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Quando: Martedì 21 aprile 2026, ore 21
Dove: Centro Sociale il Melo, via del Melo, 60
Quando: Martedì, 21 aprile 2026, ore 10
Dove: presso la sede della Provincia, corso Isonzo, 105

    Autore: Rodolfo Baraldini

    No all’Ipermercato in via Caldirolo! sabato 11 febbraio alle ore 11 Biciclettata/Flash Mob di protesta

    Come avrete visto dai resoconti della stampa, il  primo flash mob di sabato 4 febbraio davanti alla caserma Pozzuoli del Friuli é andato molto bene con oltre 200 partecipanti (circa 250).

    Invitiamo ora  tutti a partecipare al secondo flash mob sabato 11 febbraio alle ore 11 contro la realizzazione di un ipermercato in via Caldirolo.

    FLASH MOB/BICICLETTATA DI PROTESTA
    CONTRO IL PROGETTO FÉ.RIS E LA SPECULAZIONE EDILIZIA
    CHE VORREBBE CEMENTIFICARE IL CAMPO
    TRA VIA TURCHI E VIA CALDIROLO.

    Sabato 11 febbraio alle ore 11, il Comitato Cardirolo Libera e il Forum Ferrara Partecipata hanno organizzato un flash mob di protesta contro il progetto Fé.Ris e la
    speculazione edilizia che vorrebbe cementificare il campo tra via Turchi e via Caldirolo.
    La manifestazione è articolata in due fasi: prima un presidio sul piazzale all’angolo tra via dei Frutteti e via del Melo seguito da alcuni giri in bicicletta sulle strade attorno al campo dove il Comune vorrebbe edificare l’ennesimo ipermercato.

    Il Fé.Ris è un progetto sbagliato da svariati punti di vista: urbanistico, ambientale, paesaggistico, economico e per la mobilità in città. A fronte di un evidente vantaggio economico per le imprese private che lo propongono, la città di Ferrara ne ricava più danni che benefici. Con la scelta di manifestare con un corteo in bicicletta si vuole inoltre denunciare la vergognosa carenza di piste ciclabili in via Caldirolo dall’incrocio con via della Fornace fino alla rotonda di Porta Mare. Ciclabili che questa e precedenti giunte non hanno mai realizzato e che adesso, per poter portare clienti al programmato ipermercato, si scopre che sarebbero facilmente realizzabili.

    CI TROVIAMO NEL PIAZZALE, ANGOLO VIA FRUTTETI E VIA DEL MELO, CON CARTELLI E FISCHIETTI.

    QUELLI IN BICI FARANNO 3/4 GIRI SULLE STRADE ATTORNO AL CAMPO.

    Diffondete questo messaggio sui vostri social e a tutti i vostri contatti!

     

    In copertina: La grande area agricola adiacente le Mura di Ferrara dove, dopo aver abbattuto la villa, il Progetto Fe.Ris prevede la costruzione di un nuovo Ipermercato di 3750 mq

     

    Vi aspettiamo!

    Coordinamento Forum Ferrara Partecipata e Comitato Caldirolo Libera

    Intanto… un lenzuolo tira l’altro

    Se fate un giro per Ferrara potete già vederne qualcuno. Dal centro alla periferia alle frazioni, dalle finestre delle case cominciano a spuntare I Lenzuoli No Fe.Ris– Ogni giorno se ne aggiunge qualcuno, ma siamo solo all’inizio: il grande giorno della LENZUOLATA sarà giovedì 16 febbraio. Per protestare contro un progetto privatistico, calato dall’alto, che offende l’ambiente e i cittadini, , il Forum Ferrara Partecipata invita tutti a prendere un vecchio lenzuolo e a  scrivere NO FERIS seguito da una frase a piacere.

    Come potete dedurre dalle foto, l’impegno civico ben si sposa con la creatività

    Flash mob in bicicletta contro il progetto Fè.Ris

    Comitato Cardirolo Libera e il Forum Ferrara Partecipata: “Ferrara ne ricava più danni che benefici”

    Sabato 11 febbraio, alle 11, il comitato Cardirolo Libera e il Forum Ferrara Partecipata hanno organizzato un flash mob di protesta contro il progetto Fé.Ris e quella che definiscono “la speculazione edilizia” che vorrebbe cementificare il campo tra via Turchi e via Caldirolo.

    La manifestazione è articolata in due fasi: prima un presidio sul piazzale all’angolo tra via dei Frutteti e via del Melo seguito da alcuni giri in bicicletta sulle strade attorno al campo dove il Comune vorrebbe edificare l’ipermercato.

    “Il Fé.Ris è un progetto sbagliato da svariati punti di vista – spiegano comitato e forum -: urbanistico, ambientale, paesaggistico, economico e per la mobilità in città. A fronte di un evidente vantaggio economico per le imprese private che lo propongono, la città di Ferrara ne ricava più danni che benefici”.

    Con la scelta di manifestare con un corteo in bicicletta “si vuole inoltre denunciare la vergognosa carenza di piste ciclabili in via Caldirolo dall’incrocio con via della Fornace fino alla rotonda di Porta Mare. Ciclabili che questa e precedenti giunte non hanno mai realizzato e che adesso, per poter portare clienti al programmato ipermercato, si scopre che sarebbero facilmente realizzabili”.

    Eventi, eccellenze, normalità. Riflessioni su parco urbano, concerto e dibattito consiliare

    Intervento di Romeo Farinella* sul (mancato) posizionamento strategico di Ferrara nella rete turistica nazionale

    pubblicato su estense.com il 6 febbraio 2023 e con altro titolo su periscopionline.it

    Eccellenza e normalità, qual è la regola? Questa domanda credo valga sia per la vita quotidiana, che per i nostri rapporti sociali, e vale anche per gli spazi dove viviamo, per come sono organizzati, gestiti e fruiti.

    Se si inculca l’idea che la misura è l’eccellenza, chi non lo è rischia o la depressione o l’apatia (e quindi l’indifferenza verso tutto ciò che non identifico con la mia tribù). Al contrario, la consapevolezza che non tutti possiamo essere eccellenti ci dovrebbe portare a dire che dobbiamo comunque garantire a tutti un alto livello di normalità (nei servizi sociali, sanitari e urbani, nell’istruzione, nell’offerta culturale).

    Questa diviene condizione base per fare emergere quelle “eccellenze” che ci inorgogliscono come comunità. Dunque, ben vengano le eccellenze e i talenti ma eticamente una comunità (attraverso i suoi organi di governo e il senso civico dei suoi cittadini) deve innanzitutto garantire a tutti una normalità di qualità. Questo vale per i percorsi educativi (la scuola) ma vale anche per le città.

    L’impressione è che l’esondazione del pensiero neoliberista, non solo nell’economia ma ormai anche nelle regole che definiscono le nostre reti sociali, abbia ridimensionato la dimensione collettiva e inclusiva, insita nell’idea di comunità.

