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Quando: Sabato 16 maggio 2026, ore 10e30
Dove: Sala Imbarcadero 2- Castello Estense

    Tag: democrazia partecipativa

    Riflessioni dopo l’iniziativa pubblica sulla democrazia partecipativa

    L’immagine che il professor Lewansky ci ha fornito nella sua conferenza è stata molto suggestiva. L’aver trattato il tema con tecniche comunicative di libera associazione concettuale ci ha arricchito di intenzioni positive verso la proposta di una “partecipazione deliberativa” ma ….. dopo la fascinazione ritornando tra le ombre della realtà tutto ha perso luminosità: dopo una immagine splendente, il buio e nessun strumento per orientarsi. Siamo noi a dover dare una forma a questi buoni propositi? Ma come?!

    Come qualsiasi oggetto percepito ha una sua ombra per essere considerato possibile così una idea, un progetto ha una sua dimensione invisibile per rendersi realizzabile. E’ proprio su questo che mi sembra necessario trovare il modo di lavorare. A mio giudizio anche la “partecipazione deliberativa” se non si realizza in pratiche sociali vive può diventare un carrozzone per esercitazioni laterali a pratiche politiche tradizionali cioè, in definitiva, generare attività lontane dall’essere momenti di crescita e consolidamento di comunità nel loro ruolo sociale.

    Perché suggerimenti e suggestioni su un progetto possano trovare la propria forma reale è necessario che si avviino processi reali di sviluppo e apprendimento tra soggetti consapevoli di essere titolari di interessi legittimi. Dare sostegno alla formazione di gruppi sociali che per appartenenza o per competenza siano in grado di costituirsi come soggetti attivi sul territorio diventa un obiettivo auspicabile.

    La sperimentazione, ad esempio, è stata indicata come inutile dal professore; in realtà, a mio giudizio, è molto utile non tanto per fornire risultati di legittimazione al progetto – e su questo ha ragione Lewansky quando sostiene che non servono ulteriori conferme dell’efficacia della sua proposta – quanto per rendere viva e trovare modalità attraverso cui la “partecipazione deliberativa” diventa uno strumento acquisito e praticabile nel tempo ed in diverse situazioni.

    In definitiva, non si possono affrontare dinamiche sociali complesse senza dare impulso a relazioni vive in processi aperti e curare confronti con tutti i soggetti coinvolti.

    Per poter cogliere le opportunità però, bisogna essere in grado di saperle individuare e rileggere. Di qui la necessità di sviluppare quelle capacità di ascolto e di osservazione del nostro mondo esterno così come coltivare riflessioni e riconoscimenti del nostro mondo interiore (queste capacità sono riferibili sia al singolo individuo che ad una organizzazione complessa).

    In questo processo strategico di sviluppo organizzativo e sociale si possono riassumere tre momenti sostanziali:

    -L’osservazione e la sua interpretazione

    -L’intervento e la sua sperimentazione

    -La definizione del progetto e la sua esecuzione, l’idea e la struttura

    La sequenzialità è del tutto arbitraria. Ciascuno di questi momenti si articola in polarità che possono esprimersi in conflittualità o rigenerarsi in armonia ed accordi. Il “come” sviluppare processi di effettiva realizzazione di scelte comuni e condivise viene ad essere di strategica importanza per il successo e l’efficacia degli interventi individuati e solo l’esperienza ci può fornire suggerimenti effettivi.

    Il primo delicato momento di avvio di qualsiasi percorso di sviluppo è quello che riguarda la capacità di osservare la realtà delle situazioni che ci interessano nella molteplicità degli elementi che le descrivono. Non concentrare in poche mani l’esclusività dei rilievi e delle valutazioni e riuscire a produrre una visione multi-prospettica, non ancorata a pregiudizi e preconcetti, sul fenomeno osservato possono essere obiettivi non trascurabili. La complessità dei fenomeni trova nella centralizzazione di strutture decisionali modalità di rallentamento nel fare e vischiosità nei risultati perseguibili.

    Il secondo momento è costituito da quelle scelte ed interventi possibili che possono emergere dal confronto con la memoria delle esperienze condotte: il confronto tra le diverse linee interpretative e tra le diverse forme di intervento nella loro sperimentazione sembra essere un passaggio indispensabile per arrivare alla formulazione di un progetto efficiente ed efficace.

    In questo percorso, la capacità di dialogo mi sembra essere la facoltà indispensabile: riuscire a portare non solo i singoli cittadini ma anche leaders e organizzazioni, operatori qualificati e tecnici competenti a riconoscere il bisogno di sviluppare capacità personali di pensiero aperto, inclusivo e capacità di ascolto dovrebbe essere un obiettivo centrale per sviluppare sensibilità a forme di dialogo “generativo”.

    Il risultato finale sarà una diagnosi articolata del tema trattato che può condurci con discreta attendibilità all’individuazione di un progetto concreto di interventi realizzabili.

    L’ultimo momento del processo completa e consolida le attività ed i ruoli di esercizio individuati come necessari in una visione condivisa tra tutti gli attori reali della situazione in considerazione e definisce un progetto che individua modalità e tempistica per una concreta ed efficiente operatività. Anche su questo piano le possibilità di formare e sviluppare strategie di collaborazione e potenziamenti professionali e tecnici sono diverse e non possono che essere obiettivi da proporsi in itinere.

    In definitiva, proporrei di lavorare insieme su questi aspetti, anche con l’ausilio di esperti, per un percorso che si ispira a collaborazioni e forme attive di partecipazione diretta in gruppi sociali e comunità.

     

     

    La Democrazia Partecipativa per costruire un nuovo futuro per Ferrara. Il Forum chiama tutti al confronto: mercoledì 29 novembre, ore 17,30 al Grisù

    Il Forum Ferrara Parecipata, Rete composta da numerose Associazioni e cittadini che, dopo l’impegno per contrastare il progetto Fe.ris., ha esteso la sua riflessione e iniziativa sui temi riguardanti la visione della città, organizza mercoledì 29 novembre alle ore 17,30 (presso la Sala Convitto della Factory Grisù di via Poledrelli)  un incontro pubblico sul tema :“ Tra un’elezione e l’altra: in che modo i cittadini possono partecipare davvero a costruire il futuro di Ferrara e delle sue frazioni”.

     

    L’incontro, introdotto da Lucia Ghiglione, del Forum Ferrara Partecipata e che vedrà i contributi di Rodolfo Lewanski, professore Alma Mater, Scienze Politiche, già Autorità per la Partecipazione della Regione Toscana, Alessandra Marin, professoressa di urbanistica Università di Ferrara Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione e Massimo Rossi, ex Sindaco di Grottammare 0 Ascoli Piceno ), vuole essere un’occasione per approfondire i temi legati alla democrazia partecipativa, su come essa possa strutturarsi in un vero e proprio sistema che consenta ai cittadini di poter concorrere realmente alle decisioni che l’Amministrazione pubblica intende assumere.

    L’incontro è rivolto a tutta la cittadinanza e anche alle forze politiche e sociali.
    In particolare, chiediamo alle forze politiche, in un momento vicino alla prossima scadenza elettorale amministrativa, di partecipare ed intervenire a questa discussione, misurandosi con le proposte che in proposito Forum Ferrara Partecipata ha elaborato in questi ultimi mesi.

    Alleghiamo pertanto la parte del documento prodotto dal Forum sul tema della democrazia partecipativa, preannunciandovi che nei prossimi mesi promuoveremo analoghi incontri sui temi della conversione ecologica e sui beni comuni, sui quali abbiamo costruito altrettante elaborazioni e proposte.

    Coordinamento Forum Ferrara Partecipata
    p. contatti Corrado Oddi   3429218650 – Francesca Cigala  3473118833

    ALLEGATO
    LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA COME BASE PER COSTRUIRE LA CITTA’ DEL FUTURO

    Partiamo da qui con le nostre riflessioni e proposte perché, da una parte, siamo convinti che i meccanismi classici della democrazia rappresntativa non riescono più a coinvolgere fette consistenti di cittadini e, dall’altra, abbiamo assistito con l’attuale Amministrazione – ma questo ha riguardato anche le precedenti Amministrazioni di centro-sinistra- al venir meno della volontà di coinvolgimento nelle scelte e nell’ascolto dei cittadini e anche ad una mancanza forte di trasparenza nelle politiche amministrative che venivano compiute. A noi sembra sia venuto il momento di produrre una svolta e che il dare voce e possibilità di influire nelle scelte ai cittadini può costituire il passaggio fondamentale per disegnare il futuro della città, la sua affermazione come luogo e spazio di una convivenza che sappia affermare i valori della libera espressione e realizzazione delle persone, della giustizia sociale, della sostenibilità ambientale, dell’inclusione e della solidarietà. In questo senso, parliamo del ruolo fondamentale della democrazia partecipativa anche per Ferrara.

    E’ chiaro che parlare di democrazia partrecipativa non significa tanto parlare di come migliorare un sistema chiuso di gestione amministrativa, ma soprattutto di come dare impulso ad un processo aperto di sviluppo in cui le attività di tutti i soggetti coinvolti convergano al conseguimento di risultati concreti. Attività che possono avvalersi di diversi strumenti ed articolarsi in diverse azioni, mirate a rendere sempre più riconosciuti presenza e fabbisogni reali della cittadinanza nelle scelte e nelle decisioni amministrative ad integrazione e supporto del sistema di rappresentanza politica istituzionalmente costituito.

    E’ necessario, ovviamente, iniziare da una ricognizione sulle forme partecipative attualmente esistenti nel Comune di Ferrara (Scheda 1.1 LE FORME PARTECIPATIVE ATTUALMENTE ESISTENTI NEL COMUNE DI FERRARA), per poi passare a come esse vadano modificate, rendendo più forte il ruolo dei promotori degli strumenti partecipativi e più fruibili gli stessi, a partire dal referendum (Scheda 1.2 LE POSSIBILI MODIFICHE RISPETTO AGLI ATTUALI STRUMENTI  DI PARTECIPAZIONE).
    Si tratta, soprattutto, di individuare un sistema sufficientemente strutturato per dar vita ad una reale partecipazione della cittadinanza, prevedendo forme di discussione, diritto di proposta e possibilità di decisione da parte dei cittadini abitanti delle varie articolazioni territoriali (democrazia partecipativa “orizzontale”), ponendo al centro il ruolo delle Assemblee dei delegati territoriali e l’inizio di un percorso che guarda al Bilancio Partecipativo (Scheda 1.3 SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA ORIZZONTALE).
    Allo stesso modo, occorre valorizzare la partecipazione da parte di tutti gli abitanti su temi considerati fondamentali nel disegnare le scelte di fondo che riguardano la città ( democrazia partecipativa “verticale”), partendo dall’esperienza delle Assemblee tematiche dei cittadini (Scheda 1.4 SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVAVERTICALE). Infine, è importante anche utilizzare le potenzialità offerte dalle strumentazioni informatiche, costruendo una vera e peopria piattaforma digitale pubblica di reale partecipazione dal basso dei cittadini (Scheda 1.5 SULLA WEB-DEMOCRACY).

