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Quando: Sabato 6 giugno 2026, ore 10
Dove: Parco Pareschi, Corso Giovecca 148

    Tag: Estense.com

    Corso Isonzo pericolosa, “istituiamo una zona 30”

    Incontro del Forum Ferrara Partecipata per presentare la “Petizione per corso Isonzo zona 30 km/h”

    Corso Isonzo, una delle arterie più trafficate dell’area urbana, con un aumento progressivo degli incidenti che secondo dati del Comune di Ferrara e della Regione Emilia Romagna si quantificano in 10 all’anno dal 2004 al 2024.

    Per questi motivi il Forum Ferrara Partecipata ha scelto di organizzare un incontro pubblico mercoledì 25 febbraio dalle 18 alle 19.30 al Centro Promozione Sociale Acquedotto (corso Isonzo,42). Saranno presenti Piergiorgio Cipriano (architetto) e Romeo Farinella (urbanista dell’Università di Ferrara) e sarà presentata la “Petizione per corso Isonzo zona 30 km/h”.

    Una petizione trae origine dal Piano di qualità dell’aria della Regione Emilia-Romagna (Piar) che prevede l’estensione della zona 30 nei centri urbani e al Piano Urbano Mobilità Sostenibile di Ferrara (Pums) che prevede l’istituzione di Isole Ambientali nelle zone 30 individuate negli ambienti residenziali.

    I promotori chiedono “l’istituzione di una zona 30 in corso Isonzo per aumentare la sicurezza dei pedoni, ciclisti e residenti e ridurre il traffico veicolare migliorando la qualità della vita e la vivibilità del quartiere”.

    “A questo fondamentale cambiamento – spiegano i promotori – dovrà necessariamente associarsi la realizzazione di percorsi ciclabili sicuri con modifica del sistema di parcheggio”.

    “Com’è già accaduto – concludono – per la petizione di via XX Settembre, questi interventi trovano ragione nella necessità di tutelare in modo concreto l’incolumità di chi si sposta a piedi o in bicicletta, promuovere una mobilità urbana sostenibile e rendere la strada più vivibile, sicura e a misura di cittadino”.

    Mobilità sostenibile, la città torna a pedalare per farsi ascoltare

    Corteo di biciclette in centro contro i ritardi del Pums e per chiedere più sicurezza stradale: associazioni e cittadini sollecitano cantieri e investimenti concreti

    Un rumoroso e giocoso corteo di biciclette ha percorso sabato mattina le strade del centro di Ferrara per la 20ª biciclettata collettiva organizzata col fine di sensibilizzare la città sul tema della mobilità sostenibile e della sicurezza stradale. Si tratta di una iniziativa nata due anni fa per scuotere le coscienze e l’Amministrazione comunale su questi temi.

    Un modo pacifico ma determinato per ricordare che la città, nonostante le sue potenzialità, arranca nella transizione verso una mobilità moderna e sicura.

    Promossa inizialmente da Caldirolo Libera, la manifestazione, settimana dopo settimana, ha visto la partecipazione e l’adesione di numerose realtà del territorio, tra cui Fiab Ferrara – Amici della Bicicletta, il Forum Ferrara Partecipata e varie associazioni di quartiere, a testimonianza di un malcontento trasversale e diffuso.

    Le ragioni della protesta: il conto alla rovescia del Pums
    Il fulcro della protesta è il crescente scollamento tra la pianificazione e la realtà. Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (Pums), adottato dall’Amministrazione comunale nel lontano 2019, attende da quasi duemila giorni di trovare piena attuazione. Un documento che avrebbe dovuto disegnare il futuro della mobilità ferrarese la cui attuazione, secondo i manifestanti, è in ritardo quando su alcuni punti neppure è partita.

    “Non stiamo pedalando per svago, ma per affermare un diritto fondamentale: muoversi in città senza mettere a rischio la propria incolumità – ha dichiarato uno dei partecipanti, portavoce del comitato organizzatore -. Ferrara, che dovrebbe essere un’eccellenza italiana della ciclabilità, registra ancora tassi di incidentalità e mortalità stradale insostenibili. Non possiamo più aspettare. Chiediamo che il Pums esca dai burocratici cassetti delle buone intenzioni e si trasformi in cantieri e infrastrutture moderne. Sono passati sette anni dall’adozione ed è inaccettabile che molti degli obiettivi del piano sembrino oggi irraggiungibili”.

    Le associazioni denunciano una cronica carenza di investimenti strutturali che, di fatto, blocca la realizzazione di opere cruciali per la sicurezza e penalizza la qualità della vita, disincentivando l’uso della bicicletta come alternativa reale e sicura all’auto privata.

    Un appello a due fronti: pedalata tra i punti neri della città
    La 20ª biciclettata non è stata solo una passerella, ma un vero e proprio sopralluogo collettivo. Il percorso è stato studiato per toccare alcuni dei “punti neri” della viabilità cittadina, quei luoghi dove la convivenza tra auto, bici e pedoni è più conflittuale e pericolosa.

    Il piccolo corteo ha percorso Corso Isonzo, uno degli assi portanti del traffico cittadino. Qui, i dati ufficiali parlano chiaro: negli ultimi 5 anni si è registrato un costante e progressivo aumento degli incidenti, molti dei quali coinvolgono utenti deboli della strada. “Pedalare qui nelle ore di punta è un’impresa”, commenta un partecipante. “Le auto sfrecciano e alcuni attraversamenti sono pericolosi. Serve un intervento radicale”. Il gruppo di ciclisti ha poi sfilato lentamente lungo via XX Settembre, dove la richiesta di una riqualificazione a misura d’uomo e non di automobile sembra arenata.

    La protesta si è mossa su un doppio binario di richiesta: alle istituzioni (Comune, Prefettura, Regione) un impegno immediato e concreto per sbloccare i finanziamenti e accelerare la messa in sicurezza dei punti critici, completando finalmente la rete ciclabile prevista dal Pums e rendendo più sicuri gli incroci più pericolosi; alla comunità un appello alla responsabilità collettiva. La sicurezza – spiegano gli organizzatori – è anche una questione di educazione e rispetto reciproco. Gli organizzatori lanciano un messaggio chiaro a tutti gli utenti della strada – automobilisti, ciclisti e pedoni – invitandoli ad adottare comportamenti virtuosi per ridurre il rischio di incidenti e abbassare i livelli di inquinamento. “Non ci fermeremo qui – concludono gli organizzatori – e continueremo a pedalare e a presidiare il territorio fino a quando non vedremo cambiamenti tangibili. La
    biciclettata è il nostro modo di ridisegnare idealmente la città che vorremmo. Chiediamo al sindaco e alla Giunta fatti concreti”.

    Insieme per l’ambiente. Rete Giustizia climatica confluisce nel Forum Ferrara Partecipata

    “Un sodalizio che diventa garanzia di presidio”. Tra gli impegni quelli dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia

    “La crisi climatica si sta aggravando. Speriamo che questa scelta ci porti a essere più incisivi nel portare dei cambiamenti a livello locale, perché uniti si è più forti”. Con queste parole Francesca Cigala del Forum Ferrara Partecipata ha annunciato lunedì 9 febbraio la confluenza di Rete giustizia climatica all’interno del Forum, una scelta maturata anche in conseguenza della pluriennale attività della Rete, nata nel 2020, e della partecipazione attiva alle tematiche ambientali della città, come dimostra la promozione di tre petizioni sui temi della creazione di spazi verdi, della mobilità sostenibile e la trasparenza sugli interventi ambientali.

    Diversi i temi che saranno portati avanti di concerto tra le due associazioni, in primis quello del verde pubblico. Laura Felletti Spadazzi, referente di Plastic Free Onlus, ha sottolineato l’impegno dimostrato dall’amministrazione comunale nell’aumento delle aree verdi e nella sottoscrizione del nuovo contratto di servizio con Ferrara Tua – datato all’autunno del 2020 -, ma con alcune remore: “Siamo nel 2026 e per quanto riguarda gli sfalci vengono fatti a seconda delle mansioni e non degli obiettivi. Non tutti lavorano bene quindi ci sono dei casi in cui vengono distrutti dei manti erbosi”.

    Tra le altre inadempienze Felletti Spadazzi ha segnalato la mancata realizzazione del bosco dei nuovi nati, l’omessa riduzione dell’utilizzo di diserbanti pericolosi in città, il problema delle potature: “Sembra che in fase operativa ci sia un analfabetismo ambientale. Manca una testa a Ferrara Tua che possa far mettere in atto queste piccole cose, che poi piccole non sono”.

