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Quando: Sabato 6 giugno 2026, ore 10
Dove: Parco Pareschi, Corso Giovecca 148

    Tag: Estense.com

    200 persone in bicicletta contro il progetto Fé.Ris

    Si scopre partecipato il flash mob organizzato dal comitato Caldirolo Libera e dal Forum Ferrara Partecipata contro la realizzazione del supermercato. In 200 sfilano sotto le mura e in un corteo in bicicletta per mettere sotto la lente anche la mancanza di ciclabili.

    Circa 200 persone hanno partecipato al flash mob di sabato mattina contro il progetto Fé.Ris. organizzato dal comitato Caldirolo Libera e dal Forum Ferrara Partecipata contro quella che è stata definita una “speculazione edilizia” per via della cementificazione del campo tra via Turchi e via Caldirolo per far sorgere nell’area un supermercato e il suo contestuale parcheggio a fronte della riqualificazione della caserma Pozzuolo del Friuli di via Cisterna del Follo.

    I dimostranti si sono dapprima quindi radunati in un presidio nel piazzale all’incrocio tra via dei Frutteti e via Caldirolo, prima di attraversa in bicicletta alcune volte il percorso che da via Caldirolo porta alle mura di Ferrara passando per via Frutteti e via Turchi, dove hanno organizzato un flash mob all’ex baluardo di San Rocco (nei pressi di dove dovrebbe sorgere l’area commerciale) disponendosi con dei cartelli che riportavano la scritta ‘No Feris basta cemento’ e uno striscione bicolore che recitava che il progetto Fé.Ris. “ferisce Ferrara”.

    “Il quartiere di via Frutteti si è animato di un’insolita manifestazione. Forse per la prima volta nella sua storia, certo per la prima volta nell’ultimo mezzo secolo, è stato attraversato da un corteo, una ‘sbicilenta’ – come gli organizzatori hanno voluto tradurre la ‘critical mass’ dei ciclisti – simbolo di una Ferrara che ormai va svanendo”, scrivono gli organizzatori di Caldirolo Libera e Forum Ferrara Partecipata. Il tutto “per esprimere dissenso e indignazione verso il progetto di un nuovo centro commerciale, parte del cosiddetto Fe.Ris., il discusso progetto di ‘urbanistica contrattata’ (vale a dire in deroga agli strumenti di pianificazione ordinaria)”, giudicando come “un abuso” il fatto che “l’area agricola venga cementificata dall’ennesimo spazio commerciale, in una zona che a distanza di dieci minuti di cammino ne vede già cinque (e senza contare l’ipermercato Le Mura, poco oltre)”.

    Non solo, per gli organizzatori “spacciare questa operazione per la realizzazione di un parco è una vera presa in giro, visto che aumenterà il traffico (anche di mezzi pesanti) e con esso l’inquinamento e le conseguenze per la salute in un contesto già segnato da polveri sottili e malattie polmonari. E si complicherà lo scolo delle acque piovane nella nostra città, messa a dura prova dalle precipitazioni che il cambiamento climatico rende più abbondanti”.

    Per gli organizzatori poi, il progetto “minaccia gli esercizi commerciali di quartiere, che sono un importante punto di riferimento per la socialità anche di vicinato”. “Una struttura alta tredici metri di fronte alle mura rinascimentali, alte circa la metà”, concludono gli organizzatori, “ne comprometterebbe il profilo paesaggistico, celebrato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità”.

    A latere poi la scelta di disporsi in un corteo a pedali ha simboleggiato la volontà di protestare contro “la vergognosa carenza di piste ciclabili in via Caldirolo dall’incrocio con via della Fornace fino alla rotonda di Porta Mare. Ciclabili che questa e precedenti giunte non hanno mai realizzato e che adesso, per poter portare clienti al programmato ipermercato, si scopre che sarebbero facilmente realizzabili”.

    Flash mob in bicicletta contro il progetto Fè.Ris

    Comitato Cardirolo Libera e il Forum Ferrara Partecipata: “Ferrara ne ricava più danni che benefici”

    Sabato 11 febbraio, alle 11, il comitato Cardirolo Libera e il Forum Ferrara Partecipata hanno organizzato un flash mob di protesta contro il progetto Fé.Ris e quella che definiscono “la speculazione edilizia” che vorrebbe cementificare il campo tra via Turchi e via Caldirolo.

    La manifestazione è articolata in due fasi: prima un presidio sul piazzale all’angolo tra via dei Frutteti e via del Melo seguito da alcuni giri in bicicletta sulle strade attorno al campo dove il Comune vorrebbe edificare l’ipermercato.

    “Il Fé.Ris è un progetto sbagliato da svariati punti di vista – spiegano comitato e forum -: urbanistico, ambientale, paesaggistico, economico e per la mobilità in città. A fronte di un evidente vantaggio economico per le imprese private che lo propongono, la città di Ferrara ne ricava più danni che benefici”.

    Con la scelta di manifestare con un corteo in bicicletta “si vuole inoltre denunciare la vergognosa carenza di piste ciclabili in via Caldirolo dall’incrocio con via della Fornace fino alla rotonda di Porta Mare. Ciclabili che questa e precedenti giunte non hanno mai realizzato e che adesso, per poter portare clienti al programmato ipermercato, si scopre che sarebbero facilmente realizzabili”.

    Eventi, eccellenze, normalità. Riflessioni su parco urbano, concerto e dibattito consiliare

    Intervento di Romeo Farinella* sul (mancato) posizionamento strategico di Ferrara nella rete turistica nazionale

    pubblicato su estense.com il 6 febbraio 2023 e con altro titolo su periscopionline.it

    Eccellenza e normalità, qual è la regola? Questa domanda credo valga sia per la vita quotidiana, che per i nostri rapporti sociali, e vale anche per gli spazi dove viviamo, per come sono organizzati, gestiti e fruiti.

    Se si inculca l’idea che la misura è l’eccellenza, chi non lo è rischia o la depressione o l’apatia (e quindi l’indifferenza verso tutto ciò che non identifico con la mia tribù). Al contrario, la consapevolezza che non tutti possiamo essere eccellenti ci dovrebbe portare a dire che dobbiamo comunque garantire a tutti un alto livello di normalità (nei servizi sociali, sanitari e urbani, nell’istruzione, nell’offerta culturale).

    Questa diviene condizione base per fare emergere quelle “eccellenze” che ci inorgogliscono come comunità. Dunque, ben vengano le eccellenze e i talenti ma eticamente una comunità (attraverso i suoi organi di governo e il senso civico dei suoi cittadini) deve innanzitutto garantire a tutti una normalità di qualità. Questo vale per i percorsi educativi (la scuola) ma vale anche per le città.

    L’impressione è che l’esondazione del pensiero neoliberista, non solo nell’economia ma ormai anche nelle regole che definiscono le nostre reti sociali, abbia ridimensionato la dimensione collettiva e inclusiva, insita nell’idea di comunità.

    Continuano a raccontarci che per contrastare la povertà dobbiamo rendere più ricchi i ricchi, perché questo farà ricadere un po’ di ricchezza sui più poveri. Visto come stanno andando le cose (pensiamo solamente alla crisi della sanità pubblica, esplosa con la recente pandemia), e vista l’estensione sempre più estesa delle disuguaglianze, sembra una favola per chi vuole crederci. Ma questo determina la necessità di fornire delle narrazioni rassicuranti che spesso sfociano nel delirio identitario (l’Italia è il paese più bello del mondo, la cucina del mio luogo è migliore di quella di un altro, Ferrara è una “civilizzazione” in sé e non città che si è alimentata, e ha alimentato a sua volta, un processo di civilizzazione più ampio e sincretico). Si è eccezionali anche perché si producono “eventi” unici, che ci fanno emergere, che ci portano ad affermare che certe cose si fanno solo da noi, al contrario la normalità ci rende tutti uguali e dunque banali.

    La qualità (e anche l’eccezionalità) di una città nasce da una serie di eventi unici o è rintracciabile anche nella gestione del “quotidiano”? La domanda nasce dall’impressione che quando lo sforzo di una amministrazione pubblica è tutto teso a far passare l’evento per quotidianità, dando sfoggio a retoriche comunicative che spesso si fondano su ignoranza (nel senso di non conoscere approfonditamente ciò di cui si parla) o su malafede (che è peggio), si perde la misura della qualità del quotidiano,

    E dunque ci appare normale (il giusto prezzo da pagare per essere una eccezionale città di eventi) il fatto che ormai anche le zone ZTL siano invase da auto stabilmente parcheggiate, che le isole ecologiche siano ormai delle discariche a cielo aperto con rifiuti di ogni tipo gettati per terra (ne ho una proprio davanti a casa); che la città sia costantemente attraversata da automobili senza che nessuna seria politica di mobilità sostenibile sia all’ordine del giorno (dichiarare in un Pug o Pums che la mobilità della città sarà sostenibile non costa nulla, ma avviare politiche serie e pianificate costa impegno e serve competenza); non avere il senso della natura e qualità degli spazi della propria città e quindi permettere tutto dappertutto.

    Ad esempio, concerti rock dal forte impatto ambientale in zone delicate e ricche di biodiversità (il parco urbano) o festival di musica leggera con anziani cantautori, conduttori televisivi o dj rap che occupano per un mese le due piazze monumentali della città, impedendo la visione o la contemplazione (atteggiamento tipico del turista culturale).