    SCHEDA 1.1 : LE FORME PARTECIPATIVE ATTUALMENTE ESISTENTI NEL COMUNE DI FERRARA
    Il regolamento e lo Statuto comunale prevedono come istituti di partecipazione popolare: istanze, petizioni, proposte di deliberazione consiliare, consultazioni popolari e referendum popolari. Le istanze, sottoscritte senza obbligo di autenticazione anche dal singolo cittadino, sono richieste che i cittadini possono rivolgere agli organi decisionali dell’Amministrazione comunale, per sollecitare l’intervento in una situazione concreta, specifica e particolare, di pubblico interesse, devono essere indirizzate al Sindaco. Le petizioni sono intese a sollecitare l’intervento dell’Amministrazione comunale per la migliore tutela di interessi collettivi o diffusi in materie determinate o per questioni specifiche e particolari . Devono essere sottoscritte da almeno 100 cittadini, indirizzate al Sindaco e depositate a cura dei promotori, e sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. Le proposte di deliberazione consiliare sono dirette a promuovere interventi dell’Amministrazione comunale in materia di interessi diffusi o collettivi di competenza comunale. Non sono ammesse proposte che che hanno per oggetto gli stessi oggetti esclusi dalla possibile richiesta di referendum, ed in particolare quelle incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni. Richiedono la raccolta di minimo 500 firme e devono essere formalizzate (in forma di proposta deliberativa) e depositate a cura dei promotori. Se la proposta ha per oggetto l’adozione di un provvedimento di natura regolamentare, deve essere redatta in articoli; se comporta nuove o maggiori spese a carico del bilancio comunale, devono essere indicati l’importo e i mezzi per farvi fronte. I referendum popolari possono essere richiesti da almeno il 3% degli iscritti nelle liste elettorali del Comune (108.509 nel 2019). Con il referendum consultivo tutti gli elettori del Comune sono chiamati a pronunciarsi in merito a piani, programmi, interventi, progetti ed ogni altra iniziativa riguardante materie di esclusiva competenza dell’ente locale, per consentire agli organi comunali di assumere le determinazioni di competenza dopo aver verificato gli orientamenti della comunità. Per il referendum consultivo non è previsto alcun quorum di partecipazione. Il referendum abrogativo è ammesso per l’abrogazione totale o parziale di delibere di Consiglio e di Giunta del Comune di interesse generale della popolazione. Non possono formare oggetto di referendum: a) la revisione dello Statuto comunale e degli statuti delle Aziende Speciali; b) il regolamento del Consiglio comunale e del decentramento; c) gli atti di mero adempimento di leggi e regolamenti nazionali e regionali e di norme statutarie; d) l’ordinamento del personale del Comune, delle istituzioni e delle aziende speciali; e) il bilancio preventivo ed il conto consuntivo; f) i tributi locali e le tariffe dei servizi comunali; g) i provvedimenti relativi alla tutela e salvaguardia di minoranze etniche, religiose e di soggetti socialmente deboli; h) le materie già sottoposte a referendum, prima che siano trascorsi quattro anni. Il referendum abrogativo è escluso, oltre che nei casi indicati precedentemente, anche qualora gli atti sottoposti a detto referendum: a) incidano su situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale o che riguardino servizi alla persona; b) non siano di esclusiva competenza comunale e per la loro formazione sia prevista o sia intervenuta la convergente volontà di altri enti locali, della Regione e dello Stato; c) incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni: d) riguardino gli atti di costituzione di società per azioni e società a responsabilità limitata. L’esame ed il giudizio sulla legittimità ed ammissibilità dei quesiti referendari sono affidati al Segretario Generale, che decide entro 30 giorni dalla presentazione della relativa istanza, sentito il Collegio dei Garanti formato in conformità a quanto previsto dallo dello Statuto comunale. Il parere di ammissibilità da parte del Collegio dei Garanti verte in particolare: a) sull’esclusiva competenza locale; b) sull’interesse generale della popolazione; c) sull’univocità del quesito; d) sulle condizioni di ammissibilità delle materie sottoposte a referendum, avuto riguardo alle esclusioni previste dello Statuto comunale sopra richiamate. La proposta sottoposta a referendum abrogativo è approvata se ha partecipato alla votazione il 40% degli aventi diritto e se ha ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi.

    SCHEDA 1.2 : LE POSSIBILI MODIFICHE RISPETTO AGLI ATTUALI STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE
    Assieme alla necessità di modificare la legge regionale, da cui discendono anche gli strumenti di partecipazione del Comune di Ferrara, diventa importante pensare ad interventi sullo Statuto comunale e sul Regolamento delle forme di partecipazione in direzione del rafforzamento della possibilità per i cittadini di influire sulle scelte dell’Amministrazione. Si possono prevedere in modo preciso sui singoli articoli degli atti suddetti, ispirandosi in particolare alle seguenti linee di indirizzo:

    validità delle firme raccolte online tramite un’apposita piattaforma messa a disposizione dall’Amministrazione comunale;
    maggiore coinvolgimento dei promotori delle petizioni, proposte di deliberazione e referendum, prevedendo che essi siano sentiti preventivamente rispetto all’ipotesi di non ammissibilità degli stessi e sulla base di osservazioni formulate per iscritto da parte degli organi preposti;
    previsione che le petizioni e le proposte di deliberazione siano sempre trattate dal ConsiglioComunale e che la loro illustrazione in quella sede venga svolta dai soggetti promotori; – previsione che le commissioni consiliari possano essere convocate su richiesta di gruppi di cittadini/associazioni ecc. per la trattazione di specifiche petizioni/proposte ove ora essi possono partecipare solo se invitati o come pubblico silente
    per quanto riguarda il referendum abrogativo, vanno rivisitati e limitati gli oggetti su cui esso non si può svolgere. Inoltre va eliminata la norma che rende inammissibile il referendum sulla base di un presunto “ interesse generale della popolazione”; occorre disporre che il deposito delle firme avvenga entro 180 giorni ( e non 120 giorni) dall’annuncio mediante avviso all’albo pretorio e approfondita la questione relaritiva al numero di tornate referendarie che si possono svolgere nel corso dell’anno; va modificata la disposizione in base alla quale il referendum abrogativo è valido se alla votazione ha partecipato almeno il 40% degli aventi diritto al voto, sostituendola con il meccanismo del cosiddetto “ quorum mobile” ( 50% degli aventi diritto al voto calcolato sulla media dell’effettiva partecipazione al voto nelle ultime tre tornate elettorali amministrative del Comune); va previsto che il referendum sia possibile se riguarda materia urbanistica e sia obbligatorio nel caso in cui si preveda la modifica delle forme di gestione dei servizi pubblici locali di interesse generale e di interesse economico generale.
    Inoltre, ad integrazione delle modifiche regolamentari su esposte, al fine di avviare un reale processo di partecipazione, è necessario, oltre alla preservazione degli spazi sociali esistenti, poter avere la disponibilità di luoghi diffusi sul territorio,  adatti ad ospitare momenti di socialità, di condivisione di eventi e di reale partecipazione dei cittadini, quali lo stesso Municipio, sale a disposizione del Comune e spesso inutilizzate, vecchie sedi di delegazioni comunali,centri sociali, scuole attiv e e/o dismesse, Locali pubblici gestiti da privati che siano disponibili ad inserirsi in questa rete e altro ancora.

    SCHEDA 1.3: SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA ORIZZONTALE
    Punto di partenza per la costruzione della democrazia partecipativa orizzontale è l’esperienza del Bilancio partecipativo, ovvero quella che chiama gli abitanti suddivisi su base territoriale, e quindi portatori di un punto di vista specifico, a intervenire sulle scelte e sulla destinazione delle risorse, in particolare quelle di investimento, che l’Amministrazione Comunale è tenuta a compiere (ma uno schema analogo si potrebbe attuare anche per la costruzione del Piano Urbanistico Generale). I tratti salienti e costitutivi del Bilancio Partecipativo possono essere riassunti così: – diritto di proposta su una quota significativa degli investimenti comunali da parte delle Assemblee costruite nei territori in cui viene suddiviso il Comune;

    messa a disposizione di risorse significative del bilancio comunale su cui le Assemblee possono intervenire;
    suddivisione del Comune in aree territoriali diffuse, in modo tale da dar voce a bisogni specifici e differenziati;
    costruzione di un meccanismo decisionale in cui, fermo restando al Consiglio comunale la decisione definitiva, si avvale di una rete importante di delegati scelti nelle Assemblee territoriali. Un’ipotesi di lavoro per il Comune di Ferrara potrebbe essere quella di incardinarsi sui seguenti punti di riferimento:
    dare le possibilità di esprimersi agli abitanti in una fase iniziale almeno sul 10% delle risorse relative alle spese in conto capitale, per poi arrivare nel medio periodo almeno al 25%;
    costruzione di Assemblee territoriali diffuse. In proposito ricordiamo che il Comune nel 1971, anche se da allora è cambiata in modo significativo la situazione demografica, era suddiviso in 14 delegazioni e in 9 Quartieri. L’ipotesi di minima potrebbe prendere come riferimento la suddivisione in Circoscrizioni realizzata successivamente e fino al 2008 ( Circoscrizione Centro
    Cittadino; Circoscrizione Giardino Arianuova Doro (GAD); Circoscrizione via Bologna;

    Circoscrizione Zona Nord; Circoscrizione Zona Nord Ovest; Circoscrizione Zona Sud;

    Circoscrizione Zona Nord Est; Circoscrizione Zona Est);

    costituzione di un’Assemblea territoriale dei delegati nei territori, la cui composizione dovrà essere ulteriormente approfondita, affiancata da una rappresentanza dei consiglieri comunali per l’esame e il pronunciamento sui progetti avanzati, prima del passaggio definitivo in Consiglio Comunale.
    SCHEDA 1.4 : SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA VERTICALE
    Essa ha lo scopo di far intervenire i cittadini su temi strategici che riguardano la fisionomia della città. In questo senso, uno strumento importante è rappresentato dall’esperienza dell’Assemblea cittadina su un tema specifico rilevante, composta da un determinato numero di residenti, selezionati per estrazione a sorte mediante campionamento casuale stratificato, cioè assicurando che il campione rappresenti le caratteristiche socio-demografiche della città (il campionamento si svolge proporzionalmente ai gruppi di età, ai quartieri e al genere). Un esempio di questo genere è la recente costituzione dell’Assemblea cittadina per il clima di Bologna, sta facendo discutere la cittadinanza, su base campionaria, sull’obiettivo di costruire una città solare, rinnovabile e sostenibile, accelerando la transizione energetica giusta, verso un modello basato sulla riduzione dei consumi energetici, l’efficientamento energetico, la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile, l’autoconsumo individuale, collettivo, le comunità energetiche. Ovviamente, le Assemblee dei cittadini possono svilupparsi su altri temi considerati rilevanti in relazione alle scelte di fondo da compiere ( per esempio, sui servi pubblici, sul lavoro, sul Piano Urbanistico generale e altro ancora). Sempre lungo questa direzione, è possibile anche ipotizzare la costituzione di un Osservatorio cittadino sui beni comuni, con il compito di studiare la situazione esistente e proporre soluzione di gestione partecipativa dei principali beni comuni e dei servizi che li erogano. Tale organismo potrebbe essere promosso da associazioni, comitati, comunità di cittadini e componenti dell’Amministrazione locale in grado di svolgere attività di osservazione, acquisizione di dati ed informazioni, consultazioni ed individuazione di azioni concrete di gestione oltre che di monitoraggio dei Beni Comuni.