    Ulteriori tre tematiche, simbolo degli interventi della Rete, sono state messe in luce da Corrado Oddi, anche per confermarne gli obiettivi per il futuro lavoro congiunto al Forum Ferrara Partecipata: la lotta agli impianti energetici a biometano, rispetto alla quale “stiamo lavorando perché la legge regionale sulle aree idonee inverta la tendenza attuale”; il tema dei rifiuti con il “contrasto agli inceneritori e la battaglia contro la riconferma della privatizzazione del servizio a Hera”; infine il tema dell’acqua, su cui Oddi ha annunciato un intervento nel prossimo futuro a favore della ripubblicizzazione.

    “Alla fine del 2027 scadranno le concessioni del servizio idrico in tutta la provincia – ha infatti affermato Oddi -. Nel Comune di Ferrara e nell’Alto ferrarese la gestione è affidata a Hera, mentre nel Basso ferrarese il servizio idrico è operato da Cadf, una spa a totale capitale pubblici”. Per Oddi, l’unione tra Rete e Forum sarà anche un chiaro segnale per le realtà associative del territorio: “Vogliamo lanciare un segnale a tutto il mondo associativo affinché trovi elementi di raccordo e convergenza”.

    Un’altra battaglia che sarà portata avanti dalle due associazioni congiunte sarà quello della mobilità: “Il Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile ndr) , approvato nel 2019, non è stato applicato e questo è uno scandalo – ha accusato Cigala -. Il Piano avrebbe la possibilità di risolvere molte problematiche dell’inquinamento dell’aria della città, perché propone una trasformazione con centro storico in Ztl, zone 30 e mobilità pubblica incrementata”. L’appello dunque alle istituzioni: “Chiediamo a sindaco e giunta di applicare il loro Piano”.

    Il Forum e la Rete, come ha spiegato Roberto Piccioli del Forum, hanno inoltre aderito alla raccolta firme Reca (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna) per presentare alla Regione 4 proposte di legge di iniziativa popolare regionale sui temi ambientali (acqua, rifiuti, energia e consumo di suolo).

    Un sodalizio che diventa garanzia di presidio è l’ulteriore aspetto positivo addotto da Davide Cristofori, ex membro di Friday For Future, che lancia un appello alle famiglie di Ferrara: “Il tanto lavoro che ci sta dietro lo facciamo per il nostro territorio, il nostro ambiente inizia qui. Conosco tante persone che abitano a Ferrara che si indignano se vedono una cartaccia in montagna e poi lanciano per terra la sigaretta quando sono in piazza Ariostea: questo dovrebbe spingerci a riflettere”.

    “È necessaria la confluenza con il Forum Ferrara Partecipata per unire le forze” ha concluso Giuseppe Manzo, referente provinciale di Plastic Free, sottolineando la necessità di portare avanti le tematiche proposte dalle due realtà associative “stimolando la cittadinanza a diventare attiva, altrimenti non avremo mai un cambiamento”.

    Forum Ferrara Partecipata: “Ferrara Città 30 si deve fare”

    Dopo la sentenza del Tar su Bologna, l’associazione difende il modello e replica al vicesindaco: “Non ideologia, ma dati e sicurezza stradale”

    Il TAR dell’Emilia Romagna, richiamando vizi formali negli atti della delibera comunale, blocca Bologna Città 30 e il vicesindaco di Ferrara esulta affermando ”sono stati ascoltati i cittadini invece che le ideologie”. Ma di quali cittadini parla? Di quale ideologia parla?

    La sentenza del TAR ha accolto il ricorso non dei cittadini ma di due tassisti bolognesi che lamentavano minori guadagni: in questo caso sono state accolte le istanze di interessi economici privati a scapito della sicurezza di tutti.

    Bologna ha introdotto la Città 30 nel luglio 2023 e già nel primo anno di attività, nel 2024, si è registrata una diminuzione del 13% degli incidenti stradali e dell’11% dei feriti, mentre gli incidenti gravi sono diminuiti del 31%, il numero totale delle vittime è stato di dieci, con una riduzione del 49% rispetto agli anni precedenti, e non è morto nessun pedone. Il traffico è calato del 5% e l’inquinamento si è abbassato del 29,3%.

    Parallelamente sono aumentati gli spostamenti in bicicletta, l’uso del bike sharing, gli abbonamenti al trasporto pubblico e il car sharing. Questa è realtà, non ideologia.

    Bologna ha dimostrato che un cambiamento è possibile e non tornerà a vecchi schemi di mobilità ormai abbandonati da tutte le principali città europee. Il Sindaco ha già dichiarato infatti che adeguerà gli atti amministrativi necessari a rispondere ai rilievi del TAR e che non rinuncerà alla sicurezza ed ai benefici portati dai limiti dei 30 km orari.

    Meno velocità significa ridurre sia la probabilità, sia la gravità degli incidenti stradali. Il limite di 30 km/h salva vite: a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 km/h. Questo dato è sancito dal Gruppo di esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea che raccomanda che in tutte le aree urbane dell’Unione Europea sia implementato tale limite di velocità. Anche il Piano globale per la sicurezza stradale adottato dall’OMS raccomanda che “nelle aree urbane, dove esiste un tipico e prevedibile mix di utenti della strada (automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni) sia stabilito un limite massimo di velocità di 30 km/h”.

    Secondo una ricerca del Politecnico di Atene del 2024 (G. Yannis, E. Michelaraki), basato sull’analisi di 47 studi condotti su 40 città europee, le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti. Questi sono dati scientifici, non ideologia.

    Rallentare il traffico nelle aree urbane oltre a diminuire il numero di incidenti, morti e feriti e migliorare la sicurezza per pedoni, ciclisti, bambini, anziani, riduce l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento acustico, migliora il benessere dei cittadini perché facilita la mobilità attiva.

    Il modello “Città 30” è adottato in tantissime città europee, dalla Germania, alla Spagna, alla Francia, alla Svizzera, all’Olanda e si diffonderà sempre più anche in Italia. E’ un modello che mette al centro la salute delle persone e punta ad azzerare le morti in strada, ma è un modello che implica anche un profondo cambiamento culturale, di paradigma: dalla novecentesca “città delle auto” alla “città delle persone”. Ridurre la velocità è il primo passo di una trasformazione che integra sicurezza stradale, mobilità sostenibile, urbanistica, clima, inclusione sociale e salute pubblica. Dunque Città 30 come misura che non limita la libertà, ma anzi toglie i limiti esistenti a una piena libertà, per tutti, di vivere, respirare e spostarsi in modo sicuro.

    La sindaca di Parigi Hidalgo istituendo la Città 30 ha affermato: “La nostra ambizione è trasformare Parigi in una città più verde, sana, solidale. Per farlo, riduciamo lo spazio per le auto per restituirlo ai pedoni, alle biciclette, ai bambini, alla vita di quartiere. E’ una rivoluzione urbana che mette al centro la qualità della vita quotidiana di tutti i cittadini”.

    Anche per Ferrara vogliamo quartieri vivibili, con più verde, meno inquinamento e più legami sociali. Con più sicurezza, più salute, meno automobili e più trasporto pubblico. “Ferrara Città 30 non si farà mai” ha detto ieri il Vicesindaco della città. Noi diciamo invece “Ferrara Città 30 si deve fare il prima possibile”.

    Ferrara, 300 firme per rendere via XX Settembre più sicura

    Petizione al sindaco per Zona 30, pista ciclabile protetta e interventi strutturali: “Una strada più vivibile e a misura di persona”

    Trecento cittadini ferraresi hanno deciso di mobilitarsi per chiedere un intervento concreto sulla sicurezza di via XX Settembre, una delle arterie urbane attraversate quotidianamente da auto, pedoni e ciclisti. Alla base dell’iniziativa, spiegano i promotori, ci sono “le velocità elevate delle auto che percorrono la via e la mancanza di spazi sicuri per pedoni e ciclisti”, elementi che rendono la strada poco vivibile e potenzialmente pericolosa.

    La petizione, presentata il 7 gennaio al sindaco di Ferrara, chiede in primo luogo “l’istituzione di una Zona 30 e la realizzazione di un percorso ciclabile in sede propria, sicuro e delimitato, lungo tutta la via”, affiancate da una serie di interventi strutturali per migliorare sicurezza e qualità urbana. Tra le richieste figura anche “la predisposizione di uno studio di fattibilità che individui le soluzioni tecniche più efficaci per migliorare la sicurezza”, con ipotesi che vanno “dall’allargamento dei marciapiedi al restringimento della corsia automobilistica, dai cuscini berlinesi agli attraversamenti pedonali rialzati, inclusi quelli di urbanistica tattica”.