    Continuano a raccontarci che per contrastare la povertà dobbiamo rendere più ricchi i ricchi, perché questo farà ricadere un po’ di ricchezza sui più poveri. Visto come stanno andando le cose (pensiamo solamente alla crisi della sanità pubblica, esplosa con la recente pandemia), e vista l’estensione sempre più estesa delle disuguaglianze, sembra una favola per chi vuole crederci. Ma questo determina la necessità di fornire delle narrazioni rassicuranti che spesso sfociano nel delirio identitario (l’Italia è il paese più bello del mondo, la cucina del mio luogo è migliore di quella di un altro, Ferrara è una “civilizzazione” in sé e non città che si è alimentata, e ha alimentato a sua volta, un processo di civilizzazione più ampio e sincretico). Si è eccezionali anche perché si producono “eventi” unici, che ci fanno emergere, che ci portano ad affermare che certe cose si fanno solo da noi, al contrario la normalità ci rende tutti uguali e dunque banali.

    La qualità (e anche l’eccezionalità) di una città nasce da una serie di eventi unici o è rintracciabile anche nella gestione del “quotidiano”? La domanda nasce dall’impressione che quando lo sforzo di una amministrazione pubblica è tutto teso a far passare l’evento per quotidianità, dando sfoggio a retoriche comunicative che spesso si fondano su ignoranza (nel senso di non conoscere approfonditamente ciò di cui si parla) o su malafede (che è peggio), si perde la misura della qualità del quotidiano,

    E dunque ci appare normale (il giusto prezzo da pagare per essere una eccezionale città di eventi) il fatto che ormai anche le zone ZTL siano invase da auto stabilmente parcheggiate, che le isole ecologiche siano ormai delle discariche a cielo aperto con rifiuti di ogni tipo gettati per terra (ne ho una proprio davanti a casa); che la città sia costantemente attraversata da automobili senza che nessuna seria politica di mobilità sostenibile sia all’ordine del giorno (dichiarare in un Pug o Pums che la mobilità della città sarà sostenibile non costa nulla, ma avviare politiche serie e pianificate costa impegno e serve competenza); non avere il senso della natura e qualità degli spazi della propria città e quindi permettere tutto dappertutto.

    Ad esempio, concerti rock dal forte impatto ambientale in zone delicate e ricche di biodiversità (il parco urbano) o festival di musica leggera con anziani cantautori, conduttori televisivi o dj rap che occupano per un mese le due piazze monumentali della città, impedendo la visione o la contemplazione (atteggiamento tipico del turista culturale).

    Significa anche non dare troppo ascolto che i dati ci dicono che in fondo il turismo cittadino (nonostante gli eventi) non se la passa poi così bene, e l’aria che respiriamo è una delle peggiori della regione (nonostante tutti gli alberi ci dicono verranno piantati, anche sopra i supermercati).

    Forse il miglioramento del turismo e dell’aria richiedono non azioni eccezionali ma strategie meno annunciate ma più regolari che incidono anche sui comportamenti individuali, consapevoli che anche noi cittadini dovremo interrogarci sul futuro che vogliamo e su quello che ci aspetta.

    Un’amministrazione consapevole dovrebbe, senza retorica, aiutare i propri cittadini ad assumere comportamenti consapevoli della posta in gioco in termini di crisi ambientale, di diritto alla città, di inclusività. Lo dicono anche gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu.

    L’estate sta arrivando e certamente “godremo” ancora della vista prospettica di un enorme palco e altri annessi che nasconderanno mezza piazza. L’estate scorsa ho assistito a un dialogo interessante in un’osteria del centro tra due gruppi di turisti francesi e olandesi che dicevano, si bella la città, ma molte chiese sono chiuse, le piazze non si vedono a causa dei palchi, domattina ci spostiamo a Bologna.

    La politica dell’evento è la politica del mordi e fuggi, e conseguentemente la città e la sua struttura commerciale si organizzano per l’evento, lasciando tutto il resto dell’anno numerose serrande chiuse lungo le strade del centro.

    Il posizionamento strategico di una piccola città dentro una rete urbana così densa e ricca di storia come quella italiana non è facile e non la si può ridurre alla ricerca dell’evento. Necessita di capacità di visione e soprattutto di interazione con le città che ci stanno attorno. In un paese che enfatizza sempre il turismo come panacea per i suoi problemi (che sono ahimè più seri e complessi), appare incomprensibile che, ad esempio, non ci sia una linea ferroviaria diretta che unisca tre storiche città d’arte come Mantova, Ferrara e Ravenna, con orari regolari.

    Una buona politica di marketing concertata tra le tre città e le due regioni (e volendo anche lo Stato, anche se non è più di moda) la renderebbe un percorso turistico-culturale straordinario. O ancora come non ci sia un “Treno del Delta” diretto, che da Bologna (dove vi è un’aeroporto) arrivi a Codigoro/Pomposa e Comacchio. In entrambi i casi citati si rafforzerebbe il servizio pubblico per gli abitanti del territorio e si creerebbero delle linee turistiche molto attrattive con quello che ne consegue. Ma per fare questo bisogna ragionare in termini di pianificazione e condivisione e quindi “ben progettare” la normalità e poi su questo innestare le “eccellenze”: fiore all’occhiello di un sistema di qualità.

    Ma un paese dove fondi pubblici, come quelli del PNRR, vengono investiti per recuperare “borghi eccellenti” e isolati (uno per regione) disinteressandosi, di fatto, delle “aree interne” o dove vengono investiti denari per l’alta velocità senza porsi il problema delle reti ferroviarie minori (le due cose dovrebbero essere sinergiche), o ancora vengono utilizzate per costruire inutili palazzetti dello sport (l’evento) senza porre attenzione alla riqualificazione delle strutture sportive che già ci sono (la normalità), non da molte speranze.

    Del resto a Ferrara basta guardarsi attorno per vedere che altri spazi per ospitare gli eventi esistono. Se il concerto di Springsteen lo si poteva fare all’aeroporto, il Ferrara Summer Festival, dovendo per forza farlo in centro, potrebbe svolgersi in piazza Travaglio, liberando la piazza Trento Trieste e i cittadini dall’oppressione dei tubi innocenti. Che ne pensano le associazioni di categoria e le associazioni della città che organizzano eventi “pubblici”?

    Le città, lo sappiamo, sono fatte di spazi e di regole, che ne stabiliscono la fruizione nel rispetto del diritto di tutti di usufruirne, ma vi sono anche le trasgressioni a tali regole. In generale le città italiane (e Ferrara non è un’eccezione) costituiscono un compendio di trasgressione spaziale e normativa. Chi le abita non si pone spesso il problema delle regole, chi le amministra è interessato solamente a stabilirle, nel rispetto delle leggi e delle ordinanze, ma poi sorvola sull’effettivo rispetto.

    Una amministrazione che governa ascolta, discute, argomenta e poi decide; una amministrazione che comanda decide, se ne è capace, forte del consenso di chi si identifica nella cultura del “fare”, a prescindere da tutto il resto.

