ZTL senza entrare nel merito e rinviando tutto a tempi indefiniti. Una scelta che va contro gli obiettivi del PUMS e del PAIR 2030, che indicano chiaramente la strada: meno traffico privato, più aree pedonali, più sicurezza e aria pulita. Ferrara non può restare ferma! Vogliamo una città che scelga la salute, la vivibilità e il futuro ecologico, non la conservazione dello status quo

In sella alla bici per chiedere più sicurezza

Una trentina di ciclisti ha percorso le strade del centro storico di Ferrara nella tarda mattinata di sabato scorso, partendo…

Una trentina di ciclisti ha percorso le strade del centro storico di Ferrara nella tarda mattinata di sabato scorso, partendo dal Torrione di Porta Mare. Indossavano pettorine catarifrangenti con vari slogan come: “Più Bici – Meno Auto -Meno Smog – Più Salute”. L’iniziativa, promossa da Caldirolo Libera, Fiab e Forum Ferrara Partecipata, rientra nelle periodiche biciclettate iniziate nel 2023, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sui ritardi nell’applicazione del Piano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) e sull’allarmante tasso di incidentalità e mortalità stradale in città. Nonostante una percepita, seppur lenta, evoluzione nel comportamento degli utenti della strada e gli investimenti in alcune infrastrutture ciclabili, le statistiche e la cronaca continuano a riportare un numero inaccettabile di incidenti e investimenti di pedoni e ciclisti, anche sulle strisce pedonali. Un dato inaccettabile, sottolineano gli organizzatori, per una città che si è autoproclamata “città delle biciclette”. Il percorso della protesta, lento e rumoroso, ha toccato arterie chiave come corso di Porta Mare fino a Porta Po, via Arianova, via Belvedere, e via Ariosto. Molte di queste strade, evidenziano gli attivisti, sono prive persino delle “piste ciclabili emergenziali” (quelle delimitate unicamente da vernice sulla carreggiata) e, in alcuni casi, si trasformano in nodi di traffico intenso negli orari di ingresso e uscita dalle scuole. “Queste vie avrebbero dovuto essere considerate ‘strade scolastiche’ nel PUMS, con chiare limitazioni al traffico e al parcheggio,” si legge in una nota congiunta. “Queste biciclettate servono a ricordare alla nostra amministrazione che esiste un problema concreto di mobilità sostenibile, inquinamento da traffico e, soprattutto, di sicurezza stradale, che deve essere affrontato e risolto senza ulteriori indugi”.

WOMEN’S WISE WORKSHOPS “DAL VIVERE GLI SPAZI AL PROGETTARE I LUOGHI” PROGETTO PARTECIPATIVO WWW. ATTRAVERSARE CONOSCERE COPROGETTARE

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Responsabile scientifico: Letizia Carrera, docente di Sociologia del territorio presso l’Università di
Bari, coordinatrice del Laboratorio di Studi Urbani URBALAB

Il progetto di ricerca è stato promosso dal gruppo “Ferrara, le donne e la città” al fine di sollecitare
una nuova consapevolezza dei bisogni e dei diritti delle donne nell’esperienza urbana, mettere in luce
le difficoltà e i problemi che le donne affrontano nella vita quotidiana riguardo alla mobilità, alla
sicurezza, ai servizi, agli spazi di relazione, ripensare in concreto gli spazi della città, le periferie, la
mobilità, la cura dell’ambiente urbano attraverso il confronto con le esigenze e le esperienze di vita
vissuta per giungere a possibili proposte di interventi sulla città.
Attraverso esperienze di laboratori urbani e di riflessione collettiva, le partecipanti al processo di
ricerca-azione hanno esplorato lo spazio urbano, condividendo percezioni, bisogni e proposte per
rendere la città più inclusiva e attenta alle esigenze delle donne.
I risultati vengono resi pubblici e presentati agli Amministratori con l’auspicio di contribuire a creare,
in prospettiva, le condizioni per una migliore qualità della vita delle donne e degli altri attori urbani
nella città.
“La città accogliente e friendly per le donne è una città che sa tendere all’obiettivo di essere inclusiva,
sostenibile e people friendly”.
Il laboratorio WWW trova la sua matrice teorica nel principio del “diritto alla città” tematizzato dal
filosofo francese Henri Lefebvre e che si declina sia come diritto a vivere pienamente la città, sia come
diritto a partecipare alla sua progettazione.
Questa teorizzazione è il fondamento dei principi di democrazia territoriale – il diritto a una città di
qualità a prescindere dallo specifico luogo di residenza andando oltre il limite della città “spezzata” tra
centro e periferie -, e di quello di giustizia sociale – diritto a poter fruire delle opportunità e dei servizi
messi a disposizione dalla città a prescindere dalla specifica dotazione individuale di risorse
economiche, culturali e sociali. Il richiamo evidente è alla teoria della capabilities di Amartya Sen e
Martha Nussbaum che ritiene imprescindibile centrare l’attenzione sulle reali opportunità fruibili dai
soggetti (opportunities) più che sulla loro mera presenza nello spazio urbano

PREMESSA
Le città sono storicamente progettate secondo un immaginario maschile, che spesso ignora i bisogni e
le esperienze quotidiane delle donne. L’adozione del “gender mainstreaming” nella pianificazione
urbana può permettere di superare alcuni limiti di questo approccio, favorendo un accesso equo ai
servizi e una maggiore partecipazione ai processi decisionali.
“Le donne vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali, economiche e simboliche
che condizionano la loro vita quotidiana” ( Leslie Kern 2019), ma è proprio a partire da questi ostacoli

che proprio loro possono generare una nuova visione urbana: più sensibile, più umana, più
sostenibile.
Le città infatti non sono neutre. Sono state progettate da urbanisti maschi per soddisfare modelli
maschili di vita centrati sul lavoro produttivo, su spostamenti lineari, su tempi rigidi, su strutture
pensate per un uomo adulto, sano, motorizzato. Ma la vita reale, quotidiana, è ben più complessa e a
pagarne il prezzo sono soprattutto le donne, con le loro giornate frammentate tra lavoro, cura,
spostamenti multipli, carichi familiari.
Da queste analisi discende la seconda declinazione del diritto alla città a cui si è fatto riferimento, che
richiama in modo stringente la necessità che gli amministratori e i progettisti dialoghino in modo
continuo e sostanziale con i cittadini e, naturalmente con le cittadine, riconosciuti quali portatori di
specifiche competenze e di un sapere connesso alla pratiche quotidiane
Molte città hanno già iniziato a integrare la parità di genere nelle politiche urbanistiche, sociali e
culturali: a Vienna, a Barcellona, ad Amsterdam, a Bilbao si sono realizzati interventi che,
soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne, hanno contribuito ad attivare processi di uguaglianza dei
diritti e percorsi di transizione ecologica.
Per il cambiamento è necessaria un approccio sistemico abbandonando una visione unicamente
economica del mondo per assumere una visione ecologica, in grado di collegare le complesse
dinamiche della vita quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei
servizi ai cittadini ( educazione, sanità, trasporti ). Le donne, per la loro esperienza di vita, sono
portatrici di una visione sistemica, complessa, capace di tenere insieme tempi, relazioni, spazi e
necessità. Oggi più che mai è di questa complessità che abbiamo bisogno.
“Le donne possono dare un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza
urbana, con la forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non
funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere e delle
responsabilità”( Elena Granata 2023 ).
Da queste premesse deriva l’urgenza di iniziare ad elaborare, con la partecipazione diretta delle
donne e sulla base dell’analisi dei loro bisogni, proposte concrete di modifica della città da sottoporre
agli Amministratori. Proposte che parlino di trasporti più accessibili, di spazi pubblici sicuri e
accoglienti, di orari urbani compatibili con la vita reale, di servizi di prossimità.
OBIETTIVI
• Rilevare le percezioni femminili dello spazio e delle sue pratiche d’uso: comprendere come le
donne vivono e percepiscono gli spazi urbani, identificando aree che favoriscono o ostacolano
la loro mobilità e sicurezza. “Spazi e luoghi gender friendly per progettare città people
friendly”.
• Promuovere l’empowerment sociale e politico: incoraggiare le donne a diventare agenti attive
nel processo di progettazione urbana, fornendo loro strumenti per rilevare esigenze e bisogni
ed esprimere proposte.

• Influenzare le politiche urbane: utilizzare i dati raccolti durante i laboratori urbani per avviare
un dialogo con le amministrazioni territoriali e proporre soluzioni concrete di
infrastrutturazione urbana per garantire una maggiore inclusività e attenzione alle esigenze di
genere.

METODOLOGIA
Poiché l’intento prioritario era dare voce alle donne della città, si è adottato il consolidato metodo
della ricerca sociologica qualitativa che consente di esplorare fenomeni sociali complessi e di acquisire
comprensione delle dinamiche sociali, tramite il punto di vista dei soggetti e il significato che essi
attribuiscono alle loro esperienze.
QUI un testo esplicativo di Letizia Carrera, docente che ha curato la ricerca.
DAL «progettare per» AL «progettare con»
Il progetto Women’s Wise Walkshops è centrato sulla premessa di riconoscere la competenza delle
cittadine e dei cittadini che abitano i luoghi. È fondato su un processo partecipativo complesso che
persegue un duplice obiettivo: ascoltare, dare struttura e amplificare le voci di chi abita la città e
promuovere il coinvolgimento civico e la connessione tra attori sociali diversi al fine di una
progettazione urbana partecipata.