    L’iniziativa si colloca esplicitamente nel quadro delle politiche europee e nazionali sulla moderazione del traffico. Come ricordato nel documento, “zone 30 e piste ciclabili sono gli strumenti fondamentali per la pianificazione della mobilità urbana finalizzata a ridurre il traffico veicolare di attraversamento e le velocità elevate”. A sostegno della richiesta vengono citate anche le raccomandazioni internazionali: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, “gli interventi per abbassare la velocità sono misure salvavita, a basso costo e realizzabili”, mentre il Gruppo di esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea raccomanda l’adozione generalizzata del limite dei 30 km/h nelle aree urbane dell’Unione, poiché “a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 km/h”.

    Dati e studi rafforzano ulteriormente la posizione dei firmatari. Una ricerca del Politecnico di Atene del 2024, basata su 47 studi condotti in 40 città europee, evidenzia che “le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti”, con benefici anche sul fronte dell’inquinamento acustico e della qualità dell’aria. In Italia, ricordano i promotori citando Istat, nel 2024 “il 73,3% del totale degli incidenti stradali (173.364) sono avvenuti in aree urbane”, un dato che “evidenzia la rilevanza del provvedimento e la sua utilità per tutelare in modo concreto l’incolumità dei pedoni”.

    Particolare attenzione è dedicata anche alla sicurezza dei ciclisti. La richiesta di una pista ciclabile protetta in via XX Settembre nasce dalla constatazione che l’attuale corsia “ora solo tratteggiata con segnaletica orizzontale, necessita di essere trasformata in pista ciclabile continua lungo tutta la via, ben delimitata in sede propria”. Un intervento che, secondo i promotori, permetterebbe di “garantire la sicurezza dei ciclisti e ridurre la conflittualità con i veicoli a motore”, in coerenza con il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030.

    L’obiettivo finale è chiaro: “Promuovere una mobilità urbana sostenibile coerente con la vocazione di Ferrara ‘città delle biciclette’ e rendere via XX Settembre una strada più vivibile, sicura e a misura di persona”.

    Ferrara Partecipata, appello ai sindaci. “La gestione dell’acqua di Cadf migliore di Hera”

    Il Forum scrive una lettera aperta nella speranza che l’azienda mantenga il servizio nei comuni di riferimento e che possa candidarsi alla gestione anche in altri

    Con la presente ci rivolgiamo ai sindaci dei Comuni proprietari di Cadf SpA (ex Consorzio Acque Delta Ferrarese), l’azienda a totale proprietà pubblica che gestisce il servizio idrico nei vostri Comuni.

    Com’è noto, alla fine del 2027 scadrà la concessione del servizio idrico a Cadf, così come anche negli altri Comuni in provincia di Ferrara, in cui la gestione del servizio idrico è affidata a Hera Ferrara. La fine del 2027 può apparire una data lontana, ma, in realtà, la decisione sul futuro del servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara arriverà presumibilmente nel prossimo anno o nei primi mesi del 2027. E’ quindi importante iniziare a discuterne, anche pubblicamente.

    Per quanto ci riguarda, non abbiamo alcun dubbio sul fatto che una gestione pubblica, come quella di Cadf, sia decisamente migliore di quelle di carattere privatistico, come Hera Ferrara, che mettono al centro la realizzazione di profitti e dividendi piuttosto che la scelta di fornire un servizio efficace per i cittadini.

    Questa convinzione deriva intanto da considerazioni di ordine generale. L’acqua è bene comune per eccellenza, diritto umano universale e su di essa, e sulla sua gestione, non pensiamo si debbano realizzare profitti. A maggior ragione, nella situazione che stiamo vivendo, di crisi ecologica e ambientale, che fa sì che il tema della preservazione e del risparmio di una risorsa naturale e finita, com’è appunto l’acqua, sia assolutamente fondamentale.

    In più, ci sono i risultati concreti di Cadf e Hera Ferrara, che avvalorano questa valutazione: Cadf presenta tariffe più basse rispetto ad Hera Ferrara, produce investimenti pro-capite più alti, ha perdite idriche lineari inferiori.

    Ci sono, insomma, tutte le ragioni per sostenere che il futuro del servizio idrico nella provincia di Ferrara guardi alla soluzione della gestione pubblica e non ad una di carattere privatistico. A partire da qui, vi chiediamo di farvi parti in causa fattiva di tale prospettiva, anche interloquendo in modo più ravvicinato con le nostre associazioni, che si occupano da lungo tempo del tema dei beni comuni e della loro tutela, promuovendo anche uno o più incontri tra noi.

    Ciò significa, nel momento in cui fosse confermato che, alla luce della legislazione attuale, alla scadenza delle concessioni, occorre procedere alla costituzione di un unico soggetto che gestisca il servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara e una volta svolte le necessarie verifiche di tale orientamento, lavorare perché Cadf possa perlomeno continuare a gestire il servizio idrico nel proprio perimetro di riferimento oppure possa candidarsi ad essere il soggetto che gestisce il servizio stesso in tutta la provincia di Ferrara.

    Del resto, ciò sta succedendo in altri territori del Paese: pensiamo a Cuneo, dove si sta mettendo in campo la scelta di arrivare ad un unico soggetto gestore a totale proprietà pubblica oppure, per stare più vicino a noi, a Parma, che vive una situazione simile a quella della provincia di Ferrara, dove un’azienda a totale capitale pubblico, Emiliambiente SpA, che opera in una parte della suddetta provincia, si sta proponendo come soggetto gestore unico del servizio idrico in tutto il territorio provinciale.

    Senza dimenticare quello che è in corso nell’Ato di Firenze, Prato e Pistoia, dove, anche grazie all’iniziativa dei movimenti per l’acqua e per i beni comuni, culminata nel referendum cittadino che si è svolto ad Empoli, si sta abbandonando l’ipotesi negativa di una multiutility da quotare in Borsa per scegliere, invece, la strada di una società pubblica “in house”.

    Citiamo questi esempi non solo per rendere evidente come la battaglia per l’acqua pubblica sia ancora molto presente nel Paese, ma anche per far presente che vive ancora la sensibilità che, nel 2011, portò la maggioranza assoluta dei cittadini italiani ad esprimersi per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Quell’importante risultato venne tradito e ignorato. Il 2026 e il 2027 nella provincia di Ferrara e Provincia saranno l’occasione per riprendere il filo e dare risposta a quella volontà popolare. In attesa di un vostro cortese riscontro e di una disponibilità esplicita ad un prossimo incontro-confronto, porgiamo cordiali saluti.

     

    Ztl, Ferrara Partecipata rilancia: salute, vivibilità e futuro ecologico

    Lunedì 1 dicembre, alle 18, il chiostro di Santa Maria in Vado ospiterà il secondo incontro pubblico sulla mobilità nella zona medioevale

    Il dibattito sulla mobilità nella zona medioevale di Ferrara torna al centro dell’agenda cittadina. Lunedì 1 dicembre, alle 18, il chiostro di Santa Maria in Vado ospiterà il secondo incontro pubblico promosso dal Forum Ferrara Partecipata, aperto ai residenti del quartiere e a tutti i cittadini interessati. Un appuntamento pensato per discutere “i problemi della mobilità nella zona medioevale e della mancata estensione della Ztl” e per valutare “proposte di interventi urgenti per il miglioramento della situazione attuale”.

    Il Forum torna così a sollecitare un cambio di passo dopo la petizione presentata l’8 maggio scorso al sindaco, con cui si chiedeva la realizzazione dell’ampliamento della Ztl medioevale “tra corso Giovecca e via Baluardi e tra via Porta Romana/via Quartieri e viale Alfonso d’Este”. Nella richiesta figuravano anche nuove aree pedonali – “via Savonarola, via Cisterna del Follo, via Scandiana” – e l’attivazione di un servizio di trasporto pubblico con minibus elettrici “in tutta la Ztl B ed E”, così da rendere più agevole l’accesso alla zona. Obiettivi che il Pums (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) prevedeva entro il 2022.

    La risposta arrivata il 22 settembre, definita dal Forum “del tutto insoddisfacente”, ha comunicato che l’estensione della Ztl “non verrà realizzata nelle modalità prescritte dal Pums vigente” e che verrà rinviata “a tempi indefiniti”. Un esito giudicato inaccettabile dai promotori.

    “Vogliamo una città che scelga la salute, la vivibilità e il futuro ecologico, non la conservazione dello status quo”, afferma il Forum, sottolineando come la mobilità sia “un tema centrale per il futuro della città”. L’obiettivo è una Ferrara “libera dalle automobili e quindi ‘vivibile’”: una vivibilità che riguarda “il miglioramento della qualità dell’aria”, “la sicurezza stradale” e “la qualità degli spazi”. Per questo, ribadiscono, il rinnovamento deve partire dai temi della “decarbonizzazione nel trasporto” e della “mobilità ad emissione zero”.

