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Quando: 7 e 8 novembre orario 10-17 A causa della pioggia, modifichiamo il programma del Festival dell'acqua in questo modo: lo spettacolo teatrale previsto per oggi pomeriggio va a domani alle 15,30 e a seguire ci sarà la presentazione della campagna. La sede è sempre quella dell'Associazione IL Turco, in via del Turco 39.
Dove: Via del turco 39 Ferrara
Quando: 09 novembre ore 17,30
Dove: Piazzetta verdi 5 Ferrara
Quando: 9 novembre 2026 ore 14.30
Dove: Piazza Municipale Ferrara

    Risposta comune petizione acqua

    In data 05/11/26 è arrivata la risposta dell’Amministrazione comunale alla nostra petizione sul servizio idrico. E’ una risposta burocratica ed elusiva, perchè, se è vero formalmente che non è il Comune che dispone l’affidamento del servizio idrico, è altrettanto vero che questo avviene da parte di Atersir, una volta sentito il Consiglio locale di Ferrara. Consiglio locale in cui il Comune di Ferrara ha un ruolo maggioritario, pari a più del 30%. In più, come è avvenuto per l’affidamento del servizio rifiuti, il Consiglio comunale può esprimere un orientamento in materia.

    Risposta Comune petizione acqua

    OGNI GOCCIA CONTA

    ACQUA MICRO FESTIVAL
    7 e 8 novembre | ore 10-17
    @ IlTurco | Ferrara, via del turco 39

    Due giorni per parlare, guardare e ascoltare l’acqua bene comune dentro la crisi climatica, ti aspettiamo nel giardino dell’associazione Il Turco. In mostra le opere scelte del Concorso grafico Siamo la stessa acqua, eseguite da ragazze e ragazzi della classe 5Q Istituto L. Einaudi.

    sab 7 nov ore 11 – ACQUA PUBBLICA*
    Come, quando e perché (!) ripubblicizzare il servizio idrico a Ferrara, presentazione della campagna. A seguire, inaugurazione della mostra grafica Siamo la stessa acqua.

    sab 7 nov ore 15 – FARE BUONO**
    Spettacolo teatrale sulla bonifica del territorio ferrarese, evoluzione del podcast I fantasmi della bassa – Ferrara 1870-1922, del collettivo Cumbre Altre frequenze. Voce di Francesca Caselli e musica di Luca Sortino, regia di Chiara Tarabotti. (Ingresso con tessera ARCI)

    dom 8 nov ore 11 – SIAMO LA STESSA ACQUA***
    Visita guidata alla mostra di opere grafiche insieme agli autori.

    E se piove?
    [13:11, 26/10/2026] marcella: ☔Se piove
    *Rimandato a dom 8 nov ore 16.30
    **Rimandato a dom 8 nov ore 15.30
    ***La mostra è waterproof, e tu? porta l’ombrello

    ACQUA PUBBLICA: UN PASSO AVANTI, MA LA MOBILITAZIONE CONTINUA!

    Il Difensore civico regionale ha risposto alla nostra istanza di intervento per omessa risposta del Comune di Ferrara in merito alla petizione popolare prot. N° 117616 del 12/06/26 ai sensi degli artt. 8 e 11 del Dlgs 267/2000 e L.R. 25/2003 e ha esortato formalmente il Comune di Ferrara a fornire, entro 30 giorni, un riscontro motivato sullo stato dell’iter e sulle decisioni relative alla petizione per la ripubblicizzazione del servizio idrico.
    Una petizione sottoscritta da oltre 600 cittadini, presentata nel giugno scorso e già riconosciuta ammissibile i cui punti cardine sono: riconoscere formalmente l’acqua come bene comune privo di finalità lucrative; affidare la gestione del servizio idrico integrato a un’azienda interamente pubblica mediante il modello in house; promuovere una gestione unica a livello provinciale in vista della scadenza delle concessioni di fine 2027.
    Siamo soddisfatti di questo intervento: la partecipazione dei cittadini merita ascolto e risposte. E il silenzio dell’Amministrazione non può essere la risposta a una richiesta così importante per il futuro di un bene comune.
    💧 Ma non basta ottenere una risposta: vogliamo che si apra finalmente una discussione concreta sulla gestione pubblica dell’acqua.
    Per questo rilanciamo la mobilitazione del Forum Ferrara Partecipata: l’acqua è un bene comune, non una merce. E il futuro del servizio idrico riguarda tutte e tutti noi.