FASI e STRUTTURA del progetto e impianto delle attività di ricerca-azione
1. Identificazione, in collaborazione con associazioni locali e gruppi organizzati del territorio, di
donne che presentino tratti sociali differenziati in una logica intersezionale.
2. Conduzione di interviste semi-strutturate con le donne residenti nei quartieri selezionati
come riferimento territoriale per i laboratori urbani.
3. Organizzazione di focus group basati sui risultati iniziali emersi dai protocolli di intervista e
misurazione degli iniziali investimenti individuali sulle pratiche partecipative.
4. Implementazione di walkshop urbani, progettati sulla base del modello delle dérive
situazioniste, ma con una maggiore declinazione sociale, che coinvolgano donne di diverse
età e background sociali.
5. Creazione di mappe tematiche basate su metodologie partecipative e rivalutazione del livello
di engagement delle cittadine coinvolte nei diversi percorsi.
6. Sviluppo di un documento condiviso che sintetizzi le osservazioni e i rilievi raccolti dalle tre
fasi precedenti, delineando infine una serie di raccomandazioni di politiche urbane e
interventi concreti per gli spazi urbani.
7. Realizzazione di tavoli di confronto con la cittadinanza e con gli amministratori locali, sulla
base dei dati emersi per un dialogo e una riflessione condivisa sui risultati per l’elaborazione
di specifiche politiche urbane.

Fasi di realizzazione della ricerca
• Individuazione di due quartieri, uno centrale e uno periferico, diversi per caratteristiche e
problematicità in cui svolgere la ricerca: quartiere Arianuova-Giardino e quartiere Krasnodar.
• Realizzazione di 65 interviste semistrutturate e realizzate in presenza rivolte a un campione di
donne dei due quartieri diverse per estrazione socio-culturale, lavorativa ed età. Fasce di età
18/35, 36/65, over 65. Interviste semistrutturate finalizzate alla raccolta di dati relativi a
comportamenti, valutazioni, rappresentazioni dello spazio urbano e delle pratiche quotidiane,
e di proposte per il miglioramento della qualità della vita del territorio.
• Realizzazione di 2 focus groups: uno per quartiere, coinvolte complessivamente 25 residenti,
diverse per estrazione socio-culturale, lavorativa ed età. Discussione di gruppo, a partire dai
macrotemi emersi dall’elaborazione e dell’analisi delle interviste condotte nella fase
precedente, finalizzata a raccogliere esperienze, idee, riflessioni, proposte delle partecipanti
sui diversi temi urbani.
• Realizzazione di 2 walkshops: uno per quartiere, coinvolte complessivamente 26 residenti,
diverse per estrazione socio-culturale, lavorativa ed età. Laboratori urbani organizzati in due
diverse fasi: a) realizzazione di camminate osservazionali (dérive) attraverso i luoghi urbani
individuati come oggetto della riflessione condivisa con lavoro individuale: ogni partecipante
osserva, riflette e prende appunti. b) Confronto sul tema individuato e sulle osservazioni
ottenute, all’interno di uno spazio chiuso.
• Realizzazione di 2 incontri, uno per quartiere, con tutte le partecipanti al focus group e al
laboratorio urbano, per la discussione di gruppo sui materiali emersi dal lavoro complessivo
trattati con il metodo delle Word Clouds per l’analisi del contenuto e con quello dell’analisi
tematica.
• Elaborazione di un documento condiviso che avanzi ipotesi di (ri)progettazione dello spazio
urbano inteso quale elemento materiale e immateriale;
• Realizzazione di un evento pubblico nel quale sono stati presentati e discussi i risultati emersi
dall’analisi dei materiali esito del percorso di ricerca.
I risultati emersi dal laboratorio WWW Ferrara mostrano con nettezza le potenzialità di questo
metodo di indagine sociale in grado sia di cogliere dimensioni e rappresentazioni sottostanti i
comportamenti e sia di mettere a valore un sapere pratico e quotidiano di esperibilità dei luoghi.
Premessa necessaria dalla quale non si può prescindere è il riconoscimento di elevati livelli di fiducia
nutrito dai cittadini nei confronti dell’amministrazione e la convinzione di essere parte di un percorso
condiviso e sinergico per implementare nuovi progetti per migliorare l’infrastrutturazione materiale e
immateriale dello spazio e quindi garantirne una maggiore vivibilità per tutti i diversi tipi di cittadini.
I dati emersi, al pari di quelli generati dalle altre esperienze metodologiche, non vanno quindi
interpretati come sterili critiche rivolte all’amministrazione, quanto, invece, come un percorso
partecipato di ripensamento e di miglioramento degli elementi materiali e immateriali della città per
aumentarne il livello di vivibilità.

RISULTATI
Per risultati si intendono le proposte operative emerse dal lavoro di ricerca al fine di riprogettare la
città secondo una prospettiva di genere, per una città a misura di tutti i suoi abitanti: “una mappatura
sociale per policy urbane di città gender/people friendly”.
Proposte sintetizzate esposte per aree tematiche
Mobilità
• Pianificazione di una mobilità dolce, sicura e intermodale che si confronti con i tragitti
complessi e frammentati spesso compiuti dalle donne ( lavoro, accompagnamento figli,
acquisti, cura di persone anziane).
• Rafforzamento della rete pedonale e ciclabile, migliorando l’illuminazione, la visibilità e la
sicurezza (anche quella percepita).
• Progettazione e implementazione del trasporto pubblico con attenzione a frequenza, orari
serali, segnaletica accessibile, sicurezza alle fermate e veicoli facilmente accessibili.
• Predisposizione di parcheggi di scambio e navette elettriche di collegamento (park & ride).
• Diminuzione del costo del biglietto del bus o estensione della durata della validità.
Spazi pubblici
• Adeguamento strutturale degli spazi pubblici per l’accesso di soggetti con disabilità
permanente e temporanea.
• Riprogettazione degli spazi pubblici con una maggiore infrastrutturazione materiale e
immateriale adeguata alla fruizione differenziata dei luoghi: più panchine, più bagni pubblici,
più illuminazione, marciapiedi più larghi e ben manutenuti, rimozione barriere
architettoniche.
• Creazione di spazi verdi diffusi e migliore cura del verde esistente.
Sicurezza
• Applicazione del principio di “prevenzione ambientale del crimine” (CPTED) con criteri di
progettazione orientati alla sicurezza: visibilità, presenza umana, illuminazione, assenza di
barriere visive.
• Contrasto dell’abbandono e della marginalità degli spazi pubblici tramite l’attivazione sociale
e culturale sostenuta dall’amministrazione pubblica e da una rete multiattoriale.
• Collaborazione con centri antiviolenza, associazioni e comitati per mappare aree a rischio e
progettare interventi mirati.
• Sostegno agli esercizi commerciali di prossimità come presidi di presenza di vitalità della zona
e presidio di sicurezza.

Servizi per i cittadini
• Progettazione della città in funzione dei tempi di vita e di lavoro delle persone, promuovendo
la “città dei 15 minuti” che consenta di accedere a servizi essenziali (scuole, centri di medicina
territoriale, commercio, verde pubblico) in prossimità dell’abitazione.
• Potenziamento dei servizi di prossimità (nidi, centri anziani, consultori, sportelli sociali, …)
accessibili a tutte le fasce della popolazione.
• Creazione di spazi pubblici flessibili, multifunzionali e intergenerazionali che incentivino la
socialità e un nuovo modello di cura e di responsabilità sociale condivisa.
• Investimento sugli esercizi commerciali di prossimità da considerare non solo come valore
economico ma anche per il loro ruolo di veri presidi civici.
Spazi associativi
• Censimento e riqualificazione di edifici e spazi, in modo diffuso nella città, per garantire luoghi
pubblici di incontro (anche al chiuso).
• Biblioteche, cinema, palestre diffuse per creare occasioni di consumi culturali e di socialità.
• Predisposizione di piani sociali (co-progettati) per aumentare il senso di sicurezza percepito
dagli abitanti e consentite di fruire di queste possibilità anche la sera.
• Case di quartiere (vedi https://www.retecasedelquartiere.org/cos-e-la-rete-delle-case/).
Partecipazione
• Attivazione di processi partecipativi che includano donne, giovani, anziani, persone con
disabilità, caregiver e altri gruppi sottorappresentati nei processi decisionali, con
un’attenzione anche alle diverse etnie presenti nella città.
• Utilizzo di metodologie di ricerca-azione come i “gender walk” (camminate esplorative di
genere),le mappe partecipate e i laboratori di quartiere per raccogliere dati qualitativi sull’
esperienza urbana, da combinare con quelli statistico-demografici.
• Favorire la presenza paritaria di donne e uomini nei tavoli decisionali per la progettazione
urbana e in quelli connessi alle politiche sociali territoriali.
• Favorire le associazioni e i comitati attraverso il finanziamento di una progettazione mirata
alla rigenerazione (materiale e immateriale) dello spazio urbano.
Lo strumento degli attraversamenti urbani, elemento innovativo rispetto alle attuali pratiche e ai
metodi di conoscenza dei luoghi su base partecipativa, si è confermato in grado di garantire, anche in
combinazioni con altre tecniche di indagine, una conoscenza approfondita e generativa dei territori in
vista della possibilità di percorsi collaborativi con le amministrazioni del territorio per una
riprogettazione e un miglioramento condivisi dello spazio urbano e delle forme dell’abitare.