    Ultima considerazione. L’Assessore alla Cultura Gulinelli ha cercato di demolire le condivisibili ragioni della petizione del Comitato Save the Park, dicendo che i ferraresi che hanno firmato la petizione sono lo 0,4% del totale e quindi questa non aveva valore. L’Assessore forse dovrebbe ricordare che una persona a lui molto vicina, Vittorio Sgarbi, fece bloccare il progetto regolarmente approvato con procedura concorsuale, per la riorganizzazione del Palazzo dei Diamanti, con una petizione firmata quasi esclusivamente da non ferraresi. Certo erano persone “eccellenti”, del mondo dell’arte e della cultura, mentre i firmatari di Save the Park sono probabilmente persone “normali”.

    *professore di Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, dove dirige il CITERlab, un laboratorio di ricerca che opera nel campo della progettazione urbana e territoriale

    E’ un coro di ‘no’ contro il progetto Fe.Ris: “Basta cemento”

    Il flash mob davanti all’ex caserma in via Scandiana ha raccolto circa duecento persone ‘armate’ di cartelli di protesta: “Siamo una città in vendita”

    di Lucia Bianchini

    “Non nel giardino di Borso” è il grido che si alza da un cartello del primo flash mob organizzato dal Forum Ferrara Partecipata, che si è svolto nella mattinata di sabato 4 febbraio in via Scandiana tra i civici 16 e 18, dove sorge la vecchia caserma, raccogliendo circa duecento persone.

    Tra i presenti molti residenti della zona, rappresentanti politici come Paride Guidetti del Movimento Cinque Stelle, Sergio Golinelli, coordinatore di Sinistra Italiana, la consigliera Anna Chiappini e l’avvocato Fabio Anselmo.

    Come ha spiegato Alessandra Guidorzi, referente del comitato residenti, l’intento dell’incontro è dire no a un progetto che non tiene conto dell’opinione e delle necessità dei cittadini, che ha un utilizzo privato e nessuna utilità pubblica, che cementifica, quindi non è rigenerativo, sostenibile, e nemmeno innovativo. Come ha ribadito la referente “a Ferrara ci sono quattordici marche di supermercati, non ci serve la quindicesima, e ci raccontano che così la spesa costerà meno. Non crediamo a nulla di tutto questo, e per questo quartiere non vogliamo che venga tradita la sua vocazione museale. Per noi questa caserma deve rappresentare una continuità con il verde del bastione di San Tommaso e non che la Cavallerizza diventi un luogo per vendere salsiccia e patate fritte, perché c’è bisogno invece di luoghi di aggregazione e di bellezza”.

    Dello stesso avviso è anche il collega Marcello Toffanello: “In quest’area qualcosa bisogna fare, ma non serve creare una piazza dove non c’era e mettere su un livello più basso Palazzo Schifanoia, vista la mole degli edifici che saranno costruiti, e nemmeno costruire un parcheggio sulle mura storiche e far diventare supermercato uno dei pochi luoghi in cui la campagna lambisce le mura cittadine. Le mura, le delizie estensi e il paesaggio naturale sono le ragioni per cui Ferrara è patrimonio dell’umanità, e questo progetto va respinto, perché le nega tutte e tre”.

    “Sono qui per dire che bisogna mettere da parte questo affare e ricominciare da capo – afferma Corrado Oddi, referente del Forum – coinvolgendo le persone, la città”.

    “Ferrara non ha bisogno di altro cemento”, “progettiamo insieme con il cuore e con la testa”, ribadiscono altri cittadini, “Ferrara è una città speciale e merita attenzione e cura. Occorre preservarne lo stile e la bellezza, bisogna proteggerla e non distruggerla con aumento di traffico e inquinamento. Fe.Ris vuole cementificare la città, andando contro l’obiettivo di riduzione del consumo di suolo”.

     “Mi meraviglio che chi ama la bellezza e la cultura sia assente, questo progetto è una vergogna” esclama poi Franca, residente in via Cisterna del Follo.

    “Il Movimento 5 Stelle è fortemente ambientalista – ribadisce Paride Guidetti – e noi siamo contrari a Fe.Ris, che va contro l’ambiente e non farà bene alla città e al futuro dei giovani. La giunta attuale non ha una delega in bianco per fare qualsiasi cosa, ma per i programmi che ha presentato in campagna elettorale, e lì non c’era Fe.Ris. Questo progetto è altamente impattante, e i cittadini devono essere consultati in merito”.

    “Sinistra Italiana e i Verdi ci sono – spiega Sergio Golinelli -. Fin dall’inizio abbiamo espresso la nostra opinione e riteniamo che sia uno scandalo, un puro esempio di speculazione edilizia. Interessante poi che l’assessore Gulinelli abbia insistito molto nel definire ‘clienti’ i visitatori della nostra città, una volta si chiamavano ospiti, ora è tutto commerciale, siamo una città in vendita, per chi se la può permettere”.

    Duecento in presidio davanti all’ex caserma “No a Feris, un progetto che deturpa la città”

    I comitati contro il progetto Feris. Circa duecento persone assiepate davanti all’ex caserma Pozzuolo del Friuli, il cuore del piano di riqualificazione promosso dalla Giunta. I punti più contestati sono, chiaramente, la realizzazione del nuovo centro commerciale in via Caldirolo e la “privatizzazione” degli spazi della caserma che diventerebbero, nelle intenzioni della giunta, uno studentato e una food court.

    Tra i punti verso i quali la cittadinanza mostra contrarietà c’è anche la realizzazione di un parcheggio in via Volano. “Questo progetto – dicono i promotori del comitato no Feris – deve essere rifatto da capo. I cittadini devono essere coinvolti e sopratutto la città, patrimonio unesco, non merita di essere deturpata”.

    Flash mob / Biciclettata, sabato 11 febbraio, ore 11

    SABATO 11 FEBBRAIO, ALLE ORE 11

    FLASH MOB/BICICLETTATA DI PROTESTA CONTRO IL PROGETTO FÉ.RIS E LA SPECULAZIONE EDILIZIA CHE VORREBBE CEMENTIFICARE IL CAMPO TRA VIA TURCHI E VIA CALDIROLO.

    CI TROVIAMO NEL PIAZZALE, ANGOLO VIA FRUTTETI E VIA DEL MELO, CON CARTELLI E FISCHIETTI.

    QUELLI IN BICI FARANNO 3/4 GIRI SULLE STRADE ATTORNO AL CAMPO.

    Due proposte di legge per uscire dal neoliberismo e dar fiato alla spesa sociale dei Comuni. 

    Parte oggi la raccolta firme.

    Di Corrado Oddi, pubblicato su periscopionline.it il 4 febbraio 2023

    Oggi, 4 febbraio, parte un’iniziativa nazionale importante. Inizia infatti, in tutta Italia, la raccolta delle firme per presentare al Parlamento 2 proposte di legge di iniziativa popolare nazionale – promosse da Attac, Arci, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Fridays For Future e molti altri soggetti – relative alla riforma della finanza locale e alla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti.

