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Quando: Sabato 6 giugno 2026, ore 10
Dove: Parco Pareschi, Corso Giovecca 148

    Tag: Periscopionline.it

    Il Progetto FE.RIS contrasta con le urgenze della crisi climatica: la via del confronto e della democrazia partecipata

    “Il tempo per fermare la catastrofe sta finendo” –  ha dichiarato alla Cnn Michael Mann, uno degli autori del Sesto rapporto sullo stato della scienza sui cambiamenti climatici, firmato dai 234 scienziati dell’IPCC (International Panel on Climate Change) – “Restano zero anni per evitare ulteriori pericolosi cambiamenti climatici. La finestra sul mantenimento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi si sta chiudendo rapidamente e le attuali promesse sulle emissioni fatte dai firmatari dell’accordo di Parigi non bastano al raggiungimento di tale obiettivo”.

    Il mondo si è riscaldato di 1,1 gradi Celsius in più rispetto ai livelli preindustriali “inequivocabilmente a causa delle attività antropiche” afferma il Sixth Assessment Report —IPCC  e si sta aggravando più rapidamente di quanto previsto: dal 2018, quando l’IPCC ha pubblicato un rapporto speciale sul significato di 1,5 gradi, le emissioni di gas serra sono continuate ad aumentare senza sosta e hanno spinto le temperature globali più in alto.

    Ormai sappiamo che per contrastare la crisi climatica ed ecologica dovremo  cambiare il nostro modo di vivere e di relazionarci con la natura e gli spazi in cui viviamo, dovremo modificare profondamente stili di vita, di produzione e di consumo. Dovremo individuare  strade per scelte coraggiose che portino a una radicale e rapida trasformazione della società.

    In questo contesto di piena crisi climatica non è più possibile continuare a consumare territorio, perseguendo un modello di sviluppo ormai inadeguato.

    Purtroppo, mentre a parole si prendono impegni per il risparmio di consumo di suolo, nei fatti, le scelte contraddicono tali impegni: in Italia infatti si continua a cementificare, come ben evidenzia il recente  rapporto Ispra (70,000 m2 di nuovo suolo consumato nel 2021, 2 m2 al secondo ).
    Questo avverrà  anche a  Ferrara se andrà in porto il  progetto Fe.ris che risulta infatti non solo inadeguato ma sbagliato e pericoloso per la città e il suo equilibrio sociale e ambientale.
    Lo scorso mese di luglio, il primo atto del progetto Fe.ris. è stato approvato dal Consiglio Comunale con una risicata maggioranza, con una forte opposizione della minoranza e di parte della maggioranza, e senza nessun confronto e coinvolgimento dei cittadini, forze sociali ed economiche ed associazioni.

    Non è possibile accettare  questa incoerenza del Sindaco e della Giunta. Infatti contrastare il consumo di suolo era stato un impegno preciso che l’Amministrazione Comunale si era assunto appena tre mesi prima, lo scorso 12 aprile, proprio per mitigare gli effetti del riscaldamento globale.

    Che senso ha costruire un nuovo ipermercato e un grande parcheggio nel Sottomura se dobbiamo modificare le modalità di consumo e ridurre l’uso dell’auto privata e favorire la mobilità pubblica o il car sharing?

    E che senso ha un accordo di programma pubblico-privato che nella riqualificazione dell’area della caserma non ha chiare le finalità pubbliche dell’intervento? Non basta dire che siccome l’area è degradata va bene qualsiasi intervento.

    I principali punti critici del progetto Fe.ris

    Non è un progetto innovativo e tantomeno rigenerativo la realizzazione di un nuovo ipermercato in via Caldirolo.
    Un ipermercato rappresenta la perpetuazione di un modello di sviluppo e di consumo ormai in via di superamento ovunque. E a che serve alla città, già invasa dai centri commerciali, costruirne un altro di quasi 4000 metri quadri di superficie di vendita?
    Si tratta di un’idea vecchia e superata, agli antipodi del modello della “Città dei 15 minuti“ [vedi una breve presentazione video] proposto dall’urbanista franco-colombiano Carlos Moreno per la città di Parigi e riproposto da tanti altri urbanisti e amministratori per rendere vivibili le città: “un’idea di spazio urbano in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei residenti può essere soddisfatta spostandosi a piedi o in bicicletta direttamente dalle proprie abitazioni”.
    E’ davvero paradossale che proprio al modello della “città in 15 minuti” si rifaccia il progetto Fe.ris nel Documento di presentazione, ma contraddicendolo in toto, contabilizzando anche gli spostamenti in auto! (vedi pag.25 allegato V)