    Significa anche non dare troppo ascolto che i dati ci dicono che in fondo il turismo cittadino (nonostante gli eventi) non se la passa poi così bene, e l’aria che respiriamo è una delle peggiori della regione (nonostante tutti gli alberi ci dicono verranno piantati, anche sopra i supermercati).

    Forse il miglioramento del turismo e dell’aria richiedono non azioni eccezionali ma strategie meno annunciate ma più regolari che incidono anche sui comportamenti individuali, consapevoli che anche noi cittadini dovremo interrogarci sul futuro che vogliamo e su quello che ci aspetta.

    Un’amministrazione consapevole dovrebbe, senza retorica, aiutare i propri cittadini ad assumere comportamenti consapevoli della posta in gioco in termini di crisi ambientale, di diritto alla città, di inclusività. Lo dicono anche gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu.

    L’estate sta arrivando e certamente “godremo” ancora della vista prospettica di un enorme palco e altri annessi che nasconderanno mezza piazza. L’estate scorsa ho assistito a un dialogo interessante in un’osteria del centro tra due gruppi di turisti francesi e olandesi che dicevano, si bella la città, ma molte chiese sono chiuse, le piazze non si vedono a causa dei palchi, domattina ci spostiamo a Bologna.

    La politica dell’evento è la politica del mordi e fuggi, e conseguentemente la città e la sua struttura commerciale si organizzano per l’evento, lasciando tutto il resto dell’anno numerose serrande chiuse lungo le strade del centro.

    Il posizionamento strategico di una piccola città dentro una rete urbana così densa e ricca di storia come quella italiana non è facile e non la si può ridurre alla ricerca dell’evento. Necessita di capacità di visione e soprattutto di interazione con le città che ci stanno attorno. In un paese che enfatizza sempre il turismo come panacea per i suoi problemi (che sono ahimè più seri e complessi), appare incomprensibile che, ad esempio, non ci sia una linea ferroviaria diretta che unisca tre storiche città d’arte come Mantova, Ferrara e Ravenna, con orari regolari.

    Una buona politica di marketing concertata tra le tre città e le due regioni (e volendo anche lo Stato, anche se non è più di moda) la renderebbe un percorso turistico-culturale straordinario. O ancora come non ci sia un “Treno del Delta” diretto, che da Bologna (dove vi è un’aeroporto) arrivi a Codigoro/Pomposa e Comacchio. In entrambi i casi citati si rafforzerebbe il servizio pubblico per gli abitanti del territorio e si creerebbero delle linee turistiche molto attrattive con quello che ne consegue. Ma per fare questo bisogna ragionare in termini di pianificazione e condivisione e quindi “ben progettare” la normalità e poi su questo innestare le “eccellenze”: fiore all’occhiello di un sistema di qualità.

    Ma un paese dove fondi pubblici, come quelli del PNRR, vengono investiti per recuperare “borghi eccellenti” e isolati (uno per regione) disinteressandosi, di fatto, delle “aree interne” o dove vengono investiti denari per l’alta velocità senza porsi il problema delle reti ferroviarie minori (le due cose dovrebbero essere sinergiche), o ancora vengono utilizzate per costruire inutili palazzetti dello sport (l’evento) senza porre attenzione alla riqualificazione delle strutture sportive che già ci sono (la normalità), non da molte speranze.

    Del resto a Ferrara basta guardarsi attorno per vedere che altri spazi per ospitare gli eventi esistono. Se il concerto di Springsteen lo si poteva fare all’aeroporto, il Ferrara Summer Festival, dovendo per forza farlo in centro, potrebbe svolgersi in piazza Travaglio, liberando la piazza Trento Trieste e i cittadini dall’oppressione dei tubi innocenti. Che ne pensano le associazioni di categoria e le associazioni della città che organizzano eventi “pubblici”?

    Le città, lo sappiamo, sono fatte di spazi e di regole, che ne stabiliscono la fruizione nel rispetto del diritto di tutti di usufruirne, ma vi sono anche le trasgressioni a tali regole. In generale le città italiane (e Ferrara non è un’eccezione) costituiscono un compendio di trasgressione spaziale e normativa. Chi le abita non si pone spesso il problema delle regole, chi le amministra è interessato solamente a stabilirle, nel rispetto delle leggi e delle ordinanze, ma poi sorvola sull’effettivo rispetto.

    Una amministrazione che governa ascolta, discute, argomenta e poi decide; una amministrazione che comanda decide, se ne è capace, forte del consenso di chi si identifica nella cultura del “fare”, a prescindere da tutto il resto.

    Ultima considerazione. L’Assessore alla Cultura Gulinelli ha cercato di demolire le condivisibili ragioni della petizione del Comitato Save the Park, dicendo che i ferraresi che hanno firmato la petizione sono lo 0,4% del totale e quindi questa non aveva valore. L’Assessore forse dovrebbe ricordare che una persona a lui molto vicina, Vittorio Sgarbi, fece bloccare il progetto regolarmente approvato con procedura concorsuale, per la riorganizzazione del Palazzo dei Diamanti, con una petizione firmata quasi esclusivamente da non ferraresi. Certo erano persone “eccellenti”, del mondo dell’arte e della cultura, mentre i firmatari di Save the Park sono probabilmente persone “normali”.

    *professore di Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, dove dirige il CITERlab, un laboratorio di ricerca che opera nel campo della progettazione urbana e territoriale

    E’ un coro di ‘no’ contro il progetto Fe.Ris: “Basta cemento”

    Il flash mob davanti all’ex caserma in via Scandiana ha raccolto circa duecento persone ‘armate’ di cartelli di protesta: “Siamo una città in vendita”

    di Lucia Bianchini

    “Non nel giardino di Borso” è il grido che si alza da un cartello del primo flash mob organizzato dal Forum Ferrara Partecipata, che si è svolto nella mattinata di sabato 4 febbraio in via Scandiana tra i civici 16 e 18, dove sorge la vecchia caserma, raccogliendo circa duecento persone.

    Tra i presenti molti residenti della zona, rappresentanti politici come Paride Guidetti del Movimento Cinque Stelle, Sergio Golinelli, coordinatore di Sinistra Italiana, la consigliera Anna Chiappini e l’avvocato Fabio Anselmo.

    Come ha spiegato Alessandra Guidorzi, referente del comitato residenti, l’intento dell’incontro è dire no a un progetto che non tiene conto dell’opinione e delle necessità dei cittadini, che ha un utilizzo privato e nessuna utilità pubblica, che cementifica, quindi non è rigenerativo, sostenibile, e nemmeno innovativo. Come ha ribadito la referente “a Ferrara ci sono quattordici marche di supermercati, non ci serve la quindicesima, e ci raccontano che così la spesa costerà meno. Non crediamo a nulla di tutto questo, e per questo quartiere non vogliamo che venga tradita la sua vocazione museale. Per noi questa caserma deve rappresentare una continuità con il verde del bastione di San Tommaso e non che la Cavallerizza diventi un luogo per vendere salsiccia e patate fritte, perché c’è bisogno invece di luoghi di aggregazione e di bellezza”.

    Dello stesso avviso è anche il collega Marcello Toffanello: “In quest’area qualcosa bisogna fare, ma non serve creare una piazza dove non c’era e mettere su un livello più basso Palazzo Schifanoia, vista la mole degli edifici che saranno costruiti, e nemmeno costruire un parcheggio sulle mura storiche e far diventare supermercato uno dei pochi luoghi in cui la campagna lambisce le mura cittadine. Le mura, le delizie estensi e il paesaggio naturale sono le ragioni per cui Ferrara è patrimonio dell’umanità, e questo progetto va respinto, perché le nega tutte e tre”.

    “Sono qui per dire che bisogna mettere da parte questo affare e ricominciare da capo – afferma Corrado Oddi, referente del Forum – coinvolgendo le persone, la città”.

    “Ferrara non ha bisogno di altro cemento”, “progettiamo insieme con il cuore e con la testa”, ribadiscono altri cittadini, “Ferrara è una città speciale e merita attenzione e cura. Occorre preservarne lo stile e la bellezza, bisogna proteggerla e non distruggerla con aumento di traffico e inquinamento. Fe.Ris vuole cementificare la città, andando contro l’obiettivo di riduzione del consumo di suolo”.

     “Mi meraviglio che chi ama la bellezza e la cultura sia assente, questo progetto è una vergogna” esclama poi Franca, residente in via Cisterna del Follo.

    “Il Movimento 5 Stelle è fortemente ambientalista – ribadisce Paride Guidetti – e noi siamo contrari a Fe.Ris, che va contro l’ambiente e non farà bene alla città e al futuro dei giovani. La giunta attuale non ha una delega in bianco per fare qualsiasi cosa, ma per i programmi che ha presentato in campagna elettorale, e lì non c’era Fe.Ris. Questo progetto è altamente impattante, e i cittadini devono essere consultati in merito”.

    “Sinistra Italiana e i Verdi ci sono – spiega Sergio Golinelli -. Fin dall’inizio abbiamo espresso la nostra opinione e riteniamo che sia uno scandalo, un puro esempio di speculazione edilizia. Interessante poi che l’assessore Gulinelli abbia insistito molto nel definire ‘clienti’ i visitatori della nostra città, una volta si chiamavano ospiti, ora è tutto commerciale, siamo una città in vendita, per chi se la può permettere”.