    Testo della Proposta di legge riforma della finanza pubblica locale

    Testo della Proposta di legge socializzazione Cassa Depositi e Prestiti

    Le 2 proposte di legge (leggi sopra) intendono, da una parte, ridare autonomia economica e finanziaria ai Comuni e, dall’altra, rendere Cassa Depositi e Prestiti una Banca pubblica con la vocazione di sostenere gli investimenti degli Enti locali, in particolare quelli relativi ai Beni Comuni.

    Ancora più in specifico, la prima proposta intende costruire un ruolo centrale per i Comuni nel poter affermare diritti fondamentali dei cittadini, facendoli ridiventare soggetti attivi nel promuovere la gestione pubblica e  le politiche sociali (ed economiche), in particolare in campi quali il patrimonio pubblico e i servizi pubblici, dall’acqua al ciclo dei rifiuti, da quelle riferite all’abitare alla conversione ecologica, dai trasporti pubblici alla cultura e altro ancora.
    Lo fa garantendo sì l’equilibrio economico-finanziario degli Enti locali, ma svincolandolo dall’eredità del Patto di stabilità e dal meccanismo stringente del pareggio di bilancio, e affiancando ad esso l’obiettivo del pareggio del bilancio sociale, ecologico e di genere, guardando a questi strumenti come quelli in grado di soddisfare bisogni e diritti fondamentali dei cittadini.

    La proposta di legge relativa alla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti ha la finalità di mettere a disposizione l’ingente patrimonio che essa raccoglie con il risparmio postale dei cittadini (circa 280 miliardi di €) per finanziare, a tassi agevolati, gli investimenti dei Comuni nei settori sopra elencati e consentire alle comunità locali di intervenire efficacemente sulle priorità che esse individuano.

    Possono sembrare finalità di puro buon senso e, infatti, esse, anche se in termini diversi e in modo parziale, hanno agito fino a circa 30 anni fa, agli anni ‘90 del Novecento, prima che intervenisse l’ondata del neoliberismo anche nel nostro Paese. Che ha assunto tratti particolarmente feroci proprio nei confronti del sistema delle autonomie locali e del settore bancario.

    Con il Patto di stabilità degli Enti locali, la cui prima versione risale al 1998, e poi con il blocco delle assunzioni a partire dagli anni successivi, cui si è associato il taglio progressivo dei trasferimenti di risorse dallo Stato centrale ai Comuni, si è proceduto ad un forte contenimento della spesa corrente dei Comuni, alla privatizzazione di servizi pubblici fondamentali, alla svendita del patrimonio pubblico e ad un pesante ridimensionamento dell’occupazione a tempo indeterminato (e  all’innalzamento della sua età media), il tutto guidato dall’imperativo sempre più cogente del rientro dal debito accumulato.

    Basta pensare che, dal 2013 al 2021, secondo quanto rilevato dalla Corte dei Conti, il debito dei Comuni si è ridotto di circa il 17%, mentre quello delle Amministrazioni centrali è aumentato di circa il 25%. Gli investimenti fissi lordi dei Comuni dal 2001 al 2019 hanno avuto un decremento del 45%, gli occupati a tempo indeterminato, come ha evidenziato la Fondazione IFEL- ANCI, sono passati da 430mila nel 2007 a 320mila nel 2021, con una diminuzione del 25%!

    Dal canto suo, Cassa depositi e Prestiti, dapprima aprendo la possibilità ai Comuni di rivolgersi al mercato del credito e, soprattutto, dal 2003, quando essa è stata privatizzata, trasformandola da Ente di diritto pubblico a SpA e facendo entrare nel capitale sociale le Fondazioni bancarie, ha progressivamente dismesso la propria funzione di Banca pubblica finanziatrice a tasso agevolato degli investimenti dei Comuni per trasformarsi in un “normale” istituto di credito, anzi ha messo a disposizione le proprie risorse per sostenere i processi di privatizzazione dei servizi pubblici e per sostenere gli investimenti nei settori che garantivano margini di profitto più elevati.

    L’incrocio di questi processi – vincoli stringenti alla spesa e al debito degli Enti locali e venir meno del ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, due facce della stessa medaglia- ha fatto sì che i Comuni si sono ridotti ad un intervento pubblico minimo, che è sostanzialmente rappresentato da anagrafe e stato civile, Polizia municipale e il residuo di alcuni servizi sociali, dai nidi all’assistenza ad alcuni presidi culturali.

    Gli anni della pandemia e gli interventi di “emergenza” che si sono approntati anche nei confronti dei Comuni, assieme ai provvedimenti che discendono dal Pnrr, hanno in parte alleviato questa situazione, riportando, almeno sulla carta, una possibilità di investimenti pubblici pari agli anni ‘ buoni’ dell’inizio del 2000 e garantendo una tenuta nella spesa corrente. Ma non si può sottacere che, in mancanza di una ripresa sostenuta dell’occupazione pubblica e un rilancio significativo della spesa corrente, tutto ciò non potrà che risolversi in un palliativo, incapace di invertire la tendenza in atto.

    Per rendere più chiaro questo concetto, è sufficiente avere presente il paradosso per cui, per esempio, nel caso degli asili nido, ogni miliardo di investimento genera, per la loro gestione, maggiori fabbisogni di spesa corrente tra i 50 e i 250 milioni annui, risorse che ci sono per la prima voce, ma non per la seconda.

    Per questo, senza un intervento di fondo, di carattere sistemico, i Comuni continueranno a svolgere un ruolo di pura amministrazione, con una sorta di “pilota automatico” che impedisce di intervenire sugli snodi del modello produttivo e sociale e che rischia di vanificare, quando anche ci fosse la volontà politica, la possibilità di mettere in campo scelte alternative a quelle che sono state prodotte negli ultimi decenni.

    Il valore delle 2 proposte di legge di iniziativa popolare – oltre all’idea di costruire meccanismi di democrazia partecipativa nel definire le scelte sia dei Comuni sia della stessa Cassa Depositi e Prestiti- sta proprio in ciò, nel delineare un percorso di modifica radicale del ruolo e del sistema delle autonomie locali, in grado di affermare i diritti fondamentali delle comunità territoriali e di dotarli delle risorse che rendono possibile quest’obiettivo.

    Per questo occorre che la raccolta delle firme arrivi ad un risultato ben superiore alle 50.000 sottoscrizioni che sono necessarie per presentare le proposte di legge in Parlamento.