    Non è un progetto rigenerativo e non è innovativo un nuovo grande parcheggio in via Volano.
    Un parcheggio sul Vallo delle Mura che nega il valore del “vuoto” necessario per valorizzare il paesaggio e le fortificazioni storiche è sbagliato paesaggisticamente perché irrispettoso del contesto, ma è sbagliato anche in riferimento ad ogni nuovo e moderno criterio di mobilità urbana. E’ un modello di mobilità vecchio, che continua ancora a essere incentrato sull’uso dell’automobile privata a detrimento del trasporto collettivo, in aperta controtendenza con quanto si sta sperimentando in tante città del nord Europa sempre più “car free”. I parcheggi scambiatori non devono stare vicino al Centro città, ma in periferia,  proprio per favorire l’uso dei mezzi pubblici.

    Manca la pubblica utilità.
    Essendo un Accordo di programma (art.11) tra pubblico e privato, il progetto deve essere indirizzato al bene pubblico. “Favorire la rigenerazione dei territori urbanizzati e il miglioramento della qualità urbana ed edilizia” e “tutelare e valorizzare il territorio nelle sue caratteristiche ambientali paesaggistiche favorevoli al benessere umano ed alla conservazione della biodiversità” sono infatti i principali criteri di utilità pubblica sottesi all’approvazione di un Accordo di programma pubblico-privato che permettono importanti varianti agli strumenti urbanistici e di pianificazione vigenti.

    Non c’è nessun bene pubblico in un parcheggio in via Volano. Quell’area dovrebbe essere invece acquistata dal Comune e rinaturalizzata per completare il progetto Mura. E ugualmente, non c’è alcuna utilità pubblica nella realizzazione di un altro grande centro commerciale in via Caldirolo.

    E per l’area della caserma? Quali finalità pubbliche vengono garantite? In passato si era parlato di campus universitario in collaborazione con Unife, di funzioni collegate ai poli museali, di un centro congressi alla Cavallerizza … adesso leggiamo di residenze, per studenti e non, a libero mercato e negozi .. tutti interventi finalizzati unicamente alla redditività economica dei soggetti privati che gestiranno quelle attività.

    Ma soprattutto, lo richiamavo all’inizio, Fe.ris non è un progetto ambientalmente sostenibile. Si continua a consumare suolo. Come si può ritenere ecosostenibile un progetto che intende realizzare l’ennesimo ipermercato di cemento su suolo agricolo e creare un parcheggio nel Vallo delle Mura?

    In via Caldirolo, ci sarà una perdita di 15.180 mq di area verde. Di fronte alle Mura, in una delle ultime storiche aree in cui la campagna si affaccia sulla città, si vuole costruire un nuovo ipermercato in un’area vincolata a verde nel piano regolatore.  L’area interessata è di 27.410 mq. Attualmente 26.130 mq di seminativo e 1280 mq di  fondiario (occupato dalla villa  che  verrà demolita); alla fine avremo  10.950 m2 di “parco” e 15.758 mq di fondiario (14.477 mq di parcheggi, 3.500 mq di ipermercato, 250 mq di negozi). E poco importa che tutto questo cemento venga “armonizzato” – leggi: camuffato – con un bel tetto verde!

    Nell’area della caserma ci sarà un aumento della capacità edificatoria di 2.000 m2. Si vuole  abbattere 8.000 m2 di vecchi manufatti  e  ricostruire per 10.000 m 2.

    In via Volano si perde l’occasione unica di acquisire i terreni e di decementificare restituendo alle Mura storiche quell’area. Si vuole costruire un parcheggio di 8.545 mq  in un’area nel Vallo delle Mura, area (ex deposito Silla) di 12.950 mq vincolata a verde nell’attuale piano regolatore.

    Abbiamo visto Ferrara allagata, sappiamo che eventi estremi si manifesteranno sempre più frequentemente con l’alternarsi di periodi di siccità e di violente precipitazioni, sappiamo che ogni intervento di mitigazione del rischio va realizzato al più presto, altrimenti continueremo a fare la conta dei danni, a spendere risorse per riparare i danni e non per prevenire i disastri.