    Campagna per la ripubblicizzazione servizio idrico

    La nostra campagna per la ripubblicizzazione del servizio idrico, consta allo stato attuale di una serie di attività che si possono  riassumere in:

    1) lettera alle forze politiche e gruppi consiliari, sindacato, in cui si dichiarava, vista la scadenza alla fine del 2027 delle concessioni del servizio idrico, affidate a Hera nel Comune di Ferrara e altri Comuni dell’Alto Ferrarese e a CADF nel territorio del Basso Ferrarese, l’ interessamento ad un confronto per esaminare le problematiche connesse alla scadenza delle concessioni e agli affidamenti futuri del servizio idrico.

    2) lettera con gli stessi intenti ai Comuni del basso ferrarese serviti da CADF

    3) le iniziative pubbliche “Acqua. Un bene comune e i conflitti mondiali” e “Ferrara un territorio d’acqua”

    4) raccolta firme per petizione al Comune di Ferrara con la richiesta di attivarsi perché, alla scadenza della concessione del servizio idrico, la nuova gestione del servizio idrico nel Comune di Ferrara venga affidato ad un’azienda a totale capitale pubblico “ in house providing”, sulla base delle condizioni che saranno presenti relative alle modalità di affidamento del servizio stesso.

    5) indizione di un bando di concorso denominato “SIAMO LA STESSA ACQUA” presso la scuola di grafica in Ferrara, allo scopo di ideare una campagna di comunicazione visiva per trasformare la percezione dell’acqua e promuovere:

    ● il messaggio che l’acqua non è una merce, ma diritto universale e bene comune;

    ● la necessità di rendere pubblico il servizio idrico, sottraendolo agli interessi privati;

    ● lo sviluppo di consapevolezza dei rischi legati alla risorsa acqua nel contesto della crisi climatica;

    ● la conoscenza del paesaggio ferrarese come territorio plasmato dall’acqua.

    Il lavoro svolto dai giovani è stato ottimo e il materiale sarà utilizzato per la nostra campagna.

    5) incontri con Atersir, forze  politiche, associazioni, cittadini.

                                                                                                           

    Allegati

    A) Schema per ripubblicizzazione servizio idrico

    B) Manifesto campagna acqua

    C) Petizione ripubblicizzazione servizio idrico Comune Ferrara

    D) Volantino per banchetti petizione

    A quindici anni dal tradito referendum sull’acqua, inchiesta sulle pratiche di privatizzazione del servizio idrico

    Tratto da Altreconomia 293 — Giugno 2026

    I tentacoli della finanza sull’acqua. Inchiesta sul referendum tradito

    di Luca Martinelli — 1 Giugno 2026

    Una protesta a Milano contro la privatizzazione dell’acqua pubblica davanti al palazzo della Regione. Nel capoluogo lombardo l’assalto dei privati sull’acqua è stato, per ora, sventato © Agenzia Fotogramma

    I 26 milioni di “Sì” che nel 2011 avevano chiesto la gestione pubblica delle risorse idriche sono stati disattesi. Le controparti -A2A, Acea, Hera e Iren- hanno vinto. Gli azionisti, tra cui BlackRock, festeggiano mentre i costi in bolletta esplodono.

    A quindici anni dal referendum del 12 e 13 giugno 2011, mentre emergono a causa della crisi climatica nuove consapevolezze sulla complessità della gestione di acquedotti, fognature e sistemi di depurazione, il bilancio di quel voto è senz’altro negativo.

    Anche se 26 milioni di italiani scelsero il “Sì” (cioè la maggioranza assoluta della popolazione, dato da tenere a mente visto il progressivo allontanamento dalle urne negli ultimi tre lustri), decidendo di abrogare due norme relative all’affidamento dei servizi pubblici locali e alla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, a vincere davvero sono stati i grandi “nemici” di allora: le società multi-servizi (oltre all’idrico gestiscono rifiuti e distribuzione elettrica e gas) quotate in Borsa, A2A, Acea, Hera e Iren.

    L’immagine che meglio le descrive è quella delle piovre che allargando e allungando i tentacoli coprono un’area sempre più estesa del Paese. Questo è vero, in particolare, per Acea, Hera e Iren che hanno visto aumentare in modo significativo il numero di abitanti serviti, che è passato da 13,87 milioni di persone nel 2014 a 16,5 milioni nel 2025: il 20% in più e pari al 28% della popolazione del Paese alla fine dello scorso anno.

    Oltre un residente su quattro, insomma, paga la bolletta a una società quotata in Borsa. E questa è sempre più cara: nel 2025 la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane è stata pari a 528 euro, il 5,4% in più rispetto ai 500 del 2024, mentre confrontando il dato con il 2019, il costo a livello nazionale è aumentato del 30%, come spiega il dodicesimo “Rapporto sul servizio idrico integrato”, presentato dall’organizzazione Cittadinanzattiva a marzo 2026.

