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12/05/2023

L’INSOSTENIBILE MOBILITÀ DI FERRARA – Il PUMS

Rodolfo Baraldini

Che a Ferrara ci sia un problema di mobilità è evidente a tutti. La prima cosa che nota chi viene da fuori è che Ferrara o meglio il suo nucleo urbano, pur essendo una città relativamente piccola con una bassa densità abitativa ha problemi di congestione stradale pari a quelli di città anche 5 volte più grandi. Insomma per chiarire il concetto, in auto per attraversarla, per andare da A a B , ecc. ecc. ci metti lo stesso tempo che ci metteresti in città molto più grandi. La causa apparentemente non è solo il fatto che il flusso del traffico supera la capacità delle strade; problema tipico in tanti centri storici Italiani, facilmente risolvibile, come fanno tutti, semplicemente limitando il traffico nei centri storici .

In centro a Ferrara le ZTL ci sono. Anche se non mi sembra che siano sufficientemente monitorate, i maggiori problemi di congestione stradale non sono nel centro storico. ma nelle strade periferiche, specialmente nei tratti di accesso e uscita dalla città.

Parlandone in giro mi sono state suggerite molte possibili cause del problema:

1- i ferraresi, per qualche strana ragione genetica, non sanno guidare

2- chi disegna/progetta la viabilità urbana di Ferrara non è mai stato a Ferrara e per i suoi spostamenti abituali usa il cavallo

3- troppi ferraresi amano gli sport estremi e non c’è niente di più adrenalinico e pericoloso che girare in bicicletta a Ferrara, ma purtroppo, le biciclette intralciano il traffico automobilistico

4- per risistemare una strada dove in tutto il mondo ci vogliono poche settimane, in Corea del sud pochi giorni, a Ferrara ci vogliono molti mesi ( via darsena e non solo docet )

5- le rotonde a Ferrara, nonostante i vari ritocchi, più volte abbiamo visto rotonde appena realizzate modificate successivamente per risolvere qualche problema che non era stato previsto, anziché fluidificare il traffico lo rallentano (ma questo punto potrebbe essere una semplice conseguenza dei punti 1 e 2).

Non fidandomi di questi suggerimenti un po’ capziosi ho cercato qualche informazione in più sulla mobilità a Ferrara. Ho scoperto che Ferrara ha un PUMS, un piano urbano per la mobilità sostenibile , che fino a qualche anno fa era anche monitorato e che, sempre di qualche anno fa, c’è una pagina web del comune sul problema della sicurezza stradale. Inoltre ci sarebbe anche un gruppo facebook: PUMS di comunità -Ferrara, per quanto ne so, non gestito dal comune.

Una “rapida” lettura delle oltre 230 pagine del PUMS rivela quanto buone fossero le intenzioni e progetti di chi l’ha redatto e approvato.

Ma in politica, come ben si sa, tra il dire ed il fare ci sono di mezzo le elezioni.

Il PUMS del Comune di Ferrara è articolato in tre sovra-obiettivi fondamentali, recepiti da scelte sovraordinate e da politiche comunitarie e nazionali, che prevedono rispettivamente:

* riduzione del 20% dei flussi di traffico all’interno del Centro Abitato (calcolato rispetto al 2014), in coerenza con quanto previsto dal PAIR 2020 della Regione Emilia-Romagna;

* riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2030 e raggiungimento dei livelli minimi entro il 2050, coerentemente con quanto previsto l’Accordo di Parigi COP21;

* riduzione significativa dell’incidentalità stradale (50%) entro il 2030.

Molti degli obiettivi imprescindibili e delle strategie su cui è basata la redazione del PUMS di Ferrara, a tre anni dalla sula approvazione, sembrano essere lettera morta.