    All’incontro di lunedì saranno presenti le tre promotrici della petizione – Giuliana Bonalberti, Francesca Cigala Fulgosi e Anna Faccini – insieme al professor Romeo Farinella, urbanista dell’Università di Ferrara. Una nuova occasione per confrontarsi, partecipare e delineare, insieme, la città che molti cittadini dicono di desiderare.

    Forum Ferrara Partecipata: “Ztl ferma, dal Comune risposte tardive e vaghe”

    Inviata l’8 ottobre una lettera aperta al sindaco Alan Fabbri dopo la petizione di maggio: “La città ha bisogno di scelte, non di rinvii e alibi”

    “Risposta tardiva e del tutto insoddisfacente“. Con queste parole il Forum Ferrara Partecipata ha commentato la replica del Comune alla petizione presentata lo scorso maggio per chiedere il completamento della Ztl medioevale e la creazione di nuove aree pedonali nel centro storico. La posizione è stata illustrata al Centro Documentazione Donna dove le promotrici (Francesca Cigala Fulgosi, Annamaria Faccini e Giuliana Bonalberti) hanno consegnato ai giornalisti la lettera aperta indirizzata al sindaco Alan Fabbri e inviatagli pochi minuti prima.

    Il gruppo civico accusa l’amministrazione di non aver rispettato i tempi e le procedure previste dal regolamento comunale e, soprattutto, di aver fornito “una risposta evasiva, priva di motivazioni concrete“, che di fatto rinvia l’ampliamento della Ztl a tempo indeterminato, contraddicendo le previsioni del vigente Piano Urbano della mobilità sostenibile (Pums), approvato nel 2019 e che fissava il completamento dell’area entro il 2022.

    “Abbiamo chiesto semplicemente che venisse applicato il piano già approvato – ha dichiarato Fulgosi, portavoce del Forum – ma ci è stato risposto che l’estensione della Ztl è rimandata a un futuro indefinito. È una scelta politica, non tecnica: la volontà di non proseguire su una strada che migliora la vivibilità e la salute della città”.

    La petizione chiedeva di estendere la Ztl medioevale (B1) all’area compresa tra corso Giovecca e via Baluardi, da via Quartieri a via Porta Romana, e di pedonalizzare via Savonarola, via Cisterna del Follo e via Scandiana, come previsto dal Pums. Secondo il Forum, la replica del Comune – giunta 137 giorni dopo la presentazione dell’istanza, senza la firma dell’assessore competente – “non solo non spiega i motivi del ritardo, ma si limita a richiamare future linee guida regionali e nazionali ancora inesistenti”.

    Fulgosi ha inoltre ricordato che lo stesso monitoraggio del Pums, redatto per conto del Comune e pubblicato solo il 22 settembre 2025, “sottolinea come l’ampliamento delle Ztl e delle aree pedonali sia uno degli interventi più urgenti e al tempo stesso più in ritardo”. “Il documento – ha spiegato la portavoce – dice chiaramente che occorre più determinazione nell’attuare zone 30, Ztl e aree pedonali. Eppure l’amministrazione si limita a dire che se ne riparlerà al secondo monitoraggio, forse tra anni”.

    Durante l’incontro, Giuliana Bonalberti, residente nella zona interessata dall’ampliamento, ha raccontato le difficoltà quotidiane dei cittadini: “Traffico continuo, auto parcheggiate ovunque, pericoli per chi va a scuola o si muove in bicicletta. Non si riesce neppure a fermarsi per guardare i palazzi, le strade sono diventate corridoi di passaggio”.

    Annamaria Faccini, volontaria Unicef e membro del Forum, ha invece richiamato il diritto dei bambini “a vivere la strada come spazio sicuro e di autonomia”. “Una città a misura di bambino – ha affermato – è una città più sicura per tutti. E invece Ferrara oggi è pensata quasi esclusivamente per le auto”.

    Per Marino Pedroni e Rodolfo Baraldini, il nodo è politico: “Questa amministrazione mostra una crescente difficoltà ad accettare la partecipazione dei cittadini. Il Pums è stato approvato, ma mai applicato per davvero. Si invocano vincoli e normative quando manca la volontà di agire”. E Baraldini ha aggiunto: “Siamo in una città in cui quando sono stati installati degli autovelox in via Canapa il sindaco si è affrettato ad avvisare gli utenti che non erano in funzione rassicurandoli, come se fosse un problema fissare un limite di velocità e farlo rispettare“.

    Nella lettera aperta indirizzata al sindaco Fabbri, il Forum denuncia anche le contraddizioni con il Pair 2030, il Piano regionale per la qualità dell’aria: “Lo stesso documento regionale incoraggia i Comuni a ridurre il traffico privato, ampliare Ztl e aree pedonali, potenziare il trasporto pubblico. Parlare di limitazioni normative è quindi un alibi“.

    Il testo si chiude con un appello: “Chiediamo al Comune di spiegare come intenda rispondere alla forte domanda di riconversione ecologica della città”. Infine, l’invito a partecipare a un nuovo incontro pubblico il 23 ottobre alle 18 presso il chiostro di Santa Maria in Vado, con la partecipazione dell’urbanista e professore Romeo Farinella.

    Prospettive femministe per cambiare la città e il mondo

    Incontro pubblico organizzato da “Ferrara, le donne e la città” mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, presso la Sala Consiliare “Lorenza Carlassare”

    Il gruppo “Ferrara, le donne e la città” organizza un incontro pubblico dal titolo: “Cambiare le città per cambiare il mondo. Abitare i diritti. Prospettive femministe per ripensare lo spazio urbano”, che si terrà mercoledì 4 giugno, alle ore 17,30, presso la Sala Consiliare “Lorenza Carlassare” in corso Ercole I° d’Este 44.

    L’incontro sarà introdotto da Paola Gatti del Forum Ferrara Partecipata e vedrà i contributi di Maria Giulia Bernardini e Orsetta Giolo, filosofe del Diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara.

    Nel corso del seminario verrà proposta un’analisi critica del rapporto tra diritti, soggetti e spazi urbani nell’ottica delle teorie femministe del diritto.

    Il gruppo “Ferrara, le donne e la città” con questo seminario prosegue la riflessione sulla necessità di reimmaginare le città, per una nuova visione urbana, fondata sul bene comune, che sappia intrecciare il contrasto alla crisi climatica con l’equità e la lotta alle diseguaglianze.

    Il Forum Ferrara Partecipata rilancia il futuro della mobilità: “Ripartiamo dal Pums”

    Presentata al sindaco Alan Fabbri la petizione che chiede una città per le persone, non per le automobili

    Con 136 firme raccolte tra i residenti delle zone interessate, la petizione presentata al sindaco Alan Fabbri dal Forum Ferrara Partecipata non è solo un atto simbolico, ma la voce concreta di una cittadinanza che chiede un cambio di rotta. Al centro, un messaggio chiaro: “È ora di restituire la città alle persone, non alle automobili”.

    Un’esortazione che nasce da una consapevolezza diffusa: Ferrara è invasa dalle macchine, congestionata nel traffico, inquinata nell’aria, ostile a pedoni e ciclisti. Ma la proposta della petizione non è affatto rivoluzionaria: è semplicemente l’invito a fare ciò che era già stato promesso nel 2019 con il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums). Quest’ultimo prevede infatti di allargare la Ztl B entro il 2022 e di estendere la Ztl a tutto il centro storico interno alle mura entro il 2030.

    Come spiega una delle promotrici della petizione, Francesca Cigala Fulgosi, il Piano aria integrato regionale (Pair) stabilisce che i comuni con più di 30mila abitanti debbano estendere le Ztl fino a coprire completamente i centri storici. Inoltre, il Piano triennale delle opere pubbliche 2024-2026, approvato nel luglio 2024, indicava interventi per l’allargamento della Ztl medievale e la creazione di nuovi varchi nel 2025, “ma tutto ciò resta inapplicato”, conclude Fulgosi.

    La richiesta dei cittadini è molto semplice: mettere in pratica ciò che è previsto dal Pums e, nello specifico, completare la Ztl medioevale (Ztl B) estendendola all’area compresa tra corso Giovecca e via Baluardi, da nord a sud, e tra via Quartieri e via Porta Romana, da ovest a est (Ztl E). A presentare i dettagli della petizione è Laura Trentini, che sottolinea come “il piano già preveda l’obiettivo ambizioso, ma tutt’altro che irrealizzabile, di rendere tutto il centro storico zona a traffico limitato entro il 2030”. E aggiunge: “La nostra è una perorazione, non chiediamo rivoluzioni, ma chiediamo che si proceda, con coerenza, su quanto già approvato”.