    Gli “anti Fe.Ris” pronti alla mobilitazione: organizzati tre flash mob

    Si svolgeranno nei luoghi dove sono previsti il supermercato, il parcheggio e presso l’ex caserma nelle giornate del 4, 11 e 18 febbraio: “Questo progetto offende la città”

    Continua la mobilitazione del Forum Ferrara Partecipata per il no al progetto Fe.Ris, con tre flashmob, che si svolgeranno nei luoghi dove sono previsti il supermercato, il parcheggio e presso l’ex caserma.

    “Si è finalmente creata una mobilitazione – spiega Francesca Cigala Fulgosi – contro questo progetto che offende la città, che va contro tutti i principi dell’agenda 2030 e le linee guida del nuovo piano urbanistico. Le tre assemblee che abbiamo svolto hanno avuto successo e i cittadini vogliono dire la loro. Un primo passo sono i flash mob, a cui seguiranno approfondimenti tematici con l’Università. Riteniamo che sia buono e giusto recuperare la caserma, sbagliato è il modo”.

    Il primo flashmob si terrà sabato 4 febbraio alle 10.30 in via Scandiana 16, di fronte all’ex Cavallerizza della caserma.

    Il secondo appuntamento, sabato 11 febbraio sarà ‘Sbicilenta’, la biciclettata lenta. L’incontro sarà in via Frutteti all’incrocio con via del Melo, e l’intenzione è quella di fare un giro in bici intorno all’area che sarà la sede del centro commerciale: via Caldirolo, via Frutteti, via della Siepe, via Fornace: “Passeremo anche di fianco al Cadoro, mostrando un centro commerciale che c’è già, a cento metri da quello che vogliono costruire – racconta Leonardo Polastri del comitato ‘Caldirolo libera’ -. Quello che vogliono costruire è un centro commerciale di 15 mila metri quadrati, un campo da calcio e mezzo, non è un negozio, è grande come l’Interspar di via Pomposa. Nessuno sente l’esigenza di un nuovo centro commerciale, e sappiamo benissimo che sarà una struttura di cemento armato piazzata su un campo agricolo, cosa che contrasta con la crisi climatica che stiamo attraversando, oltre a causare un notevole danno paesaggistico. Per gli abitanti di via del Castagno cambierà poi il panorama, non vedranno più il verde, ma il centro commerciale e i camion che arriveranno, le loro abitazioni perderanno valore, e come loro stessi affermano ‘non vedranno più il sole a sud’”.

    Il terzo appuntamento sarà in via Volano, sabato 18 febbraio alle 10.30. “Siamo contrari ad un parcheggio a ridosso delle mura – spiega Corrado Oddi – è un pugno negli occhi rispetto al paesaggio delle mura, poi avere un parcheggio in un’area congestionata come San Giorgio porterà ulteriore traffico. Il progetto si rifà inoltre a un’idea vecchissima di mobilità: oggi i parcheggi si fanno fuori dalla città e ci sono navette, il trasporto pubblico, che portano in centro”.

    I motivi del no a Fe.Ris esposti dal Forum sono che con questo progetto sarà svenduta ai privati l’ex caserma Pozzuolo del Friuli, dove verranno aggiunti nuovi volumi di edificazione, alti 18 metri, saranno cementificate aree di pregio in prossimità delle mura, in via Volano, per realizzare un parcheggio, e in via Caldirolo per l’ipermercato. Progetto che, secondo il comitato, viene “spacciato per riqualificazione urbana, mentre invece si preoccupa soltanto degli interessi di pochi privati, togliendo verde alla città, peggiorando il traffico e ferendo il patrimonio storico: l’ex caserma Pozzuolo del Friuli è un bene pubblico e come tale deve essere utilizzata, non per realizzarvi uno studentato privato, residenze private o una ‘Food Court’”.

     

    Lucia Bianchini

    Fé.Ris: “Progetto architettonico inguardabile e privo di pubblica utilità”

    Terzo incontro sul progetto con i residenti della zona dell’ex caserma “che va riqualificata, ma uno studentato privato non è la soluzione”.
    Malacarne di Italia Nostra: “Con il coinvolgimento dei cittadini possiamo bloccare tutto”

    Entra sempre più nel vivo il percorso di contrasto a Fé.Ris organizzato dal Forum Ferrara Partecipata in seguito alla mobilitazione della Rete per la Giustizia Climatica che aveva individuato criticità nel progetto presentato dal sindaco Alan Fabbri il 30 giugno scorso. Un progetto che fin da subito ha fatto discutere moltissimo e che oggi vede assemblee sempre più piene. La sala messa a disposizione in zona San Giorgio dal Csv è gremita e alcune persone si devono accontentare di aspettare fuori dalla porta.

    In realtà gli organizzatori stessi sanno che non è sufficiente e che si dovranno attuare azioni per coinvolgere ancora più persone a contrasto di un progetto “privo di pubblica utilità”. Proprio questo virgolettato pare centrale all’interno del dibattito al quale, oltre ad attivisti e cittadini, sono invitati l’architetto Andrea Malacarne di Italia Nostra e residente nel quartiere limitrofo all’ex caserma di Cisterna del Follo e lo storico dell’arte, anch’esso residente nel quartiere, Marcello Toffanello. E proprio l’architetto Malacarne parla di “progetto architettonico inguardabile” con particolare riferimento alle parti che saranno di nuova costruzione. Ma il problema principale è un altro, e riguarda l’intervento privato che “in aree di questo tipo non è da escludere” ma è di difficile realizzazione perché “le nuove costruzioni devono essere finalizzate al preminente interesse pubblico”.

    Interesse pubblico che non è ravvisato dagli organizzatori per molteplici ragioni e una premessa, tutti sono concordi nel dire che l’area dell’ex caserma va riqualificata, il problema semmai è il come. Le proposte arriveranno e, nelle intenzioni degli organizzatori, usciranno proprio da questi incontri. Per ora le criticità agli occhi dei residenti paiono essere l’evidente rischio di congestione del traffico, per quanto riguarda in particolare le aree di via Caldirolo e del parcheggio a ridosso delle mura in zona San Giorgio, ma anche la destinazione d’uso dell’ex caserma. Questo è infatti da considerarsi un “comparto risorsa” cioè uno spazio utile a “risolvere problemi esistenti nei dintorni”. Secondo i partecipanti uno studentato privato e definito “di lusso” non è la soluzione ai problemi abitativi degli studenti che hanno semmai bisogno di nuovi appartamenti ma con affitti calmierati.

    “Sarebbe – dice invece Marco Tuffanello – un’ottima occasione per pensare di allargare i servizi ma anche gli spazi verdi di Schifanoia”. A inizio degli anni 2000 vi fu una proposta per creare due poli museali, uno sul quadrivio di Palazzo dei Diamanti e uno che pensava di utilizzare lo spazio dell’ex caserma “per ricucire i tre edifici museali che insistono sulla zona”. I possibili progetti prospettati sono diversi e tutti prevedono la rinuncia a parcheggio e supermercato anche perché, dice Toffanello, “non si capisce come una città come Ferrara, che ha fatto dell’essere patrimonio dell’Unesco la sua bandiera, possa costruire un parcheggio e un supermercato a ridosso delle mura”.

    “È illusorio – aggiunge quindi Malacarne – pensare che un comparto del genere (ex caserma Pozzuolo del Friuli, ndr) possa essere recuperato solo tramite iniziativa privata, o meglio, è possibile ma con interventi non finalizzati al preminente interesse pubblico”. Ecco che si torna al nocciolo della questione in un dibattito nel quale i partecipanti cercano di capire le modalità attraverso cui porsi in contrasto al progetto comunale. Si parla di manifestazioni, di affissioni di striscioni, di modalità di coinvolgimento di sempre più cittadini, ma si parla anche del ricorso al Tar, dell’approvazione vincolante del progetto da parte della provincia. Insomma, secondo Malacarne, “se tutti fanno il loro dovere questa roba qui non va neanche in consiglio comunale”. Anche perché tutti i passaggi attraverso cui si è arrivati all’approvazione del consiglio comunale “sono partiti in modo abbastanza inusuale con una richiesta di approvazione in consiglio comunale” e “in deroga al piano regolatore vigente”. Derogare al piano regolatore è possibile, ammette lo stesso Malacarne, “ma una delle condizioni è la preminente pubblica utilità”.

    Ci sono poi altre questioni che non spianano la strada al progetto della giunta. In primo luogo è noto come la maggioranza non sia così salda su questo tema, nel consiglio comunale di luglio il progetto passo grazie al solo voto di Paola Peruffo con Savini, Caprini e Pignatti contrari. Insomma, da ciò che trapela, le frecce a carico di Ferrara Partecipata sono molte e, dice Francesca Cigala, “noi come forum vogliamo bloccare questo progetto, sia sul piano procedurale sia attraverso la mobilitazione dei cittadini”.

    In conclusione, è stata annunciata la prossima iniziativa del Forum: un flash mob nella mattina di sabato 4 febbraio in via Scandiana, proprio davanti al portone della ex caserma, di fronte alla cavallerizza.

    Pietro Perelli

    Fé.Ris, no al parcheggio sulle Mura: “La zona di San Giorgio è già congestionata dal traffico”

    Il comitato dei residenti contrario anche al superstore di via Caldirolo, mentre sull’area dell’ex caserma si pensa a una “cittadella della socialità e della cultura”. In ogni caso l’obiettivo è “bloccare il progetto”

    È stato pensato in maniera specifica per gli abitanti della zona di San Giorgio l’incontro organizzato dal Forum Ferrara Partecipata in merito al progetto Fe.Ris che si è tenuto nella serata di lunedì 23 gennaio presso il Csv Terre Estensi, già anticipato da un primo appuntamento che si è svolto venerdì 20 al centro ‘Il Melo’, e a cui seguirà un terzo appuntamento, rivolto invece più specificamente agli abitanti dell’area di via Scandiana, che si terrà sempre al Csv, in via Ravenna 52, mercoledì 25 gennaio alle 18.