    SCHEDA 1.5 :  SULLA WEB-DEMOCRACY
    Va sviluppata, anche in termini di supporto alla partecipazione attiva,  un’iniziativa relativa alla web-democracy e alla e-participation, cioè l’utilizzo degli strumenti informatici e digitali per rendere effettiva e diffusa la partecipazione dei cittadini. Oltre all’idea di poter ricorrere alle firme online nell’attivazione degli strumenti di partecipazione ( petizioni, proposte di deliberazione, referendum), si può pensare di dar vita ad una vera e propria piattaforma digitale pubblica di reale partecipazione dal basso dei cittadini, attivi e non attivi, tenendo presente esperienze analoghe già in vigore in diverse città europee, a partire da quella di Barcellona.

    PRIORITA’ E SCELTE OPERATIVE PER LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
    DefinFerraraire strumenti e regole che rendano obbligatoria e cogente la partecipazione dei cittadini. Modificare Statuto comunale e Regolamento sulle forme della partecipazione in questa direzione
    Isituzione e riconoscimento Assemblee/Comitati di Quartiere
    Istituzione e riconoscimento Assemblee dei cittadini su singole tematiche
    Messa a dispposizione spazi e sale pubbliche gratuite per aggregazioni sociali

    Democrazia partecipata e Ambiente

    A seguito degli interessanti interventi sul documento condiviso e la riunione del 12/09 c.m provo ad esprimere il mio pensiero.

    DEMOCRAZIA PARTECIPATA

    Condivido quanto espresso da Michele e Corrado ed altri nella succitata riunione in merito all’importanza del volantinaggio e del rapporto diretto con le persone. L’obiettivo è riuscire ad instillare la curiosità per la vita sociale, la voglia di impegnarsi al fine di conoscere, onde poter esprimere un giudizio qualificato in merito ai vari temi che via via occorre o si decide di affrontare.

    Questo è l’esatto opposto di quanto avviene ora sui “social”, (non c’è bisogno che mi ci dilunghi), quindi dobbiamo usarli per divulgare le nostre proposte, ma alle nostre condizioni.

    Non condivido la proposta presentata da Fochi all’ultima riunione, tanto meno il suo modo di porsi, ovvero “chi mi ama mi segua”. Si propone e se ne discute, tanto più che c’è già uno specifico gruppo di lavoro. Tale esperienza, per me anche poco democratica, è già stata fatta con i risultati che sappiamo. Sicuramente non aumenterebbe la consapevolezza dei cittadini.

    Ho qualche perplessità sulle assemblee dei cittadini, ma ovviamente bisogna approfondire.

    Come già detto nel documento e in riunione, occorre lavorare con quanto la normativa vigente ci permette, poi chiaramente in base alla esperienza maturata fare proposte di miglioramento che sappiamo sarebbero già, allo stato attuale, necessarie.

    AMBIENTE

    Il PUG resta l’obiettivo primario,anche perché attorno a questo girano gli altri temi ambientali che sono nei nostri pensieri, quindi mantenersi pronti a presentare le nostre “controdeduzioni” non appena possibile.

    Continuare con l’impegno sulla mobilità sostenibile, senza dimenticare da dove partiamo, cioè evitare di essere troppo avveniristici, il che potrebbe diventare un ostacolo.

    Insieme alle proposte di ulteriore ZTL e ZONA PEDONALE, dobbiamo presentare quelle per la periferia, al fine di evitare di far sentire escluso chi vi abita, anzi si senta coinvolto positivamente al cambiamento necessario. Procedere quindi con studi approfonditi su parcheggi scambiatori, efficientamento del trasporto pubblico, piste ciclabili, aree verdi, ecc. Va da se l’impegno per il risparmio energetico nell’ottica della decarbonizzazione. Al momento non condivido la gratuità del trasporto pubblico e fatico a vederlo come bene comune.

    Insistere sull’arresto del consumo di territorio (consiglio la lettura del libro “l’intelligenza del suolo” di Paolo Pileri), anzi ridurre la percentuale di quello già impermeabilizzato.

    Fare proposte tese a far fronte all’emergenza climatica, come già esplicitato sia nel documento condiviso che nella riunione.

    Concordo anche con il non dimenticare la negativa impronta ambientale dell’attuale regime alimentare e penso dovrebbe diventare argomento su cui impegnarci.

    Il tutto come è stato evidenziato nell’ottica di una riduzione dei consumi in senso lato, contro quindi una società basata sul consumismo e sulla crescita infinita, in parole povere prima i bisogni poi i desideri. Attualmente i desideri li fanno diventare bisogni.

    Ciò potrebbe anche essere un nostro mantra.

    C’è tanto su cui lavorare e, indipendentemente dai risultati, tale esperienza può arricchire chi partecipa. Abbiamo la fortuna di poterci avvalere di esperti, quali il Dott.Farinella ed altri (anche sociologi) per cui potranno scaturire solo proposte sostenibili.

    Termino sostenendo la proposta di Corrado sulla adesione convinta alla iniziativa della CGIL ed altre associazioni contro l’autonomia differenziata ed il presidenzialismo. Come dice lui se vanno avanti queste cose allora per un po’ non si parlerà di democrazia partecipata e andremo a pescare.

    Non siamo un partito ma stiamo facendo politica. Giusto chiamare i partiti,alla pari, in vista delle future elezioni.

    e-democracy & e-participation – Ipotesi di progetto

    Contributo per l’uso di internet e dei social & web media per la partecipazione attiva e civile dei cittadini dal basso  alla vita delle comunità

     PREMESSE:

    La ricerca su Google fornisce questi risultati:

    1. e-democracy  > Circa 511.000.000 risultati (0,28 secondi)  
    2. e-participation > Circa 1.140.000.000 risultati (0,33 secondi) 
    3. e-participation real platform examples > Circa 379.000.000 risultati (0,55 secondi) 

    Questi numeri da soli giustificherebbero la nascita di una piattaforma Social espressamente dedicata alla partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e alle decisioni che li riguardano.

    https://en.wikipedia.org/wiki/E-participation

    Ho trovato interessanti queste pagine web:
    – metodi partecipativi

    – Modello: I 7 livelli di partecipazione

     Però!

    … i però riguardano le difficoltà e le complicazioni nella  applicazione dal basso di una reale partecipazione dei cittadini.
    In questo senso è altamente propedeutico leggere le seguenti voci di wikipedia:

    che forniscono un quadro abbastanza esaustivo delle difficoltà e della complessità nel mettere in atto la partecipazione dal basso.

    Nota: queste pagine (se in lingua Inglese) si possono tradurre in Italiano usando il tasto destro del mouse e selezionando la voce – Traduci in Italiano.

     

    Cosa possiamo fare noi?

    1. Analizzare le piattaforme disponibili per l’implementazione di una web & social community
    2. Scegliere quella che riteniamo utilizzabile tenendo conto delle nostre capacità tecniche
    3. Valutare il costo di questa operazione:
      la partecipazione, non importa se fisica o web, ha comunque un costo che va sostenuto…
    4. Avviare corsi di formazione attinenti i seguenti argomenti:

                  Tecniche e metodi di problem solving

                  Sistemi e pratiche di risoluzione delle situazioni conflittuali

                  Metodi di facilitazione della discussione

                  Metodi di e-voting & sondaggi

                  Altro…..

     Piattaforme disponibili

    1. WordPress e le sue plugin
      www.wordpress.org
    2. Decidim
      www.decidim.org
    3. TikiWiki
      tiki.org
    4. Airesis (forse dismesso?)
      www.airesis.it 
    5. Concorder
      www.concorder.net
    6. Meetup (potrebbe essere usata temporaneamente solo per la fase iniziale)
      www.meetup.com

     Strumenti Web (fondamentali)

    Una piattaforma o un social per la partecipazione dal basso dei cittadini deve inglobare, in modo interconnesso, i seguenti tool:

    1. Mappe di Geolocalizzazione
    2. Forum di discussione (a livello di sito e di gruppo) per ogni argomento e visibile a tutti, con partecipazione alla discussione dei soli membri dello specifico gruppo.
    3. Gestione della community:

                  Membri. Profili. Campi del profilo personalizzati…

                  Impostazioni. Gestire le impostazioni dell’account. …

                  Gruppi. Gruppi di utenti estensibili. …

                  Flussi di attività. Per soci e gruppi. …

                  Notifiche. Ricevi una notifica. …

                  Amicizie. Collegamenti di amicizia. …

                  Messaggistica privata. …

                  …e altro ancora…

    1. Wiki per l’elaborazione condivisa e collaborativa di proposte
    2. Sondaggi
    3. Sistema di e-voting
    4. Supporto AI (Intelligenza Artificiale) per l’elaborazione delle sintesi degli argomenti a supporto della CI (Intelligenza Collettiva)
    5. Blog
    6. Calendario eventi
    7. Sistema di emailing
    8. Gestione delle iscrizioni.
      In merito si precisa che le iscrizioni sono:

                  Onerose e corrispondenti alle quote associative alla Associazione che gestirà il sito web-social

                  Nominative con verifica individuale . Non sono consentiti alias di nessun tipo e per nessun motivo

                  La foto del profilo iscritto dovrà essere reale e corrispondenti all’iscritto

    1. Gestione del sistema di pagamento quote & sostegni che includa anche le opzioni per i pagamenti ricorsivi
    2. Implementazione di una App per dispositivi mobili
    3. Altri strumenti che si riterranno funzionali alla reale partecipazione dal basso…

     

    Conclusioni

    Diventare operativi ed evolvere verso il Social Web per la partecipazione dal basso richiede:

    1. La creazione di un gruppo specifico che:
      1. Esegua l’analisi tecnica dei vari aspetti coinvolti
      2. Progetti un percorso partecipato che passo dopo passo porti alla costruzione della specifica piattaforma
      3. Implementi tramite web una piattaforma di discussione del progetto stesso
        Questa implementazione sarebbe un primo approccio prodromico, evolutivo e di valutazione in itinere della piattaforma che si ipotizza di mettere in campo
      4. La valutazione dei costi dell’operazione nei suoi vari aspetti
    2. Scelte partecipate
    3. Il contestuale coinvolgimento delle eccellenze universitarie nei settori:
      1. Antropologico, Sociologico ed Umanistico
      2. Manageriale
      3. Informatico in senso lato ed in particolare nella gestione degli aspetti relativi a:
    •       Gestione Server & DataBase
    •       Implementazione web
    •       Uso dell’intelligenza artificiale con particolare riferimento alla sua integrazione nei processi di sintesi delle iscussioni e di ausilio nelle decisioni finali

     

    Intermezzo
    Giorgio Gaber – La Libertà è Partecipazione

    Giorgio Gaber – La libertà

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Vorrei essere libero come un uomo.