    La petizione chiede poi che siano realizzate aree pedonali in via Savonarola, via Cisterna del Follo e in via Scandiana, oltre a un ulteriore servizio di trasporto pubblico con minibus elettrici. Perché “i numeri parlano chiaro – ribadisce Fulgosi –. L’inquinamento atmosferico a Ferrara è ancora ben lontano dai parametri fissati dall’Oms. Gli incidenti stradali sono numerosi, i livelli di CO2 restano elevati e un terzo delle emissioni deriva dal traffico veicolare”.

    Ma la mobilità sostenibile è anche una questione di equità sociale, sicurezza, qualità della vita. Davanti alle scuole, ogni giorno, si assiste a parcheggi improbabili su marciapiedi e aiuole, bambini in pericolo, rumore e caos. “Non è più tollerabile – aggiunge Giuliana Bonalberti –. La città è diventata invivibile. Servono scelte coraggiose e un salto anche mentale”.

    Affinché tutto questo si renda possibile, serve un investimento serio sul trasporto pubblico locale: corse più frequenti, mezzi elettrici, mini-bus (i cosiddetti pollicini) collegati con i parcheggi scambiatori e con le zone periferiche. “I mezzi pubblici devono diventare competitivi con l’auto privata – afferma Anna Faccini –, non solo per il costo, ma per la comodità e la velocità. Ferrara è una città piccola, tutto è raggiungibile in poco tempo se si offre un’alternativa valida”.

    La Comune: “Ripubblicizzare la gestione dei rifiuti”

    Intervento della lista dopo l’incontro organizzato da Rete Giustizia Climatica Ferrara e Forum Ferrara Partecipata giovedì

    Un sentito ringraziamento a Rete Giustizia Climatica Ferrara e Forum Ferrara Partecipata per aver organizzato ieri un importante convegno sul tema della gestione dei rifiuti urbani.

    Il settore dei rifiuti è uno dei tre principali settori che emettono metano, dopo l’agricoltura e il settore petrolifero e del gas ed è responsabile di circa il 20% delle emissioni di metano causate dall’uomo a livello globale.

    Ridurre rapidamente e in modo significativo l’inquinamento da metano è una delle opportunità più importanti che abbiamo per rallentare il ritmo del riscaldamento globale nei prossimi due decenni.

    Il primo passo per ridurre al minimo la produzione di rifiuti è evitare che i rifiuti si generino e dunque minimizzare l’utilizzo di prodotti monouso o di breve durata e orientare le politiche e le pratiche ai principi individuati anche dalla stessa Unione Europea e dalla normativa italiana, quelli delle famose 4R – riduzione, riuso, riciclaggio e recupero.

    Crediamo che una gestione pubblica, avendo come scopo primario il perseguimento dell’interesse collettivo, sia naturalmente portata per orientarsi verso politiche ambientali efficaci e orientate al lungo termine, mentre una gestione privata, pur nel rispetto delle normative, è intrinsecamente orientata alla generazione di profitto, una logica che non sempre coincide con gli obiettivi di massima tutela ambientale.

    Certo, il passaggio a una gestione pubblica richiede un’attenta pianificazione e dialogo con tutti i portatori di interesse, in primis i cittadini e un impegno concreto da parte dell’amministrazione, ma l’esperienza di Alea nel forlivese dimostra che la ripubblicizzazione del servizio può essere una maniera efficace per raggiungere questi obiettivi ambiziosi quanto cruciali.

    I 13 Comuni che hanno fatto nascere Alea (subentrata ad Hera) non hanno messo 1 euro dal bilancio comunale, utilizzando un prestito dalle banche e mettendo come garanzia le azioni di Hera di loro proprietà. Da quando è subentrata la gestione pubblica partecipata, i costi per i cittadini sono progressivamente calati, così come è andato aumentando il decoro della città.

    Un sistema responsabilizzante e partecipativo, un’attenta organizzazione hanno portato ad un efficace e soddisfacente modalità di raccolta porta a porta, con la tariffazione puntuale, un aumento della qualità del rifiuto differenziato e una diminuzione dell’indifferenziato.

    I fondi del Pnrr sono stati abilmente utilizzati per l’apertura di 11 eco centri per permettere ai cittadini di conferire in maniera aggiuntiva rispetto al calendario e una Control room permetterà a breve di migliorare il monitoraggio e il controllo, individuando in tempo reale le zone in cui si verificano abbandoni o anomalie.

    Si può fare, è solo questione di visione e volontà politica!

    Ferrara Partecipata: “Accordo Hera-Comune sbagliato e controproducente”

    Il Forum: “Si legittima il fatto che dovremo tenerci l’inceneritore con l’attuale capacità produttiva perlomeno fino al 2029”

    Il Forum Ferrara Partecipata dice “no” all’accordo tra Hera e Comune di Ferrara che stabilisce un indennizzo di 2,6 milioni di euro per il quadrienni 2021-2025 e altri 600mila annui fino al 2029 con la possibilità in seguito di riconfermare gli oneri. L’accordo prevede il riconoscimento di 9 euro per ogni tonnellata di rifiuti speciali non pericolosi inceneriti nell’impianto di via Cesare Diana.

    “Riteniamo tale scelta – fa sapere il Forum – sbagliata e controproducente”. In primo luogo ritengono “quest’accordo l’amministrazione comunale smentisce se stessa”. “Nel 2021 – dicono -, quando si decise di aumentare la capacità produttiva dell’inceneritore da 130.000 a 142.000 tonn/anno, il Comune di Ferrara si dichiarò contrario. Annunciò di adire le vie legali con un ricorso al Tar, ricorso di cui si sono perse le tracce e della cui fine l’amministrazione comunale dovrebbe rendere conto alla cittadinanza”.

    “Soprattutto, però – aggiungono -, con quest’accordo, si legittima il fatto che dovremo tenerci l’inceneritore con l’attuale capacità produttiva perlomeno fino al 2029, con la quasi certezza di proseguire anche successivamente. Si decide così di monetizzare la salute dei cittadini: per un po’ di soldi in più, si continua ad alimentare l’inceneritore che, notoriamente, procura problemi seri dovuti all’emissione di sostanze inquinanti nell’ambiente. L’Amministrazione comunale di Ferrara sposa una linea assolutamente contraria agli interessi dei cittadini, passando da un finto contrasto dell’aumento dell’incenerimento ad una sua piena accettazione”.

    L’aumento della capacità del termovalorizzatore da 130mila tonnellate alle 142mila attuali fu approvato dalla Conferenza dei Servizi (di cui fanno parte Comune, Ausl, Arpae e Prefettura) nel 2021 dopo che nel 2020 il Comune di Ferrara si era opposto all’incremento di 12mila tonnellate richiesto da Hera.

    Secondo Ferrara Partecipata la gravità maggiore risiede nella possibilità di “imboccare una strada diversa e alternativa”. Sostengono infatti che “nel 2023 – ultimo anno in cui sono disponibili i dati – l’inceneritore di Ferrara ha bruciato più rifiuti speciali non pericolosi che rifiuti urbani; circa 85.000 tonn. i primi e circa 61.000 i secondi, con una tendenza che, nel corso degli anni, ha sempre visto crescere il trattamento dei rifiuti speciali rispetto a quelli urbani”.

    Secondo il Forum “su questa base sarebbe possibile iniziare un percorso per dimezzare l’inceneritore, passando dalle attuali 2 linee ad una sola”.

    Rilanciano quindi la proposta di “ripubblicizzare il servizio dei rifiuti urbani a Ferrara” per evitare “che Hera gestisca tutto il ciclo dei rifiuti sulla base degli interessi dell’azienda, che continuerà a fare lauti profitti, e non certo di quelli dei cittadini”.

    L’idea “completamente diversa” del Forum verrà esposta durante il convegno organizzato per giovedì 27 marzo alle 17.30 al Consorzio Factory Grisù con Natale Belosi, del Comitato scientifico della Rete Rifiuti Zero Emilia-Romagna e Andrea Bertozzi, responsabile dell’area tecnica di Alea, l’azienda pubblica che gestisce il servizio dei rifiuti urbani a Forlì e in altri 12 Comuni limitrofi.

    Ferrara e la sfida rifiuti: la città può liberarsi di Hera?