Ferrara, le donne e la città
Ringrazia tutte le associazioni che hanno reso possibile questo lavoro partecipativo

DOSSIER AGENDA ONU – PARITA’ DI GENERE Le buone pratiche: la città accogliente e friendly per le donne è una città inclusiva e sostenibile per tutti

“Women’s Wise Workshop: dal vivere gli spazi al progettare i luoghi”, progetto partecipativo per Ferrara

Il progetto di ricerca “Women’s Wise Workshop: dal vivere gli spazi al progettare i luoghi” (WWW) è stato promosso dal gruppo “Ferrara, le donne e la città” al fine di sollecitare  una nuova consapevolezza dei bisogni e dei diritti delle donne nell’esperienza urbana, mettere in luce  le difficoltà e i problemi che le donne affrontano nella vita quotidiana riguardo alla mobilità, alla  sicurezza, ai servizi, agli spazi di relazione, ripensare in concreto gli spazi della città, le periferie, la  mobilità, la cura dell’ambiente urbano attraverso il confronto con le esigenze e le esperienze di vita  vissuta per giungere a possibili proposte di interventi sulla città.

Attraverso esperienze di laboratori urbani e di riflessione collettiva, le partecipanti al processo di  ricerca-azione hanno esplorato lo spazio urbano, condividendo percezioni, bisogni e proposte per  rendere la città più inclusiva e attenta alle esigenze delle donne.

Il laboratorio WWW trova la sua matrice teorica nel principio del “diritto alla città” tematizzato dal filosofo francese Henri Lefebvre e che si declina sia come diritto a vivere pienamente la città, sia come diritto a partecipare alla sua progettazione.

Questa teorizzazione è il fondamento dei principi di democrazia territoriale – il diritto a una città di qualità a prescindere dallo specifico luogo di residenza andando oltre il limite della città “spezzata” tra centro e periferie -, e di quello di giustizia sociale – diritto a poter fruire delle opportunità e dei servizi messi a disposizione dalla città a prescindere dalla specifica dotazione individuale di risorse economiche, culturali e sociali.

Il richiamo evidente è alla teoria della capabilities di Amartya Sen e Martha Nussbaum che ritiene imprescindibile centrare l’attenzione sulle reali opportunità fruibili dai soggetti (opportunities) più che sulla loro mera presenza nello spazio urbano

La città “maschile” ignora le donne e limita i cittadini

Le città sono storicamente progettate secondo un immaginario maschile, che spesso ignora i bisogni e le esperienze quotidiane delle donne. L’adozione del gender mainstreaming nella pianificazione urbana può permettere di superare alcuni limiti di questo approccio, favorendo un accesso equo ai servizi e una maggiore partecipazione ai processi decisionali.

“Le donne vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali, economiche e simboliche che condizionano la loro vita quotidiana” afferma Leslie Kern docente di geografia e ambiente presso l Munt Allison University, ma è proprio a partire da questi ostacoli che proprio loro possono generare una nuova visione urbana: più sensibile, più umana, più sostenibile.

Le città infatti non sono neutre. Sono state progettate da urbanisti maschi per soddisfare modelli maschili di vita centrati sul lavoro produttivo, su spostamenti lineari, su tempi rigidi, su strutture pensate per un uomo adulto, sano, motorizzato.

Ma la vita reale, quotidiana, è ben più complessa e a pagarne il prezzo sono soprattutto le donne, con le loro giornate frammentate tra lavoro, cura, spostamenti multipli, carichi familiari.

Da queste analisi discende la seconda declinazione del diritto alla città a cui si è fatto riferimento, che richiama in modo stringente la necessità che gli amministratori e i progettisti dialoghino in modo continuo e sostanziale con i cittadini e, naturalmente con le cittadine, riconosciuti quali portatori di specifiche competenze e di un sapere connesso alla pratiche quotidiane.

Immagine generata con intelligenza artificiale

Molte città hanno già iniziato a integrare la parità di genere nelle politiche urbanistiche, sociali e culturali: a Vienna, a Barcellona, ad Amsterdam, a Bilbao si sono realizzati interventi che, soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne, hanno contribuito ad attivare processi di uguaglianza dei diritti e percorsi di transizione ecologica.

Per il cambiamento è necessaria un approccio sistemico abbandonando una visione unicamente economica del mondo per assumere una visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita quotidiana con la tutela dei beni comuni (aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi ai cittadini (educazione, sanità, trasporti).

Le donne, per la loro esperienza di vita, sono portatrici di una visione sistemica, complessa, capace di tenere insieme tempi, relazioni, spazi e necessità. Oggi più che mai è di questa complessità che abbiamo bisogno.

“Le donne possono dare un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere e delle responsabilità”, afferma Elena Granata, docente di Urbanistica del Politecnico di Milano e vicepresidente del Comitato scientifico delle Settimane Sociali dei cattolici italiani. .

Da queste premesse deriva l’urgenza di iniziare ad elaborare, con la partecipazione diretta delle donne e sulla base dell’analisi dei loro bisogni, proposte concrete di modifica della città da sottoporre agli Amministratori. Proposte che parlino di trasporti più accessibili, di spazi pubblici sicuri e accoglienti, di orari urbani compatibili con la vita reale, di servizi di prossimità.

Obiettivi del progetto

  • Rilevare le percezioni femminili dello spazio e delle sue pratiche d’uso: comprendere come le donne vivono e percepiscono gli spazi urbani, identificando aree che favoriscono o ostacolano la loro mobilità e sicurezza. “Spazi e luoghi gender friendly per progettare città people friendly”.
  • Promuovere l’empowerment sociale e politico: incoraggiare le donne a diventare agenti attive nel processo di progettazione urbana, fornendo loro strumenti per rilevare esigenze e bisogni ed esprimere proposte.
  • Influenzare le politiche urbane: utilizzare i dati raccolti durante i laboratori urbani per avviare un dialogo con le amministrazioni territoriali e proporre soluzioni concrete di infrastrutturazione urbana per garantire una maggiore inclusività e attenzione alle esigenze di genere.

Metodologia 

Poiché l’intento prioritario era dare voce alle donne della città, con  Letizia Carrera, docente di sociologia del territorio presso l’Università di Bari, coordinatrice del Laboratorio di studi urbani URBALAB e direttrice della ricerca WWW, si è adottato il consolidato metodo della ricerca sociologica qualitativa che consente di esplorare fenomeni sociali complessi e di acquisire comprensione delle dinamiche sociali, tramite il punto di vista dei soggetti e il significato che essi attribuiscono alle loro esperienze (qui ln dettaglio).

Premessa necessaria dalla quale non si può prescindere è il riconoscimento di elevati livelli di fiducia nutrito dai cittadini nei confronti dell’amministrazione e la convinzione di essere parte di un percorso condiviso e sinergico per implementare nuovi progetti per migliorare l’infrastrutturazione materiale e immateriale dello spazio e quindi garantirne una maggiore vivibilità per tutti i diversi tipi di cittadini.

I dati emersi, al pari di quelli generati dalle altre esperienze metodologiche, non vanno quindi interpretati come sterili critiche rivolte all’amministrazione, quanto, invece, come un percorso partecipato di ripensamento e di miglioramento degli elementi materiali e immateriali della città per aumentarne il livello di vivibilità.

Risultati 

Per risultati si intendono le proposte operative emerse dal lavoro di ricerca al fine di riprogettare la città secondo una prospettiva di genere, per una città a misura di tutti i suoi abitanti: “una mappatura sociale per policy urbane di città gender/people friendly.

Proposte sintetizzate esposte per aree tematiche:

Mobilità

  • Pianificazione di una mobilità dolce, sicura e intermodale che si confronti con i tragitti complessi e frammentati spesso compiuti dalle donne ( lavoro, accompagnamento figli, acquisti, cura di persone anziane).
  • Rafforzamento della rete pedonale e ciclabile, migliorando l’illuminazione, la visibilità e la sicurezza (anche quella percepita).
  • Progettazione e implementazione del trasporto pubblico con attenzione a frequenza, orari serali, segnaletica accessibile, sicurezza alle fermate e veicoli facilmente accessibili.
  • Predisposizione di parcheggi di scambio e navette elettriche di collegamento (park & ride). • Diminuzione del costo del biglietto del bus o estensione della durata della validità. Spazi pubblici
  • Adeguamento strutturale degli spazi pubblici per l’accesso di soggetti con disabilità permanente e temporanea.
  • Riprogettazione degli spazi pubblici con una maggiore infrastrutturazione materiale e immateriale adeguata alla fruizione differenziata dei luoghi: più panchine, più bagni pubblici, più illuminazione, marciapiedi più larghi e ben manutenuti, rimozione barriere architettoniche.
  • Creazione di spazi verdi diffusi e migliore cura del verde esistente.