    All’interno del Forum Ferrara partecipata, il cui scopo, oltre a bloccare Fe.Ris, è favorire la partecipazione dei cittadini alla pianificazione urbanistica della città e far sentire la loro voce su come progettare gli spazi urbani, sono nati diversi comitati di residenti nelle aree interessate dal progetto.

    Come sottolinea Corrado Oddi: “Dal forum sono nati tre comitati di quartiere nelle zone maggiormente interessate, ma la speranza è che ne nascano altri, per favorire la partecipazione. Il forum ha diverse idee su come utilizzare lo spazio della caserma, ma volutamente non sono state tirate fuori, perché si vuole dare la parola alle persone. A Ferrara non ci sono più, ad esempio, spazi gratuiti per riunirsi, tutte le sale sono a pagamento. Lo spazio della caserma potrebbe diventare una ‘cittadella della socialità e della cultura’, ma vogliamo che le proposte vengano dai cittadini”.

    Il forum nasce inoltre allo scopo di approfondire contenuti, idee di programma per il futuro della città, al suo interno ci sono tecnici, docenti universitari, ed è in preparazione un ciclo di seminari in collaborazione con l’Università di Ferrara “su temi specifici – come spiega Oddi -: rigenerazione urbana, mobilità, consumo di suolo, città e salute. Vogliamo contrastare Fe.Ris, ma anche far uscire idee per la Ferrara del futuro: se riuscissimo a fermare Fe.Ris poi il gruppo proseguirebbe comunque le sue attività”.

    “Vogliamo lavorare – prosegue il coordinatore Oddi – perché ci sono tutte le possibilità, da qui a giugno, termine per prendere le decisioni finali, per bloccare il progetto. Nel frattempo vogliamo approfondire i temi legati alle scelte urbanistiche sulla città e sul suo futuro. Pensiamo che sia un’occasione per rimettere in moto tutto questo, i cittadini devono riprendere la parola, la capacità di farsi sentire e di dire quando sono in disaccordo”.

    I passi da realizzare per Fe.Ris prevedevano una discussione in Consiglio comunale a gennaio, che non è avvenuta. Scelta poi considerata alquanto strana dal comitato è che la Giunta abbia deciso di affidare a una ditta esterna gli studi sul progetto. “Curioso – commenta Oddi – perché vanno fatti prima, e l’affidamento alla ditta esterna dimostra lo ‘spolpamento’ delle professionalità del Comune, fatto che si commenta da solo, come anche che abbiano sentito il bisogno di trovare in corso d’opera motivazioni più forti di quelle presentate in precedenza. Quando c’è stato il passaggio in consiglio il voto è stato di 17 a 15, mancava un consigliere e ci sono stati dei cambiamenti, quindi se si votasse oggi quel risultato non sarebbe scontato. Si deve poi ancora pronunciare la provincia. Abbiamo incontrato il presidente Gianni Michele Padovani, e sulla carta ci sono 7 consiglieri contrari e 6 a favore. A Padovani abbiamo chiesto un pronunciamento del Consiglio provinciale non solo sull’aspetto di più stretta competenza della provincia, ma sulla pubblica utilità di tutto il progetto, e la risposta che abbiamo ottenuto è che la loro valutazione sarà d’insieme”.

    “Fe.Ris – è la considerazione fatta da Luigi Rimondi, residente nella zona dagli anni Settanta – è un progetto ‘a scatola chiusa’, comprende tre opere che non si possono dividere l’una dall’altra. L’Amministrazione attuale, ma anche la precedente, non hanno mai chiesto nulla in merito alle opere da realizzare. È da dieci anni che si parla di una bretella per scaricare il traffico da San Giorgio, ma non si è mai fatto nulla, mentre il supermercato e il parcheggio che vogliono costruire andrebbe ad aumentare il traffico su San Giorgio e su via Bologna, già ora intasate. Goethe ha definito Ferrara ‘la città del silenzio’, oggi siamo la città dei supermercati”.oC. Come ha spiegato Lucia Ghiglione, appartenente al comitato di residenti di San Giorgio, “Italia nostra per quanto riguarda la zona di via Volano, dove sorgerebbe il parcheggio, ha promosso un ricorso al tar, vedendo in questo intervento un’azione che rovina un’area tutelata che ha un valore storico riconosciuto come patrimonio dell’umanità Unesco. Esiste già, però, un altro parcheggio sulle mura, non dimentichiamo il baluardo di San Lorenzo, quindi è un ricorso sul filo del rasoio. È stato poi chiesto un contributo per il Pug, quindi cittadini e associazioni, entro il 15 febbraio, possono portare proposte, in particolare sulla viabilità, tema scottante di quest’area. E il forum, con l’aiuto dei tecnici al suo interno, sta raccogliendo le idee dei cittadini che vivono nell’area”

    Fé.Ris, nasce il gruppo CaldiroloLibera: “Oggi si dovrebbero riforestare le aree urbane, non cementificare”

    Gli amministratori contro il progetto: “Ferisce Ferrara con tre impattanti interventi a ridosso delle mura estensi. Palese disequilibrio tra i vantaggi del privato e quelli dei cittadini”

    “Fé.Ris ferisce Ferrara“. Parte da qui, da questo slogan, il percorso del gruppo CaldiroloLibera che, costituito da cittadini residenti nei quartieri vicini a via Caldirolo, ha come obiettivo principale quello di condividere problemi, soluzioni e anche esperienze circa l’accordo di programma approvato dall’amministrazione Fabbri per la realizzazione, da parte di società private, di un “progetto che prevede tre impattanti interventi a ridosso delle mura estensi”.

    Fé.Ris – spiegano gli amministratori del gruppo – consentirà ai privati di “edificare svariate migliaia di metri cubi destinati a un ipermercato all’angolo tra via Caldirolo e via Turchi e a due edifici prospicienti via Scandiana a fianco di palazzo Schifanoia. L’importante aiuto al giro d’affari dei privati in questo progetto verrebbe giustificato dal comune considerando la realizzazione di un parcheggio in via Volano e la ristrutturazione della Caserma di via Cisterna del Follo, dove l’azienda privata realizzerebbe uno studentato privato, residenze private e un numero minimo di parcheggi. Da notare – aggiungono successivamente – che non è prevista nessuna convenzione per calmierare e i costi per gli studenti che usufruiranno dello studentato. In questa operazione c’è un palese disequilibrio tra i vantaggi che ne ricaveranno i privati e quelli che ne ricaveranno i cittadini”.

    CaldiroloLibera sottolinea poi l’importanza di salvaguarda il patrimonio artistico e culturale che sorge nelle vicinanze del futuro ipermercato: “Le mura di Ferrara sono esplicitamente ricordate tra i criteri di iscrizione della città ai siti patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. Tra le caratteristiche che le hanno rese paesaggisticamente uniche c’è sempre stata la campagna, fuori e dentro le mura. Anche per il rapporto tra città e campagna, già contemplato nell’Addizione Erculea della fine del 1600 poi ispirazione dell’Addizione Verde, Ferrara è stata definita “la prima città moderna europea”. Per questo, dai passati piani regolatori, sono state protette dalla speculazione edilizia, ampie aree agricole a ridosso delle mura estensi definendole ‘inedificabili‘”.

    “Il grande ipermercato a ridosso del vallo est di fronte a dove sorgeva il baluardo di San Rocco – proseguono – previsto nel progetto Fè.Ris verrebbe costruito proprio in una di quelle aree di campagna a ridosso delle mura estensi. Così, mentre si spendono, più o meno bene, milioni di euro pubblici nel Progetto Mura, per il restauro delle mura, la ristrutturazione della Casa dei Polli, lasciando ai privati mano libera di costruire, con il progetto Fé.ris si va a compromettere quella grande idea di parco urbano-agricolo che caratterizzava il lato nord-est della città”.

    E sottolineano: “Come se non bastasse, il Fè.ris prevede la realizzazione di un grande parcheggio sul terrapieno delle mura, lato sud là dove c’era il deposito di materiali dell’Edilizia Estense. Questo non solo non sarà un parcheggio scambiatore, visto che normalmente vanno collocati in periferia per liberare il centro storico dalle auto, ma costituirà un terminale destinato a portare ancora più traffico e auto sulle mura“.

    Dubbi inoltre sorgono anche sui dati economici forniti dall’amministrazione comunale: “Questi danno i numeri ma i conti non tornano. Per promuovere il progetto Fé.Ris, politici locali e privati coinvolti si sono spesi in vari filmati su youtube e articoli di giornale. Mentre i vantaggi economici dei privati, in questa che non sembra altro che una grande speculazione edilizia, sono palesi, i vantaggi che ricaverebbero i cittadini da un nuovo ipermercato sono perlomeno discutibili. Se la storia che aprendo un nuovo ipermercato la spesa si ridurrebbe del 15/20% fosse vera, allora aprendone contemporaneamente 7 ce la regalerebbero?“.

    CaldiroloLibera si domanda: “Come fa Ferrara ad essere la seconda città più cara della regione pur avendo già ora un ipermercato ogni circa 48mila abitanti rispetto ad una media regionale che vede lo stesso segmento della grande distribuzione con una struttura ogni 83mila abitanti? Insomma, non è vero che aumentando il numero di ipermercati automaticamente il costo della spesa si abbassi. Le leggi del mercato che regolano i prezzi della spesa sono un pochino più complesse“.

