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Quando: Sabato 6 giugno 2026, ore 10
Dove: Parco Pareschi, Corso Giovecca 148

    Autore: webmaster

    Volantino Forum Ferrara Partecipata: perchè no al Fé.ris

    Perchè è un progetto di “riqualificazione” in cui si curano solo interessi privati, che toglie verde alla città, che non riduce il traffico e non tutela il patrimonio storico.

    Perchè un parcheggio sotto le Mura, deturpa un Patrimonio dell’Unesco e non risolve il problema del traffico

    Perchè in quella zona ci sono già cinque supermercati, perché un magazzino comporta aumento del traffico pesante e perché siamo contro ulteriore cementificazione che aumenta il rischio idrogeologico.

    Perchè i beni comuni devono essere valorizzati per la cittadinanza e non per speculazioni private.

    Cos’è il Fé.ris

    È un progetto del Comune di Ferrara in collaborazione con l’azienda privata Arco che prevede tre interventi urbanistici di forte impatto sull’area Est della città a ridosso delle mura:

    1. nuovo parcheggio in via Volano
    2. nuovo grande centro commerciale in Via Caldirolo
    3. ristrutturazione dell’ex Caserma di via Cisterna del Follo affidata ad una azienda privata per realizzare uno studentato privato, residenze private e uno spazio multifunzione (cibo, benessere…)

    Forum Ferrara Partecipata visto da vicino

    Il Forum Ferrara Partecipata è nato in ottobre in seguito alla mobilitazione della Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara , che dopo una serie di interventi critici sul  Feris, e un incontro pubblico molto partecipato il  24 settembre scorso,  ha ritenuto di dover passare la mano a chi si facesse carico esclusivo dei temi e delle critiche sollevate dal progetto.

    Feris: acronimo di Ferrara rigenerazione innovazione sostenibilità , presentato dal sindaco Alan Fabbri e dall’Assessore all’Ambiente Alessandro Balboni, alla stampa il 30 giugno scorso, ha avuto una prima approvazione in Consiglio comunale il 12  luglio ed è a partire da questa data che alcuni gruppi di cittadini, la Rete, Italia Nostra e Ferrariae decus hanno iniziato a sollevare critiche sul progetto chiedendo più informazioni e protestando sul mancato coinvolgimento dei cittadini .

    Una protesta che fin dall’inizio  ha visto insieme sia cittadine e cittadini direttamente interessati dagli interventi di rigenerazione e trasformazione urbanistica previsti dal progetto, sia più in generale donne e uomini della città interessati ai processi di trasformazione sociale, economica, demografica e quindi anche urbanistica di Ferrara, una città fragile e bellissima, alle prese con i problemi  della denatalità, di un annoso mancato sviluppo, oggi impegnata nel mettere a frutto i fondi del Pnrr soprattutto in ordine all’ambiente, al  lavoro e alla modernizzazione tecnologica  e imprenditoriale,  alla vivibilità e ai diritti delle categorie tradizionalmente meno presenti nella gestione della cosa pubblica o nel dibattito su di essa.

    Ricordiamo che   tre interventi di rigenerazione e trasformazione urbanistica  riguardano tre aree diverse della città, alcune molto popolate, quella di via  Cisterna del follo, via Scandiana, e viale Volano, e quella assai meno popolata, di via Caldirolo, confinante con laprima campagna intorno a Ferrara est.

    Il Forum, che si è presentato alla cittadinanza ferrarese il 5 dicembre scorso , nello spazio,  gremito di cittadini, della Sala Macchine di Grisù, per illustrare le ragioni della sua costituzione, ossia la volontà di tante associazioni, organizzazioni di volontariato e  cittadini singoli di esprimere le loro valutazioni fortemente critiche sul progetto, vorrebbe far arrivare queste voci, tutte molto meditate e spesso anche molto competenti, alla Giunta del’Amministrazione comunale con l’auspicio di avviare u confronto utile alla città, all’interesse pubblico, alla città del presente e del futuro.

    A breve nascerà un sito dedicato mentre  in programma ci sono altri incontri e assemblee pubbliche, che Comitato organizzatore, il  Gruppo informativo e il  Gruppo tecnico. del Forum hanno costituito

    Chi desidera aderire può comunicarlo a questo indirizzo elettronico: forumferrarapartecipata@gmail.com

    Progetto Fe Ris e l’opposizione dei cittadini del Forum Ferrara Partecipata – VIDEO

    Sono tante le ragioni del no al progetto Fe Ris, avanzate dal Forum Ferrara partecipata,  che ha tenuto a Grisù, lunedì 5 dicembre,  il suo primo incontro pubblico. Tanti  i cittadini presenti,  singoli o appartenenti ad associazioni di varia natura, ambientalista, sociale, culturale, che hanno dimostrato di condividerle.

    Presente all’incontro anche  l’Assessore all’Ambiente dell’Amministrazione comunale di Ferrara, Alessandro Balboni, che, tuttavia, non è intervenuto.

    Feris,  acronimo di “Ferrara è rigenerazione, innovazione, sostenibilità” , presentato dall’Amministrazione comunale estense nello scorso mese di luglio come un progetto di rigenerazione urbana in grado di dare nuovo slancio allo sviluppo cittadino, non solo non ha convinto i ferraresi, ma ha innescato in questi mesi molta delusione e proteste di diversa natura: ambientalista, economica e sociale, oltre che di relazioni con l’Amministrazione.

    Fe ris non solo annuncia diverse novità: come la rivitalizzandone di edifici dismessi,  nuove infrastrutture, fra cui un parcheggio in viale Volano, piste ciclabili, un parco urbano , piazzette,  giardini e un nuovo imponente ipermercato  in  via Caldirolo, al confine fra la cintura verde del sottomura  e primi terreni agricoli della campagna circostante, ma prospetta  anche  l’immagine di una città universitaria resa più accogliente da un nuovo  studentato nella ex caserma Pozzuolo del Friuli,  dismessa da oltre trent’anni, con 400 nuovi posti letto per studenti,   attività commerciali e  appartamenti, che saranno certamente  allettanti per i privati che se li potranno permettere, dal momento che siamo in una delle aree più pregiate di Ferrara, per la presenza di musei, edifici storici, chiese e strade che appartengono alla  più antica edificazione della città,  importante per il turismo culturale e in grado di evocare ancora oggi  l’immagine della “dannunziana città del silenzio”.

    Fe ris promette  anche 400 nuovi posti di lavoro e  85 milioni di euro di investimento in gran parte di soggetti privati, in grado di animare l’economia cittadina.

    Perchè allora tanti cittadini si sentono delusi e piuttosto arrabbiati nei confronti dell’Amministrazione che  ha partorito il progetto?

    Le ragioni esposte dai rappresentanti del Forum sono tante, dicevamo, e vanno dal mancato coinvolgimento dei cittadini nella definizione del disegno complessivo, alle  dimensioni e qualità del progetto, in grado di  snaturare l’identità stessa di questa parte della città.

    Il silenzio tenuto dall’Amministrazione nei due anni di gestazione di Fe ris   alimenta diffidenze e interrogativi :  i cittadini si chiedono a ragione di chi sia la città e rivendicano il diritto a dire la loro, esprimendo  bisogni attuali e soprattutto una  visione più moderna di spazio urbano in sintonia con i processi di trasformazione in atto in tante città del nord Europa e con  l’idea di una città  con sempre meno automobili  al suo interno e  ricca, invece, di spazi aperti  e liberamente accessibili  per attività sociali e culturali. L’esempio sono le biblioteche sociali di Helsinki.

    In sostanza  la convinzione del Forum è che l’impianto complessivo del progetto sia  in controtendenza rispetto alle dottrine urbanistiche odierne e alle reali esigenze dei cittadini.

    Dei tre interventi del pacchetto Fe ris: la trasformazione dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli in uno studentato con aree commerciali annesse, un parcheggio scambiatore in via Volano e un ipermercato in via Caldirolo, solo la riqualificazione dell ex caserma appare corrispondere alle esigenze dei ferraresi, ma anche qui quello che non convince è la scarsa trasparenza sugli accordi, mai illustrati in dettaglio, presi tra il sindaco e i privati:  una cooperativa di Ravenna che si è fatta avanti impegnandosi ad un rilevante esborso di capitali da cui certamente si attende un ritorno  economico  altrettanto significativo.

    Il parcheggio in viale Volano e l’ipermercato in via Caldirolo potrebbero assicurare questo ritorno, secondo la logica del tutto legittima  delle operazione di finanziamento a lungo termine di opere pubbliche da parte di privati ,  come accade nel project financing, in cui il ristoro del finanziamento  è  garantito da  attività di gestione o esercizio dell’opera stessa: uno scambio ammesso dalla legge solo se e quando  i progetti finanziati riguardino  opere  di prevalente a utilità pubblica,  quella che i ferraresi, invece,  non vedono  nel progetto Fe ris,  che sembra, invece,  privilegiare l’interesse degli operatori privati.

    Ed è proprio la mancanza del  prevalente interesse pubblico dell’operazione accanto alla  inconciliabilità con la pianificazione presente e futura della città, che  ha indotto Italia Nostra a presentare ricorso al TAR, Tribunale amministrativo regionale,   il quale a breve dovrebbe pronunciarsi .

    Ma sentiamo dalla voce di Francesca Cigala Fulgosi gli obiettivi del Forum, le ragioni del no al progetto e l’impegno ad avviare un percorso di informazione, formazione e confronto fra cittadini e fra questi e l’amministrazione sul futuro della città.

    Dalia Bighinati

    Continueremo ad occuparci del tema

    Fé.ris speculazione indecente, peggio del palaspecchi

    Un nuovo incontro con 150 persone per contestare il progetto urbanistico.