    La raccolta firma parte oggi e durerà per i 6 mesi successivi ed era previsto che la si potesse fare nel modo ‘classico’, cioè su moduli cartacei nei quali riportare i dati e certificare i requisiti dei firmatari, sia attraverso una piattaforma che consentisse le firme online, modalità prevista dal luglio scorso grazie ad una modifica legislativa che l’ha introdotta.
    Peccato che il governo ha annunciato a metà del mese di novembre scorso che finalmente la piattaforma per le firme online era pronta, ma, da allora a tutt’oggi, essa risulta in una fase di test ( ma quanto saranno approfonditi, visto il tempo che si sta impiegando?) e quindi non è ancora agibile.
    Non voglio avanzare pensieri maliziosi in proposito, che però vengono facilmente in mente; in ogni caso.

    A Ferrara

    Per l’intanto, in attesa che le criticità per le firme online si risolvano, le firme potranno essere apposte su moduli disponibili presso l’Ufficio elettorale del Comune a Ferrara, in via Fausto Beretta 19, dal lunedì al venerdì, ore 8-12 ; oppure al mercatino della Comunità Emmaus ( via Nazionale 95 – S. Nicolò) nelle giornate di martedì e giovedì dalle 8 alle 12 e sabato dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 18.

    Firmare e far conoscere quest’iniziativa serve non solo dal punto di vista generale, ma anche per sostenere le battaglie che sono aperte anche a Ferrara, che, al pari di tante altre città, non è risparmiata dal furore di privatizzazione degli spazi e dei servizi pubblici.
    Basta pensare all’idea di utilizzare il Parco Urbano Bassani a ridosso delle Mura estensi, patrimonio UNESCO, per svolgere il concerto di Bruce Springsteen.
    Oppure al progetto FERIS, che mette insieme ristrutturazione di un ex caserma con un nuovo ipermercato e parcheggio, sempre sotto le Mura, in una logica tutta orientata al servizio di interessi e profitti privati.

    Per non parlare del fatto che Hera continua a svolgere in proroga la gestione del servizio dei rifiuti, nonostante la concessione sia scaduta alla fine del 2017 e ci siano tutte le condizioni per arrivare alla ripubblicizzazione del servizio stesso.

    Insomma, ci sono veramente tante e buone ragioni per firmare e far firmare queste proposte di legge di iniziativa popolare, per portare avanti una lotta che non sarà né semplice, né breve, ma che, sul serio, indica una strada che può tornare a far contare e dar voce alle persone che abitano le città e i territori.

    il nodo di via Comacchio, via Ravenna, via Volano e altre strade adiacenti, è la vera priorità della zona sud-est

    Abito nel cohousing SanGiorgio in via Ravenna 228 e  sperimento in prima persona il disagio di questa zona.

    Ho partecipato a due petizioni inoltrate alla precedente amministrazione e a quella attuale, che ci ha rassicurato in merito; il tema era ovviamente le difficoltà degli abitanti che, in via Ravenna,  non possono usufruire nè di autobus, nè di piste ciclabili, nè soprattutto neanche di un piccolo marciapiede, nonostante l’alto traffico.

    Il progetto Feris, che prevede un parcheggio su via Volano, aggrava le situazioni in cui viviamo, per il fatto che prevederebbe una intensificazione del traffico come un collo di bottiglia.

    Ci sentiamo quindi doppiamente presi in giro da una amministrazione che ci ha fatto promesse e che agisce in una maniera così contraddittoria.

    Ritengo che il nodo di via Comacchio, via Ravenna, via Volano e altre strade adiacenti, sia la vera priorità della zona sud-est, ancora priva di vie di scorrimento. Il nodo è
    condannato ad essere collegamento tra Ferrara e i centri limitrofi come Argenta, Portomaggiore, Voghera, e altri di questo angolo della provincia.

    Risulta difficile agli abitanti come me, proporre soluzioni alternative ed è necessario avvalersi di tecnici e di strumenti quali “simulatori di traffico”.

    Vorrei anche sottolineare come la cosiddetta “cintura verde della città” corrispondente al fuori mura che va da San Giorgio a Piazza travaglio e da San Giorgio a Porta Mare, sia una risorsa molto importante per la salute, la circolazione sicura con biciclette, pedoni o passeggini. Tutti gli abitanti di questa zona la percorrono volentieri per entrare in città senza affrontare il traffico delle vie con laterali. Per quanto riguarda l’intero progetto vorrei suggerire di creare nuove modalità abitative come il cohousing, tramite ad esempio un Bando del Comune per fasce di età, necessità, giovani coppie, disabili: un cohousing gestito dall’Amministrazione.

    Caterina Sateriale

    Gli “anti Fe.Ris” pronti alla mobilitazione: organizzati tre flash mob

    Si svolgeranno nei luoghi dove sono previsti il supermercato, il parcheggio e presso l’ex caserma nelle giornate del 4, 11 e 18 febbraio: “Questo progetto offende la città”

    Continua la mobilitazione del Forum Ferrara Partecipata per il no al progetto Fe.Ris, con tre flashmob, che si svolgeranno nei luoghi dove sono previsti il supermercato, il parcheggio e presso l’ex caserma.

    “Si è finalmente creata una mobilitazione – spiega Francesca Cigala Fulgosi – contro questo progetto che offende la città, che va contro tutti i principi dell’agenda 2030 e le linee guida del nuovo piano urbanistico. Le tre assemblee che abbiamo svolto hanno avuto successo e i cittadini vogliono dire la loro. Un primo passo sono i flash mob, a cui seguiranno approfondimenti tematici con l’Università. Riteniamo che sia buono e giusto recuperare la caserma, sbagliato è il modo”.

    Il primo flashmob si terrà sabato 4 febbraio alle 10.30 in via Scandiana 16, di fronte all’ex Cavallerizza della caserma.

    Il secondo appuntamento, sabato 11 febbraio sarà ‘Sbicilenta’, la biciclettata lenta. L’incontro sarà in via Frutteti all’incrocio con via del Melo, e l’intenzione è quella di fare un giro in bici intorno all’area che sarà la sede del centro commerciale: via Caldirolo, via Frutteti, via della Siepe, via Fornace: “Passeremo anche di fianco al Cadoro, mostrando un centro commerciale che c’è già, a cento metri da quello che vogliono costruire – racconta Leonardo Polastri del comitato ‘Caldirolo libera’ -. Quello che vogliono costruire è un centro commerciale di 15 mila metri quadrati, un campo da calcio e mezzo, non è un negozio, è grande come l’Interspar di via Pomposa. Nessuno sente l’esigenza di un nuovo centro commerciale, e sappiamo benissimo che sarà una struttura di cemento armato piazzata su un campo agricolo, cosa che contrasta con la crisi climatica che stiamo attraversando, oltre a causare un notevole danno paesaggistico. Per gli abitanti di via del Castagno cambierà poi il panorama, non vedranno più il verde, ma il centro commerciale e i camion che arriveranno, le loro abitazioni perderanno valore, e come loro stessi affermano ‘non vedranno più il sole a sud’”.