    Ma ci sono altri numeri che non tornano, secondo gli amministratori: “Si parla sempre di un ipermercato di 3500 metri quadri, ma l’edificio sarà molto più grande. Sarà enorme, con una superficie utile a destinazione commerciale di 9.450 metri quadri per una altezza di 13 metri più di un palazzo di 4 piani. Di questi “solo” 3.500 metri quadri saranno superficie di vendita di una marca primaria della grande distribuzione e altri 260 metri quadri destinati ad altre attività commerciali. L’area verde che si perderà complessivamente sarà di 15180 metri quadri. Per camuffare tutto questo nuovo cemento hanno previsto di coprire parte del tetto con prato e piante; come se un tetto parzialmente verde potesse paesaggisticamente compensare i bellissimi campi gialli di colza che vedevamo da via Caldirolo“.

    “Non ho nulla contro i supermercati o gli ipermercati. Anzi – chiude uno degli amministratori del gruppo – faccio la mia spesa praticamente solo lì. Ma sono assolutamente contrario all’apertura di un nuovo ipermercato dove previsto nel progetto Fé.Ris. Nel raggio di 2 km, nell’area sud-est fuori mura, ci sono già, cinque, dico cinque grandi super e ipermercati. Cadoro a circa 300 metri da dove dovrebbe sorgere il nuovo iper, Interspar a circa 1.000 metri. Coop Le Mura a circa 1.200 metri. Penny a circa 1.300 metri. Aldi a circa 1.700 metri. L’ipermercato dovrebbe sorgere in un terreno agricolo a ridosso del parco delle mura, all’angolo tra via Caldirolo e via Turchi. L’enorme edificio, 9450 m² e 13 metri di altezza (come un palazzo di quattro piani) comporterà un grande consumo di suolo verde proprio quando i primi segni di una grave crisi climatica sono sotto gli occhi di tutti. Oggi si dovrebbe riforestare le aree urbane, non cementificare“.

    Nel mentre, venerdì 20 gennaio alle ore 21, presso il centro sociale di via del Melo, si terrà un incontro pubblico proprio sul tema.

    Il Forum mobilita Ferrara contro Fé.Ris. Cgil: “Falso che un nuovo ipermercato crei lavoro”

    Alla prima serata del Forum Ferrara Partecipata a Grisù partecipano circa 150 persone. Cigala (FFP): “Questo progetto è sbagliato e non ha utilità pubblica, va bloccato”, Tagliati (Cgil): “Così si redistribuisce il lavoro esistente senza crearlo”

    Al primo incontro del neonato Forum Ferrara Partecipata contro l’attuazione così com’è del progetto Fe.Ris, lunedì pomeriggio, la sala macchina dello spazio Grisù è piena di cittadini: sono almeno 150, via via arrivano sedie e comunque non bastano, c’è chi è costretto ad affacciarsi alle porte. In fondo alla sala, tra l’altro, compare anche l’assessore all’ambiente Alessandro Balboni – che però non prende parte all’incontro e assiste senza intervenire – e il capogruppo Pd in consiglio comunale Francesco Colaiacovo – che fa la stessa cosa – nonostante il Forum espliciti subito di essere “aperto a tutte le forze sociali tranne a chi rappresenta in forma attiva forze politiche, nonostante questo non ci impedisca in futuro di collaborare con chi dovesse avere i nostri stessi intenti”.

    “Questo forum è stato proposto a fine settembre dalla Rete Giustizia Climatica perché è mancato il coinvolgimento della cittadinanza”, esordisce Francesca Cigala Fulgosi del Forum esplicitando i tre obiettivi cardine del gruppo: “bloccare il progetto, informare i cittadini, e attuare un percorso condiviso per pensare al futuro della nostra città”. Il progetto a cui si riferisce, ovviamente, è il Fe.Ris, che si propone almeno nelle volontà della giunta di costruire un nuovo ipermercato a un parcheggio nei pressi delle mura di via Caldirolo ‘in cambio’ del recupero dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli in via Cisterna del Follo. “I tempi adesso sono maturi perché i cittadini si riprendano la voglia di partecipare. È un progetto sbagliato, né innovativo né rigenerativo, non è di utilità pubblica e non rispetta né le linee guida del prossimo piano urbanistico né dell’Agenda 2030”, continua Cigala prima di presentare i progetti in modo singolo con le loro criticità.

    Presi singolarmente, le criticità dei progetti sono per il gruppo – almeno per quanto riguarda ipermercato e parcheggio – evidenti: “Così si sigilla con il cemento una città che quest’anno ha già visto un’inondazione mentre siccità ed eventi atmosferici estremi aumenteranno, consuma terreno vergine e non farà aumentare né i posti di lavoro né avrà un impatto sui prezzi nel carrello”. Sulla caserma, invece – nonostante le critiche che arrivano dal docente di urbanistica di Unife Romeo Farinella che evidenzia una strategia comunicativa volta a “cambiare le carte in tavola” soffermandosi solo su quella parte del Fe.Ris – le posizioni sono più ‘sfumate’: c’è un sì al recupero dell’area, ma non a queste condizioni. Ovvero, non si possono “demolire ottomila metri quadrati per costruirne diecimila con un’altezza di 17 metri e mezzo”, ed in aggiunta “lo studentato così com’è organizzato non prevede nemmeno i prezzi calmierati per gli studenti”. Per questo la proposta è di “bloccare il progetto, cancellare l’ipermercato e il parcheggio e rimodulare la rigenerazione della caserma coinvolgendo i cittadini”.

    “La rigenerazione fatta bene dovrebbe avere una visione e un obiettivo”, spiega invece Farinella, “il problema è chi e come costruisce la strategia. Il processo di sviluppo ora ci impone di cambiare. Dove collocare un nuovo ipermercato, ed è discutibile come fare un parcheggio a ridosso delle mura con le quali la città si identifica ma che già adesso hanno una parte problematica e asfaltata che è quella sud e del Po di volano.se anziché parlare di riqualificazione di quell’area si aggiunge il cemento allora il patrimonio si riduce mentre nel Pug tra l’altro si dice una cosa ben diversa”. “A mio parere” aggiunge il prof di Unife, “bisogna ribadire la separazione tra recupero dell’area della caserma e il resto, Fe.Ris non ha alcun interesse pubblico: è un’altra cosa, c’è una sola società di Ravenna che controlla tutte e tre le aree”. Ci sarebbe, per il professore di urbanistica, da fare il contrario – ovvero che il pubblico entrasse a riacquistare dalle aste le aree per non essere subalterni ai privati e avere più forza quando si intavolano i progetti di rigenerazione urbana, cambiando poi anche la modalità di trasporto che smetta di preferire le automobili. Il suo collega alla cattedra di sociologia di Unife, Alfredo Alietti, ricorda invece i diritti “da riprendere come dimensione: quello alla salute, quello alla mobilità, quello alla città che è di tutti. La città è un bene comune, qui non ci sono questioni di destra e sinistra: bisogna dare un vero contributo al miglioramento della città anche rimanendo informati”.

    Sul fronte lavoro è ancora più dura la posizione della segretaria provinciale della Cgil Veronica Tagliati, che per quanto rappresenti solamente la sua organizzazione sindacale conferma comunque come le tre sigle abbiano una comunanza d’intenti in merito al progetto: “Non è stando le grandi superfici di vendita si crei lavoro, ma si ridistribuisce il lavoro esistente. La capacità di spesa dei cittadini, in mezzo all’inflazione e l’abbassamento dei consumi, non cambia e quindi il lavoro si distribuisce, con chiusure dei negozi magari nella stessa area, riduzioni di orario e similari. Questa è una provincia che ha già il doppio della superficie di vendita della media regionale e redditi più bassi dell’Emilia-Romagna. Chi amministra Ferrara deve rendere conto di questo ai cittadini: altri Paesi stanno riducendo le grandi superfici di vendita, tra la concorrenza dello shopping online e per rilanciare il commercio di vicinato”.

    Fé.Ris. Dopo 30 anni riapre l’ex Caserma: un tour per convincere i cittadini ad accettare anche l’ipermercato

    Una ‘passeggiata istituzionale’ col sindaco Fabbri, l’assessore Balboni e l’advisor di Ar.Co ha aperto il percorso comunicativo con la città e i ferraresi sul progetto che tanto sta facendo discutere in queste settimane.

    A trent’anni esatti dall’ultima volta – era il 29 ottobre 1992 quando venne dismessa e mai più utilizzata – sono tornate ad aprirsi le porte dell’ex Caserma ‘Pozzuolo del Friuli‘ di via Cisterna del Follo e della vicina Cavallerizza di via Scandiana, fulcro della ‘passeggiata‘ istituzionale con cui il sindaco Alan Fabbri, l’assessore Alessandro Balboni e Marco Da Alto, advisor di Ar.Co., hanno aperto il percorso comunicativo con la città e i ferraresi sul progetto Fé.Ris.

    Gli interventi sulle due strutture infatti, insieme alla costruzione di un supermercato in via Caldirolo e di un parcheggio scambiatore in viale Volano, costituiranno la parte più significativa dell‘accordo di programma pubblico-privato che avrà come suoi obiettivi principali rigenerazione, innovazione  e sostenibilità e si concretizzerà su tre aree situate all’interno e in prossimità del centro storico di Ferrara.