    Il progetto Fe.Ris è una speculazione edilizia di livello indecente. Più dannoso per la città di quanto lo siano stati il Palazzo degli Specchi, Darsena City, la Casa del Pellegrino, il Palazzone di via Kennedy. È illegittimo, attendiamo la risposta del Tar a cui abbiamo presentato ricorso». Andrea Malacarne, che ieri rappresentava Italia Nostra in un incontro pubblico promosso dal Forum Ferrara Partecipa ta, non ha risparmiato critiche al piano urbanistico che punta a trasformare l’ex Caserma “Pozzuolo del Friuli” in uno studentato gestito da privati affiancato da un’area dedicata alla ristorazione, a “coprire” un’area agricola con un ipermercato in via Caldirolo e a ridurre l’area verde a ridosso del le Mura per far spazio ad un parcheggio in viale Volano.

    Erano in 150, ieri, i cittadini convenuti in una sala dello Spazio Grisù per rinviare al sindaco ogni considerazione che punta a relegare le persone che contestano il progetto nell’angolo dei “perditempo” o degli “insoddisfatti che hanno perso occasioni nella vita”

    Feris, all’incontro del Forum Ferrara Partecipata cittadini e associazioni esprimono le ragioni del no al progetto

    Il dibattito si è svolto all’interno della Factory Grisù, in una sala al piano terra gremita di persone.

    ‘Di chi è la città? Il progetto Feris e le retoriche della rigenerazione urbana’ è stato il titolo del primo incontro del Forum Ferrara Partecipata, che si è svolto nel pomeriggio di lunedì alla Factory Grisù. Una gremita sala al piano terra ha dunque ospitato cittadini e associazioni contrari al progetto. Al dibattito, moderato dalla giornalista Dalia Bighinati, che ha evidenziato l’intenzione del Forum “di avviare un processo di partecipazione per raccogliere dei punti di vista dei cittadini da portare in un confronto con l’Amministrazione pubblica per quanto riguarda il piano urbanistico della città”, si sono alternati diversi interventi.

    Francesca Cigala Fulgosi, del Forum Ferrara Partecipata, nella sua relazione introduttiva ha sottolineato che “il Forum fu proposto dalla Rete giustizia climatica a fine settembre per allargare le associazioni ambientaliste, che già dall’estate si erano occupate e preoccupate per questo progetto, ad altre forze sociali e ai cittadini. I nostri obiettivi sono di bloccare il progetto, sensibilizzare e informare i cittadini, e costruire un percorso di cittadinanza attiva che si occupi di pensare che città vogliamo e di pensare come dovrà trasformarsi la città futura. E’ un progetto radicalmente sbagliato, non è ambientalmente sostenibile, non è innovativo perché guarda a vecchi modi di pensare allo sviluppo”.

    Nel dettaglio dei progetti, “la Caserma è un’area di 34mila metri quadri, patrimonio privato di Cassa depositi e prestiti. Lì verrebbe realizzato uno studentato per 400 posti. Il problema è che le volumetrie aumenteranno perché viene detto che verranno abbattuti 8mila metri quadri di manufatti e verrà costruita nuova edificazione per 10mila metri quadri. Inoltre, 18,5 metri sono tanti piani, e sono molto impattanti. Si continua a cementificare con due nuovi edifici, e aumenterebbero il traffico e l’inquinamento”.

    Per quanto riguarda “l’area del centro commerciale di via Caldirolo, sono 27mila metri quadri. Alla fine di quest’area verde di 26mila metri quadri, resteranno poco più di 10mila metri quadri di parco. Quindi aumentiamo il cemento di circa 15mila metri quadri. Invece noi dobbiamo togliere cemento per permettere alle acque di defluire. Siamo in una crisi climatica che pretende che non adoperiamo più le vecchie logiche”.

    “Il problema di una rigenerazione urbana – ha proseguito Romeo Farinella, docente di Urbanistica a Unife – dovrebbe essere sempre ricondotto a una strategia. Adesso c’è l’esigenza di cambiare modello di sviluppo. Il fatto che si ragioni di un nuovo ipermercato in una zona che peraltro non mi sembra sfornita di superfici commerciali, così come il fatto che si realizzi un parcheggio sotto le Mura, mi pare molto discutibile. Se invece di ragionare su una progressiva riqualificazione di questa parte sud delle Mura, valorizzando ciò che è vuoto e ciò che è verde, mettendoci una superficie che certo non è edificata, però è asfaltata, va da sé che questo patrimonio io continuo a ridimensionarlo”.

    “Oggi – ha aggiunto Veronica Tagliati, segretaria generale della Cgil – l’idea della grande superficie di vendita è un modello di sviluppo e del consumo che non è più sostenibile. Non è sostenibile dal punto di vista economico, non è sostenibile nelle condizioni del lavoro. Perché tutti i grandi Paesi eupoei stanno riducendo le superfici di vendita, un po’ con la competizione online, ma anche anche perché stanno sviluppando il commercio di vicinato. Abbiamo dati relativi al fatto che, quando si inseriscono nuove superfici di vendita, l’occupazione esistente si ridistribuisce sul territorio. Ferrara ha il doppio di superfici di vendita della media della Regione. Inoltre, con l’inflazione di oggi, non si può pensare di aumentare la capacità di consumo”.

    Il Forum mobilita Ferrara contro Fé.Ris. Cgil: “Falso che un nuovo ipermercato crei lavoro”

    Alla prima serata del Forum Ferrara Partecipata a Grisù partecipano circa 150 persone. Cigala (FFP): “Questo progetto è sbagliato e non ha utilità pubblica, va bloccato”, Tagliati (Cgil): “Così si redistribuisce il lavoro esistente senza crearlo”

    Al primo incontro del neonato Forum Ferrara Partecipata contro l’attuazione così com’è del progetto Fe.Ris, lunedì pomeriggio, la sala macchina dello spazio Grisù è piena di cittadini: sono almeno 150, via via arrivano sedie e comunque non bastano, c’è chi è costretto ad affacciarsi alle porte. In fondo alla sala, tra l’altro, compare anche l’assessore all’ambiente Alessandro Balboni – che però non prende parte all’incontro e assiste senza intervenire – e il capogruppo Pd in consiglio comunale Francesco Colaiacovo – che fa la stessa cosa – nonostante il Forum espliciti subito di essere “aperto a tutte le forze sociali tranne a chi rappresenta in forma attiva forze politiche, nonostante questo non ci impedisca in futuro di collaborare con chi dovesse avere i nostri stessi intenti”.

    “Questo forum è stato proposto a fine settembre dalla Rete Giustizia Climatica perché è mancato il coinvolgimento della cittadinanza”, esordisce Francesca Cigala Fulgosi del Forum esplicitando i tre obiettivi cardine del gruppo: “bloccare il progetto, informare i cittadini, e attuare un percorso condiviso per pensare al futuro della nostra città”. Il progetto a cui si riferisce, ovviamente, è il Fe.Ris, che si propone almeno nelle volontà della giunta di costruire un nuovo ipermercato a un parcheggio nei pressi delle mura di via Caldirolo ‘in cambio’ del recupero dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli in via Cisterna del Follo. “I tempi adesso sono maturi perché i cittadini si riprendano la voglia di partecipare. È un progetto sbagliato, né innovativo né rigenerativo, non è di utilità pubblica e non rispetta né le linee guida del prossimo piano urbanistico né dell’Agenda 2030”, continua Cigala prima di presentare i progetti in modo singolo con le loro criticità.

    Presi singolarmente, le criticità dei progetti sono per il gruppo – almeno per quanto riguarda ipermercato e parcheggio – evidenti: “Così si sigilla con il cemento una città che quest’anno ha già visto un’inondazione mentre siccità ed eventi atmosferici estremi aumenteranno, consuma terreno vergine e non farà aumentare né i posti di lavoro né avrà un impatto sui prezzi nel carrello”. Sulla caserma, invece – nonostante le critiche che arrivano dal docente di urbanistica di Unife Romeo Farinella che evidenzia una strategia comunicativa volta a “cambiare le carte in tavola” soffermandosi solo su quella parte del Fe.Ris – le posizioni sono più ‘sfumate’: c’è un sì al recupero dell’area, ma non a queste condizioni. Ovvero, non si possono “demolire ottomila metri quadrati per costruirne diecimila con un’altezza di 17 metri e mezzo”, ed in aggiunta “lo studentato così com’è organizzato non prevede nemmeno i prezzi calmierati per gli studenti”. Per questo la proposta è di “bloccare il progetto, cancellare l’ipermercato e il parcheggio e rimodulare la rigenerazione della caserma coinvolgendo i cittadini”.

    “La rigenerazione fatta bene dovrebbe avere una visione e un obiettivo”, spiega invece Farinella, “il problema è chi e come costruisce la strategia. Il processo di sviluppo ora ci impone di cambiare. Dove collocare un nuovo ipermercato, ed è discutibile come fare un parcheggio a ridosso delle mura con le quali la città si identifica ma che già adesso hanno una parte problematica e asfaltata che è quella sud e del Po di volano.se anziché parlare di riqualificazione di quell’area si aggiunge il cemento allora il patrimonio si riduce mentre nel Pug tra l’altro si dice una cosa ben diversa”. “A mio parere” aggiunge il prof di Unife, “bisogna ribadire la separazione tra recupero dell’area della caserma e il resto, Fe.Ris non ha alcun interesse pubblico: è un’altra cosa, c’è una sola società di Ravenna che controlla tutte e tre le aree”. Ci sarebbe, per il professore di urbanistica, da fare il contrario – ovvero che il pubblico entrasse a riacquistare dalle aste le aree per non essere subalterni ai privati e avere più forza quando si intavolano i progetti di rigenerazione urbana, cambiando poi anche la modalità di trasporto che smetta di preferire le automobili. Il suo collega alla cattedra di sociologia di Unife, Alfredo Alietti, ricorda invece i diritti “da riprendere come dimensione: quello alla salute, quello alla mobilità, quello alla città che è di tutti. La città è un bene comune, qui non ci sono questioni di destra e sinistra: bisogna dare un vero contributo al miglioramento della città anche rimanendo informati”.