    Il terzo appuntamento sarà in via Volano, sabato 18 febbraio alle 10.30. “Siamo contrari ad un parcheggio a ridosso delle mura – spiega Corrado Oddi – è un pugno negli occhi rispetto al paesaggio delle mura, poi avere un parcheggio in un’area congestionata come San Giorgio porterà ulteriore traffico. Il progetto si rifà inoltre a un’idea vecchissima di mobilità: oggi i parcheggi si fanno fuori dalla città e ci sono navette, il trasporto pubblico, che portano in centro”.

    I motivi del no a Fe.Ris esposti dal Forum sono che con questo progetto sarà svenduta ai privati l’ex caserma Pozzuolo del Friuli, dove verranno aggiunti nuovi volumi di edificazione, alti 18 metri, saranno cementificate aree di pregio in prossimità delle mura, in via Volano, per realizzare un parcheggio, e in via Caldirolo per l’ipermercato. Progetto che, secondo il comitato, viene “spacciato per riqualificazione urbana, mentre invece si preoccupa soltanto degli interessi di pochi privati, togliendo verde alla città, peggiorando il traffico e ferendo il patrimonio storico: l’ex caserma Pozzuolo del Friuli è un bene pubblico e come tale deve essere utilizzata, non per realizzarvi uno studentato privato, residenze private o una ‘Food Court’”.

     

    Lucia Bianchini

    FLASH MOB – Sabato 4 febbraio ore 10:30 – 11:00 in via Scandiana, 16

    Insieme diciamo no a FE.RIS
    UN PROGETTO SBAGLIATO CHE OFFENDE LA NOSTRA CITTÀ

    Sabato 4 febbraio ore 10:30 -11:00
    in via Scandiana,16
    FLASH MOB
    Partecipate, fate partecipare, passate parola.   Portate un cartello con il vostro perché NO al FE.RIS

    Per una città libera dal traffico e dal cemento. Per una città
    democratica, non privatizzata, che guarda al suo futuro.
    Per dire NO a Fe.Ris, il progetto che svende ai privati l’ex caserma
    Pozzuolo del Friuli, dove verranno aggiunti nuovi volumi di edificazione
    alti 18 metri, e che cementifica aree di pregio in prossimità delle Mura: in
    via Volano, per realizzare un parcheggio, in via Caldirolo per l’ennesimo ipermercato.

    Perché è un progetto che viene spacciato per “riqualificazione urbana”,
    mentre invece si preoccupa soltanto degli interessi di pochi privati,
    togliendo verde alla città, peggiorando il traffico e ferendo il nostro patrimonio storico.

    Perché l’area dell’ex Caserma Pozzuolo del Friuli è un bene
    pubblico e come tale deve essere utilizzato. Non può essere
    “regalata” ai privati un’area di straordinario valore artistico e urbano
    come questa, per realizzarvi uno studentato privato, residenze private e una “ food court”.

    Perchè i cittadini devono essere coinvolti nella progettazione della
    città e nelle scelte che li riguardano.

    forumferrarapartecipata@gmail.com
    https://ferrarapartecipata.it/

    Ai Ferraresi piace partecipare. Sempre di più: 100 persone all’ultima assemblea di quartiere contro il progetto Fe.ris.

    Si è concluso mercoledì nel tardo pomeriggio, il tris delle assemblee di quartiere direttamente colpite dal progetto Fe.Ris.

    La riunione del Comitato via Scandiana – ex caserma ha radunato quasi cento partecipanti (in totale oltre 250 presenze nelle tre assemblee di quartiere effettuale, Ndr.), assiepati anche in piedi nella sala del Csv e nell’atrio.
    Alessandra Guidorzi del Forum Ferrara Partecipata, l’architetto Malacarne diItalia Nostra e Marcello Toffanello, residente e storico dell’arte, hanno aperto i lavori illustrando i vari aspetti del progetto urbanistico della Giunta. “Questi incontri specifici dei Comitati di quartiere – ricorda Alessandra Guidorzi –hanno lo scopo di concretizzare la mobilitazione dei cittadini, ignari della vera portata dello sciagurato progetto della Giunta. Il Forum Ferrara Partecipata sta ridando voce alle persone, che invitiamo ad esprimere il proprio sogno di città. Nel nostro sito ferrarapartecipata.it, si trovano tutte le informazioni tecniche e organizzative”.

    “Sventrare la zona Scandiana, abbattendo i muri per creare una piazza nel bel mezzo del quartiere argomenta Andrea Malacarne è uno sfregio alla storia della città. Il centro storico è una risorsa di cui vanno identificate le nuove funzioni con un processo democratico e trasparente, come è stato per il recupero delle mura della città con i fondi Fio.”

    Dove è finita la cucitura urbanistica tra Schifanoia, Bonaccossi, Marfisa? – si chiede Toffanello – Il parcheggio in via Volano e gli edifici nuovi incombenti su Schifanoia, previsti da Fe.Ris. ne fanno un progetto che smentisce il marchio Unesco sulla città”.

    Nasce un dibattito vivace che declina dalla rassegnazione (“Se hanno firmato il preliminare per la ex caserma, c’è poco da fare. Purtroppo è una classica speculazione edilizia, come tante altre in passato”), alla creatività (“Bisogna fare manifestazioni e poi progettare usi innovativi degli spazi per piccole nuove imprese”), alla concretezza (“Bisogna bloccare il progetto e basta: dobbiamo aumentare la mobilitazione perché i politici promettono di ascoltarci per discutere, poi non si fanno più sentire, come l’assessore Balboni. Allora saremo noi ad informare i cittadini e ad approfondire con i tanti esperti che hanno aderito al Forum”).

    C’è anche chi invoca la scesa in campo di Vittorio Sgarbi: “Un suo intervento sarebbe decisivo”, ma Andrea Malacarne fredda gli entusiasmi: “Lo abbiamo già invitato ad esprimersi durante un convegno di Italia Nostra, ma ha svicolato senza dire niente”. E’ proprio Italia Nostra ad aver presentato ricorso al Tar contro Fe.Ris., puntando il dito sulla palese assenza di interesse pubblico in tutto il progetto, e quindi la impossibilità di invocare la deroga alle norme del piano regolatore vigente.

    In conclusione, è stata annunciata la prossima iniziativa del Forum: un flash mob nella mattina di sabato 4 febbraio in via Scandiana, proprio davanti al portone della ex caserma, di fronte alla Cavallerizza.

     

    Alessandro Tagliati

    Fé.Ris: “Progetto architettonico inguardabile e privo di pubblica utilità”

    Terzo incontro sul progetto con i residenti della zona dell’ex caserma “che va riqualificata, ma uno studentato privato non è la soluzione”.
    Malacarne di Italia Nostra: “Con il coinvolgimento dei cittadini possiamo bloccare tutto”

    Entra sempre più nel vivo il percorso di contrasto a Fé.Ris organizzato dal Forum Ferrara Partecipata in seguito alla mobilitazione della Rete per la Giustizia Climatica che aveva individuato criticità nel progetto presentato dal sindaco Alan Fabbri il 30 giugno scorso. Un progetto che fin da subito ha fatto discutere moltissimo e che oggi vede assemblee sempre più piene. La sala messa a disposizione in zona San Giorgio dal Csv è gremita e alcune persone si devono accontentare di aspettare fuori dalla porta.