    Nello specifico, la Caserma e la Cavallerizza – oggi in uno stato di abbandono evidente tra calcinacci, erbacce e degrado generalizzato – rinasceranno attraverso le nuove funzioni dinamiche previste dal progetto, vale a dire un campus universitario da almeno 400 posti letto, una food court per attività di ristoro e servizi e un volume destinato a definire uno spazio condiviso da destinare ad attività di pubblico interesse.

    Tutto – assicurano i responsabili – sarà effettuato nel rispetto delle volumetrie esistenti, recuperate attraverso l’abbattimento degli edifici ritenuti incongrui e la ristrutturazione degli edifici di pregio e interesse storico dell’ex Caserma che, tra le altre cose, dalle verifiche stative post-sisma del 2012, non ha fortunatamente riportato gravi danneggiamenti.

    Centro nevralgico del progetto dello studentato saranno due spazi pubblici aperti che hanno fatto da perno alla riorganizzazione complessiva dell’area: una piazza che si attesta su via Scandiana e si apre sui giardini di Palazzo Schifanoia, che rappresenta il luogo attorno cui orbiteranno le nuove funzioni inserite nell’area, proponendosi come un nuovo generatore di socialità, e un ‘salotto verde‘ che prenderà forma nell’attuale cortile della Caserma, dove aree alberate con panchine e sedute si alterneranno a grandi aree erbose pensare per l’uso dei bambini, dei giovani-studenti e dei visitatori interni.

    Inoltre, il complesso sarà dotato di numerosi posteggi per le biciclette per incentivare la mobilità sostenibile.

    “Oggi – esordisce il sindaco Alan Fabbri – riapriamo un luogo importante, chiuso nella memoria dei ferraresi per tanti anni. È un progetto a cui teniamo molto come amministrazione comunale, che nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato, mai scontata in questo Paese. Si tratta di un progetto ambizioso, che cuba decine di milioni di euro per quelli che sono gli interventi di sostanziale recupero degli edifici, che andranno in mano alla città, ma anche a Unife, che ha espresso parere favorevole per quello che stiamo facendo. In questo modo daremo lavoro alle aziende locali che saranno impegnate nel rifacimento della struttura, ma anche a chi verrà dopo, con un piano occupazionale di circa 400 persone (in realtà, come dimostrato in commissione consiliare, si parla di circa 250 possibili posti, ndr). Stiamo valutando il da farsi con gli enti preposti attraverso una Conferenza tecnica dei Servizi e siamo fiduciosi per la realizzazione che faremo a prescindere da qualsiasi ostacolo che troveremo. Noi andremo avanti felicemente fino alla fine”.

    Tra i principali ‘sponsorizzatori’ di Fé.Ris c’è l’assessore Alessandro Balboni con delega ai Rapporti con Unife: “Avviamo un percorso che rigenererà cifre davvero cospicue. Si parla di circa 100 milioni di euro che, per una città come Ferrara, è un qualcosa di davvero molto importante. Rigenereremo circa 45mila metri quadri di spazi abbandonati o degradati e, di questi, circa 25mila, saranno all’interno dell’ex Caserma, con cui daremo nuova centralità agli studenti, che sono ormai il cuore pulsante della città. Basti pensare che nel 2016 erano 14mila e oggi sono 30mila. Per questo motivo serve dare risposta alle loro esigenze, serve ridurre il prezzo medio degli affitti e fornire alloggi. In questo modo uniamo diversi aspetti della quotidianità ferrarese che aspettano soluzione”.

    La speranza dell’amministrazione è quella di terminare la Conferenza dei Servizi per l’accordo di programma nel giro di alcuni mesi, in modo tale poi da rilasciare le varianti urbanistiche necessarie entro l’estate 2023, periodo in cui ci si auspica di avviare il cantiere che, salvo intoppi, dovrebbe arrivare a conclusione per l’inaugurazione nel 2026.

    Come si diceva in precedenza, tra gli interventi previsti da Fé.Ris, anche la realizzazione di un supermercato in via Caldirolo, che durante le scorse settimane ha suscitato più di una perplessità da parte delle opposizioni e di numerose associazioni ambientaliste riunite nel Forum Ferrara Partecipata che, se da una parte si dicono favorevoli alla riqualificazione dell’ex Caserma, dall’altra chiedono fermamente che quest’ultima venga slegata dall’insediamento di un’altra catena della grande distribuzione in città.

    E proprio su questo punto, Marco Da Alto, advisor di Ar.Co, il ‘privato’ che ha sottoscritto l’accordo di programma col Comune, specifica: “Ferrara è la seconda città in Emilia Romagna col prezzo più alto medio di spesa alimentare, che è di circa 475 euro al mese per famiglie e va a impattare su una soglia di povertà che è di 1.049 euro per circa il 48. In tal senso, è evidente che l’insediamento di nuova struttura che possa migliorare servizi e offerta possa andare ad agevolare le famiglie bisognose riducendo il carrello di spesa di circa un 15-20%. Quello che si sta facendo quindi, al di là della riqualificazione, è un’attenzione rivolta verso chi ha bisogno per dare la possibilità di accedere alla spesa in maniera più facile”.

    Ma non solo. “Per quanto riguarda via Caldirolo – prosegue – è importante aggiungere altro aspetto: non siamo in fascia di rispetto delle Mura e non c’è nessun vincolo della Soprintendenza. In più questo edificio non sarà un semplice edificio commerciale, ma sarà particolare, essendo nascosto da una copertura di circa un ettaro di verde. Andrà a migliorare l’attrattività della zona, creerà nuovi posti di lavoro e aiuterà le famiglie”.

    Nel mentre, rimane ancora massimo il riserbo sul nome della catena che si insedierà: “Ancora non si sa esattamente, ma abbiamo già sottoscritto un contratto con una società che porterà un marchio. L’unica cosa che si può dire è che ci è stato garantito che sarà una marca primaria e di eccellenza, capace di creare circa 150-200 posti di lavoro tra dipendenti diretti e indiretti”.

    Torna il Movimento ambientalista. Dopo inceneritore e turbogas ora la battaglia è su Fè.Ris

    Associazioni, comitati e privati cittadini: “Speculazione edilizia e privatizzazione spacciata per rigenerazione”
    Contrastare Fè.Ris, bloccandolo e modificandolo attraverso un lavoro di informazione e coinvolgimento dei cittadini, ma anche elaborando ipotesi alternative rispetto all’idea di ridisegno della città e del suo futuro.

    Dopo le battaglie di tre lustri or sono contro la triplicazione dell’inceneritore e la realizzazione della centrale turbogas, torna ad alzare la propria voce il movimento ambientalista e lo fa col Forum Ferrara Partecipata, una rete di associazioni e cittadini, uniti per dire di no all’accordo di programma presentato dalla giunta di Alan Fabbri.

    Come si diceva, all’interno del movimento – costituitosi giovedì 3 novembre – tornano a prendere posizione nomi da tempo in silenzio. È il caso di Davide Scaglianti, ex portavoce della Rete Lilliput, e di Marzia Marchi, ex presidente Legambiente Ferrara. A loro si aggiungono organizzazioni come Wwf, Uisp e Legambiente Ferrara, ma anche Italia Nostra, Fridays For Future e Cittadini del Mondo, oltre a numerosi attivisti e personalità, come dimostrano le firme di Marco Falciano e di Andrea Malacarne (presidente della sezione ferrarese di Italia Nostra), passando per quella dello storico dell’arte e intellettuale Ranieri Varese.

    A promuovere la nascita del forum è stata la Rete di Giustizia Climatica, come spiegato da Francesca Cigala Fulgosi (a suo tempo fondatrice del comitato Ferrara Città sostenibile): “Siamo davanti a un accordo di programma pubblico-privato che permette di saltare le regole dell’urbanistica attraverso un progetto radicalmente sbagliato e non sostenibile ambientalmente. È un qualcosa di regressivo e non innovativo, che riporta al centro una visione di città vecchia e storicamente superata. Cementificata, che non mette l’utilità pubblica al primo posto, che consuma suolo contrariamente a quanto chiede l’Agenda 2030, che aumenta il traffico in città e che con quel supermercato ci tiene ostaggio della logica del consumismo da superare per poter mitigare gli effetti della crisi climatica”.

    La parola d’ordine del movimento è coinvolgimento dei cittadini per far nascere dal basso una proposta per la città che cambi e migliori la qualità della vita dei ferraresi, come illustrato da Romeo Farinella, architetto e professore Unife: “Ormai nei processi decisionali è fondamentale la dimensione partecipativa. Far nascere un forum come spazio di confronto e dialogo è un aspetto importante, dal momento che la nostra intenzione è proporre una riflessione su una città, che in questo momento sta elaborando il suo Pug. Credo nello spirito di confronto e di cooperazione che rientra in una dimensione di public engagement per lavorare con i territori e le città. Tante città in Europa hanno momenti di questo tipo, poi chi dovrà governare si assumerà le sue responsabilità”.

    “Nel Rinascimento, Ferrara era una delle principali città europee, mentre oggi, con queste scelte, rischia di essere ultima” ha sottolineato Lidia Goldoni dell’Associazione Evangelica Cerbi, mentre Alessandra Guidorzi di Teachers For Future ha evidenziato la necessità di un “impegno concreto e fattuale per contrastare un progetto che vuole riqualificare la città sotto il ricatto di realizzare un supermercato”. Un pensiero condiviso da Giovanna Foddis del Circolo Laudato Sì, che si è soffermata sul diritto dei ferraresi di “sognare una città diversa dal punto di vista della mobilità e dell’urbanistica”.