    Sappiamo che per ridurre i rischi di allagamento gli interventi di deimpermeabilizzazione dei suoli nelle aree urbane sono una priorità tra gli  interventi da mettere in campo per permettere l’assorbimento delle acque piovane,  E lo sa anche il nostro Comune che ha presentato, meritoriamente, progetti per la depavimentazione di piazze e aree urbane. Perché con questo progetto si va in direzione contraria e si pavimenta e impermeabilizza terreno? “Stop consumo di suolo” non può restare uno slogan vuoto.

    Cosa fare allora?

    Ancora una volta,  sono state prese decisioni importanti per la città senza il confronto e la partecipazione dei cittadini. Dopo oltre due anni di lavoro tra l’Amministrazione e la società privata titolare dell’intervento, il progetto e’ andato in consiglio comunale senza una preliminare discussione con gli abitanti della città, senza un loro coinvolgimento diretto nelle scelte di trasformazione.

    Bisognerebbe stralciare dal progetto il supermercato e il parcheggio e verificare insieme ai cittadini cosa fare, quali interventi di pubblica utilità realizzare nell’area della caserma.

    Non sarebbe stata questa l’occasione giusta per creare  uno  spazio di confronto pubblico dove approfondire idee, proposte e visioni per la Ferrara futura?

    Trattandosi di un Accordo di programma, non c’è l’obbligo di organizzare percorsi partecipativi ma, al di là degli obblighi amministrativi, una visione di quale città vogliamo, concordata con i cittadini, dovrebbe sempre guidare e precedere interventi così caratterizzanti e trasformativi.

    L’assessore Balboni, in un incontro con la Rete Giustizia Climatica,  si è dichiarato disponibile al confronto. Ha affermato che in consiglio si è votato solo un accordo (art. 11 L.241/90) preliminare al successivo Accordo di Programma e che ci sarà spazio per la partecipazione dei cittadini. Spero quindi che si apra un efficace confronto che porti a modificare grandemente il progetto.
    In questo senso, è assolutamente necessario che gli esperti, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni sociali ed economiche – tutti coloro che finora hanno manifestato un giudizio negativo o comunque critico rispetto il progetto Fe.ris – sappiano cooperare ed elaborare proposte innovative e condivise. L’incontro pubblico appena promosso dalla Rete Giustizia Climatica per il prossimo 24 settembre va in questo senso.

    Progetto FERIS: non basta dire no. Lavoriamo insieme ad una nuova idea di città

    Con la riunione del Consiglio comunale del 12 luglio si è concluso solo il primo round relativo al progetto FERIS (Ferrara Rigenerazione Innovazione Sostenibilità), quello che mette insieme la ristrutturazione della ex Caserma di Cisterna del Follo, la creazione di un nuovo parcheggio in viale Volano e di un ulteriore ipermercato in via Caldirolo. Lo svolgimento di questo round ci dice non solo che l’approvazione di tale progetto è filata in modo tutt’altro che liscio rispetto a quanto previsto dall’Amministrazione, ma che è possibile, nei passaggi successivi, fermarlo e rendere possibile soluzioni completamente diverse.

    E’ necessario lavorare per questa prospettiva, perché il progetto è radicalmente sbagliato e regressivo rispetto ad un’idea di città che guarda al futuro.

    Checché ne dica l’acronimo FERIS, nel progetto non c’è nulla che parli di rigenerazione, innovazione e sostenibilità.
    Tante sono le ragioni e le motivazioni di un giudizio totalmente negativo avanzate da più parti[vedi ad esempio la stroncatura di Italia Nostra]. Mi limito qui a ricordare quelle essenziali.

    – il nuovo Ipermercato in via Caldirolo riesce, contemporaneamente, a consumare suolo agricolo e a insistere in un’area in cui, nel raggio di poco più di 1 km, ce ne sono altri 5 per servire circa 13.000 ferraresi, con un rapporto, quasi incredibile, tra mq. di superficie di vendita e 1000 abitanti pari a 461metri quadri.

    – Il parcheggio in viale Volano, oltre a svalorizzare il paesaggio nel vallo murario, contraddice qualunque approccio adeguato al tema di una nuova mobilità non più incentrata sull’utilizzo dell’auto privata, nonchè di incentivazione al trasporto pubblico collettivo, che in tante città europee significa parcheggi scambiatori nelle zone periferiche e non a ridosso del centro cittadino.

    – la ristrutturazione dell’ex Caserma è tutta guidata da interventi, siano lo studentato, la parte di edilizia residenziale e quella destinata ad altri servizi, che, anziché guardare all’utilità pubblica, sono finalizzati alla redditività dei soggetti privati che gestiranno quelle attività.