    Sul fronte lavoro è ancora più dura la posizione della segretaria provinciale della Cgil Veronica Tagliati, che per quanto rappresenti solamente la sua organizzazione sindacale conferma comunque come le tre sigle abbiano una comunanza d’intenti in merito al progetto: “Non è stando le grandi superfici di vendita si crei lavoro, ma si ridistribuisce il lavoro esistente. La capacità di spesa dei cittadini, in mezzo all’inflazione e l’abbassamento dei consumi, non cambia e quindi il lavoro si distribuisce, con chiusure dei negozi magari nella stessa area, riduzioni di orario e similari. Questa è una provincia che ha già il doppio della superficie di vendita della media regionale e redditi più bassi dell’Emilia-Romagna. Chi amministra Ferrara deve rendere conto di questo ai cittadini: altri Paesi stanno riducendo le grandi superfici di vendita, tra la concorrenza dello shopping online e per rilanciare il commercio di vicinato”.

    L’ex Caserma Pozzuolo del Friuli e l’ex Cavallerizza guardano al futuro della città

    Ferrara – 18 novembre 2022 – L’edificio della ex Caserma Pozzuolo del Friuli e la ex Cavallerizza di via Scandiana hanno riaperto oggi le loro porte per una visita esclusiva riservata a giornalisti e media, che hanno potuto così vedere e comprendere la condizione attuale di un’area di alto valore storico per Ferrara, situata in un punto strategico del centro.

    La visita, accompagnata dal Sindaco, Alan Fabbri, da Alessandro Balboni, Assessore ai Rapporti con l’Università, da Leonardo Cavalli, co-Founder e Managing Partner di One Works, e da Marco Da Dalto, partner di D&B Sviluppo Immobiliare, è stata l’occasione per condividere e far “toccare con mano” le opportunità di rigenerazione e di rifunzionalizzazione degli spazi della ex Caserma e della prospiciente ex Cavallerizza – in stato di abbandono da quasi trent’anni – che sono previste da Féris. Le particolarità e qualità storiche e architettoniche degli edifici e degli spazi aperti del complesso sono state raccontate illustrando il valore urbano e sociale che potrà essere restituito alla cittadinanza attraverso la grande opera di rigenerazione dell’area, volta in particolare a rispondere all’esigenza di Ferrara di accreditarsi sempre più come città Universitaria capace di dare risposte di qualità, in termini di alloggi e servizi, alle esigenze dei tanti studenti che la scelgono.

    Come ha spiegato il Sindaco di Ferrara, Alan Fabbri: “Il progetto Féris, va a sanare con la riqualificazione della Caserma una ferita vecchia oltre 30 anni e collocata proprio nel centro storico di Ferrara. Si tratta infatti di dare nuova vita ad uno spazio mai utilizzato dai cittadini e di offrire nuove occasioni di socialità e condivisione specialmente ai giovani e agli studenti universitari, rispondendo anche ad un impellente bisogno di posti letto per i tanti studenti che decidono di formarsi a Ferrara. Inoltre il progetto si trova perfettamente in linea con la nostra idea di città, capace di crescere e di valorizzare al massimo il suo enorme patrimonio. Come amministrazione, infatti, seguiamo la linea della riqualificazione degli edifici identitari per dare loro una nuova funzione: lo facciamo attraverso i fondi europei e grazie ai fondi Pnrr e sono numerosi, in città e nelle frazioni, gli esempi di spazi e edifici sui quali siamo al lavoro proprio in questa stessa ottica”.

    Alessandro Balboni, Assessore ai Rapporti con l’Università, sottolinea come “La dismissione dell’ex Caserma è iniziata esattamente 30 anni fa, a fine ottobre del 1992. Recuperare a differenza di tre decenni questi spazi per restituirli alla collettività è una priorità per questa amministrazione, soprattutto perché le sue future funzioni rispondono alle necessità di Ferrara. Infatti, la nostra città negli ultimi anni ha visto l’esplosione del numero di nuove matricole, che hanno bisogno di spazi adeguati e di una città che sappia ospitarli. Il futuro di questo quartiere e del campus che qui sorgerà risponderà ai bisogni di alloggi studenteschi, contribuendo anche a diminuire i costi degli affitti sia per gli universitari che per i semplici cittadini, che sempre più spesso faticano a trovare soluzioni abitative”.

     

    Leonardo Cavalli, Architetto Co-Fondatore e Managing Partner di One Works, specifica: “Féris è un progetto che interpreta il concetto di rigenerazione urbana in maniera aperta, intelligente e funzionale. Il centro storico di Ferrara è uno spazio bellissimo e delicato, che il progettista deve approcciare con attenzione e rispetto, bilanciando al meglio conservazione e valorizzazione delle nuove possibili vocazioni della città. Il ripensamento funzionale dell’area dell’ex Caserma e dell’ex Cavallerizza rappresentano una sfida interessante: il punto di partenza è stato quello di immaginare quest’area, storicamente uno spazio chiuso, come un luogo aperto alla città e per la città, una piazza e un salotto verde che diventino luogo di condivisione per la cittadinanza e per gli studenti, che costituiscono una delle anime vive, generative, della città e del suo futuro”.

    Marco Da Dalto, Advisor di Ar.Co Lavori Società Cooperativa Consortile, aggiunge: “Oltre a essere un progetto che dà un forte valore aggiunto alla città, rappresenta un approccio alla rigenerazione urbana di altissimo standard, portando una soluzione concreta e funzionale con numerosi ed evidenti fattori di rilevante interesse pubblico. Si tratta di un modello importante di collaborazione tra pubblico e privato che parte da premesse chiare, che fin dall’inizio ci ha visti coinvolti, come operatore, in un lavoro di comprensione dei bisogni espressi e non della città e della sua comunità, e per immaginare soluzioni efficaci e di ampio respiro. Come ogni progetto che ha queste ambizioni, quello che abbiamo avviato è un percorso, che speriamo sia il più possibile compreso e condiviso, e che ci consentirà di ragionare passo dopo passo, sulle idee e sugli stimoli che arriveranno, in un dialogo aperto e senza preclusioni”.

    Fé.Ris. Dopo 30 anni riapre l’ex Caserma: un tour per convincere i cittadini ad accettare anche l’ipermercato

    Una ‘passeggiata istituzionale’ col sindaco Fabbri, l’assessore Balboni e l’advisor di Ar.Co ha aperto il percorso comunicativo con la città e i ferraresi sul progetto che tanto sta facendo discutere in queste settimane.

    A trent’anni esatti dall’ultima volta – era il 29 ottobre 1992 quando venne dismessa e mai più utilizzata – sono tornate ad aprirsi le porte dell’ex Caserma ‘Pozzuolo del Friuli‘ di via Cisterna del Follo e della vicina Cavallerizza di via Scandiana, fulcro della ‘passeggiata‘ istituzionale con cui il sindaco Alan Fabbri, l’assessore Alessandro Balboni e Marco Da Alto, advisor di Ar.Co., hanno aperto il percorso comunicativo con la città e i ferraresi sul progetto Fé.Ris.

    Gli interventi sulle due strutture infatti, insieme alla costruzione di un supermercato in via Caldirolo e di un parcheggio scambiatore in viale Volano, costituiranno la parte più significativa dell‘accordo di programma pubblico-privato che avrà come suoi obiettivi principali rigenerazione, innovazione  e sostenibilità e si concretizzerà su tre aree situate all’interno e in prossimità del centro storico di Ferrara.

    Nello specifico, la Caserma e la Cavallerizza – oggi in uno stato di abbandono evidente tra calcinacci, erbacce e degrado generalizzato – rinasceranno attraverso le nuove funzioni dinamiche previste dal progetto, vale a dire un campus universitario da almeno 400 posti letto, una food court per attività di ristoro e servizi e un volume destinato a definire uno spazio condiviso da destinare ad attività di pubblico interesse.

    Tutto – assicurano i responsabili – sarà effettuato nel rispetto delle volumetrie esistenti, recuperate attraverso l’abbattimento degli edifici ritenuti incongrui e la ristrutturazione degli edifici di pregio e interesse storico dell’ex Caserma che, tra le altre cose, dalle verifiche stative post-sisma del 2012, non ha fortunatamente riportato gravi danneggiamenti.

    Centro nevralgico del progetto dello studentato saranno due spazi pubblici aperti che hanno fatto da perno alla riorganizzazione complessiva dell’area: una piazza che si attesta su via Scandiana e si apre sui giardini di Palazzo Schifanoia, che rappresenta il luogo attorno cui orbiteranno le nuove funzioni inserite nell’area, proponendosi come un nuovo generatore di socialità, e un ‘salotto verde‘ che prenderà forma nell’attuale cortile della Caserma, dove aree alberate con panchine e sedute si alterneranno a grandi aree erbose pensare per l’uso dei bambini, dei giovani-studenti e dei visitatori interni.

    Inoltre, il complesso sarà dotato di numerosi posteggi per le biciclette per incentivare la mobilità sostenibile.

    “Oggi – esordisce il sindaco Alan Fabbri – riapriamo un luogo importante, chiuso nella memoria dei ferraresi per tanti anni. È un progetto a cui teniamo molto come amministrazione comunale, che nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato, mai scontata in questo Paese. Si tratta di un progetto ambizioso, che cuba decine di milioni di euro per quelli che sono gli interventi di sostanziale recupero degli edifici, che andranno in mano alla città, ma anche a Unife, che ha espresso parere favorevole per quello che stiamo facendo. In questo modo daremo lavoro alle aziende locali che saranno impegnate nel rifacimento della struttura, ma anche a chi verrà dopo, con un piano occupazionale di circa 400 persone (in realtà, come dimostrato in commissione consiliare, si parla di circa 250 possibili posti, ndr). Stiamo valutando il da farsi con gli enti preposti attraverso una Conferenza tecnica dei Servizi e siamo fiduciosi per la realizzazione che faremo a prescindere da qualsiasi ostacolo che troveremo. Noi andremo avanti felicemente fino alla fine”.

