Forum Ferrara Partecipata: “Ferrara Città 30 si deve fare”
Dopo la sentenza del Tar su Bologna, l’associazione difende il modello e replica al vicesindaco: “Non ideologia, ma dati e sicurezza stradale”
Il TAR dell’Emilia Romagna, richiamando vizi formali negli atti della delibera comunale, blocca Bologna Città 30 e il vicesindaco di Ferrara esulta affermando ”sono stati ascoltati i cittadini invece che le ideologie”. Ma di quali cittadini parla? Di quale ideologia parla?
La sentenza del TAR ha accolto il ricorso non dei cittadini ma di due tassisti bolognesi che lamentavano minori guadagni: in questo caso sono state accolte le istanze di interessi economici privati a scapito della sicurezza di tutti.
Bologna ha introdotto la Città 30 nel luglio 2023 e già nel primo anno di attività, nel 2024, si è registrata una diminuzione del 13% degli incidenti stradali e dell’11% dei feriti, mentre gli incidenti gravi sono diminuiti del 31%, il numero totale delle vittime è stato di dieci, con una riduzione del 49% rispetto agli anni precedenti, e non è morto nessun pedone. Il traffico è calato del 5% e l’inquinamento si è abbassato del 29,3%.
Parallelamente sono aumentati gli spostamenti in bicicletta, l’uso del bike sharing, gli abbonamenti al trasporto pubblico e il car sharing. Questa è realtà, non ideologia.
Bologna ha dimostrato che un cambiamento è possibile e non tornerà a vecchi schemi di mobilità ormai abbandonati da tutte le principali città europee. Il Sindaco ha già dichiarato infatti che adeguerà gli atti amministrativi necessari a rispondere ai rilievi del TAR e che non rinuncerà alla sicurezza ed ai benefici portati dai limiti dei 30 km orari.
Meno velocità significa ridurre sia la probabilità, sia la gravità degli incidenti stradali. Il limite di 30 km/h salva vite: a tale velocità il rischio di mortalità per un pedone investito da un’auto è di cinque volte inferiore che a 50 km/h. Questo dato è sancito dal Gruppo di esperti sulla mobilità urbana della Commissione europea che raccomanda che in tutte le aree urbane dell’Unione Europea sia implementato tale limite di velocità. Anche il Piano globale per la sicurezza stradale adottato dall’OMS raccomanda che “nelle aree urbane, dove esiste un tipico e prevedibile mix di utenti della strada (automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni) sia stabilito un limite massimo di velocità di 30 km/h”.
Secondo una ricerca del Politecnico di Atene del 2024 (G. Yannis, E. Michelaraki), basato sull’analisi di 47 studi condotti su 40 città europee, le zone 30 hanno dimostrato una drastica riduzione degli incidenti stradali: fino al 37% di diminuzione della mortalità e un calo del 38% dei feriti. Questi sono dati scientifici, non ideologia.
Rallentare il traffico nelle aree urbane oltre a diminuire il numero di incidenti, morti e feriti e migliorare la sicurezza per pedoni, ciclisti, bambini, anziani, riduce l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento acustico, migliora il benessere dei cittadini perché facilita la mobilità attiva.
Il modello “Città 30” è adottato in tantissime città europee, dalla Germania, alla Spagna, alla Francia, alla Svizzera, all’Olanda e si diffonderà sempre più anche in Italia. E’ un modello che mette al centro la salute delle persone e punta ad azzerare le morti in strada, ma è un modello che implica anche un profondo cambiamento culturale, di paradigma: dalla novecentesca “città delle auto” alla “città delle persone”. Ridurre la velocità è il primo passo di una trasformazione che integra sicurezza stradale, mobilità sostenibile, urbanistica, clima, inclusione sociale e salute pubblica. Dunque Città 30 come misura che non limita la libertà, ma anzi toglie i limiti esistenti a una piena libertà, per tutti, di vivere, respirare e spostarsi in modo sicuro.
La sindaca di Parigi Hidalgo istituendo la Città 30 ha affermato: “La nostra ambizione è trasformare Parigi in una città più verde, sana, solidale. Per farlo, riduciamo lo spazio per le auto per restituirlo ai pedoni, alle biciclette, ai bambini, alla vita di quartiere. E’ una rivoluzione urbana che mette al centro la qualità della vita quotidiana di tutti i cittadini”.
Anche per Ferrara vogliamo quartieri vivibili, con più verde, meno inquinamento e più legami sociali. Con più sicurezza, più salute, meno automobili e più trasporto pubblico. “Ferrara Città 30 non si farà mai” ha detto ieri il Vicesindaco della città. Noi diciamo invece “Ferrara Città 30 si deve fare il prima possibile”.