    Per farla breve, siamo in presenza di una logica, già fatta propria in altre vicende (dall’utilizzo delle piazze del Centro a quella del Parco Bassani per il concerto futuro di Bruce Springsteen), di privatizzazione degli spazi pubblici e della città. Il tutto seguendo i più classici concetti neoliberisti, a partire dal dogma di attrattività degli investimenti privati che, di per sé, produrrebbero ricchezza economica e sociale.

    Il punto è che tale modello ormai non funziona più da tempo e solo fanatismi ideologici e/o interessi di natura privata impediscono di guardare in faccia questa conclamata realtà.

    Sempre per stare a Fe.ris, si può dire che esso ha quasi una valenza paradigmatica rispetto all’idea di sviluppo e di città dell’Amministrazione di centrodestra: edilizia e commercio (ai quali si aggiunge il turismo come “fattore produttivo”) come volani per la crescita e il rilancio economico e sociale. Un’impostazione per lo meno datata, vecchia di decenni, e incapace di prospettare una traiettoria adeguata ai problemi di oggi. Non a caso la parte dedicata ai risultati occupazionali del progetto FERIS – 350/400 posti di lavoro strutturati in più- non è assolutamente argomentata e si presenta come stima completamente arbitraria: allo stesso modo, si poteva dire che l’incremento occupazionale previsto è di 100 unità o di 1000 unità, tanto esso è privo di qualunque analisi e approfondimento.

    Dicevo in premessa che l’operazione congegnata dall’Amministrazione su FERIS non è andata come progettato. Si era pensato ad una sorta di approvazione-lampo – nel giro di una settimana il passaggio in Commissione consiliare e poi in Consiglio comunale- nel silenzio della città per poi procedere speditamente con gli altri passaggi. In realtà, il voto è stato assai risicato – 17 favorevoli e 15 contrari, con l’opposizione significativa di 3 componenti della maggioranza-, l’opposizione è riuscita, a differenza di altre vicende, a far sentire la propria voce in modo sufficientemente chiaro, si sono prodotte molte prese di posizioni di contrarietà di persone e delle organizzazioni/associazioni sociali, dalle rappresentanze dei commercianti a quelle dei sindacati, dal mondo ambientalista a importanti settori intellettuali.

    Soprattutto, si è visto il Consiglio comunale affollato da tante cittadine e cittadini che, senza essere “ convocate” in particolare da nessuna organizzazione, ma spinte dalla consapevolezza dell’importanza delle questioni in gioco, segnalano una possibilità di risveglio e protagonismo delle persone interessate al futuro della città.
    Sono queste le risorse su cui diventa possibile contare per fermare il progetto FERIS nei suoi passaggi successivi e invertire la tendenza negativa che lo anima. In particolare, se vogliamo provare ad arrivare lì, a mio parere è necessario avere chiaro almeno 3 ordini di questioni.

    La prima, tutt’altro che banale, è che l’attuale opposizione, per essere credibile, dovrebbe riconoscere che, nella sua attività di governo precedente, anche sui temi urbanistici e di visione della città, non ha avanzato una progettualità alternativa a quella cui oggi giustamente si oppone. Certo, è intervenuta in modo meno “sgarbato”, dentro un quadro di regole fissato e non pensato di volta in volta, secondo le proprie convenienze (e quelle dei privati), ma non c’è dubbio che, per usare l’esempio dello sviluppo degli ipermercati e del rapporto pubblico-privato, anche le Amministrazioni di centrosinistra hanno guardato alla loro proliferazione come punto positivo ai fini della crescita economica e sociale.
    Detto in altri termini, fa quasi ridere sentire dal sindaco Fabbri che la presenza di un nuovo soggetto privato avrebbe il merito di rompere il monopolio rappresentato dalla grande distribuzione affidata alla cooperazione amica del centrosinistra– narrazione che ricorda l’ “anticomunismo” di Berlusconi degli anni ‘90 del secolo scorso- se invece si pensa che, come è stato giustamente ricordato da Stefano Lolli, oggi operano sul territorio comunale anche Tosano, Interspar, Lidl, Aldi, Despar, Famila, Penny Market, Ecu, Eurospin, Cadoro, In’s, Conad, Carrefour, Md, Crai e Superday.