    Tra i principali ‘sponsorizzatori’ di Fé.Ris c’è l’assessore Alessandro Balboni con delega ai Rapporti con Unife: “Avviamo un percorso che rigenererà cifre davvero cospicue. Si parla di circa 100 milioni di euro che, per una città come Ferrara, è un qualcosa di davvero molto importante. Rigenereremo circa 45mila metri quadri di spazi abbandonati o degradati e, di questi, circa 25mila, saranno all’interno dell’ex Caserma, con cui daremo nuova centralità agli studenti, che sono ormai il cuore pulsante della città. Basti pensare che nel 2016 erano 14mila e oggi sono 30mila. Per questo motivo serve dare risposta alle loro esigenze, serve ridurre il prezzo medio degli affitti e fornire alloggi. In questo modo uniamo diversi aspetti della quotidianità ferrarese che aspettano soluzione”.

    La speranza dell’amministrazione è quella di terminare la Conferenza dei Servizi per l’accordo di programma nel giro di alcuni mesi, in modo tale poi da rilasciare le varianti urbanistiche necessarie entro l’estate 2023, periodo in cui ci si auspica di avviare il cantiere che, salvo intoppi, dovrebbe arrivare a conclusione per l’inaugurazione nel 2026.

    Come si diceva in precedenza, tra gli interventi previsti da Fé.Ris, anche la realizzazione di un supermercato in via Caldirolo, che durante le scorse settimane ha suscitato più di una perplessità da parte delle opposizioni e di numerose associazioni ambientaliste riunite nel Forum Ferrara Partecipata che, se da una parte si dicono favorevoli alla riqualificazione dell’ex Caserma, dall’altra chiedono fermamente che quest’ultima venga slegata dall’insediamento di un’altra catena della grande distribuzione in città.

    E proprio su questo punto, Marco Da Alto, advisor di Ar.Co, il ‘privato’ che ha sottoscritto l’accordo di programma col Comune, specifica: “Ferrara è la seconda città in Emilia Romagna col prezzo più alto medio di spesa alimentare, che è di circa 475 euro al mese per famiglie e va a impattare su una soglia di povertà che è di 1.049 euro per circa il 48. In tal senso, è evidente che l’insediamento di nuova struttura che possa migliorare servizi e offerta possa andare ad agevolare le famiglie bisognose riducendo il carrello di spesa di circa un 15-20%. Quello che si sta facendo quindi, al di là della riqualificazione, è un’attenzione rivolta verso chi ha bisogno per dare la possibilità di accedere alla spesa in maniera più facile”.

    Ma non solo. “Per quanto riguarda via Caldirolo – prosegue – è importante aggiungere altro aspetto: non siamo in fascia di rispetto delle Mura e non c’è nessun vincolo della Soprintendenza. In più questo edificio non sarà un semplice edificio commerciale, ma sarà particolare, essendo nascosto da una copertura di circa un ettaro di verde. Andrà a migliorare l’attrattività della zona, creerà nuovi posti di lavoro e aiuterà le famiglie”.

    Nel mentre, rimane ancora massimo il riserbo sul nome della catena che si insedierà: “Ancora non si sa esattamente, ma abbiamo già sottoscritto un contratto con una società che porterà un marchio. L’unica cosa che si può dire è che ci è stato garantito che sarà una marca primaria e di eccellenza, capace di creare circa 150-200 posti di lavoro tra dipendenti diretti e indiretti”.

    La caserma diventa studentato

    A Ferrara presentato il progetto di riqualificazione: oltre 400 i posti previsti per gli universitari.
    Uno studentato con più di 400 posti per la popolazione universitaria di Ferrara: nascerà grazie alla riqualificazione di una caserma abbandonata da decenni. Il progetto presentato nel servizio di Francesco Satta, con le interviste al sindaco di Ferrara Alan Fabbri e all’architetto Leonardo Cavalli.

    Volantino Comitato Residenti Ex Caserma

    I promotori del progetto hanno definito il nostro “un quartiere dormitorio” “desertificato”, “ dove potrebbero sorgere servizi, ristoranti, bar…alleggerendo la pressione sul centro storico, su piazza ariostea, piazza verdi…”.

    Il nostro non e’ un quartiere dormitorio!

    Il nostro quartiere e’ parte importantissima del centro storico con importantissima presenza di musei, scuole e servizi. Finiamola di svendere luoghi significativi e importanti del nostro centro storico ai privati!

    Quali finalità pubbliche verranno garantite?

    Un nuovo centro commerciale in via Caldirolo? NO, GRAZIE!

    Alcuni mesi fa il consiglio comunale ha approvato un accordo di programma per la realizzazione di un progetto chiamato feris che prevede tre grandi interventi a ridosso delle mura estensi. Uno di essi è la costruzione di un centro commerciale in via caldirolo, al posto di un campo agricolo dove tutti noi abbiamo visto, almeno una volta, il giallo intenso della colza in fiore. Vogliamo fare tutto il possibile per contrastare questo progetto per diversi motivi:

    • l’emergenza climatica che stiamo attraversando impone una riduzione immediata del consumo di suolo e non la cementificazione delle aree verdi che sono fondamentali per l’equilibrio idro-geologico e la riduzione dell’anidride carbonica
    • l’inevitabile aumento del traffico veicolare (e di mezzi pesanti) sulla via caldirolo si tradurrebbe in un ulteriore aumento dell’inquinamento atmosferico, che a ferrara è già a livelli altissimi;
    • nessuno sente il bisogno di un altro supermercato, dato che nel raggio di un chilometro esistono già cinque strutture, in una città che in regione ha già il più alto numero di centri commerciali in rapporto alla popolazione;
    • il danno paesaggistico e al patrimonio culturale delle nostre meravigliose mura sarebbe incalcolabile e permanente.

    Mobilitiamoci contro il feris e la nuova colata di cemento! Non permettiamo a nessuno di rovinare la nostra città!
    Se sei interessato o vuoi dirci come la pensi puoi scriverci a forumferrarapartecipata@gmail.comdurrebbe in un ulteriore aumento dell’inquinamento atmosferico, che a ferrara è già a livelli altissimi;

    Se sei interessato o vuoi dirci come la pensi puoi scriverci a forumferrarapartecipata@gmail.com

    Torna il Movimento ambientalista. Dopo inceneritore e turbogas ora la battaglia è su Fè.Ris

    Associazioni, comitati e privati cittadini: “Speculazione edilizia e privatizzazione spacciata per rigenerazione”
    Contrastare Fè.Ris, bloccandolo e modificandolo attraverso un lavoro di informazione e coinvolgimento dei cittadini, ma anche elaborando ipotesi alternative rispetto all’idea di ridisegno della città e del suo futuro.

    Dopo le battaglie di tre lustri or sono contro la triplicazione dell’inceneritore e la realizzazione della centrale turbogas, torna ad alzare la propria voce il movimento ambientalista e lo fa col Forum Ferrara Partecipata, una rete di associazioni e cittadini, uniti per dire di no all’accordo di programma presentato dalla giunta di Alan Fabbri.

    Come si diceva, all’interno del movimento – costituitosi giovedì 3 novembre – tornano a prendere posizione nomi da tempo in silenzio. È il caso di Davide Scaglianti, ex portavoce della Rete Lilliput, e di Marzia Marchi, ex presidente Legambiente Ferrara. A loro si aggiungono organizzazioni come Wwf, Uisp e Legambiente Ferrara, ma anche Italia Nostra, Fridays For Future e Cittadini del Mondo, oltre a numerosi attivisti e personalità, come dimostrano le firme di Marco Falciano e di Andrea Malacarne (presidente della sezione ferrarese di Italia Nostra), passando per quella dello storico dell’arte e intellettuale Ranieri Varese.

    A promuovere la nascita del forum è stata la Rete di Giustizia Climatica, come spiegato da Francesca Cigala Fulgosi (a suo tempo fondatrice del comitato Ferrara Città sostenibile): “Siamo davanti a un accordo di programma pubblico-privato che permette di saltare le regole dell’urbanistica attraverso un progetto radicalmente sbagliato e non sostenibile ambientalmente. È un qualcosa di regressivo e non innovativo, che riporta al centro una visione di città vecchia e storicamente superata. Cementificata, che non mette l’utilità pubblica al primo posto, che consuma suolo contrariamente a quanto chiede l’Agenda 2030, che aumenta il traffico in città e che con quel supermercato ci tiene ostaggio della logica del consumismo da superare per poter mitigare gli effetti della crisi climatica”.

    La parola d’ordine del movimento è coinvolgimento dei cittadini per far nascere dal basso una proposta per la città che cambi e migliori la qualità della vita dei ferraresi, come illustrato da Romeo Farinella, architetto e professore Unife: “Ormai nei processi decisionali è fondamentale la dimensione partecipativa. Far nascere un forum come spazio di confronto e dialogo è un aspetto importante, dal momento che la nostra intenzione è proporre una riflessione su una città, che in questo momento sta elaborando il suo Pug. Credo nello spirito di confronto e di cooperazione che rientra in una dimensione di public engagement per lavorare con i territori e le città. Tante città in Europa hanno momenti di questo tipo, poi chi dovrà governare si assumerà le sue responsabilità”.

    “Nel Rinascimento, Ferrara era una delle principali città europee, mentre oggi, con queste scelte, rischia di essere ultima” ha sottolineato Lidia Goldoni dell’Associazione Evangelica Cerbi, mentre Alessandra Guidorzi di Teachers For Future ha evidenziato la necessità di un “impegno concreto e fattuale per contrastare un progetto che vuole riqualificare la città sotto il ricatto di realizzare un supermercato”. Un pensiero condiviso da Giovanna Foddis del Circolo Laudato Sì, che si è soffermata sul diritto dei ferraresi di “sognare una città diversa dal punto di vista della mobilità e dell’urbanistica”.