Sicurezza

  • Applicazione del principio di “prevenzione ambientale del crimine” (CPTED) con criteri di progettazione orientati alla sicurezza: visibilità, presenza umana, illuminazione, assenza di barriere visive.
  • Contrasto dell’abbandono e della marginalità degli spazi pubblici tramite l’attivazione sociale e culturale sostenuta dall’amministrazione pubblica e da una rete multiattoriale.
  • Collaborazione con centri antiviolenza, associazioni e comitati per mappare aree a rischio e progettare interventi mirati.
  • Sostegno agli esercizi commerciali di prossimità come presidi di presenza di vitalità della zona e presidio di sicurezza.

Servizi per i cittadini

  • Progettazione della città in funzione dei tempi di vita e di lavoro delle persone, promuovendo la “città dei 15 minuti” che consenta di accedere a servizi essenziali (scuole, centri di medicina territoriale, commercio, verde pubblico) in prossimità dell’abitazione.
  • Potenziamento dei servizi di prossimità (nidi, centri anziani, consultori, sportelli sociali, …) accessibili a tutte le fasce della popolazione.
  • Creazione di spazi pubblici flessibili, multifunzionali e intergenerazionali che incentivino la socialità e un nuovo modello di cura e di responsabilità sociale condivisa.
  • Investimento sugli esercizi commerciali di prossimità da considerare non solo come valore economico ma anche per il loro ruolo di veri presidi civici.

Spazi associativi

  • Censimento e riqualificazione di edifici e spazi, in modo diffuso nella città, per garantire luoghi pubblici di incontro (anche al chiuso).
  • Biblioteche, cinema, palestre diffuse per creare occasioni di consumi culturali e di socialità.
  • Predisposizione di piani sociali (co-progettati) per aumentare il senso di sicurezza percepito dagli abitanti e consentite di fruire di queste possibilità anche la sera.
  • Case di quartiere.

Partecipazione

  • Attivazione di processi partecipativi che includano donne, giovani, anziani, persone con disabilità, caregiver e altri gruppi sottorappresentati nei processi decisionali, con un’attenzione anche alle diverse etnie presenti nella città.
  • Utilizzo di metodologie di ricerca-azione come i gender walk (camminate esplorative di genere),le mappe partecipate e i laboratori di quartiere per raccogliere dati qualitativi dell’esperienza urbana, da combinare con quelli statistico-demografici.
  • Favorire la presenza paritaria di donne e uomini nei tavoli decisionali per la progettazione urbana e in quelli connessi alle politiche sociali territoriali.
  • Favorire le associazioni e i comitati attraverso il finanziamento di una progettazione mirata alla rigenerazione (materiale e immateriale) dello spazio urbano.

 

ZTL

INCONTRO PUBBLICO – ZTL: LA CITTA’ CHE VOGLIAMO, NON QUELLA CHE CI NEGANO…

Dopo oltre 4 mesi di silenzio, il Comune ha risposto alla nostra petizione sull’ampliamento della ZTL senza entrare nel merito e rinviando tutto a tempi indefiniti. Una scelta che va contro gli obiettivi del PUMS e del PAIR 2030, che indicano chiaramente la strada: meno traffico privato, più aree pedonali, più sicurezza e aria pulita. Ferrara non può restare ferma! Vogliamo una città che scelga la salute, la vivibilità e il futuro ecologico, non la conservazione dello status quo

Forum Ferrara Partecipata: “Ztl ferma, dal Comune risposte tardive e vaghe”

Inviata l’8 ottobre una lettera aperta al sindaco Alan Fabbri dopo la petizione di maggio: “La città ha bisogno di scelte, non di rinvii e alibi”

“Risposta tardiva e del tutto insoddisfacente“. Con queste parole il Forum Ferrara Partecipata ha commentato la replica del Comune alla petizione presentata lo scorso maggio per chiedere il completamento della Ztl medioevale e la creazione di nuove aree pedonali nel centro storico. La posizione è stata illustrata al Centro Documentazione Donna dove le promotrici (Francesca Cigala Fulgosi, Annamaria Faccini e Giuliana Bonalberti) hanno consegnato ai giornalisti la lettera aperta indirizzata al sindaco Alan Fabbri e inviatagli pochi minuti prima.

Il gruppo civico accusa l’amministrazione di non aver rispettato i tempi e le procedure previste dal regolamento comunale e, soprattutto, di aver fornito “una risposta evasiva, priva di motivazioni concrete“, che di fatto rinvia l’ampliamento della Ztl a tempo indeterminato, contraddicendo le previsioni del vigente Piano Urbano della mobilità sostenibile (Pums), approvato nel 2019 e che fissava il completamento dell’area entro il 2022.

“Abbiamo chiesto semplicemente che venisse applicato il piano già approvato – ha dichiarato Fulgosi, portavoce del Forum – ma ci è stato risposto che l’estensione della Ztl è rimandata a un futuro indefinito. È una scelta politica, non tecnica: la volontà di non proseguire su una strada che migliora la vivibilità e la salute della città”.

La petizione chiedeva di estendere la Ztl medioevale (B1) all’area compresa tra corso Giovecca e via Baluardi, da via Quartieri a via Porta Romana, e di pedonalizzare via Savonarola, via Cisterna del Follo e via Scandiana, come previsto dal Pums. Secondo il Forum, la replica del Comune – giunta 137 giorni dopo la presentazione dell’istanza, senza la firma dell’assessore competente – “non solo non spiega i motivi del ritardo, ma si limita a richiamare future linee guida regionali e nazionali ancora inesistenti”.

Fulgosi ha inoltre ricordato che lo stesso monitoraggio del Pums, redatto per conto del Comune e pubblicato solo il 22 settembre 2025, “sottolinea come l’ampliamento delle Ztl e delle aree pedonali sia uno degli interventi più urgenti e al tempo stesso più in ritardo”. “Il documento – ha spiegato la portavoce – dice chiaramente che occorre più determinazione nell’attuare zone 30, Ztl e aree pedonali. Eppure l’amministrazione si limita a dire che se ne riparlerà al secondo monitoraggio, forse tra anni”.

Durante l’incontro, Giuliana Bonalberti, residente nella zona interessata dall’ampliamento, ha raccontato le difficoltà quotidiane dei cittadini: “Traffico continuo, auto parcheggiate ovunque, pericoli per chi va a scuola o si muove in bicicletta. Non si riesce neppure a fermarsi per guardare i palazzi, le strade sono diventate corridoi di passaggio”.

Annamaria Faccini, volontaria Unicef e membro del Forum, ha invece richiamato il diritto dei bambini “a vivere la strada come spazio sicuro e di autonomia”. “Una città a misura di bambino – ha affermato – è una città più sicura per tutti. E invece Ferrara oggi è pensata quasi esclusivamente per le auto”.

Per Marino Pedroni e Rodolfo Baraldini, il nodo è politico: “Questa amministrazione mostra una crescente difficoltà ad accettare la partecipazione dei cittadini. Il Pums è stato approvato, ma mai applicato per davvero. Si invocano vincoli e normative quando manca la volontà di agire”. E Baraldini ha aggiunto: “Siamo in una città in cui quando sono stati installati degli autovelox in via Canapa il sindaco si è affrettato ad avvisare gli utenti che non erano in funzione rassicurandoli, come se fosse un problema fissare un limite di velocità e farlo rispettare“.

Nella lettera aperta indirizzata al sindaco Fabbri, il Forum denuncia anche le contraddizioni con il Pair 2030, il Piano regionale per la qualità dell’aria: “Lo stesso documento regionale incoraggia i Comuni a ridurre il traffico privato, ampliare Ztl e aree pedonali, potenziare il trasporto pubblico. Parlare di limitazioni normative è quindi un alibi“.

Il testo si chiude con un appello: “Chiediamo al Comune di spiegare come intenda rispondere alla forte domanda di riconversione ecologica della città”. Infine, l’invito a partecipare a un nuovo incontro pubblico il 23 ottobre alle 18 presso il chiostro di Santa Maria in Vado, con la partecipazione dell’urbanista e professore Romeo Farinella.

Ztl, Forum: “Estensione rinviata a tempi indefiniti”. Ora un confronto con i resident — Ztl, Forum: “Estensione rinviata a tempi indefiniti”. Ora un confronto con i residenti https://www.ferraratoday.it/cronaca/estensione-ztl-rinviata-sindaco-forum-ferrara-partecipata.html © FerraraToday

Inviata una lettera aperta al sindaco Alan Fabbri dopo la risposta alla petizione: i dettagli

Dal completamento del Pums alla realizzazione di aree pedonali. Il tema della mobilità urbana rimane al centro di un intervento del coordinamento del Forum Ferrara Partecipata, che mercoledì 8 ottobre si è rivolto al sindaco Alan Fabbri attraverso una lettera aperta, in seguito alla risposta da parte dell’Amministrazione comunale alla petizione presentata nello scorso maggio.