• rinnovo/potenziamento del parco autobus e filobus regionale a basso impatto ambientale;

• miglioramento dell’attrattività del Trasporto pubblico locale (TPL) anche attraverso l’incremento delle corsie preferenziali e la fluidificazione del traffico;

• potenziamento dello spostamento in bici, delle piste ciclo-pedonali in ambito urbano, degli appositi servizi di deposito e noleggio bici e promozione dei percorsi sicuri casa scuola/casa lavoro;

• riqualificazione delle fermate del TPL anche nei punti di interscambio modale ferro-gomma-bici per consentire il superamento delle barriere architettoniche e migliorarne l’accessibilità;

• sviluppo dell’intermodalità articolata sulle stazioni ferroviarie ad integrazione e complementarietà delle altre forme di spostamento (TPL, bike sharing, Mi muovo in bici, car sharing, car pooling, parcheggi di interscambio, ciclabilità);

• controllo dell’accesso e della sosta nelle aree urbane con aumento delle zone 30, aree pedonali e delle ZTL;

• rinnovo del parco veicolare privato con applicazione delle limitazioni alla circolazione dei veicoli privati nei centri abitati disposte dal PAIR 2020;

• promozione dei mezzi a basso impatto ambientale, facilitandone l’accesso e la sosta nelle ZTL e promuovendo l’eco-driving anche con il supporto dell’ITS;

• sviluppo dell’infomobilità, dell’ITS e delle apparecchiature tecnologiche pubbliche e private di informazione e comunicazione all’utenza;

• sicurezza stradale, interventi derivanti dai Piani della Sicurezza Stradale Urbana, o dall’individuazione dei “tronchi neri” o “punti neri”;

• logistica delle merci urbane con promozione dei veicoli meno inquinanti.

Non che non si sia fatto nulla, ma tanto per dirne una, ho la netta impressione che in quella che era la “città delle biciclette” in realtà sempre meno biciclette si avventurino nelle pericolose strade di Ferrara.

Sulla base delle criticità rilevate dall’analisi dello stato della mobilità ferrarese prima della redazione del PUMS, ci si era dati degli obiettivi al fine di promuovere la mobilità ciclistica in tutto il territorio del Comune di Ferrara e di garantire la sicurezza reale e percepita degli utenti:

• incrementare almeno fino al 30% la quota modale su bicicletta per gli spostamenti intra-comunali che interessano il Comune di Ferrara;

• estensione delle piste ciclabili su tutto il territorio comunale pari a 1,5 metri/abitante, in coerenza con quanto disposto dal PAIR;

• azzeramento del numero di morti tra i ciclisti, in coerenza con quanto previsto dal PNSS e dalle principali politiche comunitarie in materia.

Come già detto “tra il dire ed il fare”, su questo argomento, c’è di mezzo qualcosa che blocca tutto. Quasi sempre il percorsi ciclabili non sono né protetti né esclusivi. Senza considerare strade con flussi di traffico importanti ( vedi via Ravenna, via Caldirolo ecc.. ) in alcuni tratti senza né marciapiede né ciclabile. Davanti alle scuole, anche secondarie, dove fino a qualche hanno fa c’era la fila di ciclisti, adesso si formano code impressionanti di auto . D’altra parte , con la mortalità stradale di Ferrara ( tra le più alte in Italia ), si capisce che molti genitori non si fidino di mandare i loro figli a scuola in bicicletta, nonostante il PUMS considerasse che “intervenire sulla mobilità casa-scuola significa quindi non solo intervenire su una componente rilevante del traffico, ma progettare il modo di muoversi – e di vivere – delle generazioni future”. Siamo ben lontani dall’obiettivo di ridurre i flussi di automobili sia di transito sia per accedere all’ingresso/uscita dei poli scolastici.

Vedendo come sono datati i documenti pubblicati dal Comune viene spontaneo pensare che con i cambiamenti politici tra chi amministra la città negli ultimi anni, su molti progetti non sia stata garantita la continuità. Sempre ammesso che quando furono redatti non fossero solo bei progetti sulla carta redatti con la precisa intenzione di non realizzarli. Gli ultimi dati sull’inquinamento atmosferico, sulla incidentalità e mortalità sulle strade di Ferrara la mettono tra le ultime posizioni non solo confrontata con altri capoluoghi della regione, ma anche a livello nazionale ed europeo. Questo stupisce, considerando che Ferrara è una delle migliori città per il rapporto aree verdi per abitante e che fino a qualche anno fa 1/3 della popolazione utilizzava la bicicletta per gli spostamenti sistematici casa-scuola e casa-lavoro.

Tra gli obiettivi del PUMS di Ferrara c’era “privilegiare … promuovere la mobilità ciclopedonale” ma in una città che si è autoproclamata città delle biciclette, in realtà io vedo sempre più auto e spesso a velocità assurde o in aree dove non dovrebbero esserci e sempre meno biciclette.

 

 


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