    In realtà gli organizzatori stessi sanno che non è sufficiente e che si dovranno attuare azioni per coinvolgere ancora più persone a contrasto di un progetto “privo di pubblica utilità”. Proprio questo virgolettato pare centrale all’interno del dibattito al quale, oltre ad attivisti e cittadini, sono invitati l’architetto Andrea Malacarne di Italia Nostra e residente nel quartiere limitrofo all’ex caserma di Cisterna del Follo e lo storico dell’arte, anch’esso residente nel quartiere, Marcello Toffanello. E proprio l’architetto Malacarne parla di “progetto architettonico inguardabile” con particolare riferimento alle parti che saranno di nuova costruzione. Ma il problema principale è un altro, e riguarda l’intervento privato che “in aree di questo tipo non è da escludere” ma è di difficile realizzazione perché “le nuove costruzioni devono essere finalizzate al preminente interesse pubblico”.

    Interesse pubblico che non è ravvisato dagli organizzatori per molteplici ragioni e una premessa, tutti sono concordi nel dire che l’area dell’ex caserma va riqualificata, il problema semmai è il come. Le proposte arriveranno e, nelle intenzioni degli organizzatori, usciranno proprio da questi incontri. Per ora le criticità agli occhi dei residenti paiono essere l’evidente rischio di congestione del traffico, per quanto riguarda in particolare le aree di via Caldirolo e del parcheggio a ridosso delle mura in zona San Giorgio, ma anche la destinazione d’uso dell’ex caserma. Questo è infatti da considerarsi un “comparto risorsa” cioè uno spazio utile a “risolvere problemi esistenti nei dintorni”. Secondo i partecipanti uno studentato privato e definito “di lusso” non è la soluzione ai problemi abitativi degli studenti che hanno semmai bisogno di nuovi appartamenti ma con affitti calmierati.

    “Sarebbe – dice invece Marco Tuffanello – un’ottima occasione per pensare di allargare i servizi ma anche gli spazi verdi di Schifanoia”. A inizio degli anni 2000 vi fu una proposta per creare due poli museali, uno sul quadrivio di Palazzo dei Diamanti e uno che pensava di utilizzare lo spazio dell’ex caserma “per ricucire i tre edifici museali che insistono sulla zona”. I possibili progetti prospettati sono diversi e tutti prevedono la rinuncia a parcheggio e supermercato anche perché, dice Toffanello, “non si capisce come una città come Ferrara, che ha fatto dell’essere patrimonio dell’Unesco la sua bandiera, possa costruire un parcheggio e un supermercato a ridosso delle mura”.

    “È illusorio – aggiunge quindi Malacarne – pensare che un comparto del genere (ex caserma Pozzuolo del Friuli, ndr) possa essere recuperato solo tramite iniziativa privata, o meglio, è possibile ma con interventi non finalizzati al preminente interesse pubblico”. Ecco che si torna al nocciolo della questione in un dibattito nel quale i partecipanti cercano di capire le modalità attraverso cui porsi in contrasto al progetto comunale. Si parla di manifestazioni, di affissioni di striscioni, di modalità di coinvolgimento di sempre più cittadini, ma si parla anche del ricorso al Tar, dell’approvazione vincolante del progetto da parte della provincia. Insomma, secondo Malacarne, “se tutti fanno il loro dovere questa roba qui non va neanche in consiglio comunale”. Anche perché tutti i passaggi attraverso cui si è arrivati all’approvazione del consiglio comunale “sono partiti in modo abbastanza inusuale con una richiesta di approvazione in consiglio comunale” e “in deroga al piano regolatore vigente”. Derogare al piano regolatore è possibile, ammette lo stesso Malacarne, “ma una delle condizioni è la preminente pubblica utilità”.

    Ci sono poi altre questioni che non spianano la strada al progetto della giunta. In primo luogo è noto come la maggioranza non sia così salda su questo tema, nel consiglio comunale di luglio il progetto passo grazie al solo voto di Paola Peruffo con Savini, Caprini e Pignatti contrari. Insomma, da ciò che trapela, le frecce a carico di Ferrara Partecipata sono molte e, dice Francesca Cigala, “noi come forum vogliamo bloccare questo progetto, sia sul piano procedurale sia attraverso la mobilitazione dei cittadini”.

    In conclusione, è stata annunciata la prossima iniziativa del Forum: un flash mob nella mattina di sabato 4 febbraio in via Scandiana, proprio davanti al portone della ex caserma, di fronte alla cavallerizza.

    Pietro Perelli

    Fe Ris sotto la lente del Comitato di quartiere di via Scandiana: fra bocciatura e nuove proposte

    Oltre cento i partecipanti che ieri hanno seguito con contributi e domande l’incontro indetto dal Comitato residenti di via Scandiana , per informare gli interessati sia delle caratteristiche del progetto Fe Ris, sia delle ragioni della netta opposizione espressa in più occasione dal Forum Ferrara partecipata.

    Alessandra Guidorzi del Forum, l’architetto Andrea Malacarne di Italia Nostra e Marcello Toffanello, storico dell’arte e curatore della Pinacoteca nazionale di Palazzo dei Diamanti, oltre che residenti, hanno aperto i lavori  illustrando i vari aspetti del progetto urbanistico e l’intenzione del Forum Ferrara Partecipata di ridare voce ai cittadini sul futuro della città, oltre che su questo specifico progetto, che il Forum boccia senza mezze misure ritenendolo del tutto sbagliato.

    L’intervento sulla caserma porterebbe nell’area della cavallerizza, trasformata in food court, e sugli edifici dentro lo spazio della ex caserma, uno studentato da 400 posti e altre strutture  sia residenziali che per uffici,  un afflusso di  3/4000 persone in un’area di grande pregio storico, snaturando l’identità urbanistica e culturale di un comparto che ospita cinque musei, tre scuole, una delle chiese più antiche della città e altri edifici monumentali.

    L’intervento di riqualificazione della ex caserma abbandonata da circa trent’anni è un’ottima idea, ma il progetto Fe Ris oltre a tradire la vocazione di polo culturale del comparto, cade dall’alto, non risponde agli effettivi bisogni della città, di cui non è stata mai ascoltata la voce, non ha utilita’ pubblica e opera una cementificazione contraria ad ogni idea di sostenibilità ambientale.

    Questo in sintesi la posizione espressa anche dall’architetto Malacarne  che ha ricordato  gli interventi in proposito di Italia Nostra, sottolineando che il comparto dell’ex caserma, un comparto risorsa,  non può essere recuperato in modo qualunque. “Il Fe ris  si presenta, invece,  come una grande operazione speculativa privata su parti di città  finora considerate intoccabili, un regalo ad operatori privati” attraverso l’accordo di programma, una soluzione che rappresenta un precedente pericolosissimo. “Il Comune e l’Università, cioè enti pubblici, insieme alla Cassa depositi e prestiti dovrebbero essere gli autori di una operazione di riqualificazione così imponente e strategica per il centro storico di Ferrara, da mettere al servizio dei musei, dell’università, del turismo culturale. Il centro storico è una risorsa di cui vanno identificate le nuove funzioni con un processo democratico e trasparente, come è stato per il recupero delle mura della città con i fondi Fio.”