“Abbiamo ricevuto la risposta alla nostra petizione dello scorso maggio – hanno spiegato i componenti del Forum – in cui chiedevamo il completamento, previsto dal Pums, della Ztl medioevale nell’area da corso Giovecca a via Baluardi, da via Quartieri a via Porta Romana e la realizzazione delle aree pedonali in via Savonarola-via Cisterna del Follo e in via Scandiana”.

Francesca Cigala Fulgosi ha evidenziato che “nello scorso mese di maggio chiedevamo attraverso una petizione, firmata non solo da residenti dell’area interessata, di dare applicazione al Piano del traffico. Un piano che prevedeva l’estensione della Ztl medievale B1 entro l’anno 2022, come previsto dal Piano urbano della mobilità sostenibile. La risposta, giunta dopo un nostro sollecito e 137 giorni di ritardo, ha richiamato una possibile modifica futura del Pums, per adeguarlo al Piano regionale della qualità dell’area che, viene detto, ‘non fisserà più obiettivi vincolanti di estensione della Ztl’. Viene quindi comunicato che l’estensione dell’attuale Ztl non verrà realizzata nelle modalità del Pums”.

Nel dettaglio, la risposta dell’Amministrazione comunale ha indicato che “il Pair 2023, a differenza del precedente Pair 2020, non fissa più obiettivi vincolanti di estensione della Ztl, pur continuando a promuoverne l’ampliamento come misura utile per la sostenibilità urbana. La modifica si basa sugli esisti del monitoraggio regionale, che ha evidenziato una sostanziale invarianza delle superfici Ztl nei principali centri urbani”.

Una situazione in cui, a detta degli attivisti del Forum Ferrara Partecipata, “l’estensione verrà rinviata a tempi indefiniti, e ciò in esatta opposizione di quanto da noi richiesto nella petizione”. Cigala Fulgosi ha aggiunto che “un analogo ragionamento può essere applicato al trasporto pubblico locale, per il quale lo stesso Pums denuncia l’incremento dell’utilizzo dell’auto privata”, segnalando che “andremo avanti”, e che il 23 ottobre alle 18, al Chiostro di Santa Maria in Vado, è prevista un momento di confronto con i residenti, al quale parteciperà anche il docente Romeo Farinella.

Fra gli altri interventi dei componenti del Forum, Giuliana Bonalberti ha posto l’accento, da residente, sul tema della sicurezza stradale in un’area caratterizzata dalla presenza delle scuole Rossetti e Alighieri, dove “non vi è una zona 30”, mentre Anna Faccini, si è soffermata sulle iniziative dell’Unicef con l’Anci in materia di prevenzione di incidenti, a tutela di “bambini e adolescenti”.

Marino Pedroni ha sottolineato “il ritardo nella risposta alla petizione come sintomo di come l’Amministrazione recepisce l’idea di cittadinanza attiva”, e Rodolfo Baraldini ha ricordato che “da tempo stiamo operando come gruppo mobilità”, rimarcando la mancata applicazione del Pums, che “si doveva realizzare con tempi certi”.

 

Ferrara Busker festival

L’anima smarrita del Buskers Festival

Andrea Musacci

«Quantificare l’afflusso del pubblico è praticamente impossibile, proprio per la peculiarità della manifestazione che non richiede spazi chiusi né tributi pecuniari». Così scriveva Monica Forti, addetta stampa del Ferrara Buskers Festival (FBF), in un articolo del 23 luglio 1988 uscito su “La Voce di Ferrara-Comacchio”. Cosa – quindi – contraddistingue questa rassegna musicale di cui tutti andiamo fieri? L’apertura e la gratuità. Caratteristiche ormai dimenticate.

ZONA ROSSA PER 6 ORE AL GIORNO

Per la quarta volta in sei anni, il Ferrara Buskers Festival (FBF) prevede infatti l’accesso a pagamento: nel 2020 la formula era di tre concerti a sera per ognuno dei cinque luoghi del centro selezionati. Costo del biglietto, 12 euro. L’anno dopo, sarà di 10 euro, col Festival chiuso dentro Parco Massari. L’anno scorso l’ancor più nefasta scelta: Quadrivio degli Angeli e Parco Massari a 11 euro (+ eventuali costi di prevendita). Quest’anno tra i 10 e i 12 euro (8-10 euro per l’ultima giornata) a seconda del periodo di acquisto del biglietto (+ 2 euro su Ticket Master per avere il biglietto digitale).

In seguito alle critiche ricevute, il FBF ha deciso di riportare in pieno centro la manifestazione. Fino a sabato il festival inizia alle ore 19 con letture dal vivo in piazza Trento e Trieste e musica dalle 20. Ieri (mercoledì) la musica è iniziata alle ore 22 (tra due giorni lavorativi!). E fino a sabato il centro viene chiuso dalle 18 fino a mezzanotte: ben 6 ore. Domenica inizio alle 16, musica dalle 17, con chiusura del centro dalle 15 ca. Risultato: il Festival non torna ad essere gratuito e in più a essere chiuso per cinque pomeriggi e cinque sere di fila è buona parte del centro storico. Una vera e propria privatizzazione del cuore di Ferrara, e per un appuntamento che per sua natura non dovrebbe conoscere limitazioni alla libertà di movimento. Insomma, fuori tutti: la nostra piazza non è davvero nostra, ma solo di chi conclude una transazione finanziaria col Ferrara Buskers Festival. E il tutto in nome della “cultura” e della “libera espressione artistica”. Termini svuotati del loro reale significato. A dominare è la logica dello scambio (“vuoi accedere liberamente al cuore della tua città? Paghi”), oltre che della competizione (si veda il Premio “Gianna Nannini”).

 DIVIETI, GENTIL CONCESSIONI E…SDRAI

Fino a domenica, chi abita nella “zona rossa FBF” deve dimostrare a vigilantes privati di abitare effettivamente a casa propria o di lavorare in una delle attività all’interno. A questo si è ridotto il festival degli artisti di strada: a un’operazione selettiva, con la quale si decide chi può o non può andare in piazza.

«Tutti i residenti avranno libero accesso ed ogni lavoratore dell’area potrà entrare ed uscire senza problemi», è scritto sul sito del FBF. Già il solo sentirsi in dovere di specificarlo provoca un brivido lungo la schiena. Sui controlli all’ingresso è scritto (sempre sul sito FBF): è vietato introdurre – oltre ad armi, droghe e materiale esplosivo – anche… «bottiglie e lattine», «bottiglie di plastica»! E biciclette o monopattini… Inoltre: «Per gentile concessione (sic!) sono ammesse borracce vuote in plastica o alluminio, misura standard max 0,75 cl» e «bottigliette d’acqua da 0,50 cl APERTE [in maiuscolo nel sito], cibo solo in contenitori in plastica o carta» e «anche le vesciche ma solo vuote» (!).

L’unico momento gratuito del Festival sarà dopo mezzanotte col “Buskers Night”: sono già state dimenticate le mille critiche al Ferrara Summer Festival sull’occupazione di piazza Trento e Trieste (e di piazza Ariostea) con gravi disagi per il sonno dei residenti. Da mezzanotte «si va avanti fino alle 3» del mattino sul Listone con altra musica dal vivo, djset e bevute libere. Ma sempre sul sito del FBF si sottolinea come «al Dopofestival non è consentito portare proprie bevande per questioni di sicurezza»! E dimenticati sono i discorsi sul Buskersgarden nel sottomura di Baluardi, nato nel 2000 come luogo dove dopo mezzanotte continuare a divertirsi lontano dal centro. Infine, due mesi e mezzo dopo la “Bike Night Emilia-Romagna”, per dar nuovo lustro alla vetusta piazza Patrimonio Unesco, tornano a gran richiesta gli sdrai nell’Oasi del Festival in p.zza Trento Trieste…

 «I BUSKERS? SON COME I MANAGER»

È quindi l’anima stessa del busking a essere snaturata con un Festival che da cinque anni è sempre più dominato da logiche aziendali: “conviene ai commercianti del centro?”, è in sintesi ciò su cui si discute ogni anno. “Come fare in modo che la città (tradotto: alcuni commercianti) ne traggano sempre più profitto?”. L’arte di strada a Ferrara è diventata una mucca da mungere. Detto meglio, è diventata mero terreno di estrazione di profitto (naturalmente a favore di pochi).