    Come un uomo appena nato
    che ha di fronte solamente la natura
    e cammina dentro un bosco
    con la gioia di inseguire un’avventura.
    Sempre libero e vitale
    fa l’amore come fosse un animale
    incosciente come un uomo
    compiaciuto della propria libertà.

    La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche il volo di un moscone
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione.

    [parlato]:

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.

    Come un uomo che ha bisogno
    di spaziare con la propria fantasia
    e che trova questo spazio
    solamente nella sua democrazia.
    Che ha il diritto di votare
    e che passa la sua vita a delegare
    e nel farsi comandare
    ha trovato la sua nuova libertà.La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche avere un’opinione
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero

    non è neanche il volo di un moscone

    la libertà non è uno spazio libero

    libertà è partecipazione.

    [parlato]:

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come l’uomo più evoluto
    che si innalza con la propria intelligenza
    e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza
    con addosso l’entusiasmo
    di spaziare senza limiti nel cosmo
    e convinto che la forza del pensiero
    sia la sola libertà.

    La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche un gesto o un’invenzione
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero

    non è neanche il volo di un moscone

    la libertà non è uno spazio libero

    libertà è partecipazione.

    La discussione è aperta
    ed è fondamentale la partecipazione attiva
    di tutti coloro che pensano di poter dare
    un contributo in questo ambito tecnologico!
    GRAZIE!

    WEB-DEMOCRACY

    In attesa della conclusione delle vacanze estive, faccio pervenire una mia proposta che afferisce alla Democrazia Diretta e Partecipativa, come ho anticipato interloquendo con Corrado Oddi, pur senza entrare nei dettagli.

    Purtroppo non mi è stato possibile presenziare alle assemblee del gruppo “Partecipazione”.

    In ogni caso, ecco un’estrema sintesi della mia proposta, che potrei successivamente sviluppare in modo ben più ampio, circostanziato e contestualizzato.

    Si tratta della ideazione, realizzazione e implementazione di

    UNA PIATTAFORMA DIGITALE PUBBLICA DI CONSULTAZIONE DELLA CITTADINANZA

    gestita dall’Amministrazione Municipale ( che si può avvalere di un Ufficio Informatico costituito da uno staff di una trentina di dipendenti), che ha facile accesso ai dati contenuti e archiviati presso l’Ufficio Elettorale.

    Per ora ritengo quanto sopra illustrato sufficiente agli obiettivi della redazione del presente documento condiviso.

    Democrazia partecipativa

    Premessa

    La definizione di “democrazia partecipativa” è fluida nel suo parziale sovrapporsi ad altre forme di democrazia (diretta, rappresentativa, deliberativa, ecc.). C’è un generale consenso nel considerarla un rapporto tra governanti e governati dove si da vita a tecniche dirette a permettere che coloro che sono interessati da una decisione pubblica siano consultati ed esprimano una propria posizione. Si tratta di strumenti/tecniche di informazione, consultazione e confronto che devono comportare l’inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dalla decisione pubblica. Le norme nazionali e locali da tempo prevedono la partecipazione dei cittadini singoli o associati alle scelte delle amministrazioni, ma essa non è ancora divenuta patrimonio di tutti (amministrazioni e cittadini).

    Sin dal primo incontro è stato chiaro a tutti che parlare di ‘democrazia partecipativa’ non significhi solo parlare di come migliorare un sistema chiuso di gestione amministrativa costituito da protocolli e carte bollate ma soprattutto di come dare impulso ad un processo aperto di sviluppo in cui attività di tutti i soggetti coinvolti convergano al conseguimento di risultati concreti, attività che possono avvalersi di diversi strumenti ed articolarsi in diverse azioni mirate a rendere sempre più riconosciuti presenza e fabbisogni reali della cittadinanza nelle scelte e nelle decisioni amministrative ad integrazione e supporto del sistema di rappresentanza politica istituzionalmente costituito. In questo quadro di considerazioni è apparso subito importante per tutti rivolgere una particolare attenzione all’esigenza sociale di cercare momenti e forme concrete che possano soddisfare il bisogno di risonanza, sostegno e approfondimento su bisogni condivisi in nuclei di cittadinanza costituitisi sulla base di criteri di appartenenza ad aree urbane o criteri di co-interesse su tematiche specifiche quali ad es. salute, sicurezza, mobilità, economia, network sociale, etc..

    L’esperienza sino ad oggi comune è che esiste un enorme divario tra ‘sapere’ e ‘fare’ in relazione a lle molte tematiche a cui necessita porre argine attraverso un forte incentivo alla realizzazione di occasioni che diano impulso a relazioni vive e spazio al dialogo sociale attraverso l’ascolto profondo per una mappatura dei sistemi e per l’attivazione di azioni concrete di rigenerazione sociale ed urbana.

    E’ necessario creare momenti in cui cittadinanza e comunità possano trovare opportunità di accendere la propria fiamma di ispirazione ed azione.

    In questo contesto, l’analisi e le proposte che seguono intendono offrire una prima griglia di intervento relativo alle forme di democrazia partecipativa e diretta per il Comune di Ferrara.

    Le forme partecipative attualmente esistenti

    Gli strumenti partecipativi previsti dalle norme attuali sono relativamente efficaci soprattutto perché quasi sempre inutilizzati o “inutili”. Spesso manca una reale disponibilità all’ascolto dei governanti che si accontentano del consenso raccolto col voto, con i sondaggi di opinione o col contatto diretto attraverso i social. Spesso la cosiddetta “cittadinanza attiva” che potrebbe partecipare ai processi partecipativi, è profondamente scollegata dalla cittadinanza non attiva.

    Partiamo dall’evidenziare la situazione attualmente esistente in tema di partecipazione, così come è fissata dallo Statuto Comunale e dal Regolamento per la disciplina delle forme della partecipazione popolare all’Amministrazione locale e dal Regolamento comunale per la partecipazione nel governo e nella cura dei beni comuni, che in futuro dovranno essere puntualmente analizzati al fine di apportare i necessari emendamenti ed integrazioni. In particolare, Il regolamento per la disciplina delle forme della partecipazione popolare all’amministrazione locale del comune di Ferrara stabilisce che i soggetti privati singoli o associati possono chiedere al Comune di Ferrara l’attivazione di un percorso partecipativo su un tema di interesse collettivo. I soggetti privati singoli o associati possono progettare e gestire un percorso partecipativo nel rispetto delle normative regionali. Il regolamento e lo Statuto comunale prevedono come istituti di partecipazione popolare : istanze, petizioni, proposte di deliberazione consiliare, consultazioni popolari e referendum popolari. Le istanze, sottoscritte senza obbligo di autenticazione anche dal singolo cittadino, sono richieste che i cittadini possono rivolgere agli organi decisionali dell’Amministrazione comunale, per sollecitare l’intervento in una situazione concreta, specifica e particolare, di pubblico interesse, devono essere indirizzate al Sindaco. Non sono dirette ad ottenere un provvedimento amministrativo. Il Sindaco provvede a rispondere alle istanze tramite gli uffici e servizi comunali competenti che si assumono la responsabilità del procedimento. Le petizioni sono intese a sollecitare l’intervento dell’Amministrazione comunale per la migliore tutela di interessi collettivi o diffusi in materie determinate o per questioni specifiche e particolari . I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della petizione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della petizione. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori. Devono essere sottoscritte da almeno 100 cittadini, indirizzate al Sindaco e depositate a cura dei promotori, e sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. L’esame di ammissibilità della petizione è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della petizione alle funzioni del Comune. Le proposte di deliberazione consiliare sono dirette a promuovere interventi dell’Amministrazione comunale in materia di interessi diffusi o collettivi di competenza comunale. Non sono ammesse proposte che che hanno per oggetto gli stessi oggetti esclusi dalla possibile richiesta di referendum, ed in particolare quelle incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni. Richiedono la raccolta di minimo 500 firme e devono essere formalizzate (in forma di proposta deliberativa) e depositate a cura dei promotori. I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della proposta di deliberazione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della proposta. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori. L’esame di ammissibilità della proposta è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della proposta di deliberazione alle funzioni del Comune. Se la proposta ha per oggetto l’adozione di un provvedimento di natura regolamentare, deve essere redatta in articoli; se comporta nuove o maggiori spese a carico del bilancio comunale, devono essere indicati l’importo e i mezzi per farvi fronte. Prima di raccogliere le firme, i promotori possono richiedere la collaborazione degli uffici e servizi comunali coinvolti nell’oggetto della proposta per una sua migliore formulazione tecnica e per una verifica della non manifesta illegittimità dell’atto. Le proposte di deliberazione sono trattate dalla Giunta o dal Consiglio Comunale. I referendum popolari possono essere richiesti da almeno il 3% degli iscritti nelle liste elettorali del Comune (108.509 nel 2019). Con il referendum consultivo tutti gli elettori del Comune sono chiamati a pronunciarsi in merito a piani, programmi, interventi, progetti ed ogni altra iniziativa riguardante materie di esclusiva competenza dell’ente locale, per consentire agli organi comunali di assumere le determinazioni di competenza dopo aver verificato gli orientamenti della comunità. Per il referendum consultivo non è previsto alcun quorum di partecipazione. Il referendum abrogativo è ammesso per l’abrogazione totale o parziale di delibere di Consiglio e di Giunta del Comune di interesse generale della popolazione. Non possono formare oggetto di referendum:

    1. la revisione dello Statuto comunale e degli statuti delle Aziende Speciali;
    2. il regolamento del Consiglio comunale e del decentramento;
    3. gli atti di mero adempimento di leggi e regolamenti nazionali e regionali e di norme statutarie;
    4. l’ordinamento del personale del Comune, delle istituzioni e delle aziende speciali;
    5. il bilancio preventivo ed il conto consuntivo;
    6. i tributi locali e le tariffe dei servizi comunali;
    7. i provvedimenti relativi alla tutela e salvaguardia di minoranze etniche, religiose e di soggetti socialmente deboli;
    8. le materie già sottoposte a referendum, prima che siano trascorsi quattro anni.