    Secondo Michele Nani invece, residente nella zona di via Caldirolo, via Frutteti e via Pomposa, a dimostrazione di come il forum sia popolato anche da tanti semplici abitanti che “hanno trovato nelle associazioni ambientalistiche un riscontro per conoscere le reali dimensioni e proporzioni del progetto, Fè.Ris altro non è che “speculazione edilizia e privatizzazione di un’area della città che viene spacciata per riqualificazione e rigenerazione“.

    Successivamente, Alessandro Tagliati di Parents For Future ha messo in guardia su un altro aspetto della stessa medaglia: “Sta arrivando a completamento un’ondata di sfratti e ci sono famiglie che possono permettersi di pagare un affitto, ma non trovano casa. Questo progetto non si occupa in nessun modo di affrontare il problema, perché all’interno dell’ex caserma di Cisterna del Follo è previsto uno studentato privato. Qui pensiamo ci sarebbe stata l’occasione per affrontare il problema degli affitti a prezzo calmierato, e invece no. C’è un problema sociale già scoppiato e la nostra amministrazione sta facendo scelte opposte rispetto alle necessità della città”.

    Da non sottovalutare nemmeno l’impatto che il progetto avrà dal punto di vista turistico, come raccontato da Claudio Fochi, guida turistica e rappresentante della Voce degli Alberi: “Fè.Ris finirà per essere molto impattante su uno degli asset turistici più importanti d’Italia, vale a dire le mura rinascimentali. Mi ricordo di un progetto bellissimo che voleva unificare con zone verdi Palazzo Schifanoia, Palazzo Bonacossi e Palazzina Marfisa d’Este, ma questa oggi è pura utopia. Per una città migliore si potrebbero privilegiare progetti che migliorino la quantità di verde della e la qualità della vita, ma no progetti commerciali e un supermercato a vista bastione San Rocco“.

    Dello stesso avviso anche Corrado Oddi della Rete di Giustizia Climatica: “Il progetto Fè.Ris è ispirato da una logica mercantile della città, orientato a interessi privati e non ha nulla di pubblica utilità. Non è un caso che a un’idea di città privatistica e mercantile corrisponda una mancata partecipazione della popolazione. Ecco, la nostra è un’esperienza inedita che vuole mettere insieme associazioni e cittadini per contrastare il progetto e iniziare a ragionare sul futuro di questa città, dal nuovo Pug fino a un’idea che sia sul serio innovativa e che riguardi i prossimi anni”.

    Intanto, mentre il Forum sta organizzando una prima assemblea cittadina di informazione, sensibilizzazione e confronto per i primi giorni di dicembre, nella giornata di martedì 15 novembre, i rappresentanti del movimento (per cui sono ancora aperte le adesioni alla mail forumferrarapartecipata@gmail.com) hanno ricevuto l’ok per un incontro da Gianni Michele Padovani, presidente della Provincia, a cui hanno chiesto di esprimersi sulle parti di sua competenza e di dare un giudizio al progetto.

    Fe.Ris, Marani: “Un’altra tappa verso la distruzione di Ferrara”

    Le critiche al progetto arrivano anche da parte del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi: “Ci sono mille altri modi di riqualificare aree simili”

    Anche Diego Marani, scrittore e direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, interviene sulle conseguenze del progetto Fe.Ris e lo fa con un commento al post su Facebook di Davide Nanni, insegnante e responsabile cultura del Pd ferrarese, in cui viene aspramente criticata tutta l’operazione approvata dalla giunta di Alan Fabbri.

    Una scelta che lo stesso Marani definisce come “un’altra tappa verso la distruzione di Ferrara e un’ulteriore segno del declino italiano“, prima di arrivare a sottolineare come concretamente oggi esistano “mille altri modi per riqualificare aree simili”.

    Gli esempi sono svariati e totalmente differenti dalla costruzione di un ipermercato a due passi dalle mura rinascimentali, in via Caldirolo: “In paesi civilizzati – prosegue lo scrittore nato a Tresigallo – ci fanno centri culturali, musei, sale per concerti, teatri. Edimburgo e Sheffield hanno trasformato interi quartieri industriali in aree culturali dove si tengono festival mondiali come The Fringe”.

    “Per due voti in consiglio comunale – aveva scritto Nanni nel suo post social – è passata la delibera che promette di cementificare una vasta area agricola in via Caldirolo, a ridosso delle mura e di una ‘circonvallazione‘ est ormi congestionata, per far sorgere l’ennesimo ipermercato. In una zona dove ce ne sono già tre. Il tutto per fare un regalo a Esselunga, in barba a ogni progettazione urbanistica che tenga conto delle necessità di residenti, cittadini e ambiente”.

    L’esponente del Partito Democratico prosegue e si sofferma sull’esito della votazione: “La testimonianza diretta sta nel numero assai risicato con cui la delibera è passata e nella protesta di molte associazioni di categoria, e cittadini che hanno a cuore Ferrara“.

    L’hashtag utilizzato da Nanni è #nograzie: “Ora, per stessa ammissione dell’assessore proponente, il progetto – conclude – dovrà essere sottoposto al vaglio della Soprintendenza e fare altri passaggi in Provincia e Regione. La partita quindi non è ancora chiusa, un dato però è lampante: la maggioranza consiliare non esiste più“.

     

    Progetto Feris: “Una ingannevole rigenerazione”

    L’intervento dell’architetto Michele Pastore, presidente di Ferrariae Decus, uno dei progettisti del Progetto Mura che ha contribuito a far definire Ferrara patrimonio Unesco

    Continuano a moltiplicarsi gli interventi contro il progetto Feris da parte non solo di esponenti della politica, ma anche di esperti urbanisti o comunque conoscitori della materia. E’ il caso dell’architetto Michele Pastore, presidente di Ferrariae Decus, l’Associazione per la Tutela del Patrimonio Storico e Artistico di Ferrara e della sua Provincia.

    Pastore è stato uno dei progettisti del Progetto Mura che ha contribuito a far definire Ferrara patrimonio Unesco e, dopo aver ammesso di aver apprezzato l’impegno dell’Amministrazione comunale di procedere nella conservazione delle mura cittadine con un cospicuo finanziamento annuale, è intervenuto con una serie di rilievi in merito a un progetto, Feris, che lo ha messo “profondamente a disagio”. Quella espressa da Pastore è una “completa divergenza” in quanto “non si tratta dell’espressione di un progetto diverso ma di una vera e propria disdetta dei presupposti del Progetto Mura”.

    “Non posso intervenire a nome dell’Associazione Ferrariae Decus, di cui sono presidente – precisa – perché molti consiglieri sono un ferie e mi è impossibile convocare il consiglio. Certamente lo farò al rientro. Anticipo quindi una mia opinione personale”.

    Opinione basata proprio partendo dai presupposti qualificanti del Progetto Mura, che erano “liberare tutte le aree al ridosso delle mura e realizzare il sistema unitario composto da mura, vallo e terrapieni”. “Non si tratta quindi – afferma Pastore – di intervenire su aree dismesse o abbandonate ma su aree che devono essere liberate e recuperate per riconnetterle al sistema verde delle mura. Ciò per esaltare la percezione del paesaggio del sistema fortificato. Parlo di paesaggio e non di ambiente che è altra cosa. La costruzione di un ambiente naturale è la ragione che ha portato a rimboschire eccessivamente il vallo nord. Intendiamoci è certamente apprezzabile la scelta di arricchire gli spazi liberi con la piantumazione di nuovi alberi, ma c’è modo e modo di procedere. Questa bulimia di alberi nasconde il paesaggio del sistema murato quando si percorre Via Bacchelli. Inoltre il paesaggio delle mura che racconta la nostra storia non ha necessità di costruire un ambiente che non c’è mai stato in quanto in origine era zona allagata per migliorare la difesa delle mura e della città”.

    Nello specifico sul prgetto Feris, Michele Pastore parla di “un intervento che contemporaneamente interessa tre parti diverse ma molto sensibili della città, parti che dovevano essere libere e salvaguardate da funzioni incompatibili”. Con una certa ironia, l’architetto sostiene che “la perspicacia del progetto Feris è stata notevole: si sono presi “due piccioni con una fava””. Specificando che “il recupero dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli da destinare in parte a studentato, a residenza e attività commerciali e di ristorazione, con funzioni non meglio definite, nella ex Cavallerizza. Se questa è l’offerta della fava i due piccioni con un sol colpo snaturano il paesaggio delle mura. Il grande ipermercato (ma se ne sente poi la necessita?) che si definisce innovativo parco urbano, forse per il tetto verde, a ridosso del vallo est di fronte a dove sorgeva il baluardo di San Rocco, demolito nel tempo, le cui tracce sono segnate da una sequenza di siepi”. Ma ancora peggiore sarebbe a detta dell’architetto “la proposta di un grande parcheggio sul terrapieno, lato sud là dove c’era l’incompatibile deposito di materiali dell’Edilizia Estense”. “La proposta – precisa – contraddice la scelta di liberare e ricuperare a verde tutti i terrapieni intorno alle mura. Questo non solo non è un parcheggio scambiatore, che andrebbe collocato in periferia, per liberare il centro storico dalle auto, ma costituisce un terminale destinato a portare le auto sulle mura. Già non ho mai condiviso la scelta della precedente amministrazione di continuare a confermare a parcheggio il baluardo di San Lorenzo, cambiano le amministrazioni ma a volte si confermano gli errori sugli assetti della città. Ora per favore non si parli più di valorizzare e tutelare le mura estensi”.