Ormai gli organizzatori ne parlano in modo sfacciato: “La strada è bellissima. Strategie e sfide del management: tra musica, arte e cultura” è il nome del Seminario svoltosi lo scorso 5 luglio a Palazzo Diamanti, promosso da FBF e Manager Italia (il «sindacato dei manager») in collaborazione con Confcommercio Ferrara. “Lo spirito dei buskers? È quello dei manager!”: a quella che sembra una battuta si son dedicate ore di riflessione: «La strada rappresenta il contesto dinamico in cui un manager opera ogni giorno. È uno spazio aperto (sic!), mai del tutto prevedibile, dove coesistono sfide e opportunità, direzioni chiare e incroci imprevisti», recita la presentazione dal sito di Manager Italia. Apertura e imprevedibilità: caratteristiche del busking castrate dalla formula “entri-se-paghi” del nuovo FBF. «I partecipanti – è scritto ancora sul sito di Manager Italia – saranno omaggiati con 1 accesso gratuito a una serata del Ferrara Buskers Festival». Insomma: sei un manager e hai partecipato all’evento a Diamanti? Entri gratis. Sei un “normale” cittadino? O paghi o stai fuori.

E rimanendo nell’ambito economico, sempre sul sito del FBF, alla voce “Trasparenza” risulta come il Festival nel 2024 abbia ricevuto 242mila euro di contributi pubblici (Mibact, Regione, Comune Ferrara, Comune Comacchio, Camera di Commercio), con un aumento di quasi 50mila euro rispetto al 2023. Senza contare le erogazioni liberali (Art Bonus), pari a 42200 euro da inizio 2023 a inizio 2025.

 L’ANIMA SMARRITA FRA LE TRANSENNE

In un articolo uscito su “Il Resto del Carlino” del 20 agosto 2000, Beppe Boron e Fabio Koryu Calabrò spiegavano così la loro idea del “Grande Cappello”, la possibilità – cioè – di donare una piccola cifra che sarebbe andata per 2/3 a progetti solidali, mentre 1/3 restava nelle casse del FBF: si chiede «solo mille lire a testa perché non vogliamo entrare in concorrenza con gli artisti di strada». Artisti che, inoltre, con gli ingressi selezionati dai biglietti perdono in buona parte il “gusto” della sfida di attirare l’attenzione di chi passa davanti a loro diretto ad altra destinazione. Della stessa idea era Giancarlo Petrini, esperto di teatro popolare e di strada: «Lo spettacolo di strada è contemporaneamente spettacolo di “cappello”. Nella piazza non si paga un regolare biglietto per assistere alle singole esibizioni» (in “La piazza delle meraviglie”, Trapezio, Udine, 1999).

(ph. Andrea Musacci)

L’organizzazione del FBF dovrebbe tornare ad essere “leggera”, “minima”, far cioè dimenticare a chi si vuol godere il contatto con gli artisti di strada, il trovarsi all’interno di una manifestazione, dandogli invece l’“illusione” che tra sé e il busker non ci sia nessuna sovrastruttura. Le transenne di 2 metri con teli neri che in questi giorni demarcano e occultano il nostro centro sanno invece di separazione, di area protetta, di zona rossa, non di libertà. Quella libertà che ognuno di noi ha vissuto in questi decenni di Festival, libertà di poter entrare e uscire un numero indefinito di volte dall’area buskers. Area – appunto – porosa, permeabile. Come la città, che è di tutti. Che è – soprattutto nel suo cuore, nel suo centro – apertura, luogo di incontro e condivisione, senza barriere. Il FBF ha sempre rappresentato – quindi – un evento simbolo dello spirito della città e della piazza, luogo ora – con il nuovo FBF – trasformato in recinto che divide i “privilegiati” dagli “altri”.

Alcuni anni fa su una transenna che segnava il confine dell’area buskers, qualcuno al posto di “Comune di Ferrara” scrisse ironicamente “Comune di Stefano Bottoni”. Ora che il centro storico è davvero privatizzato, il nostro anonimo amico cosa dovrebbe scrivere? 

«Partecipare al Ferrara Buskers Festival è stato «un brivido e, insieme, un ritorno al passato, ai motivi più diretti e intensi della mia attività: fuori dai dischi, dalle sale d’incisione, dai biglietti a pagamento».
(Edoardo Bennato, intervista rilasciata a “L’Informazione”, 27 agosto 1994)

“Ferrara, le donne e la città”: INCONTRO PUBBLICO DAL VIVERE GLI SPAZI AL PROGETTARE I LUOGHI PROGETTO WWW. WOMEN’S WISE WALKSHOPS

INTRODUZIONE

Come gruppo ”Ferrara, le donne e la città” abbiamo organizzato questo incontro
per presentare alla cittadinanza, all’Amministrazione comunale e agli organi di
informazione, i risultati di una ricerca che abbiamo condotto sul campo nei
quartieri Arianuova-Giardino e Krasnodar,

Una ricerca che è stata sviluppata in collaborazione con la professoressa
Letizia Carrera dell’Università di Bari, docente di Sociologia del territorio e
responsabile del progetto ”Women’sWiseWalkshops. Dal vivere gli spazi al
progettare i luoghi”,

Una ricerca realizzata per indagare, direttamente dalla voce delle donne, le
carenze, le difficoltà, gli ostacoli che le donne incontrano oggi nel vivere gli
spazi della città. Come vivono le donne gli spazi pubblici? Si sentono sicure?
Hanno accesso ai servizi, alla mobilità, al verde, alla socialità?

L’obiettivo è quello di promuovere una maggiore consapevolezza sui diritti delle
donne non garantiti nell’esperienza urbana quotidiana e di raccogliere dati e
informazioni che servano ad elaborare poi proposte concrete di interventi sulla
città per migliorare la qualità della vita delle donne e di tutti. “ una città che
migliora la vita delle donne, funziona meglio per tutti”

Prima di dare la parola all’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara
Angela Travagli, che ringraziamo per essere qui in rappresentanza di tutta
l’Amministrazione, e alla Professoressa Carrera, che illustrerà la metodologia del
lavoro e i dati emersi dalla ricerca, vorrei inquadrare il contesto e spiegare perché il
nostro gruppo di lavoro ha deciso di impegnarsi in questa ricerca.

Il gruppo si è costituito all’interno del Forum Ferrara Partecipata, una rete di
cittadini e associazioni ambientaliste e socioculturali, nata in opposizione al
progetto Feris (un progetto di speculazione edilizia presentato come rigenerazione
urbana di pubblica utilità e bloccato anche grazie alla nostra mobilitazione). Il Forum
si pone l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nelle scelte che riguardano la città
e intende costruire proposte dal basso per una rigenerazione urbana inclusiva e
sostenibile.

Nella primavera scorsa, in occasione delle elezioni comunali, come Forum
abbiamo presentato ai cittadini e ai politici le nostre proposte per un
rinnovamento della città, abbiamo organizzato incontri pubblici sui temi della
partecipazione, della conversione ecologica della città, della tutela e difesa dei
beni comuni e abbiamo sottoposto all’attenzione di tutti il tema della città a misura
di donna, invitando Elena Granata, urbanista del Politecnico di Milano, a
introdurre la riflessione.
Le città infatti non sono neutre. Sono state progettate da urbanisti maschi per
soddisfare modelli maschili di vita: centrati sul lavoro produttivo, su spostamenti
lineari, su tempi rigidi, su strutture pensate per un uomo adulto, sano, motorizzato.
Ma la vita reale, quotidiana, è ben più complessa. E a pagarne il prezzo sono
soprattutto le donne, con le loro giornate frammentate tra lavoro, cura, spostamenti
multipli, carichi familiari.
Come ha detto la professoressa Granata: “Le donne possono dare un contributo
determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la forza
delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non
funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del
potere e delle responsabilità”.

Stimolate dalle suggestioni emerse e dalle letture sull’urbanistica femminista
abbiamo deciso di impegnarci costituendo un gruppo di lavoro, che si è subito
allargato anche a donne di altre associazioni e a cui abbiamo dato nome “Ferrara, le
donne e la città”, per continuare il confronto su una visione di città che ponga al

centro lo sguardo delle donne e per coinvolgere le donne della città in un
processo di cambiamento.

Pensiamo che la crisi climatica, la crisi ecologica e sociale in atto richiedano
con urgenza cambiamenti radicali e una nuova visione urbana fondata sul bene
comune, che sappia intrecciare il contrasto alla crisi climatica con l’equità e la lotta
alle diseguaglianze, promuovendo spazi rigenerati dalle relazioni umane,

Per Il cambiamento è necessaria una visione sistemica. Se l’urgenza, per una
città più vivibile, è quella di contrastare l’emergenza climatica eliminando le
emissioni di gas serra, sappiamo che ciò sarà possibile solo tramite un processo
sistemico che modifichi sostanzialmente il nostro modo di produrre,
consumare, abitare, instaurare relazioni sociali. Per farlo dobbiamo
abbandonare una visione unicamente economica del mondo per passare a una
visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita
quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi
ai cittadini ( educazione, sanità, trasporti ). Le donne, per la loro esperienza di
vita, sono portatrici di una visione sistemica, complessa, capace di tenere
insieme tempi, relazioni, spazi e necessità. E oggi, più che mai, è di questa
complessità che abbiamo bisogno.