    Il referendum abrogativo è escluso, oltre che nei casi indicati precedentemente, anche qualora gli atti sottoposti a detto referendum:

    • incidano su situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale o che riguardino servizi alla persona;
    • non siano di esclusiva competenza comunale e per la loro formazione sia prevista o sia intervenuta la convergente volontà di altri enti locali, della Regione e dello Stato;
    • incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni:
    • riguardino gli atti di costituzione di società per azioni e società a responsabilità limitata. L’esame ed il giudizio sulla legittimità ed ammissibilità dei quesiti referendari sono affidati al Segretario Generale, che decide entro 30 giorni dalla presentazione della relativa istanza, sentito il Collegio dei Garanti formato in conformità a quanto previsto dallo dello Statuto comunale.

     

    Il parere di ammissibilità da parte del Collegio dei Garanti verte in particolare:

    • sull’esclusiva competenza locale;
    • sull’interesse generale della popolazione;
    • sull’univocità del quesito;
    • sulle condizioni di ammissibilità delle materie sottoposte a referendum, avuto riguardo alle esclusioni previste dello Statuto comunale sopra richiamate.

    La proposta sottoposta a referendum abrogativo è approvata se ha partecipato alla votazione il 40% degli aventi diritto e se ha ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi.

    Le possibili modifiche rispetto agli attuali strumenti di partecipazione

    Assieme alla necessità di modificare la legge regionale, da cui discendono anche gli strumenti di partecipazione del Comune di Ferrara, diventa importante pensare ad interventi sullo Statuto comunale e sul Regolamento delle forme di partecipazione in direzione del rafforzamento della possibilità per i cittadini di influire sulle scelte dell’Amministrazione. Si possono prevedere in modo preciso sui singoli articoli degli atti suddetti, ispirandosi in particolare alle seguenti linee di indirizzo:

    • validità delle firme raccolte online tramite un’apposita piattaforma messa a disposizione dall’Amministrazione comunale;
    • maggiore coinvolgimento dei promotori delle petizioni, proposte di deliberazione e referendum, prevedendo che essi siano sentiti preventivamente rispetto all’ipotesi di non ammissibilità degli stessi e sulla base di osservazioni formulate per iscritto da parte degli organi preposti;
    • previsione che le petizioni e le proposte di deliberazione siano sempre trattate dal Consiglio Comunale e che la loro illustrazione in quella sede venga svolta dai soggetti promotori;
    • previsione che le commissioni consiliari possano essere convocate su richiesta di gruppi di cittadini/associazioni ecc. per la trattazione di specifiche petizioni/proposte ove ora essi possono partecipare solo se invitati o come pubblico silente
    • per quanto riguarda il referendum abrogativo , vanno rivisitati e limitati gli oggetti su cui esso non si può svolgere, in particolare rendendolo possibile sugli strumenti urbanistici. Inoltre va eliminata la norma che rende inammissibile il referendum sulla base di un presunto “ interesse generale della popolazione”; occorre disporre che il deposito delle firme avvenga entro 180 giorni ( e non 120 giorni) dall’annuncio mediante avviso all’albo pretorio e approfondita la questione relaritiva al numero di tornate referendarie che si possono svolgere nel corso dell’anno ; va modificata la disposizione in base alla quale il referendum abrogativo è valido se alla votazione ha partecipato almeno il 40% [mi pare che questa percentuale sia più tutelante dei diritti dei cittadini ] degli aventi diritto al voto, sostituendola con il meccanismo del cosiddetto “ quorum mobile” ( 50% degli aventi diritto al voto calcolato sulla media dell’effettiva partecipazione al voto nelle ultime tre tornate elettorali amministrative del Comune) ; va previsto che il referendum sia possibile se riguarda materia urbanistica e sia obbligatorio nel caso in cui si preveda la modifica delle forme di gestione dei servizi pubblici locali di interesse generale e di interesse economico generale.

    Inoltre, ad integrazione delle modifiche regolamentari su esposte, al fine di avviare un reale processo di partecipazione, è necessario poter avere la disponibilità di luoghi diffusi sul territorio adatti ad ospitare momenti di socialità, di condivisione di eventi e di reale partecipazione dei cittadini, quali lo stesso Municipio, sale a disposizione del Comune e spesso inutilizzate,, vecchie sedi di delegazioni comunali,centri sociali, scuole attiv e e/o dismesse, Locali pubblici gestiti da privati che siano disponibili ad inserirsi in questa rete e altro ancora.

    Verso un ruolo più forte e strutturato della democrazia partecipativa

    Al di là della ricognizione e del miglioramento delle forme partecipative attualmente esistenti, quello che va messo in campo è la predisposizione di un sistema strutturato che dia alla democrazia partecipativa un ruolo più forte, spostando poteri di intervento verso i cittadini, e, soprattutto, facendo di essa una modalità certa, definita e “normale” di concorso alla costruzione delle decisioni dell’Amministrazione. In questo senso, senza avere la pretesa di avanzare un modello precostituito, riteniamo utile evidenziare alcune piste di lavoro. In particolare, un sistema di democrazia partecipativa dovrebbe prevedere forme di discussione, diritto di proposta e possibilità di decisione sia da parte dei cittadini abitanti delle varie articolazioni territoriali ( democrazia partecipativa “orizzontale”), sia da parte di tutti gli abitanti su temi considerati fondamentali nel disegnare le scelte di fondo che riguardano la città ( democrazia partecipativa “verticale”), utilizzando anche le potenzialità offerte dalle strumentazioni informatiche.

    1) Sulla democrazia partecipativa orizzontale

    Punto di partenza per la costruzione della democrazia partecipativa orizzontale è l’esperienza del Bilancio partecipativo , ovvero quella che chiama gli abitanti suddivisi su base territoriale, e quindi portatori di un punto di vista specifico, a intervenire sulle scelte e sulla destinazione delle risorse, in particolare quelle di investimento, che l’Amministrazione Comunale è tenuta a compiere (ma uno schema analogo si potrebbe attuare anche per la costruzione del Piano Urbanistico Generale). I tratti salienti e costitutivi del Bilancio Partecipativo possono essere riassunti così:

    • diritto di proposta su una quota significativa degli investimenti comunali da parte delle Assemblee costruite nei territori in cui viene suddiviso il Comune;
    • messa a disposizione di risorse significative del bilancio comunale su cui le Assemblee possono intervenire;
    • suddivisione del Comune in aree territoriali diffuse, in modo tale da dar voce a bisogni specifici e differenziati;
    • costruzione di un meccanismo decisionale in cui, fermo restando al Consiglio comunale la decisione definitiva, si avvale di una rete importante di delegati scelti nelle Assemblee territoriali.
    • Un’ipotesi di lavoro per il Comune di Ferrara potrebbe essere quella di incardinarsi sui seguenti punti di riferimento:
    • dare le possibilità di esprimersi agli abitanti in una fase iniziale almeno sul 10% delle risorse relative alle spese in conto capitale, per poi arrivare nel medio periodo almeno al 25%;
    • costruzione di Assemblee territoriali diffuse. In proposito ricordiamo che il Comune nel 1971, anche se da allora è cambiata in modo significativo la situazione demografica, era suddiviso in 14 delegazioni e in 9 Quartieri. L’ipotesi di minima potrebbe prendere come riferimento la suddivisione in Circoscrizioni realizzata successivamente e fino al 2008 ( Circoscrizione Centro Cittadino; Circoscrizione Giardino Arianuova Doro (GAD); Circoscrizione via Bologna; Circoscrizione Zona Nord; Circoscrizione Zona Nord Ovest; Circoscrizione Zona Sud; Circoscrizione Zona Nord Est; Circoscrizione Zona Est);
    • costituzione di un’Assemblea territoriale dei delegati nei territori, la cui composizione dovrà essere ulteriormente approfondita, affiancata da una rappresentanza dei consiglieri comunali per l’esame e il pronunciamento sui progetti avanzati, prima del passaggio definitivo in Consiglio Comunale.

    2) Sulla democrazia partecipativa verticale

    Come detto sopra, essa ha lo scopo di far intervenire i cittadini su temi strategici che riguardano la fisionomia della città. In proposito, ci avvaliamo di un recente progetto finanziato dall’Unione Europea che ha studiato e analizzato oltre 300 esperienze internazionali e ne ha prodotto un vasto e approfondito report dal titolo “Innovazione nella partecipazione dei cittadini al decision making pubblico e nuove istituzioni democratiche. Cavalcare l’onda della deliberazione”.

    Lo studio parte dall’assunto che per poter individuare le esperienze rilevanti ai fini dell’analisi, debbano essere presenti tre elementi fondamentali:

    • deliberazione : intesa come un processo di valutazione accurata delle diverse opzioni, che deve avvenire attraverso l’accesso a informazioni accurate, pertinenti e diversificate, e che deve essere rivolto alla ricerca di un punto di incontro tra i partecipanti per raggiungere una decisione di gruppo.
    • rappresentatività: il gruppo coinvolto nel processo partecipativo deve corrispondere al profilo demografico della comunità, ovvero deve rappresentare una sorta di microcosmo della più ampia comunità. Questo può essere ottenuto attraverso un processo di campionamento casuale della popolazione, processo anche questo da approfondire in modo approriato;
    • impatto: deve essere garantito l’impegno dei policy maker a dare seguito e ad agire in base alle raccomandazioni pervenute da parte dei cittadini.