    Giovedì 27 marzo l’evento pubblico a Grisù organizzato da Forum Ferrara Partecipata e da Rete Giustizia Climatica Ferrara. Invitati sindaco e vice, ma ancora nessun riscontro

    Ripubblicizzare il servizio rifiuti. Questo è lo scopo dell’incontro promosso dal Forum Ferrara Partecipata e da Rete Giustizia Climatica Ferrara che si terrà giovedì 27 marzo alle ore 17.30 presso la Factory Grisù. Dopo il flash mob dello scorso febbraio, il forum e gli attivisti per il clima tornano a ribadire la possibilità per Ferrara di sganciarsi dall’azienda Hera per la gestione degli scarti domestici e lo fa dando fiducia ai cittadini: “Un po’ come il flash mob – ha dichiarato Marino Pedroni del forum – rimettiamo in campo la presenza dei corpi. Sosteniamo la presenza delle persone contro l’omogeneizzazione dietro gli schermi”.

    Un’occasione, quella di giovedì, per ascoltare esperti del settore, attraverso gli interventi di Natale Belosi del comitato scientifico rete rifiuti zero Emilia-Romagna e di Andrea Bertozzi, responsabile dell’area tecnica di Alea. Un’azienda, quest’ultima, interamente pubblica e operante dal 2017 nella provincia di Forlì per la gestione dei rifiuti e guardata con ammirazione dai sostenitori dell’iniziativa “liberiamo Ferrara da Hera”.

    “Nel convegno vogliamo approfondire le scelte che producono risultati migliori dal punto di vista ambientale e sociale nella politica dei rifiuti” ha dichiarato Corrado Oddi del Forum Ferrara Partecipata, sostenendo le necessità di ridurre la produzione di rifiuti, minimizzare gli scarti che non vengono riciclati e guardare all’andamento tariffario, di come cioè il servizio incide sui redditi dei cittadini.

    “Uno studio fatto come Rete Giustizia Climatica ci dice che questi risultati migliori si ottengono quando si ha una tariffa puntuale, una modalità di raccolta porta a porta e una gestione pubblica”, ha sottolineato Oddi, che ha poi lanciato un appello all’Amministrazione comunale: “Hera lavora in proroga dal 2017. Il vicesindaco Balboni diceva che bisognava decidere entro fine marzo ma non abbiamo visto ancora nulla”.

    “L’amministrazione – ha proseguito Oddi – e il vicesindaco sostengono che costerebbe troppo ripubblicizzare, ma rispetto all’investimento iniziale, che oscilla tra i 4 milioni e mezzo e i 5 milioni, queste risorse sono assolutamente credibili rispetto alla situazione del Comune”. Le soluzioni per risolvere la questione dei costi elevati, secondo Oddi, sarebbero due: “Usare le riserve di utili di Ferrara Tua o vendere le azioni di Hera possedute dal Comune, che assommano al valore stimato di circa 20 milioni di euro”. Secondo Oddi, infatti, la questione sarebbe politica, perché “le risorse ci sono”.

    A questo proposito e per sollecitare un dibattito con l’Amministrazione, Oddi ha dichiarato di aver corrisposto un invito per l’incontro di giovedì anche al sindaco Alan Fabbri e al vicesindaco Alessandro Balboni, invito di cui “non abbiamo avuto riscontri fino ad oggi”.

    “In particolare – ha concluso Oddi – vorremmo sapere cosa pensano le forze politiche: La Comune di Ferrara e il Movimento 5 Stelle sostengono la nostra proposta, mentre non abbiamo capito bene come si colloca il Pd e abbiamo sentito a più riprese l’Amministrazione dire che il loro orientamento è da gara, cioè sostanzialmente che bisogna darlo a Hera”.

    Giuliana Andreati, de La Comune di Ferrara, ha ribadito infine il proprio sostegno alla proposta di ripubblicizzare il servizio dei rifiuti: “La Comune sostiene questa azione che fa parte dei punti del programma con cui si è presentata alla competizione amministrativa dello scorso maggio-giugno. C’è un’attenzione particolare alle persone, alla città e all’ambiente, che vuol dire la salute dei cittadini, i quali devono essere consapevoli di quanto una gestione e una visione diversa sul trattamento dei rifiuti va a salvaguardare loro stessi”.

    “Ferrara e le altre”: un ciclo di incontri per ripensare la città

    Al via dall’11 marzo tre appuntamenti per stimolare una cittadinanza attiva per le trasformazioni della città futura. L’iniziativa continua la collaborazione tra il Forum Ferrara Partecipata e il dipartimento di architettura di Unife

    Un ciclo di incontri per ripensare i tempi, la mobilità, il verde e le fonti d’energia della nostra città. Questo è lo scopo di “Ferrara e le altre, incontri sulle città e i loro problemi”, progetto organizzato dal dipartimento di architettura dell’università di Ferrara e da Forum Ferrara Partecipata per approfondire le tematiche relative alla qualità del vivere e abitare la città estense, stimolando il confronto con altre realtà urbane.

    Queste tematiche, secondo Francesca Cigala del Forum Ferrara Partecipata, devono essere affrontate da chi vive la città affinché si possa “stimolare la cittadinanza attiva”, in vista delle “profonde trasformazioni future” che investiranno le nostre città.

    “I cittadini non solo devono essere consultati – ha sottolineato Cigala – ma avere anche voce in capitolo nelle trasformazioni che ci attendono, partecipando alle scelte di cambiamento. La crisi sociale, economica, climatica ed ecologica renderà indispensabili profonde trasformazioni in futuro e questi cambiamenti saranno così radicali che soltanto se i cittadini sono collaborativi e partecipano alle scelte potremo avere delle trasformazioni nelle città”.

    L’iniziativa continua la collaborazione, nata nel 2023 con una serie di cinque seminari, tra il Forum e il laboratorio didattico e di ricerca del dipartimento di architettura di Unife, diretto dal professor Romeo Farinella, che ha evidenziato un elemento di novità rispetto agli incontri precedenti: “Questo ciclo di incontri fa parte di una serie di iniziative che coinvolgono e danno sostanza ad un progetto di public engagement dell’università di Ferrara, che si chiama ‘Abitare l’inclusione. Diritti e spazi urbani oltre il conflitto’ che coinvolge diversi dipartimenti e di cui il responsabile scientifico è il professor Gianluca Forgione del dipartimento di Studi umanistici”.

    “Questo è un primo ciclo di iniziative che avviano questo progetto che durerà un anno” ha spiegato Farinella, che ha poi illustrato il motivo del titolo ‘Ferrara e le altre’: “Ferrara non è un mondo isolato, è una città che si trova insieme ad altre città e deve gestire delle dinamiche di trasformazione importanti”.

    Tre saranno le tematiche affrontate negli incontri: si partirà martedì 11 marzo con ‘Tempi della città, forme della mobilità urbana’, in cui si parlerà degli elementi di discriminazione che si possono riscontrare nel modo di spostarsi in città e del rapporto tra mobilità pubblica o privata. Oltre a riflettere sulle modalità con cui le città del futuro dovranno ripensare gli spostamenti in automobile a favore del trasporto pubblico, interverrà il gruppo di lavoro ‘Ferrara, le donne e la città’, diretto da Paola Gatti, per discutere della “visione delle donne sulla città”: “Grazie alle esperienze e agli approfondimenti che abbiamo vissuto all’interno del gruppo – ha spiegato Gatti – , ci siamo resi conto che la città, dal punto di vista urbanistico, non è stata ideata per soddisfare in modo equo le esigenze di tutti i cittadini, ma è stata costruita da un punto di vista maschile”.

    “Con l’emancipazione – ha proseguito Gatti –, le donne hanno cominciato a lavorare all’esterno delle case, però non è cambiato il lavoro di cura che è rimasto sulle spalle delle donne, almeno in Italia, nella stragrande maggioranza dei casi. Questo significa un secondo lavoro, tra l’altro non riconosciuto e non retribuito, che comporta un modo di muoversi all’interno della città diverso da quello rettilineo casa-lavoro dell’uomo”.

    “La donna – ha concluso Gatti – alla mattina va al lavoro, si ferma a portare a scuola i bambini, va a fare la spesa, va a vedere la mamma che non sta bene, torna a casa a fare i suoi lavori: insomma ha molte esigenze diverse, quindi un percorso quasi mai dritto, ma fatto di tante tappe e spostamenti”.

    Il ciclo proseguirà poi martedì 15 aprile con ‘Il piano del verde per una città parco’, in cui si tratterà del tema del piano del verde, tanto fondamentale quanto assente nella nostra città, e martedì 6 maggio con ‘Città, energia, comunità’, in cui si affronterà la tematica dell’accesso democratico all’energia e delle comunità energetiche.

    Tutti gli incontri si svolgeranno presso il dipartimento di architettura con orario dalle 17 alle 19, il primo nell’aula A2 di via Quartieri 8 e gli ultimi due presso palazzo Tassoni in via Ghiara 36.