    “Dove è finita la cucitura urbanistica tra Schifanoia, Bonaccossi, Marfisa? – si chiede Toffanello – che ha aggiunto come questa riqualificazione dell’ex caserma insieme agli altri due interventi del Fe Ris, il  parcheggio in viale  Volano e l’ipermercato in via Caldirolo,  smentiscano il marchio Unesco della città”.

    Dal dibattito sono emerse proposte di  interventi rapidi sull’operato dell’amministrazione, di un coinvolgimento largo della cittadinanza, come il flashmob programmato per il 4 febbraio, la partecipazione agli incontri con esperti per un confronto sul futuro della città.

    Rigenerare la città per fermare il consumo di suolo: ma non è così per Fe.ris

    In questi mesi il dibattito aperto sul futuro della città dal progetto di rigenerazione urbana Fe.ris, ha introdotto nel lessico pubblico parole nuove e  tecniche, in questo caso relative all’urbanistica, non sempre comprensibili per i non addetti ai lavori, come appunto rigenerazione.Stop al consumo di suolo: la Rete Giustizia Climatica dice ...

    Per innovazione e sostenibilità, gli altri due sostantivi che definiscono il progetto,  rimandiamo ad un recente passato, quando si è cominciato a parlare di industria 4.0, di sviluppo sostenibile, di produzione a km zero e di zero consumo di suolo.

    Oggi cominciamo a chiarire il significato di rigenerazione  partendo da qui, cioè dal proposito di riduzione drastica della cementificazione e quindi del consumo di suolo che ogni rigenerazione  dovrebbe porsi come obiettivo, proprio perchè interviene su  strutture esistenti.

    La legge, approvata alla Camera nel 2016,   riconoscendo il suolo come un bene comune ed un risorsa non rinnovabile, tutela i terreni agricoli come luoghi atti alla produzione di cibo.

    Azzerare il consumo di suolo entro il 2050 è il principio guida delle leggi regionali  sul contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato. L’Emilia-Romagna,   in coerenza con gli articoli 9, 44 e 117 della Costituzione e con i principi desumibili dagli articoli 11 e 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ha assunto nella legge regionale approvata alla fine del 2017 l’obiettivo del consumo di suolo a saldo zero da raggiungere entro il 2050.

    immagine Open polis

    Si tratta, in verità, di norme assimilabili a pie intenzioni, dal momento che a luglio 2022 nel suo rapporto annuale l’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – comunica che, “con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo è tornato  a crescere e nel 2021 ha sfiorato i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno”. Che significa maggiore impermeabilizzazione del territorio e maggiore  rischio ambientale.

    La rigenerazione urbana, di cui si parla a proposito del Fe.ris, oltre a porsi l’obiettivo di porre un freno al degrado di edifici cittadini  dismessi, come la ex caserma Pozzuolo del Friuli e la Cavallerizza, attraverso attività di demolizione, ricostruzione e assegnazione di nuove funzioni tenendo conto del contesto , dovrebbe avere fra i suoi obiettivi prioritari proprio  quello di non consumare altro suolo, evitando di cementificare  ulteriormente gli spazi urbani e meno che mai i suoli agricoli.

    Ma non è così.  perché prevede altra cementificazione e per di più in aree pregiate della città, come il sotto mura per il nuovo parcheggio  in  via Volano,  in una delle zone chiave della cinta muraria e  quindi dell’identità storica della città, cui l’Unesco ha conferito il titolo di World Heritage per aver saputo conservare, rispettandone la natura storica e culturale, una testimonianza unica della città rinascimentale.

    Per  il progetto di un nuovo ipermercato in via Caldirolo,  oltre a lastricare un’area vicina alle Mura estensi, il Fe.ris   sottrarrebbe suolo agricolo al territorio circostante la periferia est della città.

    Mentre per la riqualificazione della ex caserma di Pozzuolo del Friuli e della prospiciente Cavallerizza , oltre a stravolgere la vocazione museale e turistica dell’area, Fe ris  porterebbe nuova cementificazione all’interno della caserma in aree che oggi non sono occupate da edifici e in più, alzerebbe in modo disarmonico  e antiestetico  la” skyline” di una delle zone  storiche rimaste più fedeli all’antico profilo della città.

    Senza contare che, come sottolineato dalla Rete per la giustizia climatica di Ferrara, “Contrastare il consumo di suolo è un impegno che l’amministrazione si era assunta con la votazione del 12 aprile 2022, non solo per contrastare il dissesto del territorio e la perdita di biodiversità ma anche per mitigare gli effetti drammatici del riscaldamento globale (stoccaggio di carbonio, maggiore disponibilità di spazio per la piantumazione di numeri elevati di alberi che rappresentano uno dei mezzi più efficaci per ridurre l’aumento delle temperature). In particolare, poiché Ferrara è uno dei capoluoghi di provincia con il maggior numero di ondate di calore, sarebbe estremamente importante che le scelte di pianificazione dell’amministrazione della città fossero volte ad impedire un ulteriore cementificazione del suolo comunale.”

    Le alluvioni sono fenomeni naturali, tuttavia tra le cause dell’aumento della frequenza delle alluvioni ci sono senza dubbio l’elevata antropizzazione e la diffusa impermeabilizzazione del territorio, che impedendo l’infiltrazione della pioggia nel terreno aumentano i quantitativi e le velocità dell’acqua che defluisce verso i fiumi. – protezione civile

    No al Fé.ris, partecipa anche tu all’incontro allargato del comitato Caldirolo Libera

    Il comitato Caldirolo Libera si riunirà il 27 gennaio alle ore 18 presso la sede IBO di via Boschetto 1 Ferrara, per programmare le prossime azioni di protesta contro il Fé.ris. L’incontro è aperto a chiunque voglia proporre azioni di protesta e voglia partecipare attivamente.

    Comitato Caldirolo Libera allargato

    Il comitato CaldiroloLibera normalmente si riunisce tutti i giovedì alle 18, nella sede della contrada Borgo San Giovanni, via del Melo 105.

    Venerdì 27 gennaio alle ore 18 nella sede IBO in via Boschetto 1,  faremo anche un incontro allargato a tutti quelli che vogliono mobilitarsi. Decidiamo assieme le prossime azioni di protesta per bloccare il progetto Fé.ris.

    L’obiettivo immediato è dare maggior visibilità alla nostra protesta.
    Se avete idee e volete partecipare attivamente, siete invitati all’incontro o ad inviare le vs. considerazioni a: caldirololibera@gmail.com