    In generale lo studio individua 12 diversi modelli , che possono essere più grossolanamente ricondotti a quattro tipologie di obiettivi:

    1. raccomandazioni informate dei cittadini su questioni di policy (Citizens’assembly,Citizens’ jury/panel, consensus conference, planning cell)
    2. Opinione dei cittadini su questioni di policy (G1000, Citizens’ council, citizens’ dialogue, deliberative poll, world wide views)
    3. Valutazione informata dei cittadini in vista di consultazioni elettorali (Citizens’ initiative review)
    4. Organi deliberativi rappresentativi permanenti (modello Ostbelgien, City observatory)

    Nella prima tipologia rientra l’ esperienza dell’Assemblea cittadina su un tema specifico rilevante , composta da un determinato numero di residenti, selezionati per estrazione a sorte mediante campionamento casuale stratificato, cioè assicurando che il campione rappresenti le caratteristiche socio-demografiche della città (il campionamento si svolge proporzionalmente ai gruppi di età, ai quartieri e al genere). Un esempio di questo genere è la recente costituzione dell’Assemblea cittadina per il clima di Bologna, sta facendo discutere la cittadinanza, su base campionaria, sull’obiettivo di costruire una città solare, rinnovabile e sostenibile, accelerando la transizione energetica giusta, verso un modello basato sulla riduzione dei consumi energetici, l’efficientamento energetico, la produzione e l’utilizzo di energia rinnovabile, l’autoconsumo individuale, collettivo, le comunità energetiche. Ovviamente, le Assemblee dei cittadini possono svilupparsi su altri temi considerati rilevanti in relazione alle scelte di fondo da compiere ( per esempio, sui servi pubblici, sul lavoro, sul Piano Urbanistico generale e altro ancora). Sempre lungo questa direzione, è possibile anche ipotizzare la costituzione di un Osservatorio cittadino sui beni comuni , con il compito di studiare la situazione esistente e proporre soluzione di gestione partecipativa dei principali beni comuni e dei servizi che li erogano. Tale organismo potrebbe essere promosso da associazioni, comitati, comunità di cittadini e componenti dell’Amministrazione locale in grado di svolgere attività di osservazione, acquisizione di dati ed informazioni, consultazioni ed individuazione di azioni concrete di gestione oltre che di monitoraggio dei Beni Comuni.

    3) Sulla web-democracy

    Infine, va sviluppata, anche in termini di supporto alla partecipazione attiva, un’iniziativa relativa alla web-democracy e alla e-participation, cioè l’utilizzo degli strumenti informatici e digitali per rendere effettiva e diffusa la partecipazione dei cittadini. Oltre all’idea di poter ricorrere alle firme online nell’attivazione degli strumenti di partecipazione ( petizioni, proposte di deliberazione, referendum), si può pensare di dar vita ad una vera e propria piattaforma digitale pubblica di reale partecipazione dal basso dei cittadini, attivi e non attivi, tenendo presente esperienze analoghe già in vigore in diverse città europee, a partire da quella di Barcellona. Il tema va approfondito e la piattaforma migliorata e resa finalmente operativa, potendo inglobare al suo interno: mappe di geolocalizzazione, forum di discussione, sondaggi e vari altri strumenti , inclusa l’Intelligenza Artificiale, che si ritengono funzionali alla reale partecipazione dal basso. A questo fine, è indispensabile costituire un gruppo specifico, composto da chi è interessato allo sviluppo e all’uso di una simile piattaforma.

    Da notare, in merito alla e-participation, che le piattaforme che tentano di praticare la reale partecipazione dal basso di tutti i cittadini hanno quasi totalmente fallito la loro mission, non per carenze ed impossibilità tecniche, ma per puri e semplici motivi di inopportunità e non gradimento politico, confermando così che solo con norme cogenti e tutelanti l’espressione dei cittadini nonché attraverso una forte e affollata rete di cittadinanza attiva in grado di connettersi e comunicare con il resto della cittadinanza, può realizzarsi una vera democrazia partecipativa.

    Gli strumenti di e-democracy e di e-participation andrebbero collegati e coordinati con gli strumenti fisici di partecipazione in modo da renderli reciprocamente sinergici gli uni agli altri.

    Proposta per una “PIATTAFORMA DI CONSULTAZIONE DIGITALE DELLA CITTADINANZA”

    Che codesta L’amministrazione pubblica e la giunta in carica dichiarano di favorire e supportare il dialogo con i cittadini e la trasparenza degli atti anche attraverso uno sviluppo sempre più efficiente delle tecnologie informatiche

    Coerentemente, codesta amministrazione persegue fra i suoi obiettivi il gestire in modo sempre più efficace la comunicazione da parte dei cittadini e le reti di cittadinanza attiva e possiede o si perita di implementare adeguati strumenti tecnologici per raggiungerli , come si evince dal DUP (Documento Unico di Programmazione), che esplicita:

    1. 1.1.4 Proseguire nella realizzazione dei progetti partecipati al fine di implementare e stimolare la rete di cittadinanza attiva
    2. 3.4.1. 1. AMMINISTRARE OGGI

    OBIETTIVO MANDATO 1. AMMINISTRARE OGGI OBIETTIVO STRATEGICO 1.1 Un’amministrazione che si fa trasparente

    Principali scelte che caratterizzano il programma dell’amministrazione da realizzare nel corso del mandato amministrativo

     gestire in modo efficace la comunicazione da parte dei cittadini

    1. 3.4 Data Center in Ferrara: valorizzare i meccanismi di collaborazione Pubblico/Privati e realizzazione di un data center pubblico privato
    2. 3.4.2 : Smart City – agenda digitale

    Inoltre l’amministrazione dispone di un efficiente Ufficio Informatico che può vantare una trentina di addetti e può accedere a strumenti informatici di hardware e software adeguati

    Poiché nel comune di Ferrara insistono circa 63 mila nuclei familiari e 132 mila abitanti, credo

    sia assolutamente legittimo nonché opportuno, in un’ottica di E-Democracy e di Democrazia Diretta, consultare una più ampia platea di cittadinanza possibile in merito anche a decisioni politiche importanti per il futuro della città. Andare oltre alla consultazione di un gruppo pre-costituito e relativamente schierato ideologicamente ( com’è , la giunta lo ha capito, il gruppo F.F.P)

    Nell’ambito dell’Unione Europea esistono prassi di consultazione politica dei cittadini su platee ampie con consultazioni anche di carattere vincolante come ad esempio i numerosi referendum svizzeri su temi politici e amministrativi importanti

    Esistono inoltre innumerevoli piattaforme digitali attraverso le quali sarebbe possibile attuare consultazioni, anche di carattere politico , in un’ottica di cittadinanza attiva

    Il processo di definizione normativa tramite cui si è consentito il rafforzamento del concetto di cittadinanza digitale europea trova sostanza nel Regolamento eIDAS (Electronic IDentification Authentication and Signature) n° 910/2014 emanato in data 23 Luglio 2014 ed entrato in vigore l’1 Luglio 2016 con l’obiettivo di rafforzare la fiducia nelle transazioni nell’Unione Europea, fornendo una base normativa comune per interazioni elettroniche sicure fra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni”. 

    Per quanto riguarda il nostro paese la Legge del 7 agosto 2015 nr. 124 disciplina una Carta della Cittadinanza Digitale

    Peraltro sappiamo che consultazioni pubbliche rivolte alla cittadinanza si sono già svolte in regioni italiane ,come ad esempio in Toscana (Le Regioni e il Dipartimento della Funzione Pubblica promuovono una consultazione pubblica online, aperta a tutti e attiva dal 27 marzo al 27 maggio 2017) con l’obiettivo di conoscere e valutare la percezione dei cittadini  per poter fornire supporto alle Amministrazioni Pubbliche nella definizione di istanze politiche o amministrative.

    Quindi , in conclusione, credo possa essere più che mai obiettivo del nostro gruppo di Democrazia Partecipata nell’ambito di Forum Ferrara Partecipata attivarsi per promuovere e proporre all’attuale ( o futura ) Giunta l’implementazione e l’utilizzo di una piattaforma di consultazione digitale della cittadinanza (a fini puramente consultivi e non vincolanti politicamente per l’amministrazione pubblica) su istanze politiche o amministrative giudicate importanti o strategiche per il futuro della nostra città.

    Ciò è fattibilissimo semplicemente attingendo i dati dall’archivio dati dell’Ufficio elettorale .

    Problemi di certificazione del voto possono essere tranquillamente e tecnicamente risolti con ricorso allo SPID.

    Faccio alcuni esempi di potenziali istanze di consultazione della cittadinanza:

    • Spostamento dello stadio di calcio fuori dalle mura

    • Utilizzo del parco Urbano

    • Creazione di una zona 30km all’interno delle mura

    • Utilizzo di beni pubblici

    • ecc ecc

    A margine di questa mia proposta , aggiungo che pur sostenendo le Assemblee dei Cittadini proposte da Francesca Cigala, non condivido assolutamente la prassi del sorteggio ( che va bene per le corti di giustizia di un tribunale americano) poiché inevitabilmente e irredimibilmente arbitraria.

    Quando ci sono istanze importanti o strategiche che l’amministrazione pubblica desidera condividere con la cittadinanza , credo che TUTTA la cittadinanza ( anche quelli che non la pensano come gruppi già costituiti e schierati ) deve essere consultata, non solo gruppi proponenti.

    Si tratta in sostanza di un referendum informale e non vincolante attuato su piattaforma digitale ( si spera pubblica) a scopo consultivo, ma che può fornire chiare indicazioni.

    Il fallimento della democrazia partecipativa

    Non fatevi ingannare dall’etimo, democrazia non è il governo del popolo, è infatti un rapporto tra governanti e governati dove il popolo, δῆμος, non governa, è governato; con però la possibilità di scegliersi i governanti e, come scrisse Popper, di cambiarli senza uso della violenza. Premesso che di democrazia partecipativa e deliberativa se ne parla soprattutto da quando (anni’80 del XX secolo) emerse chiaramente la crisi delle democrazie rappresentative (aumento dell’assenteismo, sfiducia nelle istituzioni, movimenti/partiti personali o populisti [dietro il populismo si nasconde il monarca]) volevo qui analizzare perché, nonostante tutti gli strumenti di partecipazione previsti e programmati dalle attuali norme sovranazionali, nazionali o locali, nei fatti la democrazia partecipativa non funziona.
    Per chi vuole saltare subito alla conclusione: la democrazia partecipativa non funziona perché siamo nell’era della audience democracy e della post-verità.
    Cambiando punto di vista: la democrazia partecipativa potrebbe funzionare se da parte dei governanti ci fosse una reale disponibilità all’ascolto e se la cosiddetta “cittadinanza attiva” non fosse “scollegata” dalla cittadinanza “non attiva”.
    Considerando:
    • audience democracy – la democrazia del pubblico che assiste allo spettacolo della politica
    • post-verità – circostanze nelle quali i fatti oggettivi sono meno influenti nell’orientare l’opinione pubblica di quanto lo siano gli appelli alle emozioni e alle convinzioni personali;
    entrambi i fenomeni non sono altro che un ineluttabile sviluppo all’interno dei processi democratici in quella che è stata definita l’era della comunicazione.