    Secondo Michele Nani invece, residente nella zona di via Caldirolo, via Frutteti e via Pomposa, a dimostrazione di come il forum sia popolato anche da tanti semplici abitanti che “hanno trovato nelle associazioni ambientalistiche un riscontro per conoscere le reali dimensioni e proporzioni del progetto, Fè.Ris altro non è che “speculazione edilizia e privatizzazione di un’area della città che viene spacciata per riqualificazione e rigenerazione“.

    Successivamente, Alessandro Tagliati di Parents For Future ha messo in guardia su un altro aspetto della stessa medaglia: “Sta arrivando a completamento un’ondata di sfratti e ci sono famiglie che possono permettersi di pagare un affitto, ma non trovano casa. Questo progetto non si occupa in nessun modo di affrontare il problema, perché all’interno dell’ex caserma di Cisterna del Follo è previsto uno studentato privato. Qui pensiamo ci sarebbe stata l’occasione per affrontare il problema degli affitti a prezzo calmierato, e invece no. C’è un problema sociale già scoppiato e la nostra amministrazione sta facendo scelte opposte rispetto alle necessità della città”.

    Da non sottovalutare nemmeno l’impatto che il progetto avrà dal punto di vista turistico, come raccontato da Claudio Fochi, guida turistica e rappresentante della Voce degli Alberi: “Fè.Ris finirà per essere molto impattante su uno degli asset turistici più importanti d’Italia, vale a dire le mura rinascimentali. Mi ricordo di un progetto bellissimo che voleva unificare con zone verdi Palazzo Schifanoia, Palazzo Bonacossi e Palazzina Marfisa d’Este, ma questa oggi è pura utopia. Per una città migliore si potrebbero privilegiare progetti che migliorino la quantità di verde della e la qualità della vita, ma no progetti commerciali e un supermercato a vista bastione San Rocco“.

    Dello stesso avviso anche Corrado Oddi della Rete di Giustizia Climatica: “Il progetto Fè.Ris è ispirato da una logica mercantile della città, orientato a interessi privati e non ha nulla di pubblica utilità. Non è un caso che a un’idea di città privatistica e mercantile corrisponda una mancata partecipazione della popolazione. Ecco, la nostra è un’esperienza inedita che vuole mettere insieme associazioni e cittadini per contrastare il progetto e iniziare a ragionare sul futuro di questa città, dal nuovo Pug fino a un’idea che sia sul serio innovativa e che riguardi i prossimi anni”.

    Intanto, mentre il Forum sta organizzando una prima assemblea cittadina di informazione, sensibilizzazione e confronto per i primi giorni di dicembre, nella giornata di martedì 15 novembre, i rappresentanti del movimento (per cui sono ancora aperte le adesioni alla mail forumferrarapartecipata@gmail.com) hanno ricevuto l’ok per un incontro da Gianni Michele Padovani, presidente della Provincia, a cui hanno chiesto di esprimersi sulle parti di sua competenza e di dare un giudizio al progetto.

    Per contrastare il Progetto Fe.Ris. nasce Forum Ferrara Partecipata: le prime adesioni

    A seguito della positiva discussione avuta il 24 settembre scorso, intendiamo, come Associazioni, Organizzazioni sociali e cittadini, dare vita al Forum Ferrara Partecipata.

    Tale Forum prende le mosse dall’intenzione, in primo luogo, di bloccare il progetto FERIS: esso è radicalmente sbagliato, privo di utilità pubblica, ambientalmente non sostenibile, regressivo rispetto ad un’idea di città che guarda al futuro.

    La nostra iniziativa di contrasto di tale progetto, per fermarlo e modificarlo in termini sostanziali, vuole basarsi su un lavoro di informazione e coinvolgimento della cittadinanza, sui necessari approfondimenti tecnico-giuridici collegati ad esso e sulla pressione nei confronti delle istituzioni e della politica.

    Nello stesso tempo, Forum Ferrara Partecipata vuole intervenire per elaborare anche ipotesi alternative rispetto all’idea di ridisegno della città e del suo futuro. In questo senso, riteniamo necessario cogliere il nesso ( e le contraddizioni) tra il progetto FERIS e il Piano Urbanistico Generale, di cui è iniziata la discussione, promuovere un dibattito largo in città in proposito, affermarne un’idea di luogo di condivisione, socialità e solidarietà, contrastare le logiche di privatizzazione degli spazi pubblici.

    Infine, a differenza del percorso individuato dall’attuale Amministrazione Comunale, vogliamo far leva sull’idea della partecipazione diffusa e dal basso, ingrediente fondamentale per far avanzare le nostre idee per il futuro della città.

    Forum Ferrara Partecipata vuole essere uno spazio inclusivo e largo, partendo dai presupposti sopra delineati, con la consapevolezza che esistono molte forze ed energie che possono lavorare ed unirsi per produrre un progetto per gli anni a venire della nostra città.

    CONTRO IL PROGETTO FE.RIS. Idee a confronto: sabato 24 settembre ore 9,30

    Vi scriviamo come Rete per la Giustizia Climatica per invitarvi a un incontro sul progetto FERIS,  sabato 24 settembre dalle ore 9.30 alle 13, presso la Sala Polivalente del Grattacielo, viale Cavour 189.

    L’invito è rivolto a tutti coloro, associazioni o singoli cittadini, che si sono pubblicamente espressi contro la realizzazione del progetto Feris e l’Accordo di programma così come presentato dalla Giunta di Ferrara. Un progetto radicalmente sbagliato, non ambientalmente sostenibile e regressivo rispetto ad un’idea di città che guarda al futuro.

    L’invito è rivolto anche a tutti coloro che condividono la contrarietà al progetto e intendono impegnarsi in futuro attivamente per bloccarlo e modificarlo.

    Non abbiamo inteso, in questa fase, invitare alla riunione rappresentanti dei partiti politici, sia per garantire un’elaborazione di idee e progetti a partire “dai cittadini”, sia per evitare facili strumentalizzazioni, soprattutto in questo periodo di campagna elettorale

    Proponiamo l’incontro per confrontarci e valutare insieme  possibilità e modi di costruzione di un percorso partecipativo che supplisca al mancato coinvolgimento dei cittadini da parte dell’Amministrazione.

    Per ostacolare e far bocciare  il progetto FERIS nei prossimi passaggi procedurali  necessari  alla sua approvazione.

    Per dare voce a tutti i soggetti – cittadini, associazioni e organizzazioni, intellettuali  – che si oppongono a FERIS ed elaborare un’ipotesi alternativa ad esso, come premessa per impostare un nuovo ridisegno della città, considerato che un orientamento progettuale complessivo e una visione di quale città vogliamo dovrebbe guidare e precedere interventi così caratterizzanti.
    Rete Giustizia Climatica – Ferrara

    Sotto l’egida della “riqualificazione urbana” il progetto Fe.Ris punta a cementificare migliaia di metri quadrati a ridosso delle Mura di Ferrara, una delle più importanti emergenze della Città Patrimonio UNESCO dal 1995 nonché una delle ultime storiche aree in cui la campagna si affaccia sulla città.
    All’insaputa della cittadinanza e dell’opinione pubblica ferrarese, si apprende in questi giorni che, il progetto di riconversione dell’ex Caserma Pozzuolo del Friuli in via Scandiana-Cisterna del Follo, comprende nell’ambito di un Accordo di Programma altri due interventi in un unico, micidiale “pacchetto”: l’ennesimo ipermercato in via Caldirolo che, di fatto, caricherà di traffico veicolare l‘asse Via Caldirolo-Via Turchi, e un parcheggio nell’area di Viale Volano, che nega il valore del “vuoto” necessario per valorizzare il paesaggio e le fortificazioni storiche.

    La dichiarazione della Rete
    “Cambierà il volto della città” dice l’Assessore Balboni: ma i cittadini cosa dicono?

    Nelle scorse settimane  è ’stato presentato dal Sindaco e dall’Assessore Balboni un importante progetto di riqualificazione urbana che modificherà una parte della città prospiciente le Mura a Est della città, il progetto Fé.ris, destinato secondo l’assessore Alessandro Balboni a “cambiare il volto della città futura: la nuova vita della ex Caserma Pozzuolo del Friuli, che si trasforma in studentato e diventa una piazza verde e aperta ai cittadini, trasformerà in meglio l’intero quartiere”.

    Quale sostenibilità ambientale?

    Come si può ritenere ambientalmente sostenibile un progetto che intende realizzare l’ennesimo supermercato cementificando su suolo agricolo/coltivabile, o creando un parcheggio nel vallo delle Mura? Un progetto che prevede migliaia di metri cubi di cemento? Un intervento che reputiamo totalmente insostenibile è in primis quello dell’ipermercato di via Caldirolo, che si vorrebbe realizzare proprio di fronte le Mura, in una delle ultime storiche aree in cui la campagna si affaccia sulla città, in netto contrasto con la necessità di arrestare il consumo di suolo per fini urbani. 13.500 metri quadri di terreno verrebbero sacrificati al cemento, e a fronte di questo scempio ambientale a nulla varrebbe il millantato “tetto verde”. Egualmente insostenibile Il progetto di un parcheggio che, di fatto, incentiva la circolazione di auto nel vallo delle Mura e nega il valore del “vuoto” necessario per valorizzare il paesaggio e delle fortificazioni storiche. L’area di via Volano dovrebbe essere acquisita dal Comune e utilizzata a completamento del disegno delle Mura stesse con un progetto architettonico del verde. Solo alberi in quella zona! Gli interventi di riuso e di rigenerazione urbana sono diretti a elevare gli standard di qualità ambientale e architettonica e si pongono l’obiettivo di “conseguire una significativa riduzione dei consumi idrici e di quelli energetici, di realizzare bonifiche di suoli inquinati e la riduzione delle aree impermeabili, potenziare e qualificare la presenza del verde all’interno dei tessuti urbani, sviluppare una mobilità sostenibile, incentrata sugli spostamenti pedonale e ciclabile”: questi criteri non sono rispettati in tali progettualità.

    Quale rigenerazione?