    “Capiamoci bene – conclude – io sono assolutamente favorevole alle intese e ai programmi pubblico-privato per affrontare i problemi della città. Là però dove sono chiari i rapporti e vincolati da precise convenzioni. In questo caso però mi pare, forse è mia disinformazione, che non sia nulla chiaro e che il rapporto costi benefici sia a tutto vantaggio del privato con uno strumento di rigenerazione urbana che di tale non solo ha molto poco ma che contemporaneamente smentisce la salvaguardia del complesso delle mura”.

     

    Progetto Feris. L’appello di Cgil, Cisl e Uil alla giunta: “Fermatevi e riflettete insieme a noi”

    Sul progetto di rigenerazione urbana dell’amministrazione Fabbri intervengono anche i segretari generali dei tre sindacati: “È una mistificazione della realtà ipotizzare che con una nuova superficie di vendita si possa incidere positivamente sull’occupazione esistente”

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    Stop al consumo di suolo: la Rete Giustizia Climatica dice “no” al progetto Feris

    Ferma contrarietà al progetto che cementifica l’area di via Caldirolo a ridosso delle Mura e crea un parcheggio in viale Volano: “Non abbiamo bisogno di nuovi ipermercati a Ferrara e nel Vallo delle Mura dovrebbero esserci solo alberi”

    Un no deciso al progetto Fe.Ris che, sotto l’egida della “riqualificazione urbana”, punta a cementificare migliaia di metri quadrati a ridosso delle Mura di Ferrara, una delle più importanti emergenze della Città Patrimonio Unesco, il tutto all’insaputa di cittadini e opinione pubblica. Fra le tante voci decisamente contrarie al piano che il Comune di Ferrara ha presentato in commissione si leva ora quella della Rete per la Giustizia climatica di Ferrara.

    Un progetto che inciderà notevolmente sull’assetto urbanistico di Ferrara e che prevede, oltre alla riconversione dell’ex Caserma Pozzuolo del Friuli in via Scandiana-Cisterna del Follo, ma che comprende anche nell’ambito di un Accordo di programma altri due interventi “in un unico, ‘micidiale’ pacchetto“, che non sono affatto graditi alla Rete Giustizia Climatica: “L’ennesimo ipermercato in via Caldirolo che, di fatto, caricherà di traffico veicolare l‘asse via Caldirolo-via Turchi, e un parcheggio nell’area di viale Volano, che nega il valore del “vuoto” necessario per valorizzare il paesaggio e le fortificazioni storiche”.

    La Rete non si limita al semplice ‘no’, ma lo motiva parlando di “incoerenza” dell’Ammistrazione con la risoluzione votata in Consiglio Comunale che si impegna ad arginare il consumo di suolo. “Contrastare il consumo di suolo – spiegano dalla Rete – è un impegno che l’Amministrazione si era assunta con la votazione del 12 aprile 2022, non solo per contrastare il dissesto del territorio e la perdita di biodiversità ma anche per mitigare gli effetti drammatici del riscaldamento globale (stoccaggio di carbonio, maggiore disponibilità di spazio per la piantumazione di numeri elevati di alberi che rappresentano uno dei mezzi più efficaci per ridurre l’aumento delle temperature). In particolare, poiché Ferrara è uno dei capoluoghi di provincia con il maggior numero di ondate di calore, sarebbe estremamente importante che le scelte di pianificazione dell’Amministrazione della città fossero volte a impedire un ulteriore cementificazione del suolo comunale”.

    I motivi del no a questa formulazione di Fe.Ris sono presto riassunti: “non può passare come “riqualificazione urbana” un progetto che cementifica un’area destinata a seminativo in via Caldirolo, non si può citare a favore della sostenibilità di questo progetto il modello della Citta dei 15 minuti, perché un ipermercato da 3.750 non è un servizio di prossimità” oltre al fatto che “non è utile un altro ipermercato in un punto della città in cui ce ne sono già 5, che occupano 6 mila metri quadrati di suolo: 461 mq di superficie di vendita per abitante in quell’area”.

    Per la Rete Giustizia Climatica “non è utile nemmeno un parcheggio: ce n’è già uno scarsamente utilizzato in via Volano”, senza contare che “non basta riqualificare spazi degradati come la Caserma Pozzuolo del Friuli per essere sostenibili: non c’è utilità pubblica nel progetto Fe.Ris che accorpa in un unico accordo anche ipermercato e parcheggio”.

    Non ultimo il fatto che non sia stata consultata la cittadinanza prima di avviare l’iter del progetto: “E adesso, a cose fatte, la partecipazione è proprio inutile”.

    Migliaia di metri cubi di cemento attorno alle mura sono falsa sostenibilità

    L’architetto Farinella critica l’idea della giunta Fabbri di costruire il mega ipermercato e un parcheggio e chiede alle associazioni di intervenire
    “Falsa sostenibilità e retorica della rigenerazione urbana”. Bolla così l’architetto Romeo Farinella il nuovo progetto Fèris, “presentato in qeusti giorni con grande enfasi” dal sindaco Alan Fabbri e dall’assessore Alessandro Balboni.

    Si tratta, in estrema sintesi, di un accordo di programma pubblico-privato per la costruzione di uno studentato nell’ex caserma Pozzuolo del Friuli, della realizzazione di un nuovo parcheggio da 5mila metri quadrati in via Volano e di un’area commerciale con anche zone verdi di 11mila metri quadri a ridosso delle mura a est di Ferrara.

    “Fèris”, una nuova vita per l’ex caserma di Pozzuolo del Friuli

    Presentato l’accordo di programma pubblico-privato per la costruzione di uno studentato, la realizzazione di un nuovo parcheggio da 5mila metri quadrati e di un parco urbano.

    L’ex caserma Pozzuolo del Friuli sarà al centro di un progetto di rigenerazione urbana, che vedrà coinvolte anche l’area dell’ex deposito di materiale edile di via Volano, che diventerà un parcheggio, e una zona a lato di via Caldirolo, dove sarà edificata una struttura commerciale all’interno di un parco urbano.

    Il progetto, chiamato “Fèris – Ferrara è rigenerazione innovazione sostenibilità”, è stato presentato giovedì dal sindaco Alan Fabbri e dall’assessore Alessandro Balboni. Si tratta di un accordo di programma tra le società ArCo, Rng Srl e il Comune di Ferrara.

    L’intervento di rigenerazione urbanistica interesserà tre diverse aree, su cui i lavori, che dovrebbero cominciare nel giugno 2023 e terminare nel 2026, procederanno di pari passo, così come richiesto dall’amministrazione.

    L’operazione di maggior rilievo è quella che riguarda l’ex caserma, che si trova in stato di abbandono da quasi trent’anni. Dalla ristrutturazione degli edifici principali del complesso verrà ricavato un grande studentato con circa 400 posti letto e alcune abitazioni private. Saranno invece abbattuti i magazzini “incongrui” costruiti negli anni Settanta che si affacciano su via Scandiana, così come sarà rimosso il muro di recinzione che separa lo spazio interno dalla strada. Tali lavori permetteranno di ottenere una nuova piazza pubblica e donare maggiore respiro al vicino Palazzo Schifanoia.

    Inoltre sarà ristrutturata anche l’ex Cavallerizza, al cui interno troveranno posto negozi di quartiere ed alimentari, diventando così uno spazio multifunzionale e “food court”. L’intenzione è quella di soddisfare la crescente richiesta abitativa dovuta all’incremento di studenti universitari riqualificando una zona centrale oggi abbandonata e creando “una ricaduta sul commercio interno alle mura”.

    Un punto importante del progetto è quello che riguarda la trasformazione di un terreno compreso tra via Caldirolo e via Turchi: qui sarà edificata “una struttura commerciale di un operatore non ancora presente in città”, sulla cui identità c’è ancora grande riserbo al momento da parte dell’amministrazione. Attorno ad essa si svilupperà un grande parco urbano, dotato di piste ciclabili.

    Ultima tassello del piano è anche la realizzazione di un parcheggio pubblico (5000 m2) in un’area di via volano a ridosso delle mura una volta adibita a deposito edile, ormai da tempo inutilizzata e già oggetto di alcuni interventi di bonifica.

    La presentazione in Commissione Consiliare dell’accordo di programma in variante agli strumenti urbanistici e di pianificazione vigenti avverrà il 5 luglio, mentre la trattazione in Consiglio Comunale è in programma per lunedì 11.

    “L’atto approvato martedì scorso in giunta – spiega Fabbri – è il primo passaggio del percorso per l’approvazione e la realizzazione del progetto che nasce da un lavoro di qualche anno svolto principalmente dall’assessore Balboni”. Il sindaco ha sottolineato che questo accordo misto pubblico e privato (75 milioni di euro in opere private e 15 in opere pubbliche) rappresenta “uno degli obiettivi di mandato” e che una volta approvato “farà bene alla città e alla Università”.

    Per l’assessore Balboni questo rappresenta “il culmine di un percorso di due anni e mezzo”, infatti “fin dall’insediamento era chiaro che serviva una soluzione per l’ex Caserma di via Cisterna del Follo, che rappresenta un vero buco nero nel tessuto urbano”.

    L’amministrazione con quest’opera prevede di creare 400 nuovi posti di lavoro ed un grosso indotto derivante dalle opportunità di lavoro per imprese e professionisti del territorio.