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Quando: 7 e 8 novembre orario 10-17 A causa della pioggia, modifichiamo il programma del Festival dell'acqua in questo modo: lo spettacolo teatrale previsto per oggi pomeriggio va a domani alle 15,30 e a seguire ci sarà la presentazione della campagna. La sede è sempre quella dell'Associazione IL Turco, in via del Turco 39.
Dove: Via del turco 39 Ferrara
Quando: 09 novembre ore 17,30
Dove: Piazzetta verdi 5 Ferrara
Quando: 9 novembre 2026 ore 14.30
Dove: Piazza Municipale Ferrara
    06/11/2026

    Premessa definitiva campagna energia bene comune

    PREMESSA

    1. Il testo che segue, costruito dal Centro per le Comunità Solari e pienamente

    condiviso da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna), è

    ben più che un documento “tecnico” relativo alla riforma del “mercato” elettrico.

    In realtà, trattasi di un testo che sta pienamente dentro un modello di produzione e

    consumo energetico che rappresenti un’evoluzione rispetto a quello che oggi si sta

    affermando. Infatti, al di là del persistente negazionismo sul cambiamento climatico,

    si sta dando gambe ad un’idea di transizione energetica basata sul ricorso alle fonti

    rinnovabili (e anche al nucleare), che, però, viene sviluppata con il ricorso pressoché

    esclusivo a grandi impianti, con la preservazione del ruolo delle grandi aziende

    fornitrici. Un modello fortemente centralizzato, guidato sostanzialmente dal mercato,

    che garantisce profitti ai soggetti industriali.

    Spingere, invece, verso l’autoproduzione e l’autoconsumo collettivo, in primis

    sotto le cabine secondarie, riconoscendo che in quel contesto esiste già una realtà di

    comunità energetiche di fatto, significa fare un passo in avanti decisivo nel

    riconoscere l’energia condivisa localmente come bene comune attraverso le forme di

    autoconsumo collettivo che la rete già oggi realizza fisicamente e costruire un’idea di

    transizione basata su un modello distribuito e diffuso, cioè, in buona sostanza,

    democratico. Per quanto riguarda la produzione energetica sopra la scala locale, che

    implica impianti più ampi e centralizzati, si deve guardare alla pianificazione

    partecipata come leva fondamentale per favorire il ricorso alle energie rinnovabili.

    Pianificazione partecipata che coniuga intervento pubblico e coinvolgimento delle

    comunità locali.

    2. L’ipotesi che avanziamo non solo è assolutamente realizzabile, ma è anche quella

    più realistica, se si vuole sul serio realizzare una transizione energetica verso le

    rinnovabili veloce e condivisa. Infatti, il modello ancora fortemente centralizzato,

    favorito dall’attuale legislazione nazionale, non solo ripropone un approccio

    socialmente inaccettabile, ma è destinata a generare conflitti e opposizioni da parte

    delle comunità locali. Ovviamente, perché l’opzione che avanziamo possa

    concretamente procedere, necessita, oltre che della mobilitazione sociale e politica,

    di almeno altri due elementi. Il primo consiste nella sua adozione e pratica

    all’interno delle scelte politiche e istituzionali, a livello nazionale e regionale; in

    questo senso si muove la nostra proposta affinché quanto avanzato nel documento in

    termini di riforma del “mercato” elettrico possa diventare legislazione nazionale,

    magari promossa dalla Regione Emilia-Romagna con un’apposita iniziativa. Nella

    stessa direzione si muove la proposta di legge di iniziativa popolare in tema di

    energia, messa in campo da RECA e Legambiente Emilia-Romagna sin dal 2022

    e sottoscritta da più di 7000 cittadini, ora in procinto di essere discussa

    dall’Assemblea legislativa regionale. Lì, non a caso, ragioniamo sul fatto che si

    adottino strumenti di pianificazione cogenti a livello comunale e territoriale, con

    l’obiettivo che si possa raggiungere la copertura dei consumi finali energetici del

    territorio per il 50/70%, promuovendo, in primo luogo, l’autoproduzione e

    l’autoconsumo collettivo. Affiancando a ciò, attraverso il metodo della pianificazione

    partecipata per gli impianti a scala più larga, pur necessari per l’equilibrio del

    sistema, l’intento di arrivare nella Regione a coprire interamente i consumi finali

    energetici con energie rinnovabili al 2035 o, perlomeno, ad avvicinarsi. Pur non

    essendo questo oggetto della campagna “Energia Bene Comune”, si ritiene inoltre

    preferibile che questi impianti a scala più ampia siano gestiti da Enti pubblici

    nazionali o regionali, quando non autogestiti dalle comunità locali.

    L’evoluzione del quadro europeo rende oggi questa proposta ancora più attuale,

    poiché la pianificazione energetica territoriale rappresenta uno degli strumenti

    attraverso cui preparare il sistema elettrico regionale alla progressiva diffusione

    dell’autoconsumo collettivo e della condivisione dell’energia.

    Il secondo è costituito dalla consapevolezza che, come sosteneva Alex Langer, la

    transizione ecologica potrà attuarsi pienamente quando diventerà socialmente

    desiderabile. Qui ci viene in soccorso e diventa realmente prezioso il testo

    presentato, nel momento in cui si prospetta la possibilità concreta che, puntando

    all’autoproduzione e all’autoconsumo collettivo, le tariffe per i cittadini possono

    ridursi almeno in una misura vicina al 30%. Ciò avverrebbe attraverso lo scorporo

    dell’energia condivisa dalla bolletta (Direttiva Mercato) e l’eliminazione dei costi

    di intermediazione, con l’eliminazione degli oneri di sistema che non interessano

    direttamente l’energia condivisa, spostandoli sull’energia non scambiata, ed

    eventualmente con l’eliminazione dell’IVA, compensando le relative minori entrate

    dello Stato attraverso l’annullamento dei Sussidi Ambientalmente Dannosi alle fonti

    fossili.

    3. Insomma, il documento proposto indica una pista di lavoro, impegnativa, ma

    assolutamente percorribile, nella quale si può realizzare un terreno importante di

    convergenza tra cittadini e loro rappresentanze, istituzioni e anche imprese

    interessate ad un’idea di modello produttivo, socialmente responsabile e capace di

    guardare al futuro. Un’idea, appunto, di transizione energetica ed ecologica giusta,

    condivisa per le sue finalità sociali e anche desiderabile per la cittadinanza.

    L’energia prodotta in bassa tensione da circa 2 milioni di piccoli impianti rinnovabili,

    pari a circa 30 TWh/anno (circa il 10% dell’intera energia elettrica consumata sulla

    rete nazionale), non può essere integralmente ricondotta alla logica della commodity

    di mercato, in quanto viene condivisa localmente e naturalmente per effetto della

    struttura fisica della rete elettrica.

    Premessa definitiva energia bene comune


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