    Non molto tempo fa e da certe parti ancora oggi, se volevate impadronirvi del potere politico in un paese, era sufficiente controllare l’esercito e la polizia. Mao Tsé-Tung scriveva: “Il potere politico nasce dalla canna del fucile”. Oggi, in una società capitalista, dove l’informazione non è più uno strumento per produrre beni economici, ma è diventato esso stesso il principale dei beni, il potere politico è soprattutto in mano a chi controlla le comunicazioni. La definizione di “quarto potere” attribuita ai mezzi di comunicazione di massa per la loro influenza su un sistema democratico ha compiuto più di 250 anni. Venne formulata ben prima del film di Orson Wells. L’Italia ha insegnato al mondo che un imprenditore proprietario di televisioni e giornali, con un audience/pubblico enorme, può fondare dal nulla un suo partito/azienda e andare democraticamente al potere.
    Ben prima dell’avvento di internet, 1964/68 in una critica alle tesi di Marshall McLuhan ( quello de: Il medium è il messaggio ) Umberto Eco ( quello de: I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività) faceva notare che non basta possedere o controllare i mezzi di comunicazione di massa, si deve anche utilizzare nel messaggio il codice di chi lo riceve. Insomma, usando le forti espressioni di Eco ,”Internet ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità” tutte le volte che il suo messaggio utilizza il codice di chi lo riceve. Nella propaganda politica questo concetto di codice comune tra chi manda il messaggio e chi lo riceve può essere tradotto metaforicamente con: parlare alla testa o alla pancia della gente. La personalizzazione della politica e l’avvento dell’audience democracy ha spinto i governanti ad un contatto diretto/personale sui social media con il pubblico .
    La campagna elettorale di Trump nel 2016 è stata fatta più su twitter che in Tv.
    Valutando la presenza dei nostri amministratori locali su facebook ho trovato che Alan Fabbri, sindaco di Ferrara, ha 107.138 follower. Indipendentemente dal fatto che su facebook con una buona agenzia di web-marketing e un minimo investimento sia facile raccogliere qualche migliaio di follower questo dato rappresenta il fatto che in ogni momento il sindaco di Ferrara può raccontare la sua verità a più o meno 107000 persone; una diffusione maggiore di quella con qualunque testata giornalistica locale. Conoscendo i grandi limiti di facebook ( io ad esempio per anni non ho consultato la mia pagina ) i follower non rappresentano certamente consenso elettorale, ma sono un potenziale pubblico che assiste allo spettacolo della politica (audience).
    Cosa c’entra col fallimento della democrazia partecipativa?
    Un fattore importante perché la democrazia partecipativa “funzioni” è la disponibilità all’ascolto dei governanti. Ad esempio: una assemblea popolare che raccoglie si e no 200 cittadini, in massima parte appartenenti alla cosiddetta “cittadinanza attiva” , o per dirla come Umberto Eco, apocalittici, non è necessariamente rappresentativa dei desideri e bisogni della cittadinanza. I governanti attuali, novelli principi democratici, soppeseranno l’ascolto di queste istanze presentate da una sparuta cittadinanza attiva rispetto al ruolo schiacciante nella costruzione del consenso della demagogia, braccio politico della post-verità, vero e proprio canone del discorso politico che potenzialmente favorisce la volontà plebiscitaria. Se come scrisse Luigi Bobbio “l’essenza della democrazia non consiste nella conta dei voti tra posizioni precostituite, secondo il principio di maggioranza, ma nella discussione fondata su argomenti tra tutti i soggetti coinvolti dal tema sul tappeto” la cosiddetta cittadinanza attiva non può arrogarsi il ruolo di rappresentante di tutti i soggetti coinvolti. E senza una discussione che coinvolga anche la cittadinanza “non attiva” il processo partecipativo parte zoppo. Il problema non è solo nei nuovi canali di comunicazione che i demagoghi possono sfruttare. La televisione ha fatto una grande differenza nel modo in cui gli individui potevano connettersi agli elettori senza necessariamente aver bisogno dell’etichetta di un particolare partito politico o di una ideologia, ma i social media rendono ancora più facile per le figure che ambiscono al potere politico presentarsi direttamente al pubblico. La forza di questa comunicazione sta più che nel contenuto dei messaggi nella condivisione del codice di chi riceve il messaggio. E’ questo che, quasi sempre , manca nella comunicazione che fa la cosiddetta cittadinanza attiva, senza contare che spesso, con un atteggiamento autoreferenziale, neppure si preoccupa di comunicare a tutti i soggetti coinvolti le sue istanze, cercando il confronto diretto con i governanti prima ancora di aver coinvolto i cittadini. I governati sono sottoposti ad un bombardamento continuo di comunicazione politica: giornali, Tv, web e inevitabilmente sono portati a filtrare i contenuti in funzione del canale e del codice del messaggio. Gli esperti parlano di filtri epistemici, dove chi riceve il messaggio inevitabilmente è portato ad escludere canali e codici in cui non si riconosce. Per semplificare parlerei di pregiudizi. Insomma se il messaggio utilizza un canale o un codice “ambientalista” a priori se penso che gli ambientalisti sono dei fanatici imbecilli neppure ci provo a riceverlo. Lo stesso vale per codici “comunisti”, “fascisti”, “terrapiattisti”, “antivaccinisti”, “vaccinisti” ecc. ecc. Lo “scollegamento” tra cittadinanza attiva e cittadinanza non attiva è la seconda ragione, dopo la non disponibiltà all’ascolto dei governanti, dell’inevitabile fallimento della democrazia partecipativa. L’unica resistenza possibile, in un mondo dove “vince chi convince”, potrebbe essere in quella che Umberto Eco chiamò “guerriglia semiologica”, cioè una azione e comunicazione rivolta a chi riceve il messaggio politico adeguandosi al canale e rispettandone il codice. Questo non comporta necessariamente disconoscere la propria identità politica o ideologica; ma queste battaglie si vincono non dove la comunicazione parte ma dove arriva.

    Rodolfo Baraldini

    Contaminatio

    Ammetto che mi hanno ispirato, ho citato o spudoratamente copia-incollato, testi sull’argomento che qui per correttezza, e per chi volesse approfondire, elenco:

    • Bobbio, Luigi – Dilemmi della democrazia partecipativa – Franco Angeli -2006
    • Apocalittici e integrati: comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa, Milano, Bompiani, 1964
    • Filippo Ferrari e Sebastiano Moruzzi – Verità e Post-verità: Dall’indagine alla post-indagine, 1088press, Bologna – 2020
    • Nadia Urbinati, Dalla democrazia dei partiti al plebiscito dell’audience, in “Parolechiave” 1/2012,
    • Umberto Eco – L’ era della comunicazione. Dai giornali a Wikileaks – La nave di Teseo, 7 febbraio 2023
    • Marshall McLuhan – Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, 3 febbraio 2015
    • Luigi Bobbio, Gianfranco Pomatto – Il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche, Meridiana, Nuove forme di democrazia – 2007
    • Beus, Jos. – Audience Democracy: An Emerging Pattern in Postmodern Political Communication – 2011
    • Bernard Manin – The Principles of Representative Government , Cambridge University Press – 1997
    • N. Urbinati – Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia, Bologna, Il Mulino – 2020

    Che strumenti di democrazia partecipativa sono disponibili?

    Premessa

    Si parla di democrazia partecipativa quando le decisioni pubbliche vengono prese da chi governa sulla base di processi di partecipazione dei cittadini che hanno la possibilità di esprimere le proprie ragioni su un determinato argomento. Se ne parla soprattutto da quando (anni’80 del XX secolo) emerse chiaramente la crisi delle democrazie rappresentative, con l’aumento dell’assenteismo, della sfiducia nelle istituzioni, dei movimenti/partiti populisti o personali. Una reale democrazia partecipativa comporterebbe anche la formazione di scelte collettive e implica un trasferimento di quote di potere dai governanti ai cittadini; cosa che, finché gli strumenti di democrazia partecipativa sono calati dall’alto, molto difficilmente si realizza. Il contributo partecipativo dei cittadini/elettori richiesto da chi governa si riduce per lo più al consenso/dissenso per il proprio operato. La base di una democrazia partecipativa che parte dal basso è una cittadinanza attiva e informata. Questa è normalmente in contrasto con la domanda, di questi tempi generalizzata, di un leader che fa promesse salvifiche. Domanda che cresce con l’allontanamento della gente dalla politica e dalle istituzioni e che fa inevitabilmente crescere la personalizzazione dei partiti politici, focalizzata su figure dotate di attrazione e comunicazione personale a discapito dell’apporto attivo al bene comune da parte della collettività.

    Senza una cittadinanza attiva ed informata gli strumenti di democrazia partecipativa “calati dall’alto” restano per lo più poco utili e inutilizzati.

    Che strumenti ci hanno concesso?

    Nelle diverse articolazioni tra democrazia rappresentativa, diretta, deliberativa e partecipativa nelle democrazie rappresentative tipiche i principali strumenti di democrazia diretta sono i referendum ( in Italia possono essere abrogativi, costituzionali o territoriali ). In alcuni stati, ma non in Italia, è prevista anche la revoca del mandato di un rappresentante eletto. In Italia è considerato strumento di democrazia diretta anche la proposta di legge di iniziativa popolare, quella che si può presentare raccogliendo le firme di 50.000 elettori. È uno strumento di democrazia diretta solo teoricamente, infatti nella prassi è uno strumento con un potere limitato dove non si garantisce ai presentatori l’esame parlamentare della loro proposta . Gli organi parlamentari, infatti, non hanno l’obbligo di pronunciarsi sulle proposte di iniziativa popolare e neanche esistono meccanismi che garantiscano forme significative di priorità procedurale. Quando poi viene eventualmente discussa saranno comunque i rappresentanti eletti a decidere se trasformarla in legge. Relativamente analoga la Proposta di Legge popolare che 5000 elettori possono presentare alla regione Emilia Romagna.
    Nella Unione Europea è prevista l’Iniziativa dei cittadini dove raccogliendo un milione di firme in almeno 7 stati della UE si può chiedere alla Commissione Europea di proporre nuovi atti legislativi. La prima presentata nel 2014: L’acqua è un bene comune, non una merce! ha portato ad una revisione della direttiva UE sull’acqua potabile, entrata in vigore il 12 gennaio 2021. Su 101 iniziative registrate 7 hanno avuto risposta dalla commissione e 2 ( entrambe su istanze “animaliste”) sono attualmente sotto esame.