    “La tariffa media è calcolata considerando una famiglia di tre componenti e un consumo di 182 metri cubi annui. Nel 2011 la spesa annua era pari a 274 euro. L’aumento è del 92%, a fronte di un’inflazione sotto il 30%”, spiega Corrado Oddi, tra i portavoce del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e del Comitato referendario “2 Sì per l’acqua bene comune”, oggi tra i referenti della Rete emergenza climatica e ambientale in Emilia-Romagna. Oddi invita a scorrere l’elenco delle città più care sul dossier di Cittadinanzattiva. Sul podio ci sono Frosinone (973 euro), Pisa (861 euro) e Livorno (860 euro), dove il servizio idrico integrato è affidato direttamente a società pubblico-private partecipate da azionisti quotati: sono Acea Ato 5 (controllata al 98,5% da Acea, a Frosinone), Acque (partecipata 45% da Acea, a Pisa) e Asa (partecipata al 40% da Ireti, cioè Iren, a Livorno).

    Le città più care d’Italia sono Pisa, Frosinone e Livorno dove il servizio idrico è affidato direttamente a società pubbliche-private partecipate da azionisti quotati

    Eccola la piovra: ramificazioni di partecipazioni che rendono sempre più complesso capire dove -ovvero in quali territori- ci potrebbe essere spazio per parlare di ripubblicizzazione, cioè dell’idea che la vittoria al referendum potesse avviare una stagione per allontanare i soci privati e le società quotate ma anche portare a riformare il modello delle società per azioni in house.

    È certo, in questo campo, che “il referendum, con il primo quesito, ha comunque rallentato i processi di privatizzazione”, come sostiene Oddi. Alcune Regioni, città e Aree metropolitane restano saldamente in mano a società pubbliche, ad esempio la Regione Puglia, il Comune di Milano, la Città metropolitana di Milano o quella di Torino, e probabilmente questo ha portato anche a un rallentamento nell’espansione dei tentacoli: la quarta multiutility quotata, A2A, ad esempio, si sta lentamente sfilando dal settore, complice l’impossibilità di conquistare la gestione del servizio nelle proprie aree di riferimento, in particolare la Lombardia.

    In Toscana, è nato il progetto di Plures, una multiutility a controllo pubblico che dopo aver liquidato il socio privato presente a Firenze, Prato e Pistoia, che è Acea, avrebbe dovuto quotarsi in Borsa. “Questo non accadrà -continua Oddi-, perché i comitati hanno manifestato la propria contrarietà. A Empoli anche con un referendum comunale, indirizzando al momento la scelta della Regione verso il pubblico”. E ancora: “Ci sono vertenze aperte a Cuneo (dove a metà maggio è stata votata la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, ndr), a Macerata e poi Parma e Ferrara dove, con le concessioni in scadenza nel 2027, vorremmo porre la questione dell’affidamento in house”.

    L’in house providing, cioè l’affidamento diretto senza gara a un’azienda controllata al 100% dagli enti pubblici territoriali, era il nemico pubblico del Governo Berlusconi e del ministro degli Affari europei Andrea Ronchi, ex missino in quota Alleanza nazionale, che lega il suo nome a quella riforma e che oggi è presidente di Ferservizi Spa, una società (100% pubblica) che fa parte del gruppo Ferrovie dello Stato.

    “Attualmente è sotto attacco l’esperienza di ABC Napoli, l’unica azienda speciale a gestire il servizio in una città importante -spiega Oddi- il sindaco Manfredi ha in testa di trasformarla in una Spa a capitale pubblico”. La differenza non è solo formale ma è uno dei temi di cui tanto si è discusso al tempo del referendum: l’azienda speciale è un soggetto di diritto pubblico e non di diritto privato mentre una società per azioni potrebbe sempre aprire il proprio capitale a soci privati.

    ABC Napoli ha bilanci in ordine con pochi utili ma, e come emerge dal report di Cittadinanzattiva, Napoli e la Campania sono anche il capoluogo e la Regione dove le tariffe sono cresciute meno negli ultimi anni: la bolletta nel 2025 è di 251 euro meno della metà della media nazionale. “Il Governo Draghi con il decreto legislativo 201 del 2022 ha tolto la possibilità di affidamento della gestione ad aziende speciali per i servizi a rete -conclude Oddi-. Per società già esistenti, come ABC, c’è però la possibilità di una proroga”.

    “Attualmente è sotto attacco l’esperienza di ABC Napoli, l’unica azienda speciale a gestire il servizio in una città importante”

    – Corrado Oddi

    Un dato evidenzia ciò che può accadere quando il servizio è affidato a privati. Lo si misura sfogliando i bilanci dell’ultimo decennio di Acea, Hera e Iren: tra il 2014 e il 2025 le tre società quotate in Borsa hanno cumulato sull’idrico oltre 6,5 miliardi di margine operativo, 3,5 miliardi dei quali solo Acea e le sue controllate. Ogni anno le stesse aziende pagano agli azionisti dividendi sempre più alti mentre incassano finanziamenti pubblici per realizzare gli investimenti, anche quelli del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr): nel 2026 il consiglio d’amministrazione di Acea propone all’assemblea un dividendo di 1,20 euro per azione (il cui valore nominale è di 5,16 euro); per ogni azione Hera il dividendo è di 0,16 euro (valore nominale un euro); per quanto riguarda Iren, infine, la cedola è pari a 0,055 euro per azione (valore nominale un euro).