Crediamo che ci sia bisogno di un “pensiero alternativo ed inedito” sulla città
che anteponga alla città delle cose la città delle persone, alla città delle
diseguaglianze la città delle differenze e che lo sguardo delle donne sulla città
possa dare un grande contributo a cambiare il pensiero e immaginare nuovi
modi di vivere, Abbiamo bisogno di città più giuste, più lente, più accessibili, più
accoglienti, con meno macchine. Città che mettano al centro le relazioni, il
benessere, la natura, il tempo della vita.

Le donne vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali,
economiche e simboliche che condizionano la loro vita quotidiana. Ma proprio a
partire da questi ostacoli possono generare una nuova visione urbana: più
sensibile, più umana, più sostenibile.

Molte città hanno già iniziato a integrare la parità di genere nelle politiche
urbanistiche, sociali e culturali: a Vienna, a Barcellona, ad Amsterdam, a Bilbao
hanno realizzato interventi che soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne hanno
contribuito ad attivare processi di uguaglianza dei diritti e percorsi di transizione
ecologica e sviluppato una idea di urbanistica femminista che prima di tutto mira ad
eliminare ciò che crea ostacoli negli spostamenti e nella fruizione degli spazi,
oltrechè disuguaglianze nel lavoro e nelle attività di cura.

Il nostro gruppo di lavoro si propone quindi di promuovere anche a Ferrara un
processo di trasformazione della città secondo l’ottica dell’urbanistica
femminista e di iniziare ad elaborare con la partecipazione diretta delle donne,
sulla base dell’analisi dei loro bisogni, proposte concrete di modifica della
città da sottoporre agli Amministratori. Proposte che parlino di trasporti più
accessibili, di spazi pubblici sicuri e accoglienti, di orari urbani compatibili con la vita
reale, di servizi di prossimità,

A questo scopo abbiamo pensato di attivare un lavoro di ricerca coinvolgendo
direttamente le donne della città per l’analisi dei problemi e l’individuazione delle
soluzioni, affiancato da un percorso di approfondimento teorico delle tematiche

Per quanto riguarda la parte formativa/informativa, in collaborazione con
l’Università di Ferrara, Dipartimento di Architettura, prof.Farinella e prof.ssa Dorato e
Dipartimento di Scienze Giuridiche, prof.ssa Orsetta Giolo e Bernardini e con
l’Università di Verona, Dipartimento di Scienze Giuridiche, prof.ssa Calafà, abbiamo
organizzato diversi seminari su esempi di città più inclusive, su progetti ed
esperienze di trasformazioni urbane, sul tema della mobilità urbana e gli orari della
città, sulle teorie femministe del diritto in riferimento allo spazio urbano.
.
Per quanto riguarda la parte di ricerca e valutazione dei bisogni e delle
proposte per noi era fondamentale farlo coinvolgendo direttamente donne di età e
ruoli sociali il più possibile diversificati, tramite incontri di confronto e scambio
relazionale, usando gli strumenti della ricerca sociologica qualitativa per raccogliere
esperienze e proposte. L’incontro con la professoressa Carrera e con la ricerca che

lei sta portando avanti in varie città d’Italia e all’estero ci ha permesso di elaborare i
dati, le informazioni e le valutazioni che oggi la professoressa Carrera presenterà.

Per noi il lavoro non è finito A questa prima parte seguiranno altri incontri e
confronti per definire in maniera condivisa le proposte operative da sottoporre
all’attenzione dell’Amministrazione comunale.

Francesca Cigala Fulgosi

Ferrara, le donne e la città: Progetto di trasformazione urbana della città dal punto di vista delle donne.

Visione
C’è bisogno di un pensiero alternativo e inedito sulla città e gli spazi.“ Si fa urgente una
domanda di pensiero e di visioni nuove che mettano al centro le relazioni umane, i nessi tra
le cose, il senso, l’immateriale, le connessioni tra saperi e discipline, gli ecosistemi, le reti, la
biologia, i sensi” ( Elena Granata).
L’emergenza climatica e la crisi ecologica e sociale in atto ci richiedono di
reimmaginare le città. II modello attuale, basato sui valori immobiliari e sulle strutture
produttive del secolo scorso, mostra limiti invalicabili. Per cambiare modello è indispensabile
creare le condizioni per un’alternativa di giustizia sociale ed ecologica intrecciando il
contrasto alla crisi climatica con l’equità e la lotta alle diseguaglianze.
Se l’urgenza, per una città più vivibile, è quella di ridurre ed eliminare le emissioni di
gas serra, sappiamo che ciò sarà possibile solo tramite un processo sistemico che
modifichi grandemente il nostro modo di produrre, consumare, abitare, instaurare
relazioni sociali. Per farlo dobbiamo ripensare i sistemi nel loro insieme,
abbandonando la visione del mondo solo economica liberista che governa le aree urbane
per passare a una visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita
quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi ai
cittadini ( educazione, sanità, trasporti).
Lo sguardo delle donne sulla città può dare un grande contributo a cambiare il
pensiero sulla città stessa e immaginare nuovi modi di vivere insieme.
Le donne infatti vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali,
economiche e simboliche che modellano la loro vita quotidiana: partendo da queste
esperienze, elaborando una riflessione sulla città a misura di donna, si può ripensare
la città nei suoi spazi e nelle dinamiche sociali affinchè diventino accoglienti e vivibili per
tutte e tutti, ritessendo legami sociali e innescando la transizione ecologica. “La città che va
bene alle donne è una città che va bene per tutti” (Dalia Bighinati) “Le donne possono dare
un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la
forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non funziona
e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere e delle
responsabilità” ( Elena Granata).
Come ripensare la città in senso femminista ( da un articolo di Federica Meta in The good in
town): Non si tratta però di rimpiazzare i cittadini medi maschi con donne che hanno più o
meno gli stessi privilegi: si tratta di capire chi sia stato escluso dal processo di costruzione e
sviluppo delle città. Di interrogarsi su chi sia la persona che gli amministratori si immaginano
vivere quegli spazi. “Oltre che al genere, bisogna guardare anche a tutti gli altri sistemi di
oppressione, come il razzismo e l’abilismo, ascoltando per esempio le voci e le esperienze
di donne immigrate, donne con disabilità, madri single o senzatetto”, puntualizza Kern nel

libro “La città femminista. La lotta per lo spazio in un mondo disegnato da uomini”. La città
femminista è quella in cui le barriere, fisiche e sociali, vengono smantellate e tutti i corpi
sono accolti e ospitati allo stesso modo. Una città che mette al centro l’assistenza, non
perché questa debba rimanere un lavoro esclusivamente da donne, ma perché la città ha il
potenziale per ripartirla in modo più uniforme. “La città femminista deve prendere spunto
dagli strumenti creativi che le donne hanno sempre utilizzato per sostenersi a vicenda e
trovare modalità per ricreare quel supporto all’interno del tessuto urbano stesso”, avverte
Kern.
“L’urbanistica femminista intende facilitare quei compiti che sono stati
tradizionalmente assegnati alle donne, ovvero quelli legati alla riproduzione della vita e
all’assistenza, e che nel tempo non sono stati tenuti in considerazione dalle politiche
pubbliche perché slegati dall’ambito della produzione, ovvero prendersi cura di bambini e
anziani, accudire la famiglia e assistere persone in condizione di vulnerabilità. Il femminismo
applicato all’urbanistica mira a non perpetuare i ruoli assegnati, perché quei ruoli, così come
le disuguaglianze che da essi derivano, sono stati costruiti ed è necessario realizzare azioni
concrete per ottenere la parità di genere, azioni che interessino anche la pianificazione
urbana. Le differenze di genere non devono implicare disuguaglianze nel diritto a vivere la
città.” (Zaida Muxi Martinez)
Negli ultimi anni sempre più città hanno iniziato a ripensare l’urbanistica in senso
femminista, creando spazi pubblici e infrastrutture che tengano in considerazione le
esigenze e le prospettive delle donne e del genere: mettendo al centro le persone, a partire
dalle donne, l’urbanistica femminista, prima di tutto elimina ciò che crea ostacoli nella
fruizione degli spazi, ma anche disuguaglianze nel lavoro e nelle attività di cura. Quindi si
adopera per mettere a disposizione luoghi aperti agli stili di vita e alle legittime aspirazioni
della popolazione femminile, nelle sue diverse componenti.
A Vienna, a Lisbona, ad Amsterdam, a Bilbao e molte altre città sono stati così
realizzati interventi che soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne hanno
contribuito grandemente a contrastare l’emergenza climatica attivando percorsi di
transizione ecologica: sono stati realizzati interventi di potenziamento del trasporto
pubblico, sono state aumentate le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le piste ciclabili,
allargati i marciapiedi, aumentate le panchine e i bagni pubblici, incrementato il verde di
parchi e giardini, implementati i luoghi di aggregazione e incontro in spazi pubblici, sono stati
ripensati i tempi della città e riorganizzati i servizi pubblici. Tutti Interventi diversificati che,
partendo dalle esigenze concrete delle donne, hanno prodotto una migliore inclusione
sociale e un miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita per tutti.