    Come si può ritenere intervento di rigenerazione la costruzione di un nuovo centro commerciale in una zona che nei dintorni ne conta già altri tre: a 500 metri dal luogo in cui sorgerà il cantiere si trova rispettivamente il centro commerciale Cadoro, a 800 metri l’Interspar, a 1300 metri l’Ipercoop. E’ certo, inoltre, che l’attività caricherà di traffico l‘asse Via Caldirolo-Via Turchi.  Ma soprattutto come si può ritenere rigenerativo cementificare un’area attualmente destinata a seminativo?L’area di via Caldirolo interessata è di 27.410 m2. Attualmente 26.110 a seminativo e 1280 fondiario, occupato dall’immobile che secondo il progetto verrà demolito. Si prevede la realizzazione di 14,777 m2 di spazio fondiario adibito a parcheggi (per 3.500 m2 di ipermercato e 250 m2 di negozi di prossimità) e 10,950 m2 di “parco”. Poco importa che tutto questo nuovo cemento venga camuffato, “armonizzato”, con un tetto verde, che per altro con le altissime temperature estive, unite alla pessima manutenzione del verde che caratterizza da sempre gli esercizi commerciali ferraresi, si trasformerebbe presto in un tetto giallo di erbe secche, vanificandone la funzione! Quanto a Via Volano, non si può considerare rigenerazione il fatto di costruire un parcheggio ex novo, quando invece sarebbe più opportuno liberare e bonificare un’area, importante e degradata, a ridosso del baluardo di Porta d’Amore dando spazio al vuoto e al verde. Al contrario si intende cementare nuovamente a ridosso delle mura, su un’area grande circa un terzo del parcheggio dell’ex Mof.

    Questi due progetti sono profondamente sbagliati e, se realizzati, pregiudicheranno la qualità urbana e ambientale della città.

    Quale innovazione?

    Un ipermercato rappresenta la perpetuazione di un modello di sviluppo e di consumo ormai in via di superamento ovunque. Nella presentazione del progetto dell’area commerciale si cita (a sproposito, a nostro parere) il modello della città a 15 minuti: il modello del prof. Carlos Moreno è l’esatto opposto rispetto a quanto proposto dall’intervento di Via Caldirolo, perché tale modello prevede di rafforzare i servizi di vicinato (che non sono solo le “lavanderie” o le “edicole” come detto dal dott. Da Dalto durante la riunione della 3^ Commissione del 5/7/2022). Per città 15 minuti Carlos Moreno intende “un’idea di spazio urbano in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei residenti può essere soddisfatta spostandosi a piedi o in bicicletta direttamente dalle proprie abitazioni”. Un centro commerciale di quasi 4000 metri quadri di superficie di vendita è quanto di più lontano ci possa essere dal modello della città 15 minuti. Nella stessa area esistono già strutture commerciali di “medie e grandi dimensioni”: nel raggio di 1 km dal nuovo centro commerciale ipotizzato (quindi a distanza di camminata) ce ne sono ben 5 e hanno una superficie totale di vendita di oltre 6000 metri quadri; in quest’area risiedono oltre 13000 ferraresi (quindi il rapporto tra superficie di vendita e 1000 abitanti sarebbe di 461 mq/abitanti … un’enormità e un’aberrazione).

    Per città 15 minuti dobbiamo quindi intendere ciò che Moreno (e altri urbanisti seri) definiscono come “città che avvicina i servizi, ne semplifica l’accesso, riduce le disuguaglianze migliorandone la coesione sociale e dando valore ad una nuova dimensione sostenibile di vicinato”.  Un centro commerciale da 3750 metri quadri di vendita non si avvicina nemmeno a questa idea. Così come non lo è l’idea del nuovo parcheggio auto previsto lungo via Volano, area che sarebbe opportuno riqualificare a verde, in modo da dare continuità al verde presente dopo l’intersezione con via Quartieri (ricordiamo inoltre che lungo via Volano esiste già un’area parcheggio, peraltro poco utilizzata). Un parcheggio nel vallo delle Mura rappresenta un un modello di mobilità vecchio che continua ancora a essere incentrato sull’uso dell’automobile privata a detrimento del trasporto collettivo, in aperta controtendenza con quanto si sta sperimentando in tante città del nord Europa sempre più“ car free”. I parcheggi scambiatori devono essere attestati in zone diverse da quella prescelta. Eppure avremmo bisogno di progetti di innovazione vera in tema di mobilità.

    Quale utilità pubblica?

    E’ quantomeno da valutare la positività del recupero dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli, area da anni abbandonata, per la riqualificazione dell’area tra via Scandiana e Cisterna del Follo: da area dismessa a nuovo quartiere della città e nuova rivitalizzazione. Non basta dire che siccome l’area è degradata va bene qualsiasi intervento. Quali finalità pubbliche e sociali vengono garantite? “Favorire la rigenerazione dei territori urbanizzati e il miglioramento della qualità urbana ed edilizia” e “tutelare e valorizzare il territorio nelle sue caratteristiche ambientali paesaggistiche favorevoli al benessere umano ed alla conservazione della biodiversità” sono i principali criteri di utilità pubblica sottesi all’approvazione di un Accordo di programma pubblico/privato che, lo ricordiamo, permetterà importanti varianti agli strumenti urbanistici e di pianificazione vigenti (Piano strutturale Comunale, Piano Operativo Comunale, Regolamento Urbanistico Edilizio e Piano provinciale per il commercio POIC):  di certo questi criteri non vengono soddisfatti dalla trasformazione di un’area attualmente a seminativo in un ipermercato e costruendo un nuovo parcheggio nel vallo delle Mura. L’assessore ha spiegato in commissione consigliare che il progetto è unico (non si può quindi stralciare il parcheggio o l’ipermercato) perché solo la realizzazione dei tre interventi insieme permette la sostenibilità economica del progetto.

    Quale coerenza con la risoluzione ”Stop consumo di suolo” da noi proposta e approvata dal Consiglio comunale meno di 3 mesi fa?

    Arrestare il consumo di suolo rappresenta una strategia fondamentale non solo per contrastare il dissesto del territorio e la perdita di biodiversità ma anche per mitigare gli effetti drammatici del riscaldamento globale (stoccaggio di carbonio, maggiore disponibilità di spazio per la piantumazione di numeri elevati di alberi che rappresentano uno dei mezzi più’ efficaci per ridurre l’aumento delle temperature). In particolare, poiché Ferrara è uno dei capoluoghi di provincia con il maggior numero di ondate di calore, sarebbe estremamente importante che le scelte di pianificazione dell’amministrazione della città fossero volte ad impedire un ulteriore cementificazione del suolo comunale. Peraltro nella delibera del 12 aprile 2022, il Consiglio comunale si era impegnato a contrastare in maniera concreta il consumo di suolo libero e a quantificarne il valore quale fornitore di servizi eco-sistemici.

    Quale partecipazione dei cittadini?

    opo oltre due anni di lavoro tra l’Amministrazione e la società privata titolare dell’intervento il progetto andrà in consiglio comunale lunedì prossimo senza una preliminare discussione con i cittadini, senza un loro coinvolgimento diretto nelle scelte di trasformazione di una parte della città.

    Nonostante il grande impatto urbanistico che questi interventi avranno sulla città, poichè sono presentati, come ha spiegato l’architetto Magnani in commissione, trattandosi di un Accordo di programma, non c’è alcun obbligo da parte dell’amministrazione di organizzare percorsi partecipativi.

    Ma, al di là degli obblighi amministrativi, non sarebbe stata questa l’occasione giusta per creare  uno spazio di confronto pubblico dove approfondire idee, proposte e visioni per la Ferrara futura, in cui poi inserire la declinazione di questo progetto?

    Eppure la necessità di un orientamento progettuale complessivo e di una visione di quale città vogliamo dovrebbe guidare e precedere interventi così caratterizzanti.

    Perché non si è aperto un dibattito?

    Quale idea di partecipazione della cittadinanza alle scelte politiche persegue l’Amministrazione?

    E’ stato affermato che in consiglio si voterà solo un Accordo (art. 11 L.241/90), preliminare al successivo Accordo di Programma e che ci sarà spazio per la partecipazione dei cittadini.

    Sappiamo che non è così. Il coinvolgimento dei cittadini andava fatto prima di iniziare l’iter autorizzativo.
    Rete Giustizia Climatica Ferrara

    Il Progetto FE.RIS contrasta con le urgenze della crisi climatica: la via del confronto e della democrazia partecipata

    “Il tempo per fermare la catastrofe sta finendo” –  ha dichiarato alla Cnn Michael Mann, uno degli autori del Sesto rapporto sullo stato della scienza sui cambiamenti climatici, firmato dai 234 scienziati dell’IPCC (International Panel on Climate Change) – “Restano zero anni per evitare ulteriori pericolosi cambiamenti climatici. La finestra sul mantenimento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi si sta chiudendo rapidamente e le attuali promesse sulle emissioni fatte dai firmatari dell’accordo di Parigi non bastano al raggiungimento di tale obiettivo”.

    Il mondo si è riscaldato di 1,1 gradi Celsius in più rispetto ai livelli preindustriali “inequivocabilmente a causa delle attività antropiche” afferma il Sixth Assessment Report —IPCC  e si sta aggravando più rapidamente di quanto previsto: dal 2018, quando l’IPCC ha pubblicato un rapporto speciale sul significato di 1,5 gradi, le emissioni di gas serra sono continuate ad aumentare senza sosta e hanno spinto le temperature globali più in alto.

    Ormai sappiamo che per contrastare la crisi climatica ed ecologica dovremo  cambiare il nostro modo di vivere e di relazionarci con la natura e gli spazi in cui viviamo, dovremo modificare profondamente stili di vita, di produzione e di consumo. Dovremo individuare  strade per scelte coraggiose che portino a una radicale e rapida trasformazione della società.

    In questo contesto di piena crisi climatica non è più possibile continuare a consumare territorio, perseguendo un modello di sviluppo ormai inadeguato.