    In Italia ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, ma era già previsto nello Statuto Albertino, tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alla Camera dei Deputati o al Senato per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. La procedura per presentare le petizioni è relativamente semplice, oggi è possibile anche con una semplice e-mail. Ad oggi in questa legislatura ne sono state presentate oltre 1400 ( tra Camera e Senato ). Le petizioni vengono assegnate alle Commissioni dove possono essere prese in considerazione o archiviate. Non è dato sapere in commissione quante ore, minuti o secondi di discussione vengano loro dedicati.

    Il decentramento legislativo e amministrativo delle regioni comporta poi che ogni regione possa regolare con apposita legge quali strumenti di democrazia diretta/deliberativa/partecipativi possono essere utilizzati.

    In Emilia Romagna abbiamo la legge regionale sulla partecipazione all’elaborazione delle politiche pubbliche del 2018.

    Gli strumenti previsti sono:
    Gruppo 1 – Strumenti qualitativi (o di democrazia deliberativa)
    Sondaggio deliberativo (15.69 KB)
    Consensus Conference (14.19 KB)
    Giuria dei cittadini (15.25 KB)
    Débat public (15.91 KB)
    Open Space Technology (OST) (14.55 KB)
    Focus group (15.85 KB)– Gruppo di discussione
    World Café (11.51 KB)– Café Seminar
    EASW – European Awareness Scenario Workshop (17.52 KB)
    Participatory Scenario Building Workshop (15.09 KB)
    Laboratori di discussione/progettazione urbanistica partecipata (Planning for Real (14.8 KB))
    Gruppo 2 – Strumenti quantitativi (o di democrazia diretta)
    Referendum (17.48 KB)(in generale, come regolato da statuti)
    Referendum deliberativo (referendum personalizzato, anche su base territoriale)
    Gruppo 3 – Strumenti quali-quantitavi (o di democrazia partecipativa/deliberativa)
    Assemblea dei Cittadini (17.26 KB)(Citizens’Assembly o Citizens’Hearing)
    Sondaggi
    Votazioni online
    Voting Conference (17.26 KB)
    Bilancio Partecipativo (16.47 KB)
    (Electronic) Town Meeting (15.68 KB)
    – Strumenti di Ricerca Scientifica Partecipativa per Valutazioni di Sostenibilità:
    Valutazione del Ciclo di Vita (17.57 KB)
    Analisi Costi Benefici (17.57 KB)
    Stima di Impatto Sociale (16.64 KB)
    Strumenti di valutazione d’impatto ambientale partecipativa
    Strumenti di indagine epidemiologica partecipativa

    Questi strumenti possono anche entrare in progetti finanziati dalla regione.

    All’esame dei progetti di partecipazione è preposto il Tecnico di Garanzia della Partecipazione che però non ha potere ostativo, ad esempio, nei riguardi di una amministrazione locale che all’interno di un percorso partecipativo non “ascolti” la cittadinanza.

    Negli enti locali è stato poi istituito il Garante della comunicazione e della partecipazione previsto all’art. 56 della l.r. n. 24/2017 e dalla delibera 1255 del 2018, ruolo che non viene introdotto per garantire un formale adempimento di pubblicità e mera comunicazione di documenti attraverso canali tradizionali o online. Il Garante deve avere un profilo specialistico che affianca gli uffici di Piano nella progettazione e avvio di veri e propri processi di partecipazione per permettere all’intera comunità, attraverso incontri estesi ai cittadini, alle imprese, al terzo settore, alle categorie economiche, ai professionisti, di confrontarsi e condividere le sfide della pianificazione generale del proprio territorio. Come figura di Garanzia per i cittadini dovrebbe, ma quasi mai avviene, non essere nominato tra dipendenti dell’ente pubblico. Per il PUG del Comune di Ferrara, è garante Silvia Mazzanti, contattabile all’indirizzo: garantepartecipazione@comune.fe.it.

    Il comune di Ferrara ha un Ufficio Relazioni con il Pubblico che di fatto è il primo punto di ascolto per reclami e segnalazioni dei cittadini. Ma molto più funzionale, visto che si possono consultare anche le segnalazioni/istanze presentate in passato da altri cittadini, è la piattaforma web FEDRO dove il singolo cittadino, una volta registratosi può fare segnalazioni o presentare istanze a cui normalmente viene data risposta.

    Da quando Ferrara ha aderito alla piattaforma FEDRO ( settembre 2015 ) sono state inviate 9012 segnalazioni e di queste 5587 sono state chiuse (perlopiù su buche e segnaletica stradale). Non sono poche le segnalazioni o reclami a cui il comune o i suoi tecnici hanno risposto semplicemente “non si può fare” chiudendo drasticamente la pratica. Nessuna possibilità di discutere l’opinione o le valutazioni del comune. Come tutti gli strumenti di partecipazione la sua efficacia dipende strettamente dalla disponibilità all’ascolto della voce dei cittadini da parte di chi li governa. A questo si aggiunge che la partecipazione non è comunque possibile se la cittadinanza non è neppure informata sull’esistenza di questi strumenti.

    Il regolamento per la disciplina delle forme della partecipazione popolare all’amministrazione locale del comune di Ferrara stabilisce che i soggetti privati singoli o associati possono chiedere al Comune di Ferrara l’attivazione di un percorso partecipativo su un tema di interesse collettivo.

    I soggetti privati singoli o associati possono progettare e gestire un percorso partecipativo nel rispetto delle normative regionali.

    Il regolamento e statuto comunale prevede poi come istituti di partecipazione popolare: istanze, petizioni, proposte di deliberazione consiliare, consultazioni popolari e referendum popolari.

    Le istanze, sottoscritte senza obbligo di autenticazione anche dal singolo cittadino, sono richieste che i cittadini possono rivolgere agli organi decisionali dell’Amministrazione comunale, per sollecitare l’intervento in una situazione concreta, specifica e particolare, di pubblico interesse, devono essere indirizzate al Sindaco e presentate all’Ufficio Protocollo Generale. Non sono dirette ad ottenere un provvedimento amministrativo.

    Le petizioni sono intese a sollecitare l’intervento dell’Amministrazione comunale per la migliore tutela di interessi collettivi o diffusi in materie determinate o per questioni specifiche e particolari .

    I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della petizione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della petizione. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori. Devono essere sottoscritte da almeno 100 cittadini, indirizzate al Sindaco e depositate a cura dei promotori, mediante consegna oppure a mezzo del servizio postale, presso l’Ufficio Protocollo Generale che ne rilascia ricevuta .

    L’esame di ammissibilità della petizione è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della petizione alle funzioni del Comune.

    Sia i promotori della petizione sia il Consiglio (tramite la competente commissione consiliare) o la Giunta Comunale (tramite l’assessore competente) possono chiedere di fornire o avere chiarimenti e precisazioni. Ai fini istruttori, la commissione consiliare o l’assessore competente possono richiedere ulteriori pareri, valutazioni e proposte degli uffici e servizi comunali competenti in materia.

    Le proposte di deliberazione consiliare sono dirette a promuovere interventi dell’Amministrazione comunale in materia di interessi diffusi o collettivi di competenza comunale. Non sono ammesse proposte che che hanno per oggetto gli stessi oggetti esclusi dalla possibile richiesta di referendum, ed in particolare quelle incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni.

    Richiedono la raccolta di minimo 500 firme e devono essere formalizzate (in forma di proposta deliberativa) e depositate a cura dei promotori, mediante consegna oppure a mezzo del servizio postale, presso l’Ufficio Protocollo Generale che ne rilascia ricevuta.

    I promotori costituiscono la delegazione con la quale si terranno tutti i rapporti conseguenti alla presentazione della proposta di deliberazione e hanno l’onere di raccogliere le firme necessarie per l’ammissibilità della proposta. Si considerano promotori, di norma, i primi tre sottoscrittori.

    L’esame di ammissibilità della proposta è di competenza del Segretario Generale, che accerta il requisito del numero delle sottoscrizioni e la riferibilità della proposta di deliberazione alle funzioni del Comune.

    Se la proposta:

    • ha per oggetto l’adozione di un provvedimento di natura regolamentare, deve essere redatta in articoli
    • comporta nuove o maggiori spese a carico del bilancio comunale, devono essere indicati l’importo e i mezzi per farvi fronte

    La dichiarazione di presentazione della proposta deve espressamente indicare i nominativi e il recapito dei promotori.

    Per ogni sottoscrittore deve essere chiaramente riportato cognome, nome, luogo e data di nascita, residenza.

    Prima di raccogliere le firme, i promotori possono richiedere la collaborazione degli uffici e servizi comunali coinvolti nell’oggetto della proposta per una sua migliore formulazione tecnica e per una verifica della non manifesta illegittimità dell’atto. Gli uffici a tal fine assicurano l’accesso agli atti e ai documenti posseduti, nei limiti della normativa vigente in materia di accesso generalizzato. La Ragioneria comunale fornisce gli elementi utili per ciò che attiene al profilo finanziario e ai collegamenti con il bilancio comunale.

    Referendum popolari possono essere richiesti da almeno il 3% degli iscritti nelle liste elettorali del Comune (108.509 nel 2019).

    Con il referendum consultivo tutti gli elettori del Comune sono chiamati a pronunciarsi in merito a piani, programmi, interventi, progetti ed ogni altra iniziativa riguardante materie di esclusiva competenza dell’ente locale, per consentire agli organi comunali di assumere le determinazioni di competenza dopo aver verificato gli orientamenti della comunità.

    Il referendum abrogativo è ammesso per l’abrogazione totale o parziale di delibere di Consiglio e di Giunta del Comune di interesse generale della popolazione.

    Non possono formare oggetto di referendum:

    a) la revisione dello Statuto comunale e degli statuti delle Aziende Speciali;

    b) il regolamento del Consiglio comunale e del decentramento;

    c) gli atti di mero adempimento di leggi e regolamenti nazionali e regionali e di norme

    statutarie;

    d) l’ordinamento del personale del Comune, delle istituzioni e delle aziende speciali;

    e) il bilancio preventivo ed il conto consuntivo;

    f) i tributi locali e le tariffe dei servizi comunali;

    g) i provvedimenti relativi alla tutela e salvaguardia di minoranze etniche, religiose e di

    soggetti socialmente deboli,

    h) le materie già sottoposte a referendum, prima che siano trascorsi quattro anni.

    Il referendum abrogativo è escluso, oltre che nei casi indicati precedentemente, anche qualora gli atti sottoposti a detto referendum:

    a) incidano su situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale o che riguardino servizi alla persona;

    b) non siano di esclusiva competenza comunale e per la loro formazione sia prevista o sia intervenuta la convergente volontà di altri enti locali, della Regione e dello Stato;

    c) incidano sugli strumenti urbanistici, sui relativi piani di attuazione e loro variazioni.

    d) riguardino gli atti di costituzione di società per azioni e società a responsabilità limitata.