    “Basta monopolio di Hera”: il sit-in davanti allo sportello

    Rete Giustizia Climatica, Forum Ferrara Partecipata e La Comune chiedono a gran voce che tutte le forze politiche si pronuncino sulla questione

    L’alternativa a Hera c’è: “Un servizio pubblico per i rifiuti urbani è utile e possibile”. Lo hanno ribadito gli attivisti di Rete Giustizia Climatica e di Forum Ferrara Partecipata, con l’appoggio de La Comune, ieri mattina durante il sit-in di fronte allo sportello Hera di viale Cavour 62. I manifestanti si sono disposti in semicerchio sorreggendo diversi fogli di giornale uniti fra loro, che al termine degli interventi al megafono sono stati stracciati a simboleggiare la volontà di porre fine al monopolio della multiutility.

    Il portavoce della Rete e del Forum, Corrado Oddi, ha infatti ricordato che è dal 2017 che la concessione a Hera è scaduta, ma continua a gestire in proroga il servizio di raccolta dei rifiuti urbani nel Comune di Ferrara. “Dopo sette anni – ha detto Oddi -, è giunto il momento di decidere quale sarà il soggetto che gestirà il servizio negli anni futuri“.

    Tuttavia, l’attuale Amministrazione avrebbe in programma di affidare il servizio mediante gara, “con il risultato pressocché scontato di lasciare la gestione ad Hera per i prossimi 15-20 anni, come insegna l’esperienza delle gare svolte nelle altre province – ha continuato Oddi al megafono -. Per noi questa è una scelta sbagliata dettata unicamente dalla subalternità di questa Amministrazione, come nelle precedenti di centro-sinistra, alla potente multiutility”. Le associazioni chiedono che “tutte le forze politiche si pronuncino rispetto alla questione, che arriverà in consiglio comunale, e che si prendano la responsabilità di quale strada scegliere”.

    Ha citato poi la vicenda delle tariffe del teleriscaldamento, la quale “dimostra quanto Hera sia più interessata a produrre utili e dividendi da distribuire ai soci, non tanto a offrire un servizio pubblico efficace e virtuoso in termini ambientali“. La strada utile e possibile da percorrere è dunque quella di “ripubblicizzare il servizio dei rifiuti, dando vita a un’azienda totalmente pubblica di proprietà del Comune, costruendo meccanismi di partecipazione alle scelte di fondo da parte dei lavoratori e dei cittadini”.

    Secondo la Rete, inoltre, “la modalità di raccolta con il sistema a calotta incentiva comportamenti negativi come l’abbandono di rifiuti, mentre il sistema di raccolta porta a porta non ha queste controindicazioni”. Per questo, gli attivisti ribadiscono a gran voce le loro proposte: ripubblicizzare la gestione dei rifiuti urbani, passare alla raccolta porta a porta, dimezzare la potenzialità dell’inceneritore. “Basta la volontà politica di uscire dalla sudditanza da Hera“.

    Rifiuti, il monopolio di Hera nel mirino: “Serve una società pubblica”

    Rete Giustizia Climatica, Forum Ferrara Partecipata e La Comune insieme per la campagna di ripubblicizzazione. Sabato il flash mob davanti allo sportello di viale Cavour 62

    In vista del flash mob che si terrà sabato 22 febbraio davanti allo sportello Hera di viale Cavour 62, alle ore 10, Rete Giustizia Climatica e Forum Ferrara Partecipata, con l’appoggio de La Comune, spiegano le ragioni della campagna “Liberiamo Ferrara da Hera”. Posto che la privatizzazione dei servizi non giova al portafoglio dei cittadini e nemmeno alla qualità della loro vita in termini di salute, la Rete e il Forum indicano la strada all’Amministrazione: “Ripubblicizzare la gestione dei rifiuti urbani”.

    Partendo dall’esempio virtuoso della città di Forlì che dal 2017 si affida a una società interamente pubblica per la gestione dei rifiuti, la Alea Ambiente Spa, il portavoce di Forum Ferrara Partecipata e Rete Giustizia Climatica Corrado Oddi chiarisce perché sarebbe necessario togliere il monopolio a Hera e creare, invece, una nuova azienda pubblica. “La concessione del servizio a Hera è scaduta dal 2017 – afferma – e da più di sette anni è in proroga”.

    “L’assessore Balboni ha annunciato che entro i primi tre mesi di quest’anno si dovrà decidere in Consiglio comunale l’affidamento del servizio – continua Oddi – ma l’ipotesi alla quale l’Amministrazione guarda è quella di aprire una gara”. Gara che “ovviamente vincerebbe Hera”, poiché per come è spartito il mercato hanno la meglio pochi grandi soggetti e, in particolare in Emilia-Romagna, “fanno da padrone le multiutility di Iren ed Hera”.

    Costerebbe troppo creare una nuova azienda pubblica? Questa è stata l’obiezione presentata da Balboni in commissione, come ricorda il portavoce. Tuttavia, secondo uno studio fatto dall’Università di Ferrara e dalla Rete Giustizia Climatica “l’investimento effettivo oscilla tra i 4,5 e i 5,2 milioni di euro. “Noi indichiamo due strade che rendono questo investimento possibile – dice Oddi –. Usare le riserve di utili di Ferrara Tua, che nel 2023 ne ha registrate più di 17 milioni di cui almeno 8 disponibili. Oppure, vendere le azioni libere di Hera che corrispondono a più di 20 milioni di introiti possibili con la vendita”.

    Oltre alla pubblicizzazione, Rete e Forum propongono la diffusione della raccolta porta a porta dei rifiuti. “Su 307 gestioni di rifiuti nella nostra Regione – dichiara Oddi – 57 sono considerate virtuose, e 43 di queste utilizzano il sistema porta a porta”. Virtuose perché “non è vero che la situazione del servizio rifiuti di Ferrara è così buona come viene molto spesso propagandato”, secondo il portavoce. Si riferisce al raggiungimento della città estense dell’87% di raccolta differenziata.

    “Un indicatore sfalsato – spiega – poiché va comparato quanto si differenzia rispetto non solo a quanti rifiuti si produce, ma anche rispetto a quanti scarti”. Mettendo insieme questi dati, ne esce che Ferrara in regione “è al penultimo posto per quanto riguarda gli scarti della raccolta differenziata (che sono sopra al 30%) e usando invece l’indicatore ‘minore rifiuti da smaltire’ si posiziona solo al quinto posto”.

    Considerato che il sistema di raccolta porta a porta responsabilizza il cittadino a una differenziata ancora più attenta, diminuirebbero non solo gli scarti, ma si dimezzerebbe anche l’incenerimento dei rifiuti. “Sulla base di questi numeri e con le proposte che avanziamo – conclude Oddi – ci sarebbero tutte le condizioni per migliorare la salute dei cittadini e la qualità dei servizi”.

    Ferrara Partecipata sul Pug: “Partecipazione assai ristretta”

    Il Forum interviene dicendo che non può “che dare un giudizio negativo, sia sul piano del metodo che su quello del merito”

    Ci stiamo avvicinando al momento in cui il Consiglio comunale, la prossima settimana, discuterà e deciderà l’approvazione o meno del Pug (Piano Urbanistico Generale). Nelle settimane scorse si sono svolte diverse riunioni della Commissione consiliare Urbanistica propedeutica al passaggio in Consiglio comunale.

    Abbiamo assistito ad un dibattito “burocratico”, nel senso che, in primo luogo, non si è potuto discutere di tutte le circa 290 osservazioni che sono arrivate da Associazioni e cittadini al Pug e, soprattutto, da parte della maggioranza, sono state ripetute le  controdeduzioni già espresse a suo tempo sulle osservazioni.

    Arriviamo così alla discussione in Consiglio comunale già con un primo “vulnus”:  infatti, nella delibera che andrà in discussione, sta scritto che ci si sarebbe attivati per svolgere forme di contraddittorio con i soggetti che avevano visto le  proprie osservazioni “non accoglibili” o “parzialmente accoglibili”, fatto che non è avvenuto almeno rispetto al Forum Ferrara Partecipata e ad altre Associazioni che avevano presentato osservazioni rientranti in quelle categorie. A riprova di una concezione della partecipazione, da parte di quest’Amministrazione, assai ristretta, per usare un eufemismo.