    Purtroppo, mentre a parole si prendono impegni per il risparmio di consumo di suolo, nei fatti, le scelte contraddicono tali impegni: in Italia infatti si continua a cementificare, come ben evidenzia il recente  rapporto Ispra (70,000 m2 di nuovo suolo consumato nel 2021, 2 m2 al secondo ).
    Questo avverrà  anche a  Ferrara se andrà in porto il  progetto Fe.ris che risulta infatti non solo inadeguato ma sbagliato e pericoloso per la città e il suo equilibrio sociale e ambientale.
    Lo scorso mese di luglio, il primo atto del progetto Fe.ris. è stato approvato dal Consiglio Comunale con una risicata maggioranza, con una forte opposizione della minoranza e di parte della maggioranza, e senza nessun confronto e coinvolgimento dei cittadini, forze sociali ed economiche ed associazioni.

    Non è possibile accettare  questa incoerenza del Sindaco e della Giunta. Infatti contrastare il consumo di suolo era stato un impegno preciso che l’Amministrazione Comunale si era assunto appena tre mesi prima, lo scorso 12 aprile, proprio per mitigare gli effetti del riscaldamento globale.

    Che senso ha costruire un nuovo ipermercato e un grande parcheggio nel Sottomura se dobbiamo modificare le modalità di consumo e ridurre l’uso dell’auto privata e favorire la mobilità pubblica o il car sharing?

    E che senso ha un accordo di programma pubblico-privato che nella riqualificazione dell’area della caserma non ha chiare le finalità pubbliche dell’intervento? Non basta dire che siccome l’area è degradata va bene qualsiasi intervento.

    I principali punti critici del progetto Fe.ris

    Non è un progetto innovativo e tantomeno rigenerativo la realizzazione di un nuovo ipermercato in via Caldirolo.
    Un ipermercato rappresenta la perpetuazione di un modello di sviluppo e di consumo ormai in via di superamento ovunque. E a che serve alla città, già invasa dai centri commerciali, costruirne un altro di quasi 4000 metri quadri di superficie di vendita?
    Si tratta di un’idea vecchia e superata, agli antipodi del modello della “Città dei 15 minuti“ [vedi una breve presentazione video] proposto dall’urbanista franco-colombiano Carlos Moreno per la città di Parigi e riproposto da tanti altri urbanisti e amministratori per rendere vivibili le città: “un’idea di spazio urbano in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei residenti può essere soddisfatta spostandosi a piedi o in bicicletta direttamente dalle proprie abitazioni”.
    E’ davvero paradossale che proprio al modello della “città in 15 minuti” si rifaccia il progetto Fe.ris nel Documento di presentazione, ma contraddicendolo in toto, contabilizzando anche gli spostamenti in auto! (vedi pag.25 allegato V)

    Non è un progetto rigenerativo e non è innovativo un nuovo grande parcheggio in via Volano.
    Un parcheggio sul Vallo delle Mura che nega il valore del “vuoto” necessario per valorizzare il paesaggio e le fortificazioni storiche è sbagliato paesaggisticamente perché irrispettoso del contesto, ma è sbagliato anche in riferimento ad ogni nuovo e moderno criterio di mobilità urbana. E’ un modello di mobilità vecchio, che continua ancora a essere incentrato sull’uso dell’automobile privata a detrimento del trasporto collettivo, in aperta controtendenza con quanto si sta sperimentando in tante città del nord Europa sempre più “car free”. I parcheggi scambiatori non devono stare vicino al Centro città, ma in periferia,  proprio per favorire l’uso dei mezzi pubblici.

    Manca la pubblica utilità.
    Essendo un Accordo di programma (art.11) tra pubblico e privato, il progetto deve essere indirizzato al bene pubblico. “Favorire la rigenerazione dei territori urbanizzati e il miglioramento della qualità urbana ed edilizia” e “tutelare e valorizzare il territorio nelle sue caratteristiche ambientali paesaggistiche favorevoli al benessere umano ed alla conservazione della biodiversità” sono infatti i principali criteri di utilità pubblica sottesi all’approvazione di un Accordo di programma pubblico-privato che permettono importanti varianti agli strumenti urbanistici e di pianificazione vigenti.

    Non c’è nessun bene pubblico in un parcheggio in via Volano. Quell’area dovrebbe essere invece acquistata dal Comune e rinaturalizzata per completare il progetto Mura. E ugualmente, non c’è alcuna utilità pubblica nella realizzazione di un altro grande centro commerciale in via Caldirolo.

    E per l’area della caserma? Quali finalità pubbliche vengono garantite? In passato si era parlato di campus universitario in collaborazione con Unife, di funzioni collegate ai poli museali, di un centro congressi alla Cavallerizza … adesso leggiamo di residenze, per studenti e non, a libero mercato e negozi .. tutti interventi finalizzati unicamente alla redditività economica dei soggetti privati che gestiranno quelle attività.

    Ma soprattutto, lo richiamavo all’inizio, Fe.ris non è un progetto ambientalmente sostenibile. Si continua a consumare suolo. Come si può ritenere ecosostenibile un progetto che intende realizzare l’ennesimo ipermercato di cemento su suolo agricolo e creare un parcheggio nel Vallo delle Mura?

    In via Caldirolo, ci sarà una perdita di 15.180 mq di area verde. Di fronte alle Mura, in una delle ultime storiche aree in cui la campagna si affaccia sulla città, si vuole costruire un nuovo ipermercato in un’area vincolata a verde nel piano regolatore.  L’area interessata è di 27.410 mq. Attualmente 26.130 mq di seminativo e 1280 mq di  fondiario (occupato dalla villa  che  verrà demolita); alla fine avremo  10.950 m2 di “parco” e 15.758 mq di fondiario (14.477 mq di parcheggi, 3.500 mq di ipermercato, 250 mq di negozi). E poco importa che tutto questo cemento venga “armonizzato” – leggi: camuffato – con un bel tetto verde!

    Nell’area della caserma ci sarà un aumento della capacità edificatoria di 2.000 m2. Si vuole  abbattere 8.000 m2 di vecchi manufatti  e  ricostruire per 10.000 m 2.

    In via Volano si perde l’occasione unica di acquisire i terreni e di decementificare restituendo alle Mura storiche quell’area. Si vuole costruire un parcheggio di 8.545 mq  in un’area nel Vallo delle Mura, area (ex deposito Silla) di 12.950 mq vincolata a verde nell’attuale piano regolatore.

    Abbiamo visto Ferrara allagata, sappiamo che eventi estremi si manifesteranno sempre più frequentemente con l’alternarsi di periodi di siccità e di violente precipitazioni, sappiamo che ogni intervento di mitigazione del rischio va realizzato al più presto, altrimenti continueremo a fare la conta dei danni, a spendere risorse per riparare i danni e non per prevenire i disastri.

    Sappiamo che per ridurre i rischi di allagamento gli interventi di deimpermeabilizzazione dei suoli nelle aree urbane sono una priorità tra gli  interventi da mettere in campo per permettere l’assorbimento delle acque piovane,  E lo sa anche il nostro Comune che ha presentato, meritoriamente, progetti per la depavimentazione di piazze e aree urbane. Perché con questo progetto si va in direzione contraria e si pavimenta e impermeabilizza terreno? “Stop consumo di suolo” non può restare uno slogan vuoto.

    Cosa fare allora?

    Ancora una volta,  sono state prese decisioni importanti per la città senza il confronto e la partecipazione dei cittadini. Dopo oltre due anni di lavoro tra l’Amministrazione e la società privata titolare dell’intervento, il progetto e’ andato in consiglio comunale senza una preliminare discussione con gli abitanti della città, senza un loro coinvolgimento diretto nelle scelte di trasformazione.

    Bisognerebbe stralciare dal progetto il supermercato e il parcheggio e verificare insieme ai cittadini cosa fare, quali interventi di pubblica utilità realizzare nell’area della caserma.

    Non sarebbe stata questa l’occasione giusta per creare  uno  spazio di confronto pubblico dove approfondire idee, proposte e visioni per la Ferrara futura?

    Trattandosi di un Accordo di programma, non c’è l’obbligo di organizzare percorsi partecipativi ma, al di là degli obblighi amministrativi, una visione di quale città vogliamo, concordata con i cittadini, dovrebbe sempre guidare e precedere interventi così caratterizzanti e trasformativi.

    L’assessore Balboni, in un incontro con la Rete Giustizia Climatica,  si è dichiarato disponibile al confronto. Ha affermato che in consiglio si è votato solo un accordo (art. 11 L.241/90) preliminare al successivo Accordo di Programma e che ci sarà spazio per la partecipazione dei cittadini. Spero quindi che si apra un efficace confronto che porti a modificare grandemente il progetto.
    In questo senso, è assolutamente necessario che gli esperti, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni sociali ed economiche – tutti coloro che finora hanno manifestato un giudizio negativo o comunque critico rispetto il progetto Fe.ris – sappiano cooperare ed elaborare proposte innovative e condivise. L’incontro pubblico appena promosso dalla Rete Giustizia Climatica per il prossimo 24 settembre va in questo senso.

    Progetto FERIS: non basta dire no. Lavoriamo insieme ad una nuova idea di città

    Con la riunione del Consiglio comunale del 12 luglio si è concluso solo il primo round relativo al progetto FERIS (Ferrara Rigenerazione Innovazione Sostenibilità), quello che mette insieme la ristrutturazione della ex Caserma di Cisterna del Follo, la creazione di un nuovo parcheggio in viale Volano e di un ulteriore ipermercato in via Caldirolo. Lo svolgimento di questo round ci dice non solo che l’approvazione di tale progetto è filata in modo tutt’altro che liscio rispetto a quanto previsto dall’Amministrazione, ma che è possibile, nei passaggi successivi, fermarlo e rendere possibile soluzioni completamente diverse.

    E’ necessario lavorare per questa prospettiva, perché il progetto è radicalmente sbagliato e regressivo rispetto ad un’idea di città che guarda al futuro.