    La situazione però non riguarda solo margini e dividendi. La finanziarizzazione è anche altro: nel 2011 il 60,8% delle azioni Hera era controllato dal pubblico, nel 2025 tale quota è scesa al 45,82%. E tra i soci privati ci sono la banca d’affari Lazard e poi BlackRock, Vanguard, e State Street: la utility, insomma, è finita “nelle mani dei fondi”, citando il titolo del libro di Alessandro Volpi uscito nel 2024 per Altreconomia.

    Nel 2011 il 60,8% delle azioni Hera era controllato dal pubblico, nel 2025 la quota è scesa al 45,82%. Tra i soci privati ci sono BlackRock, Vanguard e State Street

    C’è poi il tema della revisione del meccanismo tariffario prevista dal secondo quesito referendario. Il punto è che, invece di cancellare la remunerazione del capitale, com’era indicato dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, le modifiche hanno finito per introdurre nuovi oneri che non vanno a coprire solo gli investimenti sulla rete ma -come è stato scoperto a Trieste, dove il gestore è Acegas-Aps, controllato da Hera- remunerano ad esempio anche i super stipendi dei dirigenti.

    La rendita “certa” all’interno di un mercato regolato porta poi ad altri paradossi che non possono essere ignorati: nel 2011 la capitalizzazione di Hera valeva 1,22 miliardi di euro, nel 2025 quasi sei miliardi di euro. Di questi, circa 3,25 miliardi sono in mani private che usano le azioni delle utility come asset finanziari.

    Tra il 2014 e il 2025 Acea, Hera e Iren, tutte quotate in Borsa, hanno cumulato sull’idrico oltre 6,5 miliardi di margine operativo, 3,5 miliardi solo Acea e le sue controllate

    Una dimostrazione è quanto successo nei primi mesi del 2026 nell’azionariato di Acea: a fine 2025 la multinazionale francese Suez deteneva il 23,33% delle azioni (valore 444,18 milioni di euro nel 2014, 1,1 miliardi nel 2025), mentre l’editore e costruttore Francesco Gaetano Caltagirone il 7,75% (che valeva 147,55 milioni nel 2014, 364,8 a fine 2025); nel primo trimestre entrambi sono scesi e vendendo le azioni Acea hanno incassato, secondo le nostre stime, ben 200 milioni (Suez) e 115 milioni di euro (Caltagirone).

    La stima di quanto ha incassato l’editore e costruttore Francesco Gaetano Caltagirone nel primo trimestre 2026 vendendo una parte della propria partecipazione in Acea è di 115 milioni di euro

    Acea intanto riceve finanziamenti pubblici (703 milioni di euro solo in ambito Pnrr) e potrebbe ottenere di posticipare di dieci anni la scadenza della concessione di gestione dell’acquedotto di Roma e provincia (in capo ad Acea Ato 2, quattro milioni di persone servite) per recuperare il capitale che investirà nel contestatissimo raddoppio dell’Acquedotto del Peschiera, un contenzioso aperto da vent’anni con il territorio reatino da cui proviene gran parte dell’acqua consumata nella capitale.

    Questa inchiesta è dedicata a Emilio Molinari (1939-2025), cuore e testa di quello straordinario movimento e anche molto altro © Gigi Malabarba

    Il professor Emanuele Fantini, che insegna all’Ihe delft institute for water education, il più grande istituto internazionale al mondo per la formazione post-laurea nel settore delle risorse idriche con sede a Delft in Olanda, sottolinea l’esigenza di riprendere lo spirito referendario, quello della straordinaria campagna che portò nel 2010 a raccogliere 1,4 milioni di firme. “Quel movimento seppe influenzare una serie di battaglie per altri beni comuni, dai fiumi al suolo, passando per quelle contro l’impianto delle mini centrali idroelettriche, sempre declinate in tema di beni comuni -spiega-. A questi si è poi aggiunto il tema della cura, che resta centrale tra attivisti e ricercatori, riuscendo a tenere insieme scala locale, azioni sul territorio e il legame con una rete di solidarietà internazionale all’interno di spazi, come il Forum sociale mondiale, che oggi mi sembra facciano fatica. La crisi climatica rende ancor più necessario tutto questo”. A 15 anni dal referendum, tornare a parlare di acqua bene comune è un’urgenza assoluta.

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