    Soprattutto, però, ci troviamo di fronte ad un’impostazione del Pug costruita su “maglie larghe”, ossia basata sull’affermazione di principi generali previsti dalla legge regionale, diversi dei quali in sé anche condivisibili, che non si traducono poi in indicazioni precise e stringenti, lasciando così alle future trattative tra l’Amministrazione e singoli soggetti privati la loro attuazione, con il rischio molto concreto che la pubblica utilità venga subordinata a logiche privatistiche e di mercato. Considerato che la rigenerazione del territorio urbanizzato e le nuove urbanizzazioni si attueranno principalmente tramite lo strumento degli “Accordi Operativi” con i  privati, accordi fondati sull’ “urbanistica negoziata”, risultano evidenti i rischi  conseguenti a una negoziazione non supportata da stringenti regole dettate dal Piano Urbanistico. Regole che definiscano concretamente i criteri di priorità, i requisiti minimi e i limiti in base ai quali valutare la rispondenza all’interesse pubblico delle proposte di Accordo Operativo.“

    Inoltre, nel Pug compaiono scelte, in diversi casi, assolutamente regressive: ci riferiamo alla vocazione del Parco Urbano, ridotto a contenitore di attività ludiche e di svago, facendogli perdere la sua connotazione di nodo ecologico, alla mancata indicazione del Parco Sud come luogo di possibile svolgimento di grandi eventi, alla sottovalutazione del tema della mobilità, all’aver lasciato nell’indeterminatezza il  futuro della ex Caserma di via Cisterna del Follo, alle lacune rispetto alla  valorizzazione agricola del forese, all’insufficienza degli interventi previsti nell’area Est della città e a diverse altre ancora.

    Insomma, non possiamo che dare un giudizio negativo, sia sul piano del metodo che su quello del merito, del Pug che andrà in discussione in Consiglio comunale. Da qui la nostra richiesta che la discussione che lì si svolgerà possa modificarlo nel senso da noi tratteggiato, dando a Ferrara una prospettiva utile per il suo futuro urbanistico.

    Per parte nostra, continueremo a lavorare e a farci sentire perché le nostre ragioni  possano essere prese in considerazione e affermate.

    Forum Ferrara Partecipata: “Dobbiamo immaginare la città come un parco”

    L’associazione organizza un’assemblea pubblica il 26 novembre per creare un dibattito con i cittadini e formulare proposte su mobilità, rifiuti e beni comuni, verde e idea della città

    Presentata l’assemblea pubblica “Insieme per una nuova visione di città”, promossa da Forum Ferrara partecipata, che si terrà il 26 novembre alle ore 17.30 alla parrocchia di San Giacomo (via Arginone 157). L’obiettivo dell’associazione che organizza l’evento è di creare un dibattito insieme ai cittadini per formulare delle proposte concrete con cui affrontare le crisi climatiche e sociali.

    Oltre ad abitanti e forze sociali del territorio, l’invito è stato espressamente esteso al mondo politico, per cercare di fare un passo avanti tangibile in termini di cambiamento. La riunione si svilupperà attorno a tre tematiche fondamentali: mobilità, rifiuti e beni comuni, verde e idea della città. I relatori che interverranno sono Francesca Cigala, Corrado Oddi e Romeo Farinella, che nel corso della conferenza stampa con cui è stato annunciato l’evento del 26 novembre hanno fatto il punto sulle situazioni che invocano delle soluzioni urgenti.

    “Il traffico di macchine che interessa le nostre città – ha cominciato Cigala – ha effetti nocivi sulla salute di ognuno di noi e sull’ambiente. Le emissioni di gas serra sono ancora in aumento, così come le malattie respiratorie e cardiache. È di pochi giorni fa la notizia di Copernicus, il servizio di monitoraggio climatico dell’Unione europea, che ha individuato il 2024 come l’anno più caldo di sempre. È finito il tempo delle promesse, bisogna intervenire. La nostra visione pone il trasporto pubblico, i pedoni e i ciclisti al centro del sistema. Decarbonizzare resta la priorità, senza dimenticarci di collegare i servizi in maniera efficace e funzionale”.

    A proposito della necessità di creare un piano organico, in cui la mobilità l’ambiente e la gestione dei rifiuti convivono come un’unica entità, ha proseguito Farinella. “Dobbiamo immaginare la città come un parco – ha detto – un sistema integrato che unisce città e campagna. Strasburgo, per esempio, sta lavorando in questa direzione, sviluppando una importante area verde che connette il centro con la periferia. Oggi più che mai c’è la necessità di essere concreti. Non è sufficiente annunciare che verranno piantati degli alberi, bisogna capire dove, come e con quali caratteristiche. A Ferrara serve un piano del verde che possa comprendere una vera rete di piste ciclabili, non come adesso che abbiamo dei singoli pezzi di circuito per le bici non connessi fra loro”.

    Infine Oddi è passato a parlare dei rifiuti. “Intervenire sulle politiche – ha spiegato – che ne regolano la gestione è fondamentale. Farlo significa prendersi cura della salute dei cittadini e dell’ambiente, migliorando in generale la qualità della vita. In particolare bisogna minimizzare la produzione di rifiuti che vanno a smaltimento, privilegiando quelli riciclabili. A Ferrara il servizio è in proroga a Hera dalla fine del 2017. È venuto il momento che la gestione dei rifiuti venga messa nelle mani di un’azienda pubblica, la quale perseguirebbe con più efficacia gli obiettivi ecologici e ambientali”.

     

    “La visione delle donne per trasformare Ferrara”

    Il Forum Ferrara Partecipata lancia un nuovo appuntamento pubblico aperto alla cittadinanza sul tema delle pari opportunità, con l’obbiettivo di rendere la città sempre più inclusiva ed equa

    Presso il Centro di Documentazione Donna è stata presentata la nuova iniziativa ideata dal Forum Ferrara Partecipata, associazione da sempre impegnata nel coinvolgere i cittadini nelle scelte che riguardano il futuro del territorio comunale in tema di rigenerazione e organizzazione urbana.

    L’evento dal titolo “La visione delle donne per trasformare Ferrara in una città delle pari opportunità. Cambiare le città per cambiare il mondo” si terrà Giovedì 3 ottobre presso la Sala Sinodale della Parrocchia di San Giacomo Apostolo alle ore 17. All’incontro interverranno Chiara Belingardi, ricercatrice dell’Università di Firenze, co-autrice del libro “La libertà è una passeggiata. Donne e spazi urbani tra violenza strutturale e autodeterminazione” e Antonella Parigi, co-fondatrice della Scuola Holden, presidente dell’associazione “Torino città per le donne” e Assessora alla Cultura, Pari Opportunità, Turismo della città di Moncalieri. In apertura all’evento interverranno Alessandra Guidorzi del Forum Ferrara Partecipata e Laura Calafà, docente di Diritto del lavoro all’Università di Verona.

    (La location è stata scelta in quanto, al momento, a Ferrara non si dispone di sale pubbliche e gratuite per dare spazio alle associazioni. La parrocchia, invece, ha messo a disposizione uno spazio a titolo gratuito per far sì che l’evento abbia luogo).

    Durante questo evento nascerà in modo ufficiale il gruppo “Ferrara, le donne e la città”, che ha come obbiettivo quello di proseguire il lavoro avviato dal Forum per rendere la città di Ferrara sempre più inclusiva ed accogliente, abbattendo tutte le barriere che limitano la vita quotidiana di tutti i cittadini e in particolar modo delle donne.

    Paola Gatti, membro del nuovo gruppo “Ferrara, le donne e la città”, ha voluto mettere in evidenza che: “La città può essere osservata anche dal punto di vista delle donne; la città non è neutra ma è stata costruita da uomini sulla base delle loro necessità: una città rapida e veloce a misura di consumo e produzione. Le donne hanno una visione integrale della società e del mondo e, perciò, vanno ascoltate e devono avere la possibilità di esprimere le loro necessità. Il nostro obbiettivo è ottenere una democrazia partecipata”.

    “Vogliamo creare delle proposte concrete da fornire all’amministrazione per cambiare la città in un tempo breve e non in un futuro lontano”, ha precisato Francesca Cigala Fulgosi, membro attivo del nuovo gruppo. “La crisi climatica e sociale che stiamo vivendo ha necessità di un cambiamento immediato che può avere origine dal pensiero creativo femminile, unendo ecologia, crisi sociale e giustizia in un’ottica femminile e femminista. Vogliamo dei fatti concreti”.

    Caterina Sateriale, altro membro della nuova associazione, ha voluto portare come esempio l’iniziativa proposta dalla città di Bologna per coinvolgere le donne nella vita e nella gestione della città: “è stata promossa dal comune di Bologna un’indagine sulle esigenze delle donne a 360°, attraverso un questionario che è stato distribuito alle cittadine. Dobbiamo prendere esempio da queste iniziative vicine a noi”.

    L’invito all’incontro è rivolto a tutti i cittadini e alle forze politiche interessate a confrontarsi e a collaborare per la costruzione di una Ferrara che possa diventare un modello di convivenza urbana più equo, vivibile e sostenibile.