    Checché ne dica l’acronimo FERIS, nel progetto non c’è nulla che parli di rigenerazione, innovazione e sostenibilità.
    Tante sono le ragioni e le motivazioni di un giudizio totalmente negativo avanzate da più parti[vedi ad esempio la stroncatura di Italia Nostra]. Mi limito qui a ricordare quelle essenziali.

    – il nuovo Ipermercato in via Caldirolo riesce, contemporaneamente, a consumare suolo agricolo e a insistere in un’area in cui, nel raggio di poco più di 1 km, ce ne sono altri 5 per servire circa 13.000 ferraresi, con un rapporto, quasi incredibile, tra mq. di superficie di vendita e 1000 abitanti pari a 461metri quadri.

    – Il parcheggio in viale Volano, oltre a svalorizzare il paesaggio nel vallo murario, contraddice qualunque approccio adeguato al tema di una nuova mobilità non più incentrata sull’utilizzo dell’auto privata, nonchè di incentivazione al trasporto pubblico collettivo, che in tante città europee significa parcheggi scambiatori nelle zone periferiche e non a ridosso del centro cittadino.

    – la ristrutturazione dell’ex Caserma è tutta guidata da interventi, siano lo studentato, la parte di edilizia residenziale e quella destinata ad altri servizi, che, anziché guardare all’utilità pubblica, sono finalizzati alla redditività dei soggetti privati che gestiranno quelle attività.

    Per farla breve, siamo in presenza di una logica, già fatta propria in altre vicende (dall’utilizzo delle piazze del Centro a quella del Parco Bassani per il concerto futuro di Bruce Springsteen), di privatizzazione degli spazi pubblici e della città. Il tutto seguendo i più classici concetti neoliberisti, a partire dal dogma di attrattività degli investimenti privati che, di per sé, produrrebbero ricchezza economica e sociale.

    Il punto è che tale modello ormai non funziona più da tempo e solo fanatismi ideologici e/o interessi di natura privata impediscono di guardare in faccia questa conclamata realtà.

    Sempre per stare a Fe.ris, si può dire che esso ha quasi una valenza paradigmatica rispetto all’idea di sviluppo e di città dell’Amministrazione di centrodestra: edilizia e commercio (ai quali si aggiunge il turismo come “fattore produttivo”) come volani per la crescita e il rilancio economico e sociale. Un’impostazione per lo meno datata, vecchia di decenni, e incapace di prospettare una traiettoria adeguata ai problemi di oggi. Non a caso la parte dedicata ai risultati occupazionali del progetto FERIS – 350/400 posti di lavoro strutturati in più- non è assolutamente argomentata e si presenta come stima completamente arbitraria: allo stesso modo, si poteva dire che l’incremento occupazionale previsto è di 100 unità o di 1000 unità, tanto esso è privo di qualunque analisi e approfondimento.

    Dicevo in premessa che l’operazione congegnata dall’Amministrazione su FERIS non è andata come progettato. Si era pensato ad una sorta di approvazione-lampo – nel giro di una settimana il passaggio in Commissione consiliare e poi in Consiglio comunale- nel silenzio della città per poi procedere speditamente con gli altri passaggi. In realtà, il voto è stato assai risicato – 17 favorevoli e 15 contrari, con l’opposizione significativa di 3 componenti della maggioranza-, l’opposizione è riuscita, a differenza di altre vicende, a far sentire la propria voce in modo sufficientemente chiaro, si sono prodotte molte prese di posizioni di contrarietà di persone e delle organizzazioni/associazioni sociali, dalle rappresentanze dei commercianti a quelle dei sindacati, dal mondo ambientalista a importanti settori intellettuali.

    Soprattutto, si è visto il Consiglio comunale affollato da tante cittadine e cittadini che, senza essere “ convocate” in particolare da nessuna organizzazione, ma spinte dalla consapevolezza dell’importanza delle questioni in gioco, segnalano una possibilità di risveglio e protagonismo delle persone interessate al futuro della città.
    Sono queste le risorse su cui diventa possibile contare per fermare il progetto FERIS nei suoi passaggi successivi e invertire la tendenza negativa che lo anima. In particolare, se vogliamo provare ad arrivare lì, a mio parere è necessario avere chiaro almeno 3 ordini di questioni.

    La prima, tutt’altro che banale, è che l’attuale opposizione, per essere credibile, dovrebbe riconoscere che, nella sua attività di governo precedente, anche sui temi urbanistici e di visione della città, non ha avanzato una progettualità alternativa a quella cui oggi giustamente si oppone. Certo, è intervenuta in modo meno “sgarbato”, dentro un quadro di regole fissato e non pensato di volta in volta, secondo le proprie convenienze (e quelle dei privati), ma non c’è dubbio che, per usare l’esempio dello sviluppo degli ipermercati e del rapporto pubblico-privato, anche le Amministrazioni di centrosinistra hanno guardato alla loro proliferazione come punto positivo ai fini della crescita economica e sociale.
    Detto in altri termini, fa quasi ridere sentire dal sindaco Fabbri che la presenza di un nuovo soggetto privato avrebbe il merito di rompere il monopolio rappresentato dalla grande distribuzione affidata alla cooperazione amica del centrosinistra– narrazione che ricorda l’ “anticomunismo” di Berlusconi degli anni ‘90 del secolo scorso- se invece si pensa che, come è stato giustamente ricordato da Stefano Lolli, oggi operano sul territorio comunale anche Tosano, Interspar, Lidl, Aldi, Despar, Famila, Penny Market, Ecu, Eurospin, Cadoro, In’s, Conad, Carrefour, Md, Crai e Superday.

    E’ proprio questo, invece, che merita una riflessione: non un’ autocritica fine a se stessa, operazione notoriamente priva di significato, ma la riconsiderazione di un approccio per cui anche il centrosinistra si è dimostrato subalterno alle logiche privatistiche e dettate dal mercato e che, oggi, come su altre questioni, il centrodestra aggrava e porta alle sue estreme e negative conseguenze.
    Per esemplificare, tale riconsiderazione potrebbe partire appoggiando la battaglia aperta in città dal Comitato “Save the Park”, con l’obiettivo di far svolgere il futuro concerto di Bruce Springsteen in un’area diversa dal Parco Urbano Bassani: un tema rilevante, che parla anch’esso dell’idea di città.

    Da qui si arriva alla seconda questione di fondo, e cioè al fatto di intervenire nei prossimi passaggi relativi all’approvazione di FERIS, con l’idea di farlo bocciare e iniziare a costruire un altro percorso. Altri attori dovranno pronunciarsi nei mesi a venire, dovendo modificare il Piano provinciale del commercio e produrre la variante urbanistica, a partire dalla Provincia e, se non ho capito male, dalla Regione. Detto solo come inciso, non mi dispiacerebbe capire cosa pensa in proposito il presidente della Giunta regionale Bonaccini che, per usare un eufemismo, non si è certo distinto per proporre un modello di sviluppo sociale e produttivo diverso dall’idea di pura crescita quantitativa del PIL, con quel che ne consegue.

    Infine –  terzo e decisivo punto fondamentale – occorre, appunto, mettere in campo un progetto alternativo a FERIS.
    Il docente di urbanistica Farinella, nei giorni scorsi, ha ricordato come diverse città hanno organizzato gli ‘Stati generali’ per discutere gli obiettivi di fondo del futuro urbanistico della città. Dubito che quest’Amministrazione sia interessata a farlo, visto come ha proceduto in questa vicenda, tutta costruita per silenziare la città.
    Mi sento, però, di riprendere lo spirito della proposta: si potrebbe pensare di dare vita ad una sorta di ‘Stati generali dal basso’ per dare voce a tutti i soggetti – cittadini, associazioni e organizzazioni, intellettuali, esponenti politici – che si oppongono a FERIS ed elaborare, in modo partecipato, un’ipotesi alternativa ad esso, come premessa per impostare un nuovo ridisegno della città. Penso valga la pena ragionarci sopra.

    Se non l’hai ancora fatto, puoi  leggere e firmare la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già superato le 23.000 firme [la trovi Qui]

    Contro l’imbroglio del piano FERIS del Comune di Ferrara: inaccettabile, assurdo, pericoloso, contro tutti i vincoli di legge

    Ospito con particolare piacere la durissima nota della sezione ferrarese di Italia Nostra dedicata al piano Fe.ris., già da più parti contestato. Parliamo dei famigerati 3 progetti ‘ammazzaverde’ che il Comune ha commissionato a un pool di aziende private e di cui il Consiglio Comunale ha appena approvato con una risicata maggioranza la prima delibera di indirizzo. Come sempre, le contestazioni e le accuse di Italia Nostra sono precise e documentate, senza appello. Sono perciò curioso di leggere, se avrà la compiacenza e il senso civico per farlo, cosa riuscirà a controbattere il sindaco Alan Fabbri.
    Devo dire che questo intervento ha un valore tutto particolare, almeno per me, e credo per tanti ferraresi con un po’ di memoria. Se oggi, almeno urbanisticamente, “Ferrara è bella”, se abbiamo l’Addizione verde, lo straordinario patrimonio delle Mura, della grande cerchia verde del Sottomura, del Parco Urbano Bassani, lo dobbiamo soprattutto al lavoro di Italia Nostra e all’impegno e alla perseveranza dei suoi uomini migliori, come l’avvocato Paolo Ravenna, storico presidente e animatore della sezione ferrarese della associazione, l’architetto Carlo Bassi, l’Ingegner Serafino Monini.
    I ferraresi, e chiunque ami questa meravigliosa città, hanno quindi un debito storico con Italia Nostra. Leggere in questa nota che scende in campo aperto e promette battaglia contro un inaccettabile vulnus al patrimonio pubblico – di ogni singolo cittadino e di tutti i cittadini che diventano città – mi sembra un buon auspicio. Non sarà facile fermare il cemento, vincere sopra i grandi interessi degli speculatori, ma possiamo e dobbiamo provarci.
    Francesco Monini

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