    E’ proprio questo, invece, che merita una riflessione: non un’ autocritica fine a se stessa, operazione notoriamente priva di significato, ma la riconsiderazione di un approccio per cui anche il centrosinistra si è dimostrato subalterno alle logiche privatistiche e dettate dal mercato e che, oggi, come su altre questioni, il centrodestra aggrava e porta alle sue estreme e negative conseguenze.
    Per esemplificare, tale riconsiderazione potrebbe partire appoggiando la battaglia aperta in città dal Comitato “Save the Park”, con l’obiettivo di far svolgere il futuro concerto di Bruce Springsteen in un’area diversa dal Parco Urbano Bassani: un tema rilevante, che parla anch’esso dell’idea di città.

    Da qui si arriva alla seconda questione di fondo, e cioè al fatto di intervenire nei prossimi passaggi relativi all’approvazione di FERIS, con l’idea di farlo bocciare e iniziare a costruire un altro percorso. Altri attori dovranno pronunciarsi nei mesi a venire, dovendo modificare il Piano provinciale del commercio e produrre la variante urbanistica, a partire dalla Provincia e, se non ho capito male, dalla Regione. Detto solo come inciso, non mi dispiacerebbe capire cosa pensa in proposito il presidente della Giunta regionale Bonaccini che, per usare un eufemismo, non si è certo distinto per proporre un modello di sviluppo sociale e produttivo diverso dall’idea di pura crescita quantitativa del PIL, con quel che ne consegue.

    Infine –  terzo e decisivo punto fondamentale – occorre, appunto, mettere in campo un progetto alternativo a FERIS.
    Il docente di urbanistica Farinella, nei giorni scorsi, ha ricordato come diverse città hanno organizzato gli ‘Stati generali’ per discutere gli obiettivi di fondo del futuro urbanistico della città. Dubito che quest’Amministrazione sia interessata a farlo, visto come ha proceduto in questa vicenda, tutta costruita per silenziare la città.
    Mi sento, però, di riprendere lo spirito della proposta: si potrebbe pensare di dare vita ad una sorta di ‘Stati generali dal basso’ per dare voce a tutti i soggetti – cittadini, associazioni e organizzazioni, intellettuali, esponenti politici – che si oppongono a FERIS ed elaborare, in modo partecipato, un’ipotesi alternativa ad esso, come premessa per impostare un nuovo ridisegno della città. Penso valga la pena ragionarci sopra.

    Se non l’hai ancora fatto, puoi  leggere e firmare la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già superato le 23.000 firme [la trovi Qui]

    Contro l’imbroglio del piano FERIS del Comune di Ferrara: inaccettabile, assurdo, pericoloso, contro tutti i vincoli di legge

    Ospito con particolare piacere la durissima nota della sezione ferrarese di Italia Nostra dedicata al piano Fe.ris., già da più parti contestato. Parliamo dei famigerati 3 progetti ‘ammazzaverde’ che il Comune ha commissionato a un pool di aziende private e di cui il Consiglio Comunale ha appena approvato con una risicata maggioranza la prima delibera di indirizzo. Come sempre, le contestazioni e le accuse di Italia Nostra sono precise e documentate, senza appello. Sono perciò curioso di leggere, se avrà la compiacenza e il senso civico per farlo, cosa riuscirà a controbattere il sindaco Alan Fabbri.
    Devo dire che questo intervento ha un valore tutto particolare, almeno per me, e credo per tanti ferraresi con un po’ di memoria. Se oggi, almeno urbanisticamente, “Ferrara è bella”, se abbiamo l’Addizione verde, lo straordinario patrimonio delle Mura, della grande cerchia verde del Sottomura, del Parco Urbano Bassani, lo dobbiamo soprattutto al lavoro di Italia Nostra e all’impegno e alla perseveranza dei suoi uomini migliori, come l’avvocato Paolo Ravenna, storico presidente e animatore della sezione ferrarese della associazione, l’architetto Carlo Bassi, l’Ingegner Serafino Monini.
    I ferraresi, e chiunque ami questa meravigliosa città, hanno quindi un debito storico con Italia Nostra. Leggere in questa nota che scende in campo aperto e promette battaglia contro un inaccettabile vulnus al patrimonio pubblico – di ogni singolo cittadino e di tutti i cittadini che diventano città – mi sembra un buon auspicio. Non sarà facile fermare il cemento, vincere sopra i grandi interessi degli speculatori, ma possiamo e dobbiamo provarci.
    Francesco Monini

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