Gruppo di lavoro
Il Gruppo di lavoro, che si è costituito alcuni mesi fa a Ferrara e che si è dato il nome
“Ferrara, le donne e la città”, intende seguire l’esperienza di altre comunità che già
hanno avviato con successo un processo di trasformazione, secondo l’ottica
dell’urbanistica femminista, non solo fisico, ma anche mentale, del modo di vivere la
città.

Si è costituito all’interno del Forum Ferrara Partecipata e in occasione delle recenti
elezioni amministrative ha sottoposto all’attenzione dei cittadini e dei politici la necessità di
confrontarsi su una visione di città futura che ponga al centro lo sguardo delle donne per un
nuovo modello di convivenza e di progettazione urbana. Vedi l’incontro pubblico che
abbiamo organizzato l’8/5/24 “Cambiare la città per cambiare il mondo. Le donne al
centro della pianificazione urbana per nuovi modelli di convivenza” con l’urbanista
Elena Granata.
Intende allargarsi a chiunque condivida il progetto e voglia farsi parte attiva. Già ora
sono entrate a far parte del gruppo rappresentanti di associazioni di donne che già hanno
esperienze e contatti sul territorio ( FareDiritti ) e docenti universitarie con competenza in
materia.
Abbiamo delineato un programma di lavoro che veda prima di tutto l’individuazione di un
obiettivo e di conseguenza il metodo e le azioni/strumenti per raggiungerlo. Proviamo di
seguito a sintetizzarlo:

Obiettivo
L’obiettivo, che speriamo di raggiungere fra circa un anno, è quello di presentare
all’amministrazione locale e ai media un documento con le richieste di modifiche della
città, sulla base dell’analisi critica delle stesse donne.

Metodo
Il metodo che ci proponiamo di seguire è quello del confronto e della partecipazione.
Confronto di idee, esperienze, approfondimenti tra gruppi di donne il più possibile
eterogenee partendo dall’analisi dell’attuale, “quello che manca oggi”.
Confronti tra diverse esperienze e conoscenze che inneschino un processo di crescita ed
“empowerment” già strada facendo.

Azioni / strumenti
Con quali azioni/strumenti intendiamo farci conoscere e di conseguenza conoscere i limiti,
gli ostacoli nel vivere la città che le donne affrontano quotidianamente a Ferrara e le
soluzioni che le stesse vorrebbero proporre? Elenchiamo in modo schematico:
Incontri con le donne della città, formali e informali, nei centri di aggregazione, nei giardini
pubblici, nelle biblioteche di quartiere, nei centri anziani, davanti alle scuole, in occasione di
eventi pubblici di vario tipo… per lo scambio di conoscenze ed esperienze che ci
riproponiamo.

Passeggiate lungo la città, individuando i punti critici che rendono le nostre azioni
quotidiane difficili e frustranti. Queste passeggiate nel contempo costituiscono momenti di
incontro/confronto con le altre donne: c’è uno scambio di impressioni e di consapevolezza
che le difficoltà del vivere quotidiano non sono un loro limite, ma la conseguenza di
privazioni dei loro diritti.
Interviste alle donne residenti, con poche domande mirate per raccogliere dati,
informazioni, necessità, vissuti e proposte di soluzione ai bisogni soggettivi.
Incontri pubblici di approfondimento con esperte: architette, urbaniste, sociologhe,
giuriste, attiviste di movimenti e associazioni di città che stanno lavorando su queste
tematiche.
Lavoro di ricerca di testi, testimonianze, di esperienze in altri contesti.
Spettacoli, video…
Ferrara, 10 settembre 2024

AGGIORNAMENTO GENNAIO 2025
N.B: “Passeggiate” ( Attraversamenti urbani) e “Interviste” verranno svolte in
collaborazione con l’Università di Bari con il Progetto: WWW “Women’s Wise Walkshops.
Dal vivere gli spazi al progettare i luoghi” Responsabile scientifico: prof.ssa Letizia Carrera
(Uniba-UrbaLab)
N.B “Incontri pubblici di approfondimento” verranno svolti in collaborazione con
l’Università di Ferrara, dipartimento di Architettura, professor Farinella, Dipartimento di
Scienze Giuridiche, prof.ssa Giolo e con l’Università di Verona, dipartimento di Scienze
Giuridiche, prof.ssa Laura Calafa’.

Lo sguardo delle donne per migliorare la qualità della vita di chi abita la città – Video

Incontro pubblico venerdì pomeriggio, promosso dal gruppo Ferrara le donne e la città, per raccontare i risultati della ricerca  condotta in questi mesi sui quartieri di  Krasnodar e Arianuova – Giardino,  sotto la direzione scientifica della professoressa Letizia Carrera, docente di Sociologia e Sociologia Urbana dell’Università di Bari .

La ricerca ha coinvolto circa 100 donne abitanti dei due quartieri, e si è articolata sulle abitudini quotidiane relative alle scelte di muoversi a piedi all’interno del proprio quartiere e della propria citta’, sulle motivazioni sottese a quelle scelte,  sulle possibili proposte di interventi sul design urbano per favorire quelle modalità di spostamento.

Fra gli obiettivi  anche l’intento di attivare occasioni di partecipazione attiva e di confronto su temi urbani specifici. ascoltando  direttamente la voce delle donne. All’incontro, aperto da Francesca Cigala Fulgosi, del Forum Ferrara partecipata e coordinatrice di Ferrara le donne e la città, ha portato il  saluto dell’Amministrazione  l’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara, dottoressa Angela Travagli.

L’incontro , condotto dalla professoressa Carrera ha messo in evidenza la cornice teorica e politica della ricerca, che si propone di offrire all’Amministrazione cittadina una mappatura dei luoghi  come suggerimento per migliorare, in un’ottica di partecipazione collaborativa, la vivibilità quotidiana.

La voce e lo sguardo delle donne, nell’impostazione teorica della ricerca, assumono il ruolo di chiave di lettura delle opportunità e delle criticità dei due quartieri  per migliorare, attraverso interventi di natura urbanistica  di modesta entità, la sicurezza e  le possibilità di socializzazione delle persone, nella prospettiva di una città vivace e inclusiva, aperta, accessibile  e accogliente per tutti coloro che la abitano.

INCONTRO PUBBLICO “DAL VIVERE GLI SPAZI AL PROGETTARE I LUOGHI”

Il gruppo  “Ferrara, le donne e la città” organizza per venerdì 20 giugno 2025, alle ore 17,30, presso la Sala Della Musica, via Boccaleone 19, un incontro pubblico per illustrare alla cittadinanza i risultati della prima parte di una ricerca effettuata su due quartieri della città, Arianuova – Giardino e Krasnodar, nell’ambito del progetto” WWW. Women’s Wise Walkshop. Dal vivere gli spazi al progettare i luoghi”.

La ricerca, che ha coinvolto circa 100 donne, abitanti dei due quartieri, è stata realizzata dal gruppo “Ferrara, le donne e la città” insieme alla professoressa Carrera per promuovere una nuova consapevolezza dei bisogni e dei diritti delle donne. Si è cercato di comprendere le difficoltà e i problemi che le donne affrontano nella vita quotidiana riguardo alla mobilità, alla sicurezza, ai servizi, agli spazi di relazione per giungere a possibili proposte di interventi sulla città.

Fra gli obiettivi della ricerca anche l’intento di attivare occasioni di partecipazione attiva e di confronto su temi urbani specifici. In questa ottica e per ripensare in concreto gli spazi della città, le periferie, la mobilità, la cura dell’ambiente urbano attraverso il confronto con le esigenze e le esperienze di vita vissuta, abbiamo ascoltato direttamente la voce delle donne.

I risultati vengono resi pubblici e presentati agli Amministratori con l’auspicio di contribuire a creare, in prospettiva,  le condizioni per una migliore qualità della vita delle donne e degli altri attori urbani nella città.

Prospettive femministe per cambiare la città e il mondo

Incontro pubblico organizzato da “Ferrara, le donne e la città” mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, presso la Sala Consiliare “Lorenza Carlassare”

Il gruppo “Ferrara, le donne e la città” organizza un incontro pubblico dal titolo: “Cambiare le città per cambiare il mondo. Abitare i diritti. Prospettive femministe per ripensare lo spazio urbano”, che si terrà mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, presso la Sala Consiliare “Lorenza Carlassare” in corso Ercole I° d’Este 44.

L’incontro sarà introdotto da Paola Gatti del Forum Ferrara Partecipata e vedrà i contributi di Maria Giulia Bernardini e Orsetta Giolo, filosofe del Diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara.

Nel corso del seminario verrà proposta un’analisi critica del rapporto tra diritti, soggetti e spazi urbani nell’ottica delle teorie femministe del diritto.

Il gruppo “Ferrara, le donne e la città” con questo seminario prosegue la riflessione sulla necessità di reimmaginare le città, per una nuova visione urbana, fondata sul bene comune, che sappia intrecciare il contrasto alla crisi climatica con l’equità e la lotta alle